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	<title>Barbara Philipp &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>MSQ→AMS→PAR #5</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2017 11:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Quinto episodio, di cinque. In versione italiana, primo, secondo, terzo e quarto. In versione francese sul sito amico Remue.net, premier, deuxième, troisième e quatrième. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo. Quello che vedo, lo vedo bene, sì, almeno, è l’impressione che mi fa, tutto quello che vedo sembra buono, è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="FR">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong></span></p>
<p>Quinto episodio, di cinque. In versione italiana, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/13/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-1/">primo</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/">secondo</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/25/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-3/">terzo</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/07/02/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-4/">quarto</a>. In versione francese sul sito amico Remue.net, <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">premier</a>, <a href="http://remue.net/spip.php?article8950">deuxième</a>, <a href="http://remue.net/spip.php?article8965">troisième</a> e <a href="http://remue.net/spip.php?article8994">quatrième</a>. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-69030" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie17-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie17-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie17-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie17-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie17.jpg 2000w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><em>Quello che vedo, lo vedo bene</em>, sì, almeno, è l’impressione che mi fa, tutto quello che vedo sembra buono,<span id="more-68664"></span> è visto bene, non è scientifico, no, non è un’osservazione partecipativa, d’accordo, ma vedo proprio delle cose, anche della gente, ad essere sincero, tutto sembra a posto, abbastanza calmo, non ho voglia di giudicare in ogni caso, tutto resta superficiale, senza impegno, fa fresco, forse non è il momento buono per mettersi a guardare, è un po’ presto per la stagione, ma non mi costa niente guardare, per esempio per terra, o il cielo, non si sa mai, se ci fossero delle sorprese, i segni sono un po’ dappertutto, ma non ho intenzione di lanciarmi nella semiotica, guardo e basta, in modo da essere un po’ tranquillo, guardo in modo calmo le cose calme, della gente spensierata, persino delle famiglie, non si può mica sempre correre, lavorare stupidamente, come un ossesso, e anche parlare, va bene per un certo tempo, soprattutto quando si è soli, è vero che uno ha sempre qualcosa da dirsi, è questo il pensiero, d’accordo, ma è anche spossante l’obbligo di doversi ascoltare in continuazione, quando basterebbe guardare per terra, soprattutto mentre si cammina, ci sono dei segni, ma non si è obbligati a decifrarli, sono forse delle macchie d’altronde, io le calpesto, ecco tutto, ci sono cose posate per terra, dev’essere l’asfalto che è posato per terra, c’è questa roba qua, o una pozzanghera, anch’essa è posata bene sopra quest’altra cosa che è l’asfalto, a volte dei rametti, o delle chiazze secche, in effetti c’è tutta una stratificazione, delle cose posate su altre cose, scricchiola esageratamente da ogni parte quando si cammina, non si sentono che rumori, tutti questi scricchiolii, ma per conto mio è soprattutto il guardare che mi interessa, guardare bene se le cose sono buone, e la gente pensosa, un po’ di chiarezza nello sguardo e un po’ di bontà nel mondo, non chiedo di meglio, un rapido e fruttuoso sguardo d’insieme, senza diventar pazzi sui dettagli, anche se è necessario saper distinguere, conservare un pizzico di discernimento.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-69031" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie4.png" alt="" width="480" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie4.png 480w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie4-225x300.png 225w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>In effetti, la vista è un autentico rompicapo, bisogna tutto abbracciare con noncuranza, soprattutto l’orizzonte, i suoi sfondi azzurri, e nello stesso tempo zoomare a destra e sinistra su della piccola roba inutile, dei piedi, dei capelli, delle spalle… Ci vuole uno sguardo impaziente e di sorvolo, e nel contempo compassionevole, ansioso della piccola roba concreta, come un chiodo o una lucertola.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-69032" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie15.png" alt="" width="452" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie15.png 452w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie15-212x300.png 212w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" /></p>
