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	<title>azzurra d&#8217;agostino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Incantamenti, molteplice, identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 04:00:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di <strong>Francesca Matteoni</strong><br />
Nella mia casa conservo una valigetta di cartone dove anni fa ho chiuso un incantesimo. Ne ricordo la fonte: era un lutto per il quale ho rinnovato una delle mie molte e bizzarre promesse infantili.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-108492" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-195x300.jpg 195w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-666x1024.jpg 666w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-768x1181.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-999x1536.jpg 999w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-1332x2048.jpg 1332w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-150x231.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-300x461.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-696x1070.jpg 696w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-1068x1642.jpg 1068w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front-273x420.jpg 273w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2024/05/incantamenti_cover-front.jpg 1533w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" />di <strong>Francesca Matteoni</strong></p>
<p>Introduzione a <a href="https://www.vydia.it/it/incantamenti/" target="_blank" rel="noopener"><em>Incantamenti</em>. Antologia poetica a cura di Francesca Matteoni, Cristina Babino, Laura Di Corcia, pubblicata da Vydia Editore</a>.</p>
<p>Con poesie di Mariasole Ariot, Cristina Babino, Elisa Biagini, Maria Borio, Alessandra Carnaroli, Tiziana Cera Rosco, Laura Corraducci, Manuela Dago Pecorari, Azzurra D’Agostino, Evelina De Signoribus, Laura Di Corcia, Francesca Genti, Laura Liberale, Viola Lo Moro, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Laura Pugno, Marilena Renda, Mariagiorgia Ulbar.</p>
<p style="text-align: right;"><small>per Cristina, Laura e tutte le altre che sono,<br />
che verranno</small></p>
<p>Nella mia casa conservo una valigetta di cartone dove anni fa ho chiuso un incantesimo. Ne ricordo la fonte: era un lutto per il quale ho rinnovato una delle mie molte e bizzarre promesse infantili. Ho portato quella valigetta con me per quattro traslochi fino all’abitazione odierna, senza mai riaprirla, scordandomi pure del suo contenuto. Ogni tanto riappare nello sguardo. La lascio dov’è. Un incantesimo funziona meglio quando ce lo dimentichiamo, quando la volontà espressa è tale da lasciarsi la nostra persona molto indietro sul cammino. <span id="more-108404"></span></p>
<p>Alcuni incantesimi sono amuleti. Alcuni di questi amuleti sono parole. Parole-oggetto che lavorano sull’altro per tramite del suono o della scrittura; parole che crepano l’illusione di una scansione temporale, riportandoci alla rete fungina di memorie sognate e timori che è l’esserci e il dirsi presenti.<br />
Per anni mi sono addentrata negli incantesimi tramandati in Europa in un’epoca di crisi – l’era moderna della caccia alle streghe. Assonanze magico-simpatiche, invocazioni, santi nominati con lo scopo di recuperare la salute del corpo. Emorragia nasale, mal di denti, emicrania sono comuni fra le malattie che potevano essere curate per incantamento, di solito invocando qualcuno che se le portasse via: il Cristo che ferma il sangue in virtù delle sue ferite; la Madonna curatrice di ogni male; Paolo e Pietro, fondatori della chiesa (qualcosa, si dice la mente pragmatica del popolo, sapranno fare pure loro! Mettiamoli alla prova). Accanto a queste parole di guarigione vi erano quelle delle presunte streghe per guastare la comunità. L’unguento portentoso che permetteva il volo alla fattucchiera Matteuccia da Todi, arsa nel quindicesimo secolo; i versi con cui, due secoli dopo in Scozia, Isobel Gowdie si mutava in lepre; le formule delle streghe francesi per succhiare il latte del bestiame dei vicini, come bevendo rugiada in un campo. Non è tanto interessante il risultato pratico di incanti e malie, quanto ciò che lasciano emergere come materiale davvero antitetico rispetto all’ordine costituito.<br />
Tempi di crisi traggono fuori dall’umano un riconoscimento dell’universo quale luogo dove ogni cosa può essere continuamente risignificata perché contaminata, pervasa, illuminata o minacciata dall’altro. Le strutture sociali chiedono definizioni, ordinamenti, chiusure, la vita tuttavia, nella sua accezione globale, è contro-identitaria. Non dà valore alle cose in sé – queste si cantano le une nelle altre, in modi stupefacenti e spaventosi. Tempi di crisi preludono spesso al re-incanto del mondo, argomento discusso e discutibile sia nei suoi aspetti vitalistici sia in quelli più oscuri.<br />
È innegabile che tutta la terminologia dell’incanto susciti la diffidenza di una certa cultura moderna, poiché rimanda a una dimensione di dominio sull’altro, che agisce attraverso le fragilità dell’umano. Facendo leva sulle ansie e sul bisogno di fiducia delle nostre menti l’incantesimo diventa sortilegio, atto occulto di persone malevole, oppure inganno che promette facili soluzioni attraverso formule e riti. Ma questa è una prospettiva riduttiva, che rinuncia a indagare le ragioni della paura per bollarle come “superstizione”, negando all’incanto una dimensione ben più ricca, nella quale non siamo mai separati dal resto del mondo. È la molteplicità ciò che l’incanto rende a sguardi privi di pregiudizio. Come scrive l’antropologa Stefania Consigliere: «Molteplicità dei mondi, dei tempi, delle linee del passato e del divenire, dei modi di fare umanità, degli enti e dei paesaggi, delle intenzioni, delle forme di vita e di noi stessi» [S. Consigliere, <em>Favole del reincanto. Molteplicità, immaginario, rivoluzione</em>, DeriveApprodi, Roma 2020, p. 93]. Come suona quella molteplicità? La risposta mi arriva ancora dal diciassettesimo secolo delle streghe, nella voce di Calibano:</p>
<p>Non devi avere paura.<br />
L’isola è piena di rumori,<br />
Suoni e dolci arie<br />
Che danno piacere e non fanno male.<br />
A volte sento<br />
Mille strumenti vibrare<br />
E mormorarmi alle orecchie.</p>
<p>[W. Shakespeare, <em>La tempesta</em>, Atto III, Scena II, traduzione di A. Lombardi, Garzanti, Milano 1982, p. 123.]</p>
<p>Ai rumori vibranti, che conducono l’ascoltatore in un’autentica dissoluzione dell’ego, Calibano, il mostro, si addormenta e sogna. Quei rumori non animano la materia, sono la materia. Fanno paura perché dicono che niente è mai piegato del tutto al controllo, e il linguaggio si evolve in una continua approssimazione che non esaurisce, fallisce piuttosto, il senso dell’intero. Così anche un mostro diventa un poeta – lo è, di fatto, sempre stato. Questo è un luogo selvaggio, ma tu non temere, consiglia Calibano. Non è più selvaggio di te. Fidati dei suoi verbi che ti cantano là dentro e qui, fuori da te stessa.<br />
Ogni incantamento, dunque può sottendere un gesto di consapevolezza dell’altro, chiunque esso sia, che rigetta politicamente il potere contenitivo della società a favore dell’ascolto delle lingue – come cercano giustizia, come ci strappano di dosso le frontiere, come ci annunciano le loro morti e i loro desideri, come in loro coabitino, senza distinzione, ciò che opprime e ciò che viene oppresso. Ogni incantamento è radice poetica, chiamata delle esistenze all’essere reciproco e relazionale, ritmo di rottura nelle apparenze accettate come regola. La crisi del tempo odierno potrebbe essere fatale a noi come a molte altre specie con cui formiamo una famiglia interdipendente. In questa deriva, il cui motore principale è il principio estrattivista, una porzione di umanità – bianca, benestante, capitalista, tradizionalmente monoteista – ha deciso, con poca consapevolezza, lo sfruttamento di chiunque sia fuori da simili confini, fino al paradosso del suicidio. È una postura che non si stabilisce solo verso le categorie del regno animale o vegetale, su cui sembra focalizzarsi un’ecologia ingenua e nostalgica. Avviene prima di tutto verso le nostre vicende personali, nel tracciare il tempo in una linea di crescita e superamento, quando sarebbe più sensato ammettere il mescolarsi delle esperienze le une nelle altre, o confessare con sollievo che non supereremo nulla, perfino ben oltre la dantesca metà della vita. Le noi bambine scintillano come le anziane; le figlie partoriscono le nonne; il passato scrive con la sua cifra il futuro. Un incantamento trae dalla perdita linfa per altre connessioni, ma quando tutto ciò che seminiamo sono punti di non ritorno, a quale tu potremo rivolgerci, quale compromesso potremo stringere per sopravvivere immaginativamente, fisicamente? Allora un incantamento è qualcosa in più dell’opporsi allo status quo. È disfarlo, una parola alla volta. È rifare il bordo assicurandosi che ci sia posto per la sfilacciatura, per il non detto, non scritto, non deciso, perché una parte dell’incanto inizi in chi compone, ma l’ultima si schiuda in chi ridice. Cambiare la percezione da legge a canto, farlo prevedendo sempre un collettivo, attuale o a venire che sia, capace di trasformare a sua volta il messaggio.</p>
<p>Scrivo questi appunti dopo aver riletto gli incantamenti che venti voci di poete, per la maggioranza nate fra gli anni Settanta e Ottanta, hanno regalato a questo progetto antologico, curato dalla sottoscritta insieme a Cristina Babino e Laura Di Corcia. Li scrivo dopo gli innumerevoli messaggi nella nostra chat di coordinamento, variando dal personale al sociale, dalla confessione alle speranze, dalle sciocchezze alle angosce per le derive totalitariste della nostra contemporaneità. Li scrivo con preoccupazione, intenzione, riconoscenza. Non sapevo, proponendo qualche anno fa a Cristina e Laura questo lavoro e immaginandolo, come ancora lo immagino, quale primo passo di un dialogo, un laboratorio costante che partisse dalla nostra generazione, cosa avremmo raccolto.<br />
Ora ho per le mani un’opera corale, che unisce diversità di poetiche in quel molteplice di cui si diceva prima, che non teme la fastidiosa solerzia delle classificazioni e delle appartenenze. È un’opera di donne. Ancora di più: è un’opera genuinamente femminista, proprio perché rompe l’asse dei poteri per un cerchio della parola, perché fa un abito dello stigma – streghe, poetesse, perfino, citando Gloria Evangelina Anzaldúa, “attiviste spirituali” (mai così materiche, mai così dentro ciò che si vede) – affinché esso splenda e ci affranchi dalla paranoia identitaria.</p>
<p>Mariasole Ariot apre con il suo potentissimo tu allitterativo che chiama un ritorno mentre spalanca l’inconcepito e inconcepibile sfaldamento di ogni terra immaginata. Cristina Babino ci immette nel tentativo impossibile di superare un lutto, ri-cantandosi negli oggetti di un lungo tempo insieme ai morti, fino alla reciproca liberazione. Elisa Biagini affonda e incontra i corpi in sostanze del mondo vegetale, senza alcun lirismo panico, dissezionando, piuttosto, le parti vitali fino all’essenza. Maria Borio vanifica ogni nettezza riguardo alla sua persona o alla parola casa, affidandoci imperativi e domande che confondono il noi negli elementi. Alessandra Carnaroli sovverte, in una sequenza di anafore, la vittima e il carnefice come un fermo gridare fuori dalle voci e dalla morale maggioritaria. Tiziana Cera Rosco decide il viaggio nell’altro (amato, rivale, specchio) per il recupero di una limpida cura di sé, fuori da falsi conforti. Laura Corraducci detta nei versi un’eredità poetica, prestando la voce a tre artiste del passato e alla loro opera, ridefinendo una genealogia familiare. Manuela Dago Pecorari scrive formule magiche in forma di filastrocca, riannodando al presente il filo di una sapienza infantile da mandare a memoria. Azzurra D’Agostino guarda, lontana da ogni istinto predatorio, agli animali e alle piante per lasciarsi mostrare la partecipazione trepidante e concreta all’esistenza. Evelina De Signoribus evoca un gesto antico di tessitura e racconto, dove i morti respirano nei vivi, li incontrano nei segni delle stagioni. Laura Di Corcia trasforma l’incantesimo in esercizio di autodeterminazione, che afferma innocenza e divergenza, in una pratica di fiducia fra bambina e adulta. Francesca Genti segna una rotta di congedo, lasciando tuttavia che chi muore sia ancora ospite del quotidiano, senza soluzione fra tristezza e gratitudine. Laura Liberale cerca il rito per discendere nello spirito, in una meditazione verso gli inferi la cui uscita è nella dignità dell’altro animale. Viola Lo Moro scrive come una rabdomante urbana trovando l’altra sul fondo dell’acqua per opporre, insieme, una danza anarchica a un sistema codificato. Franca Mancinelli scandisce il ritmo in un cammino dove guidano i piccoli, gli inermi: a essi conferisce la capacità di sollevare il mondo. La sottoscritta usa gli incantesimi per definirsi dentro l’altro, sia esso un approdo, un distacco o una mutazione animale che ricrea il linguaggio. Renata Morresi dona la voce alla bambina in un’istanza di giustizia contro il male, una maledizione immersiva che benedice ciò che siamo state. Laura Pugno ci soffia nella dimenticanza della specie come in un’origine minerale dove la scrittura sarà restituita ad altri tracciati viventi, non umani. Marilena Renda affila e non lenisce il conflitto familiare delle generazioni, rivendicando la rabbia, un incedere zoppo che frantuma illusioni e attese. Mariagiorgia Ulbar ci sospende in una sequenza meravigliata e inquieta come una ninna nanna, con cui ricominciare l’infanzia finita nel sonno degli adulti.</p>
<p>Infanzia, transpecismo, post-umano (o pre-umano), casa, ritorno, discesa, eredità, lutto, ferita, rito, anatema, contro-magia, maternità, ombra, corpi, origine, trasmutazioni, ibrido; sono fra le prime parole-soglia che riconosco in questa mappa antologica di poesia. Invito ognuno a trovare le sue per seguire sentieri di incontro su cui perdersi ripetutamente. Alcuni di questi testi faranno parte di lavori in divenire delle autrici e mi piace pensarli come semi comunitari.<br />
Forse, infine, gli incantamenti non esprimono un fare, per mezzi invisibili e trasversali, nel tempo e nello spazio che abitiamo, ma uno stupirsi della loro natura multiforme, la loro irriducibilità a una versione utilitaristica di progresso e sviluppo.</p>
<p>Torno alla mia valigetta e al suo contenuto. È qui davanti a me. Cosa volevo che si avverasse? Volevo che il dolore trascorresse, volevo ricordare in oggetti, vicini ma separati da me, fino a lenire la mente? Credo che, senza saperlo, senza averlo deciso a priori, volessi soprattutto evocare un luogo per ciò che non può essere espresso. Perché la materia sia materia. L’altro, nella vita e nella morte, sia sciolto dai legami.</p>
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		<title>Prà de paròe</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2020/10/20/pra-de-paroe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 05:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Franzin]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sassiscritti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Fabio Franzin Oh, ‘sta piovéta lidhièra, incùo, tee piante dea mé teràzha, intànt che son drio rilèdherve, cari Pier-Luigi (Cappello, Bacchini) ‘e ‘àgreme che casca, tic tic, daa ponta de ‘sti cuciarini verdi, zai, jozhéte che score te l’incavo fra i nervi, ‘e se ingrossa, in càibrio tel farse perla, e po’ tic, tea [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-86744" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-1024x705.jpg" alt="" width="540" height="372" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-1024x705.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-300x207.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-768x529.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-250x172.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-200x138.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/10/02-PRA-DE-PAROE-cover-a007b-2-160x110.jpg 160w" sizes="(max-width: 540px) 100vw, 540px" /><strong style="letter-spacing: 0.05em;">di Fabio Franzin</strong></p>
