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		<title>Piccola storia di Dio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2015 06:00:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>C&#8217;era una volta il cielo, con i suoi pianeti e il suo calendario prima lunare e poi solare. Insomma, la dea bianca sacerdotessa e poi l&#8217;eroe. O anche tutti e due, madre e pàredro, madre e pargolo, in varie forme. Servivano per varie cose: dal controllo delle nascite presso i cacciatori raccoglitori, alla misura dei cicli stagionali nel neolitico tardo e nell&#8217;età dei metalli, giù giù fino al tardo rinascimento. Più del sole e della luna, vicini all&#8217;uomo e alla terra e perciò umanizzabili o semidivini o dèi variamente incarnati sacrificati morenti e risorgenti, contavano i pianeti. I loro cicli e le loro orbite regolari li fecero apparire come dèi. Poi c&#8217;era anche tutto un corteggio di costellazioni di riferimento, da puntare con orologi di pietra sempre più imponenti e complessi: menhir, cromlech, piramidi, templi, tombe, cattedrali. Il tutto si inseriva in un sistema di atti psicomagici vòlti a costruire una tecnica del tempo e del controllo del tempo, in collegamento con la produzione e l&#8217;orientamento sul territorio (vie di canti, per mare e per terra, racconti degli aborigeni e odissee), o semplicemente con i tempi di attuazione delle tecniche elementari. Una rete di senso fatta di poesia, architettura, tecnologia, memoria, mappe del cielo e della terra, imperi universali (imperi di mezzo come la Cina) strutturati a volte su quattro direttrici e su quattro regioni (come l&#8217;impero tahuantisuyu degli Inca: &#8220;il regno delle quattro regioni prese insieme&#8221;, il dominio cosmico). La ierofania uranica declinata nelle sue varie forme, tende infine alla <em>reductio ad unum</em>. Gli dei sono ridotti ad angeli, il Dio degli dei (Elohim, Aton, Vishvadeva) ne assorbe le prerogative, in tutto o in parte. Anche quando il dio è plurale (Brahma Shiva Vishnu; Zeus Poseidon Hades, Tien, Tengri etc. etc.), le cose non sono mai così disseminate come sembra. Ovunque si impone, con diversi dialetti culturali locali, una forma di panteismo/pancosmismo, in cui si oppongono semplicemente il cielo &#8220;chiaro&#8221; (El) e la terra. Poi vengono le evoluzioni storiche: maestri ora mitologici ora reali, ma trasfigurati nel mito, da Mosè l&#8217;ariete a Cristo il pesce. Il dio è sempre lo stesso, le funzioni del suo mito cambiano nel tempo, ma i sacerdoti (non il dio), sono gelosi e non ammettono le vecchie versioni. Si mettono in politica, pretendono che il passato muoia d&#8217;autorità e se no gli si dà una mano ammazzando i fedeli del vecchio sistema di segni. L&#8217;universo/dio continua imperterrito a procedere sulle sciagure umane, sciagure umane rigorosamente autoprodotte dagli interessati. &#8220;Nate da noi le sciagure proclamano, mentre da soli,/ contro il destino, per loro follie, si procurano affanni&#8221;. L&#8217;universo/dio, ma potremmo ben parlare di natura/dea. La trinità alla fin dei conti (o meglio, all&#8217;inizio dei computi) è un&#8217;invenzione lunare. Forse è il caso di riflettere meglio sugli archetipi. Dopo aver fatto sparire dalla faccia della terra quelli troppo ignoranti per fermarsi a pensare un attimo, prima di premere il grilletto o lanciare scomuniche.</p>
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		<title>Un omaggio a degli autentici rompicoglioni miscredenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2015 21:08:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/charlie-hebdo-une-14309_w1000.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-50438" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/charlie-hebdo-une-14309_w1000-231x300.jpg" alt="charlie-hebdo-une-14309_w1000" width="231" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/charlie-hebdo-une-14309_w1000-231x300.jpg 231w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/charlie-hebdo-une-14309_w1000-791x1024.jpg 791w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/charlie-hebdo-une-14309_w1000-900x1164.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/01/charlie-hebdo-une-14309_w1000.jpg 999w" sizes="(max-width: 231px) 100vw, 231px" /></a><br />
di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p style="text-align: right;">.</p>
<p style="text-align: left;">Non sono mai stato un lettore assiduo di <em>Charlie Hebdo</em>. D’altra parte, come scriveva Beckett, poiché “sono nato tetro come si nasce sifilitici”, non sono un gran consumatore di stampa umoristica. Ho fatto i miei maggiori sforzi seguendo con una certa regolarità <em>Cuore</em> durante il suo periodo fasto e del <em>Vernacoliere</em> mi basta adocchiare i titoli al chiosco dei giornali. Di <em>Charlie Hebdo</em> ho però apprezzato sommamente il numero dedicato alla morte di Papa Wojtyla, un numero con delle vignette che, in Italia, neppure se le Brigate Rosse fossero andate al potere, i giornali più audaci si sarebbero permessi di rendere pubbliche. <span id="more-50437"></span>Sì, perché è importante sottolinearlo, tra quei disegnatori e giornalisti riuniti nella sede di <em>Charlie Hebdo</em> ieri mattina e che sono stati abbattuti a colpi di kalashnikov, come se si fosse nelle vie di Homs, c’era un folto gruppo di autentici rompicoglioni, come in Italia è davvero raro trovarne. Parlo, in particolare, di Wolinski, Charb, Cabu, Tignous, che erano i vignettisti maggiori del settimanale francese. Perché da noi gli umoristi, anche quando sono feroci e di estrema sinistra, tendono comunque ad avere qualche piede nell’ortodossia, magari del marxismo-leninismo o delle teorie trans gender. Quelli di <em>Charlie Hebdo</em> ammazzati ieri, invece, davvero sembrano appartenere alla migliore tradizione francese di autori miscredenti e libertari, più portati dalle proprie idiosincrasie che dai principi di qualche dottrina, fosse pure progressista. Ciò non li ha messi al riparo, probabilmente, da possibili errori. In queste ore, soprattutto in Francia, qualcuno si è premurato di disturbare il discorso agiografico, formulato da tutti i media di massa e ribadito in rete. Alcuni hanno indirizzato aperte accuse di razzismo alla linea del settimanale, almeno a partire dagli attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti. Altri, meno drasticamente, hanno individuato una complicità di <em>Charlie Hebdo</em> con il clima islamofobico percepibile ormai da anni nella società francese, clima che ha favorito il crescente successo elettorale del Fronte Nazionale. Per parte mia, non fui un entusiasta della campagna che <em>Charlie Hebdo</em> realizzò, nel 2006, a sostegno dei vignettisti olandesi, che denigrarono Maometto e l’Islam. Penso alla libertà d’espressione sempre in termini dialettici. Tale libertà è tanto più meritoria e urgente, quanto più dà espressione a voci e punti di vista che sono minoritari, o resi minoritari dai rapporti di forza all’interno di una società data. Ora, non mi sembrava che picchiare sulla religione musulmana, in un contesto di già palese islamofobia, fosse così opportuno. Queste perplessità di allora sono tristemente scomparse oggi, perché i fatti accaduti hanno dato, in modo macabro, ragione alla banda degli autentici rompicoglioni di <em>Charlie Hebdo</em>: irridere con una vignetta il profeta, significa esporsi al pericolo di morte anche in Europa, e non per qualche ragione politica, fosse pure il razzismo anti-arabo e anti-musulmano, ma per un semplice <em>crimine contro la religione</em>.</p>
<p>Non considero i giornalisti di <em>Charlie Hebdo</em> come martiri ammazzati per la difesa di principi che <em>ovunque</em> la Repubblica Francese o la cultura occidentale difende: il diritto alla libertà di stampa e d’espressione, e soprattutto il diritto di essere – come si riteneva Wolisnki – un umorista, ossia qualcuno che pratica “una miscredenza totale”. Non è, infatti, vero, e lo constatiamo quotidianamente, che la libertà di stampa, di espressione, e tanto meno di “espressione umoristica”, siano dei valori fondamentali e indiscutibili per l’esercito di giornalisti, opinionisti, esperti, commentatori che di fronte a una minaccia di licenziamento, o anche solo ai rischi di declassamento professionale, sono prontissimi a considerare le mille ragioni dell’opportunità o meno di scrivere o di dire una cosa. E se non lo sono per i giornalisti, tanto meno sono fondamentali per chi li paga e li ha assunti, per gli azionisti di maggioranza delle aziende che sono proprietarie delle testate su cui scrivono, ecc. Ai giorni nostri, anche se non viviamo in teocrazie ma soltanto in regimi oligarchici e tecnocratici, quelle libertà sono abbastanza rare. E certo, poi, ci sono quelli che di questi prodotti da centellinare ne fanno uno uso smodato, come i rompicoglioni blasfemi e libertari di <em>Charlie Hebdo</em>, e ignorando ben più terrificanti minacce.</p>
<p>Ecco, io ora vorrei, anche solo in nome di quell’insostituibile numero dedicato a Papa Wojtyla, dopo la cui morte, sommerso dall’onda celebrativa italica, io stesso mi preparavo ad andarmene da questa terra per togliermi tutti i finti e veri credenti dai coglioni, ebbene, grazie a quel numero che mi fece apprezzare di nuovo la vita, e mi fu di ristoro per le insolenze estreme a cui gli autori di <em>Charlie Hebdo</em> sottoponevano quella sacra icona papale&amp;polacca, io oggi vorrei, ripeto, ricordarli con ammirazione e affetto, perché hanno mostrato un bel fegato e una straordinaria faccia tosta di fronte agli scandalizzati di ogni latitudine, ai seriosi, a coloro che non sanno ridere, che sono ben più dannosi dei tetri, i quali aspirano almeno ogni istante alla luce di una bella risata, mentre l’uomo serio crede di sapere ridere quando è il momento opportuno così come crede di sapere, invece, <em>quando è delittuoso farlo</em>.</p>
<p>A Wolinski, Charb, Cabu, Tignous, e a gli altri che sono stati fucilati per aver preso in giro dio, i profeti, le sacre scritture, dedico un breve passo di uno dei loro massimi maestri:</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: center;"><em>Dove Panurgo illustra in modo nuovissimo di costruire le mura di Parigi*</em></p>
