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	<title>Alessandro Sallusti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>A volte ritornano: ancora Sallusti su Giancarlo Puecher</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 14:30:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong> <br />
Circa 15 anni fa <strong>Sallusti</strong> intervistato da <strong>Telese</strong> su <strong>Il fatto quotidiano</strong> riuscì ad assommare una serie notevole di falsità storiche che mi toccò smentire. Rieccolo ieri sul <strong>Corriere della Sera</strong>, intervistato da <strong>Aldo Cazzullo</strong>, incredibilmente, che ripropone le stesse falsità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/giancarlo.jpg" alt="" width="230" height="345" class="aligncenter size-full wp-image-90563" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/giancarlo.jpg 230w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/giancarlo-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/04/giancarlo-150x225.jpg 150w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" /></p>
<p>di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>Circa 15 anni fa <strong>Sallusti</strong> intervistato da <strong>Telese</strong> su <strong>Il fatto quotidiano</strong> riuscì ad assommare una serie notevole di falsità storiche che mi toccò smentire:</p>
<p>⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/11/21/l-amavo-troppo-la-mia-patria-non-la-tradite/" rel="noopener" target="_blank"><strong><em>“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”</em></strong></a></p>
<p>Rieccolo ieri sul <strong>Corriere della Sera</strong>, intervistato da <strong>Aldo Cazzullo</strong>, incredibilmente, che ripropone le stesse falsità.</p>
<p>⇨ <a href="https://www.corriere.it/cronache/25_aprile_14/alessandro-sallusti-intervista-3fd03107-8def-4430-a150-2b3d45425xlk.shtml" rel="noopener" target="_blank"><strong>Intervista</strong></a></p>
<p>Non sarebbe deontologicamente corretto prima di pubblicare notizie storiche tanto sensibili informarsi e controllare  le fonti?<br />
<strong>Vergogna.</strong></p>
<p>Gli amici di <strong>ANPI COMO</strong> con questo comunicato confutano e smentiscono questa nuova offesa alla memoria di <strong>Giancarlo Puecher Passavalli</strong> e della <strong>Resistenza</strong> come meglio non si potrebbe fare:</p>
<p>⇨ <a href="https://anpicomo.net/2025/04/15/14-aprile-comunicato-stampa/"><strong>Risposta all’ intervista rilasciata da Alessandro Sallusti al Corriere della Sera.</strong></a></p>
<p>L’intervista rilasciata da Alessandro Sallusti ad Aldo Cazzullo al Corriere della Sera del 14 aprile 2025 contiene una serie di falsità lesive dell’onore dei combattenti della Resistenza. Il tenente colonnello Biagio Sallusti non era un militare sprovveduto ma il comandante del distretto militare di Como, aderente al partito fascista repubblicano e primo seniore della milizia fascista. Aveva il compito di assistere i familiari dei prigionieri e la sua “assistenza” consisteva, come ampiamente dimostrato nel dibattimento processuale, in continue e reiterate vessazioni, violenze, percosse, insulti e minacce ai prigionieri. Nel dicembre 1943 presiede il tribunale, poi dichiarato illegittimo dalla stessa RSI, che condannerà a morte Giancarlo Puecher in un processo farsa. In nessun modo favorisce l’attenuazione delle condanne degli imputati come dichiarato. Gli unici ad intercedere a favore degli imputati sono l’avvocato difensore Gianfranco Beltramini e in parte il podestà Airoldi. Resta fedele fino all’epilogo al fascismo repubblicano e all’alleato nazista.</p>
<p>Biagio Sallusti non è stato fucilato dai partigiani bensì come esecuzione della sentenza di un regolare processo, emessa dalla Corte d’Assise straordinaria di Como, regolarmente costituita, oltre tutto dopo un ricorso respinto, e infatti la fucilazione avviene non all’indomani della Liberazione ma l’8 febbraio 1946. Ancora una volta il tentativo è evidentemente quello di distorcere la verità storica e processuale, dando in pasto all’opinione pubblica, grazie ad un’intervista dai toni vagamente colloquiali, una versione dei fatti totalmente inverosimile. Inoltre utilizzare l’ultima lettera di Giancarlo Puecher, martire della libertà e medaglia d’oro al valor militare della Resistenza, per accostarla volgarmente e subdolamente a quella di Biagio Sallusti, con lo scopo di porre sullo stesso piano due vite, due modi di pensare e di agire diametralmente opposti, come lo sono stati Puecher e la lotta resistenziale per la Liberazione da un lato, e Sallusti e la violenta e opprimente azione dell’apparato repressivo repubblichino dall’altro, ci si permetta di affermare con forza che è inaccettabile, oltraggioso e vergognoso. Così come riteniamo vergognoso il modo in cui le affermazioni contenute nell’intervista non siano state verificate prima della loro pubblicazione.</p>
<p><strong>Manuel Guzzon</strong>. Presidente provinciale Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Como.</p>
<p><strong>Sergio Simone</strong>. Presidente del Comitato comasco per le celebrazioni 80mo anniversario della liberazione dal nazifascismo.</p>
<p><strong>Lauretta Minoretti</strong> Presidente dell’istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta” Como</p>
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		<title>Non perdiamo la testa. Il doveroso e vano tentativo di difendervi da Allam e le firme de Il Giornale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2014 06:00:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Lorenzo Declich E&#8217; venerdì 24 ottobre, ho fatto una ricerchina su “Non perdiamo la testa” partendo dalla copertina, su cui si trova scritto &#8220;Controcorrente.it&#8221;. Trattasi di un editore che promuove in questi giorni &#8220;Eurasia, Vladimir Putin e la Grande Politica&#8221; di Alain de Benoist e Aleksandr Dugin. L&#8217;ultimo evento promosso da Controcorrente.it è il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <b>Lorenzo Declich</b></p>
<p>E&#8217; venerdì 24 ottobre, ho fatto una ricerchina su “Non perdiamo la testa” partendo dalla copertina, su cui si trova scritto &#8220;Controcorrente.it&#8221;.</p>
<p>Trattasi di un editore che promuove in questi giorni &#8220;Eurasia, Vladimir Putin e la Grande Politica&#8221; di Alain de Benoist e Aleksandr Dugin.</p>
<p>L&#8217;ultimo evento promosso da Controcorrente.it è il “XXII Convegno Tradizionalista della Fedelissima Città di Gaeta”.</p>
<p>Com&#8217;è di moda presso una certa qual destra, questo editore millanta un&#8217;operazione culturale “contro” il pensiero dominante.</p>