<p>Oh, ‘sta piovéta lidhièra,<br />
incùo, tee piante dea mé<br />
teràzha, intànt che son<br />
drio rilèdherve, cari Pier-Luigi<br />
(Cappello, Bacchini)</p>
<p>‘e ‘àgreme che casca, tic tic,<br />
daa ponta de ‘sti cuciarini<br />
verdi, zai, jozhéte che score<br />
te l’incavo fra i nervi, ‘e se<br />
ingrossa, in càibrio tel farse<br />
perla, e po’ tic, tea pièra, tic</p>
<p>come paròe pìcoe co’ drento<br />
‘a musica de canpanèe a ciamàr<br />
qua i ricordi. Tic e cit, cit e tic</p>
<p>jozhéte, fojiéte&#8230; perline<br />
da nient, paroìne de boce<br />
‘sconti drio un cantón del<br />
tenpo, sussùri de poeti cari<br />
che continua a viver, qua.</p>
<p><em>Oh, questa pioggerellina, / oggi, sulle piante del mio / terrazzo, intanto che vi sto / rileggendo, cari Pier-Luigi / (Cappello, Bacchini) // le lacrime che cadono, tic tic, / dalla punta di questi cucchiaini / verdi, gialli, goccioline che scorrono / nell’incavo fra le nervature, si / ingrossano, pencolanti nel farsi perla, e poi tic, sulla pietra, tic // come paroline con dentro / il suono di campanelle a chiamare / qui i ricordi. Tic e taci, taci e tic // goccioline, foglioline&#8230; perline / da poco, paroline di bimbi / nascosti dietro un cantone del / tempo, sussurri di poeti cari / che continuano a vivere, qui.</em></p>
<p>***</p>
<p><strong>Della lingua e delle semenze</strong></p>
<p><strong>di Azzurra D&#8217;Agostino</strong></p>
<p>Quello che si prova leggendo questo libro è una sensazione simile al tenere in mano una manciata di semenze. Alcuni grani che contengono in potenza prati e frutti. Che in qualche modo già sono quei prati e frutti, ma che necessitano anche di altri elementi. Cose semplici, essenziali: terra, acqua. Tempo, soprattutto.<br />
E se si pensa alla parola, semenza, emerge anche l’altro significato: discendenza, stirpe.<br />
Siamo al principio di qualcosa, ma anche, al contempo, alla circolarità del ritorno, al ritrovare nel futuro, trasformato appunto dal tempo trascorso, tutto quanto in principio era in potenza.<br />
Le vicende di questo manoscritto sono raccontate da Franzin alla nota finale del testo: quello che ci troviamo davanti è buona parte di un primo libro mai davvero pubblicato. A cui si sono aggiunti, nel corso di molti anni, altri testi, nei quali il tempo ha fatto il suo lavoro di deposito e scavo. Significativo che una delle ultime poesie sia dedicata proprio a Pierluigi Cappello, uno degli uomini e poeti che più hanno segnato la vicenda artistica e umana di Franzin.<br />
Ciò che rende prezioso questo ‘prato di parole’ è dunque anche, ma non solo, un intreccio di epoche, esperienze, vissuti, a partire da un esordio in qualche maniera già maturo, portatore di una verità che il corso della vita ha approfondito e indagato.<br />
Nella prima sezione sentiamo il respiro di un presagio: un continuo domandare al silenzio del silenzio, una riflessione sul senso del dire, un tentare di bucare con la lingua l’indicibile di un’esperienza di dolore. Lingua che si fa centrale, quale possibilità in qualche modo di riparazione.<br />
E vengo qui al punto che mi pare essenziale, suggestione citata anche nel testo con una poesia dedicata proprio a quell’autore che ha sottolineato sempre l’importanza dell’uso di una lingua minoritaria: Seamus Heaney.<br />
Nel preziosissimo ‘La riparazione della poesia’ (Fazi, 1999) il premio Nobel indaga il ruolo del poeta e della poesia e si sofferma a lungo sull’importanza dell’uso di dialetti e lingue altre. Il tutto si potrebbe riassumere a partire dall’affermazione: “La verità dell’arte sta nei punti secondari d’importanza primaria”.<br />
La marginalità e frantumazione dell’esistenza in tante ‘cose secondarie’ non si fa dunque espediente per un’occasionale valorizzazione delle ‘piccole cose’ che animano retoricamente la produzione poetica più o meno recente, bensì s’incarna nella parola a partire proprio dalla scelta della lingua d’espressione. Heaney dedica un intero saggio all’importanza delle lingue altre rispetto al potere, sottolineando come il momento in cui nessuna lingua sarà segregata diverrà la realizzazione di un sogno di cultura e pace mondiali. Un sogno, scrive Heaney riferito alla poesia di John Clare che secondo lui parzialmente l’incarna, “dove non si dovrà mai <em>ripensare</em> se esprimere nei propri termini culturali e linguistici il proprio mondo, perché nessuna terminologia altrui sarà imposta come normativa e ufficiale. Leggerlo per i sapori esotici di un lessico arcaico e le vedute pittoresche di un passato bucolico è mancare la fiducia che egli comunica nella possibilità di un futuro rispetto di sé per tutte le lingue, una imprevedibilità immensa, creativa, dove l’esistenza umana diviene presente e viva più abbondantemente perché ormai espressa nelle proprie parole, autogratificanti e affrancate”.<br />
In qualche modo qui la dimensione politica di ogni poesia viene ribadita attraverso le scelte prettamente linguistiche, lessicali, ritmiche. Ed è in questo modo che ‘Prà de paròe’, con tutti i suoi dubbi, i suoi ritratti minori, le sue erbacce a bordo strada, contiene in qualche modo ,e paradossalmente approfondisce grazie all’imprevedibilità e all’immaginazione, le poesie della fabbrica, della disoccupazione, dei fallimenti della nostra società &#8211; raccontati in molti dei libri a venire.<br />
Nella seconda sezione il vento del poi soffia già forte, tanto che si possono solo intuire gli innesti successivi rispetto al nucleo originario. E questo non soltanto perché ogni poeta ritorna sulle proprie ossessioni, né certamente per un qualche manierismo che è del tutto estraneo a Franzin innanzi tutto come persona, prima che come artista.<br />
Si legge nei testi di questa parte del libro la filigrana di uno sguardo sul mondo che, pur nella tempesta e nelle gramaglie, il poeta non dissipa e non distoglie. Uno sguardo limpido, generoso, attento ai fragili con la consapevolezza di farne parte – come ciascuno dei ‘respiranti’, citando Hölderlin.<br />
Perché il legame tra etico ed estetico non è una pura formalità, ma la sorgente intatta a cui occorre almeno provare, tutti, ad abbeverarci.<br />
È con gioia, davvero molta e pura gioia, e con senso di responsabilità dunque che salutiamo questo libro, scegliendo di renderlo pubblico in un momento in cui il noto vacilla e l’ordine mondiale mostra il suo disordine.<br />
Piccolo atto che vuole ribadire l’importanza primaria dei punti secondari, qualcosa da mettere al centro dei nostri pensieri e del nostro fare.</p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.org/libri/"><strong>da: Fabio Franzin, <em>Prà di paròe</em> (Sassiscritti 2020)</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;isola che c&#8217;è. Laboratorio autobiografico in comunità</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2019/12/11/lisola-che-ce-laboratorio-autobiografico-in-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 06:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Disintossicarsi dai pregiudizi sulle tossicodipendenze L’isola che c’è – un laboratorio autobiografico in comunità è un libro che raccoglie l’esperienza di scrittura all’interno di una comunità terapeutica del pistoiese gestita dalla Coperativa Gruppo Incontro, pubblicato da SassiScritti nel luglio 2019. Contiene oltre ai testi prodotti durante il percorso, un saggio riferito alla metodologia e il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-81594" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-728x1024.jpg" alt="" width="310" height="436" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-728x1024.jpg 728w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-213x300.jpg 213w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-768x1081.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-250x352.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-200x282.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover-160x225.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/11/ISOLA-CHE-CE-cover.jpg 1595w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" />Disintossicarsi dai pregiudizi sulle tossicodipendenze</strong></p>
<p><em>L’isola che c’è – un laboratorio autobiografico in comunità</em> è un libro che raccoglie l’esperienza di scrittura all’interno di una comunità terapeutica del pistoiese gestita dalla <a href="https://incontro.coop">Coperativa Gruppo Incontro</a>, pubblicato da SassiScritti nel luglio 2019. Contiene oltre ai testi prodotti durante il percorso, un saggio riferito alla metodologia e il senso di attività legate alla scrittura in contesti di sofferenza e disagio, a cura dei due psicologi che hanno condotto il lavoro.</p>
<p><strong>Per avere copia del libro, o maggiori informazioni: <a href="mailto:info@sassiscritti.org">info@sassiscritti.org</a></strong></p>
<p><strong>FLASHBACK</strong></p>
<p><em>Il laboratorio si è aperto con un esercizio semplice ma essenziale nel suo appello alla biografia di ognuno dei partecipanti e al recupero della rispettiva memoria affettiva, invitandoli a stilare una lista di esperienze emotivamente dirompenti che potesse diventare un inventario a cui ritornare anche per i prossimi incontri. </em><em>I partecipanti sono stati invitati alla rievocazione dei momenti principali della loro vita attraverso il concetto di flashbulbmemory, la memoria fotografica che a distanza di tempo ci ripropone il ricordo dell’evento e delle condizioni in cui si è verificato attraverso dettagli ambientali. </em><em>È stato importante scegliere un tema alla portata di tutti, su cui nessuno non ha niente da scrivere, per abbattere sentimenti tipici di insicurezza legata a compiti presentati come “artistici” e spesso  accompagnati dalla credenza che li vorrebbero al di fuori delle proprie competenze e aspirazioni. </em><em>È stato come sollevare un velo disposto sul forziere di dati ed emozioni autobiografiche dei partecipanti. Se questo incontro è servito a predisporre un inventario del forziere, nei prossimi incontri l’obiettivo sarà riprendere quegli oggetti dimenticati e interrogarne le potenzialità latenti.</em></p>
<p>Musica in sottofondo: “Nocturnes”, <em>Frédéric Chopin</em></p>
<p><strong>GARY</strong></p>
<ul>
<li>A casa con mamma, ed eravamo solo io e lei, portò a casa una bambina chiamata H. Io avevo quattro anni.</li>
<li>Giocavo in cortile e mamma e papà mi chiamarono dalla porta di casa e in sala mi dissero che ero stato adottato. Avevo undici anni.</li>
<li>Avevo fatto bene all’esame di terza media ma mamma e papà parlavano di mandarmi in collegio. Ero terrorizzato dal collegio. Avevo tredici anni.</li>
<li>Ho finito gli esami di “O Level” in Zimbabwe e come premio papà mi ha comprato un biglietto d’aereo per Milano, per stare con la zia e la sua famiglia per un po’.</li>
<li>Sono tornato in Zimbabwe e mamma e papà mi hanno fatto sapere il perché. Mi sono comportato molto male mentre ero ubriaco. Avevo sedici anni.</li>
<li>Sono stanco dell’aria cattiva che respiro a casa. Sono pieno di rimorsi e la notte continuo ad avere lo stesso sogno. Sabato mattina andai in cima al palazzo e mi buttai.</li>
<li>Quando ho deciso di smettere l’università. Stava andando tutto bene finché N. mi ha lasciato e sono caduto in una depressione alcolica.</li>
<li>Credevo di avercela fatta, stavo lontano dall’alcol, avevo lavoro, moglie e casa quando mia moglie perse il nostro bambino. Ancora oggi è un dolore molto forte.</li>
<li>Quando ho comprato casa con mia moglie.</li>
<li>Quando mia moglie mi ha detto che mi lasciava.</li>
</ul>
<p><strong>MICHELANGELO</strong></p>
<ul>
<li>Al mare con mia madre e mio padre da bambino, ero felice.</li>
<li>Le grandi amicizie con F. e A. quando facevo le elementari.</li>
<li>Voglio un fratello/sorella e i miei genitori mi donano una sorella, G., quando avevo nove anni.</li>
<li>La passione per l’arrampicata sportiva e gli intensi allenamenti e le gare all’età di 14 anni.</li>
<li>La sperimentazione delle droghe leggere e l’amicizia con due persone del mio paese A. e M. a 15 anni.</li>
<li>L’uso di eroina insieme al mio primo grande amore A.</li>
<li>Gli studi all’Università dell’Aquila, serate straviziate e vita indipendente.</li>
<li>Poi, la conoscenza di A., la scoperta dello psicofarmaco e l’inizio dell’abuso di Rivotril.</li>
<li>Conosco S., il mio più grande amore.</li>
<li>Il primo arresto per droga, il carcere.</li>
<li>La comunità ad Assisi dal 2010 al 2012.</li>
<li>Torno a casa dai miei, mi laureo e trovo lavoro.</li>
<li>Poi mi trovo una casa per conto mio e convivo con S., passando un periodo molto felice, ma sempre più colmo di sostanze.</li>
<li>Perdo il lavoro, mi arrestano di nuovo, il mio mondo fantastico crolla totalmente.</li>
<li>Dopo un po’ entro in comunità a Pistoia.</li>
</ul>
<p><strong>ANTONINO</strong></p>
<ul>
<li>Sono nato in casa. Mi ricordo poco della mia infanzia. Mia madre e mio padre per motivi di lavoro non li sentivo vicini. Mi ricordo che stavo con il padrino senza ricevere nessun affetto. Che ricordo? Mi ricordo solo quando facevo la pipì a letto e mi sgridavano.</li>
<li>Poi all’età di sette anni mi sono trovato in collegio con le suore. Non ricordo nulla dei momenti particolari, solo quando la suora mi ha frustato con l’ortica. Poi vennero mio padre e mia madre a prendermi in collegio. La cosa più bella che ricordo è che c’era un lago grande e mio padre mi portò a fare un giro sul motoscafo. L’ho anche guidato. Bellissimo.</li>
<li>Poi mi sono trovato in Germania con tutta la famiglia. Avevo otto anni. Sono andato a scuola non capendo nulla della lingua, ma piano piano sono riuscito a parlare il tedesco e scrivere e fare amicizia con i miei compagni di scuola. Per la prima volta ricordo di avere un amico con cui passare la giornata. Mi ricordo che si prendeva la funivia e si mangiava il pollo. Bellissimo.</li>
<li>Poi all’età di nove anni mi sono preparato per fare la comunione. Non ricordo nessuna emozione con i miei amici. Ma ricordo che ero contento di fare la comunione. Mi sentivo accolto. Bellissimo. Il giorno in cui dovevo prendere la mia prima comunione non ci sono andato perché mio padre aveva deciso di partire per l’Italia. Non sono riuscito a dirgli nulla. Vedevo mia madre silenziosa e così non ho fatto la comunione, piangendo. Lasciando tutto, scuola e amici.</li>
<li>Poi arriviamo in Italia. Io non ricordo molto. Sono confuso. Non avevamo casa, so che dormivamo sul furgone con la frutta e la verdura. Lavoravo il giorno. Mi ricordo di un signore che mi ha fatto una foto in mezzo alla frutta in bianco e nero. Ce l’ho ancora. Ero a Firenze.</li>
<li>Poi all’età di dieci anni mi ricordo che si occupava le case. Mi ricordo che sono stato a Campi Bisenzio (Firenze) e all’Osmannoro. Nessun alloggio fisso. Poi abbiamo trovato una casa fissa a Ponte di mezzo. Una casa vecchia.</li>
<li>Poi dovevo riandare alla scuola. Io non capivo bene l’italiano. Parlavo solo tedesco e siciliano. Ero in quinta elementare. Mi ricordo che dovevo rifare la prima elementare. Mi sentivo molto a disagio.</li>
<li>All’età di 16 anni mi sono fatto degli amici con cui si stava al bar a giocare a calcio balilla. Poi la domenica si andava a ballare al Poggetto. Lì ho conosciuto la ragazza della mia vita. A quell’epoca mi facevo le canne. Si rideva, si scherzava. Ero felice, non pensavo più ai miei problemi di casa.</li>
<li>Poi il fumo non faceva più effetto e ho provato l’eroina. Ho provato a tirarla su di naso ma non era piacevole. Era amara e vomitavo in continuazione. Poi con il passare del tempo ci ho sentito un piacere più forte del fumo. Era molto rilassante e mi portava in un’altra dimensione tutta mia.</li>
