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	<title>alessandro zaccuri &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La storia come luogo delle possibilità</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2024/04/22/107935/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 05:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di <strong>Alessandro Zaccuri </strong>  <br /> A differenza di quanto cercano di fare gli storici, Plevano non pretende di fornire una ricostruzione incontrovertibile o, se non altro, a prova di smentita, Per lui, come per ogni romanziere, la storia è il luogo della possibilità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessandro Zaccuri</strong></p>
<p><em>Quella che segue è la postfazione di Alessandro Zaccuri al nuovo romanzo di Roberto Plevano &#8220;Di spada e di croce&#8221;, pubblicato di recente da <a href="https://bibliotecadellimmagine.it/">Edizioni Biblioteca dell&#8217;Immagine</a></em></p>
<figure id="attachment_107936" aria-describedby="caption-attachment-107936" style="width: 400px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" class="wp-image-107936" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/copertina.leggera._Plevano-SPADAECROCE.jpg" alt="" width="400" height="582" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/copertina.leggera._Plevano-SPADAECROCE.jpg 308w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/copertina.leggera._Plevano-SPADAECROCE-206x300.jpg 206w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/copertina.leggera._Plevano-SPADAECROCE-150x218.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/copertina.leggera._Plevano-SPADAECROCE-300x436.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/04/copertina.leggera._Plevano-SPADAECROCE-289x420.jpg 289w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption id="caption-attachment-107936" class="wp-caption-text">Layout 1</figcaption></figure>
<p>Prosecuzione e compimento di un lavoro narrativo e di ricerca storica avviato da anni, Di spada e di croce di Roberto Plevano è un libro che in un colpo solo mette a tacere almeno due pregiudizi. Il primo – e più evidente – è quello che riguarda la natura del romanzo storico. Che non si basa sulla separazione delle carriere tra storia e invenzione, la prima delegata a servire da fondale più o meno accurato e la seconda incaricata di predisporre un adeguato armamentario di personaggi e passioni e colpi di scena. No, il romanzo storico è veramente romanzo quando è storico in tutto e per tutto, come accade appunto nell’opera di Plevano. Certo, il protagonista di questa piccola saga è l’immaginario Amalrico della Provincia, trovatore e filosofo che dal Sud della Francia elegge dimora nel Nordest d’Italia, diventando sodale del principe Ezzelino da Romano e perdutamente innamorandosi della sorella di lui, Cunizza. Il punto però non è questo, la verosimiglianza di una narrazione non può essere demandata alla mera presenza di un nome in un regesto diplomatico.</p>
<p>Di Amalrico, al lettore, interessa la perfetta adesione rispetto alla mentalità e perfino alla lingua dell’epoca che Plevano, medievista di provata esperienza, ha scelto per la sua cantafavola. In Di spada e di croce il fiore del romanzo germina direttamente dal terreno della storia, ne assorbe i succhi e i veleni, applica con ferrea coerenza il rifiuto di ogni anacronismo: culturale, psicologico, lessicale. Anche la passione impossibile tra Amalrico e Cunizza non ha nulla di artefatto, semmai può essere interpretata come rappresentazione estrema dell’amor cortese. Non potendo vivere insieme, gli amanti preferiscono attenersi alla norma di una lontananza che non rende meno acceso il reciproco desiderio. E poco importa se a stabilire le regole del gioco sia la sola Cunizza. Per quanto ignaro, Amalrico sa che questo può accadere. In un certo senso, è un bene che questo, e non altro, accada proprio a lui e alla sua diletta.</p>
<p>Per essere veramente romanzesco, insomma, il romanzo storico non ha alcun bisogno di tradire la storia. Se poi la storia è quella del Medioevo, ecco che un altro pregiudizio si presta a essere abbattuto. Tutt’altro che uniforme, il panorama dell’Età di Mezzo si rivela meravigliosamente accidentato e complesso. Per esempio, in Di spada e di croce eresia e ortodossia stanno a un’incollatura l’una dall’altra e a fare la differenza non è tanto la fedeltà all’Evangelo quanto la compiacenza verso un ordine di potere che spregiudicatamente confonde il sacro con il profano. Plevano sa bene che non esiste un solo Medioevo, e non soltanto perché nel millennio che dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente arriva fino alla scoperta dell’America (la periodizzazione è grossolana, ma proviamo ad accontentarci) si susseguono stragi e rinascite, albe luminose e notti all’apparenza interminabili. Il Medioevo è epoca di cambiamenti, non di