<p>Ma in fondo chissenefrega di quel che si vede, l’importante è la filosofia della camminata, star bene sui propri piedi, eccomi sulla terra, che cammino nel fresco di una bella stagione terrestre, guardandomi intorno senza troppe moine, senza troppo parlare, o ascoltarmi, o ascoltare tutti questi scricchiolii, a dire il vero orribili, è come se si camminasse su un ossario, ma è semplicemente la terra, è semplicemente il pianeta, brulica di problemi un pianeta, ma per il momento mi limito ad andare avanti, c’è anche della gente, dei terrestri come me, non sembrano ammazzarsi vicendevolmente, quindi non male, è un via-vai continuo però, mi rendo conto che le persone hanno questa tendenza ad andare e venire, la gente non è semplicemente posata lì, sono dentro delle decisioni, camminano in linea retta, più o meno come me, vedo che tutto è ben deciso in loro, hanno vestiti specifici, dei guanti, degli stivali, delle giacche, un po’ meno i bambini, non si capisce mai quello che fanno o dicono, non sono del tutto lucidi, è come coi vecchi, li si ritrova sempre di traverso lungo il cammino, noi, le persone per bene, ogni gesto è ben ponderato, ogni cosa al suo posto, la calza sul piede, la scarpa sulla calza, sono un mucchio di decisioni, non basta guardare intorno a sé alla buona, me ne rendo conto, bisogna decidere tutto, noi terrestri non è il caso che ci muove, le nuvole in cielo o le cose che crescono qui e là, bisogna intervenire, uscire dalla letargia, dare degli ordini, utilizzare il pugno di ferro, bisogna buttarsi a testa bassa, sparare nel mucchio, non sarà la contemplazione a calmare il pianeta, al contrario, dei panorama chi se ne fotte, è finita quest’epoca, bisogna dilaniare tutto sul momento, buttare tutto all’aria.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-69033" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie8-1024x804.jpg" alt="" width="720" height="565" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie8-1024x804.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie8-300x236.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/5serie8-768x603.jpg 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>________________________________________________________________________</p>
<p>Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese.</p>
<p>Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi.</p>
<p>Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.</p>
<p style="text-align: center;">⊗</p>
<p><em>Immagini di Aleksei Shinkarenko e Barbara Philipp</em></p>
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		<title>MSQ→AMS→PAR #4</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2017 08:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
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		<category><![CDATA[Aleksei Shinkarenko]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Quarto episodio, di cinque. In versione italiana, primo, secondo e terzo. In versione francese sul sito amico Remue.net, premier, deuxième e troisième. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo. Di colpo mi rendo conto che si tratta piuttosto di un’atmosfera poliziesca, voglio dire la mia esperienza, la mia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="FR">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong></span></p>
<p>Quarto episodio, di cinque. In versione italiana, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/13/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-1/">primo</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/">secondo</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/25/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-3/">terzo</a>. In versione francese sul sito amico Remue.net, <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">premier</a>, <a href="http://remue.net/spip.php?article8950">deuxième</a> e <a href="http://remue.net/spip.php?article8965">troisième</a>. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68994" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie3.jpg 2000w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><i>Di colpo mi rendo conto che si tratta piuttosto di un’atmosfera poliziesca</i>, voglio dire la mia esperienza, la mia vita assume questo tono, questi colori di poliziesco, pensavo di avere una vita tranquilla, e invece no, la situazione è tesa, <span id="more-68659"></span>come se ci fosse all’improvviso una missione, un’incombenza professionale, è finita con le moine del flâneur, quest’amputazione della volontà o del desiderio, ci vuole della chiaroveggenza adesso, della prontezza, le cose vanno come ovunque altrove, ma non nello stesso modo, non con la stessa rettitudine, percepisco delle relazioni nascoste, misteriose, tra i fatti certamente, ma anche tra gli esseri, le generazioni e i sessi, non si tratta per forza di delitti accertati, recenti, ma semplicemente di un’atmosfera propizia, d’altronde tutto è faccenda di prevenzione oggi, si deve dunque rinunciare all’atteggiamento fiducioso e mettersi nella testa di un forestiero, di un forestiero appena giunto, il luogo è poco conosciuto, poco abitato, qualche edificio, pezzi di natura, siamo in pieno giorno, un cielo grigio, fa quasi freddo, ma si vedono ombre, si sentono voci, non si capisce nulla di quel che succede e