<p>Invece, come vedremo nel libro curato da Marco Zucchetti, mira alla pancia dei lettori, un luogo del corpo che spesso comanda su cuore e cervello.</p>
<p>E fa sfracelli.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Il libro è uscito martedì 21 ottobre.</p>
<p>Il titolo gioca sull&#8217;idea che quelli di Daesh (IS, ISIS, ISIL, Stato Islamico) siano principalmente “tagliatori di teste”.</p>
<p>Vedremo poi come alcuni autori maneggeranno il tema.</p>
<p>La pubblicità del libro, il cui <em>claim</em> recita “2014 l&#8217;anno dei tagliagole”, ritrae James Foley in ginocchio vicino al boia britannico di Daesh.</p>
<p>Ieri, giovedì, Diane, la madre del giornalista giustiziato, ha querelato “Il Giornale”: <a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/10/23/diane-foley-querela-giornale-immagine-figlio_n_6033016.html?ref=fbph">&#8220;La decapitazione di mio figlio usata come pubblicità di un libro&#8221;</a>.</p>
<p>Poteva bastarmi, in effetti. Potevo fermarmi qui, dicendomi: “gli sta bene”*.</p>
<p>E invece no, non mi è bastato.</p>
<p>Mi sono messo in testa di leggere il libro.</p>
<p>Ma pur essendomi piegato all&#8217;idea di acquistarlo e avendo poi effettivamente raggiunto l&#8217;edicola col denaro necessario (l&#8217;idea di doverlo comprare era già una sconfitta per me), ho trovato che era esaurito.</p>
<p>Parliamo di edicola di Testaccio, uno di quei leggendari “bastioni della sinistra” della città di Roma.</p>
<p>L&#8217;edicolante era distrutto, mi ha guardato con mestizia, io ho voluto specificare la mia posizione di lettore critico, mi ha detto che forse ristampano il volume e ciò ha prodotto in me una lacerazione interiore.</p>
<p>Ho pensato all&#8217;Italia.</p>
<p>Oggi, venerdì, ho cercato in un&#8217;altra edicola. Esaurito.</p>
<p>Poi in un&#8217;altra edicola ancora, e un&#8217;altra ancora.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Eccolo qua, &#8216;sto libro.</p>
<p>La copertina recita “Non perdiamo la testa, il dovere di difenderci dalla violenza dell&#8217;islam”, Magdi Crisiano Allam e le firme de il Giornale.</p>
<p>Giro il libro.</p>
<p>Firme, in ordine alfabetico: Francesco Alberoni, Magdi Crisiano Allam, Fausto Biloslavo, Luca Fazzo, Vittorio Feltri, Stefano Filippi, Alessandro Gnocchi, Giordano Bruno Guerri, Paolo Guzzanti, Ida Magli, Gian Micalessin, Fiamma Nirenstein, Alessandro Sallusti, Marcello Veneziani, Stefano Zecchi.</p>
<p>Avrò un bel da fare, temo.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: left;">Prima che iniziate a leggere questa mia esamina voglio che sappiate che non è la prima volta che mi avventuro in un&#8217;impresa del genere.</p>
<p style="text-align: left;">Anzi, guardo a questo libro con occhi stanchi.</p>
<p style="text-align: left;">Ho tenuto <a href="http://in30secondi.altervista.org" target="_blank">un blog</a> per diversi anni in cui mi occupavo anche di ciò che definivo &#8220;<a href="http://in30secondi.altervista.org/?s=islam+percepito" target="_blank">islam percepito</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: left;">Di Magdi Allam <a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/magdi-cristiano-allam/" target="_blank">ho scritto, eccome</a>, cercando di non essere cattivo ma, a volte, non riusciendovi.</p>
<p style="text-align: left;">Di Fausto Biloslavo ho annotato <a href="http://in30secondi.altervista.org/?s=fausto+biloslavo" target="_blank">qualche attività</a>, fra cui quella di <a href="http://in30secondi.altervista.org/2011/03/19/gheddafi-vs-al-qaida-la-partita-e-stata-gia-giocata/" target="_blank">intervistare Gheddafi</a> durante i giorni della guerra in Libia.</p>
<p style="text-align: left;">Anche Vittorio Feltri <a href="http://in30secondi.altervista.org/?s=vittorio+feltri" target="_blank">compare nel mio vecchio blog</a> perché, oltre a <em>essere </em>Vittorio Feltri, è anche autore di un libro dal titolo &#8220;Il Corano letto da Vittorio Feltri&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;">Ida Magli per me è <a href="http://in30secondi.altervista.org/?s=ida+magli" target="_blank">una vecchia conoscenza</a>, in effetti.</p>
<p style="text-align: left;">Gian Micalessin ha iniziato a comparire sul mio radar <a href="http://in30secondi.altervista.org/?s=micalessin" target="_blank">già nel 2011</a> ma mi si è manifestato in tutto il suo fulgido strabismo destrorso più avanti, quando ha iniziato ad andare in Siria da <em>embedded</em>, sposando <em>in toto</em> la versione della realtà fornita dalla propaganda di regime.</p>
<p style="text-align: left;">Conosco bene la prosa di Fiamma Nirenstein, per me fino a ieri era<a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/fiamma-nirenstein/" target="_blank"> roba passata</a>.</p>
<p style="text-align: left;">Posso dire con certezza che le persone qui citate sono parte di una banda di <em>haters </em>abbastanza ampia, la cui sociologia è ancora tutta da scrivere ma che ha i propri santi e santini.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/oriana-fallaci/" target="_blank">OrianaFallaci</a>, prima di tutto. Poi <a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/bat-yeor/" target="_blank">Bat Ye&#8217;or</a>, <a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/geert-wilders/" target="_blank">Geert Wilders</a>, <a href="http://in30secondi.altervista.org/?s=hirsi+ali" target="_blank">Ayaan Hirsi Ali</a> e tanti altri.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; un mondo popolato di borghezi di vario genere, entrando nel quale prima o poi si arriva a parlare del boia di Utoya, <a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/anders-behring-breivik/" target="_blank">Anders Behring Breivik</a> e di una destra parafascista che pullula di &#8220;<a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/controjihad/" target="_blank">controjihadisti</a>&#8221; e lancia l&#8217;allarme &#8220;<a href="http://in30secondi.altervista.org/tag/eurabia/" target="_blank">Eurabia</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: left;">Al tempo avevo deciso di collocare le mie osservazioni nella categoria &#8220;<a href="http://in30secondi.altervista.org/category/le-destre-e-lislam/" target="_blank">destre e islam</a>&#8220;.</p>
<p style="text-align: left;">E&#8217; un tema ampissimo, spinoso e posso dire di non essere riuscito a tracciarne confini certi, anche perché &#8211; udite &#8211; la melma tracima a sinistra.</p>
<p style="text-align: left;">A un certo punto ho chiuso il blog per motivi di pulizia mentale.</p>