<p>(…)</p>
<p>Al ritorno, Panurgo osservava con commiserazione le mura di Parigi. “Guardate che belle mura!” disse, “Come sono fatte proprio a modino per custodire gli anitroccoli in muta. Dico, per la mia barba!, roba assolutamente da far pietà per una città come questa. Una vacca, con un mezzo peto, ne butterebbe giù più di sei braccia.”</p>
<p>“Lo sai, amico” disse Pantagruele, “cosa rispose Agesilao quando gli chiesero come mai la grande Sparta non era cinta di mura? “Ecco le nostre mura” disse – mostrando gli uomini della città così forti e così bene armati; con ciò volendo significare che le vere mura son le mura d’ossa, e che non v’è cittadella o città meglio difesa di quella che si affida al valore dei cittadini e di tutti gli abitanti. Per cui questa nostra città è così forte per la moltitudine della gente guerriera che c’è dentro che non si cura di erigere altre mura. D’altronde, chi volesse fortificarla come Strasburgo, Orléans o Ferrara, non sarebbe possibile, tanto sarebbero eccessivi il costo e la spesa”.</p>
<p>“Sì” disse Panurgo. “Ma per me è sempre meglio avere un qualche parnaso di pietra quando si è assaliti; se non altro per chiedere chi è. Quanto poi alle spese così grandi che voi dite ci vogliono per tirar su le mura, be’, se i signori magistrati della città si degnassero di allungarmi qualche bottiglia di quello buono, glielo spiego io come devono fare per costruirle con quattro soldi. È un sistema nuovo”.</p>
<p>“E quale?” chiese Pantagruele.<br />
“Però non dovete mica dirlo a nessuno se ve lo insegno”, disse Panurgo.<br />
“Non avete notato che le passerine delle donne di questo paese costano meno delle pietre? È con quelle che si dovrebbero costruire le mura, disponendole in bella simmetria a regola d’architettura: in basso, al contrafforte, le più grosse, poi, salendo e incurvando a schiena d’asino, le mediane, e in alto le più piccole. E poi, tra l’una e l’altra, a incastro come lardelli, tanti bei cazzi ritti, che si trovavano a iosa nelle braghette dei reverendi claustrali, da rifinire a punta di diamante a imitazione della grande torre di Bourges. Non c’è metallo al mondo che regga la botta meglio di quelli. Che poi venissero a fargli il solletico con le cogliumbrine, li vedreste subito pisciar giù di quel succo benedetto dal malfrancese a pronta presa da restarci secchi, fitto come pioggia. E notate che il fulmine si guarderebbe bene dal caderci su. Lo sapete perché? Ma perché sono tutti benedetti e consacrati!”</p>
<p>(…)</p>
<p>*François Rabelais,<em> Gargantua e Pantagruele</em>, I, tradotto da Augusto Frassineti, Rizzoli, 1984, pp. 425-427.</p>
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		<title>video arte #15 &#8211; vladimir nikolic</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Dec 2012 10:25:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vladimir Nikolic, Rhythm, 2001.]]></description>
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<p>Vladimir Nikolic, <em>Rhythm</em>, 2001.</p>
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		<title>LAICO ALFABETO IN SALSA GAY PICCANTE. L’ORDINE DEL CREATO E LE CREATURE DISORDINATE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 06:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
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		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[laico alfabeto in salsa gay piccante]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
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					<description><![CDATA[Mercoledì 19 gennaio h 18,30, Uaar, via Ostiense 89, Roma­, M Piramide Presentazione di Laico alfabeto in salsa gay piccante di Franco Buffoni, Transeuropa Edizioni. Un viaggio tra omosessualità, ateismo, natura umana, diritti civili e libero pensiero, condotto da Marcello Rinaldi in dialogo con l&#8217;autore. Intervengono: Francesco Paolo Del Re, Andrea Maccarrone 56 voci, due [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/Italialaica1.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/Italialaica1.jpg" alt="" title="Italialaica" width="397" height="94" class="aligncenter size-full wp-image-37829" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/Italialaica1.jpg 397w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/01/Italialaica1-300x71.jpg 300w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">Mercoledì 19 gennaio h 18,30, Uaar, via Ostiense 89, Roma­, M Piramide</span></p>
<p>Presentazione di <em>Laico alfabeto in salsa gay piccante</em> di <strong><a href="http://www.francobuffoni.it">Franco Buffoni</a></strong>, Transeuropa Edizioni.</p>
<p>Un viaggio tra omosessualità, ateismo, natura umana, diritti civili e libero pensiero, condotto da <strong>Marcello Rinaldi</strong> in dialogo con l&#8217;autore. Intervengono: <strong>Francesco Paolo Del Re</strong>, <strong>Andrea Maccarrone</strong><span id="more-37825"></span><br />
56 voci, due per ogni lettera dell’alfabeto con cinque inserti saggistici di più ampio respiro a fare da collante a una tesi di fondo: perché non possiamo parlare di omosessualità senza chiamare in causa ateismo e scienza? L’obiettivo è liberarsi dal retaggio biblico, in virtù del quale si ritiene che un “creatore” abbia voluto generi e specie così come sono, immutabilmente: l’ordine del “creato”. Da lì nasce il pregiudizio anti-omosessuale (assente nel mondo greco-latino) che descrive gli omosessuali come coloro che ostacolano la “volontà divina”.</p>
<p>Citazioni dal testo</p>
<p>«Per secoli si pensò che la condizione dei mancini fosse “innaturale” e si cercò di correggerla, di “guarirla”. Furono oggetto di grandissima ostilità. E anche per loro – poi – si fece l’elenco dei grandi uomini, artisti o condottieri, che lo erano o lo erano stati. Anche per loro si sfoderarono percentuali: si dice che fossero (e che siano) attorno al quindici per cento, mentre gli omosessuali sono quotati al dieci. Oltre cinque milioni di italiani, secondo le stime Eurispes.</p>
<p>L’analogia potrebbe proseguire con la categoria dell’ambidestro, che varrebbe il bisessuale. Mi domando: in Italia siamo ancora a questo punto? Chi decide che cosa è naturale e che cosa non lo è? Gli scienziati, i deputati dell’Udc, il comune buon senso? Padre Georg?»</p>
<p>«Quali sono le cause dell’omosessualità? Questa è la domanda che – almeno dal 1973 – non dovremmo più porci. Nel 1973, infatti, l’associazione americana di psichiatria cancellò l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Da allora le cose cominciarono lentamente a cambiare per le nuove generazioni. Se è una malattia deve avere una causa. Se non lo è, smette di doverla avere. E se si ammette che un individuo su dieci è omosessuale o bisessuale, ad ogni nascita si dovrebbe sempre ritenere di avere 10 probabilità su 100 che il nuovo nato sia sessualmente orientato verso il proprio sesso. Dunque, smettiamola di chiederci che cosa sia l’omosessualità e cominciamo a porci solo domande conoscitive, culturali, descrittive: come si manifestava nei tempi bui l’omosessualità? Come si manifesta oggi?»</p>
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		<title>FRATTINI ATEOFOBO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 17:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Giorgio Mancuso Sul sito del Ministero degli Esteri, a questo indirizzo:   http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2010/10/20101022_FrattiniMedioOriente.htm e sull&#8217;Osservatore Romano è apparso un articolo del Ministro degli Esteri Frattini dal titolo &#8220;La libertà di promuovere la pace&#8221;, nel quale si afferma tra l&#8217;altro:  &#8221;I cristiani dovranno essere consapevoli anche di ricercare con i musulmani un&#8217;intesa su come contrastare quegli aspetti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Giorgio Mancuso</p>
<p>Sul sito del Ministero degli Esteri, a questo indirizzo:   http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Interviste/2010/10/20101022_FrattiniMedioOriente.htm<br />
e sull&#8217;Osservatore Romano è apparso un articolo del Ministro degli Esteri Frattini dal titolo &#8220;La libertà di promuovere la pace&#8221;, nel quale si afferma tra l&#8217;altro:  &#8221;I cristiani dovranno essere consapevoli anche di ricercare con i musulmani un&#8217;intesa su come contrastare quegli aspetti che, al pari dell&#8217;estremismo, minacciano la società. Mi riferisco all&#8217;ateismo, al materialismo e al relativismo. Cristiani, musulmani ed ebrei possono lavorare per raggiungere questo comune obiettivo.  Credo che occorra un nuovo umanesimo per contrastare questi fenomeni perversi, perché soltanto la centralità della persona umana è un antidoto che previene il fanatismo e l&#8217;intolleranza.&#8221;  <span id="more-36989"></span><br />
Aderiamo all&#8217;appello Uaar scrivendo al Presidente della Repubblica a questo indirizzo:<br />
https://servizi.quirinale.it/webmail/missiva.asp<br />
il seguente testo: &#8221;Signor Presidente, il ministro degli esteri, Franco Frattini, ha scritto l’altro ieri un articolo violentissimo nei confronti di atei e agnostici. Ha infatti sostenuto che «l’ateismo, il materialismo e il relativismo» sono «fenomeni perversi», caratterizzati da «fanatismo e intolleranza», che «minacciano la società», e vanno pertanto combattuti con un’alleanza tra cristiani, musulmani ed ebrei. Circostanza ancora più grave, l’articolo in questione è stato pubblicato all’estero, sull’Osservatore Romano, e ripubblicato sul sito del ministero degli esteri. Un uomo dichiaratamente ateofobo che incita alla ‘Santa Alleanza’ contro una minoranza (peraltro ragguardevole) dei cittadini del suo paese &#8211; certamente non nota alle cronache per aver fomentato atti destabilizzanti o terroristici &#8211; non è degno di essere ministro di uno Stato che individua nella laicità e nella libertà di coscienza due supremi principi costituzionali. Aderendo alla segnalazione Uaar, chiedo a Lei, garante della Costituzione e dell’uguaglianza di tutti i cittadini, sancita dall’art. 3, un autorevole intervento nei confronti dell’On. Frattini affinché ritiri le sue dichiarazioni o, in caso contrario, si dimetta, perché le sue idee sono chiaramente incompatibili con la carta costituzionale e ledono la considerazione internazionale dell’Italia. Per altro, come ammette lo stesso Frattini, il nostro Paese è ormai isolato «tra i paesi fondatori dell’Unione Europea».<br />
