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	<title>Barbara Spinelli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Come mi sono infiltrato in una riunione socialista dedicata a Tsipras e come, trovato un vocabolario, ho scritto una lettera a Barbara Spinelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2014 12:00:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ di François Milieu «Ora vi racconto come è andata. Se mi concentro tiro fuori la prima immagine, poi seguiranno le altre. Vedo una sala ampia ampia piena di sedie di plastica. Le persone sedute sulle sedie. Davanti c&#8217;è un tavolino dove stanno tre microfoni con annessi signori a bocca aperta, poi chiusa. Nell&#8217;ombra ecco apparire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><b> </b>di <strong>François Milieu</strong></p>
<p>«Ora vi racconto come è andata. Se mi concentro tiro fuori la prima immagine, poi seguiranno le altre. Vedo una sala ampia ampia piena di sedie di plastica. Le persone sedute sulle sedie. Davanti c&#8217;è un tavolino dove stanno tre microfoni con annessi signori a bocca aperta, poi chiusa. Nell&#8217;ombra ecco apparire un altro tavolo dove dita svelte scrivono su tastiere meccaniche. Occhi dall&#8217;ombra gettano sguardi per controllare che tutto fili via liscio. &#8220;Riportiamo il socialismo in Europa&#8221;, un&#8217;eco resta nella testa. Così posso dire di aver descritto lo spazio. Io? Io non so come ho fatto ad arrivare lì, né ricordo perché ci sono entrato.»<span id="more-48049"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Ora è il momento della trama, il più difficile, perché il senso degli eventi sta tutto dentro alle immagini. Provo così: nel viavai del mondo contemporaneo si stanno giocando i destini del socialismo in Europa. Sembra che nei grandi palazzi governino alcuni squali e individui rapaci, ma adesso un grande uomo greco rappresenta la nuova speranza per dare una lezione agli squali e individui rapaci. Lui si chiama Tsipras, si scrive come ve lo pronuncio.»</p>
<p>«Racconto che ho visto almeno cinquecento persone, forse di più. Nemmeno il tempo di ambientarmi e dal tavolino è partita la voce amplificata dei microfoni ed è così che le parole sono girate a trottola per lo stanzone. Un signore anziano dal viso simpatico ha dato sfoggio di un gran linguaggio da sapiente. Lui per primo ha pronunciato &#8220;partecipazione dal basso&#8221;, e deve essere stata una formula ben riuscita perché dopo molti hanno ribadito in tutte le salse questo concetto della &#8220;partecipazione dal basso&#8221;. Tali squali e individui rapaci stanno in alto e allora le persone devono organizzarsi dal basso per tirarli giù dai piedistalli. Io confesso che preferisco trovarmi insieme a quelli che si muovono dal basso, perché l&#8217;idea di stare in alto suona male, fa subito pensare a individui poco raccomandabili.»</p>
<p>«Là in fondo mi sentite? Come vi ho detto, l&#8217;idea che hanno avuto è quella di &#8220;riportare il socialismo in Europa&#8221; e per farlo hanno chiesto aiuto al signor Tsipras. Ho intuito, lo dico come ho capito, che questa idea di infiltrare il socialismo in Europa non è nuova. Ha la sua nobile storia, alle nostre spalle ci sono chissà quanti tentativi. Finiti male. &#8220;Ma non ripeteremo gli stessi errori del passato&#8221;. Ho guardato i tendoni intorno alla sala e ho immaginato le catastrofi in fila una dietro l&#8217;altra riempire le epoche. Un signore con il vocione di tromba e la montatura nera dei momenti importanti ha detto che lui ci aveva già provato, ma è andata a finir male perché l&#8217;aria puzzava fin da subito ai suoi tempi di un anno fa. Poi ha rassicurato tutti dicendo che l&#8217;aria nello stanzone era tutta diversa.»</p>
<p>«Non ho ancora detto che per ogni intervento scrosciano gli applausi, a volte addirittura si alza un gran rumore di approvazione quando qualcuno lascia andare una frase a effetto. Sono amplificato, si? Quando la sala approva l&#8217;invito a &#8220;non dividersi e a restare compatti&#8221; mi sono immaginato che tutti desiderano una unione fraterna: stretti insieme contro gli squali e gli individui rapaci. Dovete sapere che ho visto molti salutarsi e darsi pacche sulle spalle, come se davvero fossero fratelli, oppure come se si conoscessero da lungo tempo e ne avessero viste di tutti i colori.»</p>
<p>«Giusto, voi mi chiederete chi mai sia questo pubblico. Barbe occhi di speranza riccioli e tutti vestiti così e così; questo basti. Poi per movimentare un po&#8217; il discorso vi dico anche che qualcuno fra il pubblico non era troppo appassionato. Per esempio ho visto negli angoli certi giovani con la faccia da furbacchioni che ogni tanto ghignavano fra di loro e si dicevano le cose nell&#8217;orecchio come se la sapessero ben più lunga delle voci espanse in amplificazione»</p>
