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	<title>baroni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>(D)istruzione pubblica. Una questione di linguaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2012 08:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Vincenzo Fatigati Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Vincenzo Fatigati</strong></p>
<p><em>Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, «assurdo» non di buon senso.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>                                                                                                 P.P. Pasolini</em><em></em></p>
<p>Quando   sei  giunto al termine di un “ciclo di studi”   parcellizzato in una quarantina d’esami,  per conseguire una di quelle lauree  come filosofia, allora ti viene da articolare  una sola certezza. Hai  &#8211; letteralmente &#8211;  maturato una percezione diversa del significato reale della parole. Certo, anche sui giornali, sui  vari volantini   si leggono slogan del tipo “difesa dell’istruzione pubblica” o anche  “ contro il  governo”,  siamo tutti “contro i tagli”, e  “per la meritocrazia”. <span id="more-43836"></span>E probabilmente un qualsiasi lettore può  facilmente immaginare come possa sentirsi una matricola che studia nozioni quantificate in crediti, e valutate con delle medie aritmetiche. Il lettore riesce, insomma, a leggere la  deriva dell’università,  in questo  modello aziendale.</p>
<p>Ma se si vuole cercare di  superare questa lettura testuale, e cogliere il senso reale di quelle parole,  bisognerebbe davvero immergersi nell’apatia che si consuma  in quei dipartimenti spopolati, in quei cimiteri che ormai seguono il ritmo di corsi e programmi ripetitivi e monotoni; e dopo, spinto da   un quasi  naturale senso di disgusto, provare a colorire quei termini con  il lessico degli studenti,  con la prospettiva  di  chi vive dall’interno quelle contraddizioni ,    completando la critica  “al modello azienda”, con   un altro termine,  semplice e apparentemente innocuo: “ sistema feudale”.</p>
<p>Più che una questione di termini, è una questione di prospettive,  quindi. Letture diverse: dipende  un po’ da come la vedi.  Prendendo ad esempio la scena tumultuosa degli scioperi  che ci fu qualche anno fa, nel  2008:   dall’esterno  può sembrare che quei  professori parteggiassero per  un istruzione non asservita a logiche di mercato,  poi dall’interno- dopo qualche anno- ti rendi conto che devi aver smarrito il vocabolario  da qualche parte se la difesa dell’ “istruzione pubblica”  viene sostenuta e appoggiata da chi  crea master inutili, privatizza la sua didattica con proprie monografie, accetta il sistema delle cooptazioni e lottizzazioni,  basa il metro di valutazione secondo le modalità  con cui vengono erogati  fondi;  insomma  in una parola accetta- a livello didattico-  la stessa logica  con cui  si critica il Governo. In difesa del proprio feudo  che si fa coltivare  a chi pare e piace, in cambio di naturali “corvée”.</p>
<p>La gestione  di un un sistema del genere,  appare    per certi versi “mafiosa”,  ovvero da una parte si innesta nel fenomeno della globalizzazione e della modernità(modello-azienda), pur mantenendo  al suo interno una struttura baronale, verticistica.<br />
E per riuscire a comprendere questa contraddizione, bisognerebbe  capire  che certo analfabetismo dei lettori dipende proprio dall’incapacità di riuscire a immergersi nel lessico  degli studenti.  La prospettiva dello studente è l’unica chiave che può  aiutare a comprendere ciò che sta succedendo nelle varie città italiane.</p>
<p>L’impossibilità di riuscire a leggere ciò che succede nel flusso di immagini che scorre in tv , dipende  quindi solo da una questione di lingua: il telespettatore non riesce a tradurre la crisi in un discorso . La crisi non è solo quella che si misura con indicatori economici, ma quella degli studenti. La nostra.  I padri non lo comprendono, perché forse non sono mai stati padri: sono figli cresciuti, contro i padri, che utilizzano il manganello perché non sanno più ascoltare. E titoli, ancora, raccontano la crisi  con immagini sensazionali – da scoop- senza comprendere che il problema è  in fondo di parole. Non ci leggono.</p>
