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	<title>Alain Joxe &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Meditazioni joxiane #5</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 May 2004 23:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Alain Joxe]]></category>
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					<description><![CDATA[di Dario Voltolini La funzione di Israele, popolo fiero al servizio dell&#8217;impero, o dell&#8217;impero a servizio di Israele sulla minuscola, riarsa e desertica Palestina mandataria non è più utilizzabile rispetto all&#8217;equilibrio regionale. L&#8217;unico ruolo di Israele, dunque, sembra risiedere nella creazione di un prototipo di guerra urbana di periferia, priva di prospettive di pace ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img loading="lazy" alt="war-paint.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/war-paint.jpg" width="300" height="260" align="left" border="0" hspace="4" vspace="2" />La funzione di Israele, popolo fiero al servizio dell&#8217;impero, o dell&#8217;impero a servizio di Israele sulla minuscola, riarsa e desertica Palestina mandataria non è più utilizzabile rispetto all&#8217;equilibrio regionale. L&#8217;unico ruolo di Israele, dunque, sembra risiedere nella creazione di un prototipo di guerra urbana di periferia, priva di prospettive di pace ma in grado di delimitare perimetri di sicurezza in stile apartheid, modello che potrebbe servire a livello globale nella maggior parte delle metropoli del Sud del mondo e tecnicamente interessante per i militari statunitensi. L&#8217;asservimento di Israele a un simile interesse imperiale è ormai del tutto suicida.<br />
<span id="more-420"></span><br />
<strong>Il paragrafo riportato qui sopra si trova nella prefazione all&#8217;edizione italiana al <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838348030/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8838348030&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank">libro</a> di Joxe [pag.19]. Siccome è stata scritta nel luglio del 2003, è la parte più recente del volume. Sono passati alcuni mesi e l&#8217;unica cosa che mi sembra sia cambiata nella situazione che Joxe analizza è che a quel tempo la guerra in Iraq poteva dirsi conclusa, mentre oggi non sappiamo più cosa dire.</strong><br />
<strong><br />
Israele è il punto cruciale. Si dice che Israele sia l&#8217;unica democrazia da quelle parti. Bene. Vediamo una questione attinente alla democrazia (alle democrazie):</strong></p>
<p>La situazione odierna pone alle democrazie nate dalle rivoluzioni antimonarchiche (inglese, francese o americana) e a tutta la loro discendenza un problema molto serio: decapitando il re (oppure cacciandolo), le democrazie perseguivano l&#8217;obiettivo del trasferimento della sovranità al popolo, ai cittadini, diventati per sempre autonomi, liberi dinnanzi allo stato, uguali rispetto ai nobili e persino fraterni con il clero. Questa rappresentazione strategica della pace di stato viene messa in discussione: oggi la sovranità sottratta agli stati-nazione viene per ciò stesso sottratta tanto ai popoli quanto ai re. Non appartiene neppure ai &#8220;tecnocrati&#8221;, bensì alle grandi imprese e all&#8217;interno di queste – per il momento – ai dirigenti piuttosto che agli azionisti, ossia al parlamento delle imprese in cui si vota per censo. Gli azionisti possono sanzionare l&#8217;impresa vendendone le azioni, i mercati rifiutando di acquistarle, ma la vera strategia opera attraverso la diplomazia delle fusioni e acquisizioni, una diplomazia più segreta e spettacolare di quella dei re del passato [pag. 38].</p>
<p><strong>Il Potere è dunque per ora in mano ai dirigenti d&#8217;azienda. Le dinamiche diplomatiche del Potere sono movimenti di acquisizione e fusione (e fallimento, sovrastima, e così via, verrebbe da dire; o è tecnicamente sbagliato? non lo so). Il potere dei tecnocrati sembra ancillare al Potere, quindi. I tecnocrati per un verso, gli azionisti per un altro verso, non possiedono sovranità. E i militari?</strong></p>
