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	<title>Alessandra Cava &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Forma lavoro n°1 / Nome di un animale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2026/03/04/forma-lavoro-n1-nome-di-un-animale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 06:03:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Antoine Mouton]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca letteraria]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Antoine Mouton</strong> <br /> traduzione di <strong>Alessandra Cava </strong> <br /> Buongiorno, sono ministro e ho appena messo a punto un veicolo per ricondurre le persone verso l’impiego. / Le persone deviano dall’impiego, è molto seccante. Le si vede dappertutto, tranne che al lavoro. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Visto che le scrittrici e gli scrittori non parlano volentieri di lavoro, di quello che fanno accanto, sopra o sotto, quello di scrivere, e parlano vagamente di come sia trattato il loro lavoro “letterario”, e visto che scrittori o no,&nbsp;<a href="https://www.nazioneindiana.com/2021/04/30/di-lavoro-non-ne-parliamo-per-favore/">nessuno ha una gran voglia di parlare del lavoro che fa</a>, ci siamo detti a Nazione Indiana che potremmo parlarne un po’ di più, un po’ programmaticamente. Cioè al di fuori dei<a href="https://www.nazioneindiana.com/2025/12/19/leggi-scrivi-crepa-3-articoli-sulla-crisi-editoriale/">&nbsp;periodici soprassalt</a>i. </em>È adesso <em>Alessandra Cava, poetessa e traduttrice, a proporre un suo personale progetto di esplorazione del &#8220;lavoro&#8221;, attraverso voci inedite in Italia della poesia francese contemporanea. Settimana scorsa <a href="https://www.nazioneindiana.com/2026/02/27/pagat%C9%99-per-scrivere/">un pezzo</a> di Gaia Benzi. </em><em>a. i.]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da <strong>Antoine Mouton</strong>, <em>Nom d’un animal</em> (La Contre Allée, 2025)</p>
<p>traduzione di <strong>Alessandra Cava</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho perso il lavoro.<br />
L’ho cercato bene, non lo trovo più.</p>
<p style="padding-left: 40px; text-align: left;">Come se il solo vero lavoro<br />
fosse stato sotterrare<br />
e non lasciare tracce.</p>
<p style="text-align: right;">Impiegato per sparire.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Ingaggiato per scavare un buco<br />
e finirci dentro.</p>
<p>Il lavoro mi è caduto dalle mani, dove avevo la testa? A quanto pare scalciava in due o tre punti del corpo. Ma se ho fatto resistenza è stato a mia insaputa. Nell’insieme ero docile, nei dettagli un po’ meno. Ho lo stomaco fazioso, il polmone sedizioso, la milza sovversiva.<br />
Basta qualche organo eversivo<br />
per creare una zona dissidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Fare cancella.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Fabbricare dissipa.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Obbedire dissolve.<br />
Sottomettersi distrae da sé.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>Appartenersi?<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;</span>Perché?</p>
<p>Avevo messo in un cassetto le mie esigenze. Avevo rassettato il desiderio, rivestito le attese, pettinato l’entusiasmo. Nessun sogno aveva mai oltrepassato la porta della mia camera, nessuna collera aveva attraversato le pareti della mia pancia.</p>
<p style="padding-left: 360px; text-align: right;">Lasciavo il mondo dominare dentro di me<br />
e andavo a cercare altrove<br />
una possibile libertà fuori da me.</p>
<p>Ma ero fuori di me perché non potevo essere libero.</p>
<p>Parlare mi è successo senza premeditazione.<br />
Tutta colpa dell’aver visto<br />
quello che accadeva<br />
e quello che non.</p>
<p style="padding-left: 40px;">E poi in ogni caso<br />
i sentimenti si faranno più densi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E così tutto quello che ho fatto l’ho fatto con amore.<br />
Questo la dice lunga sull’amore.</p>
<p>Ho fatto i compiti, ho fatto un viaggio in Italia e la spesa, ho fatto storie e casini, ho fatto i piatti e il muso lungo, il furbetto e il palo, ho persino fatto il morto aspettando di trovare di meglio &#8211; non c’è dunque nient’altro da vivere se non fare?</p>
<p style="text-align: left;"><span style="background-color: #ffffff; color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>Che fare?<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>E come farlo?</p>
<p>E cosa posso dire<br />
quando spesso ho dovuto opporre<br />
fare<br />
e pensare?<br />
Vivere e parlare?</p>
<p>Allora ho fatto le mie ore.<br />
Le ho fatte, ogni settimana.<br />
Come la gallina l’uovo.</p>
<p style="text-align: right;">Ma ho spesso mancato d’essere.</p>
<p>E avrò fatto il mio tempo senza mai averne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buongiorno, sono ministro e ho appena messo a punto un veicolo per ricondurre le persone verso l’impiego.<br />
Le persone deviano dall’impiego, è molto seccante. Le si vede dappertutto, tranne che al lavoro. Le si vede per strada, le si vede sulle panchine, le si vede senza motivo.<br />
Sono ministro e terrò il volante. E metterò la sicura per i bambini.</p>
<p>Il problema del lavoro è che dentro ci sono delle persone.<br />
E ci sono addirittura delle persone che non sono dentro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le persone sono al bar. Bevono caffè, c’era da immaginarselo. Parlano oppure no, fanno ciò che vogliono, anche se spesso le persone fanno ciò che non vogliono.<br />
Ed ecco due che portavano avanti una bella conversazione prima di entrare, ma si sono seduti e non hanno trovato più niente da dirsi. Il caffè è servito, loro sono bloccati. Intorno a loro alcuni affrontano un tema cruciale. Aspettavano questo momento da molto tempo. Il bar offre occasioni.<br />
Quindi c’è molta gente. E poche persone si conoscono. Si incontrano dei turisti, stanchi di vedere tutto. Hanno bevuto caffè in Australia, in Italia, in Mongolia, in Cile, nel Mali, a Napoli Tripoli Bali Delhi, e adesso qui. Alla fine della loro vita avranno bevuto tutti i caffè del mondo. Ci sarà un buco nella loro pancia che li condurrà all’altro capo della Terra.<br />
Conosciamo il proprietario, simpatizziamo col cameriere, cogliamo l’occasione per fare una telefonata. Veniamo per leggere la griglia del cruciverba completata da qualcun altro, come fosse un messaggio a noi destinato. Ci concediamo un calo di pressione sotto sorveglianza. Eravamo già qui ieri alla stessa ora. E per molti di noi è il solo luogo in cui poter ordinare.<br />
Pensiamo anche a quelli che non vediamo mai. Poiché l’invisibile è al bar. Davanti alla tazzina, ci si trova al buio. Lo inghiottiamo in un lampo, provoca in noi qualcosa. L’emozione ci afferra, il ricordo si affaccia. Facciamo il buono e il cattivo tempo, oppure una lavata di capo a qualcuno che non se lo aspettava.<br />
Se è tutto pieno non mi lamento, il mio bar è anche delle persone che non conosco: tornerò domani, più tardi, mai. Un giorno le persone non tornano. Al lavoro lo si nota, qui no.<br />
Le persone si distribuiscono intorno ai tavoli a seconda dell’ora di arrivo. Di tanto in tanto vengono qui per motivi politici. Talvolta per questioni personali. Particolari. Strane. Inammissibili. Indefinite. Per cambiare aria. Per cambiare vita. Per lamentarsi di quello che è cambiato. Ogni sorta di ragioni conduce alla tazzina. Il conto arriva senza commenti. In questo grande tutto la mia tazzina è minuscola, ma mi fido di lei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei trovare un lavoretto.<br />
Che possa stare in tasca, che entri in testa e non ne esca più.<br />
Che faccia il giro della testa per contenere i miei pensieri.</p>
<p>Cerco un lavoro che non strabocchi, come una vasca da bagno con un buco.<br />
Non mi dispiacerebbe lavorare un poco, un po’ qui e un po’ là, senza decidere. Sarebbe di mio gusto.<br />
Cerco un lavoro che abbia i miei stessi gusti. Per il momento, assaggio.</p>
<p>Cerco un lavoro senza retrogusto amaro, con note legnose nel finale.<br />
Cerco un lavoro che entri tutto intero nella mia vita senza allargarla.<br />
Cerco un lavoro compiuto, che abbia già dato i suoi frutti.<br />
Cerco un lavoro in forma di frutto, ma di cui non resti che il torsolo.</p>
<p>Cerco un lavoro docile, amabile e sorridente.<br />
Che abbia la mia stessa identica età.<br />
Con un taglio a scodella e delle lunghe ciglia.<br />
E un po’ di conversazione.</p>
<p>Cerco un lavoro che mi parli, ma solo nei giorni in cui ho voglia di ascoltarlo.<br />
Cerco un lavoro lento, che si prenda tutto il tempo. Il suo tempo, non il mio.<br />
Cerco un lavoro irregolare, con i bordi tutti storti, i contorni sfumati.<br />
Cerco un lavoro che giochi.</p>
<p>Cerco un lavoro con gli occhi bene aperti, visibile ma anche veggente, fosforescente.<br />
Cerco un lavoro effervescente, che possa dissolversi in un bicchier d’acqua.<br />
Cerco un lavoro che non mi riguardi, che non mi chieda di partecipare.<br />
Cerco il lavoro che sappia trasformarmi in ciò che non sono abbastanza. Chiudo gli occhi, mi ci vedo, mi ci trovo bene.</p>
<p>Quello che preferisco del lavoro, è cercarne uno che possa andarmi bene.<br />
Purché non mi succeda mai.<br />
Di fatto cerco un lavoro, ma non è vero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono ministro e penso che non si consenta abbastanza alle persone di risollevarsi.<br />
Le persone possono strisciare, trainare, saltellare.<br />
Possono squattare, zigzagare, ondeggiare, manifestare, palpitare, mantenere la rotta o rompersi.<br />
Scorrazzano, si dimenano, vagabondano,<br />
ma non si risollevano abbastanza.</p>
<p>Sono ministro e ho un punto di vista:<br />
le persone sono troppo inoccupate.</p>
<p>Sono ministro e ho delle idee.<br />
Per esempio: ridurre la disoccupazione di massa.<br />
Ridurre la massa della disoccupazione.<br />
Rendere la disoccupazione più leggera almeno quanto lo yogurt.<br />
Creare una disoccupazione senza peso né volume, una disoccupazione diffusa, che galleggi nell’aria.<br />
La si percepisce appena. Alcune persone riescono a sentirla (c’è odore di disoccupazione qui), ma non tutte.<br />
Nella mia visione del mondo la disoccupazione diventa spettrale furtiva innocua una mollica di pane una nuvola di latte l’ultimo dei nostri pensieri l’ago nel pagliaio. Il lavoro prende peso volume muscolo grasso importanza. Il lavoro è dappertutto, impossibile evitarlo. Occupa persino i retrobottega e i binari morti.<br />
Ovunque si potesse ancora bighellonare, ormai si lavora.<br />
Il lavoro ha tentacoli allucinanti, pseudopodi deliranti.<br />
Il lavoro emana feromoni galvanizzanti.<br />
Il lavoro è talmente dappertutto che si trova anche nella disoccupazione.</p>
<p>I disoccupati diventeranno presto<br />
dei lavoratori come gli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho delle competenze non tecniche. Condivido la mia vita con dei non-umani. La mia professione è una non-scelta. Esco da un periodo di non-attività che ho vissuto non senza timore. Il nonsense è l’umorismo che preferisco. Prima di essere un non fumatore, ero un non non fumatore.</p>
<p style="text-align: right;">Eppure ho detto sì a tutto.</p>
<p>Ho imparato a dissociarmi dalla violenza.<br />
Ma non a proteggermi da quella che mi viene inflitta.</p>
<p>A te piace quando il ministro comincia il suo discorso con: quello che i francesi non comprendono? Preferisci quando dice: quello che la gente si aspetta? Credi di aspettare qualcosa che non arriva o di non capire cosa succede veramente?</p>
<p>Testimonianza: avevo molti obblighi nel mio lavoro. Tutti i gesti che facevo erano studiati, cronometrati, sorvegliati e talvolta rettificati, o forse aggiustati, pardon, mi è scappata la lingua.<br />
E persino all’interno di questi gesti che non erano i miei ho trovato la libertà.<br />
E persino con le parole dell’azienda, ho potuto dire cose personali.<br />
All’inizio ne andavo fiero.<br />
Poi ho pensato: se un giorno finissi in galera, riuscirei a dimenticare che sono imprigionato.<br />
E all’improvviso mi sono reso conto: ma io sono imprigionato.<br />
Ed è questa libertà che trovo a ogni costo che mi impedisce di vederlo. Questa capacità che ho di trovare la libertà in qualsiasi situazione che permette l’incarcerazione.</p>
<p style="padding-left: 40px;">Le mie competenze<br />
hanno finito per darmi<br />
filo da torcere.</p>
<p>Testimonianza: ho avuto sempre tutto sotto controllo. Come un fachiro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Andavo in ufficio tutti i giorni<br />
e tutti i giorni la stessa strada che prendevo senza riflettere<br />
ma un giorno la strada è svanita.</p>
<p>Era la fine di gennaio.<br />
Sono stato sorpreso da un odore di fiori.<br />
Ho cercato nei paraggi, non ho trovato niente<br />
mi sono avventurato più in là<br />
ho camminato e camminato ho errato<br />
non ho ritrovato la strada.</p>
<p>Più alcun ricordo dell’indirizzo<br />
il colore della porta, il nome dell’azienda<br />
non mi ricordavo più di niente.<br />
All’inizio mi sono preoccupato<br />
poi ho pensato:<br />
come ho fatto a non dimenticare prima?</p>
<p style="text-align: center;"><strong>⊗</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Antoine Mouton</strong> è nato nel 1981. Ad oggi ha pubblicato undici libri &#8211; romanzi, racconti, poesie. <em><a href="https://lacontreallee.com/catalogue/nom-dun-animal/#:~:text=Journal%2C%20r%C3%A9cit%20introspectif%2C%20enqu%C3%AAte%2C,Couverture%20de%20Renaud%20Bu%C3%A9nerd.">Nom d’un animal</a></em> è il suo libro più recente, pubblicato dalla casa editrice francese <a href="https://lacontreallee.com/">La Contre Allée</a> nel 2025. La compagnia teatrale <a href="https://newsite.jeannesimone.com/">Jeanne Simone</a> ha ideato una versione scenica danzata di questo testo, destinata allo spazio pubblico.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Forma lavoro</em> è un progetto di <a href="https://www.instagram.com/aleelaale/">Alessandra Cava</a> che raccoglie materiali intorno alle parole d’ordine del lavoro, per maneggiarli o manometterli attraverso pratiche di scrittura, montaggio, traduzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Soleil grigri” (4/4): da “Salut, voilà”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/07/07/soleil-grigri-4-4-da-salut-voila/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 05:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Weinzaepflen]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=85033</guid>