immobilità. Si rinnovano tecnologie e conoscenze, il latino assume i connotati di una lingua franca vivacemente instabile, i confini si ridisegnano di continuo, sorgono imperi e si estinguono regni. Nei romanzi di Plevano, questo processo magmatico è colto nella sua manifestazione definitiva. Siamo in Italia, nel cuore del XIII secolo, mentre la corte mobile di Federico II si sposta tra la Sicilia e la Marca veneta, portando con sé un’irripetibile mescolanza di saperi e consuetudini. È in quegli accampamenti che si verifica il prodigioso contagio tra la poesia provenzale e la nascente lirica in volgare italiano: è per effetto di quella contaminazione che il notaro Giacomo da Lentini escogita il dispositivo del sonetto, che nei secoli successivi sarà per l’Europa una sorta di linguaggio comune, pressoché indifferente alla dislocazione da un idioma all’altro.</p>
<p>La modernità del Medioevo (che è, per inciso, il momento in cui l’aggettivo modernus assume il suo significato attuale) sta in questa commistione inestricabile di codici espressivi e di istanze concettuali. La stessa contrapposizione tra guelfi e ghibellini, spesso tristemente ridotta a una cruenta forma di campanilismo, trova la sua ragion d’essere nello scontro fra due diverse visioni della realtà. Per restare alla trama dei romanzi di Plevano, Amalrico non sceglie di schierarsi con lo Stupor Mundi per questioni di opportunismo, ma perché in “Friderico” ritrova la sua stessa febbre di conoscenza, lo stesso desiderio di libertà intellettuale che per primo l’imperatore persegue e sostiene. Allo stesso modo, Di spada e di croce – come e più del precedente romanzo di Plevano – non è, a rigore, il romanzo di Ezzelino e della sua corte, ma non si può fare a meno di notare come l’impresa di Plevano sottragga il nome del principe di Romano all’ambiguo fascino da cui è contornato fin dai primi anni del Trecento, quando Albertino da Mussato compone la sua Ecerinis. Una tragedia nello stile di Seneca, autore prediletto nel circolo del cosiddetto preumanesimo padovano. Prima di attecchire a Firenze, dunque, l’imitazione dei classici si annuncia in Veneto, con Albertino che costruisce il suo capolavoro attorno al mito recentissimo del tiranno della Marca.</p>
<p>A differenza di quanto cercano di fare gli storici, Plevano non pretende di fornire una ricostruzione incontrovertibile o, se non altro, a prova di smentita, Per lui, come per ogni romanziere, la storia è il luogo della possibilità. Una battaglia vinta anziché persa, un dispaccio arrivato per tempo, un inquisitore meno feroce degli altri: sarebbe bastato un nonnulla perché gli avvenimenti prendessero una piega differente. La vicenda di Amalrico si colloca proprio qui, sul crinale tra quello che è stato e quello che avrebbe potuto essere. Un terreno misterioso e sorprendente, nel quale solo la letteratura riesce ad avventurarsi.</p>
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		<title>Il postino di Mozzi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/05/08/il-postino-di-mozzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2019 05:00:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>brani di <strong>Guglielmo Fernando Castanar </strong>(in corsivo) e <strong>Arianna Destito<br />
</strong></p>
<p><em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/Il-postino-di-Mozzi.png"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-79188" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/Il-postino-di-Mozzi.png" alt="" width="200" height="243" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/Il-postino-di-Mozzi.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/Il-postino-di-Mozzi-160x194.png 160w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></em></p>
<p><em>Cominciai questo lavoro di raccolta dopo il terzo o il quarto mese da impiegato delle Poste. Il materiale arrivava alle Centrali di Padova, prelevavo direttamente dagli scaffali di mia competenza, e i primi tempi facevo un setaccio veloce e mi mettevo sotto la giacca uno o due plichi destinati a lei e li andavo a nascondere nell’armadietto personale dove tengo l’impermeabile della divisa e lo zaino con la colazione. Poi temetti di dare nell’occhio o che, anche se dicevano di no, che ci fossero videocamere, il fatto è che si sentiva sempre di indagini tra i dipendenti, di crimini postali, e avevo paura. Così decisi di lavorare diversamente, individuavo e sistemavo i plichi da sottrarle nelle borse della bici, ma li mettevo in disparte in modo, in seguito, da trovarli subito, poi uscivo per la giornata di consegna. Non andavo subito nella mia zona di competenza, ma prendevo via Cavallotti, oppure una delle vie dell’area in espansione, verso Padova est, e là cercavo un cantiere, mi fermavo un istante, controllavo che non ci fossero testimoni, ometti col cagnolino o tossici (a un postino non si fa caso), e infilavo i due o tre plichi tra i pancali, sperando non piovesse. Poi mi dedicavo alla regolare consegna e magari, non di rado, giunto a casa sua, le mettevo nella buca una lettera dell’Accademia, una rivista, o le consegnavo la raccomandata di un istituto che le mandava il programma del nuovo corso di scrittura narrativa. Portandole una raccomandata provavo a sfruttare l’occasione, lei mi salutava, ma non parlavamo mai, solo un giorno che dopo averle strappato un giudizio sul tempo le chiesi come vanno i libri e lei (non mi permise mai di darle del tu) mi rispose: «mah, le dirò che mi dà più soddisfazione, almeno in questo momento, fare i libri degli altri che i miei».                                                                 </em><br />
