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	<title>aforismi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Da &#8220;Sans-gêne&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/28/da-sans-gene/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Lumelli]]></category>
		<category><![CDATA[Emilio Villa]]></category>
		<category><![CDATA[nanni cagnone]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Nanni Cagnone</strong> <br /> Non si giudichi malamente chi rinuncia al consorzio dei vivi per deperir da solo, se guardando ampiamente può tener con sé quei mondi possibili che la società vieta o trascura, e non misurarsi con manierate usanze...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Nanni Cagnone</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Tre estratti da <em>Sans-gêne</em>, La Finestra Editrice, 2022]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non mi va di ridurmi a una cosa sola. Ma in tal caso dovrei dirmi poeta, non potendo provare interamente me stesso se non <em>dichterisch </em>– entro quella terra di nessuno priva d’orientamento, povertà non bisognosa.</p>
<p>Dunque in alcun modo stride, il meditare; ombre specchiate in altre ombre, senza il respiro maggiore, o parole venute dalla veglia, già stanche. Troppa luce, troppe dichiarazioni, che in un mondo mettono discordia, e non avranno pace.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sappiatelo: «altro non scrivo / se non ciò che m’ha raggiunto». Non ho obbligazione alcuna – in me, né doppiezza né risentimenti. Perciò, sotto un cielo tempestoso un cielo stropicciato un cielo, posso parlare aperta-mente, e con naturalezza approvare o disapprovare. Troppi, dissimulatori di sé, vivono ombrosamente.</p>
<p>Tommaso Campanella: «il viver sporca chi per viver ﬁnge». D’altronde, la libertà non ha buona reputazione, conﬁgurandosi ormai come anarchico rigurgito, vana ribellione, insulto alla sociale probità; innumerevoli, coloro che ambiscono al rango del servitore che farà carriera (patetica illusione, credersi servitori solo in basso). In tal modo, si fa rasura dell’individuo, ci si unisce all’opacità senza rimedio delle masse. L’unica ambizione che sono in grado d’apprezzare è quella di pensare e agire liberamente. Peccato che a molti di noi non s’adattino queste parole di Honoré de Balzac: «Parlez, monsieur, [&#8230;] je ne suis pas sottement prude, je puis tout écouter».</p>
<p>Alﬁne ci misura il morire, e nel giorno del ricongiungimento – <em>giorno-universo </em>–, tra l’aver vinto il Nobelpriset e l’essere stati segnalati al Premio Vaginella, scarsa diﬀerenza. Invece, una domanda: sono o non sono in pace?</p>
<p>Questi libri intorno, questo pane raﬀermo. Non c’è solo povertà, in solitudine. Vi si nasconde l’incerto vanto dell’intimità: quella monotona percezione di sé, e assiduo quasi-pensare—interminato mormorío che non porta a nulla. E fuori di sé si cercano appigli—oggetti amichevoli, superstiziosi a volte. Pienezza e vuoto si alternano confondono, e specialmente: da sé non si può uscire, non si può riposare. Solitudine, fortilizio oscuro ove un tacito monologo troppo rumoroso, prepara un vuoto. Non si giudichi malamente chi rinuncia al consorzio dei vivi per deperir da solo, se guardando ampiamente può tener con sé quei mondi possi-bili che la società vieta o trascura, e non misurarsi con manierate usanze, il che fa della solitudine una tacita obiezione al malessere sociale, la mossa difensiva d’uno che verrà detto sociopatico.</p>
<p>Uno scrittore che non sia capace di <em>generosa solitudine</em>, che non si voglia appartato indipendente silenzioso, eppure pronto a congiungersi ai viventi, è destinato a frivolezza: le convenzioni del <em>milieu</em>, e il <em>colportage </em>di recensioni premi pubblicazioni scambi di favori variati riconoscimenti, gli tolgono nutrimento, fanno di lui un servitore di cose estranee, destinato al malanno dell’autocensura.</p>
<p>Non si tratta d’elogiare la solitudine, d’esporne le diﬃcoltà o dubitare del suo valore; si tratta di colmarla, facendo d’una terra inaridita <em>’erets</em>, terra coltivata. «Anche una rosa / ﬁorisce da sola.»</p>
<p>*</p>
<p>L’onore delle colline. 2015. Novalis, in <em>Blütenstaub</em>: «Freunde, der Boden ist arm, wir müßen reichlichen Samen|Ausstreun, daß uns doch nur mäßige Erndten gedeihn» (Il terreno è sterile, amici, si dovrà spargere semente | in abbondanza, e certo per noi modesti raccolti).</p>
<p>A vendicare, nel tempo presente, la delusione dei nostri raccolti, un libro d’<strong>Angelo Lumelli</strong>: <em>Bianco è l’istante</em>.</p>
<p>Mi rivolgo agli ammiratori di Ponge Cioran Jabès, non perché sminuiscano i loro amati ma perché rinuncino a far assegnamento, per una volta, sui benevoli eﬀetti della loro notorietà. Se mi dessero retta, raffronterebbero con coloro il Lumelli di questo libro, che ha l’aspetto della prosa e pur corteggia sfrontatamente la poesía (naturalmente, me ne fotto dei generi; tutte per quei lettori, le mie preoccupazioni).</p>
<p>Suppongo che – qualora le opere dei quattro autori appena evocati di-venissero anonime fra loro timide mani – stenterebbero a giudicare superiori al quarto i primi tre. Superfluo dire che potrà giovarsi di tale giudizio soltanto chi, azzardando indipendenza, si sottragga alle ingiunzioni storiograﬁche e alle leggende editoriali.</p>
<p>Non intendo aﬀatto far gareggiare Lumelli. Chiedo che si provi a leggere con la dovuta neutralità questo libro aspro scontroso testardo, opera d’un accanito coltivatore di parole—coltivatore diretto, e non allontana-to da un eccesso di letteratura. Di Lumelli si sente anzitutto la ritrosía, poi che s’avvera in lui il disagio e risentimento delle parole, la gelosía del-la lingua. La sua logica – che sarebbe piaciuta all’Alfred Korzybski di «the map is not the territory» – difetta per fortuna di linearità, d’ovvie discordie e somiglianze; muove aggirando o rasentando, tornando sui suoi passi, trascurando le vie a favore di delicati sentieri.</p>
<p>Qui si assiste a una circolazione analogica del senso, e a sue inusitate proporzioni. Scaltrezza d’una nudità senza ornato, d’un rivoltoso acume che rovescia le parole. Si dubita dell’ultima parola proferita, e la si tenta ancora. La sostanza di Lumelli è in un’errabonda fermezza. Egli guarda alle istituzioni letterarie come i Picts dovevano guardare al Vallum Hadriani: una proterva interruzione, un sopruso, un arbitrario osta-colo. Dunque, non c’è ediﬁcio alcuno lungo il suo cammino; invece, intatte rovine a cui interrogando si rivolge. Ci sono, neonate-ogni-volta, innocenza e ﬁducia nel pensare, nella fantasticata terrestrità di chi è fermo a sua terra e intimamente migrante—entro <em>’adam </em>sedentario, un nomade, in quel ch’è noto colpito e illeso, avventurato e perduto. E con lui, nel suo «viaggio contromano», sempre «la premura dello sguardo».</p>
<p>Angelo è l’onore delle colline, che «nessuna coniugale pianura capirà»; è l’esperienza d’un antico, amoroso sguardo che trova fuori tempo la sua voce. Ora, forse per somigliar d’infanzie, penso al rimbalzar sull’acqua di sassi piatti. Potrebbe piacervi sapere che un certo Russell Byars è riuscito a farlo per cinquantun volte, al Riverfront Park di Franklin, Venango County, Pennsylvania.</p>
<p>Non diversamente da noi, quei sassi – dopo aver sﬁdato piú volte la bella superﬁcie – dovranno sprofondare. Ma intanto è <em>dulzura </em>la loro ebbrezza, lor festoso sconﬁtto slancio.</p>
