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	<title>Anna Achmatova &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Vi avverto che vivo per l’ultima volta</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2025/10/13/vi-avverto-che-vivo-per-lultima-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 05:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Achmatova]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura russa]]></category>
		<category><![CDATA[paolo nori]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<strong>Gianni Biondillo</strong> intervista <strong>Paolo Nori </strong> <br /> 
Dopo il 24 febbraio 2022 mi è sembrato chiarissimo che la vita di Anna Achmatova, la società crudele, orribile e insensata nella quale viveva erano molto simili alla nostra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><br />
<img loading="lazy" class="alignleft wp-image-114441" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori.jpg" alt="" width="413" height="635" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori.jpg 1000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-195x300.jpg 195w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-666x1024.jpg 666w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-768x1180.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-150x231.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-300x461.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-696x1070.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2025/07/cop-nori-273x420.jpg 273w" sizes="(max-width: 413px) 100vw, 413px" /></strong><strong>Gianni Biondillo</strong> intervista <strong>Paolo Nori</strong></p>
<p style="text-align: right;">Paolo Nori, <em>Vi avverto che vivo per l’ultima volta</em>, Mondadori, 2023</p>
<p><strong>Paolo, volevi scrivere un libro su una grande poeta russa, l&#8217;irruzione della guerra in Ucraina ha stravolto il tuo progetto.</strong></p>
<p>Dopo il 24 febbraio 2022 mi è sembrato chiarissimo che la vita di Anna Achmatova, la società crudele, orribile e insensata nella quale viveva erano molto simili alla nostra. Leggevo di cose successe cento anni fa e mi sembrava di leggere di quel che stava succedendo nel 2022. È stata un’esperienza abbastanza stupefacente alla fine della quale, però, <em>Vi avverto che vivo per l’ultima volta</em> a me sembra ancora un libro su Anna Achmatova.</p>
<p><strong>Contro la tua stessa volontà ti sei trovato al centro di una polemica rimbalzata in tutto il mondo. Cosa siamo diventati?</strong></p>
<p>Quando mi hanno mandato una mail per dirmi che le quattro lezioni che mi avevano chiesto di tenere su Dostoevskij erano sospese «per evitare tensioni» io non riuscivo a crederci. L’ho riletta tre volte, quella mail. E poi ho risposto «Non ho parole. Ma credo che ne troverò». Quando poi, il giorno dopo, ho acceso il Pervyj kanal, l’equivalente di RaiUno in Russia, dopo cinque minuti ho sentito parlare di me, del fatto che avevano vietato le mie conferenze su Dostoevskij. Non è stata una mossa tanto intelligente, secondo me.</p>
<p><strong>Che popolo commovente è, come racconti, un popolo pronto a rinunciare al cibo ma non alla poesia?</strong></p>
<p>Se qualcuno dice di me che sono filorusso ha ragione: la lingua russa, la cultura russa, la letteratura russa, il popolo russo, sono straordinari, e questo, credo, è il momento in cui vale la pena di dirlo a voce alta.</p>
<p><strong>Sciascia diceva che non poteva stare né con, né senza, la Sicilia. Il tuo libro ci insegna la stessa cosa, per tutti noi, nei confronti della Russia.</strong></p>
<p>Ho cominciato a studiare russo nel 1988, quando la Russia era parte dell’Unione Sovietica; non avevo nessuna inclinazione per il regime sovietico, e la cosa non mi ha impedito di innamorarmi, sempre di più, della Russia e dei russi. Credo che nessuno pensi che i molti studenti stranieri che vengono ogni anno in Italia siano attirati dai nostri governi. Mi piacerebbe, però, conoscerlo, qualche ragazzo o ragazza che è venuta in Italia perché affascinata da Giorgia Meloni, o da Matteo Renzi, o da Giuseppe Conte. Anzi forse no, non mi piacerebbe.</p>
<p><strong>Possiamo augurare all&#8217;Europa &#8220;salute e pace&#8221;?</strong></p>
<p>Io credo che riusciremo, alla fine, a costruire un mondo dove non sarà più necessario augurarsi la pace. Ci credo.</p>
<p>(<em>precedentemente pubblicato su</em> Cooperazione<em>, nel 2023</em>)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Le Croci</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2021/12/01/le-croci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 06:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Achmatova]]></category>
		<category><![CDATA[la Prigione di Kresty]]></category>
		<category><![CDATA[Le Croci]]></category>
		<category><![CDATA[Lev Nikolaevič Gumilëv]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Vidotto]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietroburgo]]></category>
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					<description><![CDATA[di <b>Luca Vidotto</b><br />
Cosa conta chi sono, io? Cosa conta la mia fama? Cosa conta chiamarsi Anna Achmatova, qui? Ovunque siamo sempre le stesse. Un unico corpo sofferente: il volto infossato si stringe attorno al nostro lutto; le labbra docili vedono il sorriso appassire...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<center><div class="wp-block-image is-style-default td-caption-align-center"><div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="638" height="430" style="border:6px solid #b8860b;" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/11/Le-Croci.gif" alt="" class="wp-image-94291"/><figcaption>Le Croci, Kresty Centro di isolamento giudiziario n. 1 della città di San Pietroburgo</figcaption></figure></div></div></center>