<p>Ho la certezza, però, che &#8220;Non perdiamo la testa&#8221; rappresenta una rassegna dei temi principali usati da questi <em>haters</em>, quindi mi sento quasi in dovere di fare ciò che sto per fare, cioè leggere questo libro e commentarlo, anche se farlo è per me una tortura: conosco i miei polli, le loro manipolazioni, so quanto riescano a offendere le intelligenze, quanto letali siano le tossine che rilasciano, quanto senso di malessere trasmettano.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p style="text-align: left;">Ancora un preliminare.</p>
<p style="text-align: left;">Grazie alla mia pregressa attenzione sul tema ho imparato a far buon uso di alcune parole.</p>
<p style="text-align: left;">Non userò &#8220;islamofobia&#8221; perché il concetto, se inteso in maniera generica, è scivoloso e offre molti appigli retorici non sempre controllabili.</p>
<p style="text-align: left;">Vedremo come ci gioca Magdi Allam, ma è bene sapere che diversi sono gli attori politici e culturali che lo usano.</p>
<p style="text-align: left;">Fra di essi ci sono anche musulmani retrogradi, reazionari, maschilisti che ponendosi come vittime dell&#8217;islamofobia cercano di dar leggittimità, in chive politica, alla loro specifica e sordida idea di islam.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Bene, indossato lo scafandro dell&#8217;espertone di <em>haters controislamici</em> entro dentro.</p>
<p>So quando entro, non so quando esco, soprattutto non so <em>se e</em> <em>come ne esco vivo</em>.</p>
<p>Secondo la presentazione:</p>
<blockquote><p>l&#8217;Occidente che si era illuso di poter convivere pacificamente con l&#8217;islam, ha riscoperto il terrore dell&#8217;estremismo, ma sembra aver rinunciato a combattere” (Occidente maiuscolo e islam minuscolo).</p></blockquote>
<p>Perché, effettivamente, questa chiarissima entità chiamata “Occidente” è dotata di sentimenti, dunque è capace di illudersi, riscoprire e rinunciare.</p>
<p>Un&#8217;entità che, seguendo il filo del copertinista, è una “civiltà” di nome Occidente.</p>
<p>Una “civiltà” che “soffre” di tanti “mali”, proprio come una persona soffre di epicondilite acuta, reumatismi, demenza senile.</p>
<p>Ci collochiamo alla fine dell&#8217;800, insomma, e la globalizzazione proprio ci rifiutiamo di prenderla in considerazione.</p>
<p>Pensiamo che esistano delle civilità, che queste civiltà abbiano una nascita, un&#8217;apogeo, un declino.</p>
<p>Nel caso della civiltà occidentale questo declino sembra interminabile, da più di un secolo viviamo nel crepuscolo “dei valori” e “delle identità”.</p>
<p>E tutto ciò avviene a causa di strani “mali” emersi come cancri nelle nostre coscienze: il politically correct, la paura di passare per razzisti, la sudditanza psicologica del relativismo culturale.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>La prefazione di Alessandro Sallusti ci annuncia che c&#8217;è una vittima, Magdi Cristiano Allam.</p>
<p>Quest&#8217;uomo ci aveva avvertito, ci aveva detto che dietro le &#8220;primavere arabe&#8221; si celava il mostro, e che il mostro ora ci vuole mangiare.</p>
<p>Non dovevamo farci ingannare dai sinistrorsi: il levantino che chiede libertà, giustizia sociale e democrazia è un truffatore, ha un secondo fine, anche se poi muore per mano di un altro levantino sotto un barile bomba o sparato da un militare o un poliziotto anch&#8217;essi levantini.</p>
<p>E a dircelo era proprio uno che lì ci è nato.</p>
<p>Ma noi non l&#8217;abbiamo voluto ascoltare.</p>
<p>Siamo stati buonisti.</p>
<p>Ora nel “mondo arabo” (non islamico, proprio arabo) l&#8217;odio verso l&#8217;Occidente è soverchiante dobbiamo difenderci perché in pericolo siamo noi e i nostri figli.</p>
<p>E questo libro, al quale contribuiscono un manipolo di eroi della nostra cultura, della nostra identità e della nostra democrazia, vuole rappresentare un piccolo ma significativo passo in difesa dei nostri paesi.</p>
<p>E, testuale, del mondo intero.</p>
<p>Un libro che insomma va Controcorrente (anche se è esaurito in 8 edicole su 9 a due giorni dalla sua uscita).</p>
<p>Nessuno, tranne questa <i>nostra </i>pattuglia di indomiti combattenti, ha detto niente, nessuno ha scritto niente.</p>
<p>Invece loro erano lì, asserragliati nel fortino, mentre orde di buonisti morbosi svendevano la loro identità, la loro cultura, la loro democrazia.</p>
<p>E processavano Magdi Cristiano Allam.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Ci siamo, qui impatto il capitolo 1, in cui Allam spiega di dover <em>addirittura</em> subire un processo per istigazione all&#8217;odio razziale da parte dell&#8217;Ordine dei giornalisti.</p>
<p>Secondo Allam, l&#8217;Ordine ha “recepito e fatta propria la strategia dei militanti islamici”.</p>
<p>Secondo Allam, che non è nuovo a un particolare genere di elucubrazione paranoica basata su una distorta percezione dei fatti, una sua condanna presso l&#8217;Ordine dei giornalisti porterebbe in tempi brevi all&#8217;introduzione di una legge che punisce il reato di islamofobia in Italia.</p>
<p>Una legge di cui &#8211; è bene saperlo &#8211; non c&#8217;è assolutamente bisogno e che nessuno ha mai neanche immaginato di introdurre, perché in Italia esiste il reato di istigazione all&#8217;odio razziale (la legge Mancino, 205/1993), che basta e avanza.</p>
<p>E perché abbiamo una Costituzione, i cui articoli 2 e 3 (non, per dire, gli articoli 890 e 1247) parlano chiarissimo.</p>
<p>Una legge che, fra l&#8217;altro, potrebbe anche essere criticata perché delega al potere giudiziario la gestione di un problema multiforme e fenomenologicamente variegato che, di regola, dovrebbe essere combattutto nella società, cosa che non avviene.</p>
<p>Una legge che, in ultimo, permette ad Allam di farsi vittima, qualora qualcuno lo denunci.</p>
<p>Per lui, però, il <em>fatto</em> è un altro, e cioè che l&#8217;Organizzazione della cooperazione islamica, la lobby costituita dai governanti di 57 paesi a maggioranza musulmana presso l&#8217;ONU che Allam lega erroneamente e in malafede all&#8217;organizzazione dei Fratelli Musulmani, userebbe questa ipotetica legge per riuscire nel suo malefico intento: introdurre nel mondo il reato di blasfemia “che comporta la pena di morte per chiunque oltraggi il Corano e offenda Maometto”.</p>
<p>Cioè, in altre parole, un processo presso l&#8217;Ordine dei giornalisti italiano porterebbe all&#8217;introduzione della pena di morte per blasfemia nel mondo.</p>
<p>Secondo Allam questo processo è di rilievo “storico” e per lui è “un onore esserne protagonista”, perché in gioco <em>c&#8217;è l&#8217;Italia di</em>:</p>
<blockquote><p>S. Benedetto, S. Francesco, Marco Polo, Dante Alighieri, Cristoforo Colombo, Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Antonio Vivaldi, Alessandro Volta, Giuseppe Verdi.</p></blockquote>
