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	<title>antichrist &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>AntiLars [cinema sho(r)t #1]</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 10:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<category><![CDATA[carlo mazza galanti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Carlo Mazza Galanti Ossigenato il cervello e sciacquati gli occhi in un bagno di sana luce estiva, le vibrazioni apocalittiche dei titoli di coda che ancora filtrano dalla vicina sala di proiezione suscitano un sorrisetto pietoso. Che dire della dedica conclusiva a Tarkovskij ? (“come si è permesso!” non ha potuto trattenersi il mio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/antichrist2_n-300x168.jpg" alt="antichrist2_n" title="antichrist2_n" width="300" height="168" class="aligncenter size-medium wp-image-18739" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/antichrist2_n-300x168.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/antichrist2_n.jpg 483w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>di <strong>Carlo Mazza Galanti</strong></p>
<p>Ossigenato il cervello e sciacquati gli occhi in un bagno di sana luce estiva, le vibrazioni apocalittiche dei titoli di coda che ancora filtrano dalla vicina sala di proiezione suscitano un sorrisetto pietoso.<br />
<span id="more-18736"></span><br />
Che dire della dedica conclusiva a Tarkovskij ? (“come si è permesso!” non ha potuto trattenersi il mio vicino di sedia), che dire dell’emissario diabolico dalle sembianze volpine che con voce tonante annuncia il trionfo del caos? (qualcuno in sala è scoppiato francamente a ridere &#8211; con grande sollievo del sottoscritto &#8211; ma non fosse stato per la extrasistole dovuta allo spavento della sequenza appena precedente, credo che a ridere ci si sarebbero messi proprio tutti), cosa dire infine del primo piano su un pene che eiacula sangue o della mutilazione a tutto schermo di una clitoride sforbiciata via, come una capocchia? (in sala, questa volta, nessun commento, nessuna risata).</p>
<p>Il minimo, e forse anche il massimo, che si possa riconoscere a Von Trier è il merito della coerenza, sempre che la coerenza meriti a priori. L’ossessione del martirio femminile che dalle Onde del destino fino a Dancer in the Dark e a Dogville ha riempito di eroine incredibilmente infelici i film del regista danese dovrebbe trovare, in Antichrist, la sua formulazione più radicale e (se non fraintendo le intenzioni dell’autore) la sua scena primaria : una scena antica, solenne, sulfurea. Inquisizione, Caccia alle streghe, Storia. </p>
<p>Così scopriamo, tra un sussulto e l’altro, che ci troviamo davanti niente di meno che alla Natura Umana, quella natura – come spiega la protagonista femminile (Gainsbourg), che prima di impazzire completamente stava preparando una tesi sul ginocidio – quella natura « che spinge gli uomini a desiderare di fare del male alle donne ». </p>
<p>Senza entrare nel merito del filosofico assunto, è difficile non muovere una semplice critica all’ultimo capitolo della lunga (e coerente) ricerca di Von Trier. La sceneggiatura di questo film pare poco più di un cocktail, neanche troppo abilmente composto, di clichè gotico-horror-psico-satanisti e delle ormai scontate idiosincrasie del regista, il tutto pimentato dall’inevitabile surplus di attenzione che riceve chiunque scelga, avendone la possibilità, di mostrare le cose di cui sopra nelle sale cinematografiche di mezzo mondo. Si sa, chi ancora riesce a scioccare passa per un grande creatore. Soprattutto se a giustificare la violenza dell’immagine viene in soccorso la suggestione psicanalitica (il protagonista maschile, interpretato da Willem Defoe, è un terapeuta, ma dubito che suoi colleghi utilizzino veramente piramidi massoniche per mappare l’inconscio dei loro pazienti). I critici francesi saranno andati in brodo di giuggiole davanti al clito-fallo evirato, come gli emo-adolescenti davanti ai disegni delle torture medievali e ai cadaveri femminei dalla pelle bianchissima. </p>
