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	<title>Anniversario della liberazione &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>&#8230; nella notte lo guidano le stelle&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 07:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA['U Megu]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile 1945]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong> <br />Nella notte d’inverno le stelle scintillano, ancora più nitide, fredde nel freddo apogeo. Al fuoco del bivacco, appoggiato alle pietre, nude, del muro a secco, il dottore ('U Megu) non parla e dentro di sé sente la sventura vicina.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:700px">
<p align="center"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/testo.png" alt="" title="testo" width="440" height="136"/><br />
&nbsp;<br />
<small><strong>Felice  Cascione</strong><br />
[<em>Imperia, 2-5-1918 – Alto, 27-1-1944</em> ]</small></p>
<p><span id="more-42311"></span><br />
<center><img style="border:4px solid #666666; "src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/fc.jpg" alt="" title="fc" width="330" height="330"/></p>
<table width="70%" cellspacing="20" cellpadding="20" style="border:1px solid #ffffff;">
<tbody>
<tr>
<td style="border:1px solid #ffffff;">
<blockquote>
<p align="justify"><span style="Line-height: 18px;"><strong>Devo affrontare subito la questione dei doveri del medico. Se c’è nel medicare gli uomini per i loro mali fisici da incontrare aspre difficoltà, brutture ed egoismi sporchi, io lo so e chiaramente comprendo il meccanismo di questa tragica realtà. Non esagero per niente e tu lo sai ad usare parole così grosse. Sono pronto con ogni mia forza, con tutto me stesso ad impugnare le armi che volontariamente ho scelto per quella tremenda battaglia. Però, prima di mettermici, ti faccio una domanda: stimi tu in questo preciso momento più necessaria la mia opera negli ospedali che ricoverano malati nel fisico che nel nostro di gran lunga più grande ospedale che è l’Italia?<br />
Credo che non sempre essi si scanneranno tra di loro.<br />
Credo che non sempre, anzi mai, chi tutto da nulla riceve.<br />
Ho quel che ho donato.<br />
Come so quanto gli uomini soffrano per la loro impreparazione.<br />
Come so che bisogna lottare e che dura è la lotta.<br />
Di questo credere e di questo sapere ne soppeso la responsabilità mia intima, sino al massimo limite, se massimo limite è la morte.<br />
Perché essere l’avvenire e poter rischiarare la strada, come nella tenebra il raggio del sole, non è sacrificio.<br />
Giuro che andrò avanti per questa via, con fede e coraggio.<br />
Per la vita e per la morte.</strong></span></p>
</blockquote>
<p align="right"><small>[ <strong>Felice Cascione</strong> <em>Lettera testamento spirituale<br />
all&#8217;amico Giacomo Castagneto &#8211; 1943</em> ]</small></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>di <strong>Orsola Puecher</strong></center><br />
&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/1010stelle.gif" width="272" height="240" class="alignright"/><span style="Line-height: 20px;"><em>Nella notte d’inverno le stelle scintillano, ancora più nitide, fredde nel freddo apogeo. Al fuoco del bivacco, appoggiato alle pietre, nude, del muro a secco, il dottore</em> [&#8216;U Megu] <em>non parla e dentro di sé sente la sventura vicina. Come degli animali senza fuga, braccati dalle sagome incerte del buio silenzioso, che aspettano la fine nell’ombra che avanza.</em></span></p>
<p align="right"><span style="Line-height: 13px;"><small><strong>Ho solo te al mondo, figlio mio.<br />
Madre mia, si muore una volta sola.<br />
Il figlio le risponde mentre guarda lontano.</strong></small></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/99stelle.gif" width="272" height="240" class="alignleft"/><span style="Line-height: 20px;"><em>La Maestra Maria aveva una sciarpa rossa e questo figlio biondo da crescere da sola. Orfano del padre a cinque mesi, delicato e taciturno. Nato nell’anno mille novecento diciotto. Lei disegna aste e cerchi sulla lavagna nera, ma il saluto fascista non lo vuole insegnare, non celebra il sabato, balilla e moschetto. Qualcuno del paese organizza l’agguato.</em></span></p>
<p align="right"><small><strong>Eccola&#8230; addosso! O vincere, o morire!<br />
Uno degli &#8220;arditi&#8221; la riconosce.<br />
