Categoria: inediti

La polacca

di Mirfet Piccolo

Le piaceva farlo così, senza guardarlo: con la gamba sottile abbracciava la coscia di lui e con il pube ancora caldo e umido si premeva e stringeva un poco; la clitoride era un bacio lieve sul fianco dell’uomo con il quale era in amore.… Leggi il resto »

Internauti – day one

di Francesco Forlani & Andrea Inglese

[Ieri cominciava il nostro primo giorno di quarantena in Francia, in quanto sospetti di aver passato la frontiera dall’Italia con il Covid-19 in corpo. Naturalmente è una quarantena dal lavoro, essendo noi insegnanti, ma purtroppo non di 40 ma di soli 14 giorni. In ogni caso, ognuno da casa propria, vi manderemo stralci del nostro giornale di bordo di espatriati al confino. FF e AI]

Il dottor Willi

di Michele Neri

Sono il padre dell’uomo con il mare dentro e, sebbene abbia fatto di tutto per evitarlo, sto per morire. Non sono spaventato, la stanchezza, la disillusione quotidiana l’ha reso accettabile: è per lui, nato dalla mia carne e che di questa ha preso solo il manto sottile necessario a rivestirlo e impedire che l’acqua fuoriesca, uno strato che non posso chiamare pelle, tanto è trasparente come la superficie del mare a riva.… Leggi il resto »

Quello che c’è sotto

di Andrea Dei Castaldi

È strano dirlo, per me che sono nato a pochi chilometri da qui, ma non ho mai passato una notte a Venezia. Lo dico mentre ci stringiamo i cappotti e ci allacciamo le sciarpe attorno al collo, guardando il fiato salire come fumo contro il cielo nero sopra le nostre teste.… Leggi il resto »

Paesino

di Maddalena Fingerle

Anche se ci sono cresciuto, questo non è il mio mondo. Mia madre è uguale a mia sorella che è uguale a mia cugina che è uguale a mia zia che è uguale all’altra mia zia che è uguale all’altra mia cugina che è uguale alla cugina di mia cugina che è uguale a mia madre e quindi a mia sorella, a mia cugina, a mia zia e all’altra mia zia e all’altra mia cugina.

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Deepfake


di Marco Canneva

Una voce distante mi telefonò quella mattina in clinica per chiedermi di restarci fino al primo pomeriggio. Richiesta superflua, poiché io ci lavoravo in quel posto e ci stavo volentieri anche dodici ore al giorno. Continuò elencando stancamente le mie doti di medico che mi facevano, a detta sua, uno fra i migliori chirurghi del paese.

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El siglo de oro

di Gabriele Galloni

Osservo mio padre che guarda un film al computer. Un musical. Ogni tanto alza gli occhi verso di me; sorride a disagio. Domani io e lui partiremo per le vacanze pasquali. Un viaggio che avrei volentieri evitato; ma la morte di una madre comporta anche degli oneri.… Leggi il resto »

Tempimorti #2

di Filippo Polenchi (testo) e Andrea Biancalani (foto)

(#In ufficio) Sono nel dominio vacuo e inospitale del post-insonnia. Un luogo nient’affatto gradevole. Penso a Kafka, Beckett: se la fine è la fine di tutto, allora lo è anche della fine stessa: quindi la fine uccide se stessa e si condanna a non finire.… Leggi il resto »

Sergio Rotino: si inizia a bruciare la memoria

 

Anselm Kiefer 

I

che dire

la casa brucia deve bruciare perché piena di libri simile a un uovo piena fino a scoppiare la donna a seguire brucia dentro
la casa dentro la stanza con i suoi libri a riempire la stanza a riempire le stanze a fare che fare a fare
loro proprietà la stanza a intasarla intera di polvere di fibre del legno di stoffa di stracci diventati scartafacci rilegati di parole
carta incisa di nero pensiero per cui su di lui… Leggi il resto »

Al merceto di Cermenate

di Pino Tripodi

 il mercato è un merceto. a cermenate il merceto è un mercato scarsamente  italico. ci sono meno italioti che a marrakesh sia tra i mercenti ma anche tra i marcanti compratori di frutti e verdure spilli e mutande calze e giacconi a riparare il freddo da questo caldo incombente e novembrino.… Leggi il resto »

circolare circolare

di Antonio Iannone

gocitati dalla folla. chi avrà faticato abbastanza (perché c’è lavoro e lavoro) sopravvivrà nella tradizione: i pigri e i deboli diverranno la portata principale del banchetto di Chronos. ancora le ruote batteranno chilometri d’asfalto, deborderà il corpo oltre la cabina: un paio di brande, pochi metri quadri di frigo incastonato in una crepa all’ombra del cambio, il profilo di un passeggero, di fianco, a chiacchierare – bisognerebbe essere in due, sostare per scambiarsi di posto e mescolarsi nell’illusione del gioco, pur quando si dorme: mai il vento o la pioggia o il cielo sono stati così vicini.

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Nei giorni ultimi negli ultimi tempi. Matteo Meschiari: Finisterre

 

Per la Nino Aragno Editore, nella collana I domani (curata da Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno), è uscito recentemente Finisterre, poema epico di Matteo Meschiari «composto oralmente e poi trascritto».

Annota Laura Pugno nell’introduzione al volume: «Ragionare, finché dura, sull’Antropocene è il compito che Meschiari si è prefisso in opera, e che pratica anche qui, un “pensare attraverso la terra”, con l’augurio “che il terreno sia complessità della mente”, e che davvero si possa “dire il non detto di ghiaccio”, dove il ghiaccio è rovescio del fuoco del clima, ustione mortale.» 

In Finisterre il poema diventa il lampeggio di terraferma già fratello alla valanga, la conca dove le parole inverdiscono al di fuori dell’uomo.… Leggi il resto »