					<description><![CDATA[di Gilles Weinzaepflen traduzione di Alessandra Cava   [Soleil grigri è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla quarta sezione del libro, Salut, voilà. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: Quarto vuoto, Cardine Kinski e La primavera torna indietro].   Mio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-85235" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-768x553.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-1024x737.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-250x180.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-200x144.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-160x115.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri.jpg 1472w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Gilles Weinzaepflen</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Alessandra Cava</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>[<strong><em><a href="https://www.editions-lanskine.fr/livre/soleil-grigri">Soleil grigri</a></em></strong> è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla quarta sezione del libro, <em>Salut, voilà</em>. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/15/soleil-grigri-1-4-da-quarto-vuoto/"><em>Quarto vuoto</em></a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/23/soleil-grigri-2-4-da-cardine-kinski/"><em>Cardine Kinski</em></a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/29/soleil-grigri-3-4-da-la-primavera-torna-indietro/"><em>La primavera torna indietro</em></a>].<span id="more-85033"></span></p>
<p><em> </em></p>
<p>Mio padre fumava molto. Sesso e sigarette avevano per lui lo stesso futile valore. Quando le notti erano lunghe ed era preso dal desiderio di conversare, accadeva che, una volta esaurita la sua riserva di Gitanes, ridesse vita ai suoi mozziconi, tirandoli fino alla consunzione del filtro.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È la claustrofobia che si portò via mio padre, la paura di entrare nell’abitacolo ristretto della risonanza magnetica, privazione temporanea che gli avrebbe evitato un esame medico fatale. Ossessione che venisse intaccata una libertà di movimento che voleva completa, conseguente ai mesi passati in cella in Algeria, quando esercitava, in un confino spaziale estremo, la pienezza della sua insubordinazione militare.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La vocazione di mio padre per il celibato fu ostacolata da un contratto di matrimonio, al quale si costrinse con lo scopo di fare qualcosa della sua vita. Sin dall’arrivo del primo figlio il suo bisogno di intraprendere si mutò in frenesia, che solo la malattia e la seconda crisi petrolifera riuscirono a frenare.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>D’estate mio padre portava una camicia di lino a maniche corte provvista di una tasca sul petto. La trasparenza del tessuto rivelava il ritratto di Blaise Pascal che comprimeva una spessa mazzetta di biglietti da 500 franchi piegati in due, incorniciato dalle cuciture. Lo faceva di proposito?</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al telefono le risorse locutorie di mio padre si dislocavano, il suo serbatoio lessicale si svuotava, la sua loquacità si contraeva in una specie di smorfia verbale. Un <em>allo</em> dal calore spento era seguito da una serie di <em>oui d’accord</em> che concludeva con un <em>orouar</em><a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> dal valore regionale esagerato, tanto per ricordare al suo interlocutore che era lì, senza troppa allegria d’esserci.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mio padre aveva delle belle mani, unghie regolari dalle lunule perfettamente disegnate. Durante la sua vita, il mignolo del piede scavalcò il suo vicino più prossimo. Le scarpe gli facevano male?</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo che la patente gli fu ritirata, mio padre scelse di tenere segreta questa vergogna. Acquistò uno scooter 50 cc con il quale raggiungeva ogni estate la casa delle vacanze, a 600 chilometri di distanza. Per spiegare quel calvario stradale invocava la noia che gli procurava la velocità, il desiderio di attardarsi sulla via. Gli credettero tutti.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al tagliaerba, alla vanga, al rastrello, mio padre preferiva la cesoia, il solo strumento capace di procurargli una felicità totale dell’attrezzo. Era per il suono che le lame fanno incrociandosi, quel movimento di ali che il loro impiego imita, come si dice <em>fendere l’aria</em>?</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando entrò in affari mio padre fu costretto a ricorrere alla garanzia finanziaria di sua madre. All’idea dei suoi magri mezzi di sostentamento in balìa di una gestione che riteneva azzardata, lei espresse i suoi timori davanti al notaio. La manifestazione di questo dubbio momentaneo in presenza di un testimone giurato fu la ferita d’amor proprio più profonda che mio padre conobbe.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mio padre privilegiava un’umiltà dell’esistenza, una modestia dei rapporti che gli faceva dire: «La felicità è fatta di piccole cose». Oppure: «Non si può avere tutto dalla stessa persona». Da questa esigenza limitata ne ricavava un appagamento della presenza, il beneficio sovrano dell’immediato.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando partiva in escursione sulla sua bicicletta da corsa Gitane, mio padre portava con sé solo lo stretto necessario: un pacchetto di sigarette e un accendino. Grazie a questo coadiuvante mozzafiato poteva lanciarsi sulle strade dipartimentali senza rischiare di andare in panne, limitando per qualche ora la consumazione pletorica di Gitanes con filtro.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mal sopportando le confidenze e le velleità artistiche dei suoi familiari, mio padre si svincolava con un consiglio, sempre lo stesso: «Serve un soggetto».</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cliente più ricco di mio padre portava dei vestiti consunti e girava su un motorino vecchissimo.  Constatare la meschinità umana lo portava a disertare spesso la sua agenzia immobiliare. Era seduto al tavolo di un bar con un sessantenne di sua conoscenza, all’ora in cui si riuniscono i liceali. Indicando un’adolescente, l’uomo mormorò: «Credo di avere una chance». Lo sguardo concupiscente dell’uomo vecchio sulla giovinezza fu per mio padre la vetta ineguagliabile dell’osceno e del fraintendimento di sé.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Preoccupato di migliorare l’ambiente in cui viveva, mio padre afferrò una mazza e distrusse tutte le mattonelle nella tromba delle scale. Prima che questa fase di distruzione fosse seguita dal suo effetto contrario, gli fu necessario il tempo di riprendersi dal trauma causato dall’espressione improvvisa di quella rabbia incontrollata, ovvero circa 5 anni.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando scoprì che la sua casa per le vacanze, un’asinaia restaurata che un modello belga omosessuale gli aveva venduto, aveva delle infiltrazioni, che le travi erano colonizzate da insetti xilofagi, lungi dal lanciarsi in una causa, mio padre passò le sue estati inerpicate su una scaletta, scoprendo le gallerie dei longicorni, allestendo una batteria di pentole che prometteva una sinfonia di acqua e metallo nei giorni di pioggia.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mai mio padre fu così addolorato come quando venne a conoscenza della malattia di un apprendista della sua autorimessa che il cattivo funzionamento dei reni costringeva alla dialisi. Gli fece l’offerta sincera di un rene che il ragazzo, imbarazzato dall’eccesso di compassione del suo datore di lavoro, declinò. Più tardi, quello stesso verdetto cadde su di lui, inaugurando i due anni del suo ultimo viaggio.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qualche minuto prima di morire, mio padre ricevette la visita di un’infermiera che aveva soprannominato voilà, secondo la sua abitudine di ribattezzare chiunque secondo un atteggiamento o un gesto specifico, un tic del linguaggio. Voilà segnalava ogni sua entrata e uscita dalla camera con la formula eponima, mio padre aveva quindi fatto di lei un’arrivante perpetua, perpetuamente anonima. Quando voilà si congedò da lui per l’ultima volta, lo udì pronunciare un definitivo «Salut, voilà».<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> Secondo la testimonianza di voilà, questa parola fu l’ultima apostrofe di mio padre al mondo dei viventi.</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Disegno di <strong>Florence Manlik</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gilles Weinzaepflen vive a Parigi. È musicista, poeta e regista.</p>
<p>Il suo sito web: <a href="http://www.gillesweinzaepflen.com">www.gillesweinzaepflen.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> <em>Au revoir</em>: arrivederci.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> «Ciao, voilà».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Soleil grigri” (3/4): da “La primavera torna indietro”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/29/soleil-grigri-3-4-da-la-primavera-torna-indietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 05:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Weinzaepflen]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gilles Weinzaepflen traduzione di Alessandra Cava [Soleil griri è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla terza sezione del libro, La primavera torna indietro. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: Quarto vuoto, Cardine Kinski e Salut, voilà]. Perché credi di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-85235" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-768x553.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-1024x737.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-250x180.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-200x144.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-160x115.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri.jpg 1472w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Gilles Weinzaepflen</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Alessandra Cava</strong></p>
<p>[<strong><em><a href="https://www.editions-lanskine.fr/livre/soleil-grigri">Soleil griri</a></em></strong> è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla terza sezione del libro, <em>La primavera torna indietro</em>. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/15/soleil-grigri-1-4-da-quarto-vuoto/"><em>Quarto vuoto</em></a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/23/soleil-grigri-2-4-da-cardine-kinski/"><em>Cardine Kinski</em></a> e <em>Salut, voilà</em>].</p>
<p><span id="more-85028"></span></p>
<p>Perché credi di pensare come un ricco? Penso come un ricco perché ho le tasche piene. In che modo le tasche piene condizionano il tuo pensiero ricco? Il mio pensiero ricco è condizionato dalle tasche piene perché mentre penso sento il tintinnio delle monete, e questo mi turba. Quel tintinnio non ti è indifferente? No, il mio pensiero non è indifferente al tintinnio delle monete nelle mie tasche mentre penso. Non mi riesce di arrivare al nodo centrale del pensiero, a quel <em>thing</em> inglese. Resto alla periferia del pensiero profondo perché sono obbligato a sorvegliare pensando, è questo che mi impedisce il pensiero profondo, non posso sorvegliare e pensare allo stesso tempo, il pensiero profondo non ha la capacità di un computer multifunzione, è o sorvegliare, o pensare profondamente, ma non le due cose allo stesso tempo. Bisogna quindi che ti liberi delle monete, se vuoi pensare profondamente. Sì: o mi libero delle monete, o mi libero del pensiero profondo. Cosa scegli? Per il momento sono indeciso, non ho ancora scelto, non riesco a scegliere. Finché sento le monete che tintinnano nelle mie tasche non riesco a fare una scelta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se le chiedo di sopravvivere, qui, adesso, senza nessuna preparazione, accetterebbe? No, prima di tutto non sono sicuro che ne sarei capace. Intende dire che non avrebbe proprio nessuna volontà di sopravvivere? Non sono pronto psicologicamente. La sopravvivenza è tutto un mondo, gesti, codici, uno stato d’animo. Non si sopravvive così da un giorno all’altro, non è alla portata di tutti. Eppure, mentre le parlo, lei sta necessariamente sopravvivendo. Sì, ma non sono in situazione di sopravvivenza, vivo senza sopravvivere. Paradossale. Niente affatto: vivere non è sopravvivere, vivere è prima di tutto <em>non sopravvivere</em>. Non sono d’accordo: vivere è prima di tutto sopravvivere, lei è essenzialmente in situazione di sopravvivenza. È vero che ora io sopravvivo senza rendermene conto. Ma se mi trovassi all’improvviso in una situazione di sopravvivenza, mi accorgerei che c’è all’interno stesso della mia esistenza un’operazione di sopravvivenza che è in corso e di cui la posta in gioco è la mia propria vita.</p>
<p>*</p>
<p>I viaggi sono formalmente sconsigliati in quel paese. Le previsioni metereologiche annunciano l’arrivo di violente tempeste (si segnalano venti che possono raggiungere i 180 km/h). Il livello di attività del vulcano resta preoccupante dopo la sua ultima eruzione. Le condizioni di sicurezza sono fortemente degradate: moltiplicazione degli attentati suicidi, scontri con gli oppositori armati, potere crescente della criminalità organizzata, possibilità di sentimenti ostili verso la presenza straniera. Si ricorda che la zona di confine è minata e che è indispensabile non allontanarsi dal valico ufficiale. Non considerate in nessun caso escursioni solitarie: il rischio di falsi posti di blocco istituiti da gruppi armati è ancora da temere. In seguito a numerosi incidenti di turisti che sono stati drogati e derubati, si raccomanda di evitare di seguire persone sconosciute, per quanto possano sembrare rispettabili. Per mano di una o due persone armate, la vittima viene tenuta in ostaggio per due o tre ore durante le quali viene privata dei suoi beni, denaro e altri mezzi di pagamento. Si raccomanda di osservare le zone circostanti quando si sale o si scende dal proprio veicolo. Si sconsiglia di lasciare i centri abitati dopo il tramonto. Il numero degli incidenti di circolazione risulta particolarmente elevato a causa del non rispetto del codice della strada. Le piogge quasi quotidiane in questo periodo dell’anno sono propizie alla proliferazione delle zanzare. L’acqua non è potabile in alcun luogo, preferire l’acqua in bottiglia. Si raccomanda di evitare qualsiasi contatto con superfici contaminate da escrementi di volatili o d’altri animali, poiché le autorità hanno annunciato la presenza di un virus di tipo influenza aviaria identificato su un numero esiguo di anatre. Numerosi uccelli selvatici morti portatori di virus H5N1 sono stati scoperti nelle ultime settimane. L’apparizione di febbre, di vesciche ai piedi o alle mani e di afte in bocca richiede un esame medico. Si raccomanda a ciascuno di informarsi in anticipo sulla situazione in quel paese.</p>
<p>*</p>
