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	Commenti per NAZIONE INDIANA	</title>
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		<title>
		Commenti su Béla Tarr e la dignità del crollo di Pierstefano Durantini		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/13/bela-tarr-e-la-dignita-del-crollo/#comment-393995</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pierstefano Durantini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 09:20:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...non conoscevo questo regista magiaro, ma dalle righe dell&#039;autore di questo articolo, mi ha ricordato un grande regista che amo e che ahimè è morto troppo presto,  il polacco Krzysztof Kieslowski.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;non conoscevo questo regista magiaro, ma dalle righe dell&#8217;autore di questo articolo, mi ha ricordato un grande regista che amo e che ahimè è morto troppo presto,  il polacco Krzysztof Kieslowski.</p>
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		<title>
		Commenti su Ecofascisti di gianni biondillo		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/09/ecofascisti/#comment-393917</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 10:14:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E io ringrazio Francesca Santolini di aver scritto questo libro che apre a considerazioni davvro importanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E io ringrazio Francesca Santolini di aver scritto questo libro che apre a considerazioni davvro importanti.</p>
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		<title>
		Commenti su L&#8217;etica comunicativa delle élite da Kant a Donald Trump di Marco Di pasquale		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/03/letica-comunicativa-delle-elite-da-kant-a-donald-trump/#comment-393787</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Di pasquale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 10:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie mille di questo excursus che funge da chiave di lettura molto chiara e sintetica: riprendendo la metafora finale, probabilmente oggi assistiamo alla senescenza della nostra società, con in evidenza la caratteristica precipua di quest&#039;epoca della vita: la rinuncia alla costruzione continua e perseverante di un senso, innanzitutto nella propria interpretazione del mondo, poi nell&#039;allestimento di una visione collettiva, non solo individuale, di una prospettiva storica e politica praticabile e sostenibile. E forse gioverebbe oggi recuperare un po&#039; di quella gioia giovanile della rivoluzione, pacifica e salda, che si dedica sempre all&#039;edificazione di modelli di agibilità del reale che non dissipino bensì seminino futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie mille di questo excursus che funge da chiave di lettura molto chiara e sintetica: riprendendo la metafora finale, probabilmente oggi assistiamo alla senescenza della nostra società, con in evidenza la caratteristica precipua di quest&#8217;epoca della vita: la rinuncia alla costruzione continua e perseverante di un senso, innanzitutto nella propria interpretazione del mondo, poi nell&#8217;allestimento di una visione collettiva, non solo individuale, di una prospettiva storica e politica praticabile e sostenibile. E forse gioverebbe oggi recuperare un po&#8217; di quella gioia giovanile della rivoluzione, pacifica e salda, che si dedica sempre all&#8217;edificazione di modelli di agibilità del reale che non dissipino bensì seminino futuro.</p>
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		<title>
		Commenti su Lo strano caso dell’attività che non era un lavoro di andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393483</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 21:41:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Stefano (Z) siamo onesti: neppure io mi sento alienato se faccio una traduzione o una conferenza (se pagate come si deve); e nessuno si sogna che il problema sia lo scambio monetario, che esiste storicamente ben prima del capitalismo. Il problema mio, come penso tuo, è: potremmo &quot;fare gli scrittori&quot; (romanzieri, poeti, traduttori, critici, prefatori) &quot;a tempo pieno&quot;, se ci permettessero di &quot;vivere&quot;, con la retribuzione conseguente, &quot;a tempo pieno&quot;. Ma io né in Italia e neppure in Francia posso permettermelo, per cio&#039; ho un altro lavoro. E se ho ben capito tu pure sei costretto ad avere un altro lavoro. Il problema grosso è, per me, quest&#039;altro lavoro. Ed è un problema perché nel mondo trasformato da decenni di neoliberismo, pochi lavoratori sono salvaguardati da contratti decenti e pagati decentemente. Una gran quantità no, e questo non perché esiste la moneta o lo scambio economico, ma per certi processi tipicamente capitalistici basati sulla crescita della produttività, dei rendimenti, ecc. ecc.
Poi ben venga che in una zona di frontiera, ci si renda conto dell&#039;importanza di quel che fa vivere una lingua.
