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	<title>Benedetto XVI &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il papa e la storia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 07:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Elio Rindone Chi detiene il potere ha la possibilità di riscrivere la storia secondo i propri interessi, e a tal fine non è necessario mentire: basta evidenziare una parte della verità e nascondere accuratamente l’altra. Potrebbe sembrare questa la via scelta da Benedetto XVI nel Messaggio indirizzato il 17 marzo 2011 al Presidente Napolitano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Elio Rindone</strong></p>
<p>Chi detiene il potere ha la possibilità di riscrivere la storia secondo i propri interessi, e a tal fine non è necessario mentire: basta evidenziare una parte della verità e nascondere accuratamente l’altra. Potrebbe sembrare questa la via scelta da Benedetto XVI nel Messaggio indirizzato il 17 marzo 2011 al Presidente Napolitano in occasione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia: ben pochi studiosi, infatti, si riconoscerebbero nella ricostruzione della storia italiana operata dal pontefice. <span id="more-41626"></span>Dopo aver ricordato che “la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale” il papa afferma che “Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali” e sottolinea che grandi artisti come “Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini” nel corso dei secoli, “hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana”.  Sin dall’inizio si dà quindi per scontato il nesso tra il cristianesimo e ‘l’opera della Chiesa’ e si suggerisce l’idea che, come il cristianesimo, anche la presenza della Chiesa, a partire dalla sua gerarchia, sia stata sempre e soltanto benefica e che tale sia stata considerata da tutti. Il che non è affatto vero: anzi, persino alcuni degli autori citati dal papa giudicavano in modo assolutamente negativo la gerarchia ecclesiastica. Dante, per esempio, nella Divina Commedia pone in bocca a Pietro una violenta invettiva contro i papi del tempo, lupi che travestiti da pastori sbranano il gregge cristiano invece di custodirlo, portando il papato a livelli di corruzione inimmaginabili: &#8220;Quelli ch&#8217;usurpa in terra il luogo mio, il luogo mio, il luogo mio &#8230; , fatt&#8217;ha del cimitero mio cloaca del sangue e de la puzza &#8230; In vesta di pastor lupi rapaci si veggion di qua sù per tutti i paschi &#8230; o buon principio, a che vil fine convien che tu caschi!&#8221;(Paradiso XXVII, 22-23, 25-26, 55-56, 60).  E Petrarca ha una pessima opinione della corte pontificia, tanto da parlarne nel Canzoniere come di &#8220;nido di tradimenti, in cui si cova quanto mal per lo mondo oggi si spande: de vin serva, di letti e di vivande, in cui lussuria fa l&#8217;ultima prova &#8230; scola d&#8217;errori e templo d&#8217;eresia &#8230; fucina d&#8217;inganni&#8221;(CXXXVI, CXXXVIII). Se questi autori apprezzavano poco ‘l’opera della Chiesa’, tanti altri intellettuali che il papa non cita (la tradizione culturale italiana non è caratterizzata solo dagli artisti) l’apprezzavano ancor meno, anche se magari ammiravano il messaggio evangelico.  Marsilio da Padova, per esempio, scrive nel Defensor pacis che nella curia papale &#8220;si fanno piani accurati per invadere delle province cristiane &#8230; ma non vi si vede nessuna preoccupazione e nessun disegno per guadagnare le anime&#8221;(II, 16). Opinione condivisa dal Boccaccio che, in una novella del Decameron, rileva con ironia che in genere gli ecclesiastici sembra che &#8220;si procaccino di riducere a nulla e di cacciare del mondo la cristiana religione, là dove essi fondamento e sostegno esser dovrebber di quella&#8221;(I, 2).  E il papa fa bene a non parlare di autori come Machiavelli, Ariosto, Guicciardini o Giordano Bruno: le citazioni di pesanti giudizi sulla chiesa gerarchica tratte dai loro scritti si potrebbero moltiplicare all’infinito e sarebbe certo difficile sostenere che essi non siano espressione del modo di sentire del popolo italiano e non lo abbiano a loro volta influenzato.  Assieme agli artisti il papa ricorda l’azione benefica delle ‘istituzioni educative ed assistenziali’ fondate dalla Chiesa, ma dimentica altre iniziative ecclesiastiche che hanno avuto effetti non meno rilevanti, e non proprio positivi, sulla società europea e in particolare italiana. La caccia alle streghe, per esempio, è stata avallata dall’autorità ecclesiastica, che con Innocenzo VIII ha autorizzato due teologi domenicani a “punire, incarcerare e correggere” (Summis desiderantes affectibus, 1484) le persone, soprattutto donne, colpevoli di stregoneria. Come escludere che la paura della donna che caratterizza la gerarchia cattolica abbia contribuito alla svalutazione del sesso femminile e alla diffusione, specialmente nella società italiana, dell’idea della sua malizia?  