<p>La crisi si  interpreta negli occhi di chi non sa neppure per cosa protestare, di chi manifesta “meno tasse per tutti”, per reazione, per repressione più che per rivoluzione.  La crisi di chi ha perso la speranza di pensare al domani, perché  quel “contro” si è già totalmente istituzionalizzato ed è immutabile nel suo divenire, almeno così ti dicono.  Una crisi d’identità che si misura con certi  slogan antifascisti,  perché c’è pur bisogno di disseppellire un nemico scomparso per identificarsi pur in qualcosa, per lottare pur per qualcosa.<br />
Una crisi che viene fotografata da lanci di sassi, e non dal disagio di una generazione condannata con decreti  a non crescere, costretta a  vivere nell’eterno presente, in  un sistema che, dalla riforma Berlinguer, ha cercato solo di “liceizzare” il sistema universitario, rendendoci eternamente immaturi. Lobotomizzati in un parcheggio didattico. Senza responsabilità .  Un disagio che potrebbe essere letto nell’aridità  dei nostri ridicoli manifesti catechistici , slavati, aridi e che non scalfiscono minimamente gli interessi dei baroni. Senza idee nuove. Senza che disegnano la radicalità di una posizione totalmente autonoma.</p>
<p>La condizione attuale è un po’ come quei test di  valutazione che in questi giorni fanno compilare  a noi studenti: ti pongono la finta scelta di valutare il docente, illudendoti di responsabilizzarti , ma indipendentemente dalla tua scelta, stanno conteggiando il numero di matricole che frequentano il corso, e in base a ciò erogano fondi. La finta scelta, la pseudo libertà di valutare il professore è il mezzo  attraverso cui accetti questa logica mercantile.<br />
L’unica scelta da fare sarebbe quella di non scegliere. Il rifiuto più che il dissenso funzionale.<br />
E, quando in uno di quei giorni lacerato dalla crisi, ti trovi a prendere una lattina al distributore,  mentre  i soliti mezzi sorrisini ti sussurrano l’ennesimo “la filosofia non serve a niente”, comprendi che  la banalità che consuma il presente è la causa dell’alienazione: l’errore è nel non aver  accettato la radicalità del rifiuto, perché si è già  in un certo senso all’interno;  l’errore è di aver  già accettato  quella finta dicotomia. Si è già  compilato quel test. Insomma, non si è  lottato, fino in fondo, radicalmente per l’inutilità della filosofia, del sapere.</p>
<p>Quell’inutilità che si traduce concretamente  nella dimensione del diritto, nella creazione di spazi pubblici, autonomi, liberi. Non utilitaristici. Ora minati da tecnici efficienti.<br />
Non occupare, ma dis-occupare, rendere pubblici. Ragazzi.<br />
La vera rivoluzione consiste nel rendere l’Università inutile, come lo è una biblioteca.<br />
Ma questo significherebbe  sgrammaticare  le regole della Neolingua.  In  quest’errore di sintassi c’è la speranza. Mente sordidi manganelli seppelliscono il cambiamento. Eppure,  basterebbe leggerci. Ascoltarci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ritratto lucano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto saviano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2008 05:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[baroni]]></category>
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		<category><![CDATA[Università degli Studi della Basilicata]]></category>
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					<description><![CDATA[di M. Vittoria Smaldone “Sono disposto anche a lavorare in nero, ma io di qui non me ne vado!”. Paolo è arrabbiato quando pronuncia queste parole. Parla e gesticola molto. La rabbia di questo ragazzo bruno riccioluto è però mista a disperazione. E&#8217; la disperazione di un ragazzo lucano di 26 anni che, a differenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>M. Vittoria Smaldone</strong></p>