Quanto a vent&#039;anni fa, si poteva ancora credere seriamente di potersi prendere sul serio nel mondo delle lettere. Ora è già un miracolo se uno riesce almeno a fare sul serio :)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stefano (Z) siamo onesti: neppure io mi sento alienato se faccio una traduzione o una conferenza (se pagate come si deve); e nessuno si sogna che il problema sia lo scambio monetario, che esiste storicamente ben prima del capitalismo. Il problema mio, come penso tuo, è: potremmo &#8220;fare gli scrittori&#8221; (romanzieri, poeti, traduttori, critici, prefatori) &#8220;a tempo pieno&#8221;, se ci permettessero di &#8220;vivere&#8221;, con la retribuzione conseguente, &#8220;a tempo pieno&#8221;. Ma io né in Italia e neppure in Francia posso permettermelo, per cio&#8217; ho un altro lavoro. E se ho ben capito tu pure sei costretto ad avere un altro lavoro. Il problema grosso è, per me, quest&#8217;altro lavoro. Ed è un problema perché nel mondo trasformato da decenni di neoliberismo, pochi lavoratori sono salvaguardati da contratti decenti e pagati decentemente. Una gran quantità no, e questo non perché esiste la moneta o lo scambio economico, ma per certi processi tipicamente capitalistici basati sulla crescita della produttività, dei rendimenti, ecc. ecc.<br />
Poi ben venga che in una zona di frontiera, ci si renda conto dell&#8217;importanza di quel che fa vivere una lingua.<br />
Quanto a vent&#8217;anni fa, si poteva ancora credere seriamente di potersi prendere sul serio nel mondo delle lettere. Ora è già un miracolo se uno riesce almeno a fare sul serio :)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su La corsa di Nick		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/04/la-corsa/#comment-393453</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nick]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 11:25:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sai quando leggi qualcosa e vorresti averla scritta tu?

Grazie Francesco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sai quando leggi qualcosa e vorresti averla scritta tu?</p>
<p>Grazie Francesco</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Lo strano caso dell’attività che non era un lavoro di Stefano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393450</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stefano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 10:31:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Andrea. La tesi dell&#039;autonomia è persuasiva; tuttavia, se posso portare un esempio personale, quando vengo pagato (quasi sempre) per le attività mediazione letteraria – moderazioni, prefazioni, traduzioni ecc. – che svolgo &quot;a nord di Salorno&quot;, come si definisce dalle mie parti l&#039;inizio del mondo ufficialmente trilingue e poi di lingua tedesca, non mi sento parte di un trattamento (e quindi di uno sfruttamento) capitalistico del mio lavoro, bensì lo vivo piuttosto come un riconoscimento monetario, entro un sistema di valori più democratico, del mio peculiare apporto alla vita culturale di una collettività la cui vita economica è basata sul denaro (e non, che so, sul baratto). Il che porta in primo piano la tua idea di una società che &quot;sa cosa farsene&quot; del lavoro letterario (lo chiamo così intenzionalmente). La società nel campo di lingua italiana lo sa?
Quanto al resto, ricordo che una ventina d&#039;anni fa o più, su queste stesse colonne e all&#039;interno di una discussione animata come ve n&#039;erano allora, proposi giusto una postura nella quale &quot;fare sul serio senza prendersi troppo sul serio&quot;: incassai una reazione contrariata da Carla Benedetti, che se non ricordo male sull&#039;idea di &quot;prendersi [invece] sul serio&quot; ci fece poi un intero post.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Andrea. La tesi dell&#8217;autonomia è persuasiva; tuttavia, se posso portare un esempio personale, quando vengo pagato (quasi sempre) per le attività mediazione letteraria – moderazioni, prefazioni, traduzioni ecc. – che svolgo &#8220;a nord di Salorno&#8221;, come si definisce dalle mie parti l&#8217;inizio del mondo ufficialmente trilingue e poi di lingua tedesca, non mi sento parte di un trattamento (e quindi di uno sfruttamento) capitalistico del mio lavoro, bensì lo vivo piuttosto come un riconoscimento monetario, entro un sistema di valori più democratico, del mio peculiare apporto alla vita culturale di una collettività la cui vita economica è basata sul denaro (e non, che so, sul baratto). Il che porta in primo piano la tua idea di una società che &#8220;sa cosa farsene&#8221; del lavoro letterario (lo chiamo così intenzionalmente). La società nel campo di lingua italiana lo sa?<br />
Quanto al resto, ricordo che una ventina d&#8217;anni fa o più, su queste stesse colonne e all&#8217;interno di una discussione animata come ve n&#8217;erano allora, proposi giusto una postura nella quale &#8220;fare sul serio senza prendersi troppo sul serio&#8221;: incassai una reazione contrariata da Carla Benedetti, che se non ricordo male sull&#8217;idea di &#8220;prendersi [invece] sul serio&#8221; ci fece poi un intero post.</p>
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		<title>
		Commenti su La corsa di Corrado Aiello		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/04/la-corsa/#comment-393443</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado Aiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 08:29:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto bello e ben scritto, complimenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto bello e ben scritto, complimenti.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su La corsa di Claudio		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/04/la-corsa/#comment-393431</link>

		<dc:creator><![CDATA[Claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 05:59:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Davvero un ottimo racconto, che lascia addosso una sottile nostalgia.