<p>L’estetismo patinato delle immagini di Antichrist non vola molto più in alto. La musica di Haendel aggiunge il giusto tocco di lusso barocco e di finezza da degustatore di preziose nature putrefatte witkiniane. Non vorrei fare una critica moralista, non è, il mio, un partito preso contro i lati oscuri e le pulsioni distruttive di cui l’arte indubbiamente si nutre, a volte con grandi risultati. E’ proprio la qualità complessiva dell’opera che fa problema, banalmente. Dopo una notte di sonno disturbato e alcuni vaghi tentativi di dare peso e unità all’universo simbolico del film, mi sembra questa l’unica conclusione sensata. Semplicemente il male, qualunque cosa esso sia, meriterebbe di meglio. Certamente qualcosa di più complesso e meditato di questa fastidiosa via di mezzo tra una liturgia caricaturale e scomposta, una riflessione filosofica piuttosto semplicistica, e un deliberato scuotimento di mente e budella.</p>
<p>La lunga depressione da cui l’autore sarebbe da poco uscito e che lui stesso si preoccupa di comunicare ad ogni intervistatore, ha tutta l’aria di una giustificazione preventiva. O peggio, di un tentativo di valorizzare autobiograficamente la sua discutibile impresa di terrorismo psichico. </p>
<p>Se potessi consiglierei a Von Trier di riguardarsi con maggiore attenzione tutta la filmografia di Tarkovskij, invece di citarlo, e prima di dichiarare la prossima inutile guerra « umanitaria » contro le sue fobie.<br />
Trama (per chi proprio non può farne a meno): uno splendido bambino biondo, dopo avere osservato i genitori copulare in un mare di fiocchi di neve, si affaccia alla finestra e cade dal quarto piano, forse perché aveva il piede caprino. La giovane madre non regge il lutto ed il marito psicanalista la convince ad affrontare un’immersione reichiana nei luoghi delle proprie ossessioni. La capanna nel bosco è flagellata da una pioggia di ghiande e tre fiere si presentano con una certa frequenza ad annunciare l’apocalissi. Nella soffitta, il padre scopre le immagini inquietanti che la moglie utilizzava per la propria tesi sul ginecidio. La terapia deraglia in follia sanguinaria ed allucinazioni sataniche. Se il terapeuta non deve andare a letto con le proprie pazienti, come fare nel caso di una paziente che è anche la propria moglie? Forse per punirsi di un’emorragia provocata alle gonadi del partner, la giovane donna recide i propri genitali. Morirà, ma per altre ragioni, e in nome del genere femminile.</p>
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		<title>Antichrist</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 16:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[antichrist]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[helena janeczek]]></category>
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		<category><![CDATA[mauro baldrati. lars von trier]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mauro Baldrati Sembra di essere tornati negli anni Settanta con l’ultimo film di Lars von Triers, quando filmakers e gruppi teatrali d’avanguardia proponevano performances che venivano accolte con fischi, insulti, contestazioni. Queste reazioni, talvolta anche cruente, erano parte della performance stessa, costituivano un modus comunicativo tra artista e pubblico, benché polemico e conflittuale.E’ quanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Mauro Baldrati</strong></p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/antichrist3.jpg" alt="antichrist3" title="antichrist3" width="800" height="339" class="alignnone size-full wp-image-18342" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/antichrist3.jpg 800w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/06/antichrist3-300x127.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Sembra di essere tornati negli anni Settanta con l’ultimo film di Lars von Triers, quando filmakers e gruppi teatrali d’avanguardia proponevano performances che venivano accolte con fischi, insulti, contestazioni. Queste reazioni, talvolta anche cruente, erano parte della performance stessa, costituivano un modus comunicativo tra artista e pubblico, benché polemico e conflittuale.<span id="more-18341"></span>E’ quanto è accaduto in una sala bolognese dove si proiettava Antichrist. La sequenza iniziale, un rapporto sessuale tra i due protagonisti – e unici personaggi di tutto il film – la bravissima Charlotte Gainsbourg (straordinariamente sospesa tra la bellezza anglo-intrigante della madre Jane Birkin e la bruttezza esistenzialista del padre Serge Gainsbourg) e un sempreinforma Willem Dafoe, con un primissimo piano della penetrazione, ha suscitato improvvise, torrenziali risate, che si sono protratte anche durante la scena successiva, quando il loro figlioletto si arrampica sul davanzale della finestra e, forse, si butta di sotto, in un rallenty così estremo da risultare aggressivo, scandito dalle note struggenti di Lascia ch’io pianga di Haendel.<br />