del resto non succede nulla, almeno in superficie, almeno per strada, ma bisogna essere scaltri, saper scavare, identificare le tracce (scorze di castagne, se ce ne sono), raccogliere dei numeri di telefono, scriverli su delle piccole scatole di fiammiferi, anche se è chiaro che tutte queste scatole sono umide, e che non si combinerà niente con questi fiammiferi, ma è il risvolto che conta, perché si tratta proprio di una scatola di fiammiferi con il risvolto, non di una scatola tipo parallelepipedo rettangolo, e i numeri di telefono importanti (o i nomi propri importanti, come “Kapov”) sono generalmente scritti sul lato interno del risvolto di carta. Sono sceso un po’ troppo nei dettagli con questa storia di fiammiferi, ma nel poliziesco tutto è questione di precisione, di calcolo, soprattutto non bisogna confidare nel caso.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68996" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie6.jpg" alt="" width="640" height="435" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie6.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie6-300x204.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Primo, guardare il mondo con occhio estraneo; secondo, scavare nelle apparenze; terzo, procurarsi un gran numero di scatole di fiammiferi con dei numeri o dei nomi propri scarabocchiati sul risvolto interno. In questa città, ci sono varie cose che non quadrano. Me ne occuperò volentieri, sperando in un salario dignitoso. Ho l’impressione che nei polizieschi la gente sia mal pagata. Come nella vita di tutti i giorni d’altronde. Il luogo, dicevo, è calmo. Il tempo è deprimente, ma le notazioni atmosferiche sono prive d’interesse in tali frangenti. Tranne i più giovani e i più vecchi, la gente si nasconde. Stanno ben acquattati in casa oppure sono tutti al lavoro. Mi meraviglierebbe. Nei polizieschi, come nella vita di tutti i giorni, la gente diventa pazza per trovare un lavoro. Non ce n’è mai abbastanza di lavoro, e non ci sono che lavori sporchi.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68997" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie5.jpg 2000w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" />Qui come dovunque i quartieri non mancano. Nei quartieri ci sono dei grandi edifici, non molto belli. Ed è dentro gli edifici, che ci devono essere dei traffici. Nei polizieschi, di solito, i traffici si fanno nelle discoteche. Ma qualche volta, per fortuna, ci sono traffici anche nei grandi edifici dei quartieri. Tornano i conti. La mia missione potrebbe consistere semplicemente nell’investigare sul tipo di traffico che è più alla moda da queste parti. Non per forza deve trattarsi di un traffico di stupefacenti. Potrebbero esserci dei traffici sessuali, è ancora più probabile. Degli adultèri. Mi vedo piuttosto in questo tipo di faccenda. I traffici di droga è roba tosta, bisogna saper utilizzare le armi, guidare in maniera imprevedibile e efficace un’auto sportiva. Nel caso degli adultèri, una buona macchina fotografica con teleobiettivo di solito è ampiamente sufficiente. Però bisogna essere capaci di sorvegliare con discrezione una persona, di raccogliere delle impronte. No, delle impronte se ne occupa la polizia criminale. E poi io non sono mica uno sbirro. Non sono neppure un detective privato a dirla tutta. Mi interesso agli adultèri per semplice passione, da dilettante.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68998" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie8.jpg" alt="" width="640" height="437" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie8.jpg 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/4serie8-300x205.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" />Gli adulteri mi mettono allegria. Mobilitano persone capaci di rischiare, che si muovono come ombre, che camminano rapide, che si nascondono, soltanto per fare l’amore. E trovano sempre un momento e un luogo per realizzare il loro traffico sessuale. Può essere molto romantico, con delle lacrime e dei sospiri, ma può essere anche molto elementare, con grugniti e senza complimenti. A me, quello che interessa, sono i luoghi di questi traffici: le trombe delle scale, le cantine, gli angoli bui nei parcheggi sotterranei, le piccole casette di plastica nelle aree giochi spopolate, gli eterni cespugli nei giardini pubblici. Non sono un guardone, non ho bisogno di spiare questo amore, o questo scopare ottuso, m’importa semplicemente scoprire i luoghi apparentemente vuoti, anodini, senza carattere, dove c’è stato traffico, dove c’è stato adulterio. È come se un’impronta luminosa abbia potuto permanere in questi luoghi per renderli straordinari, fuorilegge, immorali, irrazionali, pericolosi. Vado quindi alla ricerca di queste impronte, di questa luce, credo che di questo si occupi la mia indagine, la scoperta di queste impronte luminose nei luoghi più poveri, più squallidi, più banali.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p>________________________________________________________________________</p>
<p>Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese.</p>
<p>Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi.</p>