Aggiungo che, come ateo, mi sento personalmente offeso e oltraggiato dalle parole del Ministro Frattini e valuterò se queste dichiarazioni costituiscano reato in base all&#8217;art. 594 del codice penale.</p>
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		<title>LIBERI DI NON CREDERE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 04:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[di UAAR Obama, giurando &#8211; come tradizione impone &#8211; sulla Bibbia, ha menzionato per la prima volta i non-believers, che negli Stati Uniti sono circa un sesto dell’elettorato. E che diventano il 40 per cento se si considerano solo i giovani sotto i 35 anni che si dichiarano immuni da credenze religiose o comunque sovrannaturalistiche. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di UAAR</p>
<p>Obama, giurando &#8211; come tradizione impone &#8211; sulla Bibbia, ha menzionato per la prima volta i non-believers, che negli Stati Uniti sono circa un sesto dell’elettorato. E che diventano il 40 per cento se si considerano solo i giovani sotto i 35 anni che si dichiarano immuni da credenze religiose o comunque sovrannaturalistiche.<br />
Erano pochi milioni gli atei nel mondo, cent’anni fa. Oggi sono circa un miliardo. Il formidabile aumento del numero dei non credenti è l’unica, rilevante novità nel panorama religioso mondiale degli ultimi decenni. Un fenomeno che, peraltro, nei paesi democratici non accenna affatto a fermarsi: una crescita che, significativamente, non è il frutto dell’opera di ‘missionari’ dell’ateismo e dell’agnosticismo, ma l’esito di centinaia di milioni di riflessioni individuali. Circostanza ancora più eloquente, la loro diffusione è maggiore quanto maggiore è la diffusione del benessere, dell’istruzione, della libertà di espressione. Lungi dal portare le società alla rovina, come vaticinano leader religiosi incapaci di trovare risposte più adeguate alla secolarizzazione, atei e agnostici ne rappresentano la parte più dinamica, quella che più contribuisce alla loro crescita: rispetto alla media della popolazione sono più giovani, più istruiti, più aperti al nuovo, più tolleranti nei confronti di chi viene troppo spesso dipinto come ‘diverso’: stranieri, omosessuali, ragazze madri, appartenenti a religioni di minoranza.<span id="more-18963"></span></p>
<p>Quasi ovunque il mondo politico ha registrato questi cambiamenti, improntando le legislazioni nazionali a norme sempre meno dipendenti dall’etica religiosa prevalente (ancora per quanto?), e valorizzando per contro l’autodeterminazione dei singoli individui.</p>
<p>Un solo paese occidentale sembra fare eccezione, nonostante la religiosità sia in calo anche lì. È il paese con la classe politica meno apprezzata, con i livelli più bassi di libertà di espressione: un paese che tanti, in patria e all’estero, ritengono in declino. Quel paese è il nostro, quel paese è l’Italia. Un paese dove i non credenti sono i paria della società, relegati dalla legge (e dal condizionamento sociale) a cittadini di quinta categoria: l’incredulità viene buona ultima, quanto a diritti, dopo la Chiesa cattolica, le confessioni sottoscrittrici di Intesa, i culti ammessi e le confessioni non registrate. Un paese dove si può essere censurati se si tenta di scrivere che Dio non esiste. Un paese dove, in televisione, è impossibile ascoltare una critica alle gerarchie ecclesiastiche.</p>
<p>Eppure gli atei e gli agnostici non sono affatto pochi: anche in Italia, un cittadino su sette non crede. Ma nessuno lo ascolta. Certo, il servilismo del mondo politico e dei mass media italiani non teme, come si è detto, confronti con altri paesi. Ma anche gli increduli hanno le loro responsabilità. Se vogliono non essere discriminati sui luoghi di lavoro; se desiderano che i loro figli, a scuola, non siano confinati in un ghetto; se non accettano che ingenti somme delle (scarse) finanze pubbliche finanzino organizzazioni confessionali; se, in poche parole, pensano che l’Italia debba realmente essere uno Stato laico e democratico, che tratta tutti i cittadini allo stesso modo, è necessario far sentire la propria voce. Finora non è mai accaduto: mai atei e agnostici hanno manifestato per i loro diritti civili.</p>
<p>Atei e agnostici non credono nei miracoli: sanno benissimo che, per ottenere dei cambiamenti, è necessario darsi da fare. È dunque venuto il tempo, anche per i non credenti, di mobilitarsi. Per questo motivo l’UAAR, l’associazione di promozione sociale che unisce gli atei e gli agnostici, indice per sabato 19 settembre, alle ore 15, nell’area antistante lo stadio Flaminio (Piazzale Ankara) a Roma</p>
<p>LIBERI DI NON CREDERE &#8211; 19 SETTEMBRE 2009, ROMA</p>
<p>primo meeting nazionale per un paese laico e civile</p>
<p>La data scelta non è casuale. I diritti dei non credenti possono essere riconosciuti solo laddove non c’è alcuna religione di Stato, di fatto e/o di diritto. Il 20 settembre 1870 non venne meno solo una religione di Stato; fu abbattuto un regime teocratico all’interno del quale era impossibile dichiararsi pubblicamente atei o agnostici. Molti, quel giorno, ritennero a portata di mano la realizzazione di una società, in cui una libera Chiesa costituisse solo una parte, non privilegiata, di un libero<br />
Stato. Quel progetto, faticosamente avviato, fu poi bloccato dal ventennio fascista, dal cinquantennio democristiano e da un quindicennio di confessionalismo bipartisan.</p>
<p>Ora i tempi sono cambiati. Non intendiamo rievocare con nostalgia l’epopea risorgimentale: vogliamo invece impegnarci nella costruzione di una società moderna, laica, europea.</p>
<p>Vogliamo l’uguaglianza, giuridica e di fatto, di credenti e non credenti</p>
<p>Vogliamo l’affermazione concreta della laicità dello Stato</p>
<p>Vogliamo la fine di ogni privilegio, di diritto e di fatto, accordato alle confessioni religiose</p>
<p>Vogliamo che le concezioni del mondo non religiose abbiano la stessa visibilità e lo stesso rispetto delle concezioni del mondo religiose</p>
<p>In particolare, chiediamo:<br />
Avvio di un processo per il superamento del regime concordatario<br />
Riconoscimento delle unioni civili<br />
Aumento delle risorse pubbliche stanziate per la ricerca scientifica<br />
Rimozione degli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (c.d. “pillola del giorno dopo”)<br />
Abolizione dei limiti all’accesso alla fecondazione artificiale introdotti dalla legge 40/2004<br />
Abolizione dell’obiezione di coscienza nei reparti di ginecologia degli ospedali pubblici<br />
Introduzione della pillola RU-486 e presenza capillare di consultori pubblici<br />
Legalizzazione dell’eutanasia attiva volontaria<br />
Riconoscimento delle direttive anticipate di fine vita<br />
Rimozione di ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale<br />
Possibilità per tutti i cittadini di poter abbandonare formalmente la propria religione<br />
Disponibilità su tutto il territorio nazionale di strutture per la cremazione e di sale del commiato laiche<br />
Disponibilità, su tutto il territorio nazionale, di luoghi solenni e tempi consoni per il matrimonio civile<br />
Edifici pubblici laici, non contrassegnati dal simbolo della Chiesa cattolica<br />
Rispetto delle leggi sull’inquinamento acustico anche da parte delle confessioni religiose<br />
Abolizione delle leggi di tutela penale in materia religiosa<br />
Fine dei privilegi delle confessioni religiose nelle strutture obbliganti (ospedali, carceri, caserme&#8230;)<br />
Riduzione dei tempi per l’ottenimento della separazione e del divorzio<br />
Introduzione del sistema tedesco, per il quale solo i contribuenti che vogliono espressamente finanziare la loro fede pagano la tassa di religione<br />
Fine del versamento di fondi comunali alle confessioni religiose quali oneri di urbanizzazione secondaria<br />
Una scuola pubblica laica: dove chi non frequenta le ore di religione cattolica non sia discriminato; dove lo stesso insegnamento religioso cattolico sia sostituito da educazione civica o studio di religioni e filosofie non confessionali; dove non si svolgano atti di culto, visite pastorali o altre azioni di evangelizzazione; dove si insegnino l’evoluzionismo e il pensiero critico; alla quale siano destinati i fondi attualmente riversati su un sistema di scuole private ghettizzante e inefficiente.</p>
<p>Se anche tu condividi questi obiettivi, il 19 settembre partecipa a</p>
<p>LIBERI DI NON CREDERE<br />
primo meeting nazionale per un paese laico e civile<br />
Per aderire alla manifestazione inviate una e-mail con oggetto “adesione” a: adesioni19settembre@uaar.it<br />
Per partecipare alla manifestazione, contattate il circolo o referente UAAR più vicino</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Le righe di html per pubblicare il banner sul proprio sito sono:</p>
<p><a href="http://www.uaar.it/uaar/19-settembre"><img src="http://www.uaar.it/images/banner_roma468.jpg" alt="Banner Roma" /><br />
border=&#8221;0&#8243; /&gt;</a></p>
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		<title>Iniziative Uaar</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/05/03/iniziative-uaar/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2009 08:22:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[uaar]]></category>
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					<description><![CDATA[UNIONE degli ATEI e degli AGNOSTICI RAZIONALISTI www.uaar.it NEWSLETTER Numero 79 (30 aprile 2009) In questo numero: 1. AGGIORNAMENTO SULLA CAMPAGNA ATEOBUS 2. INAUGURATA LA SEDE NAZIONALE UAAR 3. CAMPI ESTIVI UAAR 4. IL CINQUE PER MILLE ALL’UAAR 5. OTTO PER MILLE: LA CAMPAGNA INFORMATIVA UAAR 6. PREMIO DI LAUREA UAAR 2009 7. FLASH: DUE [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>UNIONE degli ATEI e degli AGNOSTICI RAZIONALISTI<br />