<p>«Poi devo anche confessare in tutta sincerità che si sente anche una gran serietà in giro. Uso il presente per dare l&#8217;idea che tutto sta accadendo ora. Sono accigliati in molti, perché “la situazione è molto grave&#8221;, e &#8220;davvero non c&#8217;è più tempo&#8221;, e salta agli occhi un gran miscuglio di volti scuri e di entusiasmi volanti di qua e di là in forma di parole in libera uscita. Nell&#8217;angolo all&#8217;ombra dietro al tavolino principale si assiepano senza far rumore giovani uomini e giovani donne, volto sempre serio e preoccupato. Per esempio hanno le braccia conserte, che è un segno di gravità. Fra di loro si fanno segni per dire “fai in fretta!”, o per segnalare qualche emergenza da risolvere prontamente. “Forza, dai, ora ora!” In ogni angolo si nascondono terribili emergenze che se non si sta attenti e non si interviene subito tutto va a scatafascio.»</p>
<p>«Ora rallento un po&#8217; e inserisco le mie considerazioni. A me sembra che in generale sia andata bene e che ci sia da sperarci sopra a questa trovata del greco da mandare in Europa con una operazione dal basso. Ma ho cercato anche di ascoltare un po&#8217; in giro quei pensieri che volavano nell&#8217;aria senza essere spinti dal microfono. Così ho fatto delle domande e molti mi hanno risposto &#8220;Mah, stiamo a vedere&#8221;, uno mi ha detto che &#8220;ci sono più elementi positivi che negativi&#8221;, un altro che &#8220;è andata bene, perché bisognava caricare le persone, e le persone adesso sono cariche&#8221;. Allora ho sentito profondersi nell&#8217;intimo la serenità, finché un signore tutto triste mi ha detto che &#8220;le cose non vanno per niente bene, perché tutti dicono parole come partecipazione dal basso, ma sono solo esche per boccaloni e i giochi sono controllati dai soliti noti, come lorsignori i consiglieri comunali che hanno la voce calda&#8221;. Ha continuato dicendo che d&#8217;ora in poi lui – da triste qual mi è parso – vuole solo fidarsi di quelli che ti vengono a dire &#8220;sono uno squalo, l&#8217;avvoltoio fra i più infami&#8221;, o &#8220;mi piace comandare dall&#8217;alto&#8221;, perché almeno non cercano di prendere il prossimo all&#8217;amo come si fa con i boccaloni. Io devo dire che non so se il signore abbia ragione o meno, però mi è parso di pessimo umore e per nulla felice. Penso di preferire i passionari accigliati a questa tristezza. Lui mi ha fissato e mi ha detto “Non sono triste, ma melanconico”. Un mattatore anche lui.»</p>
<p>«Sono tornato a casa e ho preso un vocabolario per scrivere la lettera che vi porgo. Qui a raccontare le cose muovo le braccia per provare a spiegarmi e butto le parole un po&#8217; come vengono, ma quando sono alla scrivania con il mio vocabolario mi escono le parole difficili una dietro l&#8217;altra. Tutto si ordina sul bianco della pagina e i caratteri corsivi pesano densi di autorevolezza. Fate attenzione.»</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cara Barbara Spinelli,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>sono un giovane cittadino europeo e con queste poche ma sentite righe vorrei esprimere alcune mie riflessioni in merito all&#8217;appello “L&#8217;Europa al bivio. Con Tsipras una lista autonoma della società civile”, redatto da lei e da altri cinque intellettuali. Ho deciso di rivolgermi a lei perché spesso ho apprezzato l&#8217;acutezza dei suoi interventi pubblici, perché a volte le sue parole hanno arricchito i miei pensieri e infine perché mi ha sempre ispirato una qual certa fiducia, sebbene mai ci siamo incontrati di persona. Inizio a riconoscere che mi trovo d&#8217;accordo con quasi tutti i contenuti esposti nel documento. Ma in questa lettera, per brevità, esprimerò solo due dubbi, o perplessità che dir si voglia.</p>
<p>Il primo riguarda il tempo, o meglio la nostra percezione del tempo all&#8217;epoca attuale. Il documento, dopo aver esordito con: «l’Europa è a un bivio», rimarca l&#8217;idea che questo sia un tempo in crisi, dove ogni scelta è irrevocabile e imminente: «l’Euro non resisterà», «oggi abbiamo di fronte una grande questione ambientale di dimensioni planetarie, che può travolgere tutti i popoli», «il tempo è scaduto e la casa di tutti noi è in fiamme». Ma le frasi che ho citato lasciano tutte intravedere oltre le brume un orizzonte di speranza: “se però agiamo in un certo modo&#8230;”. Una speranza che invoca il nome di Tsipras, candidato presidente per le venienti elezioni europee di questa primavera.</p>
<p>Voglio solo notare che un sentimento gravato dalla scelta improrogabile fra salvezza o disastro è perfettamente conforme al linguaggio della crisi – intesa come momento emergenziale, come situazione critica – che ha giustificato gli ultimi governi nel nostro Paese. Se insistiamo a vivere il presente come se il tempo stesse sempre per scadere, non rischiamo di restringere l&#8217;orizzonte alla scelta più vicina e immediata, e di giustificarla nella sua estrema evidenza? Anche lei, pertanto, sembra accettare il gioco dello stato di eccezione.</p>