<p>«Ascolta la tua collina | – nessun altro – |che fa crusca e cenere | per altri millenni.» «La tua collina, primizia di tutte le stagioni—no, non la tua collina: la tua devozione.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando fai prevalere la mite ingiustizia d’una predilezione, ricorda che altri si commuovono diversamente, e ognuno di noi fa quel che può—nel migliore dei casi, quel che deve.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non c’è alcuna profondità in poesía. C’è, tremenda, l’insonnia della superﬁcie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inappropriati, i doveri e l’entiﬁcata volontà. Si conﬁdi invece nell’aver riguardo, nell’aver voglia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il vecchio antropocentrismo sottomise, a vantaggio della specie umana, il mondo animale. A loro volta, gli oggetti sono screditati dall’usa-e-getta, da loro voluta precarietà e prematuro pensionamento. Allora, quale relazione con gli animali e le cose? Talora, le corrispondenti predilezioni hanno un esito maniacale (ventitré gatti, sei cani e un cercopiteco nel-la caotica abitazione di Paul Léautaud, o frenetiche forme di collezionismo), ma comunque orrenda l’oppositiva incuria.</p>
<p>*</p>
<p>Cognizione d’<strong>Emilio Villa</strong>, 1. 1990. Quando un uomo parla d’un altro che non sa più parlare, le sue parole rischiano diventare sacrosante. E allora indebolitele, queste parole, affinché si possa pensare a Emilio Villa in modi che non síano i miei.</p>
<p>La prima volta che lo vidi (1964), abitava in via Oderisi da Gubbio, nel séguito disordinato di Trastevere: una casa a lui non somigliante, elogio condominiale del geometra mediterraneo, noto persecutore dell’Aphrodítē di Mílos. Aveva cinquant’anni, ed io sapevo di lui da pochi mesi sol-tanto. Quel che avevo letto, non faceva per me: disperava ogni lingua, aﬀaticando il senso o fuorviandolo con frequenti <em>calembours</em>. I miei sentimenti erano diversi: del linguaggio, interrogavo più la qualità ieratica che non l’aﬀanno, e pensavo che le avanguardie fossero – dopo tutto – elusive.</p>
<p>Un corpo senza eufemismi. Un vólto disposto a commedie plautine, che s’atteggiava non diversamente da quello del <em>bluesman </em>B.B. King. Non ricordo cosa disse, ricordo che mi parve stranamente animatore; le interminate carte e i libri sciupati e confusi che vedevo, per svegliarsi a-spettavano lui, che andava veniva con facile aﬀetto e distrazione incompleta, ma certo disponendo un luogo intorno a sé.</p>
<p>Lo rividi mesi dopo, quando tornai a vivere a Roma. A quel tempo, abitava con aria sempre transitoria in via Monterone, presso largo Argen-tina. Una casa grande e occupata solo in parte, una casa in cui divagare. Talvolta, ci si vedeva a cena—da lui, da Leoncillo o Agustarello. Con la stessa esuberanza con cui parlava, cucinava cose selvatiche, sature di sapore. Mangiare e bere gli procuravano un tale godimento da far impalli-dire qualsiasi letteratura. Quando – da vecchio annusatore dei Semiti – prese parte alla produzione d’un <em>ﬁlm </em>di Huston (<em>The Bible: In the Beginning</em>), unico suo vanto al ritorno fu una marmellata di petali di rosa riportata dall’Egitto.</p>
<p>Credo non gl’importasse molto del mondo, se si eccettuano il vino, le donne, gli alberi improvvisi, le pietre parlanti, i bucatini fetenti, la coda alla vaccinara. Parlava con impeto – o rallentando-dissimulando un suo mite sarcasmo – come un romano assimilato; diﬃcile, pensare a lui co-me a un giovane lombardo poveramente invischiato in seminario.</p>
<p>Aveva un’intelligenza sontuosa, capace di chiamar d’ogni dove le cose più disparate – riti arcaici, congetture scientiﬁche o stridule solennità del momento – e farle gentilmente convergere entro il cratere d’un vulcano, afﬁnché più che altro ruttassero. Sovente rideva, dopo le parole, al modo in cui avrebbero riso i Ciclopi, se ne avessero avuto il baritonale talento.</p>
<p>A quel tempo, dopo aver generato alcune riviste di letteratura e arti visive, in Italia e Brasile, s’applicava a fare una discontinua rivista di poesía, intitolata <em>Ex</em>. Consisteva d’un raccoglitore per grandi fogli ripiegati, dispiegando i quali si aveva l’impressione che il proprio testo venisse ap-plaudito. S’arrangiava a vivere, Emilio—qualche quadro da rivendere, qualche litograﬁa, ottenuti scrivendo presentazioni ad artisti. Non l’ho mai sentito parlare di denaro. Elusivo com’era, non m’ha insegnato niente—niente di deﬁnito, per lo meno. D’altronde, noi non si parlava di letteratura, ma di tutt’altro. Non dimentico il modo in cui fece apparire a noi il tempio di Poseidōn a Pæstum, prima d’abbandonarlo, per intervenuta commozione, al ricordo d’un ristorante di pesce in Agropoli. La qualità più impressionante d’Emilio (per me, che in troppi poeti riconoscevo animi stentati) era l’entusiasmo. Non ho incontrato altri che avessero quella sfrenata simpatía per l’esistenza, quella magniﬁca avida propensione per qualunque cosa. Sapeva meravigliosamente rimescola-re tutto—esser ugualmente felice per Delphói e Honolulu, tradurre <em>Ta-nàkh </em>e <em>Odýsseia </em>e corrispondere con Burroughs Rothko Duchamp, apprezzare i modi beceri delle osteríe e l’elegante stravaganza di Raymond Roussel.</p>
<p>Emilio era insieme onnivoro e immangiabile. Divorava il mondo da lontano, e spesso aveva relazioni oblique. Se posto innanzi a qualcuno – non essendo riuscito a svignarsela –, poteva apparirne incantato, esendo del tutto indiﬀerente. Tale attitudine esonerava ogni forma di coraggio —una vaga aﬀabilità era maschera suﬃciente.</p>
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		<title>Non voglio annoiare il mondo con i miei aforismi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/11/02/non-voglio-annoiare-mondo-miei-aforismi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 06:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Damiano Sinfonico]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Damiano Sinfonico Buoni propositi Fare di tutto per non scrivere un libro. Fascino e repulsione Gli autori estremamente prolifici, come quelli estremamente parchi, affascinano e respingono: nei primi si sospetta il poco nel molto e nei secondi il molto nel poco. Ma dei primi basta leggere poco per indovinare molto e dei secondi bisogna [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Damiano Sinfonico</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Buoni propositi<br />
Fare di tutto per non scrivere un libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fascino e repulsione<br />
Gli autori estremamente prolifici, come quelli estremamente parchi, affascinano e respingono: nei primi si sospetta il poco nel molto e nei secondi il molto nel poco. Ma dei primi basta leggere poco per indovinare molto e dei secondi bisogna leggere tutto per indovinare quello che manca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mistero della scrittura<br />
Quando si scrive è necessario sentirsi unici, quando si legge è bello sentirsi affini.<span id="more-65071"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Eccentricità<br />
L’eccentricità di uno scrittore è direttamente proporzionale alla normalità dei suoi personaggi. E viceversa, uno scrittore inventa dei personaggi eccentrici per nascondere la propria normalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Differenza dogmatica tra critici e scrittori<br />
La differenza tra il critico e lo scrittore è che il primo ha il dovere di spiegare le cose che non capisce e il secondo ha il diritto di tacere le cose che sa.</p>
<p style="text-align: justify;">Opera e autore<br />
Mentre le opere sono chiare e facili e classificabili, i loro autori sono dei misteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Maestri<br />
È inevitabile avere maestri ed è inevitabile che abbiano un difetto: si incollano su chi li sceglie e tutti li additano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo ha detto Cortázar<br />
