<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>alfredo salsano &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/alfredo-salsano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Oct 2013 13:57:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>La Restaurazione a Torino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 May 2005 16:56:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo salsano]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Moresco]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo ferretti]]></category>
		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
		<category><![CDATA[loredana lipperini]]></category>
		<category><![CDATA[massimiliano parente]]></category>
		<category><![CDATA[nicola lagioia]]></category>
		<category><![CDATA[silvia ballestra]]></category>
		<category><![CDATA[stefano mauri]]></category>
		<category><![CDATA[tiziano scarpa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1147</guid>

					<description><![CDATA[Un&#8217;iniziativa di Nazione Indiana Editori, scrittori, critici e librai a confronto Coordina Benedetta Centovalli Intervengono: Carla Benedetti, Italo Cossavella, Sergio Fanucci, Loredana Lipperini, Antonio Moresco, Antonio Scurati Saranno presenti: Silvia Ballestra, Gianni Biondillo, Mauro Covacich, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Massimiliano Parente, Tiziano Scarpa e altri indiani Torino, Fiera del Libro Sala Rossa Lunedì 9 maggio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;iniziativa di Nazione Indiana</strong></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/restaura2.JPG" alt="restaura2.JPG" border="0" height="72" width="535" /></p>
<p><strong>Editori, scrittori, critici e librai a confronto</strong></p>
<p>Coordina <strong>Benedetta Centovalli</strong><br />
Intervengono: <strong>Carla Benedetti</strong>, <strong>Italo Cossavella</strong>, <strong>Sergio Fanucci</strong>, <strong>Loredana Lipperini</strong>, <strong>Antonio Moresco</strong>, <strong>Antonio Scurati</strong></p>
<p>Saranno presenti: <strong>Silvia Ballestra</strong>, <strong>Gianni Biondillo</strong>, <strong>Mauro Covacich</strong>, <strong>Helena Janeczek</strong>, <strong>Nicola Lagioia</strong>, <strong>Massimiliano Parente</strong>, <strong>Tiziano Scarpa </strong>e altri indiani</p>
<p><strong>Torino, Fiera del Libro<br />
Sala Rossa<br />
Lunedì 9 maggio ore 16.30</strong></p>
<p>La Restaurazione a Torino è un incontro che pone al centro della discussione la denuncia di un’epoca, la nostra, segnata da un forte e inequivocabile ritorno all’ordine, un &#8220;regime&#8221; vero e proprio che attraversa tutti i campi dell’esistenza.<br />
Intende evidenziare e analizzare la deriva del mondo culturale attraverso contributi e proposte di chi già cerca di operare controcorrente.<br />
<span id="more-1147"></span><br />
Intende promuovere il dibattito sulla circolazione della cultura e sull’editoria di oggi, tenendo presente anche il punto di vista di <em>Editoria senza editori</em> di <strong>André Schiffrin </strong>e dell’essenziale contributo militante di <strong>Alfredo Salsano</strong>.</p>
<p>Anche in Italia il doppio binario del mercato e del progetto è saltato per ridursi a una monorotaia, al senso unico del best seller. Carla Benedetti ne ha scritto sull’”Espresso” del 7 gennaio 2005 e su Nazione Indiana, parlando di “industria del genocidio culturale”. Qualche mese prima sulle pagine del “Messaggero” Benedetta Centovalli aveva cominciato a porre alcuni termini della questione suscitando risposte dal mondo editoriale (Stefano Mauri e Elido Fazi, con una replica di Giancarlo Ferretti).</p>
<p>Alla riflessione di Carla Benedetti ha fatto seguito un dibattito acceso che si è svolto tra la rete (v. Loredana Lipperini e il suo blog “Lipperatura”), alcuni dei principali quotidiani, come il ”Corriere della Sera”, con interventi da Vassalli a Ferroni, da Sanguineti a Fanucci, e ripreso più volte da Fahrenheit su Radiotre.<br />
Poi un pezzo di Antonio Moresco dal provocario titolo La Restaurazione &#8211; pubblicato per presentare questa iniziativa su Nazione Indiana &#8211; ha dato avvio a un rovente confronto in rete.</p>
<p>La Restaurazione a Torino è una discussione nata per contrastare lo stato delle cose e progettare un futuro possibile. È stata organizzata con una prima serie di interventi veloci di editori, scrittori, critici e librai, per passare poi il testimone al maggior numero di voci, soprattutto scrittori, che come in un’assemblea testimonino la temperatura del momento. A lunedì.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2005/05/08/la-restaurazione-a-torino/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>8</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libertà letteraria e censura della tiratura</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/11/02/liberta-letteraria-e-censura-della-tiratura/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2004/11/02/liberta-letteraria-e-censura-della-tiratura/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[carla benedetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2004 16:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo salsano]]></category>