Ancora, sia l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione, riportato in vita da Paolo III, che la creazione del ghetto per gli Ebrei e la pubblicazione dell’Indice dei libri proibiti ad opera di Paolo IV hanno certamente favorito un clima di intolleranza e di repressione del libero pensiero: se noti intellettuali vengono mandati al rogo, come Giordano Bruno, o costretti ad abiurare, come Galileo Galilei, è inevitabile che si diffonda un clima di paura. Gli Italiani che dissentono sono ridotti al silenzio, e così li si abitua a un ossequio esteriore e ipocrita, inducendoli a tenere per sé le loro critiche. Si capisce come uno scrittore dell&#8217;epoca possa arrivare a giustificare moralmente la dissimulazione, dato che fingere di apprezzare ciò che in cuor proprio si detesta è l&#8217;unico modo di salvare la pelle: &#8220;si concede talor il mutar manto per vestir conforme alla stagion della fortuna&#8221;(Torquato Accetto, Della dissimulazione onesta, 1641). E anche oggi un atteggiamento ipocritamente ossequioso verso chi, di volta in volta, è al potere caratterizza lo stile di vita di tanti italiani.  Ignorando la cappa di conformismo caduta sull’Italia della Controriforma, il papa prosegue invece con malcelato entusiasmo: “L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, […] la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia […] ha potuto aver luogo […] come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo”.  In realtà, se già alla fine del Settecento c’è in Italia un risveglio culturale e politico, ciò è in buona parte dovuto alle idee e ai fermenti che giungono dal pensiero illuminista e dalla Francia rivoluzionaria che diffonde in Europa gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza. Principi di libertà di pensiero, di stampa, di religione … che Pio VI si affretta a condannare: “si stabilisce come un principio di diritto naturale che l’uomo [&#8230;] possa liberamente pensare come gli piace, e scrivere e anche pubblicare a mezzo stampa qualsiasi cosa in materia di Religione. [&#8230;] Ma quale stoltezza maggiore può immaginarsi quanto ritenere tutti gli uomini uguali e liberi” (Quod aliquantum, 10/3/1791). E se i principi di libertà e uguaglianza, grazie anche alla condanna ecclesiastica, non hanno caratterizzato a sufficienza quella che oggi il papa chiama identità italiana forse non c’è molto da rallegrarsi.  Problematico, persino per Benedetto XVI, affrontare poi il periodo dell’unificazione italiana realizzatasi nell’Ottocento con l’apporto decisivo di uomini che proprio cattolici non erano. Dopo avere riconosciuto che “Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo” e che non si può “negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste”, il papa se la cava sottolineando il contributo di cattolici come Gioberti, Manzoni o Rosmini e stendendo un velo di silenzio sugli altri protagonisti del Risorgimento.  In effetti, meglio citare Manzoni e ignorare Leopardi, che scrivendo al fratello si diceva avvilito nel vedere nella Roma pontificia &#8220;i più santi nomi profanati, le più insigni sciocchezze levate al cielo, i migliori spiriti di questo secolo calpestati&#8230;, la filosofia disprezzata come studio da fanciulli&#8221; (A Carlo Leopardi, 16/12/1822), e che considerava la società italiana tutt’altro che plasmata dagli ideali evangelici: “Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci” (Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani).  Dello stesso Manzoni non si dice però che, contrario al potere temporale, accettò la nomina a senatore a vita, recandosi a Torino per votare la proclamazione del Regno d&#8217;Italia, né che nel 1870, nonostante le dure prese di posizione di Pio IX, salutò con gioia l&#8217;entrata delle truppe italiane a Roma e la fine dello Stato pontificio, né che nel 1873 morì quindi scomunicato.  Ma neanche Gioberti e Rosmini sono stati apprezzati dall’autorità ecclesiastica quando hanno rivolto critiche all’istituzione: infatti sono stati posti all’Indice il Gesuita moderno del primo (ma di Gioberti sarà presto condannata l’intera produzione filosofica) e Delle cinque piaghe della santa Chiesa e La costituzione secondo la giustizia sociale del secondo. Le proposte di rinnovamento della tradizione cristiana in senso liberale e la stessa corrente neoguelfa, oggi lodata dal papa, non hanno affatto goduto nell’Ottocento dell’appoggio della Santa Sede.  La manipolazione del passato diventa addirittura clamorosa quando vengono pudicamente liquidati con un breve cenno a ‘tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste’ grandi protagonisti del Risorgimento come Cavour, Mazzini e Garibaldi.  Da liberale, Cavour era favorevole allo Stato laico, e quindi separato dalla Chiesa, e nel suo primo discorso in parlamento, subito dopo la proclamazione dell’unità d’Italia, riprendendo l’espressione del cattolico liberale francese Montalembert &#8211; libera Chiesa in libero Stato &#8211; chiese a Pio IX di rinunciare al potere temporale in cambio della garanzia della più completa libertà in campo spirituale. Separare lo Stato dalla Chiesa? Proposta ritenuta semplicemente indecente, ieri come oggi!  