<p>Tutti combattenti per la libertà e la democrazia e l&#8217;identità, vien da dire.</p>
<p>Tutti personaggi processati dall&#8217;Ordine dei giornalisti.</p>
<p>Specialmente Marco Polo ma anche, e un bel po&#8217;, Cristoforo Colombo.</p>
<p>Nel delirio che segue, Allam spiega di essere stato il primo “a spiegare all&#8217;Italia” il rischio che correva, il primo a chiarire che “i musulmani possono essere moderati come persone se rispettano i valori fondanti della nostra comune umanità e le regole laiche della civile convivenza, ma che l&#8217;islam non è moderato come religione, è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”.</p>
<p>Aggiunge poi che questa è “una realtà” che conosce molto bene, essendo nato in un paese a maggioranza musulmana, da una famiglia musulmana, essendo stato musulmano per 56 anni, essendosi specializzato nello studio dell&#8217;islam. E, senza citare la sua conversione, conclude: “ecco perché è assolutamente infondato anche semplicemente ipotizzare che io possa essere islamofobo”.</p>
<p>Nel suo caso, dice, si può parlare di un “individuo anti-islam” non di un “islamofobo”.</p>
<p>Dice che il processo non è legittimo perché questo è un paese in cui tutti dicono quello che vogliono e anche lui può farlo, istigando all&#8217;odio razziale.</p>
<p>Dice che l&#8217;inquisizione islamica non lo fermerà e che è pronto ad affrontare il martirio (“inteso laicamente come il sacrificio della propria vita”) nel processo.</p>
<p>Dimostrando di non essere islamofobo, immagino.</p>
<p>E qui passiamo al secondo capitolo che Allam intitola – non sto scherzando &#8211; : “perché non possiamo non dirci islamofobi”.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>La cosa fa ridere, oggettivamente.</p>
<p>Non so come si chiama una cosa del genere in drammaturgia ma un nome per questo ribaltamento ci deve essere.</p>
<p>Comunque: trattasi di roba d&#8217;accatto, un collage stile Anders Behring Breivik, autore di un memorabile copiancolla di 1518 pagine dal titolo: &#8220;2083 – Una dichiarazione europea d&#8217;indipendenza&#8221;.</p>
<p>Esordisce con un:</p>
<blockquote><p>ricordiamo che la condanna dell&#8217;islam e di Maometto è parte essenziale della fede</p></blockquote>
<p>Ma a me, che del cristianesimo conosco perlomeno i fondamentali, questa cosa proprio non risulta.</p>
<p>Scorrendo ad esempio il Credo, cioè la professione di fede (oltre che la preghiera cattolica più in voga da diverse centinaia di anni dopo il Padre nostro), non trovo citati islam e Maometto.</p>
<p>Chissà perché.</p>
<p>Seguono nel capitolo un elenco di citazioni di personaggi che hanno parlato male dell&#8217;islam, da San Giovanni Damasceno (650 d.C.) a Oriana Fallaci (2006 d.C), la più famosa cristiana della storia.</p>
<p>E&#8217; da (Sant&#8217;)Oriana che riattacca Vittorio Feltri, nel capitolo 3.</p>
<p>Bel collegamento, complimenti.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Oriana Fallaci come dice il titolo, è lanciatrice di una “profezia”.</p>
<p>Feltri ricorda</p>
<blockquote><p>il giorno in cui la Fallaci mostrò all&#8217;Occidente il volto feroce dell&#8217;islam</p></blockquote>
<p>Era il 29 settembre 2001, pare.</p>
<p>Era stata zitta per un po&#8217;, Oriana, ma decise quel giorno di farsi di nuovo avanti.</p>
<p>Fu per lei “una nuova vita”.</p>
<p>Una donna che fino al 2001 si definiva “atea” e dopo il 2001 “atea-cristiana” (una definizione &#8211; questo lo dico io &#8211; in cui possiamo ritrovare, già da qualche anno, personalità del calibro di Giuliano Ferrara, &#8220;l&#8217;ateo devoto&#8221;).</p>
<p>Trovò in Ratzinger, così come fu per Allam che da questi fu battezzato, “il leader della riscossa” (anche in questo Oriana e Giuliano si somigliano).</p>
<p>Morì guardando la cupola di Santa Maria in Fiore.</p>
<p>Cosa ciò significhi non lo so. Sarà un&#8217;allegoria.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>La lettura di Feltri ha lasciato molti danni in me.</p>
<p>Mi rivolgo dunque verso il capitolo 4 con fatica, imbattendomi in un&#8217;altra delle grandi donne italiane del XX secolo, Ida Magli.</p>
<p>Una <em>studiosa </em>secondo cui l&#8217;islam è “la religione della sopraffazione”, una religione in cui alberga un “significato sacrificale dell&#8217;uccisione degli infedeli”.</p>
<p>Magli si concentra sul taglio della testa in quanto cosa orribile e inumana e in quanto “cosa religiosa”.</p>
<p>Si concentra dunque su un&#8217;invenzione perché nell&#8217;islam non v&#8217;è significato sacrificale nell&#8217;uccisione degli infedeli.</p>
<p>Sempre che non si voglia cercare fra microscopiche sette che forse individueremmo.</p>
<p>Sono sincero: questo dire una scemenza proprio in principio di trattazione rende la lettura abbastanza indigeribile.</p>
<p>Ma allo stesso tempo mi autorizza a una certa superficialità, facendomi convergere sul tema &#8220;Magli <em>in quanto antropologa</em>&#8220;.</p>
<p>Un&#8217;antropologa “selezionista”, si direbbe, visto che per dimostrare le sue ipotesi seleziona dal Corano solo i “versetti della guerra” scartando tutti i “versetti della pace”.</p>
<p>Un&#8217;operazione torbida o forse soltanto stupida, portata avanti con un tono pseudo-accademico, che a un certo punto va terminando con questo enigmatico <em>versetto profetico</em>:</p>
<blockquote><p>I nostri maschi stanno morendo. O quelli musulmani moriranno insieme ai nostri, oppure si uniranno ai combattenti che già premono su di noi e vinceranno.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Cado per inerzia sul capitolo 5.</p>
<p>Qui il legame associativo col capitolo precedente si perde, non c&#8217;è gancio, il libro perde ritmo. Il moto inerziale è destinato a terminare e la lettura si fa affannosa a prescindere.</p>
<p>Ci si mette poi di mezzo Fausto Biloslavo, che ricopre il lettore di masticatissimi luoghi comuni destrorsi-complottardi: gli americani hanno sempre sbagliato tutto, le “primavere arabe” erano una farsa, Gheddafi era buono, anche Asad è buono.</p>
<p>Contro Daesh ci sono due possibilità, “calare le braghe” stipulando un patto di non belligeranza “previsto dall&#8217;islam”, o raderli al suolo.</p>
<p>Notare l&#8217;astuzia: nel discorso il Nostro include “qualcosa di islamico”, ovvero un fantomatico “patto di non belligeranza previsto dall&#8217;islam”, per accreditare quelli di Daesh come interpreti certificati dell&#8217;islam stesso.</p>
<p>Ma il fatto è che nessuno ha intenzione di trattare islamicamente Daesh.</p>
<p>Questo trattare islamicamente Daesh è un qualcosa su cui sono d&#8217;accordo soltanto lui, i suoi amici-che-non-perdono-la-testa, e gli stessi militanti di Daesh.</p>