<em>Non so se in quel periodo curasse già la collana di narrativa per Sironi, ma leggevo che molti editori si fidavano del suo giudizio, e gli autori, gli aspiranti, e pure gente affermata (anche se solitamente questi usavano altri canali) le mandavano cose da leggere, inedite o già pubblicate. </em><br />
<em>Poi, alla fine del giro ripassavo nell’area di espansione a prelevare il corpo. Bisogna dire che l’intenzione era sempre quella di sottrargliene addirittura tre o quattro per non essere costretto ogni giorno alla trafila del passaggio in cantiere. Purtroppo, a volte, accadevano degli imprevisti e, terminato il lavoro, tiravo dritto verso casa perché nel frattempo si era messo a piovere e allora il corpo si sarebbe rammollito, pagine incollate una all’altra, illeggibili ormai, oppure che ne so, passavo al cantiere, che a mio dire doveva essere deserto, e invece ci trovavo una coppietta e per non disturbare me ne andavo a casa senza corpi. Il vero guaio era quando riandando sul luogo a prelevare, sui corpi ci trovavo montagne di sabbia e cemento, betoniere e una squadra di manovali al lavoro.<br />
</em><em>Quanto a lei, lo sa, ho sempre fatto in modo che non si accorgesse mai di nulla. Ma a volte basta l’eccesso di zelo? Si parlava di una crescente sfiducia nelle poste, sebbene con me lei non si sia mai lamentato, quando sentiva i lamenti degli autori, strasicuri di aver mandato e rimandato. Ma permetta che glielo chieda: perché, Mozzi, lei che è scrittore e dotato di fantasia, del postino non sospettò mai?</em><br />
<em>Se di molti autori provvedevo a sottrarre anche le lettere accompagnatorie – soprattutto le seconde, quelle che seguivano l’invio, lettere di protesta, in primis, dapprima calme, poi, non di rado, piene di insulti, e alcune le strappavo dopo averle lette, e ad altre rispondevo con una lettera prestampata come quella usata dagli editori, oppure una lettera che andava dritta al merito: il romanzo in questione. «Gentile signore o signora, il suo romanzo è parecchio brutto. g», o la firma per intero, la sua, che tante volte le avevo visto fare sul bollettino delle raccomandate. Giulio Mozzi –, in somma, se le sottraevo tre o quattro corpi in una settimana, ma mai di più, con altrettante lettere, poi stavo un mese senza sottrarle altro. Certi periodi invernali non operavo proprio, specie da quando i corpi in casa cominciavano ad ingombrare la stanza, e leggerli tutti diventava impossibile. (Da un paio d’anni ho affittato il magazzino qui sotto casa: le cose della pesca, lo strano odore di alghe, due bici, due casse di vino che mi regalate voi clienti, e la quantità orrenda di corpi che stringe già anche le pareti del magazzino). Bene, ora che sono in pensione smaltirò i corpi accampati e man mano me ne libererò. </em><br />
<em>Tanta è letteratura scadente. Ma lo sa. All’inizio, agli autori poco bravi rispondevo che erano storie bellissime e li pregavo di mandare ad altra gente, amici suoi, scrittori, editori, e addetti ai lavori, suggerendo di farlo senz’altro a suo nome. </em></p>
<p>&#8230;</p>
<p><em>Ora voglio inserire un altro brandello di corpo. Sa, una voce femminile, dopo tante maschili, non guasta. Si ricorda di Arianna Destito? Forse sì, forse no… dipende da cosa è giunta tra le sue mani. Insomma, anzi, in somma, non ricordo perfettamente cosa ho sottratto o meno. Ma questo che segue, sicuramente, non l’ha mai letto.</em></p>
<p>Corpo 10</p>
<p>Arianna Destito</p>
<p>Il Maresciallo in pensione Adalgiso Maffeo trascorreva le giornate nel suo vecchio quartiere di Nervi a Genova. Un quartiere per modo di dire, nessuno lo chiamava così. Nervi era un paese, anzi, Nervi era semplicemente Nervi. Un posto che brillava di luce propria. Dove le palme svettavano, il sole era prepotente e l’aria frizzante del mare solleticava le narici come un bicchiere di champagne. Fu proprio lì che per molto tempo il Maresciallo Adalgiso Maffeo aveva vissuto e lavorato. Ora non gli restava che prendere il gelato da Giumin e passare di tanto in tanto dal vecchio commissariato a salutare i nuovi agenti. L’irreprensibile maresciallo era ben voluto da tutti. Per molto tempo si era distinto per il suo fiuto investigativo e qualche volta era anche finito sui quotidiani locali. Aveva partecipato alla cattura del famoso ladro della Costa Azzurra. Quello che ispirò il film Caccia al ladro con Cary Grant, per intenderci. Si diceva persino che in tempo di guerra avesse nascosto una famiglia ebrea nel suo ufficio sotto il naso degli ufficiali nazisti. A molti dava fastidio il suo modo di condurre gli interrogatori, con il piglio e la gentilezza delle buone maniere, in pratica faceva cantare i delinquenti, offrendogli il caffè e un sostanzioso pasto. Il risultato era quasi sempre garantito. Al Maresciallo Maffeo non la si faceva.<br />