Il resto del film è una lunga, angosciante elaborazione di questo lutto, fino a una discesa agli inferi che lascia molte domande senza risposte certe.<br />
Lui è uno psicoterapeuta, e decide di sottrarre la moglie alle cure farmacologiche di uno psichiatra che definisce il suo dolore “particolare”. Si trasferiscono in una baita isolata tra i boschi dove Lui, contravvenendo tutti i protocolli di psicanalisi che vietano di prendere in cura un familiare, assiste Lei cercando di riportarla alla realtà. E’ un confronto difficile: lo psicologo politicamente corretto, e quindi la razionalità, rimuove il dolore del padre e lavora sullo strazio senza fine di Lei, che non si dà pace, che si consuma tra sensi di colpa e accuse. Arrivano segnali inquietanti, visioni, che iniziano a configurare un complesso codice di minacce, messaggi di pericolo, di morte e di orrore della natura ferina, demoniaca. E di Lei. Lei, la donna, che sembra assorbire la linfa maligna della natura, sembra chiamarla su di sé e dentro di sé, attraverso una identificazione con eventi del XVI secolo, quando le donne venivano torturate e bruciate perché accusate di essere creature del demonio. Lui scopre una raccolta di materiale in soffitta, disegni di torture, ritagli di articoli, pagine di libri di storia. E’ un lavoro letterario che Lei ha iniziato in passato sulla strage delle streghe, che strappano brividi allo psicologo razionalista, che inizia a sospettare una sorta di transfert con la presunta natura demoniaca della donna.<br />
E qui, il demone irrompe. Quando Lei si dichiara guarita, lasciando Lui di sasso, e il film sembra subire una battuta d’arresto, lo stordisce con una sassata alle spalle, gli scaglia un macigno sui genitali (grida di raccapriccio dalla platea), lo masturba, con un primo piano di eiaculazione di sangue (nuove risate e gruppi di spettatori che escono dalla sala imprecando), poi smonta una pesante mola di pietra da arrotino, gli fa un buco in uno stinco con un trapano e gli applica la mola, imbullonata. Quindi se ne va, a vagare tra la natura demoniaca.<br />
Lui si sveglia urlando, e per venti minuti striscia con la mola attaccata alla gamba. Lei lo cerca, grida “bastardo!” (cui risponde la platea con: “bastardo chi? Lui?”), lo trova, lo disseppellisce da una piccola caverna dove si è rifugiato, lo trascina di nuovo in casa, Lui sviene, Lei cerca di farsi masturbare dalla sua mano inerte (risate e battute dalla platea), poi prende un paio di grosse forbici, si taglia il clitoride in primo piano (urla di orrore, soprattutto femminili, mentre altre persone escono dalla sala), gliele pianta in una gamba quando si accorge che Lui sta svitando il bullone della mola, fino all’inevitabile, prevedibile epilogo.<br />
Forse Lars von Triers, con questo film, ha voluto mostrare l’impotenza della psicanalisi, il fallimento della razionalità di fronte al lato oscuro, maligno della natura umana. Oppure, più semplicemente, della donna, rappresentando così il suo terrore del femminino, ossessione di cui soffrirebbe il regista, da poco uscito da una pesante crisi depressiva.<br />
Girato con tecniche avantgarde, bianche e neri lividi, apo e iper-cromatismi, inquadrature sghembe, movimenti di macchina nervosi, da filmaker underground, rimandi pittorici (molto Hieronymus Bosch), supportato da una poderosa équipe di consulenti psicologi e horror (c’è anche un insegnante psicologo di Willem Dafoe), è un film che lascia il segno, benché fino alla fine ci si domandi cosa ha voluto dire veramente, o domandarsi il regista.<br />
Forse il vero finale l’ha riassunto uno degli spettatori sopravvissuti alla proiezione, quando ha allargato le braccia e ha gridato, alla platea decimata: “Ci vediamo all’Antichrist 2”!   </p>
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