<p>Il resto del genere umano, invece, pensa che non si debba dare alcuna patente, islamica o meno, a Daesh.</p>
<p>Anche i grillini hanno ritrattato.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Arriviamo finalmente a Francesco Alberoni, nel sesto capitolo.</p>
<p>Ah, non aspettavo altro.</p>
<p>Qui leggiamo Il Sociologo &#8211; corbezzoli &#8211; scoprendo che:</p>
<blockquote><p>il proselitismo islamico fa colpo in Occidente come il marxismo negli anni di piombo</p></blockquote>
<p>Alberoni ci suggerisce, di conseguenza, che nel periodo storico che intercorre fra l&#8217;opera di Marx e gli anni &#8217;70 del XX secolo il marxismo non aveva fatto colpo?</p>
<p>Non proprio: spiegherà più avanti che si trattava di un “revival marxista”.</p>
<p>Il capitolo esordice con un perentorio:</p>
<blockquote><p>tutti i movimenti islamici nascono come risposta al declino dell&#8217;Impero ottomano, con l&#8217;occupazione dei suoi territori ad opera degli europei</p></blockquote>
<p>Forse Alberoni, affermando questo, ci comunica che il wahhabismo, nato in tutt&#8217;altra maniera, non è un “movimento islamico”?</p>
<p>Scopriamo più avanti che per lui il wahhabismo nasce in Iraq, non nel Najd, e quindi facciamo due più due: Alberoni sta platealmente improvvisando, di movimenti islamici non ha alcuna seppur vaga conoscenza.</p>
<p>Purtroppo però il testo prosegue con una “storia dei movimenti islamici” la cui analisi &#8211; viste le premesse &#8211; risparmio a me e a voi.</p>
<p>La teoria, che se devo essere sincero ho fatto molta fatica a estrarre, è che il “jihadismo è una rivoluzione dei giovani musulmani” che ricorda il nazismo ma anche e soprattutto “la corsa dei giovani verso il comunismo dopo la rivoluzione sovietica”.</p>
<p>E&#8217; per questo che attrae tanti giovani in Occidente.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Leggere Alberoni è stato brutto.</p>
<p>Sono ancora vivo, ma disossato.</p>
<p>Al capitolo 7 cozzo contro lo scoglio di un titolo che scimmiotta simpaticamente il titolo di un famoso romanzo: “il senso del califfo per barba e coltello”.</p>
<p>Il titolo del famoso romanzo è quanto di più scimmiottato vi sia al mondo e la cosa mi lascia addosso una sensazione di appiccicaticcio, aumentando di molto il fattore &#8220;stanchezza percepita&#8221;.</p>
<p>Il titolo introduce a meraviglia il pezzo di Stefano Zecchi, che si esercita nell&#8217;arte del ricamo sugli elementi della propaganda di Daesh per dirci con quello che ritengo egli pensi essere &#8220;stile&#8221;, quanto i barbari di Daesh riescano ad essere cattivi, inumani ed efferati.</p>
<p>Letteratura di appendice: il contenuto informativo non supera lo zero.</p>
<p>Non è una lettura facile, inizio a saltar pagine.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Di paura in paura incappo in Gian Micalessin, un giornalista che ha in comune con Biloslavo la passione per Gheddafi e Asad.</p>
<p>Lo spauracchio sventolato, stavolta, è il terrorista nascosto fra i migranti.</p>
<p>Altro vecchio tema, si dirà, ma stavolta trattato con materiali nuovi.</p>
<p>La Libia con Moammar era un posto civile dove si viveva bene. Oggi c&#8217;è il califfato.</p>
<p>Ci ritroveremo con bombaroli dappertutto.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Segue Fiamma Nirenstein, che si occupa, guarda un po&#8217; che novità, di difendere Israele.</p>
<p>Anche qui sono messo alla prova: il tema è vecchio così come il personaggio e la prosa.</p>
<p>Avrò letto almeno una trentina di questi suoi concentrati di odio.</p>
<p>Sì, i materiali sono parzialmente nuovi: Nirenstein, al contrario di Micalessin e Biloslavo, cita i 240.000 morti fatti da Asad in Siria che, al contrario dei morti di Gaza, nessuno nota.</p>
<p>Una citazione strumentale, a lei di quei morti non interessa granché: il suo obiettivo è unicamente scagliarsi contro tutti i nemici di Israele, veri o presunti.</p>
<p>Ma stavolta c&#8217;è il problema che i nemici di Israele si sparano l&#8217;uno contro l&#8217;altro. E che Micalessin e Biloslavo, compagni di viaggio in questo libro contro-islamico, parteggiano per alcuni di questi presunti nemici di Israele.</p>
<p>Risultato: la difesa acritica di Israele di Nirenstein e la difesa acritica di Asad di Micalessin e Biloslavo fanno a pugni fra loro.</p>
<p>Come la ricomponiamo, questa cosa?</p>
<p>Niente paura, quando il nemico in costruzione (o in ri-costruzione) è così vago, e il desiderio di aderire alle teorie esposte è così alto, non si fa caso alle divergenze: si finisce sempre per puntare sulla comunione di interessi che ricompatta l&#8217;impasto, nonostante le contraddizioni.</p>
<p>Temo però che il lettore medio del libro che ho in mano non afferrerà il problema.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Avanti il prossimo.</p>
<p>Giordano Bruno Guerri che fa una descrizione orante di Ida Magli e recensisce un libro di Ida Magli.</p>
<p>Del 1996.</p>
<p>Interessante, davvero.</p>
<p>Fa il paio con la denuncia di Luca Fazzo sul presunto trattamento di favore riservato dalla magistratura ai terroristi islamici.</p>
<p>Mentre Marcello Veneziani ci parla di identità, che non è razzismo (tipica <em>excusatio non petita</em>).</p>
<p>Meglio: ci fa un&#8217;ode all&#8217;identità come panacea di tutti i mali.</p>
<p>Meglio ancora: ci fa un pippone illeggibile su questa @0éép di identità che, evidentemente, lo ossessiona.</p>
<p>Ok, basta, non ce la faccio più, è evidente.</p>
<p>Il libro ha vinto su di me, a pagina 97.</p>
<p>Ma avevo iniziato a cedere già prima, lo ammetto.</p>
<p>Non vado avanti.</p>
<p>Filippi che invoca una scuola islamicamente scorretta, Guzzanti che rutta su una sinistra ambigua, Gnocchi che ci insegna come connettere una vignetta anti-Maometto con l&#8217;incipiente istaurazione della legge coranica in Europa  e il gran finale con “cronologia della mezzaluna insanguinata 2014” e &#8220;glossario&#8221; non sono alla mia portata.</p>
<p>Sono al di sopra della mia capacità di non lanciare insulti continuati e definitivi, procurandomi forse querele.</p>
<p>Sono già quattro ore che sguazzo in questa merda velenosa, lo scafandro dell&#8217;espertone fa acqua.</p>
<p>Il sistema immunitario della mia rete neuronale lancia segnali rossi.</p>
<p>Non posso chiedere di più a me stesso.</p>
<p>Devo uscire, guardare facce, respirare.</p>
<p>Decontaminarmi.</p>
<p>Lasciando gli <em>haters </em>e la loro paranoia nel pozzo a marcire.</p>
<p style="text-align: center;"> ***</p>
<p>Sabato 25 ottobre Luca Bauccio, l&#8217;avvocato italiano di Diane Foley ha diramato questo comunicato:</p>