<p>Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.</p>
<p style="text-align: center;">⊗</p>
<p><em>Immagini di Aleksei Shinkarenko e Barbara Philipp</em></p>
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		<title>MSQ→AMS→PAR #3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jun 2017 12:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Terzo episodio, di cinque. I primi due in versione italiana, qui e qui. In versione francese sul sito amico Remue.net; qui e qui gli episodi precedenti. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo. Ho finito davvero per incontrare qualcuno, alla fine, ma non chi mi aspettavo. Avevo in testa delle apparizioni un po’ [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="FR">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong></span></p>
<p>Terzo episodio, di cinque. I primi due in versione italiana, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/13/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-1/">qui</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/18/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-2/">qui</a>. In <a href="http://remue.net/spip.php?article8965">versione francese</a> sul sito amico Remue.net; <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">qui</a> e <a href="http://remue.net/spip.php?article8950">qui</a> gli episodi precedenti. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68850" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie3-1024x814.png" alt="" width="720" height="572" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie3-1024x814.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie3-300x238.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie3-768x610.png 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><i>Ho finito davvero per incontrare qualcuno,</i> alla fine, ma non chi mi aspettavo. Avevo in testa delle apparizioni un po’ esotiche, un po’ stravaganti, e già non pensavo più agli animali, a dirla tutto ne ho abbastanza degli animali. Non sono mai presenti, non gli si può dare fiducia.<span id="more-68689"></span> Troppo individualisti. Gli alberi d’accordo. Foreste, alberi, sassi, perfino cascate: hanno una certa costanza. A volte, guardandoli sotto una pioggia molto fine, ti fanno venire il magone, ma riempiono lo spazio, a destra come a sinistra, è una presenza un po’ idiota, insistente, ma fornisce un punto di orientamento. Gli animali, invece, son bravi solo a tagliare la corda, prendono il volo, spariscono, o sono talmente piccoli che non li si vede neppure, come le formiche o i coleotteri. In ogni caso, mi ero stufato anche degli alberi. Ero forse in una ricerca amorosa, cercavo davvero qualcuno per uno sguardo indimenticabile, o per ascoltare delle parole pronunciate in modo sconvolgente. A quel punto è spuntato mio zio. Mio zio Albert.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68854" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie13-1024x713.png" alt="" width="720" height="501" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie13-1024x713.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie13-300x209.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie13-768x535.png 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie13-100x70.png 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie13.png 1280w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">È pur sempre una persona, non quella del desiderio, quella esotica che suscita fantasie, quella che incarna tutta la novità e la ridente energia, quella che ti entusiasma con la semplice oscillazione della testa, mio zio, lui, come persona, è piuttosto portato al ragionamento politico e questo gli conferisce un aspetto pesante, dei movimenti approssimativi, una pronuncia leggermente impastata. Voleva tirarmi su il morale, ma nessuno gli aveva chiesto niente. “Alfred, perché fai così?”, pensavo dentro di me. Ma no, non è Alfred, è Albert. Li confondo tutti i miei zii. “Non bisogna disperare – diceva – il Gruppo di esperti intergovernamentali prevede per il 2100 una moltiplicazione da tre a venti volte del reddito medio sull’intero pianeta. Capisci? Letto oggi sui giornali.” Era sbucato all’improvviso e ora ostacolava la mia passeggiata, il mio sport. </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68855" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie5-1024x693.jpg" alt="" width="720" height="487" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie5-1024x693.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie5-300x203.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie5-768x520.