<p>“Sono disposto anche a lavorare in nero, ma io di qui non me ne vado!”. Paolo è arrabbiato quando pronuncia queste parole. Parla e gesticola molto. La rabbia di questo ragazzo bruno riccioluto è però mista a disperazione. E&#8217; la disperazione di un ragazzo lucano di 26 anni che, a differenza di tanti suoi coetanei, ha deciso di rimanere in Basilicata, di non emigrare. Un ragazzo che ama la sua terra e rivendica con forza il diritto di viverci.”Io voglio vivere qui, a casa mia, costruire una famiglia nella mia terra”.</p>
<p>Paolo vive a Pignola, un piccolo comune in provincia di Potenza. Sette mila residenti ma un tasso di incremento demografico da far invidia alla Lucania intera, regione in spopolamento. Perché? Non  per la moda di andare a vivere nelle grandi metropoli- molti, fra i quali il Rettore dell&#8217;Università degli studi della Basilicata Tamburro, ritengono che i giovani lascino la Lucania perché è cool dire di studiare fuori- ma perché tra questi monti “senza raccomandazione non c&#8217;è lavoro”. Possibile? Con tutte le risorse che la Lucania ha?Acqua, petrolio, storia e paesaggi non riescono a dare ricchezza agli abitanti della terra di Orazio.. In realtà, nella regione con il numero più elevato di studenti universitari, circa il 40% , i primi a far la valigia sono proprio loro. Tanti giovani lucani scelgono di formarsi fuori regione. Però, poi, una volta laureati, è difficile trovar lavoro in patria. Eppure si tratta spesso di menti eccellenti, i così detti “cervelli”.</p>
<p><span id="more-5738"></span></p>
<p>Paolo ci racconta di alcuni suoi amici laureati, Michele ad esempio, 25 anni, consulente finanziario presso l&#8217;Unicredit Group di Milano, che sognano un giorno di poter lavorare nella loro terra d&#8217;origine ma sanno bene quali sono gli  ostacoli ai cui andranno incontro. E quelli che rimangono? “Io vedo nei giovani un totale disinteresse nessuno tenta di collaborare con gli altri per fare qualcosa. Pochi hanno il coraggio di prendere posizione, di battersi per le loro idee; gli altri hanno paura; anche chi dovrebbe far valere i diritti degli studenti all&#8217;interno dell&#8217;Università di Basilicata è così legato alla politica che fa il suo gioco”. Paolo  non ha paura quando fa queste affermazioni, né teme di mettersi in gioco, di lottare. Ha scoperto la ricchezza e la bellezza dei paesaggio lucano coltivando la passione per la fotografia. Di qui poi, chiacchierando con alcuni anziani del luogo, ha cominciato a fare delle ricerche sulle antiche città lucane. Ricorda di aver trascorso intere giornate in biblioteca tra gli archivi storici, ed interi pomeriggi nei  campi e nei terreni nella parte bassa del paese- dove si trova un bellissimo lago, oasi protetta dal wwf- per raccogliere reperti. Risultato: Pignola archeologica.</p>
<p>”A Pignola nell&#8217;area del lago, precisamente a Serra S. Marco, ci sono resti di Necropoli. Sono stati trovati addirittura i resti della villa di Agrippa, proprio nei pressi del lago. Io ho fatto vedere i reperti che ho raccolto ad un archeologo. Lui ha confermato che risalgono all&#8217;epoca romana. A Serra c&#8217;era una diocesi importante, un antica chiesa, e una città. E&#8217; una zona ricchissima da un punto di vista archeologico. Si potrebbe creare un parco includendo anche il l&#8217;oasi del Wwf. E sfruttare al meglio le strutture turistiche presenti in questa zona. Tutta la Basilicata è ricca di reperti. Non si deve neanche scavare. Questo vale anche per altre zone. E&#8217; assurdo che gli antichi tesori del popolo dei lucani stiano all&#8217;estero. In questa zona si potrebbe creare anche un museo. Di Certo una valorizzazione del territorio con questi elementi incrementerebbe l&#8217; occupazione. Arriverebbero turisti. Si fa un gran parlare della vocazione turistica della Basilicata. Ma concretamente? C&#8217;è disinteresse  da parte delle autorità.</p>