<p>Il secondo dubbio invece riguarda l&#8217;intero paragrafo relativo alle modalità preposte alla gestione della lista: “Una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, autonoma dagli apparati partitici, che sia una risposta radicale alla debolezza italiana. Una lista composta in coerenza con il programma, che candidi persone, anche con appartenenze partitiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio.”</p>
<p>Dunque mi domando: se davvero in Italia riscontriamo una drammatica carenza di autonomia nella gestione della politica, ebbene la colpa è da attribuire esclusivamente ai partiti? Io non ho mai conservato nelle tasche del mio pastrano alcuna tessera e credo di non godere dei requisiti psico-fisici adatti a militare in alcuna struttura partitica. Tuttavia contesto la tesi secondo cui i partiti siano malati e la società civile al contrario sia sana; questa, mi permetta, mi pare una semplificazione. Se esiste una carenza di indipendenza nella vita politica, le cause vanno riscontrate nella società civile intera, incluse le associazioni, i gruppi formali e informali, le “personalità” che in essa hanno ruoli di rilievo.</p>
<p>Non è ponendo il divieto di accesso ai partiti che si permette l&#8217;autonomo sorgere “dal basso” delle forze sociali. Su questa mia ultima convinzione vorrei soffermarmi ancora un poco. Vedo una società civile frammentata in corpuscoli di sinistra che gravitano accosti o molto distanti dai partiti; frammenti che si riconoscono ancora nelle stesse parole d&#8217;ordine, e in fondo praticano modalità di organizzazione e auto-rappresentazione non troppo dissimili fra loro. Ma quanto vuoti ormai sono i contenuti, quanto vane le promesse di “partecipazione”? E quanto deteriori codeste pratiche? Osserviamo corpuscoli alla deriva che hanno il loro unico fondamento “forte” nell&#8217;identità, nella fondazione di un “noi” determinato dall&#8217;esistenza di un “loro”. Da tale <i>humus</i> si origina il modello organizzativo più invalso e più infelice: il coordinamento di realtà eterogenee che si aggregano in una “piattaforma” comune nata dalla contingenza politica. In coordinamenti siffatti ogni soggettività politica tenta un&#8217;operazione di egemonia, nella speranza di accrescere il proprio potere simbolico a detrimento delle altre. Non credo di vaneggiare, no davvero, se dico che la prassi politica dei corpuscoli della società civile adotta metodi lobbistici dentro e fuori i diversi coordinamenti che nascono con le nuove stagioni e muoiono a voto consumato. Ho così descritto il modello che, a mio parere, ha preso forma a Torino attorno alla lista Tsipras.</p>
<p>Le due perplessità sono legate a doppio filo, perché il tempo emergenziale giustifica le pratiche politiche descritte e priva di ogni credibilità e rende inimmaginabile un discorso fondato su un&#8217;altra temporalità (più distesa) e su altre metodologie politiche (autonome, ma davvero).</p>
<p>Le scrivo da futuro elettore della “Lista Tsipras”, ma anche da cittadino amareggiato nell&#8217;osservare l&#8217;ennesimo tentativo che impiega le parole “partecipazione” e “dal basso” come moneta comune per mascherare pratiche politiche cieche e utili solo ad una ristretta classe dirigente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con stima immutata,</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FM</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Che vedete bene come il linguaggio – mi sentite ancora? – si fa tutto autorevole sulla pagina, quasi come i discorsi al microfono.»</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Emergenza, raptus e delitto passionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2013 12:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#62; Tavola rotonda sulla costruzione mediatica del femminicidio in Italia &#60; Domenica 22 settembre ore 10.30 presso la Sala Berti del Nuovo Cinema Nosadella a Bologna si svolgerà, nell&#8217;ambito del festival internazionale di cinema lesbico Some Prefer Cake, la tavola rotonda &#8220;Emergenza, raptus e delitto passionale&#8221; sulla questione, oggi più che mai attuale, della rappresentazione e costruzione mediatica del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left">&gt; <strong>Tavola rotonda sulla costruzione mediatica del femminicidio in Italia</strong> &lt;</p>