<p>La polizia verifica che gli uomini esistano. Lei ha dei documenti d’identità, lei esiste, lei può circolare. Se gli uomini non hanno documenti d’identità, non esistono. Per loro non c’è che il ritorno al paese. Questo paese del ritorno al paese non è la Francia, la Francia non è il paese del ritorno al paese. La polizia circola in Renault Scénic, Laguna break, Mégane, Peugeot Boxer, Expert, Master, mountain bike, pattini a rotelle. Quando la polizia scende dal suo veicolo, è per fare delle multe o comprare dei kebab. Riparte senza indugio evitando di investire i corpi estranei che sono i pedoni. Il pedone genera nella polizia un sentimento di nostalgia mista a desiderio, ma essa si guarda bene dalla malinconia: è là per accompagnare il conducente nella sua ricerca della verità dei segnali stradali. È la verità dei segnali stradali che rende il conducente libero. Le mani della polizia tengono saldamente il volante. Possono anche brandire il ferro. Ferro alla mano, la polizia va matta per la sua potenza, che sgorga come una fontana di testosterone. Quando la mano della polizia sfiora la pistola, gioca con un simbolo esplicitato nel film <em>The Celluloid Closet</em>. La polizia non ha visto questo film, afferra la pistola-fallo in nome della legge è il cazzo legale del governo quando ha un’erezione di traverso.</p>
<p>*</p>
<p>Quando le canzoni hanno iniziato a manifestarsi, stavo rigirando una bistecca in cucina. L’ho tolta dal fuoco e sono andata nello studio di mio marito. Ho aperto il cassetto e ho tirato fuori il suo registratore. Sapevo che non lo utilizzava spesso e che la pila sarebbe morta. L’ho quindi ricaricata, ho spinto sul pulsante per registrare e ho cominciato a cantare l’aria che avevo in testa, con le parole e tutto. Mio marito è entrato, mi ha chiesto se era pronto. Ho nascosto il registratore e gli ho risposto: è quasi pronto. Mentre guardava il telegiornale, ho registrato il seguito della canzone con il ritornello e tutto. Ho messo a posto il registratore e abbiamo pranzato, mio marito e io. La bistecca era un po’ troppo cotta, si è lamentato ripetendomi che se doveva mangiare delle suole di scarpa, preferiva andare alla mensa con i suoi colleghi. Mi ha urlato addosso per un po’, poi è andato a giocare con la console di suo figlio. Ho ripreso il registratore, ho ascoltato quello che avevo cantato, ho registrato la seconda strofa, ho migliorato la melodia e ho aggiunto una fine. Quando è entrato in cucina stavo per finire e lui mi ha chiesto che cosa stavo facendo col suo registratore. Gli ho detto di lasciarmi in pace, ha voluto ascoltare e mi ha strappato il registratore di mano. Mentre riavvolgeva la cassetta, si è girato per prendere una mela dal cestino della frutta. È stato in quel momento che gli ho dato un colpo in testa con la padella. Ha fatto una brutta caduta, ha sbattuto, gli è uscito del sangue dalla bocca. Non sono io che l’ho ucciso, si è ucciso cadendo, sono innocente, vi posso fare ascoltare la canzone.</p>
<p>*</p>
<p>Tom era entrato nella panetteria per rifare scorta di dolci quando la riconobbe nella fila. Un grande vuoto si era formato intorno a lei, la sua testa svettava sulle altre. La Seconda Guerra Mondiale chiese un bastoncino di liquirizia. La panettiera le disse che non ne vendevano più, ma che di sicuro poteva trovarne in farmacia. Sconvolto, Tom ha guardato la Seconda Guerra Mondiale allontanarsi. La maestra l’ha chiamato nel suo ufficio e l’ha interrogato: «Come puoi essere sicuro che fosse la Seconda Guerra Mondiale e non una guerra più piccola, come la guerra sino-giapponese del 1926?». Tom ha confermato che era proprio lei. Dalla descrizione che hanno fatto gli altri bambini, l’istitutrice pensa che abbiano confuso la Seconda Guerra Mondiale con un senzatetto stabilitosi da poco nel quartiere. Per curare Tom il naturopata raccomanda infusi di liquirizia, pianta che possiede effetti curativi per i nervi.</p>
<p>*</p>
<p>È successo qualcosa, abbiamo sentito un fischio, il tipo dell’altra parte ci ha detto state giù, abbiamo obbedito, abbiamo sentito un forte rumore, bbiamo visto dei pezzi di <em>non so che cosa</em> nell’aria, ci siamo stretti gli uni contro gli altri, siamo stati ricoperti da una specie di materia, una polvere più che una materia, tutti neri come eravamo, siamo tornati indietro, qualcuno ci ha detto di andare verso destra, dove c’era un mucchio di roba accatastata, senza dirci esattamente dove, eravamo un po’ persi, per fortuna sono arrivati con il loro materiale, hanno risolto subito la cosa, ci hanno guidato verso l’uscita, abbiamo finalmente potuto respirare. Oggi, quando ripenso a tutto quello che è successo quel giorno, penso che l’abbiamo scampata bella.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Disegno di <strong>Florence Manlik</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gilles Weinzaepflen vive a Parigi. È musicista, poeta e regista.</p>
<p>Il suo sito web: <a href="http://www.gillesweinzaepflen.com">www.gillesweinzaepflen.com</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Soleil grigri” (2/4): da “Cardine Kinski”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/23/soleil-grigri-2-4-da-cardine-kinski/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2020 05:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Weinzaepflen]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gilles Weinzaepflen traduzione di Alessandra Cava   [Soleil griri è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla seconda sezione del libro, Cardine Kinski. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: Quarto vuoto, La primavera torna indietro e Salut, voilà].   Cardine [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-85235" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-768x553.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-1024x737.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-250x180.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-200x144.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-160x115.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri.jpg 1472w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Gilles Weinzaepflen</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Alessandra Cava</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>[<strong><em><a href="https://www.editions-lanskine.fr/livre/soleil-grigri">Soleil griri</a></em></strong> è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla seconda sezione del libro, <em>Cardine Kinski</em>. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: <a href="https://www.nazioneindiana.com/2020/06/15/soleil-grigri-1-4-da-quarto-vuoto/"><em>Quarto vuoto</em></a>, <em>La primavera torna indietro</em> e <em>Salut, voilà</em>].</p>
<p><strong> </strong><span id="more-85026"></span></p>
<p><strong>Cardine Kinski</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>Per le montagne<br />
i frutti dell’aria</p>
<p>la concentrazione riluce<br />
come rottura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bisogno di cucire</p>
<p>con poche parole</p>
<p>per fare un abito</p>
<p>di distanza</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che fortuna essere</p>
<p>accanto al</p>
<p>quasi possibile</p>
<p>nel mezzo di questo niente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si teme avvicinandosi</p>
<p>di farlo cadere</p>
<p>ma è sul bordo</p>
<p>senza cadere</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ridipingere la dimora di un colore difficile</p>
<p>che sembri non più nuova</p>
<p>ma che i diversi toni della sua storia</p>
<p>siano messi in risalto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Forchetta coltello</p>
<p>cucchiaio</p>
<p>la mano degli altri</p>
<p>è tutto questo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Colpo di fine del mondo tosse di fine dei tempi</p>
<p>tappeto di fiori <em>scavalcare i cadaveri</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il numero su un pezzo di carta</p>
<p>raccolto per terra<br />
con una penna presa in prestito dal viaggiatore</p>
<p>che dimentica di chiederla indietro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questo pressappoco</p>
<p>che permette pressappoco tutto</p>
<p>il tormento</p>
<p>dei muri sfavorevoli</p>
<p><em> </em></p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il film chiede di</p>
<p>uscire da questo recinto</p>
<p>che si è e che</p>
<p>trasuda in realtà</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; il film</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In ritardo di una stagione</p>
<p>se sì oppure no stasera</p>
<p>Jennifer finirà</p>
<p>nelle braccia di Bradley</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’autore uscito dal tetto della storia</p>
<p>il suo ruolo di amante cieca</p>
<p>con qualche nozione</p>
<p>d’intelaiatura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Disegno di <strong>Florence Manlik</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gilles Weinzaepflen vive a Parigi. È musicista, poeta e regista.</p>
<p>Il suo sito web: <a href="http://www.gillesweinzaepflen.com">www.gillesweinzaepflen.com</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Soleil grigri” (1/4): da “Quarto vuoto”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/15/soleil-grigri-1-4-da-quarto-vuoto/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2020/06/15/soleil-grigri-1-4-da-quarto-vuoto/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 05:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Weinzaepflen]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gilles Weinzaepflen traduzione di Alessandra Cava   [Soleil grigri è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla prima sezione del libro, Quarto vuoto. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: Cardine Kinski, La primavera torna indietro e Salut, voilà].   È [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-85235" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-300x216.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-768x553.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-1024x737.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-250x180.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-200x144.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri-160x115.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/06/Florence-Manlik_Soleil-grigri.jpg 1472w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di <strong>Gilles Weinzaepflen</strong></p>
<p>traduzione di <strong>Alessandra Cava</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>[<strong><em><a href="https://www.editions-lanskine.fr/livre/soleil-grigri">Soleil grigri</a></em></strong> è un libro di Gilles Weinzaepflen, uscito per Lanskine nel 2018. I testi qui pubblicati, tradotti da Alessandra Cava, provengono dalla prima sezione del libro, <em>Quarto vuoto</em>. Ritroverete su NI estratti dalle altre sezioni: <em>Cardine Kinski</em>, <em>La primavera torna indietro</em> e <em>Salut, voilà</em>].</p>
<p><em> </em><span id="more-84962"></span></p>
<p>È seduto sulle piastrelle, rannicchiato tra il tavolo basso e l’armadio, le spalle al muro, a torso nudo. Porta dei pantaloni chiari. Il suo orologio da polso indica le 10:30. Probabilmente è mattina. Sulla sua spalla sinistra, un tatuaggio. Forse un uccello in volo, le ali spiegate e la testa che sparisce verso la scapola. Due pacchetti di Gitanes sono appoggiati sul piano. Il primo è vuoto, il cartone è deformato. Di sicuro è stato schiacciato nella tasca dei pantaloni. Un accendino trasparente è posato sul secondo. Un telefono rosso a disco domina al centro del tavolo. Datazione possibile: fine degli anni ‘70, inizio ‘80. L’apparecchio è attaccato alla presa dietro di lui, il cavo rosso passa sopra la sua spalla. Il torso ruota in direzione del tavolo, il viso girato verso il posacenere. L’attività di fumare lo occupa interamente. Concentrato, picchietta la sigaretta con l’indice sinistro. Forse un timore: la brace potrebbe cadere accanto al posacenere, non se ne accorgerebbe subito, darebbe un tiro alla cicca spenta, qualche cosa prenderebbe fuoco, un odore di bruciato: sarebbe il segnale.</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>35, 37 anni. La fronte alta, i capelli corti ma non troppo, le orecchie scoperte. Un principio di calvizie crea un golfo di pelle che risale leggermente verso la sommità del cranio, dal lato della riga poco marcata. Il corpo asciutto, muscoloso ma non troppo. Niente pancia. Una cicatrice vicino all’occhio sinistro. È lì che è scivolato il proiettile? È vero, quel suicidio mancato? Il fatto è che ha anche perduto il gusto. Al nostro primo incontro, in una pizzeria, ha chiesto il peperoncino al cameriere, e ha fatto del cerchio di pasta una sfera di fuoco che mi ha bruciato le labbra. Mi ha detto che faceva il professore. Aveva bisogno di qualcuno per accompagnarlo. Aveva sempre viaggiato e non aveva voluto cambiare le sue abitudini, dopo. Ha parlato di un incidente in moto. Non ho insistito. Mi ha detto che mi avrebbe pagato il volo, e che avremmo condiviso le altre spese. La partenza era fissata a giugno, dopo i miei esami. Il mio ruolo consisteva nel preparare l’itinerario, condurre l’auto, prestargli la mia spalla e i miei occhi, guidarlo per le strade. Non avevo mai viaggiato, lo conoscevo appena.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Strappo le foglie di qat osservando i nostri vicini, sorpreso dall’elasticità delle guance yemenite, la cui sfera può raggiungere la taglia di una palla da golf, a volte più grande ancora. La masticazione rende i muscoli delle nostre mascelle quasi dolenti. Il succo contenuto nelle foglie si mescola al nostro sangue, il suo effetto stimolante e narcotico agisce. Trasformato in una fontana di sudore nella notte fresca della capitale, mi ripete con una voce tra la delusione e lo sgomento che non sente niente. So che questa esperienza conta molto per lui: ha vagheggiato da tempo il viaggio nella linfa tanto quanto l’altro. Io, il corpo arrotolato in un vano d’estasi, circolo in una rete di immagini: Rimbaud, la regina di Saba, gli anonimi incrociati il giorno per strada, quei bambini che studiano il Corano seduti a terra in una corte disseminata di pezzi di ricambio d’auto, mentre i loro compagni giocano al cerchio con le ruote di bicicletta senza raggi, sotto un sole di piombo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’acqua gli arriva al petto. È già lontano. Il livello del mare scende lentamente. Mi ha chiesto di lasciarlo andare da solo. È la prima volta che mi parla con questo tono perentorio. Adesso, l’acqua è a metà coscia. Si direbbe che il fondo sabbioso esiti tra superficie e profondità, oscilli tra due stati contraddittori, come questo sole che si rifiuta di tramontare ed eternizza la sua scomparsa, tingendo l’orizzonte del suo oro incandescente. Per tutto il giorno abbiamo costeggiato il Mar Rosso alla ricerca del moka originale, di cui abbiamo bevuto un residuo fetido nel labirinto in rovina della città eponima, oppressa dal calore. Come si orienta? Nessun vento, nessuna onda, nessuna strada per formare una barriera sonora a partire da cui potrebbe costruire una traiettoria ad angolo retto. Una forma arrotondata tra le mani, la testa inclinata verso il misterioso oggetto. Di sicuro una conchiglia. E se fosse venuto qui per farla finita? L’acqua invece del fuoco, con un compagno invece che da solo. Che dire alla sua famiglia? L’ho guardato senza reagire, obbedendo stupidamente alla sua domanda funesta. Unisco le mani in un imbuto: non mi sente. Mi dirigo verso la 4&#215;4: il suono debole e nasale del clacson. L’acqua gli arriva alla nuca. Sa nuotare? D’un tratto, il suo corpo si solleva di nuovo, la sua sagoma leggermente curva avanza di profilo, a ombra cinese, come se camminasse sull’acqua. No, non vuole morire. Soltanto provare il superamento dei suoi limiti, sperimentare i suoi confini. Camminare nel mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’alfabeto cangiante dei rumori baratta incessantemente la sua rete di significati misteriosi. A volte mi interroga. Spesso tace e si accontenta di ascoltare. Il vinile che scricchiola sul giradischi del mercante diventa un falò dalle fiamme crepitanti. Mi presta il dono della doppia vista, punteggia ogni più piccolo successo con una lusinga, sempre la stessa: «Sei proprio un mago». Non è difficile leggere una mappa, una guida, una direzione su un cartello. Il mio senso dell’orientamento vale disorientamento. Questo provoca a volte delle felici coincidenze, in questa Arabia che veniva definita, un tempo, felice.