E&#8217; la mia maestra&#8230; e non la si tocca!</strong></small></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/1stelle.gif" width="272" height="240" class="alignright"/><span style="Line-height: 20px;"><em>Il ragazzo timido a soli quattordici anni lascia la casa, per frequentare il ginnasio, a Genova, al collegio Cristofoto Colombo degli orfani di Guerra. Ogni volta che parte, piange di malinconia. Scrive lunghe lettere alla mamma lontana: nonostante il clima e il cibo pessimo, nella stanza nemica, pieno di nostalgia, cercherà di studiare e di diventare uomo.</em></span></p>
<p align="right"><small><strong>Mi sento così solo lontano da te,<br />
dalla casa di cui ho il profumo nel naso.</strong></small></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/2stelle.gif" width="272" height="240" class="alignleft"/><span style="Line-height: 20px;"><em>Gareggia nella Squadra Nazionale di Pallanuoto. Ma sulla Spiaggia d’Oro non indossa la maglia con la scritta del GUF, unico nella foto, fra i compagni ridenti. Per salute e forza si sente invincibile. Nell’acqua intorbidata dalle bracciate fitte esce alto a mezz’aria, sopra il gorgo e la mischia. Vince la coppa Orti contro l’Ungheria, nell’ultima stagione prima della guerra.</em></span></p>
<p align="right"><small><strong>Mia carissima mamma, non puoi immaginare<br />
in quale stato d’animo mi trovi quest’oggi.</strong></small></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/3stelle.gif" width="272" height="240" class="alignright"/><span style="Line-height: 20px;"><em>A Imperia conosce il Segretario ed entra nel Partito Comunista clandestino.  Dalla madre ha imparato a essere antifascista. Nei due anni a Genova, Facoltà di Medicina si espone per le sue idee e deve andare via. Altri due anni a Roma e viene individuato. E’ scoppiata la guerra.</em></span></p>
<p align="right"><small><strong>&#8220;Un&#8217;ora segnata dal destino<br />
batte nel cielo della nostra patria!&#8221;<br />
Urla testa di morto dal balcone.</strong></small></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/4stelle.gif" width="272" height="240" class="alignleft"/><span style="Line-height: 18px;"><small><strong>&#8220;Guerra! Guerra! Ecco il grido pazzesco di oggi. Che tristezza, mamma. Come vorrei a essere a te vicino. Perché tanto odio verso i nostri fratelli d’oltralpe? Cristo ci insegnò ad amare il nostro prossimo. Io penso che solamente i buoni, solamente coloro che si adoperano con tutte le loro forze per il trionfo della pace, possano dirsi veramente suoi seguaci. Le guerre di oggi sono una follia di uomini crudeli, ambiziosi, egoisti. La pace crea, la guerra distrugge. La prima affratella gli uomini, la seconda li spinge a dilaniarsi a vicenda.&#8221;</strong></small></span></p>
<p align="right"><span style="Line-height: 18px;"><small>[ <em>Roma 29 Maggio 1940 &#8211;  lettera alla Madre </em>]</small></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/5stelle.gif" width="272" height="240" class="alignright"/><span style="Line-height: 20px;"><em>La &#8220;giovinezza&#8221; dell’inno cerca un’altra &#8220;primavera&#8221;. Delusa quella &#8220;di bellezza&#8221;, del &#8220;marciam verso l&#8217;avvenire&#8221;. Nel paese allo sfascio, in balia della crudele ritirata dei nazisti, viene meno ogni speranza di futuro. La virile mistica giovanile dell’interventismo della Prima Guerra Mondiale, dello squadrismo, della marcia su Roma è lontana. I giovani si staccano dal fascismo. La gioventù colta si sottrae al regime. E’ il momento della scelta. O soccombere, o ribellarsi.</em></span><br />
&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/6stelle.gif" width="272" height="240" class="alignleft"/><span style="Line-height: 18px;"><em>Il ragazzo ora è dottore e fa la sua scelta. Raccoglie sulle colline sopra Imperia un piccolo gruppo di giovani. Dopo il primo scontro a Monte Grazie vengono catturati due repubblichini, un ufficiale e un milite. I compagni vorrebbero ucciderli subito. Li picchiavano. Il dottore li ferma.</em> &#8220;Se tu fai così, sei come i fascisti.&#8221;<em> Li interroga. Li tengono con loro due mesi. Era convinto di recuperarli. Sembrava che volessero diventare partigiani.</em></span></p>
<p align="right"><span style="Line-height: 17px;"><small><strong>Ho studiato vent&#8217;anni per salvare<br />
la vita di un uomo e ora voi volete<br />