Mazzini considera addirittura il papato modello di ogni forma di tirannia e accusa apertamente la chiesa istituzionale di tradire il vangelo rinviando la salvezza nell’aldilà: “Libertà, eguaglianza, voi dite, nel cielo e non sulla terra. No; questa assurda distinzione non è nel Vangelo; e il disprezzo della terra non cominciò ad insegnarsi ai credenti se non da quando la Chiesa si diede a Cesare, e il suo capo visibile, fatto principe anch’egli, innamorò della terra tanto da volerne parte, e serbarla anche a prezzo di sangue de’ suoi fratelli” (Lettera al clero italiano 1850).  Pur profondamente religioso, Mazzini è convinto che la chiesa cattolica abbia fatto il suo tempo e che sia giunta l’ora che i popoli divengano protagonisti della storia: “Albeggia oggi per la nostra Italia una terza missione; di tanto più vasta quanto più grande e potente dei Cesari e dei Papi sarà il Popolo Italiano, la Patria Una e Libera che voi dovete fondare. Il presentimento di questa missione agita l&#8217;Europa e tiene incatenati all&#8217;Italia l&#8217;occhio e il pensiero delle Nazioni” (I Doveri dell’uomo &#8211; Prefazione).  Ed è noto anche quanto Garibaldi detestasse Pio IX e i preti reazionari: “quelli stessi che, falsando le massime sublimi di Cristo, alle quali sostituirono la menzogna, hanno patteggiato coi potenti per far schiava l’Italia! [&#8230;] quelli stessi che per isfogare la loro libidine dettero al mondo lo spettacolo spaventevole dei roghi! che rinnoverebbero oggi, se il buon senso delle nazioni non li trattenesse. [&#8230; Il papato è] un potere che non si occupa che a corrompere la nazione, che a rubare ai nostri poveri fratelli il loro oro per gozzovigliare schifosamente e comprare mercenarî stranieri per combattere gli Italiani! [&#8230;] Nel centro di quest’Italia vi è il canchero che si chiama il Papato! l’impostura che si chiama il Papato!” (Proclama agli studenti di Pavia 24/12/1859).  È evidente che il contrasto tra Pio IX e i protagonisti dell’unificazione politica dell’Italia non è di carattere personale: il papa considera errori dottrinali da condannare senza riserve gli ideali per cui quegli uomini si battevano. Ecco alcune delle tesi che nel 1864 Pio IX bolla nel Sillabo come affermazioni contrarie alla fede: “LV. È da separarsi la Chiesa dallo Stato, e lo Stato dalla Chiesa”, “LXXVI. L’abolizione del civile impero, che la Sede apostolica possiede, gioverebbe moltissimo alla libertà ed alla prosperità della Chiesa”, “LXXX. Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e venire a composizione col progresso, col liberalismo e colla moderna civiltà”.  Ma Pio IX non si limita a condannare le teorie, liberali democratiche o socialiste che siano: colpisce anche gli uomini, scomunicando nel novembre del 1870 tutti i responsabili della presa di Roma, e provoca una profonda divisione nel Paese proibendo col Non expedit ai cattolici di partecipare alle elezioni, nella speranza che in seguito al crollo dello Stato unitario, indebolito dall’astensionismo cattolico, possa rinascere lo Stato pontificio. Se “Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese”, ciò fu quindi dovuto, pure se Benedetto non lo dice, a quei cattolici che disubbidirono a Pio IX.  Nel Novecento l’unità italiana non è più in discussione e allora la Santa Sede cerca una soluzione della Questione Romana “confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano”. Ma se “La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema”, forse ciò fu dovuto, più che al ‘senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano’ al desiderio di Mussolini di assicurarsi i vantaggi derivanti dalla gratitudine dei cattolici per l’avvenuta ‘Conciliazione’ tra Stato e Chiesa.  Che il concordato sia concluso da un uomo che, istaurando un regime totalitario, ha causato all’Italia una serie di sciagure, non preoccupa Benedetto XVI come non preoccupava Pio XI che nel 1925, nell&#8217;enciclica Quas primas, pochi mesi dopo il delitto Matteotti, ribadiva l’obbligo di obbedire ai governanti perché l&#8217;autorità viene dall&#8217;alto: &#8220;ancorché, infatti, il cittadino riscontri nei principi e nei capi di Stato uomini simili a lui, o per qualche ragione indegni e vituperevoli, non si sottrarrà tuttavia al loro comando qualora egli riconosca in essi l&#8217;immagine e l&#8217;autorità di Cristo&#8221;.  E infatti Pio XI espresse un entusiastico giudizio sul Concordato appena firmato parlando ai professori e agli studenti dell&#8217;Università cattolica del Sacro Cuore: &#8220;Forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto incontrare, un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi &#8230; erano altrettanti feticci &#8230; tanto più intangibili e venerandi quanto più brutti e deformi. &#8230; [Con lui siamo riusciti] a concludere un Concordato che, se non è il migliore di quanti ce ne possano essere, è certo tra i migliori&#8221;.  In effetti, che i dittatori siano liberi da scrupoli di tipo liberale è certo! E la soddisfazione per la firma dei Patti Lateranensi è così grande che persino nel 1938, quando sono appena state approvate le leggi razziali, fortemente discriminatorie nei confronti degli ebrei, Pio XI ci tiene ad esprimere ancora la sua gratitudine in occasione di un discorso al Sacro Collegio: &#8220;Occorre appena dire, ma pur diciamo ad alta voce, che dopo che a Dio, la Nostra riconoscenza e i Nostri ringraziamenti vanno alle eccelse persone &#8211; cioè il nobilissimo Sovrano e il suo incomparabile Ministro &#8211; cui si deve se l&#8217;opera tanto importante, e tanto benefica, ha potuto essere coronata da buon fine e felice successo&#8221;.  