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		<title>Viva Amanda Palmer</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 09:39:25 +0000</pubDate>
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<p>Lo confesso, Amanda Palmer per me è al di là del bene e del male. Straordinaria cantante, compositrice, musicista. Detiene uno spettro di espressività ampio e variegato come quello pochi altri. Il suo “Who killed Amanda Palmer”, il primo album solista (i precedenti erano a nome Dresden Dolls, che poi erano lei e il batterista), è il cd che sto ascoltando di più negli ultimi due anni, e riesce a non usurarsi. Perché l&#8217;usura delle canzoni è ancora più insidiosa di quella delle parole di derridiana memoria: spesso sono solchi che, dopo un ripetuto attraversamento, si rivelano svuotati, senza più niente da scoprire, vene ormai esaurite, spugne che hanno rilasciato tutto quel che avevano da dare. Altre volte c&#8217;è un&#8217;energia che invece promana inesauribile. E&#8217; il caso, per me, della gioiosa energia di Amanda Palmer. <span id="more-37395"></span>Guardatevi i suoi video, uno per ogni canzone, su youtube, le sue fantasmagoriche messe in scena da cabaret brechtiano. E decisamente singolare  ed energetico è anche il suo uso della rete, con gli strumenti alternati e complementari del sito, del blog, di twitter, di facebook (dove ha annunciato a gennaio che si sarebbe sposata con Neil Gaiman, romanziere e fumettista di Sandman). Racconta ad esempio sul blog del suo incontro con il regista ungherese János Szasz a Dallas, con il quale decide all&#8217;impronta di fare un video. Su twitter reclutano volontari, i vestiti da sposa necessari come costumi, le informazioni per il set adeguato. Insomma, una vera e propria community che si mobilita. E poi l&#8217;incontro con Ruby Bridges, la prima bambina nera a frequentare una scuola mista di bianchi e neri negli Stati “confederati”. E riflette, Amanda: “nel 2009, il 78% degli studenti afroamericani di New Orleans frequenta una scuola per soli neri. What the fuck?”. E ancora, una comica quanto veritiera tavola di ventun punti su “Come fare un tour in una band”. Ma poi, se tutto questo non bastasse, chi altri vi dà il benvenuto alla sua mailing list così: “Dear Marco, welcome comrade!!!!!”</p>
<p><em>(pubblicato su l&#8217;Unità il 4/12/2010)</em></p>
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