che io permetta di uccidere?</strong></small></span></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/7stelle.gif" width="272" height="240" class="alignright"/><span style="Line-height: 18px;"><em>Se c’era un bambino ammalato, faceva anche 20 chilometri per curarlo. La sera si riunivano, qualcuno aveva portato il Manifesto di Marx ed Engels. Leggevano e poi lui spiegava. Era il suo un comunismo di valori etici universali. Il giorno di Natale scendono a Corennna. E’ finita la Messa delle 11 e vengono invitati due per famiglia a dividere il pranzo.</em></span></p>
<p align="right"><small><strong>Io sono venuto in montagna,<br />
non per ammazzare la gente,<br />
ma per farla vivere meglio.</strong></small></p>
<p>&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/8stelle.gif" width="272" height="240" class="alignleft"/><span style="Line-height: 24px;"><em>Dall’ottobre del &#8217;43 al gennaio del &#8217;44, nei momenti di pausa il dottore scrive le parole di una canzone. Tutti ci mettono qualcosa. Sull’aria della malinconica </em>Katjuša<em>, portata da un reduce dal fronte russo. C&#8217;era chi la voleva più dura. Il dottore la voleva più umana e sostituisce &#8220;rossa&#8221; con &#8220;nostra&#8221; per &#8220;primavera&#8221; e &#8220;bandiera&#8221;, perché possa essere, come sarà, la canzone di tutti i partigiani. La Maestra Maria correggerà &#8220;soffia&#8221; in &#8220;fischia&#8221;. Il  6 gennaio 1944, giorno dell&#8217;Epifania, la cantano tutti insieme sulla piazza di Alto.</em></span><br />
&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/9stelle.gif" width="272" height="240" class="alignright"/><span style="Line-height: 20px;"><em>Alla fine uno dei due prigionieri repubblichini scappa e conduce i nazisti e i fascisti al rifugio. Lo scontro inizia al mattino all’alba e dura per tutto il giorno. Le munizioni finiscono. Si ritirano più in alto. Il dottore decide di tornare giù, per recuperare carte e documenti e viene ferito. E&#8217; a terra dietro un muretto, nascosto, ma quando i fascisti torturano il suo compagno per fargli dire dov&#8217;è il capo, si  alza e dice</em> ”Il capo sono io.”. <em>La raffica di mitra lo falcia immediatamente.</em></span><br />
&nbsp;<br />
<img loading="lazy" src="http://www.suave-est-nus.org/10stelle.gif" width="272" height="240" class="alignleft"/><span style="Line-height: 20px;"><em>La gente del paese di Alto, cessata la battaglia, sale pietosa a recuperare il corpo. Su di una barella. Scende la lenta processione. Gli orli dei prati velati di brina e le spoglie fronde gelate sembrano ritrarsi al passaggio.  Lo portano nell’oratorio. Attendono una settimana. Non si riesce ad avvertire la famiglia. Così lo seppelliscono nel piccolo cimitero. La notizia e il vento della sua canzone soffiano dovunque. La Maestra Maria talvolta sale su a trovarlo. Come tutte le madri che restano vive ai figli.</em></span><br />
&nbsp;</p>
<div style="width:700px;"><center></p>
<div style="width:300px;">
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<p></center></p>
<p align="center"><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman';"><strong><em>Fischia il vento&#8230;</em></strong></span></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/canzone.png"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/2canzone.png" alt="" title="canzone" width="400" height="499" class="aligncenter size-full wp-image-42271" /></a><br />
<center></p>
<div style="width:300px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-42311-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/Katyusha-Lidiya-Ruslanova.mp3?_=2" /><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/Katyusha-Lidiya-Ruslanova.mp3">https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/04/Katyusha-Lidiya-Ruslanova.mp3</a></audio></div>
<p></center></p>
<p align="center"><strong><em>Katjuša</em></strong> [1938]<br />
<small>cantata da Lidiya Ruslanova<br />
Musica di Matvei Blanter<br />
Testo di Michail Isakovskij</small></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="padding-left: 200px;"><em>Meli e peri erano in fiore,<br />
La nebbia scivolava lungo il fiume;<br />
Sulla sponda camminava Katjusha,<br />
Sull&#8217;alta, ripida sponda.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Camminava e cantava una canzone<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Di un&#8217;aquila grigia della steppa,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Di colui che lei amava,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Di colui le cui lettere conservava con cura.<br />
O canzone, canzone di una ragazza,<br />
Vola seguendo il sole luminoso<br />
E al soldato sulla frontiera lontana<br />