Alcuni (nel caso specifico i sudamericani) scrivono testi brevi per pigrizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lettera d’amore<br />
Per te avrei abiurato l’ortografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Originalità<br />
Il bello di una scrittura è che prima non c’era.</p>
<p style="text-align: justify;">Riconoscimenti<br />
Capita di stimare qualcuno più come critico che come scrittore, e più come persona che come critico.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiocciole<br />
Un aforisma è la bellezza del pensiero unita al pensiero della bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Classici<br />
I classici sono come vampiri: una volta letti non è possibile concepire la letteratura diversamente da loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Rovine<br />
Scriviamo sulle rovine di ciò che abbiamo scartato.</p>
<p style="text-align: justify;">Obblighi<br />
Chi scrive ha il compito di non ripetere luoghi comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, appunto<br />
Non voglio annoiare il mondo con i miei aforismi.</p>
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		<title>Aforismi e dintorni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Damiano Sinfonico]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[scritture]]></category>
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					<description><![CDATA[di Damiano Sinfonico La cosa più snob è vivere a Parigi per poter dire “io non ci vivrei”. Una casa è più grande di poche stanze e più piccola di un’idea. Una tesi è un’opera di finzione ben documentata. I poeti hanno un bel ritratto. Le sensazioni più minute (la tazzina che tocca le labbra, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Damiano Sinfonico</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa più snob è vivere a Parigi per poter dire “io non ci vivrei”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una casa è più grande di poche stanze e più piccola di un’idea.</p>
<p style="text-align: justify;">Una tesi è un’opera di finzione ben documentata.</p>
<p style="text-align: justify;">I poeti hanno un bel ritratto.<span id="more-59309"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le sensazioni più minute (la tazzina che tocca le labbra, il tappo che si stacca dalla penna, il fruscio del giornale) allietano la giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli ieri è sbagliato, che peccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le posate in fondo al cassetto dimostrano che la cucina vive di vita propria.</p>
<p style="text-align: justify;">Partenza con cinismo: sei nella rete dei miei affetti, uno snodo di provincia, un paese lontano, al limite dello sconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;">La poesia è un genere che non smette di morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando piove le giornate si trasformano in una vasca di acqua stagnante.</p>
<p style="text-align: justify;">I paesaggi non danno tregua.</p>
<p style="text-align: justify;">Non incontrare nessuno per giorni è come trascinare un carro.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli epitaffi sono anarchici.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle due di notte i ladri si sono introdotti nel palazzo e hanno rubato l’ascensore – panico tra i condomini, che ora dovranno fare le scale a piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le telefonate inutili sono dei punti neri nella giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">La lenta, pacata osservazione delle cose è uno sport noioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Fare bene qualcosa, solo qualcosa, al resto ci pensano gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Incontrare un conoscente, e chiedersi come va, per gentilezza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’atelier del pittore è un bozzolo da cui escono quadri.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli occhi sono quieti come il letto di un fiume.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi tutti hanno un amore alle spalle, e uno nella testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi non sa stare in silenzio trattiene il respiro e dice: “ho un segreto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che manca nel deserto sono gli orologiai.</p>
<p style="text-align: justify;">Una casa è un luogo dove abbiamo le ciabatte.</p>
<p style="text-align: justify;">Le spiagge d’inverno sono tristi.</p>
<p style="text-align: justify;">I <i>clochards </i>portano le loro case a passeggio come cani, si salutano nei giardini la mattina e la sera.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>video [sull&#8217;]arte #7 &#8211; andy warhol</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/08/15/video-arte-7-micro-diversione-ferragostana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Aug 2012 22:01:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[jasper johns]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[video arte]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
		<category><![CDATA[warhol]]></category>
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					<description><![CDATA[Andy Warhol su Jasper Johns, anni &#8217;60.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="youtube-embed" data-video_id="gid5qVh1hQM"><iframe loading="lazy" title="What do you think of Jasper Johns?" width="696" height="522" src="https://www.youtube.com/embed/gid5qVh1hQM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Andy Warhol su Jasper Johns, anni &#8217;60.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La pipa di Flaiano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/05/09/la-pipa-di-flaiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[ennio flaiano]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Nadiani]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42299</guid>

					<description><![CDATA[di Giovanni Nadiani Silente, dolce far niente Sabato. Mattino. Seduto a un tavolino di un caffè a fissare il vuoto dell’ancora deserta pseudo piazza dell’outlet più vicino, in fuga da: tosaerba, potasiepi, trapani, seghe, martelli pneumatici di attivi pensionati, finestre aperte coi televisori accesi su repliche di Grandi e piccoli Fratelli, cani cagatori, cicaleccio assordante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Nadiani</strong></p>
<p>Silente, dolce far niente<br />
Sabato. Mattino.<br />
Seduto a un tavolino di un caffè a fissare il vuoto dell’ancora deserta pseudo piazza dell’outlet più vicino, in fuga da: tosaerba, potasiepi, trapani, seghe, martelli pneumatici di attivi pensionati, finestre aperte coi televisori accesi su repliche di Grandi e piccoli Fratelli, cani cagatori, cicaleccio assordante di padroni e padrone (di cani) senza museruola…<span id="more-42299"></span></p>
<p>Gloria<br />
Sei stato fortunato, ti sei salvato per il rotto della cuffia della tua stilografica: il tuo nome giace in corpo otto – per la bontà del critico sopravvalutato – in una striminzita nota spregiativa a piè di pagina di una pingue storia letteraria imperitura…<br />
Ce n’è per non morire di fame né di fama, finché dura…</p>
<p>Armi a doppio taglio<br />
A – Il coltello scende sulla carne di distratto, che divora.<br />
B – Il capitale cresce sulla pelle di coglione, che consuma.</p>
<p>Acronimo I<br />
Vale nel 90% dei casi: SMS = Senza Motivo Serio.</p>
<p>Coerenza<br />
A – Ah, essere un girasole: sbocciare lentamente, starsene ritti fedeli alla posizione assunta, col capo appena girato di lato, e poi, esaurite le forze, soltanto reclinarlo in attesa di appassire per sempre e diventare un seme per un altro girasole…<br />
