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	Commenti per NAZIONE INDIANA	</title>
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		Commenti su West &#8211; Eastwood: Rocco Sedona di Rocco Sedona		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/08/22/cinematico-rocco-sedona/#comment-405589</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rocco Sedona]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 08:19:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2026/08/22/cinematico-rocco-sedona/#comment-404102&quot;&gt;Gunjan Joshi&lt;/a&gt;.

Thank you very much, Gunjan! Watch the movie!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2026/08/22/cinematico-rocco-sedona/#comment-404102">Gunjan Joshi</a>.</p>
<p>Thank you very much, Gunjan! Watch the movie!</p>
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		Commenti su Oh Weah! di Tummy		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/10/11/oh-weah/#comment-405545</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tummy]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 14:05:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un pezzo strepitoso. Grazie. 
ps Oh Weah! : Ha (un ettaro!) e Who (chi?), come a dire, tanti ettari persi di europa dis-unita (tanti anni davvero) e di geopolitica divorata dal tempo, ecco che vediamo Chi (lo statuto economico in forma di drago divora futuro) è artefice di cosa (gesto atletico come digressione in un delta-time temporale che ci dice come si muove quella star del calcio, come si muove la Storia, cosa è terremoto Politico cosa è Società gentrificata mutevole.) Come la chiamiamo e definiamo, alla fine è Storia contemporanea di due epoche convergenti pure questa raccontata in forma di show: tanta roba come riflessione, e per questo molto suggestiva e al contempo preziosa. Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pezzo strepitoso. Grazie.<br />
ps Oh Weah! : Ha (un ettaro!) e Who (chi?), come a dire, tanti ettari persi di europa dis-unita (tanti anni davvero) e di geopolitica divorata dal tempo, ecco che vediamo Chi (lo statuto economico in forma di drago divora futuro) è artefice di cosa (gesto atletico come digressione in un delta-time temporale che ci dice come si muove quella star del calcio, come si muove la Storia, cosa è terremoto Politico cosa è Società gentrificata mutevole.) Come la chiamiamo e definiamo, alla fine è Storia contemporanea di due epoche convergenti pure questa raccontata in forma di show: tanta roba come riflessione, e per questo molto suggestiva e al contempo preziosa. Grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Commenti su Oh Weah! di Tamara Tiberi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/10/11/oh-weah/#comment-405466</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tamara Tiberi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 20:00:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Considero geniale l&#039;idea di raccontare trent&#039;anni di storia attraverso gli 85 metri di Weah, trasformando un gesto sportivo in una metafora della globalizzazione e delle speranze di un&#039;Europa senza confini. Mi ha colpita particolarmente il parallelo tra l&#039;ottimismo di allora e le contraddizioni di oggi, che ci fanno riflettere su quanto di quel sogno europeo si sia davvero realizzato. Ma la cosa che mi piace di più è la capacità di partire da un semplice episodio di calcio e arrivare a una riflessione così profonda, mettendo insieme storia, politica e società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Considero geniale l&#8217;idea di raccontare trent&#8217;anni di storia attraverso gli 85 metri di Weah, trasformando un gesto sportivo in una metafora della globalizzazione e delle speranze di un&#8217;Europa senza confini. Mi ha colpita particolarmente il parallelo tra l&#8217;ottimismo di allora e le contraddizioni di oggi, che ci fanno riflettere su quanto di quel sogno europeo si sia davvero realizzato. Ma la cosa che mi piace di più è la capacità di partire da un semplice episodio di calcio e arrivare a una riflessione così profonda, mettendo insieme storia, politica e società.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Commenti su La rimozione delle campagne (La gaia cecità #4) di Sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/10/10/la-rimozione-delle-campagne-la-gaia-cecita-4/#comment-405412</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 19:25:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Apprezzo molto questa tua continua, strisciante, battaglia per un&#039;agricoltura più sana, caro Giacomo, e in particolare questa serie della gaia cecità. Grazie!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprezzo molto questa tua continua, strisciante, battaglia per un&#8217;agricoltura più sana, caro Giacomo, e in particolare questa serie della gaia cecità. Grazie!</p>
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		<title>