<p style="text-align: left"><strong>Domenica 22 settembre ore 10.30</strong> presso la Sala Berti del Nuovo Cinema Nosadella a <strong>Bologna</strong> si svolgerà, nell&#8217;ambito del festival internazionale di cinema lesbico <a href="www.someprefercakefestival.com" target="_blank">Some Prefer Cake</a>, la tavola rotonda &#8220;<span>Emergenza, raptus e delitto passionale&#8221; sulla questione, oggi più che mai attuale, della rappresentazione e costruzione mediatica del femminicidio sui media italiani.</span></p>
<p style="text-align: left">Alla tavola rotonda, organizzata da <a href="http://www.fuoricampo.net/" target="_blank">Fuoricampo</a> e<a href="http://associazionecomunicattive.org/" target="_blank"> Comunicattive</a>, parteciperanno Elisa Coco di <a href="http://associazionecomunicattive.org/" target="_blank">Comunicattive</a>, Anna Pramstrahler e Cristina Karadole della <a href="http://www.casadonne.it/" target="_blank">Casa delle donne per non subire violenza</a> di Bologna, curatrici del blog <a href="http://femicidiocasadonne.wordpress.com/" target="_blank">Femicidio</a>, Barbara Spinelli dei Giuristi Democratici, <a href="http://www.barbararomagnoli.info/" target="_blank">Barbara Romagnoli</a> della rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome <a href="http://giulia.globalist.it/" target="_blank">Gi.U.Li.A.</a>, Enrica Tullio e Chiara Rossini di <a href="http://comunicazionedigenere.wordpress.com/" target="_blank">Un altro genere di comunicazione </a>e le attiviste del collettivo femminista e lesbico <em>Quelle che non ci stanno</em>.<span id="more-46407"></span></p>
<p style="text-align: left">Da anni realtà eterogenee e singole donne si mobilitano, <a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/" target="_blank">producono informazione</a> e <a href="http://festivalviolenzaillustrata.blogspot.it/" target="_blank">sensibilizzazione</a> e premono sugli organi di stampa per far passare il <a href="http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/" target="_blank">tema della violenza di genere</a> e per decostruire gli stereotipi e le categorie interpretative con cui questo tema viene tradotto in notizia. E&#8217; merito di questo lavoro se è stata smontata la costruzione, razzista e securitaria, della violenza come stupro e aggressione praticati in strada da uomini migranti su donne italiane. E&#8217; ancora merito di questo lavoro se in Italia si è diffuso il termine &#8220;<a href="http://femminicidio.blogspot.it/" target="_blank">femminicidio</a>&#8220;, nato dai movimenti femministi sudamericani per comunicare la complessità della violenza maschile contro le donne. Ma i concetti complessi, nel momento in cui sono &#8220;lavorati&#8221; dalla macchina mediatica, vengono semplificati, appiattiti, svuotati. L&#8217;impegno di tante giornaliste (ad esempio delle centinaia che hanno aderito alla rete <a href="http://giulia.globalist.it/" target="_blank">Gi.U.Li.A.</a>) e blogger e la costante attività comunicativa dei <a href="http://www.direcontrolaviolenza.it/" target="_blank">centri antiviolenza</a> hanno permesso la nascita di tanta buona informazione. Nonostante questo,  ancora troppo spesso le cronache dei quotidiani o le trasmissioni televisive continuano a riprodurre chiavi di lettura emergenziali, voyeuristiche, spettacolari, sensazionalistiche, morbose. E razziste, come nel recente caso di <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/27213-il-femminicidio-linguistico-marilia-rodrigues-la-brasiliana/" target="_blank">Marilia Rodrigues</a>, ridotta a &#8220;la brasiliana&#8221; su molte delle testate che hanno parlato del suo assassinio.</p>
<p style="text-align: left">I racconti mediatici hanno un grande potere performativo, contribuiscono a costruire la realtà sociale, orientando la percezione collettiva e di conseguenza anche le scelte politiche. Crediamo ad esempio che ci sia uno stretto legame tra &#8220;<a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/letta-femminicidio.aspx" target="_blank">l&#8217;emergenza femminicidio</a>&#8221; costruita dai media italiani negli ultimi mesi e l&#8217;<a href="http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=58466" target="_blank">impostazione emergenziale</a> del recente decreto femminicidio, duramente <a href="http://www.women.it/dire/images/pdf/comunicati/2013/documento_d.i.resu_dl_femminicidio.pdf" target="_blank">criticato da centri antiviolenza</a>, associazioni e <a href="http://sguardisuigeneris.blogspot.it/2013/08/note-sui-provvedimenti-contro.html" target="_blank">collettivi di donne</a>.</p>