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie5-120x80.jpg 120w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie5.jpg 1280w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">“Bisogna tener duro. Non è la fine del mondo.” In genere, non sono interessato a questo tipo di conversazioni. D’altra parte Albert non si aspettava repliche, i cenni che gli facevo con la testa gli erano sufficienti, cenni di blanda approvazione. Sia da un lato sia dall’altro del cammino, il passo era arduo. C’erano dei rovi. Se fosse stato più vicino, lo zio Albert, avrei potuto caricarlo a testa bassa, mirando direttamente al petto. L’ho visto fare in un film. Sarebbe stata una manovra molto efficace, ma nella mia situazione dovevo inventare qualcos’altro. Gli risposi, allora, che fino a quella data, fino al 2100, non ci restava che utilizzare lo stratagemma di certi insetti: bisognava fare i morti. Muoversi appena, pochissime iniziative diplomatiche e tecnologiche, limitare le guerre all’estremo, lasciare agire le leggi dei grandi numeri, rimanere a letto il più possibile. Non era persuaso Albert della mia teoria politica. Se ne tornò sui suoi passi dopo avermi salutato in modo spiccio. Io mio sentivo già fiaccato da tutta quell’attività fisica. </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68856" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie2-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie2-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie2-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie2-768x576.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/3serie2.jpg 2000w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p style="text-align: left;">________________________________________________________________________</p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese. </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi. </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.</span></span></p>
<p style="text-align: center;">⊗</p>
<p style="text-align: left;"><em>Immagini di Aleksei Shinkarenko e Barbara Philipp</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>MSQ→AMS→PAR #2</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2017 05:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksei Shinkarenko]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Philipp]]></category>
		<category><![CDATA[epistolario]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Secondo episodio, di cinque. Il primo è uscito qui, in versione italiana, e sul sito amico Remue.net, in versione francese. Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo. Invece no. La caccia in fondo è una roba fascista, e il fascismo non mi ha mai entusiasmato. Capisco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="FR" style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong></span></span></p>
<p>Secondo episodio, di cinque. Il primo è uscito <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/06/13/msq%e2%86%92ams%e2%86%92par-1/">qui</a>, in versione italiana, e sul sito amico Remue.net, <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">in versione francese.</a> Sulla natura del progetto, leggere in coda al pezzo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68768" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-1024x811.jpg" alt="" width="720" height="570" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-1024x811.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-300x238.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie1-768x608.jpg 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p><em>Invece no. La caccia in fondo è una roba fascista</em>, e il fascismo non mi ha mai entusiasmato. Capisco che ce ne sia.<span id="more-68691"></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68773" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3.png" alt="" width="640" height="449" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3.png 640w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3-300x210.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie3-100x70.png 100w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>È persino un bene, rimette un po’ d’ordine, parlo di fascismo, ma non intendo in alcun modo un regime, con tutte le istituzioni accluse, la polizia segreta, questa specie di ossessione per la tortura, ma è chiaro che non si può sperare di avere di fronte sempre gente di buonumore, con l’atteggiamento democratico. Non si può neppure puntare sui fascisti, però, prenderli troppo sul serio, quando tutti pulitini, ben allineati, scendono per strada, ma mettono un po’ d’ordine o, diciamo meglio, suscitano l’idea che potremmo tutti vivere in ordine, non è che una piccola illusione, molto cretina in fondo, ma capisco che ci sia gente, di tanto in tanto, che la coltivi, ma invece no, da parte mia non farò sforzi, per prima cosa rinuncerò agli stivali, la mia strada la farò con questi mocassini di vernice, e tanto peggio se si rovineranno, e riguardo al passamontagna, d’accordo, mi rode comunque rinunciare al passamontagna, anche se non è poi così pratico, ma era il lato immaginoso che mi piaceva, si ha un aspetto davvero molto serio con un passamontagna in testa, davvero molto professionale, e questo mi entusiasma, anche in mezzo al niente, anche in una foresta, conservare l’aspetto professionale e rigoroso, trovo che sia rassicurante, allora sì, ci posso andare a testa bassa, posso camminare senza esitazione, la mente vuota, lo sguardo tonto, ma è come se fossi ben assicurato, il passamontagna è un’assicurazione contro il rischio, soprattutto in mezzo al niente, su di uno spiazzo ancora asfaltato, ma che potrebbe terminare in una foresta o in un pendio roccioso. E comunque voglio mettere tutto ciò tra parentesi, in fondo ho un spirito epicureo, mi accontento di poco.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68777" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie16.jpg" alt="" width="446" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie16.jpg 446w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie16-209x300.jpg 209w" sizes="(max-width: 446px) 100vw, 446px" /></p>