Porta i saluti di Katjusha.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fagli ricordare una semplice giovane ragazza,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fagli sentirla cantare<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Possa lui proteggere la terra natia,<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Come Katjusha protegge il loro amore.<br />
Meli e peri erano in fiore,<br />
La nebbia scivolava lungo il fiume;<br />
Sulla sponda camminava Katjusha,<br />
Sull&#8217;alta, ripida sponda. </em></p>
<p>&nbsp;<br />
<center></p>
<table style="border:1px solid #ffffff;" width="65%" cellspacing="20" cellpadding="20">
<tbody>
<tr>
<td style="border:1px solid #ffffff;">
<p align="center"><iframe loading="lazy" width="420" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/eN12oJ8K70Y?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
&nbsp;<br />
da <strong><em>&#8216;U MEGU</em></strong> [2008]<br />
di ⇨ <a href="http://www.remoschellino.it/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Remo Schellino</strong></a></p>
<p align="justify"><small>[ <em>che ringrazio in modo speciale per avermi spedito il suo bellissimo documentario, preziosa archeologia e conservazione della memoria dei luoghi, dei volti e delle parole dei compagni e degli amici di Felice Cascione: <strong>Silvano Alterisio</strong>, <strong>Nando Bergonzo</strong>, <strong>Francesco Biga</strong>, <strong>Carlo Cerrina</strong>, <strong>Cesare De Andreis</strong>, <strong>Paolo De Andreis</strong>, <strong>Antonio Forchero</strong>, <strong>Manfredo Manfredi</strong>, <strong>Adele Morelli Natta</strong>, <strong>Giovanni Roncallo</strong>, <strong>Tommaso Roncallo</strong>, <strong>Raimondo Ricci</strong>, <strong>Angelo Setti</strong>, <strong>Antonio Simonti</strong>, <strong>Carlo Trucco</strong>, della cugina <strong>Felicita Ponte</strong>, ancora, dopo tanti anni, piene della luce e dell&#8217;esempio della sua straordinaria figura, e capaci di rendere viva e presente la storia e di creare le suggestioni che hanno originato questo racconto, insieme alla lettura del prezioso libro di</em> <strong>Francesco Biga</strong> &#8220;<em>Felice Cascione e la sua canzone immortale.</em>&#8221;  ⇨ <a href="http://www.isrecim.it/it/default.cfm" target="_blank" rel="noopener"><strong>Istituto Storico della Resistenza e dell&#8217;Età Contemporanea di Imperia</strong></a>, 2007 ]</small></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">⇨ <a href="http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=14047" target="_blank" rel="noopener"><strong> FELICE CASCIONE<br />
Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare<br />
alla Memoria</strong></a></p>
<p align="justify">Perseguitato politico, all&#8217;annuncio dell&#8217;armistizio iniziava l&#8217;organizzazione delle bande partigiane che sotto la sua guida ed al suo comando compirono audaci gesta per la redenzione della Patria. Arditi colpi di mano, atti di sabotaggio, azioni di guerriglia sulle retrovie nemiche lo videro sempre tra i primi, valoroso fra i valorosi, animatore instancabile, apostolo di libertà. Ferito in uno scontro contro preponderanti forze nazifasciste rifiutava ogni soccorso e rimaneva sul posto per dirigere il ripiegamento dei suoi uomini. Per salvare un compagno che, catturato durante la mischia, era sottoposto a torture perché indicasse chi era il comandante, si ergeva dal suolo ove giaceva nel sangue e fieramente gridava: « Sono io il capo ». Cadeva crivellato di colpi immolando la vita in un supremo gesto di abnegazione.</p>
<p align="right">Val Pennavaire, 27 gennaio 1944.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></center><br />
&nbsp;
</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>“L’amavo troppo la mia patria non la tradite…”</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/21/l-amavo-troppo-la-mia-patria-non-la-tradite/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2010/11/21/l-amavo-troppo-la-mia-patria-non-la-tradite/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 08:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile 1945]]></category>
		<category><![CDATA[27 Gennaio Giorno della Memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Alessandro Sallusti]]></category>
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		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Archivio dell'Olocausto di Bad Arolsen]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Puecher Passvalli]]></category>