Evidentemente, se non si dà un giudizio negativo nemmeno sul fascismo, è facile immaginare quanto positivamente, e senza ombre di sorta, sia vista da Benedetto l’Italia governata dalla Democrazia Cristiana, il periodo in cui i cattolici hanno dato “un contributo assai rilevante alla crescita del Paese”. Gli ottimi rapporti tra le due sponde del Tevere proseguono col governo a guida socialista: “La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia”, e infatti grazie a tale accordo voluto da Craxi si rafforza la collaborazione tra lo Stato e la Chiesa, la quale pur perdendo consenso tra i fedeli vede accrescere il suo peso politico sino a pretendere, ormai da diversi anni, che alla sua morale siano conformi le leggi approvate dal parlamento.  A sentire il papa, sembra che “Passate le turbolenze causate dalla ‘questione romana’, giunti all’auspicata Conciliazione”, tutto vada ormai per il meglio, grazie soprattutto alla salda identità nazionale “così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche”, e sia quindi possibile unirsi al coro delle retoriche celebrazioni del 150esimo anniversario, che forse cade in uno dei periodi più oscuri della storia dell’Italia unita. Che questo popolo dalle forti ‘tradizioni cattoliche’, che ha prodotto personalità di eccezionale grandezza, conosca oggi una regressione morale, civile e culturale che suscita stupore presso tutti gli osservatori stranieri, e appaia anche agli occhi di non pochi italiani sempre più composto da individui dalla bassa scolarizzazione, privi di senso del dovere, inclini al servilismo, sedotti da localismi tribali, dominati da ‘familismo amorale’, schiavi della mentalità consumistica e incapaci di una religiosità che non si riduca a pratiche esteriori, tutto ciò non suscita alcun allarme in Vaticano.  Sono altre le cose che contano: le chiese, è vero, sono frequentate da fedeli sempre meno numerosi e sempre più anziani, ma crescono l’influenza della chiesa romana sui governi, la sua visibilità sui media, e i finanziamenti ottenuti dallo Stato. Gli obiettivi che non sono stati conseguiti a livello europeo per il mancato riconoscimento, sino ad ora, delle radici cristiane, sono stati infatti pienamente raggiunti in Italia con la creazione del mito dell’identità cattolica del nostro popolo.  Che per Benedetto XVI il bilancio di questi 150 anni sia positivo è quindi ovvio. Meno positivo è quello dei cittadini che vorrebbero un’Italia ben diversa, davvero unita, laica, democratica, in cui si mettono in pratica i principi della Costituzione repubblicana; che perciò sentono ancora attuali le parole scritte da Mazzini nel 1866: “Gli italiani non hanno un senso di missione […] di dignità d’uomini e cittadini […] sono rimasti servi nell’anima, nell’intelletto e nelle abitudini, servi a ogni potere costituito, a ogni meschino calcolo d’egoismo, a ogni indegna paura” (G. Mazzini, La questione morale, S.E.N., vol. LXXXIII); e comprendono i sentimenti che portarono Garibaldi, nel 1880, a dare le dimissioni dal parlamento italiano, dimissioni annunciate scrivendo, al giornale La Capitale, di non voler “essere tra i legislatori di un Paese in cui la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà dei gesuiti [degli uomini di potere] e dei nemici dell’unità d’Italia. Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all’interno e umiliata all’estero”.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.Italialaica.it" target="_blank">www.Italialaica.it</a> il 14/01/12</p>
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		<title>BATTAGLIE CULTURALI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 15:14:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Buffoni</strong></p>
<p>Scriveva Gaetano Salvemini: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”.<br />
Credo che mai come oggi, per comprendere il senso profondo dello scontro in atto tra chiesa cattolica e modernità, queste parole meritino di essere meditate. Che cosa significa perdonare il delitto come se fosse peccato? Significa che sul sacramento della confessione &#8211; oggi ribattezzato “della penitenza” &#8211; il cattolicesimo post tridentino ha costruito i fondamenti di quel potere che oggi il mondo moderno disconosce: il potere che concede l’assoluzione al delitto in presenza di “vero pentimento”.<span id="more-41085"></span><br />
Nel mio libro GUERRA (Mondadori, 2005) pubblicai un testo concepito come una reazione alle reiterate richieste di “perdono” per i “delitti” commessi in nome di santa romana chiesa: richieste avanzate da Giovanni Paolo II in occasione dell’anno giubilare 2000.</p>
<p><em>Non costa nulla chiedere perdono</em><br />
<em> Per archi trionfali popolati</em><br />
<em> Di allegorie screziate</em><br />
<em> Consustanziate in lame ed armature,</em><br />