B – Invece: da voltagabbana consumato, sei un carpe diem, ti pieghi subito a 90° e rivolti anche le braghe, mentre te le abbassi.</p>
<p>Joint-venture<br />
A – Sono un uomo di satira scomodo. La fatwa del Capo pende sul mio: bandito dalla televisione, censurato, sono un perseguitato mediatico.<br />
B – Sei proprio un comico, fai ridere: i tuoi bestseller li pubblica la multinazionale editoriale del Capo. La censura paga: fate i soldi insieme.</p>
<p>Numero perfetto<br />
A – Ingozzati, ingurgita, trangugia pure la sozzura, il junk-food, la spazzatura che ti fai servire sul vassoio globale: un tris di hamburger, patatine e coca!<br />
B – Tutta invidia perché non te la puoi più permettere alla tua età: un tris perenne di colesterolo, trigliceridi e diabete!<br />
A – Li combatto, li abbatto, li batto col movimento: un tris di nuoto, bici e corsa.<br />
B – Sì, il triathlon della mutua!</p>
<p>Scelte di vita<br />
A – Attenti a come parlate: sarò io a scegliere la vostra casa di riposo!<br />
B – Questo è il risultato di aver scelto di mandarlo all’asilo delle suore.<br />
C – Prima che ci scelga il legno della bara, scegliamo per lui un tirocinio come si deve:<br />
in miniera!</p>
<p>Offline I<br />
Posta elettronica. Risposta automatica: “Sono assente fino a prova contraria”.</p>
<p>Sviluppo<br />
A – Cosa differenzia i cuccioli d’uomo da quelli di bestia, tutti così dolci e simpatici?<br />
B – Il fatto che, pur cercando di educare sia gli uni che gli altri, i primi nel giro di pochissimo tempo si trasformano in insopportabili bestie rompicoglioni.</p>
<p>Fare l’economia<br />
A – Il primo di ottobre, “Giornata del risparmio”, a scuola ci consegnavano un salvadanaio, in cui avremmo infilato anche le medaglie al valore scolastico (rosse per un “otto”; giallo-oro per un “sette”) da scambiare allo sportello della locale Cassa di Risparmio: ti insegnavano a “fare economia”. Ci si sentiva dei risparmiatori.<br />
B – Dal primo di settembre ai tuoi figli in età scolare l’anonima multinazionale del credito offrirà di aprire gratuitamente una carta di credito prepagata (da genitori, nonni o zie varie) affinché tutta l’economia tragga profitto dalle loro spese. In omaggio come gadget uno zainetto col logo dove infilare la merce. Orgogliosi, si sentiranno dei consumatori.</p>
<p>Multiservizio<br />
Cittadino – L’acqua è un bene di tutti!<br />
Holding Multiutility – Bene, anche la mia. Nell’interesse di tutti me la bevo tutta io, la piscio in borsa e poi te la rivendo.</p>
<p>E-book I<br />
A – La lettura sotto vetro.<br />
B – La letteratura sotto vuoto.</p>
<p>Sport nazionale I<br />
Palloni gonfiati si rivoltano nel fango mediatico.</p>
<p>Prime Olimpiadi giovanili<br />
Gli astuti vegliardi del CIO hanno trovato il modo di allevare per tempo i futuri tedofori per alimentare il sacro fuoco del loro business planetario.</p>
<p>Community<br />
A – Facebook ha superato il miliardo di iscritti: quanti amici!<br />
B – Che bello: nessuno è più solo!<br />
C – Su un cesso della stazione di Bologna sta scritto: “Ciao, sono Mario Rossi. Contattami su Facebook: sono quello con la chitarra e la barba rossa”.</p>
<p>Disoccupazione<br />
A – Mi fai da mangiare? Mi lavi i panni? Mi paghi una ricarica?<br />
B – Come?<br />
A – Insomma, vecchio, sei un genitore, no?! È il tuo lavoro!<br />
B – C’è la crisi, figliolo: da oggi sono in esubero. Arrangiati!</p>
<p>Oggetto inutile<br />
A – A cosa ti serve un orologio?<br />
B – Be’, a misurare il mio tempo, no?!<br />
A – Illuso. Il tuo tempo è da sempre predefinito, e né tu né lui lo conoscete. Buttalo!</p>
<p>L’oroscopo al tempo della crisi<br />
Salute: da cani.<br />
Lavoro: da schiavi.<br />
Denaro: da strozzini.<br />
Amore: da becchi.</p>
<p>Forza lavoro<br />
A – Nell’ultimo anno solo in Italia mille morti bianche: mille morti in incidenti sul lavoro!<br />
B – Non ti preoccupare. Troveremo presto i sostituti: al mondo vi sono più di sei miliardi di esseri in esubero!</p>
<p>La condanna dell’uomo<br />
Te la devi sempre e solo sudare la pagnocca, e spesso della sua fragranza non lecchi che poche briciole.</p>
<p>Ossimoro<br />
Debito sovrano = il creditore che spadroneggia in casa tua.</p>
<p>Civetta all’edicola<br />
Morta la donna travolta sulle strisce.<br />
Ieri falciati due fratelli.<br />
_________________<br />
Qualità della vita: Forlì migliora</p>
<p>Telecomunicazioni<br />
A – È uno scandalo! Non si può neppure più parlare: la voce trasformata in business.<br />
B – Te lo comunico: ti fai spennare da anonime multinazionali comandate da manager voraci per regalar loro l’unica tua vera cosa che hai gratuitamente: il tempo.</p>
<p>Fiat (voluntas sua)<br />
A – Il costo del lavoro incide di ben il 7% sul processo di produzione delle vetture, un tempo, torinesi.<br />
B – Uno scandalo!<br />
A – Spremiamolo ancora un po’ ’sto costo del lavoro, oppure delocalizziamo!<br />
B – Magari ci cascano ancora 2 o 3 punti in percentuale per i manager.</p>
<p>Macchinette<br />
A – “Il distributore non dà resto”<br />
B – In cambio eroga schifezze.<br />
C – “Il dispensatore di bonifici esige silenzio”.<br />
D – In cambio le erogatrici di servigi rilasciano interviste.<br />
A – In cambio di altri bonifici.</p>
<p>Green economy<br />
A – Ma cos’è ’sta green economy?<br />
B – Trasformare il verde di fertilissimi campi in specchi per le allodole: pannelli fotovoltaici a perdita d’occhio per la brama di speculatori senza scrupoli incentivati.<br />
C – Bene, così un giorno mangeremo energia elettrica D.O.C. e D.O.P.</p>
<p>Date<br />
13 febbraio 2011: Santa Fosca e Marta<br />
Un milione di donne in piazza per la loro dignità<br />
14 febbraio: San Valentino<br />
Milioni di donne gratificate dai loro maschi<br />
15 febbraio: San Faustino e Santa Giovita<br />
Sentore di primavera: lui tira calci al pallone con gli amici all’aperto; lei stira con la finestra aperta.</p>
<p>Neo(liberal)colonialismo<br />
A – Nel Corno d’Africa la gente muore di fame.<br />
B – I governi africani affittano per 99 anni le ultime terre fertili a multinazionali asiatiche, americane ed europee per le loro monoculture.<br />
C – Come garantire al mondo biodisel programmando la fame e la selezione della specie.</p>
<p>Privatizzazione<br />
Forma, ideologicamente furbissima, di spietata pirateria impostasi nell’interesse di anonimi possidenti a scapito delle masse di utenti in epoca neoliberista.</p>
<p>Progresso<br />
A – Il lavoro è un diritto.<br />
B – La crescita oggi si ha razionalizzando, tagliando posti di lavoro.<br />
C – Se l’uomo per sentirsi tale deve per forza lavorare, troviamogli delle occasioni a costo zero.<br />
D – Per esempio, costruendo piramidi di nuovo tipo.</p>
<p>Idiomi<br />
A – Gli inglesi parlano l’inglese; gli americani parlano l’inglese americano.<br />
B – I tedeschi parlano il tedesco; gli austriaci il tedesco austriaco e gli svizzeri tedeschi lo svizzero tedesco.<br />
A – Gli spagnoli parlano spagnolo; i catalani parlano catalano e lo spagnolo catalano.<br />
B – E gli italiani? Cosa parlano gli italiani?<br />
C – Gli italiani, quando non si cimentano in una lingua inventata come il padano, vergognandosi delle lingue che parlavano i loro vecchi – i dialetti – si sono dedicati a imparare l’itelese: un minestrone riscaldato di approssimativo italiano televisivo, burocratese e falso inglese inventato da presunti opinionisti mediatici, il tutto su base fonetica dialettale.</p>
<p>Aste letterarie I<br />
A – Su eBay èstato messo in vendita a un milione di dollari il water dell’ultima casa in cui ha vissuto il geniale scrittore J.D. Salinger.<br />
B – Quando si dice il genio degli eredi: trasformano in oro colato qualsiasi stronzata.</p>