		<category><![CDATA[il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[luca telese]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria della Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
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					<description><![CDATA[di <strong>Orsola Puecher</strong> <br /> 
In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l’ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in Aldo Pucher, di Giancarlo Puecher...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><center><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/T_let00_17bis.php_.jpg" style="border:4px solid #7F7F7F;"/></center><br />
<center><small> ⇨ <a href="http://www.italia-liberazione.it/ultimelettere/ultimeletteredocumenti.php?ricerca=211&#038;doc=122&#038;testo=2#" target="_blank" rel="noopener"><strong>prima facciata dell’ultima lettera scritta da Giancarlo Puecher </strong></a></small></center></p>
<p>&nbsp;&nbsp;di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;In questo tardo Novembre di governi e valori al tramonto, le sorprese non finiscono mai, ma l&#8217;ultima cosa che mi sarei aspettata era di trovare, citato su <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 14 novembre scorso, il nome, per di più storpiato in <em>Aldo Pucher</em>, di <strong>Giancarlo Puecher</strong>, partigiano, Prima Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare della Resistenza, fucilato a vent&#8217;anni, il 23 dicembre 1943 dai miliziani della Repubblica di Salò, e non in un articolo sulla Resistenza, sul valore della memoria, ma, accusato di un omicidio che non ha mai commesso, in un&#8217;intervista di <strong>Luca Telese</strong> ad <strong>Alessandro Sallusti, </strong>direttore del <em>Il giornale</em>, sobriamente intitolata ⇨ <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/14/alessandro-sallusti-%E2%80%9Ci-topi-scappanoper-il-dopo-c%E2%80%99e-solo-marina%E2%80%9D/76833/" target="_blank" rel="noopener"><strong>I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina</strong></a>, in cui si promuove l&#8217;investitura di Marina Berlusconi a futuro premier del sultanato Italia, come se ormai anche il potere politico si potesse trasmettere per via dinastica.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lo scopo, il modo, la strumentalizzazione e le falsità storiche con cui <strong>Giancarlo Puecher</strong> viene chiamato in causa sono un vero e proprio <em>vulnus</em> alla sua memoria e alla sua figura luminosa.  Bisogna in qualche modo rimediare. Ristabilire la verità. <span id="more-37270"></span><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lo storpiare i nomi è il primo, sottile, vigliacco, metodo di infangare, in certi ambienti, odioso, se fatto intenzionlamente, come una pugnalata alle spalle, ma doppiamente insopportabile se fatto per ignoranza o incuria e nei confronti di una persona scomparsa. Un giornalista serio, prima di lasciar sbandierare nomi e fatti tanto gravi, ha il dovere di controllare ciò che pubblica, almeno per quel che riguarda l&#8217;ortografia. Non è difficile, basta, in mancanza di meglio, consultare <strong>Wikipedia</strong>, l&#8217;oracolo con un click di questi tempi bui.<br />
[ <em>copio e incollo con non lieve disgusto la parte dell&#8217;articolo che riguarda mio zio Giancarlo &#8211; compresa la paccottiglia del viso quasi scultoreo &#038; penombra &#038; maglione esistenzialista a girocollo &#038; la divisa del weekend &#8211; forse usata nell&#8217;impresa retorica quasi impossibile di rendere &#8220;simpatico&#8221; e alla mano l&#8217;intervistato</em> ]</p>
<blockquote><p>E poi, a fine intervista, Alessandro Sallusti mi gela il sangue con un ricordo che innesca un cortocircuito fra una delle pagine più tragiche del Novecento italiano e la crisi del governo Berlusconi: “In famiglia abbiamo già dato… nel 1945”.  Curioso. Il tono è ironico, il viso del direttore del Giornale, invece, sembra diventare quasi scultoreo, nella penombra nella saletta del lussuoso Hotel Park Hyatt dove ci siamo rifugiati per una lunga intervista. “Vedi, ti devo raccontare una storia della mia vita che nessuno conosce, nemmeno Giampaolo Pansa, neanche Vittorio Feltri”. Quale? “Scoprii solo da studente, su un libro scolastico della Laterza, che mio nonno, Biagio, tenente colonnello sulla piazza di Como, finito a Salò senza essere stato fascista, era stato fucilato dai partigiani”.<br />