		<category><![CDATA[André Schiffrin]]></category>
		<category><![CDATA[benedetta centovalli]]></category>
		<category><![CDATA[editoria indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[fahrenheit 451]]></category>
		<category><![CDATA[françois truffaut]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Carlo Ferretti]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele La Capria]]></category>
		<category><![CDATA[ray bradbury]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=663</guid>

					<description><![CDATA[di Benedetta Centovalli A vent’anni dalla morte si onora con i suoi film un grande regista, François Truffaut. Così mi è capitato di rivedere con curiosità e una punta di apprensione, per paura che il tempo avesse fatto giustizia del ricordo, uno dei suoi film più noti, Fahrenheit 451. Ma che diavolo manderebbero a memoria [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Benedetta Centovalli</strong></p>
<p><img loading="lazy" alt="loadimage.cfm" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/loadimage.cfm" width="120" height="144" align="left" border="0" hspace="4" vspace="2" /> A vent’anni dalla morte si onora con i suoi film un grande regista, <strong>François Truffaut</strong>. Così mi è capitato di rivedere con curiosità e una punta di apprensione, per paura che il tempo avesse fatto giustizia del ricordo, uno dei suoi film più noti, <em>Fahrenheit 451</em>. Ma che diavolo manderebbero a memoria gli uomini-libro se Truffaut girasse adesso la sua pellicola? Il film, ispirato al romanzo di <strong>Ray Bradbury</strong>, poneva domande inquietanti sul valore e sul significato della lettura, sulla logica del potere volta al controllo e alla manipolazione della verità, domande di bruciante attualità.<br />
<span id="more-663"></span><br />
“Un sistema il cui ideale sarebbe quello di fare del libro un prodotto derivato e dell’editoria un luogo di scambio di potere che si manifesta per cominciare con la capacità d’interdire mediante la cosiddetta censura del mercato la manifestazione e la diffusione di opinioni non conformi”, scriveva <strong>Alfredo Salsano</strong>, scomparso prematuramente pochi mesi fa, nella sua Presentazione all’edizione italiana di un libro importante e provocatorio: <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8833912108/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8833912108&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><em>Editoria senza editori</em></a> di <strong>André Schiffrin</strong>, pubblicato da Bollati Boringhieri all’inizio del 2000. Una denuncia lucida e coerente della deriva del mondo editoriale, stretto tra informazione e entertainment, stritolato appunto dalla logica del fast food, della planetarizzazione della cultura, dove pochi autori molto vendibili si impongono ovunque come la griffe di una potente multinazionale.</p>
<p>Figlio dell’ideatore della “Pléiade”, direttore fino al 1990 di una delle più prestigiose case editrici newyorkesi, la <strong>Pantheon Books</strong>, fondatore poi della sigla indipendente <strong>The New Press</strong>, Schiffrin racconta puntuale la mutazione genetica del pianeta editoriale avvenuta nell’ultimo decennio del secolo passato negli Stati Uniti, fotografia di ciò che sta accadendo in Europa e in Italia.</p>
<p>Da attività artigianale, quasi familiare, con profitti modesti e collegata alla vita intellettuale del paese, alle grandi concentrazioni editoriali internazionali che pretendono solo significativi obiettivi di profitto allineati agli altri business (giornali, televisione, cinema…). Con la conseguente trasformazione della catena editore-distributore-libraio, dove la piccola e media editoria di cultura e il libraio indipendente scompaiono insieme alla possibilità di orientare le scelte del lettore secondo riconoscibili percorsi. La <strong>dittatura del best seller </strong>regna nella confusione, desertifica e azzera le differenze, la capacità di selezionare.</p>
<p>Un’editoria senza editori e senza librai, afferma Schiffrin. Un’editoria senza progetto, senza cultura. Un’editoria dove l’omologazione delle proposte è totale, dove ci si nasconde dietro l’alibi della qualità declinata tiratura per tiratura, e non secondo criteri e valori identificabili, così come libro per libro si valuta la tenuta di una collana senza alcuna visione d’insieme, né orizzonte di crescita. Vogliamo provare a spiegare cosa significa qualità? In fondo la qualità non significa nulla per se stessa, ma solo in relazione a un contesto, solo se traduce una necessità in cui riconoscersi.</p>