<blockquote><p><span id="fbPhotoSnowliftCaption" class="fbPhotosPhotoCaption"><span class="hasCaption">In qualità di difensore della Sig.ra Diane Foley, madre di James Foley, il reporter barbaramente ucciso dall&#8217;ISIS, ho inviato una diffida alla Società Editrice de il Giornale intimando di sospendere immediatamente la diffusione della pubblicità del libro a firma di Magdi Allam, Non perdiamo la testa.<br />
Ho anche inoltrato nell&#8217;interesse della Sig.ra Foley un<span class="text_exposed_show">a richiesta al Comitato di Controllo per la pubblicità perché ordini a il Giornale il ritiro di questa pubblicità.<br />
La famiglia sta valutando ogni altra azione da intraprendere contro il Giornale.<br />
L&#8217;aver messo in mostra la fotografia di James Foley pochi attimi prima della sua esecuzione per pubblicizzare la vendita di un libro, peraltro giocando macabramente con l&#8217;accostamento tra il titolo e l&#8217;immagine, oltre ad essere un indebito sfruttamento per fini commerciali e di propaganda dell&#8217; immagine di James Foley è anche una mancanza di rispetto per la memoria e la dignità di uomo defunto e per la tragedia che la sua famiglia e la comunità delle persone che lo amavano stanno vivendo.<br />
La famiglia Foley vuole sottolineare che non nutre odio e non ha propositi di vendetta ma chiede solo rispetto, chiede solo di poter vivere il proprio dolore senza subire altre umiliazioni, altre offese, altri turbamenti. James Foley è stato un bravo e appassionato reporter, amava raccontare, documentare, informare. James Foley amava la vita e credeva nella dignità degli esseri umani, e per questo ha voluto rivelare al mondo il dramma del popolo siriano. Per questo ha vissuto e per questo è morto.<br />
James Foley non è la comparsa pubblicitaria di un libro del Sig. Magdi Allam. Il Giornale ritiri immediatamente la pubblicità del suo libro, per il rispetto e la dignità di un defunto e per la considerazione umana che merita il dolore della sua famiglia. Avv. Luca Bauccio (difensore della Sig.ra Diane Foley).</span></span></span></p></blockquote>
<p>Il martedì seguente, 28 ottobre, apprendo che <a href="http://www.nextquotidiano.it/giornale-cambia-pubblicita-libro-allam-scompare-foley/">la pubblicità è stata ritirata</a>.</p>
<p>Questo rende giustizia a Diane Foley ma non può bastare.</p>
<p>Il libro è stato ristampato.</p>
<p>Temo che diventerà un best seller.</p>
<p>Forse non farà il botto della Fallaci ma ne segue la scia in tutti i sensi.</p>
<p>Sì, sono nani pavidi che riposano sulle spalle di giganti di pezza.</p>
<p>Ma il danno è tangibile e vale la pena chiedersi dove siano e se vi siano nani o giganti in grado di opporvisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2014/11/01/non-perdiamo-la-testa-il-doveroso-e-fallito-tentativo-di-difendervi-da-allam-e-le-firme-de-il-giornale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>43</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/21/l-amavo-troppo-la-mia-patria-non-la-tradite/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 08:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile 1945]]></category>
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		<category><![CDATA[Giancarlo Puecher Passvalli]]></category>
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		<category><![CDATA[Memoria della Resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong> <br /> 
In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/T_let00_17bis.php_.jpg" style="border:4px solid #7F7F7F;"/></center><br />
<center><small> ⇨ <a href="http://www.italia-liberazione.it/ultimelettere/ultimeletteredocumenti.php?ricerca=211&#038;doc=122&#038;testo=2#" target="_blank" rel="noopener"><strong>prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher </strong></a></small></center></p>
<p>&nbsp;&nbsp;di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l&#8217;ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in <em>Aldo Pucher</em>, di <strong>Giancarlo Puecher</strong>, partigiano, Prima Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent&#8217;anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un&#8217;intervista di <strong>Luca Telese</strong> ad <strong>Alessandro Sallusti, </strong>direttore del <em>Il giornale</em>, sobriamente intitolata ⇨ <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/14/alessandro-sallusti-%E2%80%9Ci-topi-scappanoper-il-dopo-c%E2%80%99e-solo-marina%E2%80%9D/76833/" target="_blank" rel="noopener"><strong>I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina</strong></a>, in cui si promuove l&#8217;investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui <strong>Giancarlo Puecher</strong> viene chiamato in causa sono un vero e proprio <em>vulnus</em> alla sua memoria e alla sua figura luminosa.  Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità. <span id="more-37270"></span><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lo storpiare i nomi è il primo, sottile, vigliacco, metodo di infangare, in certi ambienti, odioso, se fatto intenzionlamente, come una pugnalata alle spalle, ma doppiamente insopportabile se fatto per ignoranza o incuria e nei confronti di una persona scomparsa. Un giornalista serio, prima di lasciar sbandierare nomi e fatti tanto gravi, ha il dovere di controllare ciò che pubblica, almeno per quel che riguarda l&#8217;ortografia. Non è difficile, basta, in mancanza di meglio, consultare <strong>Wikipedia</strong>, l&#8217;oracolo con un click di questi tempi bui.<br />
[ <em>copio e incollo con non lieve disgusto la parte dell&#8217;articolo che riguarda mio zio Giancarlo &#8211; compresa la paccottiglia del viso quasi scultoreo &#038; penombra &#038; maglione esistenzialista a girocollo &#038; la divisa del weekend &#8211; forse usata nell&#8217;impresa retorica quasi impossibile di rendere &#8220;simpatico&#8221; e alla mano l&#8217;intervistato</em> ]</p>
<blockquote><p>E poi, a fine intervista, Alessandro Sallusti mi gela il sangue con un ricordo che innesca un cortocircuito fra una delle pagine più tragiche del Novecento italiano e la crisi del governo Berlusconi: “In famiglia abbiamo già dato… nel 1945”.  Curioso. Il tono è ironico, il viso del direttore del Giornale, invece, sembra diventare quasi scultoreo, nella penombra nella saletta del lussuoso Hotel Park Hyatt dove ci siamo rifugiati per una lunga intervista. “Vedi, ti devo raccontare una storia della mia vita che nessuno conosce, nemmeno Giampaolo Pansa, neanche Vittorio Feltri”. Quale? “Scoprii solo da studente, su un libro scolastico della Laterza, che mio nonno, Biagio, tenente colonnello sulla piazza di Como, finito a Salò senza essere stato fascista, era stato fucilato dai partigiani”.<br />