<li>La mia ragazza mi stava sempre addosso. Poi ci siamo sposati quando io avevo 19 anni e lei 18. Le avevo promesso che smettevo di drogarmi ma non era facile. Ho provato ad andare in comunità di recupero di tossicodipendenza. Ma niente, non resistevo. Scappavo sempre.</li>
<li>Un giorno mia moglie era incinta di un bambino di nome G. La sua nascita mi ha cambiato la vita da tossicodipendente. Mi riempiva la giornata in tutti i sensi, sia affettiva che lavorativa. Nel frattempo mia moglie era felice e nell’arco di due anni è nata F. Una bella coppia. Mi sentivo proprio fortunato. Poi è arrivato il terzo figlio, un maschio di nome M.</li>
<li>In tutto questo noi si abitava a Prato in un negozio adibito a casa di 50 metri quadrati. Così abbiamo fatto domanda per la casa comunale. Abbiamo aspettato tanto. Nel frattempo è nata S. Eravamo disperati ma la cosa più bella che mi poteva capitare è che sono nati tutti sani nonostante io sia sieropositivo. Beh voi capite che per me era una rinascita.</li>
<li>Poi ci hanno dato una casa a Castelnuovo. Una bella casa vera con due stanze da letto, un bel salone, una cucina. Eravamo felici non ci mancava niente. Ci aiutavano tutti dai servizi sociali ai parenti.</li>
<li>Dopo ancora è nato D. Si ripresentava il problema della casa. Il comune non ci faceva stare più lì ma ci dava una casa più grande. Abbiamo lasciato quella casa con dispiacere. Abbiamo ricevuto una casa da 130 metri quadrati a Iolo. Poi è nata M. Non pensavo più alla droga. Siamo andati avanti così con il tempo.</li>
<li>Poi però si è ripresentato il conto della mia vita personale: da piccolo mio padre e mia madre non sono riusciti a darmi una sicurezza, una responsabilità, un’autostima della persona. Un vivere alla giornata, insomma tutte le cose che un bambino avrebbe bisogno di vivere. E così tutto questo era troppo grande per me da affrontarlo da solo e sono ricaduto non nell’eroina ma con la cocaina e il gioco.</li>
<li>Non potevo sopportarlo di rivivere la vita da tossico e ho pensato di uccidermi tante volte buttandomi giù dal balcone ma non avevo il coraggio di farlo. Mi è stato proposto di entrare in comunità. Molto scettico ho accettato e con tanta fatica grazie ai miei figli che si sono imposti ce l’ho fatta e sto bene.</li>
</ul>
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		<title>Fare comunità con le arti e raccontarla: l&#8217;impegno come forma della gioia nelle periferie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2018 07:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni &#160; per Gianluca di Lupicciano  La comunità che viene: le ragioni fondanti Si è concluso da poco il festival La comunità che viene, nome ispirato all’omonimo libro di Giorgio Agamben che si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente, dove l’individuo fondante è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Matteoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>per Gianluca di Lupicciano</em><em> </em></p>
<p><em>La comunità che viene: le ragioni fondanti</em></p>
<p>Si è concluso da poco il festival <strong><a href="http://www.reportpistoia.com/pistoia/item/64523-rinasce-ma-in-periferia-leggere-la-citta.html"><em>La comunità che viene</em></a></strong>, nome ispirato all’omonimo libro di Giorgio Agamben che si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente, dove l’individuo fondante è “qualunque”, con il suo sogno, la sua esperienza e il suo mistero. Ho deciso, come raramente faccio per questioni di pigrizia, ma soprattutto di tempo, di raccontare cosa è accaduto e soprattutto le ragioni personali, profonde e pregresse di quest’iniziativa, promossa dall’<strong>Associazione Palomar</strong> con un contributo importante di Unicoop Firenze, e realizzata principalmente nelle periferie collinari della città di Pistoia, qui nella Valle delle Buri, dove sono tornata a vivere cinque anni fa.</p>
<p>Le condizioni che hanno portato all’ideazione del festival sono riassumibili in questi punti: la presenza di patti di territorio o di collaborazione; un impegno sociale e artistico assiduo, rivolto agli abitanti dei borghi, più che agli addetti ai lavori; la ricerca costante di cooperazione con le realtà socio-culturali dei paesi; la scioccante svolta politica a destra nel governo cittadino; <strong><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/2018/01/la-scuola-lo-scoiattolo-resti-comunale.html">la lotta per la nostra piccola scuola, condotta e vinta tutti insieme</a></strong>.</p>
<p>Circa quattro anni fa è iniziato il mio lavoro volontario nel <strong><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/">Centro Sociale di Santomoro</a></strong>, di cui sono attualmente la presidente, luogo <strong><a href="http://reportpistoia.com/agora/item/53731-patto.html">che beneficia di un patto per la cultura con l’amministrazione comunale</a></strong>, esistente da quasi trent’anni, ma ufficializzato solo in tempi recenti, grazie al regolamento scritto dai precedenti sindaco e vicesindaco, Samuele Bertinelli e Daniela Belliti, insieme a Gregorio Arena, presidente di <strong><a href="http://www.labsus.org/">Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà</a></strong>, che si occupa di patti di collaborazione per i beni comuni su tutto il territorio italiano. Mi soffermo su queste informazioni perché ritengo che stringere un patto per i beni comuni sia qualcosa che dovrebbe interessare tutti coloro che nutrono una qualche visione culturale dei luoghi e un po’ d’amore per i loro vicini.</p>
<p>I patti di collaborazione riguardano la manutenzione di strade, la pulizia di cippi e cimiteri, la riqualificazione di aree verdi, campi sportivi, locali dismessi, l’investimento e la progettazione culturale; molto spesso accade che a stringere questi patti siano persone dei quartieri ricche di volontà, ma magari con pochi strumenti culturali per essere davvero efficaci. Succede quindi che, una volta venute meno queste persone, tutto arranchi e si perda. Sono convinta che se artisti, scrittori, intellettuali si impegnassero nel particolare, accanto agli altri, mettendo da parte la ricerca di gloria mediatica per un po’ di invisibilità collettiva, ma fattiva, quel futuro migliore che ci sembra tanto lontano in quest’Italia allo sbando, diventerebbe un approdo chiaro e tangibile. Questo riguarda anche i politici animati da autentico spirito di servizio e non quella folla di politicanti da social network sempre pronti a esprimersi su immigrazione, diritti, scandali del lavoro, ma quasi del tutto incapaci di entrare nelle vite o nella geografia di un qualsiasi quartiere periferico delle città che magari si trovano ad amministrare – quello stesso quartiere in cui si fa esperienza diretta dell’integrazione e dell’esclusione, del disagio, dei sogni repressi, della cultura negletta, della condivisione. Della politica, in una parola sola, che nei patti di collaborazione unisce civismo attivo e progetto amministrativo democratico sul lungo termine.</p>
<p>Il lavoro culturale a Santomoro si sviluppa in laboratori artistici per bambini e adulti, feste, servizio di biblioteca legato soprattutto alla presenza dei bambini della nostra scuola primaria dell’infanzia Lo Scoiattolo, sperimentazione coi ragazzi nel doposcuola e nelle attività estive. Promuove una lenta tessitura collettiva, che ha come primo compito la valorizzazione degli abitanti e dei più piccoli, perché crescano coltivando speranze e fiducia al posto di ansie e frustrazioni. Dal paese ci siamo spostati alle altre frazioni delle nostre due valli, in nome di rapporti di amicizia e vicinanza, muovendosi lungo le due linee dei circoli Arci e dei patti di collaborazione.</p>
<p>Per qualche anno mi è parso di stare in un sogno, il cui risveglio sarebbe stato strepitoso. Un sogno, lo sottolineo, col cuore a sinistra, in quei valori di giustizia sociale e fratellanza, sostegno agli ultimi (che non sempre sono i più facilmente riconoscibili e talvolta vanno oltre l’umano, nel vivente) e lotta a tutte le povertà – economiche, culturali, spirituali, che condizionano l’essere umano fino a renderlo estraneo a se stesso e al godere del mondo. Poi nel giugno 2017 la destra ha vinto le elezioni comunali. Dopo lo shock ho iniziato a capire che più di prima c’era da proteggere ciò per cui stavamo lavorando e avevo ragione: nell’autunno è arrivata la notizia del progetto di statalizzazione della scuola comunale per l’infanzia, fino ad allora messa al sicuro dall’amministrazione insieme alle altre due piccole scuole dell’area montana. Una brutta notizia per chiunque sappia l’importanza di una scuola comunale in territori fragili, come la collina e la montagna – il passaggio allo stato ne avrebbe determinato la rapida chiusura, perché lo stato non può verosimilmente intervenire nel locale, come fa un comune, che ha il dovere di tutelare le sue aree marginali, affinché non diventino semplici dormitori. Per fortuna dove vivo la scuola è davvero di tutti – il paese e la valle hanno lottato, altri pistoiesi ci hanno sostenuto e la lotta, quando è vera e determinata, indipendentemente dallo snobismo di quotidiani e giornali impegnati, paga. La scuola è ancora comunale.  Di più: la lotta unisce. I rapporti con gli altri paesi si sono rafforzati, e con loro la necessità di alimentare una visione e un impegno comune.</p>
<p>Coltivavo da un po’ l’idea di una manifestazione sul senso della comunità e del lavoro artistico al suo interno, che radunasse alcune delle esperienze significative nel locale e nel panorama nazionale, ne avevo parlato brevemente con il nostro ex-sindaco, Samuele. A Pistoia sotto la sua amministrazione si stava già portando avanti da tre anni un festival ambizioso e tematico, <strong><em><a href="https://www.comune.pistoia.it/5959/Leggere-la-citta/">Leggere la città</a></em></strong>, che aveva il compito di promuovere il dibattito sulle questioni urbanistiche e culturali del comune &#8211;  festival prontamente venuto meno con il cambio della guardia. Ciò di cui abbiamo bisogno ora tuttavia è un lavoro capillare dal basso, che rifondi una comunità plurale, radicata nei quartieri, ma con le porte aperte, capace di accogliere le intelligenze visionarie e la costruzione di progetti per il benessere di tutti, a partire da coloro che sono piccoli o addirittura non ci sono ancora. Così per la mia valle e per l’associazione Palomar mi sono presa la responsabilità di coordinare l’esperienza de <em>La comunità che viene</em>, dedicando questa prima edizione al Racconto di esperienze artistiche, educative e culturali in loci e altrove.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-76379" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1.jpg" alt="" width="500" height="707" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1.jpg 2339w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-768x1086.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-724x1024.jpg 724w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-250x354.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-200x283.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-160x226.jpg 160w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p><em>Il festival</em></p>
<p>La manifestazione si è svolta in più giornate, fra la fine di settembre e la metà di ottobre, alternando a eventi con vari ospiti, le “comunità transitorie”, ovvero laboratori ed esperienze rivolti a bambini e adulti, ispirati al lavoro già in corso nella Valle.</p>
<p>Il Racconto ha così, fra momenti di narrazione e altri di sperimentazione e gioia condivisa, portato alla luce la possibilità di trasformare territori per lo più caratterizzati dai concetti un po’ triti di periferia, marginalità, oblio, in centri di vitalità immaginativa, perché a volte dai margini, dalle soglie il mondo si vede meglio, perché, aggiungo, sono questi luoghi dove si possono ancora trovare, seppure residuali e nascosti, quei vincoli affettivi, fra abitanti e famiglie, comunitari.</p>
<p>L’anticipazione di <strong>sabato 22 settembre</strong> si è svolta nella <strong>periferia urbana delle Fornaci</strong>, quartiere nord di Pistoia, noto per le sue molte anime, non sempre in accordo. Villette, residenti storici e antichi, case popolari nella sua area più controversa, che è anche la più viva, e dove per anni sono stati portati avanti progetti di integrazione, rivolti primariamente agli adolescenti e in dialogo aperto con l’attivismo socio-culturale in tutta Italia.</p>
<p>Nei locali dell’ente <strong>Camposampiero</strong> abbiamo ospitato nel primo pomeriggio un laboratorio artistico dedicato ai bambini e condotto da <strong>Serena Zampini</strong>, la cui ricerca da anni va verso la commistione di performance, danza e pittura. L’idea dell’accoglienza e della condivisione è venuta qui naturalmente, mettendo insieme ragazzi con caratteri diversi e facendoli interagire nei gesti, fantasticando di provenire da paesi lontani di cui andavano ricreati i movimenti base di una danza rituale, imbrattandosi le dita nel colore a occhi bendati e chiedendo aiuto alla mano dell’altro per essere guidati sul foglio, perché lo scopo non era certo produrre opere d’arte, ma tirare fuori senza inibizioni l’entusiasmo, la piccola follia, la voglia di esprimersi ed essere ascoltato che tutti abbiamo dentro.</p>
<p>È seguito l’incontro con il professor <strong>Enzo Scandurra</strong>, docente di urbanistica presso l’Università La Sapienza di Roma, e <strong>Marina Dammacco</strong>, una delle anime della compagnia teatrale <strong><a href="https://puntacorsara.wordpress.com/">Punta Corsara</a></strong> di Napoli, di cui segue la parte organizzativa e laboratoriale. Entrambi i relatori, moderati da Antonio Sofia per l’Associazione, sono stati invitati per mettere in contatto mondi che talvolta si guardano appena – quello della riflessione intellettuale di lungo corso sulle questioni e l’intervento artistico, diretto, a contatto con coloro che abitano i luoghi. Enzo Scandurra ha parlato di un passato non lontano (si pensi alla produzione cinematografica degli anni Cinquanta e Sessanta) in cui le diseguaglianze sociali e l’assetto urbanistico dei quartieri era interesse vivo degli intellettuali, del fallimento di progetti amministrativi sulle periferie, nello specifico il caso esemplare del villaggio della Martella, a Matera, pure molto belli sulla carta, perché non si possono “deportare le persone” per un’idea astratta, sebbene nobile, di comunità. Occorre appunto un lavoro fianco a fianco con gli abitanti, che li liberi dalla lente del sociologo, ne faccia materia viva e partecipata e non di studio. E qui si è inserita Marina Dammacco mettendo in atto una vera e propria performance per noi del pubblico per raccontare l’azione teatrale sul tema delle periferie <em>Il Convegno</em>, immaginario quanto verosimile convegno a cui tutti, dai sociologi di cui sopra, agli assessori, sono invitati a esprimersi sul tema, mentre il corpo di un’adolescente che nella periferie risiede, attende pazientemente sdraiata, quasi un cadavere, davanti a loro, muta e non vista fino alla fine.</p>
<p>Le due narrazioni possono sembrare addirittura in contrasto, come superficialmente si considerano troppo spesso arte e accademia, eppure quello stridore è la frizione, la scintilla per la collaborazione efficace fra un’azione dal basso, che coinvolga e chiami pazientemente le persone una ad una, e una visione architettonica e progettuale delle città.</p>
<figure id="attachment_76382" aria-describedby="caption-attachment-76382" style="width: 577px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-76382" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a.jpg 2000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-768x514.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-1024x686.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption id="caption-attachment-76382" class="wp-caption-text">Ilde</figcaption></figure>