<p><strong>L&#8217;evoluzione bombardesca della strategia clintoniana dell&#8217;allargamento del mercato delle imprese pone la questione se esista un Potere finanziario e un suo braccio militare, oppure due Poteri, uno finanziario e uno militare, o un solo Potere finanziario e militare e così via. Il fatto principale però resta questo, che sia le imprese, sia i bombardieri, sia la tecnologia, vedono una supremazia totale degli Stati Uniti. L&#8217;identificazione degli Stati Uniti con il Potere è dunque quasi impossibile da evitare. Eppure concettualmente bisogna mantenere una distinzione. Infatti in quanto democrazia gli Stati Uniti sono nella condizione delle altre democrazie (tra cui Israele, l&#8217;Argentina, noi), che è quella di una perdita di sovranità. La democrazia americana, con tutto il suo indotto simbolico e politico e le sue fondamenta storiche e le ramificazioni nell&#8217;immaginario e nella vita culturale dell&#8217;occidente e chi più ne ha più ne metta, è ancora sovrana? Pensiamo agli Stati Uniti con schizofrenia palese tutti quanti, destra sinistra sopra e sotto, pensandola come democrazia nei giorni pari e impero nei giorni dispari. L&#8217;esito di questa schizofrenia è soltanto riempire palinsesti e colonne, invitare ospiti e dare o togliere la parola. Ma se invece fosse che gli Stati Uniti come concentrazione di aziende leader sono il principale nemico delle democrazie, compresa quella degli Stati Uniti? Quali Stati Uniti starebbero quindi esportando quale democrazia all over the world? </strong></p>
<p><strong>Parliamo dei morti americani in Iraq, che Joxe non poteva contare quando scriveva il suo libro. Non sono forse i morti della democrazia americana voluti dall&#8217;impero? Quanti dovranno essere prima che la sindrome del Vietnam ritorni a fare capolino nell&#8217;elettorato americano?</strong></p>
<p><strong>Un giorno dello scorso anno fui chiamato a &#8220;incontrare gli studenti delle scuole&#8221; in piena mobilitazione pacifista sventolante dalle finestre delle case italiane. Una cosa organizzata dalle istituzioni (un assessorato, credo all&#8217;istruzione, se ricordo bene). Alla massa vociante e pacifista non sapevo cosa dire. Siccome ero contrario all&#8217;intervento in Iraq, sono andato a fare quello che ritenevo un atto coerente. Certo che il collega scrittore Tawfik aveva più cose da dire di me, lui che è iracheno (è nato in quella che si chiamava Ninive: questa cosa mi fa sempre una certa impressione). Ma insomma, anche se ormai nessuno ascoltava più – le masse vocianti, pacifiste o no, non hanno mica intenzione di ascoltare niente – borbottai qualcosa di sufficientemente irrilevante da non dovermene vergognare fino al termine dei miei giorni. Ma una cosa mi venne in mente come un&#8217;illuminazione, e provai a dirla. Dissi: &#8220;Tra qualche tempo, mesi, anni non so, tutte le diverse anime che oggi sono unite nel comune movimento pacifista dovranno confrontarsi non solo tra di loro, ma anche con il problema di come fare a uscire da questo culo di sacco in cui ci stiamo andando a mettere&#8221;. Si trattava di mesi.</strong></p>
<p><strong>Oggi persino Silvio è alle prese con questo problema. Figuriamoci i pacifisti.</strong></p>
<p><strong>E Israele?</strong></p>
<p>Di fronte alla &#8220;barbarie&#8221; delle guerre del nostro tempo, ammettendo che le loro cause siano attuali, si deve anche riconoscere che il peggio è sempre possibile: si può immaginare che in certe condizioni la violenza politica si sviluppi come un inferno razionale, organizzato con una logica fredda, e che i suoi responsabili siano disposti ad accettare di praticare la crudeltà senza odio e senza timore. Il ricordo del nazismo deve aiutarci a immaginare tale evoluzione come globalmente possibile, così come lo fu in Europa sotto il tallone di Hitler, delle Ss, dei campi e della Shoah [pag. 25].</p>