<p class="has-text-align-center">di <strong>Luca Vidotto</strong></p>



<center><div style="border:0px solid black; margin:15px; padding:5px; width:350px; float:center; text-align:justify; color:#000000; font-size:14px;">[ <em>Ancora una volta ho mescolato realtà e finzione: ho scavato e ruminato il terreno della storia, per poi ricrearla nella mia immaginazione. Complicando le cose, però. Ai fatti storici e alla finzione narrativa, infatti, ho aggiunto le inesauribili lenti della narrazione biblica e del mito antico. Entrambe mi sono servite per cavar fuori dal sottosuolo della vicenda che coinvolge Anna Achmatova tra il 1935 e il 1940 &#8211; quando il terrore staliniano raggiungeva il suo culmine e lei scriveva il poema Requiem, vera spina dorsale del racconto &#8211; delle immagini nuove, capaci di ridonare forza a una storia dai più dimenticata.</em> ]</div></center>



<p>Anche quest’autunno un<em>’</em>umidità placida e spessa&nbsp;serra San Pietroburgo sotto a una cupola soffocante. Concentrica alla cupola grigia del cielo si erge quella mostruosa del carcere, che noi chiamiamo, semplicemente, le <em>Croci</em>. Sì, al plurale, perché in essa si affastellano le piccole croci che ognuno dei nostri mariti, dei nostri figli e dei nostri uomini sono costretti a portare.</p>



<center><div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" style="border:6px solid #b8860b;" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola.jpeg" alt="" class="wp-image-94262" width="675" height="448" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola.jpeg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola-300x199.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola-768x509.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola-150x100.jpeg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola-696x462.jpeg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2cupola-633x420.jpeg 633w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></figure></div></center>



<p>Il carcere è immenso e tutto ricoperto di mattoni rossi slavati dal tempo, che, placido, continua il suo corso come la Neva, il nostro fiume, pesante e largo, incapace di riflettere sulle sue acque alcunché. È un’armonia perversa il gioco di simmetrie e di calcoli che hanno dato vita a questo luogo. Di metallo è la sua anima. Precise architetture disegnate da pilastri e reticolati di travi di ghisa e scale che scendono e salgono, si biforcano, si allungano, si aprono su vuoti e sbattono su muri d’acciaio, compongono un dedalo di linee rette che si moltiplicano in ogni direzione, fino a creare un labirintico deserto di forme . </p>