<p>Farò semplicemente dello sport, una bella camminata solitaria, senza nessuna attitudine ostile nei confronti di lepri o altri animali selvatici. E non è detto che non possa incontrare qualcuno. Intendo esseri umani, persone parlanti, o in ogni caso camminanti o passeggianti, donne che fanno jogging ad esempio. E non sarò certo io a violentare una donna sola che fa jogging, ma deve essere un crimine incredibile, intendo anche in termini atletici. Io, con l’aria stanca, lo sguardo tonto, i mocassini di vernice infangati, e la tipa in tuta, con i lunghi capelli tirati indietro, la pelle del viso tutta rossa per il freddo, è un incontro autentico, non è roba da appuntamenti combinati. Ma che cazzo può combinare una che fa jogging nella foresta e in questa stagione? Non dev’essere una tipa molto a posto. Mi fa sorgere strane idee, anche se non sono il tipo violentatore.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68778" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-1024x768.jpg" alt="" width="720" height="540" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/2serie18-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>________________________________________________________________________</p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove </span></span><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese. </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi. </span></span></p>
<p>Pubblico su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori.</p>
<p style="text-align: center;">⊕</p>
<p style="text-align: left;"><em>Fotografie di Alekseï Shinkarenko; disegni di Barbara Philipp.</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>MSQ→AMS→PAR #1</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 05:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Aleksei Shinkarenko]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Philipp]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[remue.net]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese, Barbara Philipp, Aleksei Shinkarenko Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><span lang="FR" style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">di <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Barbara Philipp</strong>, <strong>Aleksei Shinkarenko</strong> </span></span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Si tratta di materiali per costruire storie: foto, disegni, frasi. O sono, forse, resti di storie. Arrivano troppo presto o troppo tardi. In ogni caso, tutto è cominciato a Minsk, da dove </span></span><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Aleksei Shinkarenko, fotografo bielorusso, ha inviato a Barbara e a me delle piccole serie di foto, durante l’inverno del 2015. Barbara Philipp, artista austriaca residente ad Amsterdam, rispondeva alle foto con dei disegni, a volte degli acquarelli. E io rispondevo alle foto e ai disegni, con dei testi scritti direttamente in francese. </span></span><span id="more-68661"></span></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Gli invii di Aleksei si sono conclusi all’inizio dell’estate del 2016. Abbiamo costituito 5 episodi, per un totale di 32 foto, 2 video, 44 disegni e 5 testi. Il sito francese amico, <a href="http://remue.net/spip.php?page=sommaire">Remue.net</a>, ha deciso di ospitare questo lavoro, un episodio a settimana, cominciando da <a href="http://remue.net/spip.php?article8941">domenica scorsa</a>. Pubblicherò su NI la versione italiana dei testi e una diversa selezione dei materiali di Aleksei e Barbara prodotti per ogni episodio. Nello scarto tra una lingua e l’altra, tra un itinerario iconografico e l’altro, mi auguro che storie ogni volta diverse possano emergere sotto gli occhi dei lettori. </span></span></p>
<p>________________________________________________________________________</p>
<p align="center"><b><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Garamond',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">MSQ→AMS→PAR #1</span></span></b></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68681" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie7-1.png" alt="" width="669" height="526" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie7-1.png 669w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie7-1-300x236.png 300w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><i><span style="color: #000000;">Penso che sia ora di andare a caccia. </span></i></span><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Penso di sì. Penso che sia la caccia ciò di cui ho bisogno, è l’epoca che lo vuole, o il clima, o il paesaggio, chissà. Per altro la caccia può essere soltanto un pretesto, ho sempre voluto dedicarmi a qualcosa e anche se, beninteso, non ho più l’età per dedicarmi a un bel niente, potrei percorrere un po’ di chilometri nella