<p><strong>Io ammetto una volta ancora la mia difficoltà a vedere una linea di continuità nella difesa dei valori democratici che passi pel la Shoah e arrivi a vedere Israele come nemico. Questo passaggio mi riesce quasi impossibile. Ma forse intravedo nella dinamica di sottrazione della sovranità agli stati-nazione da parte dell&#8217;impero la possibilità di considerare Israele (in quanto democrazia) e gli Stati Uniti (in quanto democrazia) vittime loro pure delle strategie imperiali (degli Stati Uniti come impresa-tecnologia-esercito e di Israele come suo esperimento sul campo). Qual è il soggetto che può opporsi alla politica dell&#8217;impero? Secondo Joxe – e qui ammetto di non riuscire a immaginare come – deve rientrare in gioco il concetto di &#8220;repubblica&#8221;:</strong></p>
<p>&#8230;oggi si pone la questione di uno spirito repubblicano di sinistra su scala europea, se vogliamo che l&#8217;Europa sia una democrazia e agisca efficacemente sul tipo di globalizzazione imposto attualmente dall&#8217;impero [pag. 54].</p>
<p><strong>Joxe si dichiara ottimista. Come conseguenza a una premessa. Ecco premessa e conseguenza:</strong></p>
<p>Già per Aristotele, è sempre la giustizia, nata da un rapporto di forza, che genera la fratellanza, non è la fratellanza che genera la giustizia. Ma secondo Clausewitz, le forze morali concorrono alla costituzione delle forze politiche allo stesso titolo di quelle militari. Le convinzioni etiche veicolate dalle religioni o da qualunque altro sistema di valori fanno certamente parte dei rapporti di forza. Non sono le forze che mancano, si tratta di ripensare la loro organizzazione, a dispetto della rottura del patto tra i popoli e gli stati e malgrado i nuovi patti segreti tra gli stati e le imprese.</p>
<p>Per questa ragione, a dispetto del carattere atroce del mondo contemporaneo, continuo a pensare che si possa fondare una ricerca ottimista, a partire dalle origini stesse della repubblica come protezione del popolo sovrano. Questa definizione di Hobbes è &#8220;predemocratica&#8221; [pag. 57].</p>
<p><strong>Prima di vedere più da vicino cosa intende Joxe, vorrei citare ancora due passaggi, a mo&#8217; di pensieri della notte. Sono due pensieri sul socialismo.</strong></p>
<p><strong>Il primo:</strong></p>
<p>I populisti e i socialisti di oggi sono pronti ad affermare, tanto in linea di principio quanto nei fatti, la loro solidarietà con le classi sfruttate del Terzo mondo? Con i gulag cinesi? Con i bordelli thailandesi? con le ragazzine malesi? Con le prigioni dell&#8217;Alabama? Non ne sarei per niente sicuro [pag. 53].</p>
<p><strong>Il secondo:</strong></p>
<p>L&#8217;analisi imperiale manca di strumenti di analisi a memoria lunga, e coltiva sistematicamente la convinzione che la caduta dell&#8217;Urss abbia rappresentato la fine del socialismo reale, mentre si può egualmente pensare che ne costituisca l&#8217;inizio [pag. 162].</p>
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		<title>Meditazioni joxiane #1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dario voltolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2004 14:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Alain Joxe]]></category>
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					<description><![CDATA[di Dario Voltolini Ho deciso di darmi alla meditazione. Il testo su cui mediterò è il libro di Alain Joxe L&#8217;impero del caos. Guerra e pace nel nuovo disordine mondiale, Sansoni 2003. Io non ho né la cultura, né l&#8217;inclinazione per discutere dei temi affrontati in questo libro, tuttavia mi sembra così importante che mi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dario Voltolini</strong></p>