<em> Tasse sul miele al papa-re per S. Michele</em><br />
<em> Spade pugnali attrezzi di tortura</em><br />
<em> Non costa nulla chiedere perdono.</em></p>
<p><em>Per il potere di sciogliere e legare</em><br />
<em> Convertire reprimere annientare</em><br />
<em> Non è possibile chiedere perdono.</em></p>
<p>Non ha senso &#8211; scrivevo &#8211; chiedere perdono per avere esercitato il potere di sciogliere e legare, convertire, reprimere e annientare nel momento in cui A QUESTO POTERE NON SI E’ RINUNCIATO E NON SI HA ALCUNA INTENZIONE DI RINUNCIARE. Anzi, tali richieste di perdono suonano ad orecchie laiche e moderne come un ulteriore atto di violenza e di arroganza. Non è possibile chiedere perdono se non si rimuovono le cause che portarono ai crimini. Ma la chiesa cattolica – ovviamente – non può rinunciare al proprio potere di sciogliere, legare, convertire e concedere l’assoluzione, se non rinunciando a se stessa.</p>
<p>Scandali recenti come quello dei cosiddetti preti pedofili, o più circoscritto quello relativo al ritrovamento del cadavere di Elisa Claps nel sottotetto della parrocchiale di Potenza, o più indietro nel tempo quello relativo al triplice omicidio-suicidio che coinvolse a Roma il comandante delle guardie svizzere, o persino la mancata autopsia sul cadavere di papa Luciani, presentano tutti un denominatore comune: l’urgenza a non fare chiarezza, a non indagare, a non denunciare, a soffocare qualunque voce si levi (o si levasse, come quella della madre della povera guardia svizzera sulla cui memoria pesano due omicidi) a chiedere una indagine seria, circostanziata, libera da condizionamenti. Troncare, sopire, padre molto reverendo, sopire, troncare…</p>
<p>Perché questo denominatore comune? Perché la prima preoccupazione non è scoprire il colpevole e condannarlo o farlo condannare. Queste sono logiche illuministiche e liberali. La prima preoccupazione è che l’affaire non trapeli, o se trapela che se ne sappia il meno possibile, e soprattutto che ne parlino il meno possibile i nemici là fuori, sempre pronti a puntare il dito contro i depositari del bene assoluto e della verità rivelata. Il segreto come dimensione istituzionale. Il colpevole come il minore dei mali: se si confessa e si pente, si legherà ancora di più alla sacra istituzione, e sarà grato e servo umilissimo. Lo si può perdonare e assolvere, riammettere nei ranghi, rimettere in circolazione, magari proprio tra quei fanciulli che lo attraggono. Sarà una “prova”. E se “cadrà” di nuovo? Dovrà nuovamente pentirsi. Perché ciò che più conta non è l’adolescenza violata, ma il confratello da proteggere, salvare e conservare.</p>
<p>Qual è l’elemento istituzionale che favorisce e giustifica l’omertà? Nel 1996, riferisce il New York Times, il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare alla riduzione allo stato laicale di padre Murphy (stupratore di oltre duecento bambini sordomuti). Lo stesso Bertone, tuttavia, pochi mesi dopo fermò il processo, perché padre Murphy aveva scritto al cardinale Ratzinger: “Vorrei solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda”. Fu accontentato. Padre Murphy non ricevette alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in altre parrocchie e scuole cattoliche. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha risposto che “il diritto canonico non prevede punizioni automatiche”.<br />
Fuori da ogni logica istituzionale, semplicemente inconcepibile, sarebbe in questi casi pensare ad una denuncia alle autorità civili da parte ecclesiastica. Questo compito spetta sempre e solo alle vittime, dopo qualche anno, quando sono cresciute, se riescono a vincere vergogne e timori, se qualcuno le sostiene. E quando un procuratore della repubblica italiano (è accaduto a Milano) si azzarda a dichiarare: “Riceviamo le denunce sempre e soltanto dalle vittime, mai dalle autorità ecclesiastiche”, il ministro della giustizia italiano pensa subito ad inviargli un’ispezione ministeriale.<br />
Mentre il ministro della giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, l’8 marzo scorso, ribadendo la richiesta di una urgente tavola rotonda tra governo, istituzioni scolastiche e chiese sul problema degli abusi sessuali e delle violenze, ha accusato il Vaticano di avere a lungo coperto numerosi casi con un muro di silenzio. Un muro, ha sottolineato, che veniva da una direttiva emanata dalla Congregazione della dottrina della fede nel 2001, quando era presieduta dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.</p>
<p>Il cadavere di Elisa Claps fu scoperto nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza da due addette alle pulizie, Margherita Santarsiero e sua figlia Annalisa Lo Vito, nel gennaio 2010, due mesi prima del ritrovamento ufficiale avvenuto il 17 marzo. Interrogate, le due signore hanno fatto mettere a verbale che, una volta scoperto il cadavere, avvisarono immediatamente sia il parroco, don Ambrogio Apakta, che il suo vice, Don Vagno. Entrambi sono stati ascoltati a lungo in questura e dai loro interrogatori sono emerse gravi contraddizioni. Un’ulteriore conferma del comportamento omertoso della curia potentina in merito alla tempistica del ritrovamento è giunta dal vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo. Il quale, dopo un drammatico colloquio con il questore, ha dichiarato ai giornalisti: “Chiedo perdono al Signore per quanto non abbiamo fatto per la famiglia di Elisa e per la ricerca della verità”.<br />