Resto un attimo con il respiro in gola. Fino un attimo prima stavamo parlando di Feltri, di Fini, del Cavaliere, della crisi… Sallusti continua: “Mio padre questa storia non me l’aveva mai raccontata. Non certo per pudore. Per proteggermi. E invece scoprivo che dopo quattro vigliacchi rifiuti dei suoi superiori di grado, perché la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte, mio nonno aveva accettato di dirigere il tribunale che doveva giudicare Aldo Pucher, partigiano accusato per l’omicidio del federale Aldo Resega. Mio nonno salvò gli altri sei imputati, ma fu fucilato per quell’unica esecuzione. Curioso vero? Ma era la legge della guerra. Scoprii, e oggi quel dialogo è nei libri di storia, che il giorno prima della ritirata nella ridotta della Valtellina, mio nonno aveva chiesto a Mussolini di non scappare”. Chiedo: “Sarebbe cambiato qualcosa sull’esito della guerra?”. Sallusti prende un respiro: “Ovviamente no. Ma se avesse seguito quel consiglio non avremmo le foto del Duce travestito da soldato tedesco”. Pausa. Non vola una mosca. Sorriso: “Per questo spero che Berlusconi non si ritiri”.<br />
Pensavo di fare un’altra intervista. Raccontare ai lettori del Fatto Quotidiano l’ultraberlusconismo e uno dei suoi campioni. Quando Sallusti va in tv sono sciabolate per tutti, colpi micidiali, affondi sotto la cintura, pronunciati con serafica tranquillità. In questa intervista, invece, la teleadrenalina non c’è, ma piuttosto una leggerezza venata di colori forti e di tinte drammatiche. Sallusti ha il maglione esistenzialista a girocollo, la divisa del weekend.</p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Telese, anche a me si <em>gela il sangue</em> e di più, ma nel leggere il nome, storpiato in <em>Aldo Pucher</em>, di <strong>Giancarlo Puecher</strong> in un contesto simile. E <em>resto un attimo con il respiro in gola</em>.  Anzi ben  più di un attimo, sarà che son più sensibile. Invece non ho avvertito alcuna <em>leggerezza venata di colori forti e di tinte drammatiche</em> e le assicuro che non mi si <em>innesca alcun cortocircuito fra una delle pagine più tragiche del Novecento italiano e la crisi del governo Berlusconi</em>. Fra uomini che hanno combattuto eroicamente e pagato ieri, perché ci sia in questo triste paese un oggi democratico, mai così insidiato, fra <strong>Giancarlo Puecher</strong> e le mezze figure del passato e quelle attuali, ugualmente chine al potere e che ancora si arrabattano tra falsità e strampalate teorie, non c’è alcuna possibilità di raffronto e alcun legame. E&#8217; davvero rischioso fare le interviste nella penombra e nelle salette degli hotel lussuosi, meglio accendere la luce e andare al Bar Sport, dove vola qualche mosca in più. Quando è stagione e c&#8217;è <em>materia</em> per attrarne l&#8217;interesse.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il paragone fra il Duce che, nonostante i preziosi consigli di nonno Biagio, scappa travestito da tedesco e Berlusconi che si dimette è quasi una specie di imbarazzante autogol. Al massimo oggi ne reggerebbe uno con un Napoleone, con bandana al posto della feluca, in esilio su di un&#8217;isoletta di qualche paradiso fiscale tropicale, allietato dal suo menestrello melodico personale e con scorta di escort per lo svago e il giusto riposo del guerriero.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Provo umanamente pena e pietà per le vittime che caddero dalla <em>parte sbagliata</em>, per il dolore dei loro congiunti, ma questo non elimina il giudizio della storia su quella parte e sulle sue colpe,  <em>à la guerre comme à la guerre</em> varrà in un torneo cavalleresco fra paladini, applicato ai milioni di vittime e alle stragi della Seconda Guerra Mondiale suona un po&#8217; troppo generico, assolutorio e sdoganante. L&#8217;Italia è un paese che i conti con il fascismo non li ha voluti e saputi mai fare fino in fondo e chiunque può fare della verità storica una materia molle e fumosa da plasmare a proprio uso e consumo.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando Sallusti dice “In famiglia abbiamo già dato… nel 1945”, non si capisce davvero cosa intenda. Oggi non ci sono più i tribunali speciali e i processi sommari, la pena di morte, e si possono persino fare le leggi per evitarli i processi e avere l&#8217;impunità anche se colpevoli. Si possono fare in tv le fiction come <em>Il peccato e la vergogna</em>, con il nazista buono perchè innamorato speranzoso e il fascista cattivo e perverso in quanto innamorato deluso. Cosa teme Sallusti? Al massimo si prende un <em>vada a farsi fottere</em> da D&#8217;Alema e tutti si indignano e gli chiedono scusa. Lui e i suoi datori di lavoro non si sentiranno mica come i miliziani quando <em>la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte</em>?