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	<title>assessore Centorrino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia? «Sfiga nei confronti della Sicilia». Parola di assessore.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 13:00:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(postato da Evelina Santangelo) di Giacomo Di Girolamo «Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di sfiga nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo». Mario Centorrino, assessore alla Formazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(postato da Evelina Santangelo)</p>
<p>di <strong>Giacomo Di Girolamo</strong></p>
<p>«Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di sfiga nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo». Mario Centorrino, assessore alla Formazione della Regione Siciliana.</p>
<p>Non sono nuove le parole di Centorrino. Le abbiamo già sentite. Anzi, c’è tutta una letteratura, dei politici del «ghe pensi mi». L’aveva detto prima Gianfranco Miccichè: «Che nome triste per l’aeroporto di Palermo, chiamarlo Falcone e Borsellino….che immagine diamo della Sicilia?» (niente sapendo che poi, nel 2010, ci avrebbe pensato Dj Francesco a pulire memorie e coscienze nel programma televisivo più inutile e pacchiano che la Rai abbia mai trasmesso). Il Ministro Brunetta di questo stile ne ha fatto un punto programmatico forte: in ogni convegno in cui prende parola, ad un certo punto gonfia tutto e comincia (con la voce identica a quella di Paolo Rossi)  tutta la sua filippica contro il «marciume» culturale italiano. Per non dire poi del Ministro della Cultura Sandrone Bondi e quel suo «gli intellettuali fanno schifo» di poche settimane fa. O dello stesso Berlusconi, nel Maggio scorso: «Per la politica e la democrazia…. Ghe pensi mi!».<span id="more-30492"></span></p>
<p>È Il tentativo di ribaltare il tavolo, di giocare ai superuomini.  Il politico che si crede demiurgo, che ha la bacchetta magica, e propone a tutti la visione differente delle cose: non è come credete voi. Avete seguito le regole sbagliate, i valori sbagliati, la strada sbagliata… Ricorda molto quella poesia di Benni sulla scuola più strana del mondo: «C&#8217;è un professor di storia che odia i Fenici… e un prof di latino che tiene per i barbari… E Il prof di geografia non sa dov&#8217;è Pechino… la prof di Italiano legge solo Topolino…»</p>
<p>Ecco. Basta con le tristi letture, sembra voler dire Centorrino, un po’ di ottimismo nella vita ci vuole.  E invita tutti a «non leggere per un anno (ma questa non è provocazione, l’italiano medio non legge tutta la vita, mica un anno soltanto…) Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia». Ne guadagneremo in salute.</p>
<p>Proviamo a non leggere Saviano, e la camorra scompare. Oppure proviamo a non leggere, punto e basta, e godremo della scomparsa del  mondo, di ogni sua possibile interpretazione.</p>
<p>Un peccato. Voleva essere originale, Centorrino, calato fin troppo nella parte «dell’assessore-tecnico-di-sinistra-prestato alla politica-di-destra». Non c’è riuscito.</p>
<p>È stato talmente banale, che il solito Miccichè gli ha fatto eco e nel suo logorroico blog ha scritto subito un post dal minaccioso titolo «Sicilia Bedda». E’ lungo, ma vale la pena riportarlo tutto: «Le nostre enormi potenzialità di attrazione sono troppo spesso vanificate, mortificate da chi esporta un’immagine della Sicilia tutta coppola e onore. La responsabilità è dei radical chic da salotto nostrani, un’ipocrita classe intellettuale progressista, iper pessimista (e anche un po’ provincialotta), che non sa fare altro che produrre amplificatori di messaggi negativi della Sicilia, svendendone l’immagine al prezzo di una pretestuosa (e molto proficua) crociata di cambiamento, che in fin dei conti è solo semplice presa di distanze e condanna sommaria.  Ed è un peccato, sol se si pensa a quali eccelse menti siciliane dominano il mondo del cinema, della televisione, della comunicazione e dell’arte in generale»</p>