<center><div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" style="border:8px solid #b8860b;" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee-.jpeg" alt="" class="wp-image-94263" width="675" height="450" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee-.jpeg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee--300x200.jpeg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee--768x512.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee--150x100.jpeg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee--696x464.jpeg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/12/2linee--630x420.jpeg 630w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></figure></div></center>



<p>Le sue linee agghiaccianti disegnano il profilo di una tigre di divampante fulgore , che digrigna i denti affilati verso la città &#8211; sempre affamata. Questa enorme ragnatela, tessuta dalla bava della tarantola del potere, tiene intrappolati non uomini, ma insetti miserabili, senz’anima e senza speranza, sradicati come sono dalle carezze e dal tiepido abbraccio della donna amata, dagli sguardi e dai volti dei propri cari, e dalle piccole insensatezze della quotidianità. Racchiude fra i suoi muri una babele di voci senza voce. Un’umanità mostruosa. Tutto è impastato di lugubre silenzio, lì dentro. Tutto. Solo lo stridore dei chiavistelli, il rumore dei passi e i tonfi sordi dei portoni incrinano la sua quiete sepolcrale . Novecentonovantanove le celle . Il numero perfetto, il tre, moltiplicato tre volte, e ripetuto tre volte. Novecentonovantanove. La quintessenza della perfezione geometrica. Già! E non è il carcere un’impeccabile simmetria di ghiaccio e di morte ? Ma tra le pieghe di quest’ordine geometrico si annida il cuore del caos : l’asimmetria dei corpi offesi; la deformità delle anime in decomposizione; la cacofonia delle angosce inascoltate; e le troppe, troppe rabbie mal digerite… Quando ti ritrovi legato al soffitto per i piedi, e la frusta inizia a battere il suo ritmo cadenzato sul tuo corpo, quando lo strazio ti toglie il fiato, e le gocce di rosso rubino imperlano la schiena e il ventre, in quell’istante comprendi la natura di quel numero perfetto. A testa in giù, capovolto, è il numero della Bestia. Non deve essere un caso che la planimetria del carcere sia una grossa croce ribaltata a terra, calpestata dal pesante grigiore di quest’umido cielo d’autunno.<br />Un ventre enorme gravido di future vedove solitarie e di madri afflitte è il piazzale che avvolge, come una cisti, il carcere. Ogni giorno questo feto malato si spinge fino alla soglia delle <em>Croci</em>, ritualmente, come a una messa . Ogni mattina attraversa la navata gelida del cielo, la cui volta è affrescata dal rosso doloroso e sanguigno di un’aurora che lo strazia per poi lasciarlo soffocare nel grigiore spesso dell’umidità, che sale fumante dalla Neva, ignara di tutto. Cosa conta chi sono, <em>io</em>? Cosa conta la mia fama? Cosa conta chiamarsi Anna Achmatova, qui ? Ovunque siamo sempre le stesse . Un unico corpo sofferente: il volto infossato si stringe attorno al nostro lutto; le labbra docili vedono il sorriso appassire, divorato da un ghigno arido tremante di terrore; le nostre membra si sfibrano disperate alla sola idea di rientrare a casa con il nostro misero pacco di cartone in mano, piangendo perché più nessun corpo potremo piangere ancora .</p>



<center><div class="wp-block-image is-style-default td-caption-align-center"><figure class="aligncenter size-large"><img style="border:6px solid #b8860b;" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/11/anna-lev.gif" alt="" class="wp-image-94268"/><figcaption>Anna Achmatova con il figlio Lev Nikolaevič Gumilëv</figcaption></figure></div></center>



