<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>alessio mosca &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/alessio-mosca/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 May 2019 08:11:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Quattro frammenti</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/04/09/quattro-frammenti-3/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2018/04/09/quattro-frammenti-3/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 05:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[alessio mosca]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=73205</guid>

					<description><![CDATA[di Alessio Mosca Chiromantica medica Narrano degli uomini senza occhi, bocca o orecchie. Narrano degli uomini che non riuscivano a leggere il pensiero ma che dei pensieri riuscivano a percepire l’intensità. Come un olfatto sviluppatissimo, come se ne sentissero l’odore nel diaframma o fin dentro le tempie. Il loro senso era così fine che gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Alessio Mosca</strong></p>
<p><strong>Chiromantica medica</strong><br />
Narrano degli uomini senza occhi, bocca o orecchie. Narrano degli uomini che non riuscivano a leggere il pensiero ma che dei pensieri riuscivano a percepire l’intensità.</p>
<p>Come un olfatto sviluppatissimo, come se ne sentissero l’odore nel diaframma o fin dentro le tempie.</p>
<p>Il loro senso era così fine che gli oggetti andavano ad alterare l’intensità della percezione, sentivano la densità del materiale attraverso cui filtrava, le forme che si frapponevano, i volumi e gli spazi, così che nella loro mente si andavano a formare figure e contorni. Narrano di come <em>Essi</em>, attraverso i pensieri altrui, vedessero.</p>
<p>Pare che i pensieri fossero così evanescenti che nessuna superficie riuscisse a schermarli del tutto, che diffondessero attraverso ogni corpo come luce da una finestra. Narrano del loro mondo trasparente, della sensazione di <em>freddo</em> che poteva dare una superficie piatta come il metallo e del <em>torpore</em> avvolgente della roccia. Il marmo con le sue venature era percepito come una <em>dolcissima</em> lastra di ghiaccio, l’acciaio e il ferro <em>umidi </em>e opachi come una spessa pellicola.</p>
<p>Si dice che per loro il legno fosse limpido come cristallo e che gli alberi si dispiegassero come elementi di una foresta di vetro.</p>
<p>Il loro essere era nella folla, sembra che il brusio di tutte quelle menti facesse sì che riuscissero a concepire un cielo, a intuire gli uccelli e le nuvole, che seguendo un pensiero fin dove andava dissolvendosi comprendessero l’orizzonte.</p>
<p>Narrano del buio della solitudine, di come fossero ciechi e indifesi, di come più di qualsiasi altra creatura avessero bisogno della presenza dell’altro per far luce nel loro mondo.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Per mantenere l’ordine decisero di scoraggiare la mascolinità. Fu proibito agli uomini di specchiarsi con il fallo eretto.</p>
<p>Funzionò.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Gli specchietti venivano piantati sulla grande tuberosità dell’omero all’incirca al secondo mese di vita quando il cervello dei bambini era al massimo della sua plasticità.</p>
<p>La <em>Udvidet-Syn </em>si raggiungeva a 12 anni. Si intendeva una coscienza espansa, una maggiore consapevolezza di se stessi nello spazio. Vedevano un universo di 202 gradi circa, era concepibile un mondo anteriore, <em>Front </em>e uno alle proprie spalle, <em>Dertsyen.</em></p>
<p>I giovani amanti si sedevano schiena contro schiena e l’infinito prodotto dai due riflessi che incontrandosi si moltiplicavano, era un’emozione per la quale nemmeno loro avevano una parola.</p>
<p>Se uno specchietto disgraziatamente s’infrangeva non poteva essere sostituito ma chi era amato veniva accompagnato a braccetto per tutta la vita così che potesse guardare il mondo da altri specchi.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p><strong>La mestruazione nel primo giorno di luna nuova, il dio nell’albero, la donna nel dio</strong><br />
La donna il cui ciclo era sincronizzato con la luna era considerata parte dell’albero. La sua schiena fusa con la corteccia, i piedi interrati fra le radici, lo sguardo rivolto al di là delle fronde, cercando di specchiarsi nell’astro, a farsi toccare dalla luce concupiscente, a indagare il mistero di quella sincronia fra carne e cielo.</p>
<p>Il terrore nel novilunio, la nudità, l’estasi. La donna-pianta era considerata una dea.</p>
<p>Gli uomini erano figli dell’albero, tutti. Privi di coscienza o pensieri, l’istinto li governava, il loro mondo di impulsi era incentrato nella cura della dea, la proteggevano dalle belve, le offrivano i frutti della foresta.</p>