		Commenti su Quella favola della pittura di rmorresi		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/10/08/quella-favola-della-pittura/#comment-405306</link>

		<dc:creator><![CDATA[rmorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 20:18:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero, una miscela favolosa, tra gli affreschi di Tepantitla e Miró (e le nughette naturalmente!)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero, una miscela favolosa, tra gli affreschi di Tepantitla e Miró (e le nughette naturalmente!)</p>
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		<title>
		Commenti su Il piede nella porta &#8211; parte 2 di Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/09/30/sanita-pubblica-psichiatria-crisi-parte-2/#comment-405299</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 18:14:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Leonardo, 
grazie per la sua risposta. Ho peraltro apprezzato molto il suo testo e la sua testimonianza: perché è un argomento su cui ritengo ci sia davvero molto di  cui discutere e, soprattutto, su cui dialogare. Ho cercato di farlo anch&#039;io sia qui in NI che altrove (per quanto attraversando &quot;queste zone&quot; con altri linguaggio) e penso che gli incroci, le prospettive, &quot;lo sguardo da cui si parla&quot; siano sempre fonte di una possibilità di apertura. Per la domanda che pone nel finale: sì, assolutamente ritengo che le condizioni in cui si lavora - strutturali, ambientali, numerici in termine di maggior personale che è stato tagliato e tranciato, luoghi fisici - potrebbero certo fare la differenza. Farla non solo nell&#039;agire sulle difficoltà che racconta e il senso di scoraggiamento e frustrazione degli operatori, ma anche su una maggiore &quot;varietà&quot; e diversificazione degli approcci di cura, personalizzabili per le persone che transitano in quei luoghi in cerca di aiuto. Poi certo, sulla questione cronicizzazione ci sarebbe moltissimo su cui riflettere. Sicuramente dei cambiamenti potrebbero darsi: tagli alla sanità e tagli del personale si riversano anche sui tagli/ferite del paziente, inevitabilmente. Meno personale c&#039;è, meno risorse ci sono, meno possibilità ci sono per garantire il tempo necessario all&#039;ascolto dell&#039;altro (va da sé che se ad uno psichiatra sono affidati cento pazienti piuttosto che cinquanta, il tempo che può dedicare a ciascuno sì riduce di moltissimo  - è un esempio fra tanti). Come pure  agiscono, anche psichicamente le condizioni delle strutture: variano chiaramente da regione a regione e città e città, ma troppo spesso sia i CSM che gli SPDC sono fatiscenti, le mura scrostate, stabili decadenti che ricordano quelli di lontana memoria, reparti in cui unico spazio di condivisione è una stanza con giornali del passato. E questo ha un impatto da non sottovalutare, nei termini dell&#039;oggettificazione e rispetto dignitoso del paziente ma anche, sicuramente, nella percezione e nello stato d&#039;animo di chi ci lavora. Poi, certo, credo sino stati fatti troppi passi indietro, a prescindere dalle risorse. In termini di apertura culturale, di approccio. E anche su questo, credo ci sia molto da dire, molto da scoperchiare, da scardinare. Grazie per questo scambio, e spero di leggerla nuovamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Leonardo,<br />
grazie per la sua risposta. Ho peraltro apprezzato molto il suo testo e la sua testimonianza: perché è un argomento su cui ritengo ci sia davvero molto di  cui discutere e, soprattutto, su cui dialogare. Ho cercato di farlo anch&#8217;io sia qui in NI che altrove (per quanto attraversando &#8220;queste zone&#8221; con altri linguaggio) e penso che gli incroci, le prospettive, &#8220;lo sguardo da cui si parla&#8221; siano sempre fonte di una possibilità di apertura. Per la domanda che pone nel finale: sì, assolutamente ritengo che le condizioni in cui si lavora &#8211; strutturali, ambientali, numerici in termine di maggior personale che è stato tagliato e tranciato, luoghi fisici &#8211; potrebbero certo fare la differenza. Farla non solo nell&#8217;agire sulle difficoltà che racconta e il senso di scoraggiamento e frustrazione degli operatori, ma anche su una maggiore &#8220;varietà&#8221; e diversificazione degli approcci di cura, personalizzabili per le persone che transitano in quei luoghi in cerca di aiuto. Poi certo, sulla questione cronicizzazione ci sarebbe moltissimo su cui riflettere. Sicuramente dei cambiamenti potrebbero darsi: tagli alla sanità e tagli del personale si riversano anche sui tagli/ferite del paziente, inevitabilmente. Meno personale c&#8217;è, meno risorse ci sono, meno possibilità ci sono per garantire il tempo necessario all&#8217;ascolto dell&#8217;altro (va da sé che se ad uno psichiatra sono affidati cento pazienti piuttosto che cinquanta, il tempo che può dedicare a ciascuno sì riduce di moltissimo  &#8211; è un esempio fra tanti). Come pure  agiscono, anche psichicamente le condizioni delle strutture: variano chiaramente da regione a regione e città e città, ma troppo spesso sia i CSM che gli SPDC sono fatiscenti, le mura scrostate, stabili decadenti che ricordano quelli di lontana memoria, reparti in cui unico spazio di condivisione è una stanza con giornali del passato. E questo ha un impatto da non sottovalutare, nei termini dell&#8217;oggettificazione e rispetto dignitoso del paziente ma anche, sicuramente, nella percezione e nello stato d&#8217;animo di chi ci lavora. Poi, certo, credo sino stati fatti troppi passi indietro, a prescindere dalle risorse. In termini di apertura culturale, di approccio. E anche su questo, credo ci sia molto da dire, molto da scoperchiare, da scardinare. Grazie per questo scambio, e spero di leggerla nuovamente.