<p>Letterati<br />
Esseri classificabili sotto la categoria «vecchi compagni di strada», che la fame di fama ha portato a fagocitare e a defecare qualsiasi amicizia.</p>
<p>Gesta<br />
A – Beato il Paese che non ha bisogno d’eroi, diceva il vecchio b.b.<br />
B – Sciagurato il Paese in cui chi fa semplicemente il proprio dovere e paga pure le tasse è considerato un eroe!<br />
C – Proprio un’impresa! Si vede che è cambiato il clima politico-sociale: prima era considerato soltanto un coglione, dal premier all’uomo del bar.</p>
<p>Dialogo sull’indole III<br />
A – Vecchio, perché nell’uomo, che nasce completamente nudo e per crescere si affida alla gratuità, si annida e – in esseri come te – pacchianamente si manifesta l’avidità tanto da coprirsi, fin quasi a soffocarne, di cose inutili?<br />
B – Beh, figliola, ciò sta iscritto nei suoi geni: uomo, umoarraffa quanto e più che puoi, dal colostro della mammella alla rendita del derivato tossico! È una legge di natura: mors tua, vita mea!<br />
A – Ma, allora, l’esistenza di persone che compiono gesti d’amore, così semplicemente gratuiti, senza secondi fini e senza aspettarsi nulla in cambio, come la spieghi, vecchio?<br />
B – Uffa, figliola, come ben sai al mondo esistono gli «scherzi di natura», che se fossero lasciati alla natura stessa, verrebbero soppressi «naturalmente»…</p>
<p>Parcelle<br />
A – Gli ex leader Bill Clinton e Tony Blair girano il mondo tenendo conferenze. Il loro cachet tradotto in euro: € 150.000,-<br />
B – Io giro la provincia italica a tenere conferenze e recital. Il mio cachet senza traduzione: € 150,- lordi.<br />
A – Quando sei in giro, allora, lavati bene i denti. Con cifre del genere non potrai più permetterti il dentista. Al massimo una scatola di cachet.<br />
B – Che non è neppure più deducibile.<br />
A – In compenso, si spera che – a differenza dei primi due – almeno tu abbia qualcosa da dire…</p>
<p>Finanza creativa<br />
A – Quando si dice la creatività… L’ex superministro dell’economia Trecarte appena un mese dopo il crollo del governo, di cui lui si credeva l’unico pilastro insostituibile, ha pubblicato un saggio di 300 pagine in cui consiglia di mettere l’ordine al posto del caos, regole politiche al posto dell’anarchia dei mercati finanziari, incassando un superanticipo dal nuovo supereditore: un genio della finanza e della scrittura.<br />
B – Be’, senz’altro avrà scritto anche di notte con l’aiuto di cosiddetti «negri» sulla base degli appunti presi per mesi e anni non prendendo decisioni politiche e lasciando sprofondare il Paese nel caos economico e finanziario.</p>
<p>Investimenti<br />
Il noto artista della parola, illuminato e ufficialmente «di sinistra», che a teatro e alla radio colta sferza i benpensanti, confessa al giudice che il milione di euro trafugato in un paradiso fiscale con l’aiuto di una fantomatica finanziaria-bolla di sapone che gli garantiva il 20% di interessi era frutto di duro lavoro.<br />
Artista: «Io canto, recito, faccio produzioni. Quei soldi perduti erano una sorte di pensione».<br />
Giudice: «Bene, continui a cantare, recitare e fare produzioni. All’inferno fiscale c’è tanta gente che ha bisogno di divertirsi e Lucifero le darà un vitalizio in nero!»</p>
<p>In confidenza<br />
Sono un italiano medio, non amo gli sport invernali.<br />
In particolare: 1) spalare la neve; 2) montare le catene della macchina nella bufera.</p>
<p>Emergenza<br />
Iperonimo adottato dai bipedi parlanti della penisola italica per definire la condizione stabile in cui per egoismo, imprevidenza, incuria, incapacità ecc. si erano condannati a vivere.<br />
Alla bisogna, il termine veniva declinato nelle varianti sintagmatiche del tipo «emergenza neve», «emergenza alluvione», emergenza idrica», «emergenza terremoto», emergenza energia», «emergenza ospedali», «emergenza scuole» ecc. ad libitum.</p>
<p>Monotonie<br />
A – Il posto di lavoro fisso è monotono.<br />
B – Anche le bollette fisse lo sono.<br />
C – E pure quelle estemporanee, che non sai come pagare senza accredito fisso sul conto corrente.</p>
<p>Future II<br />
10 febbraio 2012, nevone storico: m. 1, 20.<br />
Bacheca annunci Bar del Borgo Vecchio: «Affare di stagione: Vendo gomme estive Opel Meriva praticamente nuove a soli € 150,-. Approfittane ora!»</p>
<p>Dialogo sull’indole V<br />
A – Vecchio, tu che sei un ex atleta brocco che ha fatto carriera e soldi come dirigente sportivo federale, mi sai dire cosa spinge ancora e sempre la gente a pagare televisioni e biglietti d’ingresso per seguire eventi di un sistema in tutto e per tutto corrotto e dopato di trucchi, sotterfugi, potere, nandrolone e ormone della crescita del conto in banca o in nero di «praticanti» e di praticoni?<br />
B – Sai, figliola, in molti casi è l’amore per la semplice e pura bellezza del gesto atletico, in altri l’invidia del bipede sedentario per i suoi consimili semidei.<br />
A – Sì, l’invidiato gesto atletico di scimmie drogate e ammaestrate a saltare in grembo a chi paga meglio le loro inenarrabili prestazioni divine negli stadi postribolari!<br />
Ma se noi, «gente» terrestre, non ci stanchiamo mai delle vostre circensi arti di distrazione di massa, come fate voi, decrepiti furbastri bacucchi pseudo sportivi del Cio, Coni, Fifa, Uefa, Fidal ecc. con l’agile piede equino e il gomito del tennista già nella fossa, a non smagarvi mai e poi mai del potere?<br />
B – Beh, per parafrasare un grande sportivo amante del gesto politico puro e disinteressato: il potere smaga chi non ce l’ha.<br />
A – E la dignità non si logora in chi non ce l’ha!</p>
<p>Politica aziendale in epoca pseudo liberale e pseudo concorrenziale<br />
Piano strategico di Trenitalia in caso di emergenza per maltempo<br />
1) Sopprimere tutti i treni possibili, in particolare quelli «sovvenzionati» del traffico regionale pendolare.<br />
2) Nell’impossibilità di applicare la misura al punto 1), mandare in riparazione lo scarso materiale rotabile ancora disponibile e agire di conseguenza: a) non sostituirlo con altro e, contemporaneamente, non avvertire né preventivamente né in assoluto i passeggeri in attesa al gelo sui marciapiedi delle stazioni della tratta interessata; b) eventualmente sostituirlo con altro materiabile appena rotabile della capacità passeggeri inferiore di ¾ rispetto all’effettiva necessità; in tal caso applicare le seguenti ulteriori misure: b1) mandare il macchinista-capotreno-bigliettaio-assistente sociale ad affrontare la folla inferocita per spiegare ad essa la straordinarietà dell’evento atmosferico; b2) respingere con l’aiuto della Polfer l’assalto alle portiere dei pendolari stremati e sull’orlo della follia impossibilitati a salire a bordo – intendendo il tetto delle carrozze – per mancanza di spazio.<br />
3) L’AD supermanager convocherà una prima conferenza stampa per sottolineare l’encomiabile impegno profuso dall’Azienda con uomini e mezzi razionalizzati (cioè ridotti all’osso) per far fronte all’eccezionale ondata di maltempo che in ben altri paesi all’avanguardia avrebbero causato ben maggiori disagi all’utenza.<br />
4) L’AD supermanager convocherà una seconda conferenza stampa per comunicare agli azionisti dell’Azienda l’ottimo andamento delle azioni e i grandi guadagni realizzati da tutti gli azionisti sotto la sua dirigenza.<br />
5) L’Azienda parastatale riconoscerà all’AD supermanager e ai suoi stretti collaboratori dirigenziali un extra bonus milionario per i risultati tangibili e d’immagine conseguiti.</p>
<p>Paesaggio umano<br />
A – La corruzione sta dilagando.<br />
B – Ancora?<br />
A – Ma guardati attorno: ovunque mani tese in attesa di qualcosa, di qualcuno…<br />
B – …mazzette, bustarelle, borsette, valigette, gioielli, corpi da stringere.<br />