Una mattina aveva deciso di portare ai Parchi di Nervi la nipotina Irene, di sette anni. Una bambina strana, pensava. Non ride mai. E guarda con certi occhi glaciali. Quando lo fissava lui si sentiva a disagio. Il Maresciallo osservava Irene giocare, sembrava che la bambina vivesse in un mondo tutto suo. Spesso evitava gli altri bambini, sembrava annoiarsi con loro. In compenso giocava con la terra, le foglie, i rametti, in un angolo che sembrava una casetta ricavata tra alberi e ponticelli di legno. Era davvero strana. Sia chiaro, il Maresciallo adorava Irene, ma qualcosa gli sfuggiva. L’istinto del poliziotto non lo abbandonava neppure in pensione. Soprattutto vedeva pericoli ovunque. E cercava di mettere in guardia la piccola nipote.<br />
“Irene, li vedi quei ragazzi lì? Sono dei drogati”, le sussurrò un giorno all’orecchio, indicando un gruppo di giovani euforici ai bordi del prato.<br />
“Ballano, nonno”.<br />
“E certo, sono sotto l’effetto della droga”. Non aggiunse altro. Fino a che, tra un pensiero e l’altro, quel giorno successe l’imprevedibile. Lui uscì dal vespasiano accanto al cancello dei Parchi e sua nipote non c’era più. In un attimo gli successe quello che non avrebbe mai immaginato. &#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p><em>Giulio, sa che quando ho aperto il bustone e  ho letto la storia di Rocco mi sono pentito d’averglielo sottratto, non perché mi fosse sembrato così bello (è bello, ma lo è quanto altri scritti per cui non mi sono sentito in colpa) ma perché è necessario, lo è sì, far conoscere un partigiano del Sud che ha fatto la Russia, che ha fatto l’amore per togliersi il freddo, e sottrarre le parole al suo destino… Ma ci pensa, uno come me che non scambia una parola durante il giorno e la sera legge di un umano che ha fatto l’amore per togliersi il freddo per salvarsi… Come potrò io sciogliere il ghiaccio di questa esistenza?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>NdR: questi brani sono tratti dall&#8217;anomalissimo &#8220;Il postino di Mozzi&#8221;, uscito da poco con Arkadia Editore (Cagliari). Guglielmo Fernando Castanar, l&#8217;autore della lettera a Giulio Mozzi riportata nel libro, è un postino in pensione, che intramezza alla sua lunga missiva un festival di frammenti, un mostruario sottratto in venticinque anni di lavoro: tutte lettere allo stesso Mozzi che lui non ha mai consegnato, e che si è tenuto. Le parti in corsivo sono tratte dal suo testo, mentre i frammenti delle missive non consegnate sono di Arianna Destito (quello riportato), Adrian N. Bravi, Alessandro Gianetti, Alessandro Zaccuri, Beppe Sebaste, Carlo Grande, Claudio Morandini, Amilia Marasco, Fernando Guglielmo Castanar, Francesco Forlani, Franco Arminio, Franz Krauspenhaar, Giacomo Sartori, Giorgio Vasta, Giovanni Agnoloni, Marco Candida, Marco Drago, Mario Bianchi, Marino Maglian, Matteo Galiazzo, Mauro Baldrati, Nunzio Festa, Paolo Morelli, Riccardo De Gennaro, Riccardo Ferrazzi, Sergio Garufi, Stefano Zangrando, Valentina Di Cesare e Walter Binaghi.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Maratown</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2015 05:00:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[incontri on the road Il 24 ottobre, dalle ore 00,01 alle ore 23,59 42,195 km di città narrata in 24 ore. Una Milano da leggere a piedi, densa di storie e narrazioni, quella che vogliamo conoscere con la Maratown.  Una Milano che scopriremo, tappa dopo tappa, grazie anche al contributo di ospiti e amici che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/MRTschizzo.png"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-57006" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/MRTschizzo.png" alt="MRTschizzo" width="494" height="361" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/MRTschizzo.png 633w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/10/MRTschizzo-300x219.png 300w" sizes="(max-width: 494px) 100vw, 494px" /></a></p>
<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><b>incontri </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: large;"><i><b>on the road</b></i></span></span></span></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong>Il 24 ottobre, </strong></p>