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Commenti su Quella favola della pittura di Leonardo Canella		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/10/08/quella-favola-della-pittura/#comment-405285</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leonardo Canella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 13:26:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Mariasole, sì, credo tu abbia ragione, nucleo-cellula-occhiolingua. Ossessivo/a per me. All&#039;imprimitura ho aggiunto un po&#039; di pomice. Grazie del tuo commento. Un caro saluto, Leo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Mariasole, sì, credo tu abbia ragione, nucleo-cellula-occhiolingua. Ossessivo/a per me. All&#8217;imprimitura ho aggiunto un po&#8217; di pomice. Grazie del tuo commento. Un caro saluto, Leo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Discordi montagne (La gaia cecità #3) di sparz		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/09/26/discordi-montagne-la-gaia-cecita-3/#comment-405238</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 14:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[proprio interessante questa serie della gaia cecità, caro Giacomo, riesci a descrivere tuoi pezzi di vita e di pensamenti in modo divertente e ben comprensibile, grazie davvero, leggere le tue cose distende l&#039;animo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>proprio interessante questa serie della gaia cecità, caro Giacomo, riesci a descrivere tuoi pezzi di vita e di pensamenti in modo divertente e ben comprensibile, grazie davvero, leggere le tue cose distende l&#8217;animo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Quella favola della pittura di Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/10/08/quella-favola-della-pittura/#comment-405225</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 09:00:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Frammenti molto belli, (ri)scoperte. Grazie. 
L&#039;opera è quella dell&#039;immagine di copertina, suppongo. Può dirmi l&#039;autore qualcosa in più del quadro? Vedo un nucleo, una cellula. O forse l&#039;occhiolingua. Ingrandendo non riesco però a capire con che materiali è stata fatta: sembra grana di pastelli ad olio (il giallo), ma non solo, o forse nemmeno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Frammenti molto belli, (ri)scoperte. Grazie.<br />
L&#8217;opera è quella dell&#8217;immagine di copertina, suppongo. Può dirmi l&#8217;autore qualcosa in più del quadro? Vedo un nucleo, una cellula. O forse l&#8217;occhiolingua. Ingrandendo non riesco però a capire con che materiali è stata fatta: sembra grana di pastelli ad olio (il giallo), ma non solo, o forse nemmeno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Il piede nella porta &#8211; parte 2 di LEONARDO		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/09/30/sanita-pubblica-psichiatria-crisi-parte-2/#comment-405152</link>

		<dc:creator><![CDATA[LEONARDO]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 14:38:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2026/09/30/sanita-pubblica-psichiatria-crisi-parte-2/#comment-404942&quot;&gt;Mariasole Ariot&lt;/a&gt;.

Gentile Signora Ariot,
La ringrazio molto per questo suo commento, che segnala il suo interesse ed apre uno squarcio su moltissimi argomenti. Non credo di esagerare se affermo che non basterebbe una vita (professionale) per poter riflettere degnamente sulle questioni che lei, direttamente o indirettamente, solleva. Questioni che vanno dall&#039;etica del lavoro, alla formazione e alla selezione del personale, alla natura della &quot;malattia mentale&quot;, e agli stessi fondamenti epistemologici del nostro operare.
Ha ragione, il mio contributo è del tutto personale e fortemente improntato dalla mia esperienza con un determinato gruppo di lavoro. 
Quello che intendevo trasmettere era il senso di straniamento che nasce dal contrasto tra un autentico interesse (per non dire passione) verso questo mestiere, che non stento a riascontrare nella grande maggioranza dei miei colleghi, e il senso di stanchezza e di rinuncia con cui io stesso talvolta mi trovo a dover fare i conti. Naturalmente sta alla responsabilità di ciascun professionista far sì che questi stati d&#039;animo non ricadano nel lavoro quotidiano. 