Spero di leggere altro di questo autore!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero un ottimo racconto, che lascia addosso una sottile nostalgia.<br />
Spero di leggere altro di questo autore!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Lo strano caso dell’attività che non era un lavoro di Daniele Muriano		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393413</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 00:13:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393380&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

Grazie, Andrea, per la risposta approfondita e molto risuonante. Ci rifletto un po’ su. 
Solo un’inquietudine. Non sono uno storico ma, quando penso ai vertici pre-capitalistici della letteratura, mi vengono in mente la schiavitù, la servitù e, insomma, il privilegio di nascita. Presupposto dell’istruzione e del fare letteratura, esclusa la tradizione orale popolare. Se penso alle ipotesi post-capitalistiche non so a cosa penso, perché i transumanisti hanno oscurato con grande forza l’immaginazione del futuro (in senso non desiderabile, ovviamente, almeno per me). Gli scenari di &quot;abbondanza radicale&quot; possono prevedere il superamento del capitalismo solo in ragione del superamento umano, e immaginare la letteratura lì dentro mi è veramente difficile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393380">andrea inglese</a>.</p>
<p>Grazie, Andrea, per la risposta approfondita e molto risuonante. Ci rifletto un po’ su.<br />
Solo un’inquietudine. Non sono uno storico ma, quando penso ai vertici pre-capitalistici della letteratura, mi vengono in mente la schiavitù, la servitù e, insomma, il privilegio di nascita. Presupposto dell’istruzione e del fare letteratura, esclusa la tradizione orale popolare. Se penso alle ipotesi post-capitalistiche non so a cosa penso, perché i transumanisti hanno oscurato con grande forza l’immaginazione del futuro (in senso non desiderabile, ovviamente, almeno per me). Gli scenari di &#8220;abbondanza radicale&#8221; possono prevedere il superamento del capitalismo solo in ragione del superamento umano, e immaginare la letteratura lì dentro mi è veramente difficile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Lo strano caso dell’attività che non era un lavoro di andrea inglese		</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393384</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 11:44:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=119265#comment-393384</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393370&quot;&gt;Michela De Mattio&lt;/a&gt;.

A Michela:
&quot;È una zona pericolosa, perché può diventare indistinguibile dall’irrilevanza. (...) Qui per me il testo non regge del tutto: quanto disturba davvero una scrittura che non entra in nessun circuito di valore? Non rischia di essere, proprio per questo, perfettamente tollerabile?&quot;
Hai perfettamente ragione Michela. Non a caso, ad un certo punto, parlo della &quot;libertà del pazzo&quot;. Ma il problema non credo che sia: una scrittura, una produzione, &quot;tollerabile&quot; in quanto marginale, di minoranza, innocua. La scrittura non ha pretese, per quanto mi riguarda, di cambiare il mondo, ma di cambiare il nostro modo di vederlo. E&#039; un principio che ho formulato da giovane scrittore, e che trovo ancora valido oggi. L&#039;immaginario capitalistico, in tutte le sue diramazioni anche più intime, preclude lo spazio stesso del pensiero, della parola, dell&#039;immagine, rivolta a qualcosa che sfugga alla sua logica. Far esistere questo spazio è importante. E malgrado la sua marginalità, lo statuto di una parola letteraria, anche se non &quot;visibile&quot;, di &quot;successo&quot;, è uno statuto &quot;pubblico&quot;. Potenzialmente ognuno puo&#039; appropriarsene, farla sua. Ho un esempio estremo da fare, ma è un esempio drammaticamente chiaro: Israele ha la strapotenza delle armi, che rende irrilevanti non le idee, ma le stesse &quot;persone&quot; palestinesi. Cio&#039; nonostante i palestinesi e le palestinesi scrivono &quot;poesia&quot;. E questa poesia è irrilevante oggi, rispetto ai bombardieri israeliani, ma fondamentale oggi e domani, per la &quot;realtà&quot; del popolo palestinese, la sua identità, la sua voce, il suo immaginario. Chi scrive poesia sotto le bombe, malgrado le bombe, sta dando lezione a tutti i poeti, a tutti i lettori di poesia. 