<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong>dalle ore 00,01 alle ore 23,59</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">42,195 km di città narrata in 24 ore. Una Milano da leggere a piedi, densa di storie e narrazioni, quella che vogliamo conoscere con la Maratown.  Una Milano che scopriremo, tappa dopo tappa, grazie anche al contributo di ospiti e amici che ce la racconteranno.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci accompagneranno nel cammino poeti, come </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Andrea Inglese</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, e romanzieri, come </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Gianni Biondillo </b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">e</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Alessandro Zaccuri</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, ci parleranno di memoria urbana </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Orsola Puecher</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> e di storie di guerra e cammino </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giancarlo Cotta Ramusino</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. E poi daremo spazio alla musica a Milano con </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giordano Casiraghi</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, scopriremo le grandi storie olimpiche in forma di audio dramma rivissute nella mente dei protagonisti, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Andrea B. Ferrari</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> ci offirà un caffé e ci farà giocare a bocce, stimoleremo una narrazione “social” della città chiedendo il contributo degli ascoltatori di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Radio Popolare</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Alessio Lega</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> ci canterà la Milano dei grandi autori del Novecento meneghino. Questo, altre sorprese e incontri inaspettati, lungo il sentiero metropolitano che attraverserà circolarmente Milano da mezzanotte a mezzanotte.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad accoglierci alla partenza &#8211; al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Teatro della Cooperativa</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; ci sarà </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Renato Sarti</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">, girando in tondo per la città giungeremo 24 ore dopo al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Centro sportivo di via Iseo 10</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">. Strada facendo si “farà stazione” nelle biblioteche rionali e nelle realtà associative che ci ospiteranno come pellegrini urbani. Sempre con &#8220;quel passo di pianura&#8221;, bello da vedere e perfetto per raccontare una città </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>on the road.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Maratown è un progetto di <a href="http://www.piaceremilano.it/">Piacere, Milano</a> e di <a href="http://www.sentierimetropolitani.org/">Sentieri_Metropolitani</a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per informazioni:</i></span></span></span> <span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:info@piaceremilano.it"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>info@piaceremilano.it</b></span></span></span></a></u></span></span><b> </b><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span></span><a href="mailto:info@sentierimetropolitani.org"><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">i</span></span></span></u></span></span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>nfo@sentierimetropolitani.org</b></span></span></span></u></span></span></a></p>
<p>L&#8217;evento (vedi la pagina <a href="https://www.facebook.com/events/566117133542493/">Facebook </a>) è gratuito, per iscriversi andare <a href="http://www.eventbrite.it/o/maratown-piacere-milano-amp-sentieri-metropolitani-8523434295">qui</a>.</p>
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		<title>Dopo il miracolo</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/08/15/dopo-il-miracolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Aug 2012 06:30:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zaccuri]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[gianni biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Alessandro Zaccuri, Dopo il miracolo, 259 pag., Mondadori, 2012 Il seminario della Vrezza si trova in un’immaginaria valle appenninica del piacentino, simbolo perfetto di una metaforica, immutabile, provincia italiana. Siamo negli anni del riflusso, con un nuovo papa sopravvissuto (miracolosamente?) ad un attentato. Il contado viene travolto da una successione di avvenimenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/zaccuri-dopo-il-miracolo.jpg" alt="" title="zaccuri-dopo-il-miracolo" width="245" height="374" class="alignnone size-full wp-image-42931" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/zaccuri-dopo-il-miracolo.jpg 245w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/zaccuri-dopo-il-miracolo-196x300.jpg 196w" sizes="(max-width: 245px) 100vw, 245px" /> di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><strong>Alessandro Zaccuri</strong>, <em>Dopo il miracolo</em>, 259 pag., Mondadori, 2012</p>
