<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Albrecht Dürer &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/albrecht-durer/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 16 Jan 2020 21:26:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Fotografie da Norimberga e dintorni</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/01/18/fotografie-da-norimberga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 06:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Albrecht Dürer]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografie da norimberga]]></category>
		<category><![CDATA[marco viscardi]]></category>
		<category><![CDATA[norimberga]]></category>
		<category><![CDATA[Ornella Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[prose di viaggio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=82210</guid>

					<description><![CDATA[&#160; di Marco Viscardi Il cavaliere di Bamberga risale alla metà del Duecento, ma è così medievale che pare un falso ottocentesco. Se fosse un falso, sarebbe kitsch e basta, invece è un cavaliere nel senso più concreto e reale: un giovane uomo a cavallo, nessuna armatura, nessuna retorica di pennacchi e blasoni, ma il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_82213" aria-describedby="caption-attachment-82213" style="width: 850px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-82213" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n.jpg" alt="" width="850" height="610" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n.jpg 850w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n-300x215.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n-768x551.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n-250x179.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n-200x144.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/01/81349884_4075311259161208_6640133445227905024_n-160x115.jpg 160w" sizes="(max-width: 850px) 100vw, 850px" /><figcaption id="caption-attachment-82213" class="wp-caption-text">Homes in Nurnburg, Germany, ca. 1857</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <strong>Marco Viscardi</strong></p>
<p>Il cavaliere di Bamberga risale alla metà del Duecento, ma è così medievale che pare un falso ottocentesco. Se fosse un falso, sarebbe kitsch e basta, invece è un cavaliere nel senso più concreto e reale: un giovane uomo a cavallo, nessuna armatura, nessuna retorica di pennacchi e blasoni, ma il silenzio di una tunica che, secondo alcuni, è stata rosso imperiale al tempo in cui le statue erano colorate. In testa non ha elmo ma corona. Anonimo e misterioso, il giovane a cavallo non è un <em>everyman</em>, non rappresenta ognuno, ma la sua individualità si è costruita attraverso una storia smarrita col passare del tempo. Oggi nessuno è in grado di dargli davvero un nome. Grava con tutto il suo peso di pietra su una improbabile mensola nel Duomo di Bamberga. Consapevole della sua importanza, sicuro del suo ruolo, questo uomo a cavallo è entrato in chiesa da un mondo altro e guarda verso l’altare, alla ricerca del Cristo che l&#8217;ha folgorato.</p>
<p>Gli altari di queste chiese fanno pensare ai palchi dei cervi, agli alberi che crescono e diventano sempre più robusti, ramificandosi di continuo, geminando, digredendo, aprendosi a nuove possibilità. Il cavaliere, forse la prima scultura equestre in Europa dopo i Greci, non è stanco ma odora di bosco e di strada percorsa; sovverte tutte le distinzioni fra scultura classica e medievale. Ricordo la torsione del collo, la fatica di voltarsi e di restare così, dal Duecento, incurante dei crolli degli imperi e delle fedi, indifferente al passaggio delle generazioni che quotidianamente camminano sotto e lo guardano. Completamente preso dalla sua vocazione, dalla chiamata ricevuta, alla ricerca di un Dio che l’ha scelto e che lui continua a cercare.</p>
<p style="text-align: center;">____</p>
<p>Qui ci vorrebbe un ponte logico, un nesso per dare l’idea di un passaggio che è oppositivo solo in apparenza, ma in realtà è perfettamente consequenziale. Una congiunzione che scardini il rischio di vanitoso spaventare i borghesi, ma che leghi tutto in un legame creaturale. Leghi in un legame. Creaturale. Perché quel cavaliere di pietra rimanda a Dürer, già malato e vecchio a cinquantatré anni, che si fa ricavare un gabinetto, inteso proprio come cesso, abusivo nella grande stanza della cucina – idea oggi discutibile, ma a Napoli ne ho viste di case abitate da fuorisede con lo stesso bagno in cucina, anche senza Dürer.</p>