<p><img loading="lazy" alt="Alin Joxe.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/Alin%20Joxe.jpg" width="96" height="124" align="left" border="0" hspace="4" vspace="2" /> Ho deciso di darmi alla meditazione. Il testo su cui mediterò è il libro di Alain Joxe <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8838348030/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8838348030&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong>L&#8217;impero del caos. Guerra e pace nel nuovo disordine mondiale</strong></a>, Sansoni 2003.</p>
<p>Io non ho né la cultura, né l&#8217;inclinazione per discutere dei temi affrontati in questo libro, tuttavia mi sembra così importante che mi ci provo.</p>
<p>Comincio riportando uno stralcio di un testo di Ralph Peters che Joxe cita incorniciandolo.<br />
<span id="more-374"></span><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Siamo entrati in un&#8217;era di conflitto costante&#8230; Finora, la storia si è presentata in termini di ricerca di informazioni. Oggi, la sfida consiste nel gestire l&#8217;informazione. Coloro che sono in grado di scegliere, dirigere, sintetizzare e applicare le conoscenze adeguate risulteranno vincenti dal punto di vista professionale, finanziario, politico, militare e sociale. Noi, i vincitori, saremo una minoranza.</p>
<p>Per le masse mondiali devastate dall&#8217;informazione che non possono gestire e interpretare efficacemente, la vita è difficile, brutale e corto-circuitata. Il ritmo generale del cambiamento ci sommerge, e l&#8217;informazione ne rappresenta, allo stesso tempo, il motore e il segno. In ogni paese, coloro che non sono in grado di comprendere il nuovo mondo, di trarre profitto dalle sue incertezze, di adattarsi alla sua dinamica, diverranno nemici violenti dei loro governi, dei loro vicini più fortunati e, in ultima istanza, degli Stati Uniti. Stiamo entrando in un nuovo secolo americano, nel corso del quale diverremo ancora più ricchi, ancora più preponderanti dal punto di vista culturale e sempre più potenti. Susciteremo odi che non hanno precedenti [&#8230;]</p>
<p>Non ci sarà la pace. In ogni momento, durante tutta la nostra vita, avranno luogo numerosi conflitti, in forme mutevoli, sparsi per tutto il mondo. Le prime pagine dei giornali parleranno dei conflitti violenti, ma le lotte culturali ed economiche risulteranno costanti e, in definitiva, più decisive. Il ruolo che <em>de facto </em>dovranno svolgere le forze armate americane sarà quello di rendere il mondo un luogo sicuro per la nostra economia e uno spazio aperto per la nostra dinamica culturale. Per ottenere simili risultati ci toccherà assumerci la responsabilità di un certo numero di massacri (<em>a good amount of killing</em>).</p>
<p>Stiamo costruendo un sistema militare fondato sull&#8217;informazione che sia in grado di realizzare questi massacri. Necessiteremo senza dubbio di una discreta quantità di potere muscolare, tuttavia buona parte della nostra arte militare consisterà nel sapere del nemico più di quanto egli sappia di se stesso, nel manipolare i dati allo scopo di ottenere una maggiore efficacia della nostra azione, nel privare i nostri avversari della possibilità di comportarsi in maniera analoga. Ciò necessiterà di un notevole apporto tecnologico, che tuttavia sarà costituito dai vampiri budgettari quali i bombardieri o i sottomarini d&#8217;attacco, quanto da strumenti di supporto alla fanteria o ai marine che operano sul terreno. Si tratta di tecnologie che permettono in ogni momento di prendere la decisione giusta, che aiutano a uccidere in maniera adeguata e a sopravvivere nei [&#8230;] campi di battaglia multidimensionali della guerra urbana.</p>
<p>Ralph Peters, <em>Constant Conflict</em>, in &#8220;Parameters&#8221;, estate 1997, pp. 4-44</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>da <strong>Joxe </strong>p. 161</em></p>
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