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nient’altro che quello che so già di non sapere: una scivolata in moto che rimanderebbe all’immagine di quel proiettile di revolver che, invece di penetrare all’interno del cranio, sarebbe scivolato sopra al mascellare superiore, distruggendo i suoi occhi, inaugurando l’incessante indovinare delle ombre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle Ardenne, à Roche, madame Rimbaud gode di cattiva reputazione tra i contadini del vicinato. Non è stata forse sorpresa in piena notte mentre spostava i paletti che delimitano le sue terre? Suo figlio Arthur ha scelto un altro modo di allargarsi: non spostare i confini, ma attraversarli. Fare indietreggiare i limiti della lingua, preparare il banchetto delle parole per le generazioni future. Finito questo lavoro, è partito. Sapeva con l’esperienza del camminatore che quello che la poesia non può compiere, lo possono le gambe. Il poeta ne ha perduta una lungo la strada. Ha forse sbagliato ostacolo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inutile dirgli a sinistra, a destra, sempre dritto: tutte le direzioni si equivalgono, sono possibili. Sul suo viso, il godimento che gli procura la vibrazione meccanica che ci fa avanzare. Mette la quarta, viaggiamo a cento chilometri l’ora. Questa sensazione, la aspetta da sempre, la ricerca fin dentro i propri sogni, dove si rivede a volte sul suo motore lanciato a tutta velocità, le mani incollate al manubrio, il torso appiattito contro il serbatoio, consustanziale alla sua potenza. A quanto siamo? Sempre, vuole sapere, non vuole sapere che questo: e adesso, a quanto siamo? Ho voglia di rispondergli: siamo ancora? Filiamo alla velocità della scomparsa su questa lingua di sale lungo il Mar Rosso, dove le figure del mondo si spengono, le loro forme raggiunte dall’indistinto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Disegno di <strong>Florence Manlik</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gilles Weinzaepflen vive a Parigi. È musicista, poeta e regista.</p>
<p>Il suo sito web: <a href="http://www.gillesweinzaepflen.com">www.gillesweinzaepflen.com</a></p>
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		<title>Prove d&#8217;ascolto #5 &#8211; Mario Corticelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jun 2017 05:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Teti]]></category>
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					<description><![CDATA[da pioggia. rovine &#160; / &#160; la conservazione della pioggia avviene tramite il crollo della pioggia consecutivo. la ricostruzione della pioggia consecutiva è tramite il crollo della pioggia la ricostruzione disinvolta della pioggia il consolidamento e il ripristino del crollo è tramite la pioggia. se il paesaggio appare sfumato. riportare il teatro allo stato precedente. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>da <em>pioggia. rovine</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>la conservazione della pioggia avviene tramite il crollo della pioggia</p>
<p>consecutivo. la ricostruzione della pioggia</p>
<p>consecutiva è tramite il crollo della pioggia</p>
<p>la ricostruzione disinvolta della pioggia</p>
<p>il consolidamento e il ripristino del crollo è tramite la pioggia.</p>
<p>se il paesaggio appare sfumato.</p>
<p>riportare il teatro allo stato precedente.</p>
<p>livellare o erigere colline, creare laghetti e corsi d’acqua</p>
<p>sono creati sono in crescita.</p>
<p>demolire in parte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>questo inconveniente</p>
<p>nelle vicinanze</p>
<p>articolato fino alla convenienza</p>
<p>nelle vicinanze</p>
<p>articolata fino all’inconveniente</p>
<p>sembra inarrestabile</p>
<p>rampicante</p>
<p>il luogo spartiacque</p>
<p>le cui parti distrutte o staccate</p>
<p>scrosciano articolate</p>
<p>sembra una prospettiva</p>
<p>rampicante</p>
<p>precedente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>a ogni tratteggio ricomincia da capo</p>
<p>vi accede una scalinata</p>
<p>una copertura a forma di tetto</p>
<p>inclinata il tramonto</p>
<p>nidi di piccioni, cascatelle, numerosi altri oggetti</p>
<p>come ingresso la ripetizione</p>
<p>della caduta</p>
<p>del prato sul prato</p>
<p>come ingresso, luogo</p>
<p>di stanza</p>
<p>la caduta come ingresso</p>
<p>una bella entrata regolare</p>
<p>la distanza tra prato e stesso prato</p>
<p>tra pioggia e stessa pioggia</p>
<p>la caduta della pioggia</p>
<p>sulla stessa pioggia</p>
<p>l’intervallo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>trovare un piano che sostiene gocce di pioggia, aggirare, sfiorare passando un piano che sostiene gocce di pioggia, oltrepassare, scavalcare, cadere su un piano che sostiene gocce di pioggia muovere increspare un piano che sostiene gocce di pioggia trovare</p>
<p>erigere</p>
<p>tenere un piano che dà sfondo a gocce di pioggia spingere un piano evitare sbattere contro un piano che dà sfondo a gocce di pioggia superare aggirare un piano fendere un piano o increspare trovare che il piano dà sfondo a gocce di pioggia dare sfondo trovare che le gocce trovare il piano che dà sfondo a gocce di pioggia dare sfondo alla pioggia. trovare</p>
<p>acqua</p>
<p>luogo</p>
<p>trovare</p>
<p>suddividere una porzione di luogo che contiene acqua in gocce d’acqua e luogo privo di acqua, aggirare, evitare, attraversare una porzione di luogo che contiene molta acqua, suddividere, lambire una porzione di luogo ricca d’acqua mantenere una porzione di gocce d’acqua nel luogo ugualmente mantenere il luogo suddiviso in gocce d’acqua suddivise nel luogo, sostenere, trovare che il luogo contiene acqua, trovare che l’acqua contiene gocce d’acqua, trovare il luogo che contenga acqua suddividere il luogo. trovare</p>
<p>che la pioggia</p>
<p>che l’animato differisce dall’inanimato a causa del vivere</p>
<p>che la pioggia</p>
<p>rasentando i rami degli alberi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>si osservi come da ciò consegue che, quando si vedono formiche risalire i</p>
<p>tratteggi della pioggia verso le nuvole, è possibile inferirne la dolcezza</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>un raggio di luce solare illumina il punto scelto per il foro</p>
<p>verso la natura</p>
<p>inserito nella natura</p>
<p>il fulcro da inserire nel paesaggio lungo percorsi</p>
<p>verso la natura aprendo alla natura</p>
<p>si trasformi</p>
<p>un’isoletta di pioppi filanti</p>
<p>sei colonne superstiti</p>
<p>dalla colonna mancante dieci, venti</p>
<p>fusti si intrecciano ora</p>
<p>salendo</p>
<p>con un moto verso l’alto</p>
<p>scendendo</p>
<p>con un moto verso il basso</p>
<p>salendo</p>
<p>la media versa al basso aprendo alla natura</p>
<p>o le sue punte non possono sbriciolarsi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>frustuli, rocchi</p>
<p>precipitati e disposti lungo la linea dell’ipotetico crollo naturale</p>
<p>diagonale per via del vento</p>
<p>senza limite nell’estendersi del piano.</p>
<p>si prendano a esempio gli aghi dei pini.</p>
<p>si conviene che risalgano ai rami</p>
<p>esaurito il contatto con la terra</p>
<p>che è una superficie</p>
<p>le cui pieghe sono linee lunghissime</p>
<p>tratteggiate in aghi di pini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>cui era collegato da un ponticello</p>
<p>all’esterno presentava un colonnato</p>
<p>coperto da una cupola</p>
<p>sopra tre serie di finestre</p>
<p>un portico semicircolare</p>
<p>cui era collegato da un ponticello</p>
<p>più dietro l’interno</p>
<p>ancora più dietro</p>
<p>l’esterno e dopo il colonnato</p>
<p>una sola scalinata a due bracci</p>
<p>all’interno ripete il retro che impedisce di farne una sede</p>
<p>ancora più interno</p>
<p>dietro</p>
<p>lasciato privo di intonaco</p>
<p>coperto da una cupola in parte</p>
<p>entro un colonnato</p>
<p>cui era collegato da un ponticello</p>
<p>sul retro a portare l’interno</p>
<p>che impedisce di farne una sede</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>si costruiscano torri di pioggia</p>
<p>parzialmente abitabili</p>
<p>non abitabili oppure</p>
<p>abitabili</p>
<p>conseguentemente abitate</p>
<p>conseguentemente</p>
<p>presto</p>
<p>disabitate</p>
<p>sul punto di essere abitate oppure</p>
<p>di essere disabitate</p>
<p>conseguentemente sul punto di essere</p>
<p>nonostante il contatto intermittente con il suolo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>/</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>consentire attorno alla colonna la presa di un rampicante dalla base e il</p>
<p>risalire.</p>
<p>consentire attorno ai fili di pioggia la presa di un rampicante e parimenti il</p>
<p>risalire.</p>
<p>consentire attorno alle caviglie il rampicante e il risalire e parimenti le</p>
<p>variabili posture.</p>
<p>variare le posture consentite.</p>
<p>al cessare della pioggia resta la colonna.</p>
<p>al cessare del corpo resta la colonna.</p>
<p>al rovinare della colonna raccogliere il rampicante seccarlo al cessare della</p>
<p>pioggia farne un falò.</p>
<p>consentire al fuoco la presa sull’aria e il risalire e parimenti le variabili</p>
<p>posture.</p>
<p>al cessare del rampicante liberare l’aria e consentirne le più variabili</p>
<p>posture fino al ritorno del vento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Testi in corso di elaborazione sotto il titolo di &#8220;pioggia.rovine&#8221; di Mario Corticelli</strong></em></p>
<p style="text-align: right;">di<strong> Alessandra Cava</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68641" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava-su-cort-1-1.png" alt="" width="525" height="633" /></p>
<p style="text-align: left;"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68639" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava-su-cort-2-1.png" alt="" width="525" height="633" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2017/05/28/prove-dascolto/" target="_blank">Prove d&#8217;ascolto è un progetto di Simona Menicocci e Fabio Teti </a></p>
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		<title>Prove d&#8217;ascolto #2 &#8211; Alessandra Cava</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/06/01/prove-dascolto-2/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 05:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Greco]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Teti]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Marzaioli]]></category>
		<category><![CDATA[prove d'ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[simona menicocci]]></category>
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					<description><![CDATA[super &#160; 1. just a little word &#160; (una sorta di prologo per una serie di incontri) &#160; i miss you guys muchly / bonjour les amis &#160; nice walk at the park / mesdames et messieurs / je ne pense pas &#160; c’est avec joie et fébrilité / c&#8217;est avec grand plaisir que &#160; et [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: left;"><em><strong>super</strong></em></h2>
<div style="font-family: arial;">
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-68375 alignnone" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava.jpg" alt="cava" width="640" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/cava-144x144.jpg 144w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>1.</em></p>
<p><em>just a little word</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(una sorta di prologo per una serie di incontri)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>i miss you guys muchly / bonjour les amis</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>nice walk at the park / mesdames et messieurs / je ne pense pas</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>c’est avec joie et fébrilité / c&#8217;est avec grand plaisir que</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>et c’est avec grand plaisir que / une erreur s’est glissée dans l’objet</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>stare dietro a tutto / gentile cliente / diciamo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>hello</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>è molto difficile / cela dépend</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>et c’est avec grand plaisir que / une erreur s’est glissée dans l’objet</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>per una volta / anzi tre / le ultime opportunità di lavoro</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>envie de changer</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>inoltre / volevamo renderla partecipe di / dernier mais dernier</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>une erreur s’est glissée dans l’objet</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>rinnovati baci / en retard comme toujours mais là / super !</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ci rifacciamo vivi dopo l’estate / eh</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>2.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>volevo dire, dunque, che c’era una volta, dunque, un punto in movimento, e allora, il punto si spostava lungo la linea, se non lo sai, la linea è quella della costa e il punto è quello in cui comincia, sebbene il punto sia senza dubbio anche quello in cui finisce.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>possiamo dire, infine, che il punto è anche tutta la linea, e che la costa, ovviamente, è solo un punto. ora, da quel punto, guarda.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>le colline sono, da tutt’altra parte, sullo sfondo, da tutt’altra parte, ci immaginiamo, da tutt’altra parte, sempre con le spalle rivolte, da tutt’altra parte, verso di loro, da tutt’altra parte, come schienali e davanti, da tutt’altra parte, il mare. ora sei di fronte, spettatore.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>i manifesti pubblicitari ti invitano ovunque a fuggire la città. da casa a lavoro ci sono sei minuti a piedi. da casa a lavoro ci sono: le scale di legno, un grande viale, file di alberi squadrati. tra te e il lavoro ci sono i turisti: in gruppi, a coppie, qualcuno da solo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>ognuno di loro è a un punto diverso del percorso turistico, ognuno col proprio andamento turistico, ognuno col proprio equipaggiamento turistico, per la pioggia o il caldo improvviso, ognuno con il proprio sguardo vagamente o esattamente turistico.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>i manifesti pubblicitari ti invitano ovunque a fuggire la città. da casa a lavoro ogni volta un percorso, intorno agli zaini, contro le mappe, prima e dopo le fotografie.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>i corridoi sovrapposti, vedi subito le frecce, i nomi dei capolinea, vedi subito l’angolo, subito, le macchie scure sul pavimento, vedi le scale. memorizza adesso il disegno della rete, fatti guidare. poi, quando è il momento, in un punto della città, alza gli occhi al rettangolo, ecco il colore:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>3.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>se si prende a un certo punto la luce</em></p>