Chi scrive non pensa minimamente che Apakta, Vagno e Superbo siano in qualche modo implicati nel delitto. Ma questo fatto, se possibile, rende ai nostri occhi ancora più grave il loro comportamento omertoso. Costoro, di fronte a qualsiasi istanza, non si comportano da cittadini, ma da membri di una setta, di un privatissimo club, di un potere altro e superiore, che può ricorrere &#8211; certo &#8211; alle leggi dello stato italiano quando conviene, ma che non si ritengono affatto tenuti a farlo di norma.</p>
<p>Se io commetto un crimine o sono complice di altri in un grave crimine; se, accusato, respingo le accuse, mi proclamo innocente, non collaboro con la giustizia per la ricerca della verità, anzi cerco di deviare le indagini o addirittura dileggio i famigliari della vittima; se, anche dopo una condanna da parte della magistratura dello stato italiano, continuo a negare e mi proclamo innocente, anzi vittima di una macchinazione, e mi rifiuto di risarcire la vittima o la sua famiglia; se continuo a comportarmi in questo modo anche dopo le condanne in appello e in Cassazione; se, infine, passati molti anni, quando ormai la verità fosse lampante e fosse tardi per qualsiasi riparazione, io chiedessi “perdono”… tutti giudicherebbero le mie scuse tardive e inutili. Questo è il comportamento che i detentori della verità rivelata e del bene assoluto pongono in essere. Di fronte a tanta ipocrisia &#8211; avente il solo scopo di non perdere adepti, privilegi e potere &#8211; occorrono forza e fermezza.<br />
Consigliamo vivamente, al riguardo, la lettura del volume Il peccato nascosto, a cura di Luigi Irdi, apparso nel 2010 per le edizioni Nutrimenti, che raccoglie numerose denunce presentate in varie procure italiane su violenze sessuali compiute da preti su minorenni. Vi si narra, per esempio, la vicenda di un gruppo di bambine di un paese vicino a Cento, in provincia di Ferrara, ma ricadente nella diocesi di Bologna, abusate da don Andrea Agostini, responsabile della struttura, condannato nel 2008 a sei anni e dieci mesi di reclusione e al risarcimento di ventottomila euro. Secondo le testimonianze rese in aula da maestre, bidelle e cuoche, Agostini &#8211; loro superiore &#8211; era solito palpeggiare le bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi leccarla. Le vittime avevano tutte tra i tre e i sei anni. Nel novembre 2004 le educatrici informarono i genitori di quanto accadeva nell’asilo e avvisarono i superiori del prete. La direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, venne convocata a Bologna nel gennaio 2005 da monsignor Ernesto Vecchi, in nome e per conto del cardinale Carlo Caffarra. Secondo quanto riportato dalla stessa direttrice, Vecchi disse: “Quell’uomo è malato e questo incontro non è mai avvenuto”. Ma quando seppe che la denuncia contro Agostini era già stata presentata, si inalberò e urlò alla direttrice: “Non dimentichi che lei è pagata da noi!”. I giudici Caruso, Oliva e Bighetti, nella sentenza di condanna di Agostini, scrivono che “il silenzio dei vertici ecclesiastici e la loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto di Agostini equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. E aggiungono che “il muro di gomma delle autorità ecclesiastiche influì anche sulla tempestività delle denunce e quindi direttamente sul numero di bambine che rimasero vittime di molestie sessuali”. In seguito alla sentenza, l’avvocato delle parti lese Claudia Colombo scrisse al cardinale Carlo Caffarra, chiedendo una ammissione di responsabilità da parte della curia locale. Non ebbe alcuna risposta, mentre Agostini, presto scarcerato, venne promosso da Caffarra arciprete presso il Santuario della Beata Vergine di San Luca: continua dunque ad essere a contatto con i bambini e le bambine in visita al santuario più amato dai bolognesi. Per la cronaca, Caffarra ha avuto recentemente modo di confermare il proprio alto spirito caritativo chiedendo con veemenza al presidente della regione Emilia-Romagna Vasco Errani di NON estendere anche alle coppie di fatto &#8211; debitamente registrate in comune &#8211; i diritti e i benefici del welfare.<br />
Porta Pia &#8211; è vero &#8211; cancellò dalla storia una delle più ottuse monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la pretesa che il sovrano fosse il vicario del figlio del dio unico degli abramitici.<br />
Cancellando dall’Europa, come scrisse Gladstone, uno stato che “ha condannato la libertà di parola, la libertà di stampa, la tolleranza del non-conformismo, il libero studio di questioni civili e filosofiche”, quel giorno, l’Italia avrebbe dovuto cancellare per sempre anche i privilegi della chiesa cattolica. Invece diede subito inizio, con la legge delle Guarentigie e “l’assegno di congrua”, alla lunga serie di concessioni al Vaticano culminata in anni recenti nella vergognosa clausola dell’8 per mille.<br />