A – E anime da spremere.</p>
<p>Integrazione I<br />
La mafia ha in mano la Lombardia.</p>
<p>Integrazione II<br />
La ’ndrangheta gestisce l’Emilia-Romagna.</p>
<p>Integrazione III<br />
Rimpatriato Fabio Capello, ex c.t. della nazionale inglese, esonerato con un bonus ultramilionario per razzismo.</p>
<p>New Gender<br />
La piaggeria, il paraculismo, la leccaculaggine del bipede italico, maschio o femmina che sia, è un dato incontrovertibile.<br />
Verterlo, significherebbe spopolare la Penisola.<br />
Lo potrà salvare soltanto un’umile dignità trans gender.</p>
<p>Lotta di classe I<br />
A – Secoli di lotte per abolire le classi…<br />
B – Poi è arrivato il Freccia Rossa!</p>
<p>Lotta di classe II<br />
A – Una classe ad Alta Velocità…<br />
B &#8211; …e le classi pendolari subalterne a piedi sui binari a protestare.</p>
<p>Al Quaeda<br />
Antisemitismo in aumento ovunque.<br />
Il 61% degli italici pensa che si parli ancora troppo dell’Olocausto (“Che palle!”).<br />
Il 45% crede al «complotto ebraico» come causa della crisi economico-finanziari (“Hanno succhiato tutto loro”).<br />
Il risultato di un decennio di lotta al terrorismo islamico nei paesi democratici.</p>
<p>Spread I<br />
I banchieri, detti altrimenti «signori del credito», hanno usato i fondi messi a disposizione dalla Banca Centrale Europea per mettere in sicurezza il sistema bancario nei prossimii tre anni non tanto per dare ossigeno all’economia, ma per arricchire il proprio portafoglio. Prendendo soldi dall’Eurotower all’1% reinvestondoli in BTP al 5%: un affarone. Le imprese nel frattempo possono aspettare e gli imprenditori indebitati a cui le loro banche di fiducia negano il credito possono suicidarsi: in media uno a settimana nel periodo gennaio-aprile 2012.<br />
Dalle morti bianche sul lavoro a quelle in cravatta sul credito.</p>
<p>Ambizione<br />
A – È morto il grande Tonino Guerra, padre della poesia dialettale.<br />
B – Ora tocca a noi, finalmente, «giovani poeti dialettali»!<br />
C – Di morire.</p>
<p>Esodo biblico<br />
I cosiddetti esodati sono lavoratori che dopo aver perso o lasciato il posto di lavoro in vista della pensione si sono ritrovati regole cambiate e ora dovranno aspettare 4 o 5 anni per poter incassare l’assegno, ma nel frattempo essi non possono ricevere il vecchio posto di lavoro e – vista la crisi economica e la loro età relativamente elevata – sono impossibilitati a trovarne uno nuovo.<br />
Gli esodati sono decine e decine di migliaia: un fiume in piena di esseri-numeri abbagliati dalla Terra Promessa di una lauta pensione retributiva vista attraverso una «finestra» Inps, esondati su un infido e inutile terreno paludoso alienato dal governo di salute pubblica agli arroganti e avidi pseudomercati neoliberali.</p>
<p>Spread II<br />
Gli imprenditori italici dichiarano in media € 18.170 di reddito.<br />
I loro dipendenti ben € 19.810.<br />
Anche questo un curioso mistero peninsulare.<br />
Chissà perché mai i primi con l’imprenditorialità che li caratterizza non abbiano ancora provato a scambiare i ruoli rinunciando a ben € 1.640, un medio stipendio mensile.</p>
<p>1 su 4!<br />
A – Il 25% (e oltre) dei bipedi italici tenuti a dichiarare i rdditi non dichiara nulla di IRPEF perché guadagnano appena € 10.700 annui e godendo di tutte le esenzioni del caso a carico della comunità.<br />
B – Poveretti, sono così impegnati a combattere la fame che fanno evadendo che non si accorgono neppure di essere ridicoli.<br />
C – Più ridicoli ancora sono gli altri tre quarti che continuano a pagare anche per loro stando zitti.</p>
<p>Integrazione IV<br />
A – Da cosa si vede se un extracomunitario si è integrato nelle abitudini italiche e può dirsi uno di noi?<br />
B – Lasciando dove capitta i propri rifiuti, trasformando una panchina, un giardinetto, un fosso in un immodezzaio.</p>
<p>Integrazione V<br />
A – Da cosa si vede se un extracomunitario si è integrato perfettamente nelle nostre abitudini diventando un neoitalico modello?<br />
B – Prelevando i propri pargoli da scuola – lasciati ormai nel dimenticatoio i chilometri fatti a piedi (tutta salute!) nelle steppe dell’Est europeo o nelle savane centro- o nordafricane per andare a scuola – parcheggiando in terza fila: che non abbiano a faticare spingendo una bicicletta per un chilometro, poveri bambini italici!</p>
<p>On the road I<br />
A – Da che cosa si riconosce un automobilista italico all’estero?<br />
B – Dal rispetto pignolo del limite di velocità e dal fermarsi alle zebre per far passare i pedoni.</p>
<p>On the road II<br />
A – Da che cosa si riconosce un turista italico all’estero?<br />
B – Dal ringraziare con la manina sorridendo gli automobilisti fermi alle zebre per farlo passare, come gli spetta di diritto.</p>
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		<title>Overbooking: Fabio Sebastiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 17:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Concerto per aforisma (quasi) solo”]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Sebastiani]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Spina]]></category>
		<category><![CDATA[Zonacontemporanea 2011]]></category>
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					<description><![CDATA[Aforismi: solo forme, only for me di Gigi Spina Bello poter scrivere la recensione di un autore che non si conosce personalmente. Primo vantaggio. E poi, il volume ha già una sorta di pre-recensione (di Raul Mordenti, “Il sacrificio della parola banale. A mo’ di introduzione” pp. 7-12). Secondo vantaggio. Terzo: anche l’autore, Fabio Sebastiani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Miss_tic_simple_compliqu_-225x300.jpg" alt="" title="Miss_tic_simple_compliqu_" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-41700" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Miss_tic_simple_compliqu_-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Miss_tic_simple_compliqu_.jpg 450w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p><strong>Aforismi: solo forme, only for me</strong><br />
di<br />
<strong>Gigi Spina</strong></p>
<p>Bello poter scrivere la recensione di un autore che non si conosce personalmente. Primo vantaggio. E poi, il volume ha già una sorta di pre-recensione (di Raul Mordenti, “Il sacrificio della parola banale. A mo’ di introduzione” pp. 7-12). Secondo vantaggio. Terzo: anche l’autore, Fabio Sebastiani – stiamo parlando e parleremo di “<a href="http://zonacontemporanea.it/concertoperaforisma.htm">Concerto per aforisma (quasi) solo”, Zonacontemporanea 2011 –</a> premette una ‘”Nota” (pp. 13-16), in cui fornisce a lettori e lettrici utili istruzioni per l’uso, accanto a una personale poetica dell’aforisma. La nota contiene, già all’inizio, un bell’aforisma: “L’epoca della ‘riproducibilità tecnica’ si è di fatto trasformata nel suo opposto, ovvero nella ‘tecnica della riproducibilità’”. Lo so, un po’ troppo ‘spiegato’ per essere un vero aforisma, ma tale da prepararci alle pagine che leggeremo con grande curiosità e, alla fine, con gran piacere della mente.</p>
<p>Fabio Sebastiani entra, col suo volumetto, in una tradizione nobile. Secondo Gino Ruozzi, uno dei massimi studiosi delle forme brevi, “in Italia l’attenzione per il genere dell’aforisma è notevolmente cresciuta nell’ultimo decennio, così da avere almeno in parte colmato un vuoto che ci separava dagli altri paesi europei, in particolare Francia e Germania” (introduzione a AA.VV., “Teoria e storia dell’aforisma”, Bruno Mondadori, Milano 2004, p. IX). Per capirne di più, un altro bel volume è “La brevità felice. Contributi alla teoria e alla storia dell’aforisma”, a cura di Mario Andrea Rigoni, Marsilio, Padova 2006. Ma soprattutto, per leggerne di più (di aforismi), fondamentali sono i due volumi dei Meridiani (Milano 1994,1996), curati da Gino Ruozzi, “Scrittori italiani di aforismi”.</p>