<p>Il seminario della Vrezza si trova in un’immaginaria valle appenninica del piacentino, simbolo perfetto di una metaforica, immutabile, provincia italiana. Siamo negli anni del riflusso, con un nuovo papa sopravvissuto (miracolosamente?) ad un attentato. Il contado viene travolto da una successione di avvenimenti che distruggono l’apparente pacifica immobilità del luogo. Dapprima il suicidio di Beniamino, il più giovane rampollo di una devotissima famiglia che ha in Attilio Defanti &#8211; mezzadro arricchito &#8211; un patriarca giusto e paziente, infine l’irrompere di un chiassoso pellegrinaggio di fedeli fanatici che, quasi mettendo in assedio il seminario, chiedono a gran voce l’intercessione di un santo guaritore.</p>
<p>Il problema che il santo, Don Alberto, santo non si sente affatto. È un teologo raffinato, inquieto, razionale, un prete scettico che non crede ai miracoli. Ma anni addietro, per una concomitanza di eventi, sicuramente tutti spiegabili dalla scienza, un suo gesto di pietà ha fatto “risorgere” da morte certa una bambina. E ora la madre, Maria Sole, ex sessantottina irrisolta, professa una fede cieca nei confronti dei poteri taumaturgici del sacerdote.</p>
<p>Zaccuri, come già dimostrano le sue prove precedenti, ha il dono della narrazione corale: <em>Dopo il miracolo</em> è un romanzo affastellato di personaggi, alcuni appena tratteggiati, altri sbalzati al cesello. Si permette di parlare di temi profondi, entrare nel cuore del mistero, con coraggio: il dubbio della ragione, l’oscurità della fede, la meraviglia dell’esistenza, l’incomprensibilità la morte. Ma lo fa con metafore mai grevi, spesso attraverso le parole dei suoi personaggi, più che con le sue. Zaccuri ha una scrittura elegante che sa manipolare impercettibilmente di capitolo in capitolo. Fa il verso a stili, suggestioni letterarie, autori.  Una tonalità personale e  autentica, però, per quanto camuffata, ammanta l’intero romanzo: l’ironia affettuosa, mai crudele. Comica. Di chi ha fede per davvero, senza mai prendersi sul serio.</p>
<p>(<em>pubblicato su </em>Cooperazione <em>n. 21 del 22 maggio 2012</em>)</p>
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		<title>Di fronte alla legge</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/03/21/di-fronte-alla-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 09:48:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zaccuri]]></category>
		<category><![CDATA[giorgio fontana]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Un procuratore milanese a fine carriera viene sollecitato da una giovane giornalista a occuparsi del caso di un tunisino condannato per un fatto di sangue che non avrebbe mai commesso, mentre la macchina della giustizia e l’opinione pubblica si aspettano proprio da lui una richiesta di inasprimento della pena. Un prete con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/03/21/di-fronte-alla-legge/0421-1/" rel="attachment wp-att-41993"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/03/0421-1-227x300.jpg" alt="" title="0421-1" width="227" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-41993" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/03/0421-1-227x300.jpg 227w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/03/0421-1.jpg 565w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" /></a></p>
<p>Un procuratore milanese a fine carriera viene sollecitato da una giovane giornalista a occuparsi del caso di un tunisino condannato per un fatto di sangue che non avrebbe mai commesso, mentre la macchina della giustizia e l’opinione pubblica si aspettano proprio da lui una richiesta di inasprimento della pena. Un prete con il profilo di grande teologo ripara in un seminario sull’Appennino per fuggire alla fama di essere stato tramite della risurrezione di una bambina morta per un incidente, ma una letterale corte dei miracoli arriva da Roma per stanarlo.<span id="more-41992"></span><br />
<em>Per legge superiore</em> (Sellerio, € 13,00) di <a href="http://www.giorgiofontana.com/">Giorgio Fontana</a> e <em>Dopo il miracolo</em> (Mondadori, €19,00) di Alessandro Zaccuri sono accomunati dall’origine milanese degli autori, da una scrittura più trattenuta che in altre opere, e da un ricorso libero al modello dell’indagine poliziesco-giudiziaria.<br />