<p style="text-align: left"><a href="https://www.facebook.com/someprefercakefestival" target="_blank">Some Prefer Cake</a> ha ospitato lo scorso anno <a href="http://www.someprefercakefestival.com/2012/muholi_artivist.html" target="_blank">Zanele Muholi</a>, <em>artivista</em> lesbica nera che con il proprio lavoro<a href="http://inkanyiso.org/category/zanele-muholi/" target="_blank"> combatte gli stupri correttivi</a> subiti in Sudafrica dalle lesbiche nere dalle parte degli uomini della loro comunità. Massacri sostenuti da una cultura diffusa che perseguita le donne che si sottraggono al primo e più radicato ruolo di genere, quello eterosessuale di moglie (e madre). A queste lesbiche è dedicata l&#8217;<a href="http://www.someprefercakefestival.com/file/Catalogo_SPC2013_web.pdf" target="_blank">edizione 2013</a> di <a href="https://plus.google.com/105675650821531325618/posts" target="_blank">Some Prefer Cake</a>, che ha voluto proporre questo incontro nella convinzione che la violenza lesbofobica abbia profondamente a che fare con la cultura che nutre il femminicidio in tutto il mondo. Per un festival che nasce dalla passione per il potere trasformativo dell&#8217;immaginario, questa tavola rotonda vuole essere un contributo al quotidiano intreccio di relazioni e azioni tra donne e gruppi di donne che lottano contro la violenza sulle donne (e su lesbiche, trans, gay, prostitute): un&#8217;occasione per ricalibrare nuovamente le strategie comunicative comuni, con l&#8217;obiettivo che i media continuino a parlare di <a href="http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-delle-idee-2013/murgia-femminicidio-per-combatterlo-si-deve-nominarlo/131055/129560" target="_blank">femminicidio</a> e violenza di genere, ma che ne parlino meglio, senza strumentalizzazione, senza stereotipi, ribaltando quelle logiche narrative che, troppo spesso, velandolo come neutro, assumono il <a href="http://www.michelamurgia.com/cultura/generi?start=9" target="_blank">punto di vista maschile</a>.</p>
<p style="text-align: left">#spc2013 #femminicidio www.someprefercake.com</p>
<p style="text-align: left">
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		<title>Questa è follia, è guerra contro le persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 08:31:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Helena Janeczek Egemen Bagis, il ministro turco per gli affari con la UE, ha annunciato ieri sera che chiunque si avvicinerà a piazza Taksim sarà «trattato dalla polizia come un terrorista». La dichiarazione sembra un avallo ex post dello stato della repressione già in atto. Le testimonianze, i video e le foto da Istanbul [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Helena Janeczek</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj-300x224.jpg" alt="BM1DgwWCcAA1Yzj" width="300" height="224" class="alignnone size-medium wp-image-45844" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj-300x224.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/06/BM1DgwWCcAA1Yzj.jpg 599w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Egemen Bagis, il ministro turco per gli affari con la UE, ha annunciato ieri sera che chiunque si avvicinerà a piazza Taksim sarà <a href="http://www.hurriyetdailynews.com/everyone-who-enters-the-taksim-square-to-be-treated-as-terrorist-turkish-eu-minister.aspx?pageID=238&#038;nID=48875&#038;NewsCatID=338">«trattato dalla polizia come un terrorista»</a>. La dichiarazione sembra un avallo ex post dello stato della repressione già in atto.<span id="more-45843"></span> Le testimonianze, <a href="http://www.rightnow.io/breaking-news/gezi-park_bn_1371216346624.html">i video e le foto</a> da Istanbul parlano di ustioni e piaghe causate da <a href="https://twitter.com/YrGangelopoulos/status/346038938181464064/photo/1">sostanze chimiche</a> mischiate all’acqua degli idranti, di attacchi alle strutture di pronto soccorso, di due pesantissime irruzioni con lacrimogeni nel lussuoso Hotel Divan, rifugio per feriti e manifestanti del vicino parco Gezi. Bambini sanguinanti, un uomo travolto da una camionetta della polizia antisommossa. Impedimenti per giornalisti (anche stranieri) e personale medico di accorrere alle zone degli scontri. Traghetti e ponti sul Bosforo bloccati per chiudere l’afflusso dei manifestanti dalla parte asiatica della città.<br />
Legge marziale, in pratica. La leader del verdi tedeschi Claudia Roth, intrappolata nell’Hotel Divan dopo lo sgombero di Gezi, <a href="https://twitter.com/jalenz/status/345993767968464896/photo/1">ustionata in volto dai lacrimogeni</a> (o da altro), ha parlato di follia, di guerra contro i cittadini.<br />
La Turchia è nota per le sue violazioni dei diritti umani però non è l’Egitto di Mubarak o l’Iran dove ieri, al primo turno, è stato eletto presidente Hassan Rohani, il più moderato degli ayatollah ammessi alla competizione.<br />
È una democrazia &#8211; con molte tare ma non un’innegabile “democratura”: tant’è che le<a href="http://www.youtube.com/watch?v=o-kbuS-anD4&#038;feature=youtube_gdata_player"> manifestazioni più che pacifiche</a> contro il progetto di costruzione di un centro commerciale sul luogo del parco Gezi mostravano, al principio, una grande consonanza con le proteste diffuse nelle cosiddette democrazie avanzate: da Stoccarda alla Val di Susa. E mostrano pure inquietanti analogie nell’impiego sproporzionato della repressione poliziesca; per quanto ciò che sta accadendo in Turchia – cinque morti accertati, quasi un centinaio di avvocati arrestati ecc.- sia sinora il peggio.<br />