www.uaar.it</p>
<p>NEWSLETTER<br />
Numero 79 (30 aprile 2009)</p>
<p>In questo numero:</p>
<p>1. AGGIORNAMENTO SULLA CAMPAGNA ATEOBUS<br />
2. INAUGURATA LA SEDE NAZIONALE UAAR<br />
3. CAMPI ESTIVI UAAR<br />
4. IL CINQUE PER MILLE ALL’UAAR<br />
5. OTTO PER MILLE: LA CAMPAGNA INFORMATIVA UAAR<br />
6. PREMIO DI LAUREA UAAR 2009<br />
7. FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ UAAR<br />
8. FLASH: DUE MESI DI AGGIORNAMENTI SUL SITO<span id="more-17268"></span></p>
<p>1. AGGIORNAMENTO SULLA CAMPAGNA ATEOBUS</p>
<p>La campagna UAAR per dare visibilità dell’incredulità continua. Dopo il ‘no’ al primo slogan da parte della concessionaria pubblicitaria IGPDecaux, e dopo la circolazione, nella sola Genova, di uno slogan alternativo rivendicante la libertà di espressione, l’UAAR ha chiesto ai navigatori del suo sito di proporre nuovi slogan: l’esito (www.uaar.it/news/2009/03/27/campagna-ateobus-terminata-consultazione) è ora al vaglio della società concessionaria.<br />
Nel frattempo la campagna va avanti, e con lo slogan originario, sui muri delle città. L’UAAR è infatti riuscita a far affiggere manifesti di sei metri per tre a Genova: proprio la città dove, in seguito all’intervento della locale diocesi, capitanata dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, il messaggio non aveva potuto trovare posto sugli autobus. Oltre che a Genova, i manifesti 6&#215;3 sono stati affissi anche a Modena e, nel formato 100&#215;70 centimetri, a Pescara, Cernusco sul Naviglio (MI) e Venezia-Mestre. Uno striscione con un diverso messaggio è stato inoltre appeso ad Ancona. Quasi ovunque, sia i partiti di centrosinistra che quelli di centrodestra hanno stigmatizzato “l’offesa” che avremmo portato ai sentimenti cattolici della popolazione, dimostrando una volta di più quanto sia diffusa l’opinione che i credenti siano molto più permalosi e intolleranti delle opinioni altrui rispetto ai non credenti. A dar man forte a questa tesi ha provveduto del resto il vescovo di Ancona, Edoardo Menichelli, secondo il quale “la città dovrebbe vergognarsi degli striscioni degli atei”.<br />
L’UAAR ha anche ottenuto dall’autorità competente l’autorizzazione preventiva a pubblicizzare il primo slogan sugli autobus londinesi.<br />
Sul sito UAAR è ora disponibile la rassegna stampa sulla campagna: www.uaar.it/uaar/campagne/bus/rassegna-stampa. Chi volesse contribuire economicamente alla campagna, che ha già raccolto oltre 31.000 euro, è invitato a visitare la pagina www.uaar.it/uaar/campagne/bus.</p>
<p>2. INAUGURATA LA SEDE NAZIONALE UAAR</p>
<p>Sabato 14 marzo è stata inaugurata la sede nazionale UAAR. Il locale si trova a Roma, in via Ostiense 89, ed è aperto dalle 15.00 alle 17.30, dal lunedì al venerdì: il numero di telefono è 065757611, il numero di telefax è 0657103987. Entro 600 metri dalla sede UAAR si trovano una stazione metro, due stazioni ferroviarie e numerose fermate di autobus. Sul sito UAAR è disponibile una pagina (www.uaar.it/uaar/sede) con tutte le informazioni utili per raggiungerla.<br />
Lo spazio è stato locato all’UAAR a prezzo di mercato. Le giunte succedutesi nell’amministrazione del Comune di Roma, di centrosinistra o di centrodestra che siano o siano state, hanno infatti negato all’UAAR quella sede che hanno invece assegnato a praticamente tutte le associazioni nazionali di promozione sociale che ne hanno fatto richiesta. In merito a questo atteggiamento discriminatorio l&#8217;UAAR ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti: il testo è disponibile sul sito alla pagina<br />
www.uaar.it/uaar/sede/esposto.</p>
<p>3. CAMPI ESTIVI UAAR</p>
<p>I genitori non credenti hanno spesso difficoltà a educare i propri figli in una società pesantemente influenzata dall’appartenenza religiosa. E diversi di loro si sono rivolti all’UAAR, l’associazione che unisce gli atei e gli agnostici italiani, chiedendole di intervenire.<br />
Ebbene, l’UAAR promuove per l’estate 2009 quattro campi estivi riservati ai figli dei suoi soci, con l’obbiettivo di fornire una bella vacanza in gruppo con coetanei: volta a conoscere e comprendere l’ambiente e la natura, ma anche a sviluppare il pensiero razionale, critico e creativo e la libera indagine sui grandi perché della vita. Ogni sera si farà una discussione tra ragazzi su un tema suggerito da qualche lettura; gli educatori non cercheranno di indottrinare i ragazzi fornendogli la loro verità, ma li guideranno ad arrivare alle loro conclusioni discutendo con i compagni; unico intervento nel merito delle discussioni sarà nel caso quello di far vedere come l’accettazione della diversità di risposte ai grandi perché sulla vita sia utile alla pacifica convivenza di tutti.<br />
I primi due campi, chiamati &#8220;Darwin Camp Uaar&#8221;, saranno organizzati dalla cooperativa Le Orme, avranno luogo a Paganico, in provincia di Grosseto, e saranno riservati a ragazze/i di 12, 13 e 14 anni (II e III media, I superiore). I campi avranno la durata di una settimana: si può scegliere il periodo da domenica 28 giugno a domenica 5 luglio oppure da domenica 30 agosto a domenica 6 settembre 2009. Il costo, per i ragazzi che hanno un genitore iscritto all’Uaar è di 450 euro, comprensivo dell’assicurazione.<br />
Altri due campi, chiamati &#8220;Campo UAAR&#8221;, saranno organizzato direttamente dall’associazione: avranno luogo a Montorfano, frazione di Mergozzo, provincia di Verbania, in due settimane successive e saranno riservati a bambine/i di 9, 10 e 11 anni (IV e V elementare, I media). Il primo dei due avrà sarà da domenica 5 luglio 2009 (giorno di arrivo) a domenica 12 luglio 2009 (giorno di partenza), il secondo da domenica 12 luglio 2009 (giorno di arrivo) a domenica 19 luglio 2009 (giorno di partenza); queste due settimane possono comunque essere riunite per chi lo voglia. Il costo per settimana per partecipante sarà di 320 euro.<br />
Per ulteriori approfondimenti sui campi ci si può rivolgere a Giorgio Villella (eventi@uaar.it &#8211; telefono 0498762305).</p>
<p>4. IL CINQUE PER MILLE ALL’UAAR</p>
<p>L’UAAR è un’associazione di promozione sociale. Ciò significa che è possibile indicarla come destinataria del Cinque per mille nella dichiarazione dei redditi, come previsto dalla Legge Finanziaria.<br />
Il Cinque per mille non è una tassa in più. Semplicemente, il contribuente decide come deve essere utilizzata una parte delle tasse che già deve pagare. Se non decide nulla, il suo Cinque per mille rimane a disposizione dello Stato: se lo destina all’UAAR, quella somma verrà impiegata per la difesa dei diritti civili degli atei e degli agnostici, per l’affermazione della laicità dello stato, per la diffusione del pensiero razionale.<br />
Per questo motivo l’UAAR invita i suoi soci e i suoi simpatizzanti a sceglierla come destinataria del loro Cinque per mille: in un’epoca in cui la politica e i mezzi di informazione promuovono sempre più decisamente la presenza religiosa nella società, sostenere un’associazione come la nostra significa dare un piccolo ma importantissimo contributo per la costruzione di un Paese migliore.<br />
Per destinare il Cinque per mille all’UAAR è sufficiente compilare lo spazio riservato al cinque per mille sulle dichiarazioni dei redditi (CUD, 730, Unico) nel seguente modo:<br />
&#8211; apporre la propria firma nel riquadro “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10, c.1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997 e delle fondazioni nazionali di carattere culturale”;<br />
&#8211; riportare il codice fiscale dell’UAAR (92051440284) nello spazio collocato subito sotto la firma.<br />
Sul sito UAAR sono inoltre disponibili alcuni volantini e banner con cui chiunque può invitare a destinare il Cinque per mille all’UAAR: il link è www.uaar.it/uaar/5&#215;1000.</p>
<p>5. OTTO PER MILLE: LA CAMPAGNA INFORMATIVA UAAR</p>
<p>Per il terzo anno consecutivo l’UAAR ha avviato una campagna di sensibilizzazione sul’Otto per mille, allo scopo di aiutare la cittadinanza a effettuare una scelta autonoma e consapevole. Un compito che spetterebbe allo Stato italiano: ma poiché lo Stato non ci pensa, tocca all’associazione esponenziale degli atei e degli agnostici italiani (che, secondo il TAR del Lazio, non ha il diritto di accedere al meccanismo) assumersi la responsabilità di farlo. Da quest’anno la campagna si chiama “Occhiopermille”: il sito internet sarà aggiornato nei prossimi giorni, e non fornirà soltanto informazioni, ma anche materiali che consentiranno a tutti di diffondere a loro volta informazioni sul funzionamento del meccanismo. I circoli UAAR, invece, si sono attivati già dal mese scorso, organizzando numerosi tavoli informativi. Altri sono in programma per le prossime settimane: sul sito internet è possibile consultare il calendario degli eventi previsti (www.uaar.it/event).<br />
L’UAAR ha altresì proposto al governo di destinare la quota di Otto per mille 2009 a gestione statale alla ricostruzione dell’Abruzzo.</p>
<p>6. PREMIO DI LAUREA UAAR 2009</p>
<p>Il Comitato di coordinamento dell’UAAR ha deliberato di assegnare anche nel 2009 tre premi a studenti meritevoli che si siano laureati con un elaborato finale di particolare pregio coerente con gli scopi sociali dell’UAAR. I premi, di 500 euro cadauno, andranno all’autore o all’autrice di un elaborato redatto presso un’Università italiana, per corsi di laurea di primo e di secondo livello (nuovo ordinamento) o di vecchio ordinamento, discusso nel periodo compreso tra il 1° luglio 2008 e il 30 giugno 2009. Sarà assegnato un premio per ognuna delle seguenti categorie:<br />
&#8211; un premio per un elaborato in una disciplina giuridica;<br />
&#8211; un premio per un elaborato in una disciplina umanistica o sociale (ad es. filosofia, antropologia, sociologia, psicologia&#8230;);<br />
&#8211; un premio per un elaborato in un’altra disciplina (medicina, economia, statistica&#8230;).<br />