<p>A Dürer, che aveva una delle più grandi case di Norimberga, veniva difficile salire le scale per liberarsi, alleggerirsi dai pesi del mondo, evacuare nel bagno ufficiale. E lo capisco, a Norimberga, fra birra e salsicce, il corpo ha spesso bisogno di ritrovarsi a suo agio. Nella casa di Dürer, dopo due guerre mondiali, la distruzione degli imperi, l’usura delle cose, di originale resta lo spazio abusivo del gabinetto. La sola cosa che resta com’era e che Dürer ha effettivamente visto, è il vano, letteralmente il vuoto, di questa latrina fuorilegge. E per poco non l’obbligavano a pagarci una tassa, ma poi la città l’ha graziato, per rispetto alla sua grandezza. Questo Dürer che meditava Lutero e non aveva la forza di trattenere gli umori, in balìa di forze, trascendenti e fisiche, maggiori di lui. Così il cavaliere è corpo e anima, visibile nella sua permanenza di pietra e anche Dürer è stato anima e corpo, ma ora è assente, resta il vuoto, una porta scura, di legno, che segna l’ingresso in uno spazio altro, allestito di nascosto, creato dove non dovrebbe essere.</p>
<p style="text-align: center;">____</p>
<p>Altro ponte che non ho, ponte pericolante, in discesa malinconica. La miseria umana sta in relazione agli animali. Non so come i figli cambino la visione delle cose, mi rendo conto di come il mio cane Ulisse cambi il mio approccio verso gli animali e come in ogni bestia, io veda la mia bestia, la riconosca nei modi di muoversi, di guardare, nell’espressione che tutti hanno pur senza avere espressione. In quel loro sguardo che a noi sembra una continua richiesta. Gli animali esistono e basta, forse sono loro l’eternità. Gli animali non sono nel tempo. Due guerre mondiali, imperi caduti, angeli della storia spennati e tristi, per loro non esistono. La miseria umana: gli animali arsi in Australia, le scimmie morte in uno zoo tedesco che ha preso fuoco per i botti di Capodanno. La miseria umana del presepe all’aperto che vedo a Norimberga: con animali, ma senza Cristo, senza bambino. All’aperto, con l’invito a dare una mancia per fare una foto alle bestie da baraccone: capra, asino, lama. L’asino da solo è un piccolo mondo rabbioso, rassegnato e triste, ma c’è anche il cammello. L’essere vivente più imponente che abbia mai visto. (Avrò visto elefanti da piccolo?). I vecchi che ancora ricordano i motti e i modi del dire, ricordano che è definito «nave del deserto», e vederlo fa davvero pensare a una nave. Gigantesco e docile, seduto era una nave ormeggiata, rassegnata. Una nave pensosa, col collo gigantesco. Una nave con gli occhi. Esposto per una <em>tip</em> in cambio di un <em>click</em>.</p>
<p style="text-align: center;">____</p>
<p>I giocattoli, le bambole, sono anche loro fuori dal tempo. La vecchia delle bambole è anche lei fuori dal tempo, imperi, guerre e tutte quelle cose lì, le conosce ma credo le interessino. Il suo tempo non è epico, non esiste un passato assoluto separato da un presente ingrato: per lei tutto è continuità e forse compresenza. Il suo negozio è in un palazzo che ha cinquecento anni, come la scala in legno che ci fa vedere, ricavata da un solo albero. Delle migliaia di pezzi che ha in negozio conosce le origini, le provenienze, le date, almeno il decennio di appartenenza. Non è detto che quello che dice sia vero dal punto di vista delle cronache e dei calendari, ma è vero in quello spazio. Poi io di questa vecchina dall’età indefinita (sessanta mal portati? Quasi cento ben tenuti?), mi fido, mi fido delle sue cronache e dei suoi almanacchi, è una memoria delle cose, delle cose che vanno e vengono e non si possono trattenere; niente si può trattenere.</p>
<p style="text-align: center;">____</p>
<p>Nel tempo viveva il signore che emozionato mi ha fatto vedere una sua foto di cinquant’anni prima nella stessa panca, un po’ lubrica, dove eravamo seduti nella antica birreria del mercato dei maiali. Per la prima volta dopo cinquant’anni è tornato in quel posto e ricordava tutto. La foto era piccola, la lucidità del nero aveva invaso le cose. Si vedeva appena l’argento – forse il ferro – delle stoviglie sulla mensola. Il formato di quella foto era lo stesso di quelle di mio padre quando era soldato di leva. Ma lì i colori sono rimasti. Per cinquant’anni, una vita, famiglia, figli, in cui c’era anche il ricordo di quel posto che poi il secondo giorno del nuovo anno, del quasi nuovo decennio, ha finalmente rivisto. Nel tempo viveva la signora triste, col cane Holly ‘she is a old english Bulldog, she’s old but charming’ nel suo inglese metallico, nel suo inglese tedesco di signora un po’ sola, che beve tre bicchieri di bianco e un po’ oscilla per tornare a casa. Ma per fortuna ha Holly, an old but charming dog, che la protegge sul suo cammino.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le armate spettrali di Bergamo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/07/13/le-armate-spettrali-di-bergamo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 05:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[1517]]></category>