<p>Il festival è proseguito poi con l’incontro di <strong>venerdì 5 ottobre</strong>, presso il <strong>Centro Sociale di Santomoro</strong>, un evento a cui tenevo particolarmente, essendo stato il primo ideato e voluto da tempo. Siamo infatti entrati nel vivo del tema, ospitando tre esempi di interazione fra arti e territori marginali, difficili, comunque non esattamente sotto i riflettori.</p>
<p>La poetessa <strong>Azzurra D’Agostino</strong> e la preziosissima <strong>Daria Balducelli</strong> hanno illustrato l’attività appenninica dell’<strong><a href="http://www.sassiscritti.org/">associazione SassiScritti di Porretta Terme</a></strong>, una geografia montana prossima a noi del versante pistoiese e a noi sorella. Con il festival <strong><em>L’importanza di essere piccoli</em></strong>, giunto all’ottava edizione, sono la poesia e la canzone d’autore, a essere portate nei borghi della montagna, mettendo poeti e pubblico in un rapporto diretto, frontale. Il successo di questo festival, che ogni agosto riunisce una comunità eterogenea, creando legami affettivi che durano nel tempo, si deve in buona parte proprio alla scelta dell’ambientazione, al coraggio di salire le strade dei paesi di montagna, di stare fra la pieve e il bosco, o, come fu per la prima edizione, nel giardino di una casa privata. Chi partecipa diviene parte in causa e questo fa la differenza. Tra le altre attività promosse dall’associazione &#8211; <strong><em>InRitiro</em></strong>, calendario di laboratori residenziali, artistici e formativi, e una costante interazione col territorio, fra cui vale la pena ricordare il laboratorio teatrale con e per donne migranti, sull’Antigone, e la mobilitazione a sostegno degli <strong><a href="http://www.sassiscritti.org/2016/02/16/conclusione-della-vicenda-philips-saeco/">operai della Philips Saeco</a></strong>, impegnati in un presidio durato 71 giorni, iniziato a fine novembre del 2015 dopo l’annuncio dell’imminente licenziamento di 243 persone. Un sostegno avvenuto con la vicinanza della parola, della musica, delle conoscenze condivise, che non avrà cambiato le sorti degli operai, ma ha restituito almeno la dignità dell’essere insieme nello smarrimento, operai, artisti, musicisti, umani solidali.</p>
<p><strong>Mario Cubeddu</strong>  per <a href="http://www.perdasonadora.it/">l’<strong>associazione Perda Sonadora</strong></a>, è venuto a narrarci la storia del <strong><em><a href="http://www.settembredeipoeti.it/">Cabudanne de sos Poetas</a></em></strong>, festival di poesia che si svolge a inizio di settembre dal 2004 nel paese di Seneghe, nell’entroterra della provincia d’Oristano, un festival felice e longevo, nato grazie alla presenza di una consistente tradizione poetica in lingua sarda e in seguito diventato momento di incontro per la poesia a livello nazionale. Mario e l’amica Mattea Usai, sono stati fra i primi promotori del festival, grazie a una serie di eventi realizzati nel ristorante gestito nei primi anni duemila da Mattea, vera e propria semina per la manifestazione. Perché spesso succede così: si sperimenta in piccolo e poi si prende forza, si vede che ci sono altri pronti a seguire, si tenta, si salta e se la semina è buona si spicca il volo. A Seneghe in quei giorni la poesia è dappertutto. Dal cuore della Piazza dei Balli, alle viuzze, ai ragazzi che presto ricominceranno la scuola, alla piccola biblioteca, un paese apre le porte, accoglie, e a chi partecipa sembra di essere tornato fra antichi amici. È stato Mario a ricordarci nel suo intervento la centralità dell’agire politico, riprendendone la dimensione esistenziale, ben prima che partitica,  che Hannah Arendt, nel suo <em>Vita activa</em>, gli conferiva. Eccole le parole famose della grande filosofa: “L’azione, la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo.”</p>
<p>Il progetto di <strong><a href="https://www.facebook.com/viaRomaReggioEmilia/">Via Roma a Reggio Emilia</a></strong> ci è stato raccontato da due dei suoi promotori: <strong>Pierluigi Sgarbi e Irene Russo</strong>. Via Roma è una strada popolare del centro storico della città, ma la sua “cattiva fama” la pone di diritto fra i luoghi fragili e periferici scelti per la nostra rassegna. È in realtà una via multietnica, osservatorio d’elezione su molte comunità che qui si incrociano: chi ci vive da sempre, chi ci si è insediato, chi la visita durante gli eventi, chi vorrebbe poter restare e naturalmente quelli che stanno crescendo. Può la creatività incentivare la coesione sociale? La risposta è ovviamente sì, ma a noi interessano le modalità e la reazione degli abitanti coinvolti.  L’azione creativa di Via Roma si sviluppa fra il  monumento simbolo di Porta Santa Croce, un orto urbano, alcune osterie, fra cui la <strong><a href="http://www.ghirbabiosteria.it/">biosteria Ghirba</a></strong>, nel festival sulla fotografia e naturalmente fra le persone – Irene e Pierluigi insistono sui momenti preparatori alle attività, come l’occasione per la conoscenza reciproca e quindi l’unione. Gli eventi non piovono dal cielo, ci sono persone che sistemano i locali, prendono contatti, distribuiscono materiali, cucinano, e questo è, per chi lo fa, la fatica, ma anche il sabato del villaggio. Ciò che resta oltre la soglia del visibile e a cui molti pronti a scendere in piazza con qualche vessillo, a speculare e spaccare in quindici un capello moribondo, non sono abituati. Eppure  quel qualcuno che rende possibili gli eventi è l’anima e la persona più importante, è l’accoglienza. L’uso concreto dell’immaginazione, hanno proseguito i nostri ospiti, crea memoria collettiva, contatto fra gli artisti e gli abitanti, che aprono case, negozi, spazi di quartiere come accade durante il <strong><a href="https://www.fotografiaeuropea.it/off2018/2018/04/14/via-roma-non-esiste/">festival di Fotografia Europea</a></strong>,  intitolato per l’ultima edizione: Via Roma non esiste. Come un’utopia, in nessun luogo e ovunque – ovunque si lavori perché <em>utopia </em>diventi <em>eutopia</em>: il buon luogo.  La serata è terminata con un rinfresco offerto dal Centro Sociale e appunto cucinato dalle persone che ne fanno parte, che sono anche coloro a cui di cuore dedico questo evento specifico, perché senza di loro non potrei fare nulla.</p>
<p>Siamo così arrivati ai quattro giorni intensi  e finali compresi fra giovedì 11 e domenica 14 ottobre.</p>
<p><strong>Giovedì</strong> siamo scesi in città, ospiti del <strong>Circolo Arci Bugiani</strong>, dove Palomar ha la sede. È un circolo inusualmente ricco di proposte, il cui calendario è sempre fitto di riunioni ed eventi, dove i valori della sinistra non sono soltanto parole, dove trovano posto i ragazzi delle vicine scuole elementari e medie e varie associazioni. Insieme all’ideatrice, l’artista <strong>Emanuela Baldi</strong> abbiamo presentato e raccontato <strong><a href="http://www.zappalab.com/io-sono-qui-2/">il progetto artistico-formativo IO SONO QUI</a></strong>, promosso dall’Associazione Zappa! di Prato cui io stessa ho preso parte insieme a un gruppo di responsabili formato da Emanuela, la performer Francesca Campigli e la psicoterapeuta Paola Papi. Con un team vario (due videomaker umbri, Lorenzo Bernardini e Michele Manuali; un grafico emiliano, Marino Neri, e un fotografo come noi toscano, Guido Mencari). IO SONO QUI rispondeva a un bando del MIUR indirizzato a <em>progetti volti alla promozione di attività volte al recupero delle regolari attività scolastiche ed extrascolastiche nelle zone colpite dal terremoto</em>, di cui <strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/22/abitare-mondo-stupore/">ho ampiamente scritto</a></strong>, e si è svolto nella città di Camerino nell’estate 2017.  Al festival ci hanno raggiunto tre dei bambini coinvolti, insieme alle loro mamme: oltre la gioia e la commozione di rivedersi dopo un lavoro intenso e provante, abbiamo così avuto la conferma che certi semi danno frutto e ricordo, che è poi quanto sempre si persegue. Ma abbiamo anche avuto la conferma che queste azioni, dove partecipanti e ideatori si mettono profondamente in gioco, dovrebbero essere quelle a cui dare rilievo se vogliamo un presente diverso, di reciproco sostegno e immaginazione, che parta dai ragazzi. Questo significa che i media per primi potrebbero ogni tanto decidere di raccontare queste <em>storie minime</em>, di rispondere ai molti appelli, telefonate, email – di diffondere speranza oltre che sgomento o sdegno. Cosa fa o non fa notizia, infatti, dovrebbe deciderlo il coraggio non l’opportunità. E cosa è davvero opportuno nei tempi bui che stiamo vivendo?</p>
<p>Abbiamo concluso con un’apericena al circolo e il concerto di un gruppo di giovanissimi, gli <strong>Sgurz</strong>, formatosi proprio per questo festival, che hanno unito i loro strumenti, dalla batteria al sax, agli archi, per riproporci canzoni di resistenza, gioia e lotta dal nostro cantautorato storico e da altre culture.</p>
<p><strong>Venerdì 12 ottobre</strong> abbiamo ripetuto il racconto di IO SONO QUI al <strong>Circolo Arci di Santomoro</strong>, dove abbiamo anche concluso con un’apericena e un dj set con Santo Jimmy, un amico di lunga data, mentre nel primo pomeriggio, al Centro Sociale di Santomoro, ho voluto inserito nel programma il primo incontro per <strong><em>Il Viaggio dell’Eroe</em></strong>, un laboratorio di scrittura poetica gratuito che conduco dal febbraio 2017 nella Valle delle Buri, girando fra i paesi e con qualche puntata in città, che è giunto ora alla terza e finale avventura, <strong><em><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/p/il-viaggio-delleroe-autunno-2018.html">L’Isola Chenoncè</a></em></strong>. Il laboratorio è nato primariamente grazie alla collaborazione con il Centro Diurno Desii3 come progetto di  integrazione fra diverse marginalità: psichica, sociale, geografica. Una volta al mese, con una pausa estiva, ci ritroviamo in un Circolo Arci, una proloco, un centro di quartiere, una casa o un prato, a leggere e scrivere poesie su temi scelti dal mondo archetipico della fiaba. Al tavolo si stabilisce una nuova forma di uguaglianza: che si provenga da una situazione di disagio psichico, che si sia bambini o anziani, che si viva su per le colline  o nel centro urbano, qui tutti abbiamo qualcosa da riscoprire ed è sorprendente la capacità di ascolto che ne deriva, fra persone che forse, per le vie più comuni, non si troverebbero mai. Perché la verità basilare è che siamo tutti fragili. Abitiamo tutti una qualche periferia, geografica, della società, dello spirito. Saperlo ci rende prossimi e ci mette in pace. Questo io l’ho capito camminando con gli altri sul sentiero della poesia, tirando fuori la parte di noi da proteggere, ma anche la forza eversiva e gli strumenti per dirsi. Per questo appuntamento siamo “volati via”, proprio come i fratelli Darling dietro Peter Pan, riprendendo il discorso con l’infanzia e magari trovando che non è così dorata come ce la vogliono illustrare. In questo laboratorio siamo temporaneamente un popolo consapevole, dentro uno più grande e spesso inconsapevole, che ci accomuna per lingua, tradizione o destino.</p>
<figure id="attachment_76381" aria-describedby="caption-attachment-76381" style="width: 577px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-76381" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1.jpg 2000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-1024x685.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption id="caption-attachment-76381" class="wp-caption-text">Andrea e Rosalba, la polenta stesa</figcaption></figure>
<p>Siamo così arrivati a <strong>sabato 13 ottobre</strong>, nella “valle di là”, a <strong>Iano</strong>, con cui da più di un anno Santomoro tiene un rapporto di amicizia e sfida, grazie al duello poetico fra due paesani, <strong>Chiara Vitali</strong> e <strong>Michele Berti</strong>, nato su internet, sviluppatosi poi in due sfide epocali nei rispettivi circoli, fomentato da <strong>Antonella</strong>, la maestra della nostra scuola dell’infanzia, di origine ianese, e confluito in un piccolo libro che ripercorre anche la tradizione del cantar di poesia, dell’ottava rima da queste parti, stampato col contributo del Centro Sociale di Santomoro e del Comitato paesano di Iano. Ci tengo a dire tutto questo per far comprendere che il festival non è piovuto dall’alto, come alcune grandi e ben finanziate manifestazioni-astronave in cui artisti, scrittori, intellettuali letteralmente invadono i luoghi senza nessun tipo di sensibilizzazione precedente. Per noi è una tappa di un percorso comune, faticoso ed entusiasmante.</p>
<p>Ci hanno ospitato la <strong>Biblioteca di Iano</strong>, sita nell’ex scuola elementare del paese e gestita, grazie a un altro patto di collaborazione, dal <strong><a href="https://www.facebook.com/ComitatoPaesanoDiIano/">Comitato paesano</a></strong>, e la stupenda <strong>Casa del Popolo</strong>, unica già nella sua struttura circolare.</p>
<p>Nella biblioteca per le comunità transitorie <strong>Ginevra Ballati</strong> ha condotto il laboratorio <strong><em>Storie di animali</em></strong>, rivolto ai bambini, che hanno realizzato i loro libri sotto la guida dell’artista. I bambini, mi preme dirlo, erano quasi tutti di Iano, grazie al lavoro fatto dai volontari per il coinvolgimento. In questo caso la corsia preferenziale è d’obbligo – non si importa la partecipazione, la si crea lentamente dove si sta.</p>
<p>È seguito presso la Casa del Popolo un incontro a cui tenevamo moltissimo sulla scuola della Barbiana, con la storica e scrittrice <strong>Vanessa Roghi</strong> e <strong>Ezio Palombo</strong>, uomo che ha avuto una lunga e singolare esperienza di sacerdote e che è stato amico sincero di Don Lorenzo Milani. A moderare per Palomar i nostri <strong>Laura Bonanno</strong> e <strong>Marco Leporatti</strong>.  Mentre i nostri ospiti raccontavano a me sembrava che l’esperienza di Don Milani si riflettesse sui volti dei miei compagni in questa Valle, Valentina, Luciana, Lido, Laura, Daniela, Isa, Mirna, Enrico, per dirne solo alcuni, e  nel patto che ci tiene.  Ezio Palombo ricordava il valore del voler bene alla gente, che non è e non può essere tutta l’umanità – come in quel verso della Szymborska, “preferisco me che vuol bene alla gente a me che ama l’umanità”.  Che significa scegliere a chi dedicarsi, se ne abbiamo gli strumenti, e da quel momento non retrocedere di un passo. Vanessa ha raccontato le ragioni personali dietro al suo libro <strong><em><a href="http://www.lavoroculturale.org/lettera-sovversiva/">La lettera sovversiva. Da Don Milani a De Mauro, il potere delle parole (Laterza, 2017)</a></em></strong>, e ha insistito sull’impegno per la scuola, una scuola che non può e non deve essere solo il perseguimento di un voto su una tabella. Si dovrebbe imparare a scuola la via dell’emancipazione, perfino dell’obiezione di coscienza, quel radicale “se pur tutti, io no”.  Ricorda Ezio Palombo nelle prime pagine del libro della Roghi, a proposito della scuola popolare di San Donato: “Vedevo per la prima volta seduti, intorno ai tavoli della scuola, ragazzi cattolici e ragazzi comunisti, perché la verità, diceva Don Lorenzo, non era di destra e non era di sinistra, ed era compito della scuola insegnare a cercarla”.  Ezio ha quasi novant’anni, è lucido e tagliente, testimonia una lezione dei più vecchi, male assorbita dalle generazioni seguenti, ma che è attuale e opportuno riprendere, non tanto per rispolverare la nostalgia, quanto per agire. Così il lavoro di intellettuali come Vanessa Roghi è quanto mai utile ora,  perché aiuta a districare le trame in cui il paese sembra essersi attorcigliato e intorpidito e lo fa, in questo caso, partendo dal tema dei temi: l’educazione, che precede tutto e non è riducibile a un bagaglio di nozioni. Ecco perché l’abbiamo voluta quassù. Perché i paesi della Valle, sono luoghi piccoli, sostenuti dalla possibilità di incidere davvero non su X vite pescate affidandosi alla fortuna, ma sulla vita di ragazzi che conosciamo nel volto e nel carattere.  In questi luoghi tutti siamo responsabili dei processi educativi, tutti siamo chiamati per nome. Qualcuno più forte, forse, perché chi più sa, più deve sentirsi responsabile verso gli altri.</p>