Sarà inoltre assegnato, da parte della Fondazione ReligionsFree Bancale onlus, un premio di 500 euro all’autore o all’autrice di un elaborato sul tema “elaborazione culturale e implicazioni politiche, giuridiche, filosofiche e bioetiche relative alla categoria dei cittadini NON CREDENTI”.</p>
<p>7. FLASH: DUE MESI DI ATTIVITÀ UAAR</p>
<p>Oltre a quanto accennato qui sopra, segnaliamo altre iniziative che hanno visto come protagonista l’UAAR:<br />
&#8211; l’articolo che il 7 marzo Laura Piccinini ha dedicato all’ateismo sul supplemento femminile di “Repubblica”, nel quale si citavano l’UAAR e “Uscire dal gregge”, il libro scritto da Raffaele Carcano (segretario UAAR) e Adele Orioli (responsabile delle iniziative giuridiche UAAR);<br />
&#8211; la puntata di “Vanguard” dell’11 marzo, dedicata allo sbattezzo e con la partecipazione della socia UAAR Barbara Esposti Apiccino;<br />
&#8211; la partecipazione del segretario UAAR Raffaele Carcano al programma radiofonico “Farhrenheit”, trasmesso il 30 marzo;<br />
&#8211; le dieci domande laiche il circolo UAAR di Bologna ha formulato ai candidati alle imminenti elezioni comunali:<br />
&#8211; il lancio del secondo Premio Nazionale per la Poesia Scientifica, organizzato dal circolo UAAR di Venezia;<br />
&#8211; la lettera scritta dall’UAAR al capo del governo, Silvio Berlusconi, con cui si chiedeva il sostegno in sede ONU alla libertà di critica nei confronti delle religioni;<br />
&#8211; le scritte anti-atee apparse ad Aprilia, comune di residenza della referente UAAR per la provincia di Latina, Agnese Palma;<br />
&#8211; la costituzione di circoli UAAR a Parma (coordinatore Francesco Casarini, parma@uaar.it) e Terni (coordinatore Eraldo Giulianelli, terni@uaar.it);<br />
&#8211; la nomina di tre referenti UAAR ad Aosta (Mauro Pilon, aosta@uaar.it), Massa-Carrara (Fabio Bernieri, massa@uaar.it) e Messina (Sabrina Russello (messina@uaar.it).<br />
I tanti eventi organizzati dai circoli UAAR sono documentati alle pagine www.uaar.it/event/2009/03 (marzo) e www.uaar.it/event/2009/04 (aprile).</p>
<p>8. FLASH: DUE MESI DI AGGIORNAMENTI SUL SITO</p>
<p>Principali aggiornamenti effettuati:<br />
&#8211; aggiornamento quotidiano delle Ultimissime (www.uaar.it/news);<br />
&#8211; funzionamento quotidiano dei forum UAAR (http://forum.uaar.it);<br />
&#8211; organizzazione di diversi sondaggi on-line (www.uaar.it/poll);<br />
&#8211; aggiornamento della sezione &#8220;comunicati stampa&#8221; (www.uaar.it/uaar/comunicati_stampa);<br />
&#8211; pubblicazione del sommario e di due articoli del numero 1/2009 de “L’Ateo” (www.uaar.it/uaar/ateo);<br />
&#8211; pubblicazione della recensione del libro &#8220;Il cattolicesimo reale”, di Walter Peruzzi (www.uaar.it/ateismo/opere/walter-peruzzi-il-cattolicesimo-reale.html);<br />
&#8211; pubblicazione delle prime quaranta pagine del libro “Galeotti cosmici”, di Franco Ajmar (www.uaar.it/ateismo/opere/143.html)</p>
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		<title>La guerra culturale su Darwin</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 06:28:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Lorenzo Galbiati In tutto il mondo occidentale il 2009 è l&#8217;anno del bicentenario della nascita di Charles R. Darwin &#8211; l&#8217;esimio scienziato nacque esattamente 200 anni fa, il 12 febbraio 1809 &#8211; e dei 150 anni della prima edizione dell&#8217;Origine delle specie, il suo libro più noto e rivoluzionario. Questo mese vi sono i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://pistorius.splinder.com">Lorenzo Galbiati</a></p>
<p>In tutto il mondo occidentale il 2009 è l&#8217;anno del bicentenario della nascita di Charles R. Darwin &#8211; l&#8217;esimio scienziato nacque esattamente 200 anni fa, il 12 febbraio 1809 &#8211; e dei 150 anni della prima edizione dell&#8217;<em>Origine delle specie</em>, il suo libro più noto e rivoluzionario. Questo mese vi sono i Darwin Day, sempre più numerosi e istituzionalizzati anche in Italia, tanto che l&#8217;ANMS (Associazione Nazionale dei Musei Scientifici), la SIBE (Società Italiana di Biologia Evoluzionistica) e Pikaia (il Portale italiano dell&#8217;evoluzionismo) hanno realizzato già da tempo il sito italiano  del Darwin Day, ma le manifestazioni volte a commemorare Darwin e propagandare il pensiero biologico evoluzionista sono innumerevoli e si dipaneranno almeno fino al mese di ottobre, come si può osservare dal calendario  degli appuntamenti darwiniani.</p>
<p><span id="more-14098"></span></p>
<p>Contemporaneamente a queste iniziative per la diffusione dell&#8217;evoluzionismo vi sarà anche una serie di eventi il cui precipuo scopo è quello di screditare la cultura evoluzionista e, in generale, il naturalismo scientifico &#8211; vale a dire le scienze naturali in blocco &#8211;  e filosofico. Il calendario ufficiale di questi eventi non è ancora noto ma sono a conoscenza, da fonti attendibili, di notizie ufficiose secondo cui sarebbe previsto in autunno un congresso italiano antievoluzionista con la partecipazione di scienziati europei e americani antidarwiniani e/o sostenitori della teoria neocreazionista del Disegno Intelligente. La principale promotrice del congresso sarebbe l&#8217;AISO (Associazione Italiana Studi sulle Origini), una associazione neocreazionista il cui scopo, come si legge sul suo sito , è: &#8220;far presente che le teorie evoluzioniste non possono essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa. Nella scuola e società italiana, per esempio, non dovrebbe essere ignorata la critica all&#8217;evoluzionismo e neppure il senso della proposta creazionista. Noi siamo convinti che il racconto biblico sulla creazione e le leggi della natura non siano in contrasto ma, al contrario, risultino convergenti. In sostanza si vuole dare, anche in Italia, una informazione più equilibrata, affinché i giovani e le persone più attente possano fare la loro scelta fra la visione del mondo evoluzionista e quella basata sulla Bibbia. Per la parola di Dio, la materia e la vita non sono frutto del caso, ma del disegno e dell&#8217;opera di un Programmatore Eccelso.&#8221;</p>
<p>Lo scontro tra evoluzionismo e antievoluzionismo è diventato negli ultimi anni una vera e propria <em>guerra culturale</em> in cui l&#8217;unico dato certo è che a uscirne sconfitta è la scienza.</p>
<p>Se le ragioni degli antievoluzionisti sono irrazionali, prive di ogni tipo di scientificità e funzionali a un disegno di restaurazione della società che vuole minare alla radice l&#8217;epistemologia scientifica e   la laicità dello stato liberale, le risposte di alcuni evoluzionisti rischiano di diventare, per effetto di uno speculare fanatismo, funzionali a un disegno di strumentalizzazione della scienza in senso ateista e antireligioso. Quando infatti il più famoso scienziato evoluzionista europeo, Richard Dawkins, già autore del libro <em>The God delusion</em>, un bestseller mondiale in cui si vuole dimostrare l&#8217;inesistenza di Dio servendosi anche di ragionamenti attribuiti dall&#8217;autore al pensiero evoluzionista, si fa portavoce della propaganda ateista inglese, sponsor della pubblicità sugli autobus che recita <em>There&#8217;s probably no god &#8211; now stop worrying</em> <em>and enjoy your life </em>(Dawkins avrebbe omesso il <em>probably</em>,<em> </em>ma altri ha deciso diversamente), conferenziere che dichiara in ogni modo come la teoria dell&#8217;evoluzione porti a considerare l&#8217;ipotesi Dio un&#8217;illusione, ne consegue una confusione  profonda tra l&#8217;affermazione culturale dell&#8217;evoluzionismo e l&#8217;affermazione dell&#8217;ateismo, rischiando così di fare una guerra alle religioni che ha l&#8217;esatto sapore di una <em>guerra religiosa</em>, in cui la scienza viene brandita come strumento ideologico di potere e sopraffazione delle coscienze. Non possono infatti passare inosservate e senza conseguenze sull&#8217;opinione pubblica molte dichiarazioni televisive  di Dawkins rilasciate a grandi network, come ad esempio: &#8220;considero le affermazioni religiose in merito all&#8217;Universo come affermazioni scientifiche alternative, quindi l&#8217;affermazione che l&#8217;Universo contiene un Dio, un&#8217;intelligenza creativa è un&#8217;affermazione scientifica&#8221;, che sortisce paradossalmente lo stesso effetto (seppure con opposte intenzioni) delle dichiarazioni dei creazionisti più fanatici, che vorrebbero dare valenza scientifica al contenuto del Genesi biblico. E passano ancor meno inosservate le affermazioni di Dawkins sull&#8217;impossibilità di essere nello stesso tempo scienziati e credenti genuini in una delle religioni monoteiste: per l&#8217;evoluzionista inglese questo fatto è sconcertante e incomprensibile, tanto che non è possibile spiegare come alcuni scienziati possano conciliare scienza e fede se non &#8220;solo attraverso una compartimentazione della loro mente&#8221;.</p>
<p>Le conseguenze dello scontro tra questi opposti integralismi, quello religioso o politico di marca antievoluzionista, il più pericoloso, e quello dei &#8220;nuovi atei&#8221; &#8211; così l&#8217;opinione pubblica ha etichettato gli atei come Dawkins &#8211; che, volutamente o meno, adottano una difesa della scienza che sconfina nella sua strumentalizzazione antireligiosa, sono in ultima analisi a vantaggio del fronte antievoluzionista, il quale riceve sempre più sostegno mediatico e politico poiché gli è facile presentarsi quale vittima di una guerra culturale di stampo ateista che coinvolge tutta la società e che gli impedisce di avere voce  nelle istituzioni scolastiche e accademiche.</p>
<p>Tutto questo non sfugge a uno dei più importanti scienziati evoluzionisti del mondo, Niles Eldredge, il quale commenta  l&#8217;operato di Dawkins dicendo che quando uno &#8220;come lui dichiara apertamente, rumorosamente e bellicosamente di essere un ateista, ne ha pieno diritto secondo i principi della libertà di parola&#8221;, ma in questo modo promuove attivamente una guerra culturale &#8220;traendone vantaggio&#8221; solo a livello personale perché il suo effetto sulla situazione dell&#8217;insegnamento scientifico negli Stati Uniti sarà che &#8220;i creazionisti, che vogliono che la loro materia sia inserita nel curriculum scolastico o che desiderano che l´evoluzione ne sia completamente rimossa, diranno che è in atto una guerra culturale e chiederanno di avere lo «stesso spazio»&#8221;</p>