<p>Non possedevano linguaggio e le conoscenze venivano apprese per imitazione. Era quando riposavano tutti insieme ai piedi dell’albero che un <em>Noi </em>affiorava, un <em>Noi</em> di carne e clorofilla, un misto di immagini ed emozioni, un sentimento d’esistenza.</p>
<p>E <em>Noi che respiriamo col sole e abbiamo fame d’acqua,</em> e <em>Noi che amiamo solo lei, che a lei apparteniamo, che sogniamo tepore e paradisi pluviali. </em></p>
<p>Quando la luna era piena gli uomini possedevano l’albero e possedevano la donna in un girotondo voluttuoso che aveva fine col sorgere del sole. Fecondata da tutti e da nessuno, dopo nove mesi la dea generava e dai suoi seni sgorgava linfa con cui allattare il figlio del legno.</p>
<p>Le malattie veneree non erano considerate riprovevoli e venivano esibite come un dono divino. Tricchiolature agli angoli della bocca e occhi incrostati da licheni, muschi che parassitavano le loro schiene e funghi che crescevano fra i loro inguini.</p>
<p>Quando pioveva sulle foglie sentivano il bagnato sulla pelle, quando il freddo gelava la pianta gli uomini sentivano freddo, quando un ramo si spezzava provavano lo stesso dolore e il coro dei loro gemiti era accompagnato dal vento tra le fronde.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/04/09/quattro-frammenti-3/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sonata per pianoforte e vento n. 1</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/20/sonata-pianoforte-vento-n-1/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/20/sonata-pianoforte-vento-n-1/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2018 06:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[alessio mosca]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=72430</guid>

					<description><![CDATA[di Alessio Mosca Sappiamo che la loro promiscuità era tale che il concetto di paternità e maternità non esisteva. I bambini assumevano il cognome dalla canzone che i genitori ascoltavano durante il concepimento e non appena venuti al mondo erano assegnati alla comunità cui erano destinati. Lì venivano cresciuti fino alla maturità sessuale, dopodiché erano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-72431" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/wind.jpeg" alt="" width="1200" height="900" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/wind.jpeg 1200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/wind-300x225.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/wind-768x576.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/wind-1024x768.jpeg 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>di <strong>Alessio Mosca</strong></p>
<p>Sappiamo che la loro promiscuità era tale che il concetto di paternità e maternità non esisteva.</p>
<p>I bambini assumevano il cognome dalla canzone che i genitori ascoltavano durante il concepimento e non appena venuti al mondo erano assegnati alla comunità cui erano destinati.</p>
<p>Lì venivano cresciuti fino alla maturità sessuale, dopodiché erano considerati adulti.</p>
<p>Jörg Alba-chiara, Amina Wake-me-up-before-you-go-go, Vasiliy Rhapsody-in-blue.</p>
<p>Già dalla fecondazione la canzone determinava lo sviluppo e la personalità del bambino, funzionava come un segno zodiacale e per tutta la vita avrebbe influenzato la sua sfera emozionale e comportamentale. La musicologia aveva sostituito la psicologia, i melomani erano i nuovi astrologi.</p>
<p>I figli dei canti gregoriani avevano più tendenza alla psicopatia, i <em>glam-rock</em> mostravano labilità e spiccata empatia, i <em>funky-house</em> presentavano tratti narcisistici. Questo generalmente.</p>
<p>Pare che talvolta i figli di Rachmaninov sognassero di un pianeta dove il vento era una forma di vita. L’aria calda saliva mentre la fredda si abbassava generando una brezza che soffiava tirando su la polvere della landa. Durante il suo tragitto la brezza scaldava nuova aria aiutata dall’attrito e dal calore di una stella che non era altro che il loro sole. La rotazione del pianeta dava l’ultima spinta, così, nel torpore della scia di un vento che moriva, l’aria tornava a salire e un nuovo soffio nasceva, figlio della terra, della stella, delle pressioni atmosferiche ma soprattutto della brezza iniziale da cui aveva ereditato il respiro e la consistenza.</p>
<p>A volte due venti si incontravano e le loro correnti si deviavano leggermente cambiando direzione, si evolvevano.</p>
<p>Altre volte si fondevano in un’unica raffica e il vento che ne nasceva era diverso e uguale a entrambi e anche questo era un modo di fare l’amore.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2018/02/20/sonata-pianoforte-vento-n-1/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 23:22:13 by W3 Total Cache
-->