<p>Abbiamo concluso in bellezza, cenando tutti insieme e ascoltando musica e alcuni di noi tirando tardi, bambine comprese, prima di salutarci.</p>
<p>La mattina seguente siamo saliti all’ultimo e più alto dei paesi, <strong><a href="https://www.facebook.com/baggioforever.bucci.1">Baggio</a></strong>, dove si trova la proloco e il Museo del Carbonaio, ultimo dei tre patti di collaborazione. Ci aspettavano i volontari e <strong>Cecilia Lattari</strong> e <strong>Lucia Mazzoncini</strong>, custodi dell’ultima avventura nelle comunità transitorie, <em><a href="https://www.facebook.com/events/482489765583826/">Camminare il silenzio</a></em>.  Siamo entrati nel bosco. In un cerchio silenzioso Cecilia e Lucia ci hanno simbolicamente unito con un filo che è stato poi reciso, a sancire il passaggio dalla dimensione quotidiana a una immersiva nella natura che pure qui è compagna riconoscibile. Qui certe volte scendono i lupi. Qui, nei nostri borghi, i cervi vengono nelle piazze alla fine dell’estate, quando comincia il periodo dell’amore. Qui cominciano quelle castagnete che hanno sfamato tanta gente durante le guerre. Qui la memoria ha un altro passo rispetto alla parola. Cercando di mantenere il silenzio una settantina di persone fra adulti e bambini hanno camminato per il sentiero di un’antica processione paesana, raccogliendo sassolini, rami, fiori, gusci da donare poi alla Bure, il nostro torrente. Un cammino breve, rituale, verso l’acqua, come verso la verità ultima del nostro essere temporaneo e costante insieme, del nostro renderci infine al mondo che è ben più vasto dell’umano e lo si avverte quando si entra in un luogo noto mettendo da parte le nostre abitudini e acuendo i sensi alla sua presenza, alla voce dell’acqua e del vento. Al ritorno siamo risaliti dall’acqua al bosco agli olivi già carichi e pronti per la raccolta, alla strada. Alla proloco intanto si stava preparando un pranzo toscano e antico, con la polenta stesa e tagliata col filo, la pappa al pomodoro, il fungagnino appena trovato, i necci di farina di castagne con la ricotta e i canti dell’Italia popolare sul giradischi. Abbiamo pranzato tutti insieme sotto un bel sole sulla grande terrazza che si affaccia sulle due valli. Ecco, in questi momenti qui, io non credo ma so, che è possibile lavorare per una felicità diversa, io non credo ma so che questo serve, un lavoro incessante, un affetto capace di crescere, una o più persone che spendono tanto del loro tempo per la comunità e hanno il diritto di non sentirsi abbandonate. A un certo punto Michele di Iano si è alzato ed è andato ad abbracciare <strong>Rosalba Bucci</strong>, la presidente della proloco di Baggio e questa è fra le pagine di letteratura non scritta che serberò con cura.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-76380" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-1024x685.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-1024x685.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-160x107.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba.jpg 2000w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></p>
<p>Provengo per una parte della mia famiglia, quella paterna, dall’Appennino montano, dalla Sambuca Pistoiese. Ne ho scritto, ne parlo, scappo come posso al mio bosco del Prataccio per ritrovare quel mio antico amico. Ma Santomoro e la Valle delle Buri, che in qualche modo dipendono  dal ramo materno della mia storia, grazie alla mia bisnonna che era nata qui, mi hanno insegnato ad apprezzare la gente, il popolo di questa microscopica geografia. Non tutta la città, non tutta la nazione, non tutto il mondo: una Valle appenninica, una sola – per una vita è sufficiente.</p>
<p>Concludo questo mio lungo scritto rivolgendo un pensiero a chi a quella tavola a Baggio mancava. Se tutto questo è stato possibile è perché nel 2016 con un’altra persona, l’allora presidente del circolo Arci di Lupicciano, Gianluca Menichini, dal cui spirito spero di aver imparato qualcosa, immaginammo per primi di camminare fra i nostri paesi, con le storie e la poesia. Immaginammo un lavoro coeso per tutta la Valle, sperimentammo nell’estate il percorso io lui e Valentino di Santomoro e il 2 ottobre 2016 camminammo davvero, con tanti altri, fra Santomoro e Lupicciano, leggendo e ascoltando poesie, parlando delle erbe e delle piante, rievocando le infanzie degli abitanti, fino a un altro sole, al Portico di Goro, un altro luogo affacciato sulla vallata, dove pranzare tutti insieme.  Gianluca per questioni sue più che legittime e dopo molti anni al servizio del suo paese,  ora ha lasciato ad altri ed è da una telefonata di diversi mesi fa che non ci parliamo.  Ma io non dimentico. Gianluca, grazie. Questo è per te.</p>
<p><strong>********</strong></p>
<p><strong>La locandina è stata realizzata da Benedetta Matteoni a partire da una foto di Chiara Vitali di un gruppo di bambini della scuola Lo Scoiattolo in visita alla Bure. Questa è la foto che ha accompagnato tutta la nostra lotta per la &#8220;scuolina&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Le fotografie scelte per l&#8217;articolo sono state scattate da Eleonora Chiti nella giornata conclusiva a Baggio. Altre giornate del festival sono state documentate da Giovanni Fedi per il quotidiano online Reportcult e si trovano ai link seguenti.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/fotografie/collection133209313-72157656497231769/set72157695800052090.html">22 settembre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157672042195817.html">5 ottobre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157700775013081.html">11 ottobre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157699167636332.html">13 ottobre</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 05:21:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[…Con una coda ma senza la testa solo per finta, solo per festa solo per fiamma che brucia per fuoco fammi giocare per gioco B.Tognolini, Rime Raminghe, Salani   L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione poesia e musica nei borghi dell’Appennino VII edizione 1-6 agosto 2017 un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti con il contributo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>…Con una coda ma senza la testa<img loading="lazy" class="alignright wp-image-69153" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg" alt="" width="375" height="531" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg 848w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-768x1087.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-724x1024.jpg 724w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></em><br />
<em>solo per finta, solo per festa</em><br />
<em>solo per fiamma che brucia per fuoco</em><br />
<em>fammi giocare per gioco</em></p>
<p>B.Tognolini, <em>Rime Raminghe,</em> Salani</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</strong></p>
<p>poesia e musica nei borghi dell’Appennino</p>
<p><strong>VII edizione 1-6 agosto 2017</strong></p>
<p>un progetto dell’<strong>Associazione Arci SassiScritti</strong></p>
<p>con il contributo di</p>
<p><strong>Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna progetto Polimero</strong></p>
<p>e dei comuni di <strong>Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, </strong></p>
<p><strong>Pistoia, Sambuca Pistoiese</strong></p>
<p><strong>BCC Alto Reno e COOP Reno</strong></p>
<p><strong>LA POESIA COME FUOCO, LA VITA COME GIOCO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong>PAOLO BENVEGNÙ, MURUBUTU, LUCIO CORSI, IVAN TALARICO, GABRIELLA LUCIA GRASSO, SAVERIO LANZA, BRUNO TOGNOLINI, GIULIANO SCABIA, CARLO BORDINI, ALESSANDRO RICCIONI, ANDREA DE ALBERTI, FRANCESCA GENTI, MANUELA DAGO</strong></p>
<p>Questo è il settimo anno in cui l’Appennino è reinventato e ricreato dall&#8217;incontro di poeti e musicisti con gli abitanti di paesi abbarbicati sui crinali tra Emilia e Toscana. Un piccolo festival con una dignità da gigante che si propaga tra bosco e radura, tra monti e borghi disabitati prendendosi tutto il tempo e il lusso dell&#8217;ascolto di un paesaggio parlante.</p>
<p>I versi di Bruno Tognolini e il dinosauro fuoritempo e fuoriluogo ritratto da Guido Mencari, raccontano l&#8217;anima de <em>l&#8217;importanza di essere piccoli </em>con una speciale dedica ai mondi intermedi e incandescenti dei bambini, così vicini e aderenti a quelli inattuali della poesia.</p>
<p>Un&#8217;edizione pensata per un pubblico multiforme che segue un ricordo d’infanzia, un giocattolo testimone della serietà del gioco che mette tutti al pari ed entra nel mondo con il passo leggero di chi si accinge a vivere un&#8217;avventura.</p>
<p>Sei giorni di festa in sei luoghi speciali, lontano dalle ragioni dei giorni feriali.</p>
<p>Un dinosauro giocattolo a capo di una sequela di esploratori che il <strong>primo agosto</strong> inizia la sua avventura dal versante toscano, dalla minuscola stazione di <strong>Castagno</strong> <strong>di</strong> <strong>Piteccio</strong> (PT) per ascoltare <strong>Paolo Benvegnù </strong>e il suo viaggio interstellare dentro i misteri di “H3+”, la molecola che sta alla base dell&#8217;Universo ispiratrice del suo ultimo album. Con lui <strong>Alessadro RIccioni</strong> poeta e bibliotecario dell&#8217;Appennino dei cui nativi ‘monti tondi’ la sua poesia porta traccia. La tribù del dinosauro il <strong>2 agosto </strong>si sposta in Emilia e si addentra in un bosco di castagni monumentali nei pressi di <strong>Granaglione</strong>, qui la parola si fa epica grazie alla ‘letteraturap’ di <strong>Murubutu</strong>, in cui sonorità hip hop classiche fanno da tappeto a testi dalla forte curvatura cantautorale; insieme al “cantante filosofo” il “poeta-oste” <strong>Andrea de Alberti</strong> che con le poesie tratte dal suo <em>Dall’interno della specie</em> (Einaudi 2017) intraprende un viaggio antropologico-sentimentale dentro l&#8217;umanità. Cambiando versante il dinosauro il<strong> 3 agosto </strong>arriva a <strong>Rasora,</strong> nel comune di <strong>Castiglione dei Pepoli (BO) </strong>accolto dall&#8217;antica Casa del Popolo e dai testi scanzonati del cantautore <strong>Ivan Talarico</strong>, già attore e autore di libri dal sapore ironico. Uno sguardo limpido e sbarazzino è anche quello di <strong>Carlo Bordini</strong>, poeta e narratore romano che, pur non rinnegando le difficoltà dell’esistenza, non cede mai il fianco al nichilismo. Giunti a metà percorso le orme preistoriche conducono a <strong>La</strong> <strong>Scola</strong> nel comune di <strong>Grizzana Morandi </strong>in uno dei borghi più belli del versante bolognese: qui risuonano tre voci femminili, quella dal timbro purissimo della siciliana <strong>Gabriella Lucia Grasso </strong>che presenta il suo ultimo album <em>Vussia Cuscenza,</em> uscito per Narciso Records, etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli. Se la Grasso porta nel fresco delle montagne un po’ della luce catanese, dal nord arrivano le sorprendenti <strong>Manuela Dago</strong> e <strong>Francesca Genti </strong>poetesse unite da un’amicizia profonda e dal progetto editoriale <em>Sartoria Utopia</em>, una ‘capanna editrice’ che produce libri di poesia cuciti a mano. Come un cerchio magico la chiusura del festival è in Toscana: venerdì <strong>5 agosto</strong> a <strong>Monachino</strong>, nel comune di <strong>Sambuca Pistoiese (PT),</strong> in una graziosa valle in cui si intrecciano 4 province. Ad accogliere il dinosauro sono gli animali selvatici evocati dal giovane cantautore maremmano <strong>Lucio Corsi </strong>nel suo disco delicato e metamorfico <em>Bestiario musicale.</em> La poesia è invece affidata alla voce incantatrice di <strong>Bruno Tognolini,</strong> autore generalmente considerato per bambini anche se come dice lo stesso poeta, due volte Premio Andersen, quello che scrive è “per i bambini e i loro grandi”.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno di festival è a <strong>Spedaletto, </strong>paese che prende il nome dalla sua antica tradizione di ospitalità: se nel medioevo ai viandanti veniva offerto rifugio, ai seguaci dei piccoli<strong> domenca 6 agosto</strong> è donata una piazza trasformata da due artisti. A differenza degli altri giorni si inizia alle 19 con <strong>Saverio Lanza</strong>, musicista, compositore e produttore discografico che presenta il progetto originale <strong><em>Vocazioni, messa spontanea per coro misto</em></strong> con cinque solisti e il coro della <strong>Scuola di Musica Mabellini</strong> di Pistoia. Dopo la performance, che concilia il sacro al profano, gli spettatori e artisti sono invitati a fare una pausa per prepararsi all&#8217;ascolto di <strong>Giuliano Scabia, </strong>legato al festival da una tenera amicizia e da una profonda affinità elettiva. Per il festival il &#8216;più imprevedibile dei poeti&#8217;, così scrive Gianni D&#8217;Elia nella prefazione del libretto edito dalla casa editrice catanese “Le farfalle” che ne custodisce i versi, dà voce ai <em>Canti brevi per il cielo della notte. </em>Dentro un paese mutato dalla presenza di ospiti invisibili; poeti, bestie, persone e dèi sono cinguettati e vivificati da Scabia e amplificati da Saverio Lanza con i cantanti che poco prima hanno partecipato a <em>Vocazioni</em>.</p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati</u></strong></p>
<p><strong>Martedì 1 agosto ore 21</strong>-Castagno di Piteccio, PT</p>
<p>Paolo Benvegnù (live)<br />
Alessandro Riccioni (lettura/incontro)<br />
<strong>Mercoledì 2 agosto ore 21 </strong>-Parco didattico sperimentale del Castagno, Varano, Granaglione, Alto Reno Terme BO</p>
<p>Murubutu (live)<br />
Andrea De Alberti (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 3 agosto ore 21</strong> &#8211; Rasora, Castiglione dei Pepoli, BO</p>
<p>Ivan Talarico (live)<br />
Carlo Bordini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Venerdì 4 agosto ore 21 &#8211; </strong>La Scola, Grizzana Morandi, BO</p>
<p>Gabriella Lucia Grasso (live)<br />
Francesca Genti, Manuela Dago (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 5 agosto ore 21</strong>-Monachino, Sambuca Pistoiese, PT</p>
<p>Lucio Corsi (live)<br />
Bruno Tognolini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Domenica 6 agosto ore 19-</strong> Spedaletto, PT</p>
<p><em>VOCAZIONI</em>, messa spontanea per coro misto di Saverio Lanza<br />
CANTI BREVI PER IL CIELO DELLA NOTTE di Giuliano Scabia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: </strong></p>
<p><strong>Daria Balducelli mob. </strong>349 3690407; <a href="mailto:d.balducelli@gmail.com">d.balducelli@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le indicazioni stradali consultare la pagina FB SassiScritti_ L’importanza di essere piccoli</p>
<p>In caso di pioggia tutti gli eventi si terranno comunque in posti al chiuso nei luoghi indicati</p>
<p>Per tutte le info <a href="http://www.sassiscritti.org/">www.sassiscritti.org</a> ; <a href="mailto:info@sassiscritti.org">info@sassiscritti.org</a> ; 3493690407 – 3495311807</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli c’è grazie a</strong>: Daria Balducelli, Ambrogina Bertone, Andrea Biagioli, Alessandro Borri, Azzurra D’Agostino, Sante Di Clemente, Lucia Mazzoncini, Guido Mencari, Andrea Montagnani, Lara Monterastelli, Silvia Tesone</p>
<p><strong>Video</strong> Andrea Montagnani <a href="http://www.pupillaquara.com/">www.pupillaquara.com</a> <strong>Fotografie</strong> Guido Mencari www.gmencari.com</p>
<p><strong>Con la collaborazione di</strong>:</p>