<p><strong>Raffaele La Capria </strong>in un’intervista recente motivava così quello che sta succedendo: “Semplicemente – diceva – tutti sanno scrivere un libro che sembra un libro scritto bene. Non c’è una divisione netta tra cattiva e buona letteratura, vi è una buona-cattiva letteratura che è quella che per lo più fanno gli editori oggi. Praticamente l’80% dei libri che escono, libri ritenuti pubblicabili e pubblicati, sono buona-cattiva letteratura. Libri scritti bene, con gli aggettivi al loro posto, il periodo ordinato e ben strutturati. Questi libri, però, non hanno l’anima, sono disanimati, è una letteratura disanimata, che però va per la maggiore perché è quella che si vende di più”.</p>
<p>La qualità tante volte evocata si disfa in cattiva qualità quando non derivi da scelte che generano appartenenza e che possono concorrere alla formazione di un’immagine decifrabile di editore.</p>
<p><strong>Gian Carlo Ferretti</strong> nella prima parte della sua esaustiva Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003 (Einaudi, Torino 2004) racconta l’epoca degli editori protagonisti (Mondadori, Rizzoli, Bompiani, Einaudi, Garzanti, Feltrinelli, Longanesi) e dei letterati editori (Vittorini, Pavese, Calvino, Debenedetti, Sereni, Bazlen, Bertolucci, Bassani, Sciascia) che operano nel nostro paese dagli anni Trenta e che accompagnano l’editoria libraria italiana dall’inizio artigianale o preindustriale all’affermazione di una vera e propria industria culturale fino alle soglie dell’attuale processo “concentrazionario”. All’epoca dei grandi editori c’era una “personalizzazione del progetto e della strategia”, si perseguiva una politica d’immagine fondata sulla politica d’autore, il lavoro editoriale era orientato alla definizione di una riconoscibile e forte identità di progetto e di catalogo, che in larga parte si realizzava nelle differenti collane. L’analisi circostanziata di Ferretti non produce solo una storia (e una puntigliosa geografia) dell’editoria italiana, ma offre come controtesto l’allarmata registrazione dei rischi e delle responsabilità del crescente potere dell’apparato, insomma quello che è successo negli Stati Uniti è accaduto anche in Italia e il volume di Ferretti ne è accurata e partecipe narrazione.</p>
<p>Oggi ogni libro deve essere redditizio per sé. Alla politica d’autore si è sostituita la politica di titolo o altrimenti detta politica della tiratura e come risultato un ventaglio di proposte dagli accostamenti a dir poco arditi, con divaricazioni e disaggregazioni pericolose e confuse.</p>
<p>Evocata da Schiffrin, la censura del mercato, domina incontrastata sovrana. Se si pensa che un libro venderà meno di un certo numero di copie (del primo libro di <strong>Kafka</strong> si stamparono <strong>800</strong> esemplari), si decide di non pubblicare quel libro e quell’autore, e questo colpisce soprattutto gli esordienti e gli autori ad alto tasso di letterarietà oppure la saggistica impegnata. Basata “sulla esistenza o no di un pubblico precostituito per ciascun libro”, la censura della tiratura rovescia un apparente metodo liberale in vera e propria minaccia all’accesso del sapere: “Di conseguenza, quel che si ricerca è l’autore noto, il tema di successo e i nuovi talenti o i punti di vista originali e critici difficilmente trovano il loro posto”.</p>
<p>Il rischio è di rinunciare al progetto, all’esercizio della critica, la fine della democrazia e della possibile formazione di un sentimento civile comune, relegando la ricerca culturale nella sfera dell’eccentricità o dello specialismo e dell’accademia. Quale editore può davvero fare a meno di utilizzare il rasoio settimanale delle classifiche dei best seller?</p>
<p>Alla fine del suo volume Ferretti dichiara di parteggiare per l’epoca degli editori protagonisti, “l’editoria fatta da chi pensava i libri piuttosto che limitarsi a fabbricarli” e affida alla piccola editoria il compito di tenere vivo il senso di questo mestiere. Allo stesso modo il pamphlet di Schiffrin si chiudeva su una nota positiva, l’anello che non tiene nella catena che imprigiona al mercato: pensare per paradosso nel mondo globalizzato che “certe forze arcaiche come il nazionalismo e il campanilismo” possano diventare utili alleati nella battaglia per una cultura indipendente. In entrambe le conclusioni un invito alla riflessione sul significato e sul valore dell’identità culturale, sulla libertà di espressione e su come difenderli.</p>