Ma prima, dopo e durante Occupy Gezi, nelle ultime due settimane è avvenuto questo:<br />
Il 1° giugno a <a href="https://blockupy-frankfurt.org/en/">Blockupy Francoforte</a>, la protesta contro le politiche BCE, la testa del corteo autorizzato è stata accerchiata e tenuta per ore sotto scacco. L’uso massiccio di spray urticanti e di manganelli ha causato ca 300 feriti, alcuni piuttosto gravi. Anche in quel caso diversi volontari sanitari parlano di impedimenti a prestare soccorso.<br />
In Italia la sentenza assolutoria per la polizia sulla morte di Stefano Cucchi è arrivata in contemporanea con le teste lacerate degli <a href="http://www.rassegna.it/articoli/2013/06/5/101218/il-sindaco-ferito-gestione-ottusa-dellordine-pubblico">operai e del sindaco di Terni</a> in corteo contro la chiusura dell’acciaieria. Mentre in Turchia partiva lo sgombero di piazza Taksim e parco Gezi, la Cassazione ha confermato, riducendo i risarcimenti alle parti lesi, della sentenza su Bolzaneto e le violenze alla scuola Diaz.<br />
A ridosso di tutto questo, si è scoperto il gigantesco programma di spionaggio “Prism” voluto da Obama, il governo greco ha deliberato la chiusura della tv e radio di Stato ERT, arrivando a chiudere il segnale nel giro di poche ore e mandando la polizia antisommossa a difendere la propria decisione. A <a href="http://www.formiche.net/2013/06/15/brasile-non-solo-confederation-cup-2013-ecco-le-ragioni-della-protesta-a-sao-paulo/">Saõ Paolo del Brasile</a>, paese economicamente emergente al pari della Turchia, la protesta per l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico ha causato una repressione poliziesca molto dura, con 250 arresti e 50 feriti.<br />
L’eccesso di impiego della forza di polizia è una ormai una costante planetaria – in tutta Europa come a New York e negli Usa – e questo sia nel caso che vi sia stata violenza da parte dei manifestanti sia quando le pratiche di resistenza passiva sono state portate avanti senza alcun cedimento. Ma rappresenta soprattutto una costante che tutte queste proteste nascono dalla volontà popolare di difendere dei beni comuni (lo sono sia gli alberi dei parchi e le valli subalpine che i biglietti degli autobus) o di arginare il potere di poteri sottratti al controllo democratico, come le istituzioni bancarie e monetarie. Non c’è nessuna volontà di sovvertimento rivoluzionario-  eppure i governi democratici di vario stampo e colore politico difendono a forza di lacrimogeni, manganelli o proiettili di gomma i “flussi” (ossia gli interessi mobili e flessibili) contro i “territori” (e la gente che ci abita), come <a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/marco-revelli/finale-di-partito/978880621554">Marco Revelli</a> cerca di circoscrivere questa nuova forma del conflitto ai tempi della globalizzazione e della sua crisi.<br />
Oggi a Istanbul le proteste cercheranno di dirigersi nuovamente verso i luoghi tabù sgomberati e, visto che è stata indetta pure una manifestazione pro-Erdogan e in molti quartieri nella notte si sono erette barricate, la giornata potrebbe evolversi in modo assai peggiore di ieri. Finora non sono arrivate critiche decise né dall’Unione Europea, né da Barack Obama, entrambi vincitori di un Premio Nobel per la Pace che appare sempre più tragicomico.<br />
Barbara Spinelli, riferendosi principalmente a “Prism”, ha parlato di ostilità dei governanti e di <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/12/news/la_paura_del_popolo-60913900/?ref=HREC1-10">“paura del popolo”</a>. Il popolo, ovunque esso si trovi, sta incontrando sempre più motivi per ricambiare.</p>
<p>Ps. Mi sono certo dimenticata qualche voce del triste elenco. Ma non dimentico di segnalare questa <a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=470895269663604&#038;set=a.470895346330263.1073741827.100002294068770&#038;type=1">lettera bellissima</a> di Gianluca d’Ottavio che vive a Istanbul e si occupa di turismo.</p>
<p>Pps. L&#8217;immagine sopra ritrae la polizia mentra da fuoco all&#8217;albero del Parco Gezi nel quale gli occupanti avevano iscritto i loro auspici e desideri.</p>
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		<title>Barbara Spinelli, Bernard-Henri Lévy, le proiezioni della stampa italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 09:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Bernard-Henri Lévy]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Battisti]]></category>
		<category><![CDATA[giacomo sartori]]></category>