		<category><![CDATA[Albrecht Dürer]]></category>
		<category><![CDATA[Heinz Schilling]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Lutero]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Romano A. Fiocchi]]></category>
		<category><![CDATA[saggio storico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=74660</guid>

					<description><![CDATA[di Romano A. Fiocchi Heinz Schilling, 1517. Storia mondiale in un anno, Keller editore, 2017. Heinz Schilling è professore di Storia moderna. Per quanto tedesco, il suo libro di ben 383 pagine si apre con la cronaca di una strana battaglia combattuta nel dicembre 1517 a Verdello, frazione di Bergamo. Davanti a un boschetto, due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-74661" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1517.jpg" alt="" width="395" height="538" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1517.jpg 395w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1517-220x300.jpg 220w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1517-250x341.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1517-200x272.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/06/1517-160x218.jpg 160w" sizes="(max-width: 395px) 100vw, 395px" />di <b>Romano A. Fiocchi</b></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Heinz Schilling</b>, <i>1517. Storia mondiale in un anno</i>, Keller editore, 2017.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Heinz Schilling è professore di Storia moderna. Per quanto tedesco, il suo libro di ben 383 pagine si apre con la cronaca di una strana battaglia combattuta nel dicembre 1517 a Verdello, frazione di Bergamo. Davanti a un boschetto, due armate guidate dai reciproci sovrani con tanto di vessilli, trombe, tamburi, e composte di fanti, cavalieri, artiglieria, si scontrano sino all’ultimo sangue. Poi spariscono. Sono spettri. E come tutti gli spettri sono un presagio di ciò che sta per accadere: eventi celesti, intemperie, rincari, carestie, epidemie, guerre. Non è così solo per quei pochi che vanno oltre la superstizione del popolo non istruito e sanno leggere la realtà per quello che è: l’esalazione di mucchi di letame che l’inverno rigido fa volteggiare nell’aria. Eppure, all’epoca, gli spettri servirono a materializzare prima le paure dei contadini, poi quelle degli abitanti della città, poi addirittura quelle del Papa e dei cardinali riuniti in Concistoro. A Schilling servono invece per materializzare lo spirito del 1517.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La battaglia spettrale di Verdello non è l’unico punto di riferimento di questa monografia dedicata a un solo anno della storia dell’umanità. Altri tre eventi lo caratterizzano: l’invasione dello Yucatàn da parte dei conquistadores spagnoli; l’incontro di un’ambasciata portoghese presso il delta del Fiume delle Perle (Zhujiang) con il segretario provinciale di Canton, in quello che allora si chiamava il Regno di Mezzo; le novantacinque tesi contro le indulgenze affisse sul portale di una chiesa di Wittenberg da parte di un misconosciuto monaco agostiniano che passerà alla storia con il nome di Martin Lutero.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Schilling, incastrando tra questi quattro elementi tutta una serie di fatti e di approfondimenti storici, sia antecedenti sia successivi ma comunque determinanti per una comprensione a tutto tondo dell’anno in questione, fornisce le chiavi di lettura dell’attuale compagine mondiale. Perché fu proprio allora, nel 1517, che prese il via la cosiddetta globalizzazione. Certo, con la Riforma di Lutero al centro di tutto la visione diventa un po’ germanocentrica. Fin dai banchi di scuola ci è stato insegnato che la Storia moderna inizia con il 1492, la fatidica data della scoperta dell’America, e non dall’affissione delle novantacinque tesi di Lutero. Ma