Più in là cominciano le differenze. Il romanzo di Fontana è impiantato sulla giustapposizione degli ambienti nell’odierna Milano, il centro borghese e il quartiere di Via Padova. Quello di Zaccuri si limita a un microcosmo di provincia e si svolge in un passato prossimo – il 1985- presentato come ultima propaggine della civiltà contadina e patriarcale. <em>Per legge superiore</em> è una narrazione lineare, centrata sul magistrato Doni; <em>Dopo il miracolo</em> intreccia più filoni, segue molteplici personaggi, sa virare su un grottesco teatrale senza modificare lo stile medio. Ma il discrimine essenziale sembra che uno è un romanzo laico, l’altro cattolico. Per il libro di Fontana si è fatto il nome di Sciascia, per Zaccuri viene facile pensare a Bernanos. E’ innegabile che uno insegua una domanda etica e civile, l’altro un’interrogazione metafisica.<br />
Come mai, allora, hanno in comune quell’impianto noir usato per smentirne le premesse, e quella lingua che cerca la misura, la limpidezza, la minima ingerenza dell’espressività d’autore? L’ipotesi è che tali convergenze siano indizi di un orientamento più simile di quanto appaia, che informa le scelte stilistiche e compositive. In nessuno dei due romanzi si vuole semplicemente raccontare la storia di uno o più individui. Piuttosto vi si immerge per scandagliare un disegno che le trascende, e gli squarci nella tela – la legge nel suo confliggere con la giustizia; la sospensione della legge naturale o divina attraverso il miracolo. A prima vista, lo sfuggente don Alberto e il procuratore che riesplora la sua città amata paiono agli antipodi. Sembra guidato da una hybris luciferina il servo della Chiesa che rifiuta di riconoscersi strumento di una volontà <em>superiore</em>, mentre il servitore dello Stato, per richiamo della <em>legge superiore</em>, trasgredisce il mandato di garantirne l’approssimazione codificata nel diritto.<br />
Eppure entrambi sono consapevoli che la legge di cui sono a servizio è un ordinamento fragile. “Eccezioni sempre, errori mai”, ripete Doni, all’incalzare della ragazza idealista che lo conduce nel mondo parallelo di Via Padova. Ma l’eccezione che in teoria ammette, la teme nella pratica: non solo perché assecondarla significa mettere a rischio la serenità della propria vita privata e pubblica.<br />
Un giorno un collega cerca consiglio nella vicenda di un finanziere alle prime armi che gli ha confessato di aver partecipato a uno scambio di mazzette, quasi chiedendogli il placet di chiudere un occhio su quel “bravo ragazzo” roso dai rimorsi. Doni, irritatissimo, gli ritorce che eccezioni simili portano il paese alla rovina. Diverso è il caso in cui sconta una pena un innocente, come vuole provargli la giornalista, ma l’abbandono della legge in nome della giustizia può avere effetti eversivi. Doni l’ha imparato quando le Br hanno ucciso il suo più caro amico, il magistrato esemplare (e cattolico) da cui ha mutuato la sua massima preferita.<br />
La fame di eccezioni miracolose, nel romanzo di Zaccuri, conduce davanti al seminario emiliano un circo di devozione officiata dalla madre della bambina  rediviva. L’esaltazione stucchevole della neosacerdotessa contrasta con le ragioni delle brave persone che la seguono sulla spinta di tante sofferenze, come sa bene il più anziano seminarista portato alla vocazione dal confronto con una malattia incurabile. Tale congrega brancaleonesca alla ricerca di sollievo dalla legge crudele e ingiusta della vita, può rappresentare una minaccia per la fede? Forse un percorso interpretativo, il libro lo abbozza nel filone centrato su un avvenimento più drammatico. Proprio in apertura, don Alberto scopre il corpo dell’ultimogenito di un devotissimo produttore di vino, impiccato alla cancellata del seminario. Attilio Defanti ha voluto ricambiare una paternità tardiva offrendo altri undici figli alla Madonna, ma il suo Beniamino si è convinto di non rientrare nella grazia di quel voto. Il patriarca, pur distrutto, rifiuta la riconciliazione con il figlio suicida. Però quel gesto di inspiegabile disperazione non si sarebbe compiuto se la sua nascita non fosse stata interpretata come un commercio straordinario con il divino. L’eccezioni, dunque, sono pericolose, se gli uomini vi si affidano come a meccaniche esteriori. E’ solo la labile capacità di ciascuno di orientarsi con gli strumenti della coscienza e della compassione a rendere giusta la giustizia e i miracoli miracolosi. Questo è il nodo umanissimo che i due romanzi scoprono, volendolo condividere con i lettori.</p>
<p><em>pubblicato su</em>L&#8217;Unità<em>, 16 marzo 2012.<br />
</em></p>
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		<title>non Sanremo mai più gli stessi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/13/non-sanremo-mai-piu-gli-stessi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 06:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro zaccuri]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[infinita notte]]></category>