<p>associazione La Sculca, Pro loco di Spedaletto, Pro loco di Castagno, Parco Didattico sperimentale del castagno, Casa del popolo circolo arci di Rasora, libreria l’Arcobaleno di Vergato, libreria Lo spazio di via dell’Ospizio di Pistoia, Hotel Helvetia Thermal Spa, Califfo ristopub di Porretta Terme, Birra del Reno di Castel di Casio, Le grandi ricette di Anna B. catering Castel di Casio, Hotel Roma di Porretta Terme, gelateria la Baracchina di Porretta Terme, Birrificio Beltaine.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Antonio Turolo, ‘A parte il lato umano’: premio Ciampi Valigie Rosse 2016</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/12/28/antonio-turolo-parte-lato-umano-premio-ciampi-valigie-rosse-2016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2016 06:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[antonio turolo]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[paolo maccari]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[premio ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Nardoni]]></category>
		<category><![CDATA[Valigie Rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[di Azzurra D’Agostino Valerio Nardoni e Paolo Maccari dal 2010 propongono un’iniziativa più che lodevole nel panorama della poesia e dell’editoria italiane. Il progetto nasce intorno al Premio Ciampi, dedicato com’è noto alla canzone d’autore. I due curatori hanno portato questa esperienza nel campo della poesia internazionale, realizzando in collaborazione con Valigie Rosse una sorta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Azzurra D’Agostino</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Valerio Nardoni e Paolo Maccari dal 2010 propongono un’iniziativa più che lodevole nel panorama della poesia e dell’editoria italiane. Il progetto nasce intorno al Premio Ciampi, dedicato com’è noto alla canzone d’autore. I due curatori hanno portato questa esperienza nel campo della poesia internazionale, realizzando in collaborazione con <a href="http://www.valigierosse.it/"><strong>Valigie Rosse</strong></a> una sorta di ‘premio alla carriera’ a un poeta italiano e a un poeta straniero in traduzione. Non ci si candida, ma sono i due attenti lettori che invitano un autore, degno in qualche modo di interesse, a proporre una plaquette inedita che verrà pubblicata nella collana del premio. Collana della quale chi scrive è entrata –con stupore e gratitudine &#8211; a far parte l’anno scorso, dopo Italo Testa, Matteo Marchesini, Andrea Inglese e Francesco Targhetta. Ne scrivo dunque in qualche modo ‘dall’interno’ pur essendo questo un caso non cercato: avevo letto tutti i libri precedenti, di autori che stimo, e fin dalla nascita di questa avventura avevo trovato molto interessante la formula di dare in qualche modo spazio – che fosse anche riconoscimento – a poeti diversi ma al contempo dal percorso significativo, dalla voce definita. Dopo aver coosciuto da vicino come lavorano Valerio, Paolo e Tiziano Camacci di Valigie Rosse, la mia idea iniziale di ammirazione si è rafforzata, per la passione, l’entusiasmo e la gentilezza che mettono nel progetto che hanno ideato. Ho poi provato un vero e proprio moto di gioia nel sapere il vincitore italiano di quest’anno: <strong>Antonio Turolo</strong> che, insieme al rumeno Ioan Es. Pop, è stato premiato lo scorso 25 novembre alle 21 al Teatro ‘La goldonetta’ di Livorno.<br />
Perché ho gioito per Antonio Turolo? Innanzi tutto, per il fatto di poter finalmente leggere sue poesie inedite. Fin dall’esordio – che non a caso si chiamava ‘Le parole contate’, inserito nel VI Quaderno di poesia italiana Marcos Y Marcos – una caratteristica di questo poeta un po’ defilato è stata la scrittura centellinata. Due raccolte brevi, a distanza di 9 anni l’una dall’altra, uscite per editori piccolissimi. L’ultima prima di questo ‘A parte il lato umano’ è stata ‘Corruptio optimi pessima’, andata esaurita da tempo. Turolo non compare tra i nomi dei festival, non compare sui magazine letterari e non partecipa a dibattiti o querelle. Eppure i lettori di poesia sanno benissimo che questo autore è degno di nota e non se ne dimenticano da un decennio all’altro, perché Turolo ha qualche cosa da dire: e quando la dice, nel suo modo serrato, privo di fronzoli, dritto alla questione, la dice per tutti, senza fare sconti, dando alla nostra lingua e alla nostra lettura del mondo nuova aria e nuovi spunti.<br />
In particolare ‘A parte il lato umano’ esce dal confine dell’autobiografismo e lo amplia in una sorta di autobiografismo collettivo, una storia personale rifratta in vari personaggi, uno sguardo dei vinti verso chi li ha vinti, in un gioco di specchi che mette il lettore – il chiunque stia dal lato dei ‘normali’ o dei ‘salvati’ – in una crisi spartana e domestica, quella del dover fare i conti con le disattenzioni quotidiane, con i soprusi minuti, con l’indifferenza ormai didascalica del nostro mondo e tempo.<br />
Dice bene Maccari, sempre puntualissimo e lucido nelle sue postfazioni, che si potrebbe qui parlare di uno ‘studio delle solitudini’, indagate nel momento in cui il singolo destino è in un momento di svolta decisiva, quello che illumina tutta la vita.<br />
La forma è interessante, si passa da brevi poesie che in qualche modo espongono il fatto – esistenziale, letto attraveso una lente quasi cronachistica – e dei prosimetri in prima persona dove il protagonista spiega le sue ragioni, portandoci dentro quel dolore e quelle ragioni che in genere non sappiamo (non riusciamo ? non possiamo? non vogliamo?) ascoltare.<br />
Il saggio di Maccari, da leggere, dà interpretazioni e visioni puntuali, alle quali non c’è molto da aggiungere, se non la speranza che questo premio continui il suo percorso con la stessa coriacea indipendenza con cui è nato.<br />
Riporto dunque in anteprima alcune poesie da ‘A parte il lato umano’, Premio Ciampi Valigie Rosse 2016, volume impreziosito dalle sculture di Riccardo Bargellini create ad hoc per la pubblicazione.</p>
<p>A parte il lato umano,<br />
(schiarendosi la voce),</p>
<p>devi considerare che è difficile<br />
per i colleghi del Pronto Soccorso<br />
riuscire a stabilire quando<br />
la TAC è veramente necessaria<br />
poi ovviamente ci sarà l’inchiesta.</p>
<p>(E qui una breve pausa).</p>
<p><em>A parte il lato umano</em><br />
ribadisce.</p>
<p>*</p>
<p>La morte di un poeta è una notizia<br />
che scivola leggera sugli schermi<br />
delle telescriventi e le agenzie di stampa.</p>
<p>Discreta si diffonde<br />
nelle pagine interne dei giornali<br />
in coda ai notiziari della televisione.</p>
<p>Lo ricordavamo vivo oppure no,<br />
si scoprono gli anni<br />
si fanno un po’ di conti.</p>
<p>All’improvviso ci si accorge di<br />
un dispiacere, come<br />
uno sgomento leggero.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Il dottore ha detto che devo stare attenta. Non lasciare scadere le medicine. Me le ha cambiate, ma mi sento sempre uguale. Certi giorni le prendo e certi no. Quando vado da lui, prima devo lavarmi. E poi prendere il posto. E litigano sempre, per chi è arrivato prima. Mi passano davanti perché hanno i bambini piccoli, perché devono andare al lavoro. Così ci ho rinunciato. Però era contento che ho smesso di fumare. Ha anche sorriso. La sigaretta mi faceva compagnia però. È venuto anche lui a visitarmi. Avevo messo a posto la stanza, ma lui si è arrabbiato lo stesso. Ha detto che non posso vivere in questo disordine, e che dovevo pensare all’igiene, dare una mano di bianco ai muri, ha detto, buttare via gli scatoloni. Ma sarà abituato, penso io, è il suo lavoro, no?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli. Poesia e musica dei borghi dell&#8217;appennino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/07/25/limportanza-piccoli-poesia-musica-dei-borghi-dellappennino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 05:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[appennino]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
		<category><![CDATA[cantautori]]></category>
		<category><![CDATA[daria balducelli]]></category>
		<category><![CDATA[festival poesia]]></category>
		<category><![CDATA[l'importanza di essere piccoli]]></category>
		<category><![CDATA[sassiscritti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=63763</guid>

					<description><![CDATA[Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre. F. Hölderlin &#160; L&#8217;importanza di essere piccoli poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino VI edizione dal 2 al 6 agosto un progetto associazione arci  “SassiScritti” riabitare il luoghi marginali con la poesia e la musica LA POESIA  CERCA L’ALTRO con GNUT, NADIA AUGUSTONI,  GIUSI QUARENGHI, IACAMPO,  MOTTA,  [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre.</em><br />
F. Hölderlin</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-63764" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1.jpg" alt="cartolina importanza fb (1)" width="390" height="547" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1.jpg 913w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-768x1077.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-730x1024.jpg 730w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;importanza di essere piccoli </strong><br />
poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino<br />
VI edizione dal 2 al 6 agosto<br />
un progetto associazione arci  “SassiScritti”</p>
<p><strong><u>riabitare il luoghi marginali con la poesia e la musica</u></strong></p>
<p><strong>LA POESIA  CERCA L’ALTRO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong><u>GNUT, NADIA AUGUSTONI,  GIUSI QUARENGHI, IACAMPO,  MOTTA,  MATTEO PELLITI</u></strong>, TÊTES DE BOIS,  GIOVANNI NADIANI, ALESSANDRA RACCA, ERICA MOU, TIMISOARA PINTO,  LUCIA MAZZONCINI</p>
<p style="text-align: justify;">“Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre” è l&#8217;incipit scelto per la VI edizione del festival <em>l&#8217;Importanza di essere piccoli, </em>verso enigmatico e profetico del poeta <strong>Holderlin</strong> che connota la poetica e il senso di un progetto culturale nato nel 2011 da un&#8217;idea di Azzurra D&#8217;Agostino e Daria Balducelli dell&#8217;associazione <strong>SassiScritti</strong> e sostenuto da <strong>Regione Emilia-Romagna, </strong>nell’ambito del progetto <strong>Polimero</strong> di <strong>Arci</strong> Emilia-Romagna<strong>, </strong><strong>Distretti Culturali, </strong>Città metropolitana di Bologna e i Comuni di<strong> Alto Reno Terme, Castel di Casio, Grizzana Morandi, Pistoia </strong>e<strong> Sambuca Pistoiese, Arci Bologna </strong>e il contributo di<strong> Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Helvetia Thermal SPA Hotel</strong>. Non solo quindi un festival ma il coronamento estivo di una serie di attività che l&#8217;associazione, affiliata Arci, intesse durante l&#8217;anno: da <strong><em>InRitiro</em></strong>, un calendario di laboratori in residenza con scrittori, attori, illustratori e musicisti, collaborazioni con enti locali quali la <strong>Fondazione Santa Clelia Barbieri</strong> di Vidiciatico, l’Associazione <strong>Porretta Cinema </strong>e recenti sinergie con il festival pistoiese <strong><em>Leggere la città</em></strong> e il <strong><em>Progetto T</em></strong> della compagnia teatrale Gli Omini. Non da ultimo lo scambio di energie e di  pensiero avvenuto lo scorso inverno al presidio dei lavoratori <strong>Philips-Saeco</strong>, mobilitati contro un previsto licenziamento di quasi metà degli operai. SassiScritti ha affiancato a questa manifestazione un <strong>presidio culturale</strong> che ha portato davanti alla fabbrica decine di artisti in un programma dal titolo <strong><em>Poesie per farsi coraggio</em></strong>. Gli operai, a conclusione della lunga contrattazione, hanno devoluto a SassiScritti un contributo derivante dai fondi raccolti a sostegno delle famiglie dei lavoratori.</p>
<p>Il filo rosso che lega queste proposte è l&#8217;attenzione e cura dei luoghi “marginali” intesi non solo come periferie, ma come condizioni esistenziali fragili e minoritarie, quindi potenzialmente cariche di una bellezza eversiva e innovatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Poesia e musica in luoghi ancora da scoprire, riluttanti alla fama ma generosi nell&#8217;accogliere, poesia come l&#8217;Altro che è in noi ma anche come l’altro che arriva da fuori e che l&#8217;arte continua a cercare con lo slancio del bambino che esplora il mondo. <strong><em>L&#8217;immagine scelta, quella di una cavalletta che si rispecchia in una figura aliena, ci rinnova l’antica promessa con il nostro essere più autentico, verso un&#8217;alterità fertile che fa accadere gli incontri e salda l&#8217;amicizia, qualcosa che oggi forse più che mai si rende urgente.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta SassiScritti sarà felice di accogliere dal<strong> 2 </strong>al<strong> 6 agosto </strong>gli ospiti nei luoghi del Festival, in una terra di mezzo fatta di castelli, pievi, boschi e borghi semi-abbandonati dell&#8217;Appennino. Mediatori tra il mondo e quei pianeti marziani evocati dalla poesia saranno come sempre i luoghi che permettono l&#8217;incontro tra artisti e pubblico, resi ancora più belli dalla cura e dalla dedizione degli abitanti, delle proloco, delle associazioni locali, che da settimane si preparano a questo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I cantautori<strong> Gnut,  Iacampo, Motta, têtes de bois, Erica Mou  </strong>si incontreranno per la prima volta  con i poeti<strong> N</strong><strong>adia Augustoni, Giusi Quarenghi, Matteo Pelliti, G</strong><strong>iovanni Nadiani, Alessandra Racca. </strong>Poesia e Musica arriveranno e si intrecceranno a <strong>Tresana, Castelluccio di Porretta Terme (BO)</strong>, tra le sue case costruite con le pietre locali che sbucano dal bosco di castagni; tra le romantiche rovine del <strong>Castello di Sambuca Pistoiese</strong><strong> (PT)</strong> o nel festoso borgo di<strong> Castagno di Piteccio (Pistoia) </strong>che incontra la linea transappenninca della Porrettana; presso l&#8217;antico e bellissimo borgo<strong> La Scola a Grizzana Morandi (BO) </strong>e infine approdare sui prati del circolo culturale ippico <strong>Scaialbengo a Castel di Casio (BO).</strong></p>