<p>Le cifre che testimoniano la lacerazione della società occidentale di fronte a questa guerra culturale sono evidenziate da molti sondaggi. Tra i più recenti, ce ne sono alcuni che descrivono in modo impietoso ed alquanto preoccupante la situazione, ormai degenerata, della cultura scientifica nel Regno Unito, la patria di Dawkins. In un articolo del Guardian , per esempio, si cita un sondaggio Ipsos/Mori che rivela che per il 29% degli insegnanti di scienze &#8220;il creazionismo dovrebbe essere insegnato nelle ore di scienze insieme all&#8217;evoluzione e al big bang&#8221;. Quindi, quasi un terzo dei docenti inglesi di scienze naturali sarebbe disposto a insegnare a scuola il Disegno Intelligente come alternativa alla teoria dell&#8217;evoluzione! Questo non significa, ovviamente, che tutti quei docenti sostengano il Disegno Intelligente, tuttavia possiamo dire che, come minimo, sarebbero pronti a dargli legittimità scientifica. Se estendiamo il campione dai docenti di scienze inglesi a tutti i cittadini inglesi, la situazione diventa ancora più allarmante: in un altro, recentissimo articolo del Guardian , si commentano i risultati di un sondaggio secondo cui il 50% degli inglesi sarebbe in qualche modo convinto che Dio abbia gestito l&#8217;evoluzione e solo il 25% sembra credere nel fatto che la teoria dell&#8217;evoluzione sia corretta  e convincente. Il restante 25% degli inglesi è invece confuso e propenso ad accettare la teoria di Darwin come &#8220;probabilmente vera&#8221;.</p>
<p><em>God Save the Queen!</em></p>
<p>Se passiamo a testare la situazione mondiale su temi quali la scienza, la fede e l&#8217;evoluzione, ci viene in soccorso un articolo on line di Der Spiegel  (tradotto in inglese: &#8220;Has Darwin Failed?&#8221;) che riporta i risultati di un sondaggio &#8211; con tanto di istogrammi &#8211; frutto di un&#8217;indagine della Commissione Europea del 2005. Ebbene, dall&#8217;indagine risulta che circa metà dei cittadini italiani ha una fede in Dio priva di alcun dubbio; in Germania, Francia e Gran Bretagna la percentuale di tali credenti è di circa il 25% mentre negli USA è del 70% e in Messico dell&#8217;80%. Gli atei convinti vanno dall&#8217;1% del Messico al 19% della Francia mentre in Europa e America vi è una rilevante percentuale di persone, tra l&#8217;8% e il 33%, che pur non credendo in un dio personale, crede in &#8220;una sorta di forza o potere superiore&#8221;. Se andiamo a vedere come questo si riflette negli Stati Uniti in rapporto all&#8217;accettazione della teoria dell&#8217;evoluzione, notiamo che solo il 14% (ma in passato, nel 1982, la percentuale era del 9%) della popolazione crede che l&#8217;uomo si sia evoluto senza un intervento divino mentre il 36% crede che l&#8217;evoluzione sia guidata da Dio (risposta riconducibile alla credenza nella teoria del Disegno Intelligente, ma molto dipende da cosa significhi credere che Dio &#8220;guidi&#8221; l&#8217;evoluzione) e il 44% crede che Dio abbia creato direttamente l&#8217;uomo non più di 10.000 anni fa. Dico, il 44% della popolazione americana crede che Dio abbia creato direttamente l&#8217;uomo qualche migliaio di anni fa, cioè sostiene la cosiddetta &#8220;scienza della creazione&#8221;, il creazionismo più integralista, di stampo medioevale!</p>
<p>Che dire?</p>
<p><em>God save mr. </em><em>Darwin!</em></p>
<p>Anzi, per il bene di Darwin, e della scienza, meglio escludere Dio e l&#8217;idea di un Disegno di origine soprannaturale da ogni discorso scientifico sull&#8217;evoluzione: e dico <em>escludere</em>, ossia evitare di parlare di tali concetti per sostenerli o confutarli, dato che <em>non </em>sono concetti scientifici. Della teoria del Disegno Intelligente, invece, che se ne parli per smascherare la mistificazione di chi vorrebbe spacciarla per teoria scientifica.</p>
<p><em>Fonti:</em></p>
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		<title>Morfologia della fiaba degli dèi</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 09:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[Il filologo classico traccia una breve storia del sacro fra ambiguità di termini e di ideali. D. P.] di Daniele Ventre C&#8217;è stato un tempo, remoto, quasi coevo delle stagioni circolari del mito, in cui dietro la fiaba degli dèi, protagonisti delle enigmatiche e spesso disinterpretate leggende al centro delle diverse tradizioni fondative, si celavano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Il filologo classico traccia una breve storia del sacro fra ambiguità di termini e di ideali. D. P.]</em></p>
<p>di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>C&#8217;è stato un tempo, remoto, quasi coevo delle <strong>stagioni circolari del mito</strong>, in cui dietro la fiaba degli dèi, protagonisti delle enigmatiche e spesso disinterpretate leggende al centro delle diverse tradizioni fondative, si celavano in realtà forze naturali e sociali che esulavano dal controllo &#8220;tecnico&#8221; dell&#8217;uomo, dal campo del fungibile, e si imponevano agli occhi dell&#8217;uomo stesso come manifestazioni della potenza della natura e della storia (<strong>cratofanie</strong>, per usare un termine caro a <strong>Mircea Eliade</strong>), e perciò venivano percepite, sul piano culturale, come espressioni fenomeniche di una realtà retrostante e numinosa, sacra (<strong>ierofanie</strong>). Entità dal recondito potere, dotate di intenzionalità, dunque vive, dunque dèi, erano i pianeti, che segnavano il passo alle stagioni, agli anni, ai secoli, alle ere (<strong>De Santillana</strong>); il divino agiva in ogni angolo dell&#8217;universo, a sancire e legittimare rapporti sociali e politici, rapporti di forza strutturanti la concreta realtà socioeconomica (<strong>Sebag</strong>, sulla scorta dell&#8217;antropologia marxiana); il linguaggio del mito, proprio di una <strong>cultura orale-aurale</strong>, formalizzava leggi cosmiche (come la precessione degli equinozi, ipostatizzata nella fiaba della ciclica, cataclismica distruzione del mondo per diluvio o conflagrazione) e interazioni politiche di vario genere (i rapporti fra gli ordinamenti delle città-stato e degli imperi, e la loro fondazione eroica), nell&#8217;unica maniera che in una cultura orale-aurale è possibile recepire: quella del racconto.<span id="more-13034"></span></p>
<p>Il linguaggio del mito, della parola primordiale che è narrazione orale (<strong><em>mythos</em></strong>, appunto), ma nello stesso tempo forza magica (<strong><em>Vāk</em></strong>), e potere creatore archetipico (<strong><em>Lógos</em></strong>), è la fiaba facile da memorizzare nella cui trama l&#8217;uomo arcaico, non inteso come primitivo, ma come vicino ai fondamenti della socialità e della culturalità umane, inscrive l&#8217;universo, in cui tutto è pieno di dèi, e in cui dio può perfino, all&#8217;occasione, circoscriversi nell&#8217;idolo senza esserne circoscritto, come ammonivano i mistici hinduisti, o può tranquillamente, a suo libito, assumere forma d&#8217;uomo o d&#8217;asse lignea, scriveva <strong>Guglielmo da Occam</strong>, e in cui il sacro, la cratofania-ierofania, si configura in ultima analisi come una categoria cognitivo-pratica onnipervasiva e onnipresente, come conclude, ancora con Mircea Eliade, l&#8217;antropologia culturale moderna, con il suo frasario specialistico astrattificante. <strong>Il mito era, in definitiva, il linguaggio con cui una cognizione scientifica o una norma giuridica potevano essere tramandati</strong>, e si imponevano come autorevoli, cioè legittimi e nel contempo capaci di <em>augere</em>, favorire la crescita, delle realizzazioni umane. Esso veicolava una cognizione &#8220;tecnico-scientifica&#8221; concreta, dalla formula-placebo alla <em>Phol ende Uuodan</em> per ammansire le fitte di una frattura, al serpe di <strong>Gilgamesh</strong>, simbolo della ciclicità del cosmo che, agli occhi di una civiltà agricola tesa alla sua materiale sopravvivenza, invecchia e si rinnova perpetuamente, preparando i semi della vita già nel momento in cui sembra spegnerli.</p>
<p>Esso imponeva altresì, in un mondo nato senza parola scritta, un atteggiamento di rispetto verso il <strong>numinoso drammatizzato</strong>, in una modalità talmente sistematica che per l&#8217;uomo antico non esiste pratica quotidiana, o tecnologia, che non sia accompagnata dal mito, perché né tecnica, né norma potevano essere trasmesse e ricordate altrimenti che in forma di racconto, poiché, per chi non ha scrittura e matematica avanzata, è più facile rammentare-tramandare una fiaba contesta di moduli formulari, piuttosto che un teorema tramato di idee-forme intellegibili astratte (<strong>Havelock</strong>). Ne discende in generale che il mito, come linguaggio, <em>anche se lo consideriamo al di là della condizione di &#8220;primitività&#8221; orale-aurale che lo inventa</em>, va di per sé concepito come una forma comunicativa efficace nel trasmettere una <em>Weltanschauung</em> olistica: il referente &#8220;duro&#8221; poeticizzato (norma giuridica, cognizione scientifica), si trasforma in messaggio dotato di forza pragmatica, che &#8220;colpisce basso&#8221; l&#8217;animo dell&#8217;uditore, lasciandovi un&#8217;impronta perpetua.</p>