<p><em>che c’è e poi si fa come quella che sta di là</em></p>
<p><em>nell’altra città se il marciapiede del grande viale</em></p>
<p><em>è come la bassa marea e il ritaglio dei tetti fa uguale rilievo</em></p>
<p><em>a passarci lo sguardo allora si svolta nel vicolo si sta</em></p>
<p><em>adesso dove prima figurava</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>il fondalino è azzurro molto brillante</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>il sale qualche varietà di vento tutto si sposta</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>a seconda del tempo ad esempio i villeggianti</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>con le stagioni le sedie a sdraio se è notte</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>il treno quando è l’ora ma adesso si sta fermi</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>si rilasciano le corde si prende il sole è uno</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>il momento nella punta delle V affilate</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>le cabine di legno in fila sul mare</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>il ripiano dove si mettono gli oggettini le</em></p>
<p><em>bomboniere gli angeli trasparenti tutto è</em></p>
<p><em>soprammobile (dovrebbe muoversi e invece proprio</em></p>
<p><em>non fa neanche un suono) tutto è così evidente è</em></p>
<p><em>rilevato col giallo fluorescente</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>quello è come questo dicono e anche esattamente</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>e adesso nei gesti seriali se si guardano</em></p>
<p><em>le mani nel mentre che dispongono e incartano e</em></p>
<p><em>chinando un poco la schiena dietro al vetro del bancone</em></p>
<p><em>l’esposizione della merce soffre del riflesso del viale</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>nei gesti del commesso ecco un paesaggio la dominante</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>di colore la posizione del corpo sopra al tavolo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>vedere una finestra nello strato di confettura</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>mettere una bocca e il suo movimento</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>dentro al cesto tra le fragole le arance</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>sopra l’occhio mappare il prato</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una lettura per <em>Super</em> di Alessandra Cava</strong></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Alessandra Greco</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h6 style="text-align: right;"><em><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-68511" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/greco-legge-cava.png" alt="greco legge cava" width="352" height="264" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/greco-legge-cava.png 352w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/greco-legge-cava-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" />&#8220;Perché il mondo di cui sto parlando ha questo di diverso da altri possibili mondi, che uno sa sempre dove sono il levante e il ponente in tutte le ore di giorno e di notte, e allora comincio col dire che è verso mezzogiorno che io sto guardando, il che equivale a dire che sto con la faccia in direzione del mare, il che equivale a dire che volto al monte le spalle, perché è questa la posizione in cui io di solito sorprendo il me stesso che se ne sta all’interno di me stesso, anche quando il me stesso all’esterno è orientato in tutt’altro modo o non è affatto orientato come spesso succede, in quanto ogni orientamento comincia per me da quell’orientamento iniziale, che implica sempre l’avere sulla sinistra il levante e sulla destra il ponente, e solo a partire di lì posso situarmi in rapporto allo spazio, e verificare le proprietà dello spazio e delle sue dimensioni.&#8221;</em><br />
<em> Italo Calvino, Dall’opaco</em></h6>
<h6 style="text-align: right;"><em>&#8220;Of course you are the mechanism of meaning.&#8221;</em><br />
<em> Arakawa e Madeline Gins (1971)</em></h6>
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<p>La definizione etimologica di <em>spettro</em> (visibile), un passaggio da <em>Dall&#8217;opaco</em> di Italo Calvino<span style="font-size: 13.3333px;"> [1]</span>, e una frase di Arakawa e Madeline Gins, i riferimenti per affrontare <em>Super</em> di Alessandra Cava come una &#8220;passeggiata cinematografica&#8221;, un <em>transito in/tra livelli</em>, oltre il modello ottico-geometrico di cinema (“<em>the eyes alone would not supply the knowledge of space</em>”, Reversible Destiny, Arakawa/Gins), in un paesaggio-passaggio (successione di sequenze <em>in</em> e attraverso le immagini) <em>in</em>dessicale, tattile.</p>
<p>L&#8217;autrice indica <em>Super</em> come termine inerente “<em>la parte superiore, esterna, e ancora, l&#8217;eccedere, l&#8217;andare oltre, rendere la dimensione tattile dello sguardo, la capacità delle cose stesse di diventare immagini e quindi zone delimitate di passaggio, mezzi per vedere”. </em>A questo proposito l&#8217;immagine fotografica in apertura, “<em>utile per ritrovare il punto di partenza, punto di passaggio da un luogo all&#8217;altro, da un testo all&#8217;altro” </em><span style="font-size: 13.3333px;"> [2]</span><em>, </em>presenta nell&#8217;inquadratura il telaio di un cartello pubblicitario, una cornice nella cornice, un vuoto aperto, un varco.</p>
<p>Il problema del passaggio, dalla presenza al superamento di una cornice (che la stessa autrice definisce come <em>fastidiosa</em>), è a mio avviso risolvibile in rapporto alla presenza dello spazio bianco.</p>
<p>La scrittura si svolge, in maniera molto pulita, <em>dice</em> in maniera delicata e netta. Quanto descritto potrebbe apparire come una carrellata scenografica, tuttavia si muove su differenti livelli grazie anche a  questo bianco, ignoto spazio della mente, operando tagli e riemersioni, vuoti in texture (<em>marea uguale rilievo</em>), RISOLVEndo LA CORNICE, aprendola in un continuum tra scrittura e paesaggio.</p>
<p>Corrispondente al colore della mente, il bianco in <em>Super</em> si avvicina (anche se in modo diverso) al concetto di <em>blank </em>nel lavoro pittorico di Shūsaku Arakawa [3]<span style="font-size: 13.3333px;">,</span> come gradazione invisibile, capace di accogliere tutto lo spettro, e di popolarsi continuamente di immagini, sequenze, suoni, paesaggi, com&#8217;è il modo di procedere nella versione audio di <em>Super</em> (<a href="http://writing.upenn.edu/pennsound/x/Italiana.php">http://writing.upenn.edu/pennsound/x/Italiana.php</a>).</p>
<p>In questo contesto la figura del flâneur (da Baudelaire a Benjamin) seguendo il corso delle vedute panoramiche (un <em>vedutismo</em> qui mai statico), diviene viaggiatore. Secondo quest&#8217;ottica  del <em>transito</em> possono essere viste le figure dei turisti; gli stessi luoghi (ambienti urbani, spiaggia), le stesse consuetudini, non ultima la stessa flânerie nel tessuto urbano.</p>
<p>Lo sguardo tattile e cinetico, in articolazione spettatoriale con le architetture in movimento, prende a modello la geometria ottica e al tempo stesso si rende conto che tale modello non è sufficiente perché noi e ambiente, siamo entrambi ricettori e portatori di un&#8217;interfaccia comunicativa, una bidirezionalità nello scambio di informazioni &#8211; e nel corpo del testo (è interessante pertanto l&#8217;uso frequente dei connettivi testuali (congiunzioni, locuzioni) come ponti per unire in modo logico i diversi contenuti).</p>
<p>Il mondo osserva il mondo, attraverso l&#8217;occhio e la mente. Atto cognitivo, di comprensione mentale, e insieme atto di costruzione del mentale (consapevolezza della direzione, determinazione della posizione e rappresentazione) in una stretta relazione, nel lavoro di Alessandra Cava della scrittura con il reale: cartografia, mappatura di spazi, scrittura come origine, mappa cognitiva, geocritica come analisi interdisciplinare che privilegia lo spazio rispetto al tempo. Geografia in <em>transito</em>, dove l&#8217;ambiente (interno ed esterno) tratta l&#8217;informazione sensibile che perviene agli organi di senso, costruendosi nelle sue articolazioni e interazioni attraverso un certo ordine di rapporti mentali e di momenti di spazio testuali.</p>
<p>Per ripetizioni e attraversamenti, viene individuato un <em>errore</em> che <em>si insinua</em> nell&#8217;oggetto di questa osservazione (<em>&#8211; une erreur s&#8217;est glissée dans l&#8217;object &#8211;</em>); prima di tutto si dice che si tratta di <em>… una sorta di prologo per una serie di incontri</em><em>… per una volta / anzi tre … </em><em>  </em>(ripetizioni), qualcosa si annuncia prima di farsi ambiente, glissa e infine torna per riportare in attività una diversa costruzione del vedere <em>… sopra l&#8217;occhio mappare il prato … </em>una superficie <em>uniforme</em> (verde come bianco), fatta di tutte le cose dell&#8217;umano.</p>
<p>Penso alla <em>gerarchia intricata</em> di Douglas Hofstadter, un sistema gerarchico di coscienza, in cui compare uno <em>strano loop.</em> Una gerarchia di livelli dove non vi è ben definito un più alto o un più basso <em>gradino</em>, e ciascuno dei quali è legato ad almeno un altro da qualche tipo di relazione. Una gerarchia  &#8220;aggrovigliata&#8221; in cui l&#8217;osservatore muovendosi attraverso i livelli, torna infine al punto di partenza, cioè il livello originale (lo sguardo riprende a mappare). In <em>Anelli nell&#8217;io</em>, Hofstadter (2007) definisce un <em>loop anomalo</em> come: “ <em>&#8220;strano anello&#8221; (&#8230;) non è un circuito fisico ma un loop astratto, in cui, nella serie di fasi c&#8217;è uno spostamento da un livello di astrazione (o struttura) ad un altro, avvertito come un movimento verso l&#8217;alto in una gerarchia, ma che  in qualche modo nei successivi spostamenti risulta dar luogo ad un ciclo chiuso. Nonostante la sensazione di allontanarsi sempre più dalla propria origine, (…) si torna esattamente dove si era iniziato. In breve, uno strano loop è un ciclo di feedback paradossale di passaggio di livello</em>.” (pp. 101-102) [4]. Forse, tuttavia, questa la cornice fastidiosa che si vuole superare, il limite del ciclo che si richiude in se stesso.</p>
<p>In <em>Super </em>  (2.), <em>… volevo dire, dunque … </em>(al principio), il <em>… punto in movimento</em><em> &#8230; </em><em>se non lo sai, </em><em>… </em>è &#8230; <em>senza dubbio anche quello in cui </em>(questo movimento) <em>finisce</em><em>.</em> (un punto di passaggio da un luogo all&#8217;altro, da un testo all&#8217;altro, da una sequenza a un&#8217;altra) <em>… possiamo dire, infine, che il punto è anche tutta la linea … la costa … è solo un punto. </em></p>
<p>Il punto<em> è </em>quello in cui comincia, il movimento dell&#8217;occhio (la linea d&#8217;azione in una ripresa cinematografica ad es.), un territorio.</p>
<p><em> </em><em>… le colline sono, da tutt&#8217;altra parte … sullo sfondo … con le spalle rivolte … verso di loro … come schienali e davanti … il mare. ora sei di fronte, spettatore.</em></p>
<p><em>Infallibilmente il blank ritorna</em>. Osservatore e osservato stanno <em>in </em>questa visione fatta di attraversamenti, passaggi-immagini, come momenti, istantanee in movimento<em>. </em>il punto, impossibile fuga.</p>
<p><em>… alza gli occhi al rettangolo</em><em> &#8230; </em>(e, prima nota di colore, o restituzione dello spettro): questo vuoto levità (blank) capace di toccare, di entrare <em>in</em><em>contatto</em>, spazio visivo messo in mobilità che ha  relazioni forti con il tatto (nel movimento, l&#8217;uno nasce nel campo dell&#8217;altro).</p>
<p><em>… i corridoi sovrapposti, vedi subito le frecce, i nomi dei capolinea. </em><em>Nella velocità la resistenza al deterioramento dinamico delle lettere ha a che fare con la loro stessa intima geometria, col numero di tagli, interruzioni, densità delle appendici, aree chiuse</em> (<em>La trottola di Prometeo</em>, Ruggero Pierantoni, p. 155) questa dimensione tattile, ancora una volta, dei caratteri, tagli anatomie, dello sguardo, nello sguardo … <em>il momento nella punta delle V affilate …</em></p>
<p>(3.)  <em>…</em><em>è come la bassa marea e il ritaglio dei tetti fa uguale rilievo … si sta / adesso dove prima figurava</em>. tutto si sposta, è uno il momento e ancora, in uniformità il colore della mente riaffiora. Nell&#8217;attesa si dispone in fila <em>…</em><em>quello è come questo dicono … </em>stare nel momento di un riflesso, nel momento di uno <em>strano loop</em>, il tempo ora tutto rallenta, la visione si guarda <em>in </em>filare, finire <em>in</em><em> … mani che dispongono e incartano … </em>nell&#8217;unico momento <em>in</em> cui un corpo <em>è </em>paesaggio, un oggetto riflette <em>… una dominante di colore … </em>una posizione sua dentro, nella disposizione anche dei versi obliqua. Protetto, dal virare superiore dell&#8217;occhio, un corpo-sguardo che prevede lo spazio, <em>riterritorializza</em> entro gesti che si guardano, colori che possono essere netti. Una levità meno pesante la possibilità di entrare <em>in</em> momento, farsi simultaneamente passaggio e paesaggio, e testimoniare un cerchio di congiunture che desidera aprirsi, disposto in reale, per l&#8217;impossibilità di chiudersi ed esaurirsi semplicemente in se stesso.</p>
<p>Mi piacerebbe infine accostare, sconfinando un po&#8217;, l&#8217;intreccio di immagini in <em>Super</em> alla tecnica del décollage e campionamento visivo dello street artist parigino Thomas Schmitt [5], che lavora intervenendo sui manifesti pubblicitari.</p>
<p>Precise forme appaiono sotto i tagli del cutter.</p>