<p>A me hanno detto di dimenticare Pignola archeologica. La Regione sapeva da anni dell&#8217;esistenza di un fossile di balena nei pressi della diga di S. Giuliano. Quando il proprietario del terreno l&#8217;ha rinvenuto se ne è parlato per un po&#8217;, ma poi non si è realizzato nulla. Mentre ho letto che in Toscana, a Pisa, dopo il ritrovamento di un fossile del genere hanno allestito un museo. Noi non abbiamo neanche un museo di storia naturale quando l&#8217;appennino lucano è pieno di fossili!”. Purtroppo per lui non conosce nessun “potente”lucano che faccia sì che le sue interessanti ricerche diano i frutti sperati. Questo accade per tante altre menti lucane che si vedono scavalcate da incompetenti la cui unica qualità sta nell&#8217;accondiscendenza ai voleri dei politici di turno.</p>
<p>La Basilicata è divenuta negli anni il feudo di vari signorotti politici che hanno a loro servizio altrettanti vassalli. Lo zampino della politica in Lucania è dovunque. Sono sempre gli stessi feudatari a decidere chi sarà  primario, chi direttore dell&#8217; azienda Ospedaliera S. Carlo di Potenza, chi docente e chi si candiderà alle prossime elezioni, e soprattutto quali progetti finanziare, come dirottare i fondi europei, e spesso, con l&#8217;appoggio di magistrati e forze dell&#8217;ordine collusi, come tenere occultata la verità. De Magistris, il pm della procura di Catanzaro, attraverso l&#8217;inchiesta Toghe lucane, è riuscito a mettere sotto accusa gran parte della classe dirigente lucana. Oggi, nonostante gli ostacoli nella sua attività, De Magistris è ancora lì in qualità di sostituto procuratore e l&#8217;indagine prosegue. Intanto il dramma lucano si acuisce giorno dopo giorno. Sempre più giovani decidono di emigrare.”Ogni tanto si sente in paese- dice Paolo- che quello sta partendo, un altro ha deciso di andarsene al Nord, un altro in Spagna”.</p>
<p>Se si conosce un politico, infatti, la Basilicata è piena di opportunità: un contratto a tempo determinato può essere rinnovato, un laureato viene assunto o diventa docente di master e corsi di formazione spesati dalla Regione, oppure arriva ad insegnare all&#8217; Università degli Studi della Basilicata. Tra i docenti dell&#8217;ateneo non a caso figurano politici, parenti di politici e clienti vari. Sono posti strategici assegnati secondo un sistema ben collaudato.</p>
<p>L&#8217;Università di Basilicata offre numerosi corsi di alta formazione, detti anche master. Ne sono stati attivati tredici. C&#8217;è persino un corso in gestione del territorio mirato a creare figure professionali in grado di  organizzare lo sviluppo della regione. Il piccolo ateneo lucano è diviso in molti feudi controllati da altrettanti vassalli. Le parentele tra docenti e politici sono ormai note. Alcuni politici figurano persino tra i docenti. L&#8217;ing. Margiotta, Facoltà di Agraria, deputato del Pd, il professor Coviello, facoltà di Agraria, senatore Pd,  Vito Copertino, facoltà d&#8217;Ingegneria. Quest&#8217;ultimo è stato sindaco di Molfetta, secondo dei non eletti  di Rifondazione comunista alle politiche 2006, è molto vicino all&#8217;ex governatore della Regione Basilicata, ex sottosegretario alle attività produttive,ora parlamentare del Pd, Filippo Bubbico. Non mancano poi i parenti dei politici e di dirigenti regionali. In questa fitta rete di parentele si sono costruite alleanze, associazioni tra docenti e politici così che il controllo del feudo universitario andasse in mano ad alcuni fedeli vassalli che, in certi affari, sarebbero tornati utili.</p>
<p>Non è un caso dunque che, da dieci anni a questa parte, a controllare l&#8217;ateneo di Basilicata siano chimici ed ingegneri. I maggiori affari della Regione Basilicata infatti riguardano il petrolio, l&#8217; acqua, lo smaltimento di rifiuti e l&#8217;edilizia. Chimica è stata la facoltà che, pur avendo il numero più basso di iscritti, ha ricevuto maggiori risorse per i laboratori, più docenti e potere. Il peso acquisito dai chimici ha fatto sì che diversi presidi di facoltà e gli ultimi due rettori, Lelj Garolla e Tamburro, venissero reclutati tra le loro fila. La Regione concede denaro mentre l&#8217;università assegna posti di professore o consente progressioni di carriera a politici o a loro parenti, li coinvolge in master e convenzioni, o ancora fornisce ricercatori omertosi per i grandi affari.</p>