postura del cacciatore, potrei procurarmi degli stivali da caccia o almeno camminare come un cacciatore, a testa bassa, le braccia ballonzolanti lungo il corpo, lo sguardo un po’ duro, un po’ cattivo. </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68682" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie5.png" alt="" width="451" height="640" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie5.png 451w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie5-211x300.png 211w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">In ogni caso sono già abbastanza stanco, e so che un buon cacciatore è anche, ad un certo punto, un uomo stanco. Partiamo stanchi, mi dico, partiamo pieni di stanchezza, con un passo da cacciatore, lento, cadenzato evidentemente, e anche un passamontagna in testa, non dev’essere difficile da trovare un passamontagna blu, come quello dei bambini, i bambini portano sempre dei passamontagna blu, nel bel mezzo della neve li si vede spuntare con il passamontagna blu, e osservandoli avanzare non si ha neppure paura, in ogni caso passamontagna e caccia credo che vadano bene assieme. In realtà, me ne rendo conto, non è facile cacciare, non solo per via delle armi, perché già tra me e le armi, io qui, nella mia attitudine di grande stanchezza, e nello stesso tempo di grande impazienza, e le armi laggiù, in un negozio ben attrezzato, ci sono ampie distanze, delle distanze mentali innanzitutto, bisogna passare dalla non-violenza a una sorta di violenza accettata, tranquilla, non la violenza dell’assassino, o della persona collerica, bensì quella violenza un po’ paesana, rurale, ma no, non mi vedo lanciarmi nella ricerca di un’arma, per via anche della distanza fisica, molto semplicemente. </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-68683" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie2-1024x822.jpg" alt="" width="720" height="578" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie2-1024x822.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie2-300x241.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie2-768x616.jpg 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><span style="margin: 0px; line-height: 107%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Camminare, invece, è facile, camminare gli occhi all’orizzonte, ecco una cosa fattibile, non c’è da spremersi il cervello, per prima cosa camminerò, procedendo dritto davanti a me; e poi eventualmente troverò il villaggio buono, e persino il negozio buono, il commerciante affidabile, con abbastanza denaro in tasca per comprare un’alabarda, ma per ora restiamo pragmatici. Quindi è deciso, io cammino, non ho paura di fare molta strada a piedi, bisognerà trovare un sentiero, per il momento qui è tutto asfaltato, sento che non durerà molto, d’altra parte non c’è rumore di macchine, non si sente più nulla. </span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68684" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie15.jpg" alt="" width="599" height="826" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie15.jpg 599w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/06/1serie15-218x300.jpg 218w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></p>
<p><span style="margin: 0px; line-height: 150%; font-family: 'Georgia',serif; font-size: 12pt;"><span style="color: #000000;">Non chiedo granché per il mio progetto di caccia, resistere qualche chilometro, trovare un passamontagna, abbandonare la strada asfaltata per un sentiero un po’ più difficile, non so, un piccolo sentiero segreto in mezzo ai larici, gli stivali nel fango, o nella neve, è fattibile, forse avrò l’aria misera, un cacciatore così poco preoccupato della selvaggina, ma non si può mai sapere, tutto può cambiare rapidamente. Mi ficco dei sassi nelle tasche, e appena vedo una lepre, mi lancio nella lapidazione, e poco importa il risultato, la lepre, lei, avrà capito, non era mica uno scherzo, non dubiterà della mia autentica propensione alla caccia, per altro bisognerebbe averne di lepri in una tale stagione, in un paesaggio simile, ma tutto ciò richiede una robusta verifica.</span></span></p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: left;"><em>Fotografie di Alekseï Shinkarenko; disegni di Barbara Philipp.</em></p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Notizie dalla Descrizione del mondo ° 19/11/2015</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/11/19/notizie-dalla-descrizione-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2015 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Philipp]]></category>
		<category><![CDATA[Ddk]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizione del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[dj criticism]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Pelliti]]></category>
		<category><![CDATA[Mattia Paganelli]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Vitta]]></category>