		<category><![CDATA[intellettuali]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giacomo Sartori Se ho imparato qualcosa dalla vita, è che ogni critica che ci viene rivolta, prima ancora di dire qualcosa su noi stessi, è altamente rivelatrice su chi la formula. Se una persona ti accusa di essere un terribile avaro, è quasi matematico che sia lui il gran tirchione, o comunque qualche serio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giacomo Sartori</strong></p>
<p>Se ho imparato qualcosa dalla vita, è che ogni critica che ci viene rivolta, prima ancora di dire qualcosa su noi stessi, è altamente rivelatrice su chi la formula. Se una persona ti accusa di essere un terribile avaro, è quasi matematico che sia lui il gran tirchione, o comunque qualche serio problemino di quel genere ce l’abbia. Idem se ti dice che sei un approfittatore, o che hai la testa tra le nuvole, e chi più ne ha più ne metta. Invito chi non ci avesse già provato a fare l’esperimento. Proiezione, la chiamano gli strizzacervelli. Riconoscere o anche solo contemplare i propri difetti dà un po’ fastidio, è più che comprensibile che si preferisca attribuirli agli altri. Una volta separati da noi si può stigmatizzarli, si può indignarsi, senza appunto correre il rischio di ammaccare il proprio amor proprio. Sarebbe un po’ come prendersela con la propria immagine nello specchio: è quell’immagine che è brutta e cattiva, noi siamo belli e bravi.</p>
<p>Questo sistemino empirico può forse essere applicato, almeno in certi casi, anche al modo in cui si vedono vicendevolmente gli stati. Prendiamo per esempio quello che si è letto e ascoltato in questi giorni sugli intellettuali francesi a proposito del caso Battisti. <span id="more-37804"></span>Gli intellettuali francesi sono stati dipinti come dei signorini viziati (“esteti e assai selettivi” li definisce Barbara Spinelli su <em>Repubblica</em>) che parlano di cose che non conoscono, degli impiccioni che approfittano di ogni pretesto per farsi belli. Ma è davvero così?</p>
<p>Certo Bernard-Henri Lévy, il più mediatico di loro, sembra averle tutte per suscitare delle antipatie: dimostra molto meno dei suoi sessantadue anni, è bello e prestante, è sempre abbronzato, indossa camicie bianchissime con il collo molto grande e appuntito, non so proprio dove le trovi, è ricchissimo (non foss’altro per le società e i beni ereditati dal padre, anche ammettendo che con tutti i suoi libri, molti dei quali sono bestseller tradotti nel mondo intero, non abbia guadagnato il becco di un quattrino), ha un’affascinante consorte cantante a attrice (la prima era un’indossatrice), con una bocca grandissima e sensualissima, è molto colto, anche questo non può negarlo nessuno, e brillante, e spiritoso, parla bene e semplice, inscenando un’umiltà che appare sempre molto convincente. Certo, nella sua lunga carriera di intellettuale mediatico &#8211; ha cominciato giovanissimo &#8211; qualche bella cantonata l’ha presa, bisogna riconoscerlo, ma dire che parla a vanvera, o che sforna “dichiarazioni giubilanti”, o che “danza sulla superficie” (sempre Spinelli) non sta proprio né in cielo né in terra. Sembra anzi essere una persona molto prudente, che pesa ogni parola, e che dice in genere cose piuttosto sensate. Anche proprio sull’Italia, anche su Battisti. Per convincersene basta leggere di persona – sempre un buon metodo &#8211; la lettera che ha scritto all’ex presidente Lula a proposito dell’ex terrorista (si trova su internet), pacata e documentata, per molti versi condivisibile. Siamo a mille miglia dalle intemperanze rivoluzionarie che gli si accollano (lui che ha costruito la sua fama, ancora molto giovane, proprio stigmatizzando le derive del comunismo!).</p>
<p>Perché allora i giornalisti italiani, mettendo tra le altre cose nello stesso sacco anche scrittori molto riservati, dipingono coralmente gli intellettuali d’oltralpe in quel modo? Il sospetto è che questi severi (in molti casi lo sono molto meno) censori abbiano preso un abbaglio, non si siano accorti che il quadretto che stavano contemplando era in realtà l’immagine restituita da uno specchio: senza rendersene conto parlavano di noi. Quei cialtroni che dipingono mi sembrano in effetti corrispondere fedelmente alle sembianze di molti nostri intellettuali, con ciuffo o senza ciuffo, che sparlano a torto e a ragione di questo o quell’argomento, spesso conosciuto molto male. Impunemente. Si potrebbero citare parecchi nomi, e l’identikit calzerebbe a meraviglia.</p>
