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	<title>barocco fiorentino &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>La Mazzafirra a Grosseto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 12:46:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[barocco fiorentino]]></category>
		<category><![CDATA[Cristofano Allori]]></category>
		<category><![CDATA[Giuditta con la testa di Oloferne]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a TITLE="la mazzafirra" HREF="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/mazzafirra.jpg"><img ALIGN="left" VSPACE="5" HSPACE="5" ALT="la mazzafirra" SRC="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/07/mazzafirra250.jpg" /></a>di <strong>Sergio Garufi</strong></p>
<p>Se vi capita di passare da Grosseto in questi giorni, non perdetevi la mostra <em> Teatralità nel Barocco fiorentino </em>, allestita presso il <strong>Museo Archeologico e d&#8217;arte della Maremma </strong>(piazza Baccarini 3, tel.0564488754, biglietto d&#8217;ingresso 5 euro, aperta fino al 30 settembre). Vi si possono ammirare 17 capolavori provenienti dalla collezione Luzzetti, che evidenziano la vocazione teatrale e scenografica della pittura da stanza fiorita in Toscana al tempo degli ultimi Medici. Fra questi segnalo in particolar modo <em>Giuditta con la testa di Oloferne </em>di Cristofano Allori.<span id="more-4228"></span> L’opera è una versione autografa (datata e siglata 1618) della Giuditta della Galleria Palatina a Firenze, che ebbe una così vasta fortuna da essere fin da subito replicata in numerose varianti anche dall’Allori (l&#8217;elenco di 30 pezzi fornito da Chappell nel 1984 era già il frutto di una selezione). Nel 1620 Giovan Battista Marino avvertiva che gli amatori d&#8217;arte parigini si accontentavano di copie anche &#8220;goffe&#8221; pur di gustare &#8220;le maraviglie dell&#8217;originale&#8221;. Alla sua straordinaria notorietà molto contribuirono i risvolti autobiografici tramandati da Michelangelo Buonarroti il Giovane a Filippo Baldinucci, in cui si diceva che l&#8217;autore &#8220;ritrasse al vivo nella faccia di lei l&#8217;effigie della Mazzafirra, e dipinse se stesso per Oloferne&#8221;. Lo sguardo meduseo dell&#8217;incantevole amante di Cristofano (Maria di Giovanni Mazzafirri, una celebre cortigiana per la quale il pittore <em>perse la testa</em>, e che morì proprio nel 1618) ha affascinato parecchi studiosi nel corso del tempo. Claudio Pizzorusso (ne <em>Il Seicento fiorentino</em>, edito da Cantini) racconta che &#8220;di lei si sono cercati babbo e mamma, se ne sono ripercorsi i lineamenti di bocca, mento e scatola cranica, tanto che oggi se ne potrebbe fare un ologramma&#8221;. Seguendo la lettura data dal Marino, l&#8217;opera allude al subdolo agguato teso a Oloferne con l&#8217;arte della seduzione, e rappresenta la tormentosa bellezza femminile che colpisce &#8220;di strale&#8221; e uccide &#8220;pria col bel viso&#8221;.</p>
<p>(<strong>ORARI</strong>: 10-13 17-20, ven e sab apertura fino alle 23, lunedì chiuso)</p>
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