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<p><sup>1 </sup>Calvino, Italo, <em>Dall’opaco</em>, in <em>La strada di San Giovanni</em>, Mondadori, Milano, 1995.</p>
<p><sup>2</sup> Da una conversazione con Alessandra Cava.</p>
<p><sup>3 </sup>Arakawa, Shūsaku: pittore e architetto giapponese (Nagoya 1936-New York, USA, 2010). Trasferitosi presto a New York, l&#8217;artista ha assimilato, delle tendenze dell&#8217;avanguardia occidentale, idee e tecniche che ha saputo innestare, con visione personalissima, nel filone della tradizione figurativa del suo Paese. Della realtà quotidiana egli coglie soltanto l&#8217;aspetto “verbale”, le parole scritte, riportandone i caratteri, nella stesura sia calligrafica sia tipografica, nello spazio uniforme di superfici dipinte in grigio o in bianco. Ha partecipato a manifestazioni artistiche di grande importanza nel suo Paese, negli Stati Uniti e in Europa.</p>
<p><sup>4 </sup>Hofstadter, Douglas, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Strange_loop">https://en.wikipedia.org/wiki/Strange_loop</a></p>
<p><sup>5</sup> Schmitt, Thomas, <a href="http://undergroundparis.org/paris-street-art-ambassador-thom-thom-exhibition-galerie-mathgoth">http://undergroundparis.org/paris-street-art-ambassador-thom-thom-exhibition-galerie-mathgoth</a></p>
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<p><strong>5 panorami da <em>super</em> di Alessandra Cava</strong></p>
<p style="text-align: right;">di <strong>Giulio Marzaioli</strong></p>
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<p><img loading="lazy" class="size-large wp-image-68512 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-1-1024x243.jpg" alt="marzaioli legge cava 1" width="720" height="171" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-1-1024x243.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-1-300x71.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-1-768x183.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-1.jpg 1064w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
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<p><img loading="lazy" class="size-large wp-image-68513 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-2-1024x237.jpg" alt="marzaioli legge cava 2" width="720" height="167" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-2-1024x237.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-2-300x69.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-2-768x178.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-2.jpg 1047w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
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<p><img loading="lazy" class="size-large wp-image-68514 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-3-1024x225.jpg" alt="marzaioli legge cava 3" width="720" height="158" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-3-1024x225.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-3-300x66.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-3-768x169.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-3.jpg 1054w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
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<p><img loading="lazy" class="size-large wp-image-68515 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-4-1024x236.jpg" alt="marzaioli legge cava 4" width="720" height="166" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-4-1024x236.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-4-300x69.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-4-768x177.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-4.jpg 1044w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
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<p><img loading="lazy" class="size-large wp-image-68516 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-5-1024x232.jpg" alt="marzaioli legge cava 5" width="720" height="163" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-5-1024x232.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-5-300x68.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-5-768x174.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/marzaioli-legge-cava-5.jpg 1049w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
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<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/05/28/prove-dascolto/">Prove d&#8217;ascolto è un progetto di Simona Menicocci e Fabio Teti</a></p>
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		<title>Prove d&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Sun, 28 May 2017 05:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal giugno 2015 al maggio 2016 si è svolto un laboratorio di scritture dal titolo «prove d&#8217;ascolto» presso la sede della galleria WSP photography di Roma (http://www.collettivowsp.org/), che ha visto coinvolti 23 autori [1]. Da oggi Nazione Indiana pubblica testi e tracce di quegli incontri. Di seguito una breve presentazione del progetto a firma dei due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal giugno 2015 al maggio 2016 si è svolto un laboratorio di scritture dal titolo </em><em>«</em><em>prove d&#8217;ascolto</em><em>» presso la sede della galleria WSP photography di Roma (</em><a href="http://www.collettivowsp.org/"><em>http://www.collettivowsp.org/</em></a><em>), che ha visto coinvolti 23 autori </em><em>[1]. Da oggi Nazione Indiana pubblica testi e tracce di quegli incontri.</em><strong><em> </em></strong><em>Di seguito una breve presentazione del progetto a firma dei due curatori, <strong>Simona Menicocci </strong>e<strong> Fabio Teti</strong>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;esperienza laboratoriale «prove d&#8217;ascolto» nasce dall&#8217;insoddisfazione, e nell&#8217;insoddisfazione – è importante: anche e soprattutto rispetto a se stessa, alle articolazioni ed energie, alle pratiche e relazioni che ha saputo o mancato di generare, al tempo che ha potuto o mancato di donarsi – consegna oggi, profittando dell&#8217;ospitalità di Nazione Indiana, ad una socializzazione ulteriore ed espansa quegli &#8216;atti&#8217; di scrittura attorno cui e generando i quali si è configurata, dal giugno 2015 al maggio 2016, in tre appuntamenti romani presso la sede della <em>WSP photography</em>, (ne approfittiamo per ringraziare Lucia Perrotta per l&#8217;ospitalità concessaci).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;idea del laboratorio, basilare e intimamente ispirata alle motivazioni che condussero Giuliano Mesa a dar vita al progetto <em>Ákusma </em>(sono ormai quasi vent&#8217;anni), si è fatta strada a partire da Albinea (RE), seconda edizione della rassegna <a href="http://eexxiitt.blogspot.it/search/label/EX.IT%202014">EX.IT</a>, nell&#8217;ottobre del 2014, durante la tavola rotonda coordinata da Antonio Loreto e Massimiliano Manganelli. In quell&#8217;occasione, una schiera di critici letterari, studiosi, traduttori e autori, fu invitata a intervenire intorno alle scritture, e al panorama autoriale da esse illustrato, raccolte nel catalogo-antologia<em> ex.it 2013 &#8211; Materiali fuori contesto</em> (Tielleci, Colorno 2013). In quella sede, al netto delle possibili dispercezioni di chi scrive, poche, pochissime delle molte parole che potemmo ascoltare (gli atti dell&#8217;incontro sono oggi raccolti e leggibili nel volume <em>ex.it 2014 &#8211; Materiali fuori contesto</em>, Tielleci, Colorno 2016) ci sembrarono fattivamente interessate a ricavare <em>dai testi</em> in questione, considerati nella loro singolarità e varietà (di materiali, procedure, modalità della messa in comune e suoi oggetti) quegli strumenti critici e quei criteri analitici rinnovati di cui probabilmente l&#8217;intero campo letterario italiano necessita da tempo. Un&#8217;occasione parzialmente sprecata, dunque – e forse fatalmente, stante la difficoltà obiettiva di maneggiare un così ampio spettro di scritture e posture autoriali, rispetto alle quali sembrò più agevole ripiegare sulle consuete strategie operative, quelle cioè tendenti alla categorizzazione definitoria, all&#8217;individuazione delle autorialità più emblematiche, alla sinossi delle questioni, quali che fossero le anomalie letterarie in discorso e il ventaglio di problemi da esse spalancato: ripiegare sul tentativo di maneggiare, crediamo, come reti a strascico, categorie critiche pre-testuali, in quanto prodotte per dar conto di testualità altre, precedenti, o ancora pseudo-categorie o puntatori desunti dalle auto-descrizioni e riflessioni dei più attivi, sul fronte teorico, o metapoetico, degli scrittori in questione; ponendosi, al limite, il problema della prensilità generale delle stesse, ma in ogni caso, al netto delle cautele e delle perplessità espresse, assecondando il rischio già presente di una loro surrettizia mutazione da connotati probabili ad epitomi sicure, e ancora da strumenti descrittivi di <em>alcune</em> testualità esistenti a criteri discriminanti circa il valore di quelle contemporanee o a venire. Nulla che non pertenga al mestiere del critico, naturalmente; né avremmo potuto pretendere delle vere e proprie analisi testuali, in quella sede e in una fase, ancora, di vera e propria lotta per l&#8217;esistenza di tutta una serie di scritture spericolate e sganciate dalle anche recenti acquisizioni canoniche in materia. Ciò nonostante, la percezione acuta di una scarsa considerazione dei testi, della loro inaggirabilità e differenza, così come della produzione delle autorialità più appartate o in ombra del &#8216;catalogo&#8217;, fu la sola amara acquisizione con la quale lasciammo l&#8217;incontro e, su questo fronte almeno, Albinea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da qui, precisamente, l&#8217;idea di un laboratorio, mossi dalla necessità di riservare un più ampio spazio-tempo alle testualità degli autori coinvolti, uno spazio e un tempo in cui poter porre maggiore attenzione e accordare un ascolto qualitativamente più esposto al farsi stesso della scrittura. Con «prove d’ascolto» abbiamo infatti proposto ai 23 autori coinvolti di condividere i propri testi in lavorazione, le proprie “ricerche” in atto, e di affrontare collettivamente i nodi estetici, concettuali, pragmatici attorno cui stesse ruotando il proprio lavoro; ogni presente è stato dunque invitato tanto a leggere i propri testi, quanto a intervenire e a fomentare a una discussione, il più possibile spregiudicata, sullo specifico di ogni brano in questione e delle problematiche di lì emergenti. L&#8217;auspicio, o obiettivo, al di là di certe ‘somiglianze di famiglia’ e delle convivenze più o meno ireniche sotto l’inverificata copertura di una tendenza comune, era che potessero emergere e porsi in esponente le differenze empiriche e le distanze concrete tra le pratiche autoriali; che si riuscisse a provocare, sulla base di queste, e discutendo, una crisi ulteriore: radicalizzando, in termini di profondità e fertilità, quella spinta emancipativa comunque già implicita in ogni necessità o accidentalità di ricerca, quindi fornendo uno stimolo ulteriore tanto al movimento quanto al processo di auto-consapevolezza artistica. Allo stesso modo, ci aspettavamo di ricavare, sebbene in forma grezza,  provvisoria, qualche nuovo arnese ermeneutico, qualche strumento critico ulteriore, necessitato dalle e aderente alle scritture in questione (un implicito delle discussioni era infatti quello di prescindere da tutti quei dispositivi nominali o lassamente teorici dei quali auspicavamo invece una messa in crisi, se non un superamento: da “scrittura non assertiva” a “scrittura di ricerca”, appunto, dalla contrapposizione tra lirica e sperimentalismo a quella tra verso e prosa). Anche per questo motivo, oltre agli autori, abbiamo provato a coinvolgere nel laboratorio gli stessi critici e studiosi intervenuti ad Albinea nel 2014, nonché molti altri potenzialmente interessati a questo tipo di lavoro comune, di comunità operosa, ottenendo, naturalmente, nient&#8217;altro che una sfilza di mail inevase, di silenzi eloquentissimi o giustificazioni pasticciate, e potendo contare, nel concreto, su appena tre presenze discontinue, quelle di Gilda Policastro, di Guido Mazzoni, e di Massimiliano Manganelli, che ringraziamo. Poco male, ad ogni modo: si è fatto senza, giocoforza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Naturalmente, da cotanta ambizione, non poteva che derivare un altrettanto grande, e comunque fertile, fallimento. Tolti pochi casi, e sempre in conseguenza della quota di generosità ed energia messa in campo dai coinvolti, si è rivelato più che problematico dar vita a discussioni proficue, più che faticoso stimolare una partecipazione che avrebbe invece dovuto esserne precondizione. Lo stesso può dirsi per la seconda fase del laboratorio, alla prima legata proprio dalla volontà di fissare qualche risultato più stabile, di concretarlo. Dopo i tre incontri romani, infatti, dopo le parole in presenza e gli impacci, anche, dell&#8217;oralità, della soggezione, delle psicologie, abbiamo invitato ogni autore – secondo un esoterico sistema di incroci volto a garantire la copertura integrale dei testi condivisi, e fallito anche questo, a causa di varie defezioni – a rilanciare per iscritto le tracce del proprio ascolto, del proprio incontro con l&#8217;altrui scrittura, a produrre un testo breve, insomma, critico eppure libero, affrancato da ogni ansia mimetica e competitiva rispetto ai canoni formali della critica ufficiale. Anche qui, i risultati non son stati sempre all&#8217;altezza delle aspettative, ma ogni autore è responsabile delle proprie parole, le dette e le taciute, del proprio impegno e della propria disponibilità all&#8217;incontro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel momento della condivisione dei materiali, in una rubrica su Nazione Indiana che raccoglierà l&#8217;intera compagine dei testi presentati durante il laboratorio (giova ricordarlo: testi in quel momento incompiuti o in lavorazione, ed oggi magari diversissimi, o già pubblicati, o completamente cassati dagli autori stessi) accompagnati dalle rispettive <em>tracce d&#8217;ascolto</em> generate, ci preme forse maggiormente, stilando la parte positiva del bilancio, ringraziare uno per uno i nostri autori per ciò che hanno voluto o potuto fare e condividere; per essersi sobbarcati le spese di viaggi anche internazionali; per la loro disinvoltura o più silenziosa attenzione; per aver mostrato di poter leggere un testo (o <em>fare</em> <em>qualcosa</em> di un testo, maneggiarlo) senza dover ricorrere necessariamente a quegli approcci categorizzanti e a quelle parole d&#8217;ordine che tanto ci avevano infastidito a monte di questa esperienza. Per aver fatto emergere, infine, dalle loro letture, talvolta pigre talvolta sorprendenti, talvolta centrate talvolta felicemente divergenti, anche una serie di problemi forse nuovi e certamente urgenti, come quello, statisticamente più ricorrente, che riguarda l&#8217;uso, l&#8217;usabilità, la dimensione pragmatica tanto della scrittura quanto della sua