è anche vero, dal punto di vista dell’evoluzione del pensiero, che il gesto del monaco di Wuttenberg liberò la capacità del mondo cristiano “di apprezzare in modo critico le Sacre Scritture e quindi di sottrarsi all’immutabilità numinosa della comprensione”. La Riforma, proprio in quanto figlia dell’Umanesimo e del Rinascimento italiani portati all’estero, non fu quindi solo un enorme passo verso il pluralismo confessionale ma anche una spinta formidabile verso il libero pensiero che condurrà all’Illuminismo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">È un bel testo, questo di Schilling. Non trattandosi di un libro di Storia in senso stretto, riesce a spaziare attraverso gli eventi universali passando per la <i>Querela pacis</i> (Il lamento della pace) di Erasmo da Rotterdam, <i>I quattro cavalieri dell’Apocalisse</i> di Albrecht Dürer, la teoria monetaria di Copernico, le donne del Rinascimento, le trame di potere dei Medici. O addirittura curiosità emblematiche come l’elefante indiano Annone, donato dal re portoghese Manuele a Leone X, che ne fa il suo beniamino (tanto che Pietro l’Aretino coglierà il pretesto per scrivere una feroce satira contro di lui e contro la Curia romana, <i>Le ultime volontà e testamento di Annone, l’elefante</i>).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le stesse tesi di Lutero, per quanto punto di convergenza di tutte tematiche trattate nel libro, sono presentate nella loro obiettiva verità storica: una semplice raccolta di critiche costruttive che il monaco agostiniano rivolse alla Chiesa romana nella speranza di ottenere un ritorno alla spiritualità. Furono dunque il momento favorevole, l’indifferenza di Roma, ma soprattutto l’incredibile diffusione della stampa a trasformare uno spunto di riflessione in una riforma vera e propria. Sì, perché a soli cinquant’anni dalla rivoluzione di Gutenberg l’informazione non circolava più attraverso la limitata corrispondenza privata degli umanisti ma in forma di libri, opuscoli, volantini, immagini stampate, tutto materiale che moltiplicava la diffusione della conoscenza. Compresa quella dei mondi esotici, come dimostra l’incredibile popolarità della xilografia di Dürer dedicata al rinoceronte indiano Ulisse, ospitato nel recinto reale di Lisbona e dono del governatore delle Indie Albuquerque al re del Portogallo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il 1517 è anche l’anno in cui fanno comparsa due grandi potenze straniere: gli Ottomani da una parte e l’Impero moscovita zarista dall’altra. Roma, Bisanzio, Mosca, ecco dunque la “terza Roma”. Sarà <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Sigismund_von_Herberstein">Sigmund von Herberstein</a></u></span>, una sorta di Marco Polo tedesco, che in qualità di legato dell’imperatore Massimiliano farà un resoconto dettagliato dei territori immensi del nuovo Cesare. Il suo <i>Rerum Moscoviticarum Commentarii</i> quadruplicherà l’elenco dei fiumi e delle località note tanto da permettere il primo vero aggiornamento delle conoscenze geografiche. Herberstein saprà inoltre riportare anche un’analisi attenta del carattere del popolo russo che metterà in risalto il servilismo dei sudditi rispetto ai superiori, la smania di potere e il dispotismo dei potenti. Aspetti sociali che in cinquecento anni non sembrano molto cambiati.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>1517. Storia mondiale di un anno</i>, diciamolo, è anche un bel libro dal punto di vista grafico-editoriale, a cominciare dalla suggestiva copertina con la riproduzione del rinoceronte di Dürer. Ma anche per la scelta dei caratteri tipografici e per l’impaginazione impeccabile e ariosa, che dà respiro alla lettura. Conta anche questo, in editoria, specie in tempi di omologazione e di sensazionalismo a tutti i costi. Lo so, dell’editore Roberto Keller ho già parlato altrove, sempre <span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.nazioneindiana.com/2014/01/29/homo-bulgaricus/">qui</a></u></span> su NI. Merita comunque l’ennesimo applauso.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un’ultima nota. Il Medioevo è stato archiviato eppure ancora oggi ci sono pubblicazioni, riviste e blog che trattano della battaglia degli spettri di Verdello come di un fenomeno paranormale realmente accaduto. Questo fa pensare che mezzo millennio non è ancora bastato per sconfiggere le nostre paure. </span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-25 01:10:44 by W3 Total Cache
-->