<p><strong>Gli eventi sono a ingresso libero </strong><strong>in caso di pioggia si svolgeranno ugualmente nei luoghi indicati.</strong></p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati </u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Martedì 2 agosto</strong> inizia il viaggio dentro la natura, la poesia e la musica in uno dei borghi più segreti e più suggestivi dell’Appennino: Tresana, non lontano da Castelluccio di Porretta Terme, piccolo agglomerato di case immerse in un castagneto secolare tra grandi fioriture di ortensie e case in sasso dai tetti in arenaria. L’appuntamento è per le <strong>18:30</strong> quando <strong>Lucia</strong> <strong>Mazzoncini</strong>, aiutata dalle riprese video di <strong>Eleonora</strong> <strong>Chiti</strong>, accompagnerà il pubblico nelle stanze di una antica casa contadina regalando con l&#8217; installazione audio-visiva <strong>CREATURE CUSTODI DI STORIE </strong>momenti di sosta e ascolto attraverso le voci di poeti e le storie di infanzia degli abitanti del borgo e dei viandanti che lo hanno attraversato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A seguire si terrà la presentazione del libro <strong>UN PONTE GETTATO SUL MARE</strong>, realizzato dal festival di poesia sardo <strong>Cabudanne de sos poetas di Seneghe </strong>con cui l&#8217;importanza di essere piccoli  è gemellata <strong> </strong>si rinnova in questo modo la vicinanza a festival di là dal mare attraverso questo volume antologico che raccoglie le poesie create durante un laboratorio di scrittura poetica nei centri psichiatrici dell’oristanese a cura di <strong>Francesca Matteoni</strong> e <strong>Azzurra D’Agostino</strong>. Dopo una cena a buffet (su prenotazione) dalle 21:00 si entrerà nel vivo della relazione tra parola e musica con l’inedito incontro tra <strong>Nadia Alba Augustoni</strong> e <strong>GNUT</strong>. Poetessa dal percorso certamente non accademico<strong>, Nadia Augustoni</strong> vive una vita da operaia: da sempre per necessità a contatto con lavori manuali e fuori dal mondo intellettuale, si forma da autodidatta studiando  di notte i grandi poeti e saggisti della nostra tradizione. Ne esce una produzione cospicua e variegata, arricchita da una lingua consapevole ma diretta, che si occupa delle questioni dell’umano nelle sue varie declinazioni: da temi più impegnati civilmente a quelli più strettamente intimi, quali quelli trattati nel recente <em>Lettere della fine</em> uscito per Vidya nel 2015. A duettare con lei <strong>GNUT</strong>, al secolo Claudio Domestico, delicatissimo cantautore napoletano che con il suo primo album “Prenditi quello che meriti” è stato acclamato come una delle migliori realtà cantautorali della sua generazione. Presenta al festival brani anche da <em>Domestico</em>, il suo ultimo album, caratterizzato sino dal titolo da una poetica intima, potremmo dire quasi ‘casalinga’, che perfettamente si ricollega all&#8217;atmosfera  della serata.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra caratteristica de<em> l’importanza di essere piccoli </em>è il piacere di scoprire e far scoprire nuovi borghi, così da quest’anno inizia la collaborazione con il borgo toscano di <strong>Sambuca Pistoiese</strong>, dove <strong>mercoledì</strong> <strong>3 agosto </strong>pubblico e spettatori si ritroveranno ai piedi del ‘Castello di Selvaggia’. I ruderi sono su uno sperone di roccia che controlla le valli del Limentra, dove sorge una fortezza che un tempo fu l&#8217; inespugnabile culla della storia e della tradizione poetica dell&#8217;Appennino. Qui, nel 1200, si combatterono le città di Pistoia e di Bologna e qui un secolo dopo si rifugiò, dove visse i suoi anni più felici, Selvaggia Vergiolesi, nobildonna di famiglia ghibellina cantata dal poeta Cino da Pistoia. E come le parole del poeta ci giungono attraverso i secoli, così la poetessa che ospitiamo ha parole ‘per tutti’: non è possibile infatti limitare l’opera di <strong>Giusi Quarenghi</strong> alla sola ‘poesia per ragazzi’. I suoi albi illustrati, le sue filastrocche, i suoi racconti, le sue poesie (come quelle raccolte in <em>E sulle case il cielo</em> ed. Topipittori, inserito nella IBBY International honour list) sono un mondo ricco dove è bello passeggiare insieme. Con lei, il cantautore <strong>IACAMPO</strong>, una voce delicata che accarezza temi e atmosfere di un immaginario composto di dediche e riflessioni, canzoni che a partire da racconti di esperienze personali diventano bacino di domande, attese, grandi dubbi e piccole certezze universali. Un cantautore dallo stile immediatamente decifrabile, che gira l’Italia commuovendo i pubblici più diversi attraverso una musica in qualche modo ‘poetica’ che, come una fioritura, il titolo del suo ultimo album <em>Flores </em>la richiama – si fa esplosione silenziosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si resta in Toscana anche <strong>giovedì 4 agosto </strong>con l&#8217; appuntamento nella stazione più piccola d’Europa, ovvero <strong>Castagno di Piteccio</strong> (Pistoia). Un solo binario, tra due gallerie, una casupola sotto l’ombra di una radura di castagni: ecco dove si potrà ascoltare la poesia di <strong>Matteo Pelliti</strong> e la musica di <strong>MOTTA</strong>. Laureato in filosofia e autore di varie raccolte in versi, Pelliti dal 2005 collabora stabilmente con il cantautore Simone Cristicchi, assieme al quale ha firmato spettacoli, musical, racconti. Una poesia che riesce a coniugare la leggerezza dell’ironia con i grandi temi della contemporaneità, una scrittura ricca e frizzante che coinvolge i pubblici più diversi. Gli stessi che stanno seguendo il fortunatissimo tour di <strong>MOTTA</strong>, ex Criminal Jokers, in cui presenta il suo album d’esordio come solista <em>La fine dei vent’anni.</em> Un disco prodotto da un “artista amico” del festival, Riccardo Sinigallia, indimenticato protagonista di una delle scorse edizioni. La scoperta dell’età adulta raccontata in dieci brani che verranno presentati al festival in una versione più intima rispetto alla formazione classica che comprende alcuni tra i più interessanti musicisti della scena indie-rock italiana. Sarà poi possibile condividere tutti insieme, a fine serata, alcune ottime specialità preparate in casa offerte dalla Pro Loco di Castagno, realizzate con tutta la sapienza e l’amore dei custodi delle tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si torna in Emilia <strong>venerdì 5 agosto,</strong> quando sarà l&#8217;incantevole e curatissimo borgo <strong>La Scola</strong>, nel comune di Grizzana Morandi (BO), ad accogliere gli ospiti già dalle 18:30. Anche in questa occasione, come per la serata di apertura del festival a Tresana, gli spettatori sono i benvenuti prima di cena  per seguire una <strong>visita guidata</strong> del borgo condotta da Pietro, attivissimo e informatissimo abitante del borgo e animatore dell’Associazione <strong>La Sculca</strong> artefice di tante attività come  mostre, feste, visite e concerti. Verrà poi presentato alle 19, sotto un pergolato di vite, il libro di <strong>Timisoara Pinto</strong> <em>Lavorare con lentezza </em>(Squilibri editore). Giornalista e conduttrice radiofonica esperta di musica, Timisoara accompagnerà gli ascoltatori in un viaggio incredibile che narra l&#8217;incontro con <strong>Enzo Del Re</strong>, l’interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa. Su prenotazione sarò poi possibile mangiare le piadine e le tigelle montanare preparate dalla Sculca, per condividere un po’ di tempo all’ombra del cipresso millenario del borgo prima dell’incontro tra poeta e musicisti. <strong>Giovanni Nadiani</strong>, poeta romagnolo, ha del resto molta dimestichezza con la musica: per anni ha infatti presentato le sue letture con i ‘Faxtet’, gruppo jazz divertente e poliedrico. Autore eclettico, Nadiani ha all’attivo oltre a svariate raccolte di poesie, testi teatrali e cabarettistici. Il suo ultimo libro <em>aNmarcurd </em>(‘Non mi ricordo’), mantiene il dialetto romagnolo tipico della sua scrittura, ma si vela di un’ombra approfondendo il lato più riflessivo e volgendo lo sguardo alla memoria e alla morte.  Freschi di premio sono i musicisti che si avvicenderanno sul palco con il poeta, ovvero i <strong>TÊTES DE BOIS </strong>– targa Tenco come migliori interpreti nel 2015. I Têtes  de Bois hanno avuto questo riconoscimento per l’album realizzato  su Léo  Ferré,  dodici anni dopo  il fortunatissimo <em>Ferré l&#8217;amore e la rivolta.</em> Due anni trascorsi a pensare e a lavorare per le vie dei poeti, sui passi di Léo Ferré, uno dei grandi geni del  Novecento  che  i  Têtes  de  Bois  non  riescono  a  smettere  di  amare,  hanno  generato  un nuovo disco e una nuova avventura ‘Extra’ che molto ha a che fare con la poesia. Baudelaire, Verlaine, Rimbaud  musicati da  Ferré,  Ferré musicato  da  Ferré  e  Ferré  musicato e  ri-arrangiato dai Têtes de Bois.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 6 agosto, </strong>l&#8217;ultima serata del festival, sarà un ritorno in un luogo caro ai piccoli: il <strong>Centro Culturale Ippico di Scaialbengo</strong> nel Comune di Castel di Casio (BO). Qui, tra cavalli cresciuti e educati secondo uno stile rispettoso della loro natura e della necessità di libertà in spazi aperti, si incontreranno due donne brillanti e potenti. La poesia sarà affidata alla voce di <strong>Alessandra Racca</strong>, anche detta ‘la signora dei calzini’ – come recita il titolo del suo primo libro e quello del popolare blog da lei curato. Appassionata di poesia “ad alta voce”, fermamente decisa a dimostrare che la poesia non è una noia, è autrice di reading nei quali mescola poesia e teatralità a una dose massiccia di ironia e musica. La musica, in questa serata, sarà invece quella di <strong>Erica Mou</strong>, già acclamata con la sua <em>Nella vasca da bagno del tempo</em> presentata a San Remo qualche anno fa. A causa di un incidente fortuito subito lo scorso aprile, Erica ha avuto una lunga pausa che si è interrotta in luglio per riprendere l’incontro con il suo pubblico, un incontro rimodulato su nuove esigenze e nuova poetica. L’impossibilità di imbracciare la chitarra ha potenziato il suo rapporto con la voce e ha alimentato l’energia creativa e altre qualità musicali di Erica. Emerge la voglia di lavorare sulla voce, e di mettersi in accordo con altri strumenti, come le corde del violoncello. Come è nella  filosofia del festival, anche in questo caso è il limite  ad amplificare le potenzialità, è il confine che si fa soglia affacciata su una più ampia visione – <em>di necessità virtù</em> è proprio il titolo del tour estivo della cantautrice pugliese.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest&#8217;anno il festival presenterà una serie di <strong>creazioni originali</strong> e uniche da parte di vari artisti e artigiani che hanno realizzato opere specifiche per l’evento. <strong>Borse</strong> in lino e cotone cucite a mano, abbinate a <strong>portachiavi</strong>, <strong>astucci</strong> e <strong>papillon</strong> di stoffa imbottita che riprendono i colori dell&#8217;immagine di questa VI edizione sono la proposta di <strong>Carohandmade</strong>, una creativa della provincia di Livorno che ha preparato una serie ridottissima di questi oggetti unici il cui acquisto darà una parte dei proventi a sostegno del festival. Saranno presenti poi i <strong>taccuini</strong> cuciti a mano delle sarte di <strong>MaVà</strong> di Padova, che pensa, disegna, stampa e rilega  quaderni realizzati interamente con stoffe di recupero, che per il festival riportano i versi scelti come epigrafe-amuleto del festival e il logo dell’associazione SassiScritti. Altri <strong>quaderni</strong>, di altro materiale – ovvero carta e cartone assemblati in creativi collage  riportanti immagini, poesie, ritagli di giornale – saranno rilegati interamente a mano e presentati dalle ‘sarte utopiche’ e poetesse Manuela Dago e Francesca Genti di <strong>Sartoria Utopia</strong> di Milano. Per gli impervi campi è bene avere sempre l’occasione di trovare stuoini dove sedersi con più agio e ve li proponiamo nella veste cucita e realizzata da <strong>Integra</strong>, cooperativa sociale di Quarrata (PT), che ha realizzato per noi alcuni capi cuciti a mano, stuoini da pic nic che potrete usare per tutte le vostre gite in campagna. <strong>Candele</strong> colorate e originalissime realizzate a mano dalla poetessa Francesca Matteoni, oltre a <strong>acquerelli</strong> (cartoline e quadretti raffiguranti gli animali della foresta) dell’artista e sostenitrice del festival Margherita Cambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroveremo poi i ‘<strong>miniquadri’</strong> di <strong>Cifone</strong>, al secolo Simone De Berardinis, di cui il fumettista <strong>Maicol Rocchetti</strong> (il noto autore degli ‘Scarabocchi animati’ di maicol&amp;mirko) ha detto “Cifone è uno dei più grandi artisti che mi è capitato di conoscere. La potenza dei suoi disegni, dei suoi modellini di cartone e delle sue foto ricordo è devastante. Cifone riesce a stupirmi da ormai trent&#8217;anni. Le sue cose sono sempre vere, giuste, entusiasmanti, commoventi. Soprattutto non sono mai una truffa”.  Ci saranno poi  alcuni esemplari di <strong>poster d&#8217;arte</strong> numerati, pezzi unici realizzati appositamente secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d&#8217;arte bolognese <strong>Anonima Impressori</strong>. Tutti questi specialissimi piccoli grandi oggetti verranno proposti al pubblico in una raccolta fondi a sostegno delle attività del festival.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad arricchire la rassegna sarà presente il bookshop de “<strong>LO SPAZIO di via dell&#8217;ospizio” </strong>di Pistoia e <strong>“L’ARCOBALENO”</strong> di Porretta Terme, oltre allo stand della straordinaria <strong>BIRRA DEL RENO</strong>, un prodotto artigianale, sano, gustoso, realizzato con i cereali delle aziende agricole della montagna e spinata fresca sul momento.</p>
<p><strong><u>INFO</u></strong></p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.wordpress.com/">www.sassiscritti.wordpress.com</a></p>
<p><a href="mailto:sassiscritti@gmail.com">sassiscritti@gmail.com</a></p>
<p>fb: L&#8217;importanzaDiEsserePiccoli</p>
<p>mob:  349 5311807 | 333 5837354</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: Azzurra</strong><strong> D&#8217;Agostino/Daria Balducelli mob. </strong>349 5311807; azzurradagostino@gmail.com</p>
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		<title>La poesia e i bambini</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2016 07:52:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Azzurra D&#8217;Agostino Questo pezzo è una dedica a tutti gli insegnanti che nonostante tutto superano le barriere della semplice formalità, e trasformano il loro lavoro in una delle più grandi creazioni: quella di costruire il futuro dando ascolto ai bambini e ai ragazzi del presente. Ed è una dedica ai bambini e ai ragazzi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Azzurra D&#8217;Agostino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo pezzo è una dedica a tutti gli insegnanti che nonostante tutto superano le barriere della semplice formalità, e trasformano il loro lavoro in una delle più grandi creazioni: quella di costruire il futuro dando ascolto ai bambini e ai ragazzi del presente. Ed è una dedica ai bambini e ai ragazzi che non si lasciano intimidire da un mondo che sembra che a volte possa fare a meno della loro fantasia. Non è così, ragazzi, non è così! Continuate a colorare, a cantare, a dire il vostro mondo!</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>alle insegnanti e ai ragazzi della scuola di Seneghe “Francesco Ignazio Cadello”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-62287" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-bambina-dai-capelli-azzurri-768x1024.jpeg" alt="la bambina dai capelli azzurri" width="375" height="500" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-bambina-dai-capelli-azzurri-768x1024.jpeg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-bambina-dai-capelli-azzurri-225x300.jpeg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-bambina-dai-capelli-azzurri.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /> Lo scorso marzo è successo un piccolo commovente evento. Un evento nel senso pieno della parola, non in quello che è usato comunemente oggi per indicare un appuntamento spettacolare. Un evento che è stato incontro, comunione, soffio di speranza, gioioso scambio e, da parte mia, un sincero inaspettato pianto. Detta così, lo so, può sembrare una cosuccia un tantino retorica. Ma lasciatemi essere sentimentale, per una volta. Antefatto: in dicembre ero a Seneghe, un paesino dell’oristanese, a mio vedere luogo misteriosissimo e per questo amato, dove da dodici anni si svolge un festival dedicato ai poeti: Cabudanne de sos poetas (settembre dei poeti). In questo festival per varie ragioni sono stata coinvolta più volte, è stato questo festival a farmi credere nelle potenzialità effettive di una comunità che si appassiona alla poesia, e da lì ho imparato molte cose che ho sempre cercato poi di portare con me ‘in continente’. La fiducia nel fatto che si debba fare quello che si crede importante, o anche solo bello, e che questo fatto, di avere fiducia, basti a far sì che le cose accadano poi davvero.<br />
Insomma, in dicembre insieme a Mario Cubeddu (l’antica anima luminosa del festival e non solo) e a Francesca Matteoni (poeta e amica che ho coinvolto in un’altra avventura sarda che merita un racconto a parte) andiamo in visita alla piccola scuola elementare e media che si trova in paese. Un unico piccolo edificio che ospita una sola sezione per ogni classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Incontriamo tutti i bambini delle elementari, dopo il benvenuto della responsabile della sede seneghese della scuola (che fa parte dell’Istituto Comprensivo di Santulussurgiu diretto da Giuseppe Scarpa) Miriam Mastinu, e poi le classi medie. Domande, risate, perplessità, letture, racconti. Incontri belli insomma. Passano dei mesi e torno. Mi dicono che i miei libri sono stati presi dalla biblioteca a cui li avevo donati. Luisa, la bibliotecaria appassionata (non a caso promotrice di ‘Nati per leggere’) mi dice che i ragazzi hanno tanto lavorato. Mi incuriosisco.<br />