inserzione e ricezione nel mondo, e che speriamo qualcuno voglia accogliere e approfondire, in sede critica e in relazione al funzionamento di un testo letterario contemporaneo. Li ringraziamo, ancora, per averci sopportati prima, e poi lungamente attesi, nella conduzione del laboratorio e in quella dell&#8217;approdo in rete dei suoi atti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una conduzione, quella del laboratorio, così come del suo dopo, sicuramente affannosa, strattonata, ciascuno di noi dovendo volta a volta emancipare spazi e tempi letteralmente <em>impropri</em> dalla trama di esistenze materiali e lavorative votate a una furiosa avversione rispetto alle facoltà e pratiche dell&#8217;incontro, della condivisione, della lettura, del dissenso o dell&#8217;accordo argomentati – e argomentati poiché posteriori, appunto, all&#8217;incontro, agli oggetti di condivisione e analisi, all&#8217;ascolto di questi e alla domanda sul senso della loro messa in comune. Che si tratti poi di oggetti di scrittura non dovrebbe, crediamo, minare la seriosa generalità di quanto appena affermato: se le scritture sono nel mondo e il mondo riguardano, la proiezione nel mondo delle etiche e prassi che queste informano è problematica ma inevitabile, problematico ma inevitabile il loro fare mondo, riproporsi su altra scala all&#8217;altezza delle nostre forme di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1] Questi i partecipanti alle tre date: Daniele Bellomi, Alessandra Cava, Fiammetta Cirilli, Mario Corticelli, Elisa Davoglio, Alessandro De Francesco, Marco Giovenale, Alessandra Greco, Mariangela Guatteri, Niccolò Furri, Andrea Inglese, Andrea Leonessa, Giulio Marzaioli, Simona Menicocci, Manuel Micaletto, Renata Morresi, Vincenzo Ostuni, Nicola Ponzio, Giorgia Romagnoli, Luigi Severi, Fabio Teti, Silvia Tripodi, Michele Zaffarano. Il novero degli invitati avrebbe compreso anche Mariasole Ariot, Gherardo Bortolotti, e Andrea Raos, che non hanno potuto prendere parte ai lavori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*</p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #1 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/05/28/prove-dascolto-1-daniele-bellomi/">Daniele Bellomi</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #2 &#8211; <a href="http://www.nazioneindiana.com/2017/06/01/prove-dascolto-2/">Alessandra Cava</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #3 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/04/prove-dascolto-3-fiammetta-cirilli/">Fiammetta Cirilli </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #4 &#8211; <a href="http://www.nazioneindiana.com/2017/06/08/prove-dascolto-4-elisa-davoglio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Elisa Davoglio</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #5 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/11/prove-dascolto-5-mario-corticelli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mario Corticelli </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #6 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/15/prove-dascolto-6-alessandro-di-francesco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandro De Francesco</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #7 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/22/prove-dascolto-7-niccolo-furri/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Niccolò Furri</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #8 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/25/prove-dascolto-8-marco-giovenale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marco Giovenale</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #9 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/29/prove-dascolto-10-alessandra-greco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alessandra Greco</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #10 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/10/prove-dascolto-10/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mariangela Guatteri</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #11 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/17/prove-dascolto-11-andrea-inglese/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Inglese</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #12 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/24/prove-dascolto-12-andrea-leonessa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Leonessa</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #13 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/01/prove-dascolto-13-giulio-marzaioli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Giulio Marzaioli</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #14 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/08/prove-dascolto-14-simona-menicocci/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Simona Menicocci</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #15 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/15/prove-dascolto-15-manuel-micaletto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Manuel Micaletto</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #17 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/10/29/prove-dascolto-17-vincenzo-ostuni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vincenzo Ostuni </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #18 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/07/prove-dascolto-18-nicola-ponzio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nicola Ponzio</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #19 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/14/prove-dascolto-19-giorgia-romagnoli/" target="_blank" rel="noopener">Giorgia Romagnoli</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #20 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/21/prove-dascolto-20-luigi-severi/" target="_blank" rel="noopener">Luigi Severi</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #21 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/01/28/prove-dascolto-21-fabio-teti/" target="_blank" rel="noopener">Fabio Teti</a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #22 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/02/04/prove-dascolto-22-silvia-tripodi/" target="_blank" rel="noopener">Silvia Tripodi </a></p>
<p>Prove d&#8217;ascolto #23 &#8211; <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/03/04/prove-dascolto-23-michele-zaffarano/" target="_blank" rel="noopener">Michele Zaffarano</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riscrizione di mondo #2 – programma &#038; istruzioni per l’uso (26.5 Milano)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 May 2017 05:00:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui diamo il programma dettagliato, e le istruzioni per l’uso (19) di una mentalità intraterrestre. &#160; Per ognuno di noi ci sono circa 200.000.000 insetti (una biomassa importante). Sediamoci al tavolo con loro, con pazienza e cordialità. ⇓⇓⇓ venerdi 26 maggio &#8211; dalle 18.00 alle 21.00 VIR VIAFARINI via Carlo Farini 35, 20159 Milano Un incontro tra pratiche artistiche, poetiche, scientifiche a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">Qui diamo il programma dettagliato, e le istruzioni per l’uso (19) di una mentalità intraterrestre.</span></span></em></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68400" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu.jpg" alt="Web" width="1800" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu.jpg 1800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu-300x100.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu-768x256.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/riscrizione-orizzontale-blu-1024x341.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1800px) 100vw, 1800px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">Per ognuno di noi ci sono circa 200.000.000 insetti (una biomassa importante). Sediamoci al tavolo con loro, con pazienza e cordialità.</span></span></h5>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓</p>
<p><span style="font-family: times; font-size: x-large;">venerdi <strong>26 maggio</strong> &#8211; <strong>dalle 18.00 alle 21.00</strong><br />
</span><span style="font-family: Times; font-size: large;">VIR VIAFARINI via Carlo Farini 35, 20159 <strong>Milano</strong></span></p>
<div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-family: Times;"><i>Un incontro tra pratiche artistiche, poetiche, scientifiche a cura di Gianluca Codeghini e Andrea Inglese<br />
</i></span></span></div>
<div></div>
<div>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: Times;"><i>Performances, micro-conferenze, letture, proiezioni, interventi musicali di:</i></span></span><span id="more-68031"></span></p>
<p><span style="font-family: Times;">Sergio Basso <i>con Elena Nico</i>, Dario Bellini <i>con Luca Iuliano e Mauro Scolara</i>, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Alessandra Cava, Biagio Cepollaro, Gianluca Codeghini, Stefano Delle Monache, Carlo Fei, Giuliano Guatta, Bruno Galantucci, Alessio de Girolamo e Luca Pancrazzi, Mariangela Guatteri, Cose Cosmiche <i>con Helga Franza e Silvia Hell</i>, Andrea Inglese, Salvatore Insana, Concetta Modica, Vincenzo Ostuni, Luca Rizzatello, Italo Testa, Fabrizio Venerandi, Alberto Zanazzo</span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><a href="http://www.descrizionedelmondo.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.descrizionedelmondo.it&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323361000&amp;usg=AFQjCNGLyHPI2x-m_91tUQo778hZGRZjjQ"><span style="color: #1155cc;">www.descrizionedelmondo.it</span></a><br />
<a href="http://www.warburghiana.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.warburghiana.it&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323361000&amp;usg=AFQjCNFjVbCIjVcSu2epS9cWcbaEN4ytHQ"><span style="color: #1155cc;">www.warburghiana.it</span></a><br />
<a href="http://www.viafarini.org/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.viafarini.org&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323362000&amp;usg=AFQjCNE2c2m2OptuPDISTsL-PelVNY08Mg"><span style="color: #1155cc;">www.viafarini.org</span></a></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><a href="http://www.radioarte.it/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.radioarte.it&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323362000&amp;usg=AFQjCNHEJ9Edk6I-80uT44j20HJXjTJQ_A"><span style="color: #1155cc;">www.radioarte.it</span></a><br />
<span style="color: #1155cc;"><br />
</span>⊗<br />
</span></p>
</div>
<div>
<div><span style="font-family: Times;">info e contatti</span></div>
<div><span style="font-family: Times;"><a href="http://www.viafarini.org/" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.viafarini.org&amp;source=gmail&amp;ust=1495266323362000&amp;usg=AFQjCNE2c2m2OptuPDISTsL-PelVNY08Mg"><span style="color: #1155cc;">www.viafarini.org</span></a> / <a target="_blank">archivio@viafarini.org</a> / <a href="tel:+39%2002%206680%204473" target="_blank"><span style="color: #1155cc;">+39 02 66804473</span></a></span></div>
<div><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68402" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II.jpg" alt="tenebriodi II" width="932" height="283" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II.jpg 932w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II-300x91.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/tenebriodi-II-768x233.jpg 768w" sizes="(max-width: 932px) 100vw, 932px" /></div>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">– con l’estensione della poesia anche il mondo tenderebbe all’estensione, anche il mondo che è già esteso si estenderebbe dell’estensione poetica supplementare, fate estendere la poesia che così estende il mondo, che il mondo è millimetricamente indifferente alla poesia, ma ne dipende logicamente, la poesia è logicamente nel mondo, nello spazio diseconomico, e ci inseriamo dentro un pezzo di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/distribuzione-di-oggetti-del-profondo-cielo-e-di-specie-dinsetti/">arte anti-antropocentrica</a>, insetto-centrica, (e galattico-centrica, magari) – </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68403" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis.jpg" alt="alexandre Jamesion atlas coelestis" width="2441" height="501" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis.jpg 2441w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis-300x62.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis-768x158.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/alexandre-Jamesion-atlas-coelestis-1024x210.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2441px) 100vw, 2441px" /></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">– l’estensione territoriale della poesia, (e dunque del mondo) avviene mediante appuntamento e colloquio con La Triangolo (M33), che è un disco largo e piatto sovente ricco di materia interstellare</span></span> <span style="margin: 0px; font-family: 'Georgia',serif;"><span style="color: #000000;">ed un bulbo centrale ellissoidale formato da una popolazione di stelle vecchie e privo di materia interstellare. Le stelle giovani del disco sono classificate di Popolazione I, quelle vecchie del bulbo di Popolazione II. Anche noi dobbiamo ripopolarci, ognuno in Popolazione I e II, ma anche VII, anche XII, anche XXXI – allargandoci in Popolazioni ognuno avrà le voci che estendono mondanamente la poesia – </span></span></p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓⇓</p>
</div>
<p style="text-align: center;">PROGRAMMA DETTAGLIATO</p>
<p><strong>Sergio Basso</strong>, <em>Polaroid olfattive </em></p>
<p>(azione teatrale con <strong>Elena Nico</strong>)</p>
<p><strong>Dario Bellini</strong>, <em>Il Kouros</em></p>
<p>(scultura teatrale con <strong>Luca Iuliano</strong> e <strong>Mauro Scalora</strong>)</p>
<p><strong>Gherardo Bortolotti</strong>, <em>Quando arrivarono gli allieni</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Pietro Braione</strong>, <em>Symbolic execution of programs with heap inputs </em></p>
<p>(conferenza)</p>
<p><strong>Alessandro Broggi</strong>, <em>Una sindrome condivisa</em></p>
<p>(performance/installazione)</p>
<p><strong>Alessandra Cava</strong> e <strong>Salvatore Insana</strong>, <em>blue rooms+notice of storm</em></p>
<p>(video)</p>
<p><strong>Alessandra Cava</strong>, <strong>Gianluca Codeghini</strong> e <strong>Andrea Inglese</strong>, <em>Riscrizioni di mondo</em> (performance/installazione)</p>
<p><strong>Biagio Cepollaro</strong>, <em>Le qualità</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Cose Cosmiche</strong>, <em>&#8221; \ n&#8221; all&#8217;inizio di una riga, della riga successiva</em></p>
<p>(ping pong lecture con <strong>Helga Franza</strong>, <strong>Silvia Hell</strong> e altri)</p>
<p><strong>Stefano Delle Monache</strong> e <strong>Andrea Inglese</strong>, <em>Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato</em></p>