Resto un attimo con il respiro in gola. Fino un attimo prima stavamo parlando di Feltri, di Fini, del Cavaliere, della crisi… Sallusti continua: “Mio padre questa storia non me l’aveva mai raccontata. Non certo per pudore. Per proteggermi. E invece scoprivo che dopo quattro vigliacchi rifiuti dei suoi superiori di grado, perché la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte, mio nonno aveva accettato di dirigere il tribunale che doveva giudicare Aldo Pucher, partigiano accusato per l’omicidio del federale Aldo Resega. Mio nonno salvò gli altri sei imputati, ma fu fucilato per quell’unica esecuzione. Curioso vero? Ma era la legge della guerra. Scoprii, e oggi quel dialogo è nei libri di storia, che il giorno prima della ritirata nella ridotta della Valtellina, mio nonno aveva chiesto a Mussolini di non scappare”. Chiedo: “Sarebbe cambiato qualcosa sull’esito della guerra?”. Sallusti prende un respiro: “Ovviamente no. Ma se avesse seguito quel consiglio non avremmo le foto del Duce travestito da soldato tedesco”. Pausa. Non vola una mosca. Sorriso: “Per questo spero che Berlusconi non si ritiri”.<br />
Pensavo di fare un’altra intervista. Raccontare ai lettori del Fatto Quotidiano l’ultraberlusconismo e uno dei suoi campioni. Quando Sallusti va in tv sono sciabolate per tutti, colpi micidiali, affondi sotto la cintura, pronunciati con serafica tranquillità. In questa intervista, invece, la teleadrenalina non c’è, ma piuttosto una leggerezza venata di colori forti e di tinte drammatiche. Sallusti ha il maglione esistenzialista a girocollo, la divisa del weekend.</p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Telese, anche a me si <em>gela il sangue</em> e di più, ma nel leggere il nome, storpiato in <em>Aldo Pucher</em>, di <strong>Giancarlo Puecher</strong> in un contesto simile. E <em>resto un attimo con il respiro in gola</em>.  Anzi ben  più di un attimo, sarà che son più sensibile. Invece non ho avvertito alcuna <em>leggerezza venata di colori forti e di tinte drammatiche</em> e le assicuro che non mi si <em>innesca alcun cortocircuito fra una delle pagine più tragiche del Novecento italiano e la crisi del governo Berlusconi</em>. Fra uomini che hanno combattuto eroicamente e pagato ieri, perché ci sia in questo triste paese un oggi democratico, mai così insidiato, fra <strong>Giancarlo Puecher</strong> e le mezze figure del passato e quelle attuali, ugualmente chine al potere e che ancora si arrabattano tra falsità e strampalate teorie, non c’è alcuna possibilità di raffronto e alcun legame. E&#8217; davvero rischioso fare le interviste nella penombra e nelle salette degli hotel lussuosi, meglio accendere la luce e andare al Bar Sport, dove vola qualche mosca in più. Quando è stagione e c&#8217;è <em>materia</em> per attrarne l&#8217;interesse.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il paragone fra il Duce che, nonostante i preziosi consigli di nonno Biagio, scappa travestito da tedesco e Berlusconi che si dimette è quasi una specie di imbarazzante autogol. Al massimo oggi ne reggerebbe uno con un Napoleone, con bandana al posto della feluca, in esilio su di un&#8217;isoletta di qualche paradiso fiscale tropicale, allietato dal suo menestrello melodico personale e con scorta di escort per lo svago e il giusto riposo del guerriero.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Provo umanamente pena e pietà per le vittime che caddero dalla <em>parte sbagliata</em>, per il dolore dei loro congiunti, ma questo non elimina il giudizio della storia su quella parte e sulle sue colpe,  <em>à la guerre comme à la guerre</em> varrà in un torneo cavalleresco fra paladini, applicato ai milioni di vittime e alle stragi della Seconda Guerra Mondiale suona un po&#8217; troppo generico, assolutorio e sdoganante. L&#8217;Italia è un paese che i conti con il fascismo non li ha voluti e saputi mai fare fino in fondo e chiunque può fare della verità storica una materia molle e fumosa da plasmare a proprio uso e consumo.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando Sallusti dice “In famiglia abbiamo già dato… nel 1945”, non si capisce davvero cosa intenda. Oggi non ci sono più i tribunali speciali e i processi sommari, la pena di morte, e si possono persino fare le leggi per evitarli i processi e avere l&#8217;impunità anche se colpevoli. Si possono fare in tv le fiction come <em>Il peccato e la vergogna</em>, con il nazista buono perchè innamorato speranzoso e il fascista cattivo e perverso in quanto innamorato deluso. Cosa teme Sallusti? Al massimo si prende un <em>vada a farsi fottere</em> da D&#8217;Alema e tutti si indignano e gli chiedono scusa. Lui e i suoi datori di lavoro non si sentiranno mica come i miliziani quando <em>la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte</em>?<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Giancarlo Puecher</strong>, punto di riferimento di un gruppo di giovani che in Brianza si stavano organizzando in una formazione partigiana ancora <em>in nuce</em>, e che si era <em>macchiata</em> fino allora solo di qualche sabotaggio e sequestro di mezzi e benzina, fu fermato per caso, in bicicletta con il compagno Fucci, da una pattuglia di militi della Repubblica Sociale Italiana a Lezza la notte del 12 novembre del 1943, ad un posto di blocco dei numerosi istituiti insieme al coprifuoco, in seguito al fatto che quella stessa sera erano stati uccisi il centurione della milizia e cassiere del Banco Ambrosiano di Erba, Ugo Pontiggia, e un suo amico, Angelo Pozzoli.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Puecher e Fucci, ignari di tutto e che, forse, se fossero stati a conoscenza dell’omicidio, avrebbero avuto maggiore prudenza, si stavano recando a una riunione clandestina. Avevano un tubo di gelatina e alcuni manifestini antifascisti, di cui però riuscirono, nel buio, a disfarsi. Fucci estrasse la pistola e tentò di sparare, ma l’arma si inceppò. Uno dei miliziani lo colpi ferendolo al ventre. Fu portato in ospedale e rimase in prigione fino alla fine della guerra. Giancarlo fu fermato, interrogato, picchiato e poi arrestato.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il federale di Milano Aldo Resega, che Sallusti, senza storpiarne il nome, nomina, fu ucciso il 18 dicembre 1943, mentre <strong>Giancarlo Puecher</strong> era già in prigione e da più di un mese.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Giancarlo Puecher non fu accusato nè processato per alcun omicidio.</strong><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando il 20 dicembre fu ucciso in un agguato anche lo squadrista di Erba Germano Frigerio, i fascisti decisero di mettere in atto una rappresaglia, con modalità tristemente consuete, che prevedeva la fucilazione di trenta antifascisti, dieci per ogni fascista ucciso ad Erba, cioè Ugo Pontiggia, Angelo Pozzoli e Germano Frigerio.