		<category><![CDATA[mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Adesso è avviato, non si ferma più. La storia d’Italia attraverso le canzoni, il Festival è l’ultimo romanzo popolare, la gara è il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa. La grande metafora, la sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione. Infinita notte di Alessandro Zaccuri è un romanzo composito, montato, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone" title="sanremo" src="http://euromusica.files.wordpress.com/2008/11/sanremo.jpg" alt="" width="450" height="304" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Adesso è avviato, non si ferma più. La storia d’Italia attraverso le canzoni, il Festival è l’ultimo  romanzo popolare, la gara è il racconto collettivo di una società affaticata ma non arresa. La grande metafora, la sfida dei linguaggi, tradizione e contaminazione</em>. <em>Infinita notte</em> di Alessandro Zaccuri è un romanzo composito, montato, colto. Quindi contemporaneo e popolare. Che attira aggettivi come fossero ciliegie e così, per me che sono golosa, non è proprio una lettura. È una vertigine.<br />
<span id="more-15533"></span><br />
La storia è epica. C’è un giovanotto che viene dal niente ma che ha scritto un best seller e che è stato chiamato dalla televisione nazionale a firmare addirittura il festival di Sanremo. C’è un ingegnere raffinato, un tipo walseriano, con un loden e un cappello che ha perso la testa, anzi, che ha pensato di perdere la testa per una creola dagli occhi indaco, lo sguardo arguto e le natiche avvenenti. C’è la creola che è davvero bella e incredibilmente dolente come una Giovanna d’Arco, e che legge Quicherat. C’è un ragazzo che prima è uno skater e poi un artista minimal e che non viene dal niente, ma dal tutto, e al tutto deve tornare.</p>
<p>Il tutto è il Festival della canzone italiana. In una edizione x di un anno y con un conduttore z e mille variabili che se fosse matematica e non letteratura risulterebbero incontrollabili. Perché il ragazzo che ha scritto il best seller non pensa davvero di essere uno scrittore e tentenna, perché l’ingegnere perfetto col loden è arrivato a Sanremo per perdersi dietro una donna e si ritrova sperduto dentro una organizzazione losca, perché la creola è una pedina anche se respira e talvolta ansima e perché il giovane cantante minimal è un rivoluzionario che non può perdere altro che se stesso e se stesso, ovviamente, non è abbastanza per nessuna sommossa. <em>“Non so che farmene”, “del talento?”, “di tutto non so che farmene. Non l’ho ancora scritto un pezzo mio, a te posso dirlo, sei un artista.”</em></p>
<p>Il tutto è il Festival della canzone italiana dove le vicende si intrecciano e si sciolgono nelle scalette emotive e nelle sovrastrutture mirabili di Zaccuri, autoreggenti grazie a una lingua capace di inanellare <em>lampi di testosterone in sommossa sotto la grisaglia</em>, <em>gessato plateale</em>, <em>regimental daltonica</em>, <em>cultura intermittente</em> e <em>sorriso indiziario</em>. Quelli che hanno letto <a href="http://juliacraye.wordpress.com/2008/02/26/rassegna-di-narrativa-italiana-2007/">Il signor figlio </a> sanno che Infinita notte è un’altra declinazione de l’opera, che è l’opera stessa (de)strutturata in canzonette, in canzoni popolari, che infatti nascondono ed echeggiano meccaniche divine. <em>(…) si calma, è l’uomo asserragliato nella banca, gli ostaggi sotto tiro, faccio un macello, una strage, un comunicato stampa</em>.</p>
<p>Il tutto è il festival della canzone italiana e non c’è altra trama che possa essere raccontata senza fare la figura di quello meglio informato dei fatti. Pettegolo, traffichino, pitocco. Perché Infinita notte trasforma il lettore in spettatore e lo spettatore in personaggio narrato. E quindi leggere è un po’ come guardarsi allo specchio, ridimensionarsi, ridere di sé, sentirsi eroi, avere una poltrona all’Ariston. Essere l’Ariston e grazie dei fiori grazie dei fiori grazie dei fiori bis. <em>Al suo fianco, sul tavolino, una mazzetta imponente di quotidiani già letti, sottolineati, assimilati. Il potere che si nutre della conoscenza, l’informazione che si fa sistema</em>.</p>
<p>E se io dovessi fare un appunto al sistema direi solo che manca un controesempio, una sbavatura. <em>L’arte nasce dal limite, la forza pure. La rabbia, non ne parliamo</em>. Che avrei voluto che l’ingegnere sporcasse non solo le Church e che il cantante oltre a prendere l’<em>endless night</em> di Blake fosse anche e quasi tiger tiger. Detto questo. Io adoro i sistemi. Ci credo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter" title="copertina infinita notte" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788804584407" alt="" width="136" height="207" /></p>
<p><strong>A. Zaccuri, Infinita notte, Mondadori (2009), pp. 272, € 18,50</strong>.</p>
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