<p>Ora, pensare e scrivere aforismi è un’arte raffinata e particolare. Frutto di una ‘contrainte’, di un’autocostrizione. Voler ascoltare le sirene, ma farsi legare all’albero della nave per impedirsi di raggiungerle. Voler comunque usare le parole, ma legarsi alla forma breve per evitare il compiacimento dell’argomentazione. Cosicché la ciurma dei marinai, insomma lettori e lettrici, ti vedano contorcerti nel tormento della concisione e ne traggano spettacolo edificante.</p>
<p>Seneca, che di aforismi ne capiva, tant’è che ne regalava spesso, in forma di sententia, all’amico Lucilio, a suggello di molte lettere, faceva riferimento a un’esperienza musicale (epistola 108). La musica, del resto, come dirò meglio fra poco, organizza e modula gli aforismi di Sebastiani, fin dal titolo del volumetto.<br />
Seneca parlava della costrizione del verso rispetto alla prosa e della sua efficacia quando un filosofo inframmezza versi a precetti salutari, per farli penetrare più a fondo nelle menti degli ignoranti. E citava una riflessione di Cleante di Asso, filosofo stoico: quando soffiamo dentro una tromba,  il nostro soffio, incanalato dentro quel tubo lungo e stretto, attraverso l’apertura più ampia produce un suono più squillante. Così, la rigida costrizione del verso rende i nostri sentimenti più limpidi.<br />
Il concerto di Sebastiani per aforisma (quasi) solo si organizza, come ogni concerto che si rispetti, per movimenti musicali (tecnicamente ‘indicazioni agogiche’), che istruiscono gli strumenti (la voce, il pensiero, l’occhio del lettore/lettrice?) ad eseguire alla perfezione. 18 movimenti, dall’Adagio misterioso all’A piacere. Raul Mordenti fa già il punto nell’Introduzione; starà poi a ogni lettore/lettrice, come a un direttore d’orchestra, adattare alla sua sensibilità quelle istruzioni di esecuzione.</p>
<p>Ma c’è un’altra struttura che organizza gli aforismi e li divide in blocchi &#8211; caratteristica, del resto, che è d’obbligo per ogni libro di aforismi: di una ripartizione c’è bisogno, che sia tematica, cronologica, stilistica o di altro tipo. Ogni blocco, corrispondente a un movimento, si apre con un paio di righe in corsivo: aforisma esso stesso, il corsivo tematizza in qualche modo la sezione. A me sembra anche di individuare quasi sempre un legame fra l’ultimo aforisma della sezione e l’aforisma-corsivo della sezione successiva, quasi un riprendere il pensiero da un’angolazione diversa o, per meglio dire, con un diverso movimento. Anche in questo caso, sarà il lettore/lettrice ad aguzzare l’ingegno.<br />
Non conoscendo Sebastiani, ed essendo l’aforisma un punto di vista assolutamente e costitutivamente autobiografico, diciamo ‘il proprio modo di guardare il mondo’, lo immagino (certo, ho letto la sua ‘nota’ introduttiva) come uno scrittore intransigente, che al consumo usa-e-getta preferisce senza alcun dubbio il dono generoso della condivisione profonda, la sfida dell’interpretazione che genera altre interpretazioni, rinnovando continuamente un testo.</p>
<p>Ho deciso, mentre scrivevo questa recensione, di non citare nessuno degli aforismi di Sebastiani, per evitare quella sorta di ‘quale ti è piaciuto di più?’ o ‘cos’hai provato?’ che costringe &#8211; costrizione, questa sì, fastidiosa &#8211; i nostri sentimenti e i nostri pensieri in caselle strette di questionari d’incomunicabilità.<br />
Dico solo che ‘eseguire’ le sue pagine è stata un’esperienza importante, un passare in rassegna, attraverso lo sguardo di un altro, fasi e momenti della propria vita, allegri e tristi, spensierati e profondi, (ri)conquistare idee e perderne altre, consentire e dissentire, sbilanciarsi fra pessimismo e ottimismo (che poi, intelligenza e volontà non hanno accoppiamento fisso!); e, soprattutto, desiderare di saper pensare per aforismi, che sono il contrario delle verità assolute, dogmatiche e definitive. Proprio no: sono l’istantanea fedele della complessità, contro la semplicità della superficie.</p>
<p>Gli studiosi dell’aforisma fanno riferimento, tradizionalmente, all’etimologia greca della parola: definire, segnare un confine, distinguere (il verbo ‘horízo’), a partire da (la preposizione ‘apó’). Da grecista, mi piacerebbe invece &#8211; anche se so che non è possibile &#8211; che nel composto si sentisse il verbo ‘horáo’, il verbo dello sguardo, del vedere, quello stesso dell’ ‘idea’. Perché, cos’altro è un aforisma se non esercitare gli occhi della mente a guardare le sirene e descriverle al meglio, con poche e essenziali parole, senza farsene vittima?      </p>
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		<title>Aforismi incompiuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 06:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Ricci]]></category>
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					<description><![CDATA[[Dopo pressante richiesta da parte dei fan (?!?), proprio come la scorsa estate, eccovi un gradito (!?!) ritorno. G.B.] di Luca Ricci Era annichilito perché non ci può essere un eccesso di lucidità. Il sogno di ogni apocalittico perbene: adombrarsi a tal punto da adombrare il creato. &#8211; Io sono passato alla storia. &#8211; Io [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Marchesa_Luisa_Casati_with_a_Greyhound.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Marchesa_Luisa_Casati_with_a_Greyhound.jpg" alt="" title="Marchesa_Luisa_Casati_with_a_Greyhound" width="176" height="320" class="alignleft size-full wp-image-39896" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Marchesa_Luisa_Casati_with_a_Greyhound.jpg 176w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/08/Marchesa_Luisa_Casati_with_a_Greyhound-165x300.jpg 165w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></a><br />
[<em>Dopo pressante richiesta da parte dei fan (?!?), proprio come la scorsa estate, eccovi un gradito (!?!) ritorno</em>. G.B.]</p>
<p>di <strong>Luca Ricci</strong></p>
<p>Era annichilito perché non ci può essere un eccesso di lucidità. </p>
<p>Il sogno di ogni apocalittico perbene: adombrarsi a tal punto da adombrare il creato.</p>
<p>&#8211; Io sono passato alla storia.<br />
&#8211; Io sono passato <em>attraverso </em>la storia.</p>
<p>La metafisica era il <em>chewing-gum</em> dell&#8217;antichità.</p>
<p>Almeno così: ognuno <em>aperto </em>nel proprio dolore.<br />
<span id="more-39895"></span><br />
&#8211; Non fa niente?-<br />
&#8211; Al contrario, <em>faccio </em>niente-</p>
<p>Dava spiegazioni sovrannaturali a eventi quotidiani.</p>
<p>Devo assolutamente riuscire a dormire di notte, per smettere di sentirmi <em>gomito a gomito</em> con Dio.</p>
<p>Pensava di pensare e invece si confessava.</p>
<p>L&#8217;indole superficiale sembra dotata di sensi difettosi.</p>
<p>Era un vulcano che eruttava lacrime.</p>
<p>Nell&#8217;esistenza di ognuno c&#8217;è un angolo svoltato che non smettiamo di <em>raddrizzare </em>mentalmente…</p>
<p>Gli erotomani vanno alla radice dell&#8217;incontentabilità…</p>
<p>Ammiro chi <em>fa </em>il frivolo, ammiro la fatica dell&#8217;emersione, lo sforzo di tenere la testa fuori dall&#8217;acqua…</p>
<p>Accumulare, ed eventualmente sperperare, solo e soltanto <em>essere</em>.</p>
<p>Domanda semplice: perché la società del benessere e la società del malessere coincidono?</p>
<p>Nota sociologica: l’umanità si divide in <em>una </em>categoria.</p>
<p>E’ iniziato tutto per caso: perché al momento degli addii non ce lo ricordiamo mai?</p>
<p>Le persone in profondità sono tutte uguali: <em>frignano</em>.</p>