<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Giancarlo Puecher</strong>, punto di riferimento di un gruppo di giovani che in Brianza si stavano organizzando in una formazione partigiana ancora <em>in nuce</em>, e che si era <em>macchiata</em> fino allora solo di qualche sabotaggio e sequestro di mezzi e benzina, fu fermato per caso, in bicicletta con il compagno Fucci, da una pattuglia di militi della Repubblica Sociale Italiana a Lezza la notte del 12 novembre del 1943, ad un posto di blocco dei numerosi istituiti insieme al coprifuoco, in seguito al fatto che quella stessa sera erano stati uccisi il centurione della milizia e cassiere del Banco Ambrosiano di Erba, Ugo Pontiggia, e un suo amico, Angelo Pozzoli.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Puecher e Fucci, ignari di tutto e che, forse, se fossero stati a conoscenza dell’omicidio, avrebbero avuto maggiore prudenza, si stavano recando a una riunione clandestina. Avevano un tubo di gelatina e alcuni manifestini antifascisti, di cui però riuscirono, nel buio, a disfarsi. Fucci estrasse la pistola e tentò di sparare, ma l’arma si inceppò. Uno dei miliziani lo colpi ferendolo al ventre. Fu portato in ospedale e rimase in prigione fino alla fine della guerra. Giancarlo fu fermato, interrogato, picchiato e poi arrestato.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il federale di Milano Aldo Resega, che Sallusti, senza storpiarne il nome, nomina, fu ucciso il 18 dicembre 1943, mentre <strong>Giancarlo Puecher</strong> era già in prigione e da più di un mese.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>Giancarlo Puecher non fu accusato nè processato per alcun omicidio.</strong><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quando il 20 dicembre fu ucciso in un agguato anche lo squadrista di Erba Germano Frigerio, i fascisti decisero di mettere in atto una rappresaglia, con modalità tristemente consuete, che prevedeva la fucilazione di trenta antifascisti, dieci per ogni fascista ucciso ad Erba, cioè Ugo Pontiggia, Angelo Pozzoli e Germano Frigerio.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nelle carceri di Como non trovarono un numero tale di prigionieri e li ridussero a sei, fra cui <strong>Giancarlo Puecher</strong>. I fascisti imbastirono un processo farsa, istituendo un Tribunale Speciale, presieduto da Biagio Sallusti, e con irregolarità processuali inconcepibili oggi, ma di regola ai tempi, Puecher fu l’unico condannato a morte, mediante fucilazione, non per omicido, ma per <em>aver promosso, organizzato e comandato una banda armata di sbandati dell&#8217;ex esercito allo scopo di sovvertire le istituzioni dello stato</em>.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Non si poteva ammettere che un giovane di famiglia nobile e di ispirazione profondamente cristiana “cospirasse”.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Si doveva dare l’esempio. Esempio che sortì nei fatti l&#8217;effetto contrario, determinando ancora di più alla lotta contro il fascismo la parte migliore dell&#8217;Italia, che nei valori condivisi trovò la forza di ribellarsi.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/01/27/ascoltando-un-sopravvissuto-di-varsavia-di-arnold-schoenberg/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mio nonno Giorgio Puecher Passavalli</strong></a>, dopo la fucilazione del figlio fu arrestato e tradotto nel campo di concentramento di Fossoli e poi a Mauthausen, da dove non tornò più. ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/04/25/dalle-belle-citta-date-al-nemico/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mio padre Virginio</strong></a>, allora sedicenne, fu costretto a rifugiarsi esule in Svizzera.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;Trascrivo qui l’ultima lettera di Giancarlo e le motivazioni della sua Medaglia d’Oro, per dovere di verità e di memoria, per oppormi fermamente a questa macchina del fango retroattiva che tenta di strumentalizzare e di mettere sullo stesso piano figure inconciliabili, ma anche perché in questo momento in cui etica e dignità sono continuamente calpestate, fa bene al cuore leggerle, con le parole antiche, desuete, forse, con i loro valori alti, oggi quasi inconcepibili, con l&#8217;ingenuo desiderio del riconoscimento dei valori militari e sportivi, con i teneri lasciti dei beni personali. E <em>l&#8217;anello d’oro ricordo della povera mamma</em>, una pietra bianca e una blu su cerchietto semplice, sta ancora qui e nessuno l&#8217;ha mai più indossato.  </p>