<p>Cosa succede al di là del nostro coro muto, impossibile conoscerlo: il silenzio delle <em>Croci</em> è serrato in un’abside invisibile. Perduto tra gli altri dannati, ci sei anche tu, Lev , figlio mio e mio incubo. Non le hai potute sentire le mie grida. O forse non hai voluto. Ti ho chiamato. Ti ho pianto. Ti ho desiderato. Ho rotto le dure simmetrie del mio volto spigoloso nella smorfia dei singhiozzi. Ho ammorbato la mia levità aristocratica gettando i piedi nudi nel fango e nel ghiaccio, vestita di stracci. Ho venduto la mia anima inginocchiandomi ai piedi del boia, per implorarlo. Sono arrivata a idolatrarlo, con la mia spada sporca d’inchiostro, l’odioso potere .<br />A cosa è servito? Mi è tornato tra le braccia un mostro. Non si fissa l’abisso impunemente &#8211; avrei dovuto capirlo subito. Avrei dovuto avere la forza di uccidere la memoria, e lasciare che la mia anima si pietrificasse, e di nuovo imparare a vivere . Avrei dovuto lasciarti al tuo destino, mio dolce carnefice. Così, almeno, non mi sarei resa conto che il giorno radioso della tua scarcerazione non avrebbe scalfito la solitudine della mia casa vuota. E che la tua felicità avrebbe moltiplicato il mio dolore . Mia la colpa. Ti ho tradito, mi hai detto. Ti ho incarcerato, con le mie poesie. Ti ho messo in croce, col mio canto. Non sono che il dolce frutto del tuo seno avvelenato, mi hai ripetuto. Ma il mio silenzio è rimasto inascoltato. Sei rimasto cieco di fronte alla mia vergogna. E al mio dolore .<br />Ti ho visto cadere dentro all’inferno della perfetta simmetria di quelle precise architetture, stritolato da pilastri e reticolati di travi di ghisa e d’acciaio, nel labirinto osceno delle <em>Croci</em>. E tu mi hai gettato il tuo inferno in faccia. La prima volta che mi è stato concesso rivedere il tuo volto, ho tremato. Ho tremato mentre ti stringevo la mano, sperando di poterti guidare nella risalita da quell’abisso. Ho tremato per la paura che non ci fossi tu stretto a quella mia mano. E quando ti ho guardato, tu non c’eri.<br />Ho lasciato la presa e ti ho lasciato cadere. Sappi, Lev, che non fu una disattenzione: incarnavi una morta stagione della vita, lo sbocciare di una primavera che non sarebbe mai più potuta tornare . Il mio bimbo giocoso e gaio era perduto per sempre. Al suo posto un’ombra impastata d’inferno. La mia colpa è l’averti visto così: sfigurato, con gli occhi iniettati di odio, e la lingua colma di bave avvelenate. La mia condanna fu di impietrirmi in una statua più dura del sale , in questo piazzale gravido di dolore di fronte alle <em>Croci</em>, perseguitata dal ricordo, dal rombo dei neri chiavistelli, dall’odioso sbattere degli enormi portoni, dall’ululare feroce delle vecchie che su queste pietre consumano le loro vite, dal lamento affilato del vento.<br />Sotto alla cupola grigia del cielo, nel cuore di una notte che non conosce aurora  so che a ogni inverno seguirà un’altro inverno. E mentre il gelo lascia che sulle mie guance la neve si confonda con le mie lacrime </p>



<p></p>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column" style="flex-basis:25%"></div>



<div class="wp-block-column" style="flex-basis:50%">
<p class="has-text-align-center"><em>bevo a una casa distrutta,<br />alla mia vita sciagurata,<br />a solitudini vissute in due<br />e bevo anche a te:<br />all’inganno di labbra che tradirono,<br />al morto gelo dei tuoi occhi,<br />ad un mondo crudele e rozzo,<br />ad un Dio che non ci ha salvato</em> .</p>
</div>



<div class="wp-block-column" style="flex-basis:25%"></div>
</div>



<center><div class="wp-block-image is-style-default td-caption-align-center"><figure class="aligncenter size-large"><img style="border:6px solid #b8860b;" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2021/11/2-Anna-Ahmatova.jpeg" alt="" class="wp-image-94256"/><figcaption>Anna Achmatova ritratta da Nathan Altman [1914]</figcaption></figure></div></center>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p></p>
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