<p>Ma per aver il dominio assoluto i vassalli hanno dovuto eliminare i loro oppositori. In che modo? In primo luogo ostacolando lo sviluppo dei corsi con più alto numero di studenti: Scienze geologiche e Informatica. Ad esempio al master in Geologia dei Fluidi sono stati sottratti circa 592.000 euro da utilizzare per colmare il buco in bilancio di 2.000 euro dovuto alla cattiva gestione dei fondi europei nel 2004. Poi si è pensato di eliminare i ribelli- ossia quei professori che hanno reagito alle prepotenze- con l&#8217;aiuto di magistrati collusi. Mentre  i docenti che potevano rappresentare una minaccia per le baronie sono stati mandati via.</p>
<p>Il professor Vitulano, docente di Informatica presso l&#8217;Università di Basilicata durante l&#8217;anno accademico 2000\2001,  racconta: “ Io ho insegnato per un anno a Potenza. Era il primo anno di istituzione dell&#8217;università di Basilicata. Informatica poteva essere una facoltà importante per il territorio. Avevo alunni bravi e molto motivati. Ma quando avrei dovuto essere confermato come ordinario, perché io venivo da Salerno, in modo da garantire una crescita della facoltà e da poter istituire non solo un corso triennale ma anche la specialistica, l&#8217;amministrazione ha sbagliato per due volte la domanda di trasferimento. E dietro questi errori io credo ci sia stata una volontà precisa di chi governava  l&#8217;università che non voleva che Informatica si rafforzasse e crescesse. Non volevano modificare lo status quo. Infatti, con un ordinario in più, Informatica e Geologia avrebbero avuto lo stesso peso di Chimica e Fisica. Invece, poiché l&#8217;università cresce in base ad interessi di bottega, si è preferito moltiplicare le facoltà che fanno capo a Chimica, che non danno sviluppo al territorio. Perciò i fondi destinati ad Informatica e Geologia per laboratori, docenti, e altro potevano continuare ad essere utilizzati da loro. Quando si istituisce un corso di laurea bisogna potenziare il corpo docenti. Non ci possono essere ricercatori ad insegnare né persone di altre facoltà. L&#8217;informatica la insegnano gli informatici. Noi docenti dovevamo fare più corsi. Io tenevo il corso di Informatica e quello di Fondamenti di Informatica. A Potenza è stata sprecata una grande possibilità di crescita. L&#8217;ateneo lucano è un ateneo giovane però a causa di questa gestione non è  stato possibile realizzare uno sviluppo organico, e le menti migliori sono andate altrove”.</p>
<p>I master invece servono ad arrotondare gli stipendi dei professori, a dare posti a parenti e clienti, e a fare  favori agli enti che li finanziano. Un professore dell&#8217;ateneo lucano con la docenza in un master arriva a guadagnare circa 30 mila euro. I dirigenti regionali e i politici, impiegati in qualità di docenti, inseriscono i loro lacchè e ottengono riconoscimenti accademici. Ad esempio gli insegnanti del master Nuovi Strumenti di gestione del territorio edizione 2004 erano: Michele Vita, responsabile dell&#8217;Autorità Bacino, affiancato da diversi collaboratori, l&#8217;architetto Viviana Capiello del Dipartimento Ambiente della Regione,  l&#8217;ingegnere Alessandro Attolico del Dipartimento della Protezione civile di Potenza, Anna Balsebre dirigente dell&#8217;ufficio urbanista e tutela del paesaggio della regione Basilicata. Tutti emeriti “sconosciuti”.</p>
<p>L&#8217;università di Basilicata nacque dopo il terremoto del 1980  con l&#8217;intento di formare la classe dirigente che avrebbe garantito un futuro migliore alla Basilicata. Ma oggi  l&#8217;ateneo è plasmato a misura di docente non di studente. Paolo ci racconta che gli studenti, prima di tagliare il tanto agognato traguardo della laurea, dovranno affrontare non poche traversie. Lui frequenta la famosa facoltà di Informatica, e conosce bene le condizioni in cui quest&#8217;ultima versa. L&#8217;unico baluardo per i ragazzi è il professor Gian Salvatore Mecca. Mentre gli altri  professori sono quasi tutti esterni, per esami e tesi c&#8217;è chi è costretto a rincorrerli nei loro spostamenti di sede in sede. E non solo. Strutture per le quali sono stati spesi molti dei fondi europei vanno al