<p>Secondo Miccichè la letteratura siciliana è quella  «erede naturale di quella scuola federiciana che nel Duecento segnò l’inizio della letteratura italiana e i cui interpreti (da Cielo d’Alcamo a Giacomo da Lentini) non raccontavano null’altro che l’amore e i colori della nostra terra. Questa è la nostra Sicilia! Questa è la Sicilia che vogliamo offrire al mondo, a chi viene a trovarci in vacanza, a chi viene a investire qui, a chi viene a vivere da noi. E questa è la Sicilia che vogliamo offrire ai nostri figli, ai nostri giovani, ai quali è bene cominciare a trasmettere un messaggio diverso dal solito pessimistico: “meglio che ve ne andiate, qui non cresce né erba né lavoro”, è bene cominciare a responsabilizzarli di più, dicendo loro: “la vostra è un terra meravigliosa, restate qui, è vostro il compito di debellare ciò che la incancrenisce e di dare lustro a ciò che la rende così …BEDDA!!»</p>
<p>Ecco. Se c’è un ragionamento banale e provinciale è proprio quello di Miccichè. Che ha fatto tanto per se, poco per la sua isola.   Sarò banale anche io, ma, secondo me, le enormi potenzialità della Sicilia sono vanificate e mortificate proprio da Miccichè e dai suoi colleghi, che, per non affrontare e risolvere i problemi, hanno sempre l’alibi della banalizzazione del tipico. Abbiamo il mare, il sole, il buon vino, le arancine, il cous cous…perché ci rompete?</p>
<p>Centorrino ha perso un’occasione. Avrebbe fatto meglio a dire, invece: «Sospendiamo per un anno gli stipendi ai super manager siciliani, ai parlamentari, a noi assessori. Ci vuole ottimismo.  E con quei soldi, organizziamo sempre per un anno ( e sempre perché ci vuole ottimismo) delle pubbliche letture di Camilleri, Tomasi di Lampedusa, Sciascia».</p>
<p>Leggendo, Centorrino, Miccichè, tutta questa triste compagnia di giro, scoprirebbero che ad esempio Sciascia è stato anche politico, oltre che intellettuale e scrittore. In un tempo in cui gli intellettuali erano anche politici.  Scoprirebbero che il siciliano medio quando legge Tomasi di Lampedusa, pensa alla Sicilia irredimibile non per chi la popola, ma per chi la governa.</p>
<p>Proprio Sciascia denunciò in  un intervento in Parlamento, circa 40 anni fa, gli scandali dietro la ricostruzione del Belice devastato dal terremoto: «Si è cominciato a rubare subito, e anche male». Impossibile non pensare alla Protezione (in)Civile di oggi, e al corto circuito che vive oggi il nostro Paese. Berlusconi legittima Bertolaso. Perché Berlusconi gode del consenso popolare, e Bertolaso gode dell’approvazione di Berlusconi. Del Bono, il quasi ex Sindaco di Bologna, è un povero idiota: si è dimesso per una manciata di euro spesi con il bancomat della Regione. E invece, oggi vale il principio non della legalità, ma della «filiera autoreferenziale» (complimenti, De Bortoli): io garantisco che tu mi garantisci che io ti garantisco.</p>
<p>Ecco, se per un anno sospendessimo la politica, le liti, il carnaio, e tutto, e magari leggessimo un po’ di più scopriremmo il valore di quelle parole di Calvino: «La letteratura è necessaria alla politica prima di tutto quando essa dà voce a ciò che è senza voce…».</p>
<p>Senza voce è l’Italia di Termini Imerese. La nuova Italia di Rosarno. Senza voce è la Sicilia che sprofonda tra il fango di Messina e le macerie di Favara.  E’ tutto stato già scritto, già vissuto. Solo che non si ascolta, non si ascolta più.<!--more--></p>
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