<p><em>Smetterla </em>è l’unico rischio di chi pensa davvero.</p>
<p>Domani è un’altra <em>notte</em>.</p>
<p>A tutti i nati morti: più la vita è breve più rimane divinamente inintelligibile.</p>
<p>Future cause di morte: <em>lucidità </em>prematura.</p>
<p>Le verità erano così poche, che non capiva come faceva a confondersi.</p>
<p>Riassunto della storia dell’umanità: dalla paura dell’ignoto alla paura del noto.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>50 aforismi #4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 06:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Ricci]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[Morte/Umanità/Amore/Suicidio di Luca Ricci Avere voglia di farla finita e temporeggiare per non bruciarsi l’ultima illusione. Mary Poppins alle quattro del mattino: basterebbe un poco di veleno e non ci sarebbe più bisogno di nessuna pillola. Quando neanche il desiderio di non avere più desideri rimane vivo. &#8211; A chi va la sua ammirazione? &#8211; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/suicidio1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/suicidio1.jpg" alt="" title="suicidio" width="300" height="231" class="alignnone size-full wp-image-36301" /></a> Morte/Umanità/Amore/<strong>Suicidio</strong></p>
<p>di <strong>Luca Ricci</strong></p>
<p>Avere voglia di farla finita e temporeggiare per non bruciarsi l’ultima illusione.</p>
<p>Mary Poppins alle quattro del mattino: basterebbe un poco di veleno e non ci sarebbe più bisogno di nessuna pillola.</p>
<p>Quando neanche il desiderio di non avere più desideri rimane vivo.<br />
 <span id="more-36149"></span><br />
&#8211; A chi va la sua ammirazione?<br />
&#8211; A quanti abbiano scoraggiato gli altri a proseguire. </p>
<p>Ammazzarsi. L&#8217;ipotesi di <em>barare </em>con Dio, non sapeva, non poteva sapere, se più vile o più nobile. </p>
<p>Ogni vizio intrapreso porta con se il fascino del suicidio <em>diluito</em>.</p>
<p>&#8211; Perché vuole morire?<br />
&#8211; Perché non mi emancipo da ciò di cui prendo coscienza.</p>
<p>Piuttosto che ammazzarmi mi ammazzo: non si dovrebbe parlare del suicidio senza riuscire ad esaltarlo e condannarlo contemporaneamente.<br />
 &#8211; Un rischio per chi pensa davvero?<br />
&#8211; <em>Smetterla</em>.</p>
<p>Certe mattine al risveglio si deve soltanto pensare che bisognerebbe abolirlo.</p>
<p>Suicidarsi è l&#8217;atto <em>erudito </em>per eccellenza.</p>
<p>&#8211; Io sono un iconoclasta.<br />
&#8211; Si è tagliato le vene?</p>
<p>Scorciatoie che <em>allungano </em>il cammino: sull&#8217;orlo del suicidio non si può non tenerlo presente.</p>
<p>&#8211; Che cosa ha fatto per l&#8217;umanità?<br />
&#8211; L&#8217;ho sollevata dal peso di sopportarmi.</p>
<p>Avere voglia, per riuscire nella vita, è fondamentale. Tanto per intendersi, anche per ammazzarsi bisogna <em>avere voglia</em>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>50 aforismi #3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 06:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Ricci]]></category>
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					<description><![CDATA[Morte/Umanità/Amore/Suicidio di Luca Ricci Il dramma degli amanti: la bile delle coccole e il miele dei litigi. Scoprire che Dio ha agito per una delusione d’amore… L’amore è tutto nella vita. Quando finisce. Sferrava amore alla cieca. L&#8217;amore è il gioco della Storia in scatola. Chiunque può diventare un dittatore. Cominciava a smettere d’amare dopo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/amore1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/amore1.jpg" alt="" title="amore" width="165" height="325" class="alignnone size-full wp-image-36299" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/amore1.jpg 165w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/amore1-152x300.jpg 152w" sizes="(max-width: 165px) 100vw, 165px" /></a> Morte/Umanità/<strong>Amore</strong>/Suicidio</p>
<p>di <strong>Luca Ricci</strong></p>
<p>Il dramma degli amanti: la bile delle coccole e il miele dei litigi.</p>
<p>Scoprire che Dio ha agito per una delusione d’amore…</p>
<p>L’amore è tutto nella vita. Quando finisce.<br />
<span id="more-36148"></span><br />
Sferrava <em>amore </em>alla cieca.</p>
<p>L&#8217;amore è il gioco della Storia in scatola. Chiunque può diventare un dittatore.</p>
<p>Cominciava a smettere d’amare dopo la dichiarazione d’amore.</p>
<p>In fondo perdere in amore vuol dire arrivare <em>secondi</em>.</p>
<p>&#8211; Vi siete lasciati?<br />
&#8211; Ci siamo detti per tutta la vita addio.</p>
<p>L&#8217;amore è interessante, se non altro perché rende magnificamente energici ma <em>improduttivi</em>…</p>
<p>Tattiche d’approccio: approcciarne un’altra.</p>
<p>&#8211; E’ stato un matrimonio splendido.<br />
&#8211; Sì, davvero un momento <em>ripetibile</em>.</p>
<p>Ci amavamo, ma baciavamo altri che amavano altri ancora.</p>
<p>A un certo punto si smette di soffrire per amore, ci tappano e ci calano in una fossa.</p>
<p>Consolazioni: un amore non corrisposto è meglio di un odio non corrisposto.</p>
<p>Chiodo <em>rievoca </em>chiodo.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>50 aforismi #2</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/08/04/50-aforismi-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 06:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Ricci]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Morte/Umanità/Amore/Suicidio di Luca Ricci Aveva faticosamente imparato quello che altri semplicemente sapevano. Un ribelle a cui viene spiegato per filo e per segno a cosa ribellarsi. Scommetteva sulla propria incoerenza, e vinceva sempre. Gli dettero del pornografo perché riusciva a vedere sempre e soltanto l&#8217;uomo svestito dalla Storia. Era talmente nel pallone che non la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/umanità1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/08/umanità1.jpg" alt="" title="umanità" width="146" height="320" class="alignnone size-full wp-image-36300" /></a> Morte/<strong>Umanità</strong>/Amore/Suicidio</p>
<p>di <strong>Luca Ricci</strong></p>
<p>Aveva faticosamente imparato quello che altri semplicemente <em>sapevano</em>.</p>
<p>Un ribelle a cui viene spiegato per filo e per segno a cosa ribellarsi.</p>
<p>Scommetteva sulla propria incoerenza, e vinceva sempre.<br />
  <span id="more-36147"></span><br />
Gli dettero del pornografo perché riusciva a vedere sempre e soltanto l&#8217;uomo svestito dalla Storia.</p>
<p>Era talmente nel pallone che non la smetteva più di razionalizzare.</p>
<p>La sua specialità consisteva nel distruggere il suo campo di specializzazione.</p>
<p>Era un capolinea in movimento.</p>
<p>&#8211; Ha molti detrattori?<br />
&#8211; Intende fuori o dentro di me?</p>
<p>&#8211; Come mai tutti questi silenzi, tutta questa immobilità?<br />
&#8211; Sono refrattario al contingente. </p>
<p>Da persona debole qual&#8217;era, non riuscì mai a contrastare efficacemente la sua volontà di ferro.</p>
<p>Aveva un solo rimpianto: non aver studiato abbastanza da evitare l’introspezione.</p>
<p>Disprezzava l&#8217;universo, ma chiudeva un occhio sulla minuzia di farne parte.</p>
<p>Si godeva il mondo con il vantaggio dell&#8217;ignoranza.</p>
<p>&#8211; Lei è pacifista?<br />
&#8211; Vorrei, ma ogni uomo è un <em>esercito</em>.</p>
<p>Aveva aperto una libreria immaginaria di libri soltanto suoi, appena sussurrati al cuscino, nei dormiveglia delle notti e dei giorni.</p>
<p>Ebbe la fortuna svergognata di fare bancarotta per primo.</p>
<p>Barattò tutte le certezze scientifiche per un&#8217;unica, definitiva farneticazione metafisica.</p>
]]></content:encoded>
					
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