<blockquote><p>21 dicembre 1943</p>
<p>Muoio per la mia patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato. Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto, accetto con rassegnazione il suo volere.<br />
Tutti i miei averi vadano ai miei fratelli e a Elisa Daccò.<br />
Vorrei che sul mio avviso mortuario figurassero i miei meriti sportivi e militari.<br />
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono.<br />
Viva l’Italia.<br />
Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse nei vent’anni della mia vita.<br />
L’amavo troppo la mia patria non la tradite e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale.<br />
Perdono a coloro che mi giustiziano, perché non sanno quello che fanno e non pensano che l’uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.<br />
Vorrei lasciare L 5000 alla mia guida alpina Motele Vidi di Madonna di Campiglio. L 5000 al mio allenatore di sci Giuseppe Francopoli di Cortina. L 5000 a Luigi Conti e L 1000 a Vanna De Gasperi, Berta Dossi, Rosa Barlassina. Il mio guardaroba ai miei fratelli e a Pussi Aletti, mio indimenticabile compagno di studi.<br />
L 1000 alla Chiesa di Lambrugo.<br />
Il mio anello d’oro ricordo della povera mamma a Papà, il braccialetto a Ginio e l’orologio Universal a Gianni. Alla zia Lia Gianelli una mia spilla d’oro con pietra. Un ricordo delle mie gioie alle mie cugine e a Elisa.<br />
Stabilite una somma per messe in mio suffragio e per una definitiva sistemazione pacifica della patria nostra.<br />
A te papà vada l’imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.<br />
Elisa si ricordi del bene che le volli e forse non sufficientemente apprezzò.<br />
Ginio e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita, i martiri convalidano la fede in una vera idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la sua volontà.<br />
Baci a tutti<br />
Giancarlo Puecher Passavalli<br />
&nbsp;<br />
<small>[ Giancarlo Puecher Passavalli, Lettera a Tutti, scritta in data 21-12-1943, Erba (CO), in Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana (http://www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimelettere/ultimeletteredocumenti.php?ricerca=&#038;doc=122&#038;testo=2&#038;lingua=it), INSMLI, vista domenica 21 novembre 2010.]</small></p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
dal sito <a href="http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=45604" target="a_blank" rel="noopener"><strong>www.quirinale.it</strong></a></p>
<blockquote><p>Patriota di elevatissime idealità, scelse con ferma coscienza dal primo istante la via del rischio e del sacrificio. Subito dopo l’armistizio attrasse, organizzò, guidò un gruppo di giovani iniziando nella zona di Lambrugo, Ponte Lambro, il movimento clandestino di liberazione ed offrendo la sua casa come luogo di convegno. Con l’esempio personale fortificò nei compagni la fede nell’azione che essi dovevano più tardi proseguire in suo nome. Presente e primo in ogni impresa gettò nella lotta tutto se stesso prodigandovi le risorse di una mente evoluta e di un forte fisico, ed associando all’audacia un particolare spirito cavalleresco. Braccato dagli sgherri fascisti, insidiata la sicurezza della sua famiglia, non desistette. Incarcerato con numerosi suoi compagni e poi col padre, d’accordo con questi rifiutò la evasione per non allontanarsi dai compagni di fede e di sventura. Condannato a morte dopo sommario processo, volle essere animatore sino all’estremo, lasciando scritti di ardente amor patrio e di incitamento alla continuazione dell’opera intrapresa. Trasportato al luogo del supplizio, chiese di conoscere il nome dei suoi esecutori per ricordarli nelle preghiere di quell’aldilà in cui fermamente credeva, e tutti i presenti abbracciò e baciò, ad ognuno lasciando in memoria un oggetto personale, pronunciando parole nobilissime di perdono e rincuorando coloro che esitavano di fronte al delitto da compiere. Cadde a vent’anni da apostolo e da soldato, sublimando nella morte la multiforme e consapevole spiritualità che aveva contraddistinto la sua azione partigiana. —  Como &#8211; Erba, 9 settembre &#8211; 23 dicembre 1943.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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