<p><strong>Come protagonista del mito, il dio, o l&#8217;eroe</strong> (che poi, come personalità ierofanica, dio umanizzato o uomo divinizzato, fa lo stesso), <strong>è categoria cognitivo-pragmatica olistica per eccellenza</strong>: la sua presenza al centro del racconto di fondazione del cosmo naturale e umano è la forma con cui l&#8217;uomo percepisce-comunica l&#8217;estraneità del nucleo profondo del reale rispetto a quel campo del fungibile, tecnologico o normativo che sia, che egli direttamente controlla, e non importa quanto vasti siano i termini del campo del fungibile in una data epoca storica. Ciò che importa è che l&#8217;uomo, nel momento in cui parla di dio, definisce un rapporto rispetto a quel nucleo profondo del reale che in buona sostanza egli non controlla. Dio &#8220;regge tutte le cose non come anima del mondo, ma come signore dell&#8217;universo. E a causa del suo dominio suole essere chiamato Signore-Dio, <strong><em>pantokratōr</em></strong>. Dio infatti è una parola relativa e si riferisce ai servi: e la divinità è la signoria di Dio, non sul proprio corpo, come vien ritenuto da coloro per i quali Dio è l&#8217;anima del mondo, ma sui servi&#8230;&#8221;. Non è un passo, questo, del retrivo <em>Syllabus errorum</em> di <strong>Pio IX</strong>, né un <em>magnificat</em> pastorale wojtiłano di maniera, né tampoco uno dei troppi pistolotti ratzingeriani che i media ammanniscono alle nostre lasse orecchie in questi tempi di feste e di mercanti nel tempio: sono invece parole dello <em>Scholium generale</em>, che nel 1713 fu aggiunto da sir <strong>Isaac Newton</strong> alla seconda edizione dei suoi <em>Philosophiae naturalis principia mathematica</em>.</p>
<p>Se abbiamo presente che lo <em>Scholium generale</em> è la sede in cui Newton pronuncia il suo celeberrimo <strong><em>hypotheses non fingo</em></strong>, &#8220;ipotesi non ne invento&#8221;, alfa e òmega di ogni forma di ricerca di una conoscenza controllabile, trasparente ed obbiettiva, <strong>non possiamo liquidare questa dichiarazione come la semplice testimonianza di un&#8217;inerzia culturale</strong> di uno degli eroi dell&#8217;alba della scienza occidentale moderna, di uno scenziato in cui fideismo e sperimentazione si mescolano, e che nella seconda parte della sua vita si dette a chiosare l&#8217;<em>Apocalisse</em> di <strong>Giovanni</strong>. Nelle parole di Newton si riflette piuttosto l&#8217;idea (già tardo-platonica), che il nucleo dell&#8217;essere, coerenza ordinata, sottratta al controllo dell&#8217;uomo, si manifesta, in rapporto all&#8217;uomo, col volto del divino. Storicamente, nell&#8217;ambito delle culture antiche e medievali, quello della religiosità abramica, nel suo &#8220;dialetto&#8221; giudaico-cristiano, che condiziona culturalmente <strong>Copernico</strong>, <strong>Keplero</strong>, <strong>Galileo</strong> e Newton, è un caso particolare, estremo, di <em>reductio ad unum</em>. Nelle cosiddette religioni politeistiche, ogni forza naturale, entità astrale, o forza storico-sociale (e spesso le tre cose coincidono), è identificata come cratofania e ierofania, percepita come potere intenzionale e intelligente, e dunque come dio. <strong>Alla base del monoteismo giudaico-cristiano c&#8217;è essenzialmente una virata prospettica</strong>, in base alla quale tutte le cratofanie-ierofanie (segni miracoli presenze) del cosmo sono percepite e comunicate come riflessi riconducibili ad un unico, coerente, ordine fondativo, cratofania originaria, ierofania del fondamento, che nella sua profondità abissale trascende infinitamente l&#8217;universo fungibile che l&#8217;uomo può fruire sul piano del sensorio, controllare a livello tecnico.</p>
<p>Non è dunque un caso se due pensatori come <strong>Max Scheler </strong>e<strong> Max Weber</strong> instaurano l&#8217;<strong>equivalenza fra concezione giudaico-cristiana e fondazione della scienza occidentale</strong>. In questo senso, il concetto di dio come rapporto, e in seconda battuta il mito fondativo del monoteismo (si intenda qui mito nell&#8217;accezione forte del termine), sono orizzonti e categorie olistiche intrascendibili. Ciò è vero sia sul piano antropologico, in quanto <strong>l&#8217;uomo è permantentemente in rapporto con l&#8217;intrinseca alterità del reale</strong>, sempre in agguato al di là della pur munita e tecnologica cittadella del fungibile, sia sul piano epistemologico, in quanto l&#8217;aspettativa che alla molteplicità delle manifestazioni della natura soggiaccia un ordine unitario e coerente costituisce la metafisica (nel senso popperiano del termine) alla base di ogni forma di cosmologia scientifica.</p>
<p><strong>Non si vuole però affermare che Dio è una semplice finzione teorico-pratica, un <em>als ob</em>, un &#8220;come se&#8221; kantiano</strong>: Dio è in primo luogo l&#8217;espressione antropologica di un rapporto che si viene progressivamente chiarendo nella storia, fra ogni essere cosciente e gli aspetti escatologici del reale, dell&#8217;esistente (la rischiosità strutturale dell&#8217;esperienza di esistere, di conoscere, di agire); in particolare, Dio, si presenta, nel suo senso originario, come il volto che l&#8217;ordine coerente del cosmo assume spontaneamente agli occhi dell&#8217;uomo e insieme come il modo in cui l&#8217;uomo si rapporta a quest&#8217;ordine coerente del cosmo, nella sua trascendenza, nel suo essere estraneo alla dimensione del fungibile. Ciò implica anche una conseguenza poco lusinghiera, per una certa forma che la cultura laica assume, quando, nell&#8217;opposizione polemica ai cleri storicamente determinati, indossa la maschera dell&#8217;oltranzismo.</p>
<p>Per rimanere alla &#8220;provincia&#8221; cristiana del linguaggio mitico-religioso abramico, sottolineare ed evidenziare i rapporti di derivazione fra la narrazione evangelica della verginità di Maria o della resurrezione di Cristo con analoghi miti di altre religioni mediterranee, semitiche o pre-semitiche, o rilevare la coincidenza fra il Natale e la festa del solstizio d&#8217;inverno, o i rapporti fra la Pasqua e il momento del risorgere della vita della terra alla fine del tempo invernale, ha una fortissima importanza sul piano antropologico. È del tutto illuminante, ed è un momento di maturazione culturale imprescindibile, constatare che <strong>il cristianesimo cattolico-romano, affermatosi in opposizione al pensiero delle varie correnti della gnosi tardo-antica, è in realtà esso stesso una particolare forma di gnosi, amalgama peculiare di religiosità semitica rinnovata e substrato precristiano</strong>. Allo stesso modo è essenziale sottolineare che la Bibbia, fra Antico e Nuovo Testamento, riflette una processualità storica del precisarsi del concetto di dio, dal plurale politeistico arcaico <em>Elohim</em> all&#8217;<em>Ego sum</em> singolare monoteistico della religiosità mosaica del Dio geloso, e allo stessa maniera dal Gesù dei protovangeli, che si schermisce e non vuole essere chiamato &#8220;buono&#8221;, attributo degno solo di Dio, e così afferma la propria natura di profeta squisitamente umano (e da principio squisitamente israelita), alla sistemazione del metafisico Vangelo di Giovanni, che fa di Gesù il Logos incarnato, non meno di quanto il buddhismo ipostatizzi la figura di <strong>Siddharta</strong> in una dimensione trascendente, al di là delle sue determinazioni storiche.</p>
<p>Questo percorso di disamina antropologica ci permette, sul piano filosofico, di leggere i testi sacri come totalità in fase di accrezione e sviluppo, sia nelle forme sia nei contenuti, in un cammino che in prima battuta, dal politeismo originario, giunge all&#8217;idea di un ordine cosmico unitario, adombrato dal monoteismo; in un secondo momento, dal monoteismo, dalla scoperta della ierofania del fondamento, giunge ad assumere la prospettiva della <strong>coessenzialità dell&#8217;uomo con il divino</strong>: una cratofania dell&#8217;essere cosciente, una ierofania della coscienza, che pur soverchiata dalla potenza dell&#8217;universo, è in grado di porsi in rapporto con essa e in definitiva di comprenderla, ed è, in ultima analisi, la <strong>fonte del sacro</strong>, l&#8217;essere che heideggerianamente si interroga sul senso dell&#8217;essere.</p>
<p>La consacrazione dell&#8217;essere cosciente avviene, nel Mediterraneo antico d&#8217;età imperiale, con la particolare figura mitico-storica di Gesù, re sacro universalizzato latore di un messaggio etico al di là degli interessi politici di parte e delle differenze culturali, per seguire la prospettiva accennata da <strong>R. B. Onians</strong> nel suo <em>Le origini del pensiero europeo</em>. Ma analoghe situazioni si rinvengono tranquillamente in altre realtà religiose e spirituali: abbiamo già parlato dell&#8217;ipostatizazzione del Buddha, che nella sua dimensione storica è addirittura un filosofo promulgatore di una dottrina che il pensiero braminico definisce <em>nastika</em>, cioè non ortodossa, ostile alla religiosità superstiziosa tradizionale. Potremmo allo stesso modo ricordare, nella religione hinduista, la figura di <strong>Sri Krshna</strong>, la conclusione sarebbe invariata: nella prospettiva basilare di questa, certo prolissa, abbozzata <strong>morfologia della fiaba degli dèi</strong>, al centro delle più avanzate forme della religiosità umana, al di là delle differenze locali, si pone un mito di fondazione di cui sono protagonisti la ierofania del fondamento e la ierofania della coscienza.</p>
<p align="center">***</p>
<p>Esiste tuttavia un altro aspetto del problema, non meno articolato. Finora abbiamo cercato di delineare l&#8217;idea del <strong>Dio come rapporto</strong>, in relazione al racconto originario della ierofania del fondamento e della ierofania della coscienza. Da un punto di vista strettamente ontologico, <strong>il conflitto fra la modernità e la sua scienza da un lato, e la concezione di Dio propria dei cleri storicamente determinati dall&#8217;altro, insorge non tanto dall&#8217;intrinseca insufficienza cognitiva e pragmatica del mito stesso; nemmeno la volontà di potenza dei vertici delle gerarchie ecclesiastiche basta a spiegarla <em>in toto</em></strong>. La colpa storica delle gerarchie religiose, nella contemporaneità, è frutto dell&#8217;intersezione fra la volontà di potenza che le anima e le asservisce, e l&#8217;inadeguatezza rispetto al cambiamento culturale. È dunque una colpa tanto più grave, nella misura in cui si ingenera dal misconoscimento dello spirito del messaggio dei fondatori, e dall&#8217;<strong>idolatria della lettera</strong>.</p>