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					<description><![CDATA[⇒ Descrizione del mondo presenta gli ultimi contributi della mostra collettiva di Torino. In copertina una foto di Alessandro Broggi (location, 2008), quattro nuovi contributi al sito, La voix sans traces di Barbara Philipp, This is how a poem should look like di Ddk, Dire il colore esatto di Matteo Pelliti e Photographic Machine di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-58211" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-300x272.jpg" alt="DSC01496" width="300" height="272" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-300x272.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-1024x927.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-900x815.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496.jpg 1938w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>⇒ <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/">Descrizione del mondo</a> presenta gli ultimi contributi della <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/descrizione-del-mondo-la-mostra-215-2172015/">mostra collettiva di Torino</a>. In copertina una foto di <strong>Alessandro Broggi</strong> (<em>location</em>, 2008), quattro nuovi contributi al sito, <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/la-voix-sans-traces/">La voix sans traces</a> di <strong>Barbara Philipp</strong>, <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/this-is-how-a-poem-should-look-like/">This is how a poem should look like</a> di <strong>Ddk</strong>, <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/dire-il-colore-esatto/">Dire il colore esatto</a> di <strong>Matteo Pelliti </strong>e <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/photographic-machine-2005/">Photographic Machine</a> di <strong>Mattia Paganelli</strong>.<span id="more-57890"></span></p>
<h3 style="text-align: center;">&amp;</h3>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-3.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-58219" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-3-1024x535.jpg" alt="DSC01496 (3)" width="700" height="366" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-3-1024x535.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-3-300x157.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-3-900x470.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-3.jpg 1464w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a>.</span></p>
<p>“Noi leggiamo il mondo e la sua storia attraverso le immagini che di essi disegniamo, e le immagini del nostro tempo si compongono sempre di più in figurazioni digitalizzate, programmate, fantasmatiche, la cui relazione di verità con il reale rende definitiva l’ambiguità che turbò il pensiero platonico, costretto ad ammettere, proprio nelle immagini, una insopportabile compresenza tra l’essere e il non essere. Ciò che ha cambiato radicalmente prospettiva è il loro potere di rappresentazione: mentre un tempo esse, come le intese in seguito Aristotele, si ponevano in funzione mediatrice tra il soggetto e il fenomeno, oggi si pongono su un piano di parità rispetto all’oggetto reale, facendo dell’apparenza un essere dotato di una verità propria, la cui origine va ricercata nella tecnologia che le produce. Le forme che emergono da questo complicato universo tecnologico restano però, in ogni caso, forme del nostro mondo: la loro verità virtuale è comunque la nostra verità, sia perché vi convergono le dinamiche sociali e culturali su cui si costruisce la storia, sia perché essa è destinata, in un modo o nell’altro, a tradursi in oggetti, corpi, strutture, esperienze sensibili che popolano e alimentano la nostra quotidianità.”</p>
<p><strong>Maurizio Vitta</strong>, <em>Il rifiuto degli dèi. Teoria delle belle arti industriali</em>, Einaudi, Torino, 2012.</p>
<h3 style="text-align: center;">&amp;</h3>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-5.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-58221" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-5-1024x318.jpg" alt="DSC01496 (5)" width="700" height="217" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-5-1024x318.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-5-300x93.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-5-900x280.jpg 900w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/11/DSC01496-5.jpg 1293w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Una nuova soluzione per assorbire il discorso critico senza doverlo leggere: con i file audio di <a href="http://www.descrizionedelmondo.it/antinomie-modpostmod-remix/">Dj criticism</a></p>
<h3 style="text-align: center;"></h3>
<h3 style="text-align: center;">p. s.</h3>
<p><em>A tutti gli amici di Parigi: mi raccomando, continuiamo ad uscire e a bere <a href="http://catanzaro.weboggi.it/Cronaca/51097-Morta-a-90-anni-l'inventrice-del-kevlar.-Decisiva-per-i-giubbotti-anti-proiettile.html">senza paura</a>. Tanto, come ha spiegato il Presidente Hollande, con le <a href="http://www.opex360.com/2015/11/18/troisieme-raid-francais-sur-les-positions-jihadiste-raqqa-en-syrie-video/">nuove risoluzioni</a>, si sistemerà <a href="http://www.wired.com/2008/12/the-apocalyse-i/">tutto, alla fine</a>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[Immagine: Edgar Endress, <em>Acts of Knowledge</em>, 2014-2015]</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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