<p>(performance/installazione)</p>
<p><strong>Carlo Fei</strong>, <em>Come le onde</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Bruno Galantucci</strong>, <em>Experimental semiotics What is it? What is it good for? </em></p>
<p>(conferenza)</p>
<p><strong>Alessio de Girolamo</strong> e <strong>Luca Pancrazzi</strong>, <em>Overcrowding</em></p>
<p>(performance musicale)</p>
<p><strong>Giuliano Guatta</strong>, <em>Ginnica del segno</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Mariangela Guatteri</strong>, <em>Practognostica: il confine, il ginocchio</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Concetta Modica</strong>, <em>Caleidoscope</em></p>
<p>(video)</p>
<p><strong>Vincenzo Ostuni</strong>, <em>Faldone</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Luca Rizzatello</strong>, <em>Tigre contro grammofono</em></p>
<p>(performance)</p>
<p><strong>Italo Testa</strong>, <em>I camminatori</em></p>
<p>(lettura)</p>
<p><strong>Fabrizio Venerandi</strong>, <em>Della terra, del corpo, del niente e delle sue parti</em></p>
<p>(installazione)</p>
<p><strong>Alberto Zanazzo</strong>, <em>Il sogno del kouros</em></p>
<p>(lettura e immagine proiettata)</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68411" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph.jpg" alt="_monographiederph" width="882" height="464" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph.jpg 882w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph-300x158.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph-768x404.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/monographiederph-470x248.jpg 470w" sizes="(max-width: 882px) 100vw, 882px" /></p>
<p style="text-align: center;">⇓⇓⇓⇓</p>
<p style="text-align: center;"><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">ISTRUZIONI PER L’USO DETTAGLIATE</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span lang="FR" style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">1) Valère Novarina: “Vidons les hommes les uns dans les autres et qu’ils se joignent sans langage aux choses sans pourquoi. Merde à l’homme!”</span></span></p>
<p><span lang="FR" style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">2) siamo fittamente inquotidianati, scaviamo verso una luce stellare, ma sono gallerie più buie</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">3) disponiamo di: galassie a spirale, galassie ellittiche, galassie irregolari, galassie lenticolari, stelle doppie, ammassi aperti, ammassi globulari, nebulose diffuse, nebulose planetarie, resti di supernova, e tanto altro ancora</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">4) le fondamenta del mondo sono portate dagli artropodi, non scherziamo</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">5) nei film le gente è extraterrestre, nella vita è intraterrestre</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">6) non raccontiamo niente a nessuno</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">7) fu padre Scheiner (di Walda) che per primo osservò le macchie solari nel 1611 ma ben pochi gli prestarono fede</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">8) gli organi luminosi risultano costituiti di uno strato esterno di cellule raggruppate in lobuli</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">9) nel dialogo intratterestre le cose come le parole cadono a terra</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">10) un terreno arido e ghiaioso, con ciuffi di erba bruna avvizzita e bassi cespugli stentati, armati di spine</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">11) cambiare regime alimentare ogni dieci anni: essere una persona detritivora, xilofaga, fitofaga, carnivora, commensale e parassita di altre persone, coprofaga e necrofaga</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">12) in quella galassia l&#8217;attività di formazione stellare sta vivendo una fase intensa</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">13) l’estensione poetica delle specie avviene per svuotamento linguistico</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">14) nell’imitazione degli Ortotteri una persona deve amare il sole e cantare, infatti, specialmente i maschi, strofinando le zampe posteriori contro le ali anteriori, producono dei suoni particolari per attrarre le femmine</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">15) fatene molta, l’antimateria ha vita breve e non può essere immagazzinata, in quanto si annichilisce al primo contatto con la materia</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">16) entra presto in una grande pianura deserta, formata di sabbia, stagni salati o fango puro</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">17) l’estensione della poesia avviene per atrofia delle parole scritte e sviluppo di gesticolazioni mute</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">18) vedo nella mesosfera nubi nottilucenti o dormo</span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;"> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; font-family: 'Gadugi',sans-serif;"><span style="color: #000000;">19) passare come una termite gigante tutta la vita nell’ambiente chiuso all’interno del monticello</span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68415" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/frontelocandina-05.jpg" alt="locandina 5" width="597" height="842" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/frontelocandina-05.jpg 597w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/05/frontelocandina-05-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 597px) 100vw, 597px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2017/05/20/riscrizione-mondo-2/feed/</wfw:commentRss>
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			</item>
		<item>
		<title>Notizie dalla Descrizione del mondo ° 7/12/2016</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/07/notizie-dalla-descrizione-del-mondo-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Cava]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Greco]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Raos]]></category>
		<category><![CDATA[Elisée Reclus]]></category>
		<category><![CDATA[Frédéric Forte]]></category>
		<category><![CDATA[gianluca codeghini]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Henri Fabre]]></category>
		<category><![CDATA[John James Audubon]]></category>
		<category><![CDATA[Liliane Giraudon e Suzanne Doppelt]]></category>
		<category><![CDATA[renata morresi]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Tholomé]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Ostuni]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; (sommario: Raffaella Aragosa, Gianluca Codeghini &#38; Andrea Inglese – in Riscrizioni di mondo – , Alessandra Greco, Lorenzo Casali e Micol Roubini, Luca Rizzatello, Laurent Grisel…) ‖ Non si potrebbe immaginare un tipo di scritti (nuovi) che, situandosi più o meno tra i due generi (definizione e descrizione), avrebbero del primo la sua infallibilità, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66073" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-300x55.jpg" alt="audubon-1" width="300" height="55" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-300x55.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-768x141.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1-1024x188.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-1.jpg 2000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66071" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-300x51.jpg" alt="audubon-2" width="300" height="51" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-300x51.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-768x130.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2-1024x173.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon-2.jpg 1958w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66070" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-300x44.jpg" alt="audubon3" width="300" height="44" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-300x44.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-768x113.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3-1024x151.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/audubon3.jpg 1979w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(sommario: Raffaella Aragosa, Gianluca Codeghini &amp; Andrea Inglese – in <em>Riscrizioni di mondo</em> – , Alessandra Greco, Lorenzo Casali e Micol Roubini, Luca Rizzatello, Laurent Grisel…)</p>
<p style="text-align: center;">‖</p>
<p style="text-align: center;"><em>Non si potrebbe immaginare un tipo di scritti (nuovi) che, situandosi più o meno tra i due generi (definizione e descrizione), avrebbero del primo la sua infallibilità, la sua indubitabilità, la sua brevità anche, e del secondo il suo riguardo per l’aspetto sensoriale delle cose.</em></p>
<p style="text-align: center;">Francis Ponge</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.earthcam.com/usa/newjersey/paterson/?cam=patersonfalls">‖</a><span id="more-65765"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ott.tvsm.pl/portal/start.php?c=cam&amp;id=16"><strong>L’immagine è un fatto. </strong></a></p>
<p style="text-align: center;">&amp;</p>
<p style="text-align: center;">La copertina è di <strong>Raffaella Aragosa</strong> (23 ottobre 2013)</p>
<p style="text-align: center;"><em> </em>&amp;</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/riscrizioni-di-mondo-progetto-performance/"><strong>Riscrizioni di mondo</strong></a></p>
<p><em> </em>Siamo partiti dal lavoro di tre autori – <strong><a href="https://www.descrizionedelmondo.it/john-james-audubon-1/">John James Audubon</a>, </strong><a href="https://www.descrizionedelmondo.it/elisee-reclus-4/"><strong>Élisée Reclus </strong></a>e <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/fabre3/"><strong>Jean-Henri Fabre </strong></a>– che, tra Ottocento e Novecento, hanno dedicato gran parte della loro esistenza a descrivere porzioni di mondo con intento scientifico e talento artistico prima delle codificazione dei linguaggi disciplinari, prima insomma che i loro oggetti fossero irretiti all’interno dell’archivio dei saperi istituzionali della scienza moderna. Di ognuno di essi abbiamo scelto un brano che fosse uno spunto per un’operazione di riscrittura. Audubon (1785-1851) è stato un esploratore, un cacciatore, un illustratore, un pittore e un ornitologo. Abbiamo utilizzato un brano del <em>Diario del Missouri</em> (1843), il quaderno di viaggio della sua ultima spedizione, che doveva documentare un nuovo progetto sui quadrupedi vivipari dell’America del Nord. Reclus (1830-1905) è stato uno dei pionieri della geografia ottocentesca, oltreché un anarchico militante. Il suo brano, incluso in un saggio dedicato alle Alpi (1869), riguarda la descrizione delle valanghe. Fabre (1823-1915), infine, è il fondatore dell’entomologia francese, e il brano è tratto da uno dei volumi (1900) di <em>Ricordi di un entomologo</em>.</p>
<p>Questi tre brani sono stati liberamente riscritti da quattro poeti francofoni (uno belga e tre francesi: <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/vincent-tholome-2/"><strong>Vincent Tholomé</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/5rec_forte/"><strong>Frédéric Forte</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/liliane-giraudon-8/"><strong>Liliane Giraudon</strong></a> e <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/suzanne-doppelt-10/"><strong>Suzanne Doppelt</strong></a>) e a loro volta queste testi sono state riscritti da altrettanti autori italiani (<a href="https://www.descrizionedelmondo.it/alessandra-cava-3/"><strong>Alessandra Cava</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/renata-morresi-6/"><strong>Renata Morresi</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/andrea-raos-9/"><strong>Andrea Raos</strong></a>, <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/vincenzo-ostuni-11/"><strong>Vincenzo Ostuni</strong></a>).</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong> <img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66057" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/Lectures_sur_la_botanique_par_...Fabre_Jean-Henri_picc.JPEG-300x225.jpg" alt="lectures_sur_la_botanique_par_-fabre_jean-henri_picc-jpeg" width="300" height="225" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/Lectures_sur_la_botanique_par_...Fabre_Jean-Henri_picc.JPEG-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/Lectures_sur_la_botanique_par_...Fabre_Jean-Henri_picc.JPEG.jpg 657w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></strong></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>&amp;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Rabdomanti</em>, testo inedito di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/rabdomanti/"><strong>Alessandra Greco</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>&amp;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Navi Cargo</em>, di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/navi-cargo/"><strong>Lorenzo Casali</strong> e <strong>Micol Roubini</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">&amp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>In punta di fioretto</em>, immagini e video di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/in-punta-di-fioretto/"><strong>Luca Rizzatello</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">&amp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ceuta e Melilla (2007),</em> di <a href="https://www.descrizionedelmondo.it/ceuta-et-mellila-2007/"><strong>Laurent Grisel</strong></a></p>
<p style="text-align: center;">▒<em> <img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-66059" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/La_terre___description_des_...Reclus_Élisée_carte-picc.JPEG-300x240.jpg" alt="la_terre___description_des_-reclus_elisee_carte-picc-jpeg" width="300" height="240" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/La_terre___description_des_...Reclus_Élisée_carte-picc.JPEG-300x240.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/12/La_terre___description_des_...Reclus_Élisée_carte-picc.JPEG.jpg 603w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></em></p>
<p><em>Sempre disimpariamo a fare poesia, fortunatamente non sappiamo (più) come farla, (ancora) dobbiamo provarci, muovendo dall’unica cosa che ci resiste, la cosa, una qualsiasi, che sia vicina o lontana, basta che sia nel mondo, e bisognerà dunque dirla, con quelle altre cose, le parole, che anche loro sono sufficientemente (ancora) strane, nel mondo. E le immagini anche, abbiamo disimparato a guardarle, sono (ancora) poco trasparenti, questa penombra delle immagini, la loro opacità, è la loro fratellanza con le cose. Se una qualche poesia comincia o comincerà (ancora), sarà dalle parti del mondo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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