<p>Il tema dell&#8217;ateismo, o delle &#8220;<strong>false luci del mondo</strong>&#8220;, secondo una formula ipocrita cara, fra noi, ai vertici della chiesa cattolica, non è semplicemente una questione di negazione del fondamento, o di ricorso a forme di pensiero debole, in opposizione a un pensiero che si presume forte e capace di indicare all&#8217;uomo la via; non è nemmeno un problema di acquisizione di una visione matura e libera, in opposizione all&#8217;oscurantismo, secondo il grido di una laicità che in Italia appare irreversibilmente assediata e in crisi, anche per la definitiva defezione politica di coloro che dovrebbero farsene assertori e difensori, ed esprimono spesso solo una residuale forma di generico, e gerioneo, salutismo sociale, sposato all&#8217;obliqua prassi egemonica delle reti di comando dell&#8217;alta burocrazia e della tecnostruttura bancaria.</p>
<p>L&#8217;inerzia della chiesa nei confronti di Galileo (tardivamente riabilitato in una ridicola e falsa ostentazione di modernità) e di <strong>Darwin</strong> (a cui si sostituisce la <strong>putida teoria del disegno intelligente</strong>), ci pongono di fronte alla sfrontata negazione del mito originario, sostituito con un <strong>surrogato monco e penoso di dio</strong>. L&#8217;ateismo di coloro che non ritengono esista un dio fondamento dell&#8217;universo, è al massimo un <strong>ateismo teoretico</strong>, o se si vuole epistemologico e ontologico. Ma fin troppo banale è la stigmatizzazione dell&#8217;ateismo pratico di coloro che, pur dichiarando a gola spiegata la propria <em>intemerata fides</em> nel Dio cristiano, ne contraddicono <em>matter-of-factly</em> gli insegnamenti etici: che dire dei sacerdoti pedofili, che la gerarchia promuove-rimuove a più alte cariche, preoccupata solo del proprio buon nome, o dell&#8217;affarismo del clero in fatto di immobili non tassati, finite locazioni e otto per mille trafugato di soppiatto col silenzio-assenso, in uno Stato che già è in travaglio per il degrado della sua classe politica e imprenditoriale? Di recriminazioni analoghe sono pieni i media e la rete.</p>
<p>Quello che resta, nella gerarchia cattolica che nega diritti a <strong>coppie di fatto</strong>, <strong>divorziati</strong> e <strong>omosessuali</strong>, nei vertici aggressivi e ademocratici di certo protestantesimo fondamentalista, nell&#8217;estremismo di certi coloni ebraici, nell&#8217;estremismo degli hinduisti che bruciano sul rogo del marito morto una vedova di sedici anni, nell&#8217;integralismo wahhabita, nel radicalismo becero dei profeti del conflitto fra le civiltà, è in definitiva soltanto un&#8217;idolatria del segno. <strong>Una volta che ha perso contatto col mito originario che consacra l&#8217;universo e la coscienza dell&#8217;uomo in una grande narrazione cosmico-storica che li vede coessenziali, ogni singola casta sacerdotale storicamente determinata non vede altro che la propria, particolaristica, lettera morta</strong>, <strong>impressa sul suo proprio, particolaristico, libro sacro, ingiallito dalla forza corrosiva della storia</strong>. Sul piano filosofico accusano la modernità di relativismo; ma che dire del loro <strong>isolazionismo antropologico</strong>? Sul piano della morale sessuale, accusano di materialismo edonista il mondo secolarizzato: ma si ricordi che il precetto della castità, nel mondo antico, nasce da una visione arcaica, estremamente materiale e organicistica, del rapporto anima-corpo, per cui &#8220;non disperdere il seme&#8221;, dalla Bibbia al sesso tantrico, significa risparmiare la propria <em>psyché</em> per consacrarla al divino; ma anche la maniera  più ludica e irresponsabile di vivere la sessualità appare essere meno materiale ed esteriorizzata di norme che nascono da errori prospettici di una psicofisiologia arcaica, incrociati con le determinazioni socioeconomiche delle società preindustriali in cui le antiche religioni nacquero.</p>
<p>Problematiche come l&#8217;<strong>eutanasia</strong> o l&#8217;<strong>aborto</strong> sono affrontate con prese di posizione equivoche e ambivalenti: si dichiara di voler difendere la vita, ma si definisce vita la semplice, elementare attività biochimica di qualche gruppo tessutale, in un organismo che per il resto ha cessato di essere supporto di quella vita relazionale che è l&#8217;essenza della persona o che non può ancora avere nemmeno un embrione di vita relazionale. Sul piano <em>stricto sensu </em>filosofico, il &#8220;Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, e non dei filosofi e dei sapienti&#8221;, di cui si fa apologia e che funge da supporto alla primazia delle cosiddette religioni positive, appare gravato, nelle sue caratteristiche essenziali, di una <strong>selva di contraddizioni <em>in adiecto</em></strong>. La definizione coerente di un fondamento infinito in potenza e in atto è in sé e per sé <strong>incompatibile con il concetto di persona</strong>, inteso nel senso ordinario del termine.</p>
<p>Se la personalità può essere coessenziale con il divino sul piano del rapporto storico fra l&#8217;essere cosciente e l&#8217;ordine coerente dell&#8217;universo, centrando il problema sul fondamento per come esso è, per quel poco che possiamo affermarne, le cose prendono un&#8217;altra veste. In presenza di un fondamento infinito in potenza e in atto, <strong>espressioni del linguaggio religioso come &#8220;progetto, piano di dio&#8221; (che hanno un senso nel linguaggio figurale del mito), o teorie pseudoscientifiche come l&#8217;<em>intelligent design</em>, suonano obbrobriose</strong>. Veramente c&#8217;è da ridar voce al disprezzo ironico di <strong>Voltaire</strong>: è come attribuire al divino una dimensione di volubilità e impotenza assolutamente inammissibili,<strong> fare di Dio, per citare Bonhoeffer, un volgare tappabuchi</strong>: un tappabuchi del campo del fungibile, a cui l&#8217;infinita maestosità dell&#8217;universo è implicitamente ridotta.</p>
<p>Il fondamento, se coerentemente concepito come infinito in potenza e atto, si esprime, sul piano ontologico, con un atto di creazione infinita. La difficoltà di certi ambienti religiosi ad accettare il <strong><em>Big Bang</em></strong>, e ad ammettere la possibilità che il nostro universo sia solo una regione locale dell&#8217;infinito <strong>multi-verso delle cosmologie contemporanee</strong>, cade automaticamente, di fronte all&#8217;idea che l&#8217;ordinamento fondamentale delle leggi fisiche esprima strutturalmente una creazione sempre in atto dall&#8217;eternità e per l&#8217;eternità, come accade ad esempio negli scenari descritti dall&#8217;inflazione infinita di <strong>Andrej Linde</strong>, nella teoria degli universi neonati formulata da <strong>Stephen Hawking</strong>, dal concetto di paesaggio cosmico che anima le teorie di <strong>Lee Smolin</strong>. La stessa radicalità del concetto di creazione, come posizione di qualcosa di totalmente altro e autonomo rispetto al fondamento, implica poi strutturalmente l&#8217;idea di evoluzione: una creazione totalmente autonoma sarà infatti destinata a compiere il suo cammino con le proprie gambe, dalle strutture più semplici all&#8217;emersione auto-organizzata della complessità, dal caos all&#8217;ordine, secondo le dinamiche illustrate da scienziati come <strong>Paul Davies</strong> e <strong>Ilya Prigogine</strong>.</p>
<p>Per tornare al racconto fondativo originario, e alla drammatizzazione di quel numinoso che è a fondamento dell&#8217;ordine coerente dell&#8217;universo, l&#8217;idea di concepire l&#8217;atto creativo di Dio come dono radicale, incondizionato, infinito di essere, implica strutturalmente l&#8217;alterità totale della creazione, la sua positività pur nel condizionamento e nella finitudine; implica, inoltre, la necessità di un cammino evolutivo irto di errori e di drammi, di vicoli ciechi, di deviazioni e di scoperte casuali, di svantaggi e opportunità nascenti da dinamiche accidentali, feroce di ingiustizie e di sofferenze, ma proprio perciò tanto più vero e bello e ontologicamente &#8220;forte&#8221; e coeso.</p>
<p><strong>Il problema, in definitiva, non è dunque l&#8217;opposizione banale fra teismo e ateismo</strong>, che in realtà sussiste solo su un piano superficiale ed esteriore, fatto di equivoci e travisamenti. Il problema reale è, per dirla con <strong>Levinas</strong>, nella <strong>lotta fra totalità e infinito</strong>, cioè nell&#8217;opposizione fra l&#8217;idea di una realtà che si appiattisca nella dimensione totalmente fungibile della tecnica e della ragione amministrata dalle <strong>burocrazie del trascendente e dell&#8217;umano</strong>, <em>routine</em> della pura e semplice fatticità anonima, e la reale accettazione che l&#8217;esistente appare gravido di rischi e opportunità imprevedibili, al di là della tracotanza degli apparati burocratici, della aridità della scienza normale cristallizzata nell&#8217;accademismo retrivo, al di là dell&#8217;amministrazione dell&#8217;archivio dello spirito che con ingiustificabile arbitri i cleri storicamente determinati si arrogano il diritto di esercitare.</p>
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		<title>Atei?: Altroché!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 08:47:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; Libreria Utopia via Moscova 52 &#8211; Milano sabato 19 aprile h. 18:30 tel. 0229003324 ATEI?: ALTROCHÉ! Prendendo spunto dall’infuocato libello di Arno Schmidt Ateo?: Altroché! (a cura di D. Borso e D. Pinto, Ipermedium ed.), converseremo con Dario Borso ed Emanuele Ronchetti sulle ragioni dell’ateismo, e verseremo alla Mescita Vini Emma Goldman.]]></description>
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<p>Prendendo spunto dall’infuocato libello di Arno Schmidt <em>Ateo?: Altroché!</em> (a cura di D. Borso e D. Pinto, Ipermedium ed.), converseremo con Dario Borso ed Emanuele Ronchetti sulle ragioni dell’ateismo, e verseremo alla Mescita <em>Vini Emma Goldman</em>.</p>
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