Arrivo a scuola e incontro la seconda media, dove i ragazzi mi mostrano un power point dove hanno scritto loro poesie e commenti alle mie; incontrerò anche la terza, guidata dall’insegnante Giuseppina, dove accendiamo oltre al pc con altre poesie molto belle e commenti, un dibattito intorno alla scrittura, a cosa vuol dire una poesia, al legame con le canzoni, al nostro bisogno di sentire le parole, parole fresche e diverse da quelle di tutti i giorni – pur essendo, a ben vedere, sempre le stesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-62290" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/schiribizzi-e-la-pozione.jpeg" alt="schiribizzi e la pozione" width="400" height="533" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/schiribizzi-e-la-pozione.jpeg 1200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/schiribizzi-e-la-pozione-225x300.jpeg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/schiribizzi-e-la-pozione-768x1024.jpeg 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando arrivo in prima il mio cuore si ferma. Mi trovo davanti una classe di ragazzini che in realtà sono bambini, bambini con gli occhi lucidi, emozionati, in trepida attesa di incontrarmi. Incontrare me è in questo caso incontrare loro stessi, o meglio, le loro fantasie, le loro creazioni, l’apertura che la poesia ha dato alla loro testa: sono emozionati perché il nostro incontro significa esporsi, dire cosa ci ha colpiti, cosa ci ha fatto creare, mettersi nella posizione rischiosissima e oggi così rara di mostrare il proprio lato fragile, quello tenero, quello che si incanta per un topolino tra i sassi o una vecchia che intreccia canestri. Mi è venuto da piangere, e Miriam – insegnante e parte del Cabudanne &#8211; mi ha abbracciata stretta in corridoio, con gli occhi lustri anche lei.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-62289" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/poesia-per-bambini-in-vacanza.jpeg" alt="poesia per bambini in vacanza" width="430" height="573" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/poesia-per-bambini-in-vacanza.jpeg 1200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/poesia-per-bambini-in-vacanza-225x300.jpeg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/poesia-per-bambini-in-vacanza-768x1024.jpeg 768w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Bambino per bambino mi hanno mostrato i loro disegni: hanno realizzato magnifici quadri, incorniciati lungo il corridoio della scuola, e ognuno di loro, guidato da Antonella, l’insegnante dotata di grazia, ha esposto davanti a tutti, e per me, l’interpretazione che nel disegno ha dato alla sua poesia. Alcuni poi mi hanno letto le loro poesie. Altri mi hanno fatto domande. Pierpaolo, ad esempio, che ha disegnato ‘La bambina dai capelli azzurri’ mi ha chiesto: ma la bambina dai capelli azzurri, chi è? sei tu, è tua figlia, o te la sei immaginata?</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-62288" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-misura-del-mondo-e-gatto.jpeg" alt="la misura del mondo e 'gatto'" width="400" height="533" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-misura-del-mondo-e-gatto.jpeg 1200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-misura-del-mondo-e-gatto-225x300.jpeg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/06/la-misura-del-mondo-e-gatto-768x1024.jpeg 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nei loro disegni colorati e profondi, nei loro occhi lucenti, nel loro silenzio attento e nella loro agitazione – quella che si ha quando si deve incontrare un grande amore – ho pensato a quanto sorprendentemente bella possa essere la vita, e – lo dico senza vergogna – quanto questa bellezza si possa incontrare grazie alla poesia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La bambina dai capelli azzurri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La bambina dai capelli azzurri<br />
ha sognato tutto il tempo automobili<br />
un balcone rosso con un orologio<br />
e un mobile grosso che ci si arrampicava<br />
poi calava dal cassetto dentro un regno<br />
di carrozze e fiori parlanti con un cane bigio<br />
vestito da ragno una torre di rampicanti<br />
un secchio per il pesce d&#8217;oro il ramo fresco<br />
d&#8217;alloro dipinto col gessetto il segno<br />
spesso della penna andata a nozze<br />
con il re di cuori in un mondo fresco<br />
di colori dove di tanto in tanto<br />
invece delle frasi usciva fuori un canto.</p>
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		<title>Varie cose utili</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/05/18/61110/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 05:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[azzurra d'agostino]]></category>
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					<description><![CDATA[di Azzurra D&#8217;Agostino Questo sasso è magico perché non sarà mai il mattone di un muro di prigione. Questo ferro è speciale perché da lui non si può trarre la forma delle sbarre. Questo legno è pregiato perché è del tutto esclusa l&#8217;idea che sia una porta chiusa. Quest&#8217;aria è pura perché si illumina all&#8217;aurora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Azzurra D&#8217;Agostino</strong></p>
<p>Questo sasso è magico<br />
perché non sarà mai il mattone<br />
di un muro di prigione.</p>
<p>Questo ferro è speciale<br />
perché da lui non si può trarre<br />
la forma delle sbarre.</p>
<p>Questo legno è pregiato<br />
perché è del tutto esclusa<br />
l&#8217;idea che sia una porta chiusa.</p>
<p>Quest&#8217;aria è pura<br />
perché si illumina all&#8217;aurora<br />
e non dura solo un&#8217;ora.</p>
<p>Questa corda è bella<br />
perché serve per saltare<br />
e non solo per legare.</p>
<p>Questa terra è ricca<br />
perché è piena di fiori<br />
e non ha frontiere col dentro e col fuori.</p>
<p>Quest&#8217;acqua è buona<br />
perché scorre senza sosta, se ne va via<br />
e nessuno può dire “ora basta! Questa è mia!”.</p>
<p>Questo fuoco è sacro<br />
perché è fatto per scaldare<br />
e nessuna casa vuol bruciare.</p>
<p>Tutte le cose che ci sono al mondo<br />
in tanti modi diversi le puoi pensare, sai?<br />
Dipende dall&#8217;uso che te ne fai.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CaLibro 2016, Festival di Letture a Città di Castello [31 marzo &#8211; 3 aprile]</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/03/30/calibro-festival-letture-citta-castello-31-marzo-3-aprile-2016/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 16:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da giovedì 31 marzo a domenica 3 aprile 2016 torna CaLibro – Festival di letture a Città di Castello. La quarta edizione di CaLibro è ormai alle porte: il Festival di letture, organizzato dall’Associazione culturale “Il Fondino”, grazie anche al sostegno e al patrocinio del Comune di Città di Castello e della Regione Umbria, sarà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-60696" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/Locandina-CaLibro2016-212x300.jpg" alt="Locandina CaLibro2016" width="212" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/Locandina-CaLibro2016-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/Locandina-CaLibro2016-768x1086.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/Locandina-CaLibro2016-724x1024.jpg 724w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/03/Locandina-CaLibro2016.jpg 1240w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></p>
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<p style="text-align: justify;">Da giovedì 31 marzo a domenica 3 aprile 2016 torna <em>CaLibro – Festival di letture a Città di Castello.</em></p>
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<p>La quarta edizione di <em>CaLibro</em> è ormai alle porte: il Festival di letture, organizzato dall’Associazione culturale “Il Fondino”, grazie anche al sostegno e al patrocinio del Comune di Città di Castello e della Regione Umbria, sarà caratterizzato dalla presenza di ospiti prestigiosi e iniziative coinvolgenti che interesseranno un vasto pubblico: dai più piccoli ai più grandi, dagli appassionati di narrativa e di poesia, a quelli di ciclismo, spaziando dalla musica all’arte grafica. Il tutto tenendo sempre come punto di riferimento centrale i libri e la letteratura. Gli eventi, come sempre, si svolgeranno nei luoghi più caratteristici e suggestivi del centro storico della città.</p>
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<p><span id="more-60695"></span></p>
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<p>Il <strong>31 marzo</strong> si inizierà con l’evento Il fantasma e la bussola, che vedrà ospite il vincitore del Prix Goncourt 2015, il più importante premio letterario in Francia, <span style="text-decoration: underline;">Mathias Énard</span>, col suo romanzo “Bussole” (in Italia uscirà a settembre per E/O e a <em>CaLibro</em> ne saranno letti alcuni estratti in anteprima), che l’ha portato sotto i riflettori della stampa e della critica mondiale. Lo scrittore francese è già uscito in Italia con “Zona” (Rizzoli e BUR, 2008), “Parlami di battaglie, di re e di elefanti” (Rizzoli, 2010), “Via dei ladri” (Rizzoli 2012). Insieme a lui, in uno dei due atti della serata, <span style="text-decoration: underline;">Filippo Tuena</span> col suo “Memoriali sul caso Schumann” (Il Saggiatore, 2015), romanzo sugli ultimi scampoli di vita del grande compositore Robert Schumann e dei fantasmi che vedeva quando venne colto da follia.</p>
<p>Il <strong>1 aprile</strong> sarà al centro l’epica letteraria del ciclismo con l’evento &#8220;ll Cannibale e il Pirata&#8221;. Storie, eroi e libri di ciclismo, un incontro con i giornalisti e scrittori <span style="text-decoration: underline;">Claudio Gregori</span> (“Eddie Merckx, il Figlio del tuono”, 66thand2nd) e <span style="text-decoration: underline;">Marco Pastonesi</span> (“Pantani era un dio”, 66thand2nd) che parleranno, intervistati da un gruppo di appassionati, dei protagonisti dei loro libri e delle grandi storie del ciclismo.</p>
<p>La sera sarà la volta di <span style="text-decoration: underline;">Michele Mari</span>, che torna a <em>CaLibro</em> con un’esclusiva performance poetica insieme a <span style="text-decoration: underline;">Gianni Ottaviani</span>, maestro tipografo della Tipografia Grifani-Donati. Insieme, comporranno &#8211; letteralmente, con i caratteri tipografici in piombo &#8211; e stamperanno al torchio una poesia di Mari scritta in presa diretta per l’occasione.</p>
<p>In seconda serata ecco &#8220;Apriticena&#8221; con <span style="text-decoration: underline;">Isabella Pedicini</span>, autrice di “Ricette umorali” (Fazi Editore), che ci farà assaggiare il suo divertente trattato gastrofilosofico, in un incontro fra parole e bocconi.</p>
<p>Il <strong>2 aprile</strong> il designer <span style="text-decoration: underline;">Riccardo Falcinelli</span>, autore tra le altre cose di “Fare i libri” (minimum fax, 2011) e di “Critica portatile al visual design” (Einaudi, 2014), ci spiegherà &#8220;Perché scegliamo i libri dalla copertina&#8221;. Dal pomeriggio alla sera spazio a due importanti autori Einaudi: <span style="text-decoration: underline;">Antonio Pascale</span> con lo spettacolo &#8220;Che si dice sull&#8217;amore? Racconti d&#8217;amore spiegati bene&#8221;, tratto dal suo ultimo libro “Le aggravanti sentimentali”; a seguire, in prima serata, <span style="text-decoration: underline;">Michela Murgia</span> converserà con un gruppo di lettori attorno al suo romanzo “Chirù” e non solo. L’affermata autrice di “Accabadora”, che le è valso il Premio Campiello nel 2010, è anche una voce molto attiva su temi d’interesse politico e civile.</p>
<p>Come da tradizione, nel tardo sabato sera ci sarà la festa di <em>CaLibro</em> a tema letterario:<br />
&#8220;Il rap spiegato ai bianchi!&#8221; Dal libro di <span style="text-decoration: underline;">David Foster Wallace</span> e <span style="text-decoration: underline;">Mark Costello</span>, Con Dj Fresco &amp; Rao e Duemarò, dalle 23, al Free Revolution (località San Secondo).</p>
<p>Domenica <strong>3 aprile</strong>, giornata conclusiva del festival, si aprirà in bellezza con le “Medichesse&#8221; (Aboca Edizioni); <span style="text-decoration: underline;">Erika Maderna</span> ci racconterà la lunga storia della vocazione femminile per la medicina.</p>
<p>A seguire &#8220;Versi domiciliari &#8211; poeti d’appartamento&#8221;, con sette tra i più importanti poeti contemporanei quali <span style="text-decoration: underline;">Ivano Ferrari, Franco Buffoni, Elisa Biagini, Azzurra D’Agostino, Francesco Targhetta, Mariagiorgia Ulbar </span>e<span style="text-decoration: underline;"> Vincenzo Ostuni</span>; un circuito attraverso il centro della città in cui ognuno di questi autori occuperà un appartamento sfitto e leggerà i propri componimenti.</p>
<p>La sera ecco &#8220;Di libri di segni d’Italia&#8221;: spazio all’incontro, sulla scia della scorsa edizione, tra scrittori e disegnatori. <span style="text-decoration: underline;">Edgardo Franzosini</span> autore di &#8220;Questa vita tuttavia mi pesa molto&#8221; (Adelphi, 2015), <span style="text-decoration: underline;">Francesca Fornario</span> con &#8220;La banda della culla&#8221; (Einaudi Stile Libero) e <span style="text-decoration: underline;">Giordano Meacci</span> col suo ultimo &#8220;Il cinghiale che uccise Liberty Valance&#8221; (Minimum fax, 2016) interverranno con l’accompagnamento illustrativo di <span style="text-decoration: underline;">Giovanni Bettacchioli, Lorenzo “Rao” Locchi </span>e<span style="text-decoration: underline;"> Benedetta Baviera.</span></p>
<p>Una speciale attenzione è poi dedicata all’iniziativa per bambini <em>Piccoli CaLibri</em>, che quest’anno ospiterà un progetto tutto volto alla conoscenza del mondo, spesso difficile, nel quale viviamo: &#8220;Libri in fuga!&#8221; Un accampamento di racconti dal mondo, previsto <strong>sabato 2 e domenica 3 aprile</strong>. L’evento è dedicato alle fiabe e favole per bambini provenienti da cinque dei paesi di origine dei rifugiati e migranti di oggi: Iran, Siria, Kurdistan, Eritrea e Senegal.</p>
<p>Tutte le informazioni sono disponibili su <a href="http://www.calibrofestival.com">www.calibrofestival.com</a>, oltre che sui canali social ufficiali di <em>CaLibro</em> (Facebook, Twitter e Instagram).</p>
<p><em>CaLibro</em> è promosso dall&#8217;associazione culturale &#8220;Il Fondino&#8221;.</p>
<p>Con il patrocinio di: Regione Umbria e Comune di Città di Castello.<br />
Con il sostegno di: Fondazione Cassa di Risparmio di Città di Castello, Aboca, Petruzzi Stampa Editoria.<br />
Grazie inoltre a: Olio Ranieri, Associazione Auser, Residenza Antica Canonica, Caffè San Francesco, Tipografia Grifani-Donati, Caffè Accademia, Agenzia immobiliare Eurocasa, Libreria Gulliver, Libreria Paci-La Tifernate, Istituto Tecnico Alessandro Volta, Liceo Plinio Il Giovane, Welchome-Exclusive italian properties, Vineria Bar Breccione, Bikeland, Kite Edizioni, Edizioni Nuova Prhomos, Tenute Silvio Nardi.<br />
Media partner: <a href="http://www.lavoroculturale.org">Il Lavoro Culturale</a>.</p>
<p>Quest&#8217;anno <em>CaLibro</em> coinvolgerà inoltre gli studenti dell&#8217;istituto tecnico Alessandro Volta di Perugia e del Liceo Plinio il Giovane di Città di Castello: i gruppi di studenti parteciperanno attivamente al festival collaborando alla comunicazione degli eventi.</p>
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