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nelle carceri di Como non trovarono un numero tale di prigionieri e li ridussero a sei, fra cui <strong>Giancarlo Puecher</strong>. I fascisti imbastirono un processo farsa, istituendo un Tribunale Speciale, presieduto da Biagio Sallusti, e con irregolarità processuali inconcepibili oggi, ma di regola ai tempi, Puecher fu l’unico condannato a morte, mediante fucilazione, non per omicido, ma per <em>aver promosso, organizzato e comandato una banda armata di sbandati dell&#8217;ex esercito allo scopo di sovvertire le istituzioni dello stato</em>.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non si poteva ammettere che un giovane di famiglia nobile e di ispirazione profondamente cristiana “cospirasse”.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Si doveva dare l’esempio. Esempio che sortì nei fatti l&#8217;effetto contrario, determinando ancora di più alla lotta contro il fascismo la parte migliore dell&#8217;Italia, che nei valori condivisi trovò la forza di ribellarsi.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/01/27/ascoltando-un-sopravvissuto-di-varsavia-di-arnold-schoenberg/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mio nonno Giorgio Puecher Passavalli</strong></a>, dopo la fucilazione del figlio fu arrestato e tradotto nel campo di concentramento di Fossoli e poi a Mauthausen, da dove non tornò più. ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/dalle-belle-citta-date-al-nemico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mio padre Virginio</strong></a>, allora sedicenne, fu costretto a rifugiarsi esule in Svizzera.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Trascrivo qui l’ultima lettera di Giancarlo e le motivazioni della sua Medaglia d’Oro, per dovere di verità e di memoria, per oppormi fermamente a questa macchina del fango retroattiva che tenta di strumentalizzare e di mettere sullo stesso piano figure inconciliabili, ma anche perché in questo momento in cui etica e dignità sono continuamente calpestate, fa bene al cuore leggerle, con le parole antiche, desuete, forse, con i loro valori alti, oggi quasi inconcepibili, con l&#8217;ingenuo desiderio del riconoscimento dei valori militari e sportivi, con i teneri lasciti dei beni personali. E <em>l&#8217;anello d’oro ricordo della povera mamma</em>, una pietra bianca e una blu su cerchietto semplice, sta ancora qui e nessuno l&#8217;ha mai più indossato.  </p>
<blockquote><p>21 dicembre 1943</p>
<p>Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto, accetto con rassegnazione il suo volere.<br />
Tutti i miei averi vadano ai miei fratelli e a Elisa Daccò.<br />
Vorrei che sul mio avviso mortuario figurassero i miei meriti sportivi e militari.<br />
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono.<br />
Viva l’Italia.<br />
Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita.<br />
L’amavo troppo la mia patria non la tradite e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.<br />
Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.<br />
Vorrei lasciare L 5000 alla mia guida alpina Motele Vidi di Madonna di Campiglio. L 5000 al mio allenatore di sci Giuseppe Francopoli di Cortina. L 5000 a Luigi Conti e L 1000 a Vanna De Gasperi, Berta Dossi, Rosa Barlassina. Il mio guardaroba ai miei fratelli e a Pussi Aletti, mio indimenticabile compagno di studi.<br />
L 1000 alla Chiesa di Lambrugo.<br />
Il mio anello d’oro ricordo della povera mamma a Papà, il braccialetto a Ginio e l’orologio Universal a Gianni. Alla zia Lia Gianelli una mia spilla d’oro con pietra. Un ricordo delle mie gioie alle mie cugine e a Elisa.<br />
Stabilite una somma per messe in mio suffragio e per una definitiva sistemazione pacifica della patria nostra.<br />
A te papà vada l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.<br />
Elisa si ricordi del bene che le volli e forse non sufficientemente apprezzò.<br />
Ginio e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita, i martiri convalidano la fede in una vera idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà.<br />
Baci a tutti<br />
Giancarlo Puecher Passavalli<br />
&nbsp;<br />
<small>[ Giancarlo Puecher Passavalli, Lettera a Tutti, scritta in data 21-12-1943, Erba (CO), in Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana (http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimelettere/ultimeletteredocumenti.php?ricerca=&#038;doc=122&#038;testo=2&#038;lingua=it), INSMLI, vista domenica 21 novembre 2010.]</small></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
dal sito <a href="http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=45604" target="a_blank" rel="noopener"><strong>www.quirinale.it</strong></a></p>
<blockquote><p>Patriota di elevatissime idealità, scelse con ferma coscienza dal primo istante la via del rischio e del sacrificio. Subito dopo l’armistizio attrasse, organizzò, guidò un gruppo di giovani iniziando nella zona di Lambrugo, Ponte Lambro, il movimento clandestino di liberazione ed offrendo la sua casa come luogo di convegno. Con l’esempio personale fortificò nei compagni la fede nell’azione che essi dovevano più tardi proseguire in suo nome. Presente e primo in ogni impresa gettò nella lotta tutto se stesso prodigandovi le risorse di una mente evoluta e di un forte fisico, ed associando all’audacia un particolare spirito cavalleresco. Braccato dagli sgherri fascisti, insidiata la sicurezza della sua famiglia, non desistette. Incarcerato con numerosi suoi compagni e poi col padre, d’accordo con questi rifiutò la evasione per non allontanarsi dai compagni di fede e di sventura. Condannato a morte dopo sommario processo, volle essere animatore sino all’estremo, lasciando scritti di ardente amor patrio e di incitamento alla continuazione dell’opera intrapresa. Trasportato al luogo del supplizio, chiese di conoscere il nome dei suoi esecutori per ricordarli nelle preghiere di quell’aldilà in cui fermamente credeva, e tutti i presenti abbracciò e baciò, ad ognuno lasciando in memoria un oggetto personale, pronunciando parole nobilissime di perdono e rincuorando coloro che esitavano di fronte al delitto da compiere. Cadde a vent’anni da apostolo e da soldato, sublimando nella morte la multiforme e consapevole spiritualità che aveva contraddistinto la sua azione partigiana. —  Como &#8211; Erba, 9 settembre &#8211; 23 dicembre 1943.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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