&quot;Forse è proprio questo che il testo mette in gioco: non una via d’uscita, ma una tensione che non si risolve. E che, una volta vista, non si lascia più chiudere.&quot;
Anche qui hai ragione. Non ho soluzione. Né dico che bisognerebbe mettere una pietra sopra le lotte per mutare i rapporti di forza tra capitale e lavoro, e conquistare più autonomia nel lavoro salariato. Ma questo è lavoro collettivo. E&#039; un orizzonte collettivo, e io mi sono limitato a fotografare la mia esperienza individuale, di persona che sia scrive sia lavora. E questa tensione credo chenon solo mi accompagnerà, ma definisce la mia identità di individuo storico. E penso che posso condividere questa condizione con parecchie altre persone.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://www.nazioneindiana.com/2026/05/01/lo-strano-caso-dellattivita-che-non-era-un-lavoro/#comment-393370">Michela De Mattio</a>.</p>
<p>A Michela:<br />
&#8220;È una zona pericolosa, perché può diventare indistinguibile dall’irrilevanza. (&#8230;) Qui per me il testo non regge del tutto: quanto disturba davvero una scrittura che non entra in nessun circuito di valore? Non rischia di essere, proprio per questo, perfettamente tollerabile?&#8221;<br />
Hai perfettamente ragione Michela. Non a caso, ad un certo punto, parlo della &#8220;libertà del pazzo&#8221;. Ma il problema non credo che sia: una scrittura, una produzione, &#8220;tollerabile&#8221; in quanto marginale, di minoranza, innocua. La scrittura non ha pretese, per quanto mi riguarda, di cambiare il mondo, ma di cambiare il nostro modo di vederlo. E&#8217; un principio che ho formulato da giovane scrittore, e che trovo ancora valido oggi. L&#8217;immaginario capitalistico, in tutte le sue diramazioni anche più intime, preclude lo spazio stesso del pensiero, della parola, dell&#8217;immagine, rivolta a qualcosa che sfugga alla sua logica. Far esistere questo spazio è importante. E malgrado la sua marginalità, lo statuto di una parola letteraria, anche se non &#8220;visibile&#8221;, di &#8220;successo&#8221;, è uno statuto &#8220;pubblico&#8221;. Potenzialmente ognuno puo&#8217; appropriarsene, farla sua. Ho un esempio estremo da fare, ma è un esempio drammaticamente chiaro: Israele ha la strapotenza delle armi, che rende irrilevanti non le idee, ma le stesse &#8220;persone&#8221; palestinesi. Cio&#8217; nonostante i palestinesi e le palestinesi scrivono &#8220;poesia&#8221;. E questa poesia è irrilevante oggi, rispetto ai bombardieri israeliani, ma fondamentale oggi e domani, per la &#8220;realtà&#8221; del popolo palestinese, la sua identità, la sua voce, il suo immaginario. Chi scrive poesia sotto le bombe, malgrado le bombe, sta dando lezione a tutti i poeti, a tutti i lettori di poesia. </p>
<p>&#8220;Forse è proprio questo che il testo mette in gioco: non una via d’uscita, ma una tensione che non si risolve. E che, una volta vista, non si lascia più chiudere.&#8221;<br />
Anche qui hai ragione. Non ho soluzione. Né dico che bisognerebbe mettere una pietra sopra le lotte per mutare i rapporti di forza tra capitale e lavoro, e conquistare più autonomia nel lavoro salariato. Ma questo è lavoro collettivo. E&#8217; un orizzonte collettivo, e io mi sono limitato a fotografare la mia esperienza individuale, di persona che sia scrive sia lavora. E questa tensione credo chenon solo mi accompagnerà, ma definisce la mia identità di individuo storico. E penso che posso condividere questa condizione con parecchie altre persone.</p>
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