Mi viene tuttavia spesso da chiedermi cosa succederebbe se chi opera in questo settore (che è comunque solo una parte del SSN) fosse messo nelle condizioni di poter lavorare con i minimi strumenti indispensabili: strutture e personale adeguati, formazione aggiornata, supervisioni regolari, attenzione al benessere organizzativo e burocrazia tollerabile. Non sto naturalmente suggerendo che il problema stia tutto qui. Sarebbe ingenuo pensarlo. Intendo dire che, in un sistema che intendesse funzionare, gli operatori dovrebbero essere messi nelle condizioni di poter lavorare al meglio delle loro possibilità, professionali e personali.
Altro problema è quello della &quot;nuova&quot; cronicità. Su questo gli operatori del settore stanno riflettendo ormai da tempo. Non entrerò nel merito di riflessioni che per quanto mi riguarda restano ancora aperte. Quello che posso dirle è che l&#039;avvio di un percorso di cura che, magari nel giro di breve tempo, esita in una cronicità (che sia istituzionalizzata o meno) è di fatto un nostro fallimento. E per lo più viene vissuto come tale.
E allora torno alla mia domanda precedente: che cosa succederebbe se vi fossero le condizioni di cui sopra? Siamo certi che non potrebbe cambiare anche l&#039;esito di molti percorsi?
Mi scuso se non ho toccato molti dei suoi argomenti, ma spero in ogni caso di averle fatto arrivare il senso del mio messaggio. 
Un caro saluto,
L. Z.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2026/09/30/sanita-pubblica-psichiatria-crisi-parte-2/#comment-404942">Mariasole Ariot</a>.</p>
<p>Gentile Signora Ariot,<br />
La ringrazio molto per questo suo commento, che segnala il suo interesse ed apre uno squarcio su moltissimi argomenti. Non credo di esagerare se affermo che non basterebbe una vita (professionale) per poter riflettere degnamente sulle questioni che lei, direttamente o indirettamente, solleva. Questioni che vanno dall&#8217;etica del lavoro, alla formazione e alla selezione del personale, alla natura della &#8220;malattia mentale&#8221;, e agli stessi fondamenti epistemologici del nostro operare.<br />
Ha ragione, il mio contributo è del tutto personale e fortemente improntato dalla mia esperienza con un determinato gruppo di lavoro.<br />
Quello che intendevo trasmettere era il senso di straniamento che nasce dal contrasto tra un autentico interesse (per non dire passione) verso questo mestiere, che non stento a riascontrare nella grande maggioranza dei miei colleghi, e il senso di stanchezza e di rinuncia con cui io stesso talvolta mi trovo a dover fare i conti. Naturalmente sta alla responsabilità di ciascun professionista far sì che questi stati d&#8217;animo non ricadano nel lavoro quotidiano.<br />
Mi viene tuttavia spesso da chiedermi cosa succederebbe se chi opera in questo settore (che è comunque solo una parte del SSN) fosse messo nelle condizioni di poter lavorare con i minimi strumenti indispensabili: strutture e personale adeguati, formazione aggiornata, supervisioni regolari, attenzione al benessere organizzativo e burocrazia tollerabile. Non sto naturalmente suggerendo che il problema stia tutto qui. Sarebbe ingenuo pensarlo. Intendo dire che, in un sistema che intendesse funzionare, gli operatori dovrebbero essere messi nelle condizioni di poter lavorare al meglio delle loro possibilità, professionali e personali.<br />
Altro problema è quello della &#8220;nuova&#8221; cronicità. Su questo gli operatori del settore stanno riflettendo ormai da tempo. Non entrerò nel merito di riflessioni che per quanto mi riguarda restano ancora aperte. Quello che posso dirle è che l&#8217;avvio di un percorso di cura che, magari nel giro di breve tempo, esita in una cronicità (che sia istituzionalizzata o meno) è di fatto un nostro fallimento. E per lo più viene vissuto come tale.<br />
E allora torno alla mia domanda precedente: che cosa succederebbe se vi fossero le condizioni di cui sopra? Siamo certi che non potrebbe cambiare anche l&#8217;esito di molti percorsi?<br />
Mi scuso se non ho toccato molti dei suoi argomenti, ma spero in ogni caso di averle fatto arrivare il senso del mio messaggio.<br />
Un caro saluto,<br />
L. Z.</p>
]]></content:encoded>
		
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