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	<title>Antonio Saliceti &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Fu vera gloria?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 05:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Saliceti]]></category>
		<category><![CDATA[Napoleone Buonaparte]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Ferrazzi]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani “Le sue vittorie in battaglia restano nella Storia, incancellabili; ma non si può negare che le petit caporal avesse un carattere incline a risolvere tutti i problemi con la violenza e a raggiungere i suoi scopi con la menzogna.” Così scrive Riccardo Ferrazzi nel capitoletto conclusivo di N.B. Un teppista di successo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/N.B.-Un-teppista-di-successo.png" alt="" width="200" height="243" class="alignleft size-full wp-image-76161" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/N.B.-Un-teppista-di-successo.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/N.B.-Un-teppista-di-successo-160x194.png 160w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p>“Le sue vittorie in battaglia restano nella Storia, incancellabili; ma non si può negare che le <em>petit caporal</em> avesse un carattere incline a risolvere tutti i problemi con la violenza e a raggiungere i suoi scopi con la menzogna.” Così scrive <strong>Riccardo Ferrazzi</strong> nel capitoletto conclusivo di <em>N.B. Un teppista di successo</em>, romanzo appena pubblicato da Arcadia, collana Eclypse. € 16.<br />
Romanzo? Ma sì, in un certo senso romanzo, perché la vita di <strong>Napoleone Bonaparte</strong> viene raccontata in modo romanzesco e perché del romanzo ha la vena e il potere avvincente.<span id="more-76160"></span></p>
<p> Però attenzione, non si tratta di una biografia di tutta la vita, non si raccontano Jena e Austerlitz, e neanche l’infelice campagna di Russia, ma si parla di quella scapestrata giovinezza, solitamente poco frequentata, poco nota, quella che non viene ritenuta importante dai manuali e dalle biografie usuali. Il racconto infatti si ferma al 1796, quando Napoleone sposa (ed è in occasione delle pubblicazioni del matrimonio che egli cambia il cognome da <em>Buonaparte</em> in <em>Bonaparte</em>) Marie Josèphe Rose Tascher de La Pagerie, vedova Beauharnais, che lui chiamerà sempre Joséphine; per partire poi subito per la campagna d’Italia, che sarà l’inizio dei suoi molteplici successi, fino all’insuccesso finale.<br />
La narrazione dei suoi primi  27 anni – il nostro era nato ad Ajaccio nel 1769 – è piuttosto sorprendente e mostra di questa parte della sua vita aspetti inaspettati. Si potrebbe dire che il libro racconta la sua scalata al potere, scalata tutta volta in una prima fase alla lotta per la libertà della sua amata Corsica, mentre poi, quando intravede la possibilità del potere vero, quello di comandare l’intera armata francese, e poi la Francia stessa, dapprima agli ordini del Direttorio e poi con piena autonomia, col titolo di imperatore, il nostro teppista dimentica la non abbastanza amata Corsica e si dedica al bersaglio grosso. </p>
<p>Non è facile smettere di leggere questo libro, anche perché la vita del nostro si svolge ovviamente negli anni cruciali della rivoluzione e Ferrazzi ha cura di riportarne gli avvenimenti principali, tutti più meno connessi con la sua vita, la presa della Bastiglia, le incertezze del re e della regina, le Tuileries, la Convenzione, la ghigliottina implacabile, sia con i reali che con esponenti di primo piano del Terrore e infine il Direttorio e la guerra con l’Austria.<br />
Eccovi ad esempio un non proprio confortante passo sulla difesa, da parte della repubblica, di Nantes dai ribelli realisti della Vandea:</p>
<blockquote><p>&#8220;Nell’atmosfera da ultima spiaggia che dominava la Francia in quegli ultimi mesi del 1793, fra i commissari inviati a organizzare la difesa di Nantes dai rivoltosi vandeani si diffuse la psicosi dello spionaggio. Nelle prigioni vennero ammassate dodici o tredicimila persone (uomini, donne e bambini) e in questa massa di disperati si sviluppò un’epidemia di tifo. Il commissario Carrier li fece sterminare senza neppure l’ombra di un processo. Le stragi avvennero prima con fucilazioni di massa, poi imbarcando i prigionieri – legati fra loro – su chiatte che nottetempo venivano fatte affondare nella Loira.&#8221;</p></blockquote>
<p>Per questa vicenda tra l&#8217;altro è molto utile leggere <em>Novantatrè</em> di Victor Hugo, splendida cronaca della rivolta in Vandea e della sua sanguinosa repressione.<br />
Un ruolo importante sembra poi giocare un altro còrso, Antoine Christophe Saliceti, sulla cui vera attività nulla si sa di preciso, salvo che durante tutta la prima fase della carriera di Napoleone, indossa una veste di consigliere molto rilevante: Ferrazzi trascrive lettere tra i due, per le quali attinge molto, oltre che a documenti storici, alla propria inventiva e fantasia, come egli stesso confessa alla fine del volume. Eccovene una, tanto per capire:</p>
<blockquote><p>&#8220;Caro Buonaparte,<br />
non perdetevi d’animo. Siamo in guerra con l’Austria e il ministero non può privarsi di un ufficiale di artiglieria. Però è necessario che veniate a Parigi. I vostri amici faranno tutte le pressioni necessarie ma bisogna che i funzionari del ministero vi vedano in volto e ascoltino dalla vostra voce i motivi del mancato rientro al reggimento. Non dubito che saprete essere convincente, magari caricando un po’ le tinte.<br />
Fidatevi della mia parola e venite! Ho parlato del vostro caso a Robespierre che, come sapete, ha grande influenza fra i Giacobini. Faremo il possibile anche per mantenervi il grado di tenente colonnello. Non posso garantire che ci riusciremo, ma abbiamo ottimi agganci al ministero e sapremo sfruttarli.<br />
In attesa di avervi qui con noi, vi saluta il vostro amico<br />
Antonio Saliceti&#8221;</p></blockquote>
<p>Vedete? Saliceti dice sempre “noi”, lasciando nel vago a chi si estenda questo pronome.</p>
<p>E poi il racconto comprende con cura anche la famiglia Buonaparte, il fratello maggiore Giuseppe, l’altro fratello Luciano e la sorella Paolina, ai quali Napoleone affida di volta in volta vari compiti che giochino in suo favore.<br />
Quello che ho provato io leggendo un po’ col fiato sospeso questo libro è stato un misto di stupore e di orrore per un personaggio che in verità non avevo mai particolarmente ammirato per le sue cosiddette imprese e la sua inestinguibile brama di conquista: così che la mia risposta alla domanda del titolo che, come tutti sappiamo, è quella che Alessandro Manzoni si pone nell’ode <em>Il cinque maggio</em>, rimandando ai posteri l’ardua sentenza, non è proprio positiva.</p>
]]></content:encoded>
					
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