I clericali, per altro, pensarono bene di mostrarsi sempre e solo offesi, proclamandosi vittime: L’unità cattolica, celebre periodico diretto da don Margotti, cominciò a uscire listato a lutto e lo fece per ben 28 anni. Come osservò Edmondo De Amicis, fogli di tal fatta ingenerarono nei cattolici di tutta Europa il timore che “gli italiani” (definiti “facinorosi” e “tigri assetate di sangue”) volessero “far man bassa sulle chiese e sui preti”.<br />
Porta Pia, quindi, ha sì cancellato dalla storia lo stato pontificio, portando a naturale conclusione il Risorgimento, ma ha anche aperto le porte dell’Italia tutta alle ingerenze vaticane. Perduto il potere temporale in un’area ristretta del paese, i clericali lo hanno recuperato di fatto e con ben maggiore efficacia in tutto il Paese, spacciandolo per potere spirituale, grazie all’ignavia e all’opportunismo dei governanti italiani.</p>
<p>Ricorrendo nuovamente alla strategia del vittimismo, “prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l&#8217;offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l&#8217;ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l’Humanae vitae”, ha affermato la Santa sede per bocca del cardinale Angelo Sodano, a proposito dei numerosi processi contro i preti pedofili che in molti paesi del mondo costringono la chiesa a versare cospicui risarcimenti alle vittime. In particolare il cardinale ha condannato l’“accanimento” dei media tedeschi e statunitensi.<br />
Si dia pace, eminenza, rispondiamo, quello che lei definisce “accanimento” in realtà è solo serietà: la serietà dei paesi moderni e civili di fronte all’arretratezza, alla sessuofobia, alla menzogna e all’ipocrisia. Ma si consoli, eminenza, avrà sempre al suo fianco i servizi di Raiset e Bruno Vespa. Avrà al suo fianco anche il governo italiano nella difesa di un Vaticano arroccato come una monarchia medievale mentre affonda agli occhi del mondo civile.</p>
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		<title>LETTERA AL SINDACO DI BERLINO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 18:12:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Sergio Rovasio Il Sindaco di Berlino dell’Spd, Klaus Wowereit, gay dichiarato, rieletto per la terza volta alla guida della città, accoglierà il papa il prossimo 22 settembre durante la sua visita al Parlamento tedesco. Oltre 100 parlamentari tedeschi hanno annunciato che diserteranno la seduta parlamentare quando il papa prenderà la parola. Certi Diritti ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Sergio Rovasio</p>
<p>Il Sindaco di Berlino dell’Spd, Klaus Wowereit, gay dichiarato, rieletto per la terza volta alla guida della città, accoglierà il papa il prossimo 22 settembre durante la sua visita al Parlamento tedesco. Oltre 100 parlamentari tedeschi hanno annunciato che diserteranno la seduta parlamentare quando il papa prenderà la parola.<br />
Certi Diritti ha inviato oggi una lettera aperta al Sindaco di Berlino invitandolo ad accogliere il papa con il suo compagno convivente al fianco. Qui di seguito il testo integrale della lettera aperta:<br />
Signor Sindaco di Berlino,<br />
nel farle i complimenti per la sua terza elezione alla carica di Sindaco di una delle città più gayfriendly d’Europa, la invitiamo a fare un gesto molto importante per le comunità lgbt europee.<span id="more-40110"></span> Il prossimo 22 settembre, i suoi doveri di rappresentanza le impongono di accogliere il papa che sarà in visita nella sua città. La invitiamo ad accogliere il papa con il suo compagno di vita al fianco perché, ne siamo certi, questo gesto sarebbe di grande aiuto alle comunità Lgbt europee e determinerebbe un effetto mediatico molto importante in tutta Europa. Questo gesto simbolico aiuterebbe centinaia di migliaia di persone lesbiche e gay che, anche a causa della politica omofoba della chiesa cattolica, non hanno il coraggio di uscire allo scoperto e vivere con serenità la loro condizione.<br />
Cordiali saluti,<br />
Sergio Rovasio<br />
Segretario Associazione Radicale Certi Diritti<br />
www.certidiritti.it<br />
Roma, 19 settembre 2011</p>
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		<title>MEMENTO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 22:06:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di FRANCO BUFFONI Accolto dal rabbino capo Riccardo Di Segni e dal presidente dell&#8217;Associazione nazionale delle Famiglie italiane dei martiri caduti per la libertà della patria Rosina Stame, Benedetto XVI ha celebrato alle Fosse Ardeatine il 67esimo anniversario dell&#8217;eccidio, affermando: &#8220;Ciò che qui è avvenuto il 24 marzo 1944 è offesa gravissima a Dio”. No! [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI</p>
<p>Accolto dal rabbino capo Riccardo Di Segni e dal presidente dell&#8217;Associazione nazionale delle Famiglie italiane dei martiri caduti per la libertà della patria Rosina Stame, Benedetto XVI ha celebrato alle Fosse Ardeatine il 67esimo anniversario dell&#8217;eccidio, affermando: &#8220;Ciò che qui è avvenuto il 24 marzo 1944 è offesa gravissima a Dio”.</p>
