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		<title>Battisti-Englaro: se la magistratura è debole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 21:30:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Raffaele Cantone All’attenzione dell’opinione pubblica in questi giorni vi sono due vicende La parte giudiziaria della triste storia di Eluana Englaro e la vicenda dell’estradizione di Cesare Battisti si possono leggere in chiave unitaria. Parto dall’affaire Battisti; si tratta di una persona condannata all’ergastolo, dopo un regolare processo in contumacia. Si rifugia prima in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Raffaele Cantone</strong></p>
<p>All’attenzione dell’opinione pubblica in questi giorni vi sono due vicende  La parte giudiziaria della triste storia di Eluana Englaro e la vicenda dell’estradizione di  Cesare Battisti si possono leggere in chiave unitaria.<br />
Parto dall’affaire Battisti; si tratta di una persona condannata all’ergastolo, dopo un regolare processo in contumacia. Si rifugia prima in Francia e poi in Brasile, dove, arrestato, non viene consegnato alla giustizia italiana perché considerato dal governo sudamericano un rifugiato politico.<br />
E’ una decisione che lascia stupefatti perché nasconde (non molto in verità) un pregiudizio politico sul buon funzionamento della giustizia italiana. <span id="more-13900"></span><br />
Riassumendo senza timore di semplificare si può dire che il Brasile &#8211;  una democrazia giovane, nata dopo varie esperienze dittatoriali e con un sistema giudiziario non certo ritenuto fra i più efficienti e garantisti al mondo – ritiene che la magistratura italiana manchi della necessaria indipendenza quando giudica un terrorista.<br />
Il caso Englaro: il lunghissimo iter giudiziario cui si è sottoposto il papà di Eluana, che ha visto cinque gradi di giudizio (una prima sentenza della corte di appello di Milano era stata annullata dalla Cassazione) è giunto alla fine.<br />
La Cassazione ha, infatti, confermato la decisione della Corte di Appello milanese che aveva autorizzato la cessazione dell’alimentazione forzata, in quanto tale comportamento – secondo più perizie ed il parere di illustri scienziati – era di fatto equiparabile ad un accanimento terapeutico.<br />
La  decisione è legittimamente criticabile ma, come spiegano i giuristi, è ormai la legge del caso concreto e va, quindi eseguita.<br />
Ci si sarebbe potuti forse aspettare l’obiezione di coscienza di sanitari che, chiamati ad operare, avessero convinzioni religiose che impedivano loro tale gesto.<br />
Invece è intervenuto un provvedimento amministrativo che ha indicato  gravi conseguenze sanzionatorie per quelle strutture sanitarie che dovessero interrompere l’alimentazione forzata dei malati in stato vegetativo.<br />
Un atto apparentemente destinato a regolare situazioni astratte ma, in pratica, in grado di bloccare l’esecuzione della sentenza definitiva.<br />
E’ forse esagerato pensare che il provvedimento sia stato emesso dal Ministro competente sul presupposto di una sentenza considerata ingiusta e quindi di una magistratura non idonea a decidere?<br />
Ed allora non c’è chi non vede che entrambi i provvedimenti di cui si parla non vengono eseguiti per sfiducia nei confronti del “sistema giustizia” italiano.<br />
E coerente lamentarsi se uno Stato straniero &#8211; che conosce le nostra vicende da lontano e sa, quindi, che qualcuno qui molto autorevole giudica una parte della magistratura bisognosa di perizia psichiatrica &#8211; consideri la nostra giustizia non idonea a garantire ad un pericoloso terrorista un processo giusto?</p>
<p><em>pubblicato su &#8220;L&#8217;Unità&#8221;, il 24.1.2009</em></p>
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