<p>C’è del resto una precisa ragione per la quale gli intellettuali in questione, con tutti i loro limiti, non possono essere come la stampa italiana si è dilettata a dipingerli. Il problema è che si confrontano con un mondo mediatico molto più esigente e più rigoroso del nostro. Se si comportassero davvero come li abbiamo descritti, anche solo a proposito di un argomento così poco influente come l’Italia (bisogna sempre ricordare che non siamo il centro del mondo), verrebbero subito contraddetti e smentiti, per non dire dileggiati. Nello spazio di qualche giorno si giocherebbero l’autorevolezza che si sono costruiti in tanti anni, che i loro predecessori sono riusciti con fatica a ritagliarsi nella seconda metà dell’ottocento (si rilegga Bourdieu). Quindi non è tanto nei confronti dell’Italia, che appunto conta quel che conta, che non possono permettersi di sparare troppe castronate, ma perché si confrontano con altri intellettuali, e con giornalisti e commentatori che vagliano con puntiglio ogni parola che dicono. Proprio quello che manca nel nostro paese, si potrebbe dire. La metafora dello specchio sembrerebbe insomma essere ancora più calzante.</p>
<p>Questo non vuol certo dire che all’estero non si dicano inesattezze sull’Italia. Certe volte abbiamo noi stessi la sensazione di non capirci più niente, figuriamoci gli stranieri. In particolare non è facile avere fiducia nella giustizia italiana, che invece sappiamo essere un efficace e combattivo baluardo contro le derive personalistiche e totalitarie, quando un presidente del consiglio si fa le minorenni e fa varare grappoli di leggi per salvaguardare la propria impunità. Ma nel complesso mi sembra che si possa dire che la nostra situazione venga seguita con intelligenza e precisione. In questi ultimi mesi ho assistito alla televisione e alla radio francesi a trasmissioni che mi hanno impressionato per la loro chiarezza e la profondità. La verità è che mai come in questo momento di evidente crisi della nostra democrazia, i media stranieri ci tengono d’occhio e valutano ogni nostra mossa. Provare per credere: la lettura della stampa estera, anche se sporadica, è sempre molto istruttiva. Questa è la realtà, tutto il resto sono farneticazioni, o appunto proiezioni.</p>
<p><em>[questo pezzo è apparso sul quotidiano &#8220;Trentino&#8221; del 12.01.11]</em></p>
<p><em>[ps: nel frattempo è uscito un asseverativo articolone di Tabucchi su Le Monde (&#8220;Cesare Battisti, un coupable&#8221;), riassunto <a href="http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/384534/">qui</a> in italiano; noterei solo che gli intellettuali attaccati con tanta virulenza da Tabucchi sono (letteralmente) gli stessi che lo hanno &#8211; e a ragione &#8211; appoggiato e sostenuto </em><em>(a prova della falsità dell&#8217;affermazione della Spinelli: &#8220;contro la mafia o la cultura dell´illegalità dilatata da Berlusconi, mai alzano la voce</em><em>&#8220;) </em><em>quando di dovere (si veda <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/sosteniamo-antonio-tabucchi-firma-lappello-di-le-monde/">qui</a>,</em><em> e si noti la firma di Sollers</em><em>); </em><em>allora, sempre &#8220;arroganti&#8221; e &#8220;disinvolti&#8221;, anche nel suo caso, visto che sempre d&#8217;Italia si parla?; e anche Tabucchi fa finta di non sapere che </em><em>Fred Vargas, che abbia o meno preso una cantonata, </em><em>non è affatto un&#8217;intellettuale mediatica, e niente ha a che fare con i tanto vituperati intellettuali in questione: è una scrittrice di gialli, che viene dall&#8217;archeologia (pur sempre la disciplina degli indizi concreti); sarebbe come mettere nello stesso paniere Sgarbi con Laura Pariani; gs]<br />
</em></p>
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		<title>Noi sappiamo. Sono anni che sappiamo.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 03:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Contromafie]]></category>
		<category><![CDATA[Evelina Santangelo]]></category>
		<category><![CDATA[giudici antimafia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Barbara Spinelli* &#8211; 25 ottobre 2009<br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/spinelli-barbara-web.jpg" alt="spinelli-barbara-web" title="spinelli-barbara-web" width="100" height="100" class="alignleft size-full wp-image-25611" /><br />
Sono anni che ci domandiamo come tutto ciò sia potuto accadere: il senso della legge che si sfibra, lo Stato che suscita timore o disprezzo È la democrazia che si perverte, divenendo qualcosa di prevaricatore: come un diritto divino che si dà all’Unto delle urne. Il diritto a giocare con le leggi come il dittatore-Charlot gioca con il mappamondo: a considerare legittimo quello che è illegale, illegittimo quello che è legale, dunque a sovvertire categorie, istituzioni, leggi che nella Repubblica sono ferme, durevoli, non legate alla durata effimera delle maggioranze e  legislature (&#8230;)</p>
<p>*<em>Testo dell&#8217;intervento di Barbara Spinelli letto dall&#8217;autrice a Contromafie 2009</em></p>
<p>Leggi il seguito <a href="http://www.antimafiaduemila.com/content/view/20956/78/">qui</a>.</p>
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