<p>No! L’offesa è contro l’umanità. Tra gli assassinati c’erano anche atei e agnostici. Affermando quanto sopra riportato si rischia &#8211; per analogia &#8211; di regredire ai tempi in cui, per esempio, lo stupro era considerato un’offesa contro la morale, non contro la persona.</p>
<p>E già che ci siamo &#8211; e questo vale per il prossimo 27 gennaio, giorno della memoria &#8211; non si potrebbe tentare di fare un passo avanti menzionando anche gli omosessuali tra le “categorie” internate nei campi di sterminio, insieme a ebrei, rom&#8230; ?</p>
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		<title>RECIDIVI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 21:16:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Benedetto XVI ha pensato bene di inaugurare il 2011 scagliandosi &#8211; con la consueta enfasi mediatica senza contradditorio &#8211; contro l’educazione sessuale nelle scuole, in termini e modi (“è contro la fede e la retta ragione”) che mi hanno ricordato quelli dei suoi predecessori contro l’alfabetizzazione delle giovani femmine, e più in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Benedetto XVI ha pensato bene di inaugurare il 2011 scagliandosi &#8211; con la consueta enfasi mediatica senza contradditorio &#8211; contro l’educazione sessuale nelle scuole, in termini e modi (“è contro la fede e la retta ragione”) che mi hanno ricordato quelli dei suoi predecessori contro l’alfabetizzazione delle giovani femmine, e più in generale contro la necessità di impartire un’istruzione alla plebe.<br />
L’educazione sessuale, come l’educazione civica e l’educazione stradale, nei paesi civili fa parte del programma di studio elementare e medio (in Svezia dal 1956, in Germania dal 1970, in Francia dal 1973, in Olanda dal 1980) e ha sempre prodotto &#8211; come principale risultato statisticamente dimostrabile &#8211; una diminuzione nel numero delle richieste di aborto.<br />
L’avversione verso tale insegnamento (che nelle scuole italiane è oggi impartito in modo volontaristico, senza un preciso programma, e solo in alcune &#8211; poche &#8211; strutture) rientra a pieno titolo e con grande coerenza nel programma di governo di questo pontificato &#8211; e dunque nel programma del governo italiano &#8211; al pari di altre ignominie che ben conosciamo. E che per brevità potremmo sintetizzare in Fine vita, Staminali, Coppie di fatto, Preservativo, Omofobia&#8230;: l’elenco potrebbe continuare a lungo.<br />
Per quanto tempo ancora, ci chiediamo, gli italiani dovranno subire dalle reti televisive generaliste questo bombardamento mediatico arrogante, dogmatico e oscurantista?</p>
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		<title>VATICALIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 21:23:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Dopo gli interventi della Digos a Porta Pia a Roma il XX settembre per identificare e disperdere i laici che si limitavano a rendere dignitosa testimonianza mentre la Roma istituzionale era genuflessa dinanzi al Cardinale Tarcisio Bertone, in occasione della visita di Benedetto XVI a Palermo, sono accaduti nuovi e incresciosi episodi. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni<br />
Dopo gli interventi della Digos a Porta Pia a Roma il XX settembre per identificare e disperdere i laici che si limitavano a rendere dignitosa testimonianza mentre la Roma istituzionale era genuflessa dinanzi al Cardinale Tarcisio Bertone, in occasione della visita di Benedetto XVI a Palermo, sono accaduti nuovi e incresciosi episodi. Su un terrazzo, proprio di fronte al palco del Foro Italico, era pronto uno striscione, con una frase tratta dal Vangelo di Matteo. Sullo striscione si leggeva: “La mia casa è casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”. Le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente, tentando di entrare nell’appartamento senza alcun mandato. Sono quindi intervenuti i vigili del fuoco con le scale mobili e hanno strappato lo striscione.<br />
“E’ un regime, neppure in casa nostra possiamo esprimere liberamente il nostro pensiero” afferma Franca Gennuso, una delle persone presenti nella casa “incriminata”, tenuta sveglia tutta la notte da continue telefonate delle forze dell’ordine che intimavano, con le buone e con le cattive, di ritirare lo striscione. “La verità è che non vogliono sbavature. Vogliono dare l’immagine di una visita perfetta, con un consenso perfetto”.<span id="more-36813"></span><br />
In compenso già dalle prime luci dell’alba erano comparsi per la città gli striscioni con la scritta: “Con Ratzinger contro matrimoni gay e relativismo”, affissi dagli aderenti a Giovane Italia, il movimento giovanile del Popolo della Libertà, “da sempre in prima linea nella difesa di quei valori non negoziabili, quali vita e famiglia, indicati dal Papa”. Gli stessi striscioni esposti in occasione del primo Gay Pride siciliano, nel giugno scorso.<br />
Comunque questo era il clima a Palermo.  http://www.youtube.com/watch?v=ibWY686m0Wc</p>
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