macero, come le famose serre della facoltà di Agraria. I fondi europei che dovrebbero consentire lo sviluppo della Regione non sono sufficienti a frenare il flusso migratorio e far decollare questa terra splendida? Perché? La risposta è semplice: cattiva gestione. Basti solo notare che per ottenere il finanziamento di un master è sufficiente avere: la residenza in Basilicata da almeno 6 mesi, laurea, attestato di frequenza di master con ore di lezioni e stage effettuato in azienda, certificazione relativa all&#8217;università o all&#8217;ente che hanno organizzato il corso. La selezione è tutto fuorché severa. Nessuno si preoccupa di stabilire se la specializzazione da finanziare possa tornare utile o meno al territorio. Così, spesso, vengono formati giovani che andranno ad arricchire la regioni del Nord e del centro Italia. La Basilicata fa volontariato. E intanto: ”Noi giovani stiamo male- si lamenta Paolo- noi ora qui stiamo parlando, stiamo discutendo di problemi reali ma poi?”. Di colpo apre la porta dell&#8217;associazione culturale in cui ci siamo ritrovati e dice: “ e fuori cosa c&#8217;è ? Il silenzio.” A Pignola tutto tace. Fa freddo, ma l&#8217;aria si surriscalda; in questa piccola sala a creare tepore è la passione , la voglia di cambiare con la paura che “se tutto rimane così prima o poi ti devi adeguare”.</p>
<p>Paolo ha in mano un agenda su cui ha segnato gli impegni dei prossimi giorni.  Ha messo su un&#8217;associazione culturale insieme con un amico. Tra novembre e dicembre 2007  l&#8217;associazione Vicolucano(<a href="http://www.vicolucano.it/" title="l'associazione vicolucano">http://www.vicolucano.it/</a>) ha organizzato un festival di gruppi emergenti lucani, Music and War. La sola Pignola, ben conosciuta in regione per le sue associazioni culturali, può vantare circa 4 gruppi musicali. Si tratta di ragazzi, studenti, laureati, laureandi, giovani già inseriti nel mondo del lavoro, e anche ragazzi tredicenni che coltivano la passione per la musica. Sotto le feste c&#8217;è una bella atmosfera. Le serate organizzate da Paolo e Mario, l&#8217;altra anima di Vicolucano, rappresentano un&#8217;occasione d&#8217;incontro per  emigrati vecchi e nuovi. Dovunque ci si giri si sente qualcuno esclamare: “uè come stai? Da quanto tempo! Che si dice a Bologna?” oppure” che si dice a Roma? Firenze? Siena?”. Se continuassimo ad elencare le città nominate potremmo arrivare anche oltre i confini nazionali.</p>
<p>I lucani negli anni passati erano lucani nel mondo. Molti sono partiti  per cercar fortuna in America, Australia, Germania, Belgio, Francia. Oggi invece, a parte qualche caso- ci sono pignolesi persino a Dubai!- gli emigranti vagano per lo più attraverso la penisola italiana, però alla valigia di cartone hanno sostituito un computer portatile. La storia si ripete insomma, ma fino a quando? “Finché giovani di buona volontà non decidano di darsi da fare, di collaborare- dice Paolo- perché ciò che manca, seconodo me, è la sinergia. I fondi ci sono basta saperli sfruttare al meglio. Purtroppo però ci si accontenta troppo e non si pensa che si vuole le cose possono cambiare. Si tira a campare insomma. Quest è il guaio. Pensa solo al petrolio.Adesso hanno in mente di trivellare altre zone della Lucania tra le quali c&#8217;è anche la zona di S. Michele qui a Pignola, dove sorge un santuario stupendo ricco di tradizione. Per non parlare poi del paesaggio, dell&#8217;aria che verrebbe inquinata. Dobbiamo batterci  affinchè ciò non accada! Tanto andrebbe a finire come in Val D&#8217;Agri: a noi l&#8217;inquinamento e a loro il denaro del petrolio.E I lucani che beneficio ne traggono?Noi con le risorse che abbiamo potremmo essere autosufficienti, ed essere la regione più ricca d&#8217;Italia. Invece&#8230; ”. Invece a noi giovani lucani- anche chi scrive lo è- è stata tolta la possibilità di scegliere, una volta finiti gli studi, di lavorare nella e per la nostra terra, tra la nostra gente, accanto alla nostra famiglia. Accade nel 2008, in democrazia. Se questa è  libertà&#8230;</p>
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