<p>Nel film di Truffaut i libri sono condannati al rogo in un paese dittatoriale del futuro (?). La temperatura a cui i libri prendono fuoco è 451° Fahrenheit. La temperatura a cui brucia la libertà. E’ questa la frase con cui Michael Moore ha lanciato il suo esplosivo documentario su Bush, sollevando un polverone sul rapporto tra informazione e potere, informazione e verità. E su queste parole è chiamato a riflettere ancora una volta chi oggi abbia a che fare con i libri.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<em>Parte della relazione tenuta al convegno &#8220;Avventure e disavventure del libro di letteratura&#8221;, Roma, 28-29 ottobre 2004, e pubblicata su &#8220;Il messaggero&#8221;, 30.10.2004</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2004/11/02/liberta-letteraria-e-censura-della-tiratura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>12</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un ricordo di Alfredo Salsano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2004/05/24/un-ricordo-di-alfredo-salsano/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2004/05/24/un-ricordo-di-alfredo-salsano/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[sergio baratto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 May 2004 22:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[alfredo salsano]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=474</guid>

					<description><![CDATA[di Sergio Nelli E&#8217; morto Alfredo Salsano, direttore editoriale della Bollati Boringhieri. Lo apprendo stamani, domenica, sfogliando l&#8217;Unità a pagina 22 e leggendo l&#8217;articolo di Bruno Bongiovanni Alfredo Salsano, maestro di studi politecnici. Appena ho visto il suo nome nel titolo ho capito e mi è venuto un nodo alla gola. Una settimana fa, gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Sergio Nelli</strong></p>
<p>E&#8217; morto Alfredo Salsano, direttore editoriale della Bollati Boringhieri. Lo apprendo stamani, domenica, sfogliando l&#8217;Unità a pagina 22 e leggendo l&#8217;articolo di Bruno Bongiovanni <em>Alfredo Salsano, maestro di studi politecnici</em>. Appena ho visto il suo nome nel titolo ho capito e mi è venuto un nodo alla gola.<br />
Una settimana fa, gli avevo lasciato un messaggio in segreteria in cui dicevo più o meno: &#8220;Mi hanno messo un copricapo di piume e sono entrato a tutti gli effetti in <em>Nazione Indiana</em>. Ti ho cercato due o tre volte ma al telefonino c&#8217;è sempre questa segreteria. Come stai? Tieni duro.&#8221;<br />
Gli avevo lasciato questo messaggio perché mi aveva spronato a inserirmi in questo gruppo (sul quale però non aveva pronunciato parola), e, mi sembrava, anche, a liberarmi del tutto da quella ineffettualità che da troppo tempo porto come una soma senza alcun frutto.<br />
Sapevo che stava male, ma non che la sua situazione fosse così grave. Che avesse così poco da vivere.<br />
<span id="more-474"></span><br />
Negli ultimi mesi avevo avuto con lui un rapporto abbastanza fitto di lettere (mie) e di telefonate, perché aveva voluto un mio libro, un diario intitolato <em>Ricrescite</em>, per la collana &#8220;Varianti&#8221;.<br />
Pur essendo vocato alla saggistica, Alfredo aveva sempre prestato attenzione anche alla narrativa e negli ultimimamente aveva maturato un progetto sul quale abbiamo scambiato a più riprese diverse battute, insieme ad altre veloci e a tutto campo, intormentite dal segnale altalenante del suo cellulare.<br />
Dopo alcuni di questi rapidi scambi, dalla casa editrice mi sono arrivati dei libri che ora mi terrò più cari, al di là del loro valore.<br />
L&#8217;ultima sua telefonata risale a un mese fa. Stavo cenando e ho risposto col boccone in bocca. Mi ha detto che tutto era pronto per l&#8217;uscita a settembre del mio libro. Mancava solo la quarta di copertina per la quale mi faceva una proposta alternativa rispetto a quella già scritta per il catalogo delle novità o da scrivere su quella lunghezza d&#8217;onda. Voleva metterci una filastrocca crudelmente giocosa, che richiamavo nel testo insieme ad altre tra quelle che ormai si insegnano ancora solo alle scuole elementari.<br />
Ho detto un po&#8217; perplesso: &#8220;Non lo so, ci penso&#8221;.<br />
Mio figlio, che aveva conosciuto tramite il mio libro, parlava a voce altissima a breve distanza da me.<br />
&#8220;E&#8217; sempre lì, il parassita?&#8221; ha constatato. &#8220;Salutamelo!&#8221;<br />
Eppoi mi ha detto: &#8220;Sei abbastanza incazzato?&#8221;<br />
&#8220;Sì, certo.&#8221; Ho risposto.<br />
&#8220;Bene.&#8221;<br />
&#8220;Tu come stai?&#8221; Gli ho chiesto.<br />
Che gli era andata male l&#8217;ennesima analisi, me l&#8217;ha detto solo in risposta a una preoccupazione da me esternata relativamente alla mia di salute. Sembrava di buon umore. Allora, in quel momento, ho contemplato la possibilità che potesse morire presto, che le brutte analisi  fossero già alle spalle, che fosse alla fine e lo sapesse benissimo. La linea telefonica stavolta era pulita e nitida. Forse era a casa  e stava anche lui per mettersi a cena.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2004/05/24/un-ricordo-di-alfredo-salsano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-20 23:25:12 by W3 Total Cache
-->