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	<title>bertolaso &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Chiaiano, un&#8217;altra verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 22:16:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Maurizio Braucci “Ogni volta che ci dicono: perché non protestavate quando la camorra sversava i rifiuti tossici? Io salto dalla sedia. Ma come? Negli anni ’80 facevamo i presidi di notte, rischiando la vita, per bloccare i camion che lavoravano per la criminalità organizzata. Come pensate che siano nate tante inchieste dell’antimafia?” E’ Angelo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/trashosaurus.jpg"><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-6872" title="trashosaurus" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/uploads/2008/08/trashosaurus-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a>di<strong> Maurizio Braucci</strong></p>
<p>“Ogni volta che ci dicono: perché non protestavate quando la camorra sversava i rifiuti tossici? Io salto dalla sedia. Ma come? Negli anni ’80 facevamo i presidi di notte, rischiando la vita, per bloccare i camion che lavoravano per la criminalità organizzata. Come pensate che siano nate tante inchieste dell’antimafia?” E’ Angelo Genovese a parlare, zoologo, ha 48 anni, ex attivista di Legambiente, oggi è tra quanti sono contrari  all’apertura della discarica di Chiaiano.”La mia prima denuncia sullo sversamento dei rifiuti tossici risale all’85, allora la gestione stava nelle mani di piccoli clan locali da cui, noi attivisti, subivamo minacce ed intimidazioni perché portavamo alla luce un sistema del tutto abusivo e la legge era dalla nostra parte.&#8221;<span id="more-6870"></span> Pochi anni prima, nel 1980, Mimmo Beneventano, consigliere comunale del PCI, era stato assassinato ad Ottaviano perché si stava interessando della discarica della ditta La Marca. La situazione si aggravò dopo il 1982, quando venne approvato il DPR 915 che regolamentava l’attività di smaltimento rifiuti, e da cui poi, in seguito, si arrivava ad istituire un registro regionale per chi operava nel settore. Venivano fissati dei requisiti tecnici più elevati – numero minimo di mezzi di trasporto, siti di stoccaggio provvisori etc- in quella che sembrava una tutela contro il malaffare. Invece, in Campania, a causa dell’assenza di controlli e della corruzione della pubblica amministrazione, i clan più ricchi entrarono nel business creando delle società capaci di soddisfare i requisiti. Da allora, il traffico di rifiuti tossici dal nord Italia si è incrociato con lo smaltimento di quelli ordinari attraverso concessionari regolarmente iscritti all’albo degli smaltitori. Nell’89 bloccammo la discarica di Ercolano e, mentre eravamo lì, con la polizia presente, arrivarono dei camion carichi di rifiuti tossici. In quegli anni, grazie alle nostre denunce e a quelle di altri gruppi ambientalisti, si fecero varie interrogazioni parlamentari e le commissioni antimafia coniarono il termine ecomafie. Capisci adesso perché mi arrabbio quando ci dicono che noi campani non protestavamo contro la camorra?”.<br />
Angelo mi parla con calma, ogni tanto si rammarica di non ricordare bene le date e mi rimanda al suo sito web dove sono pubblicati articoli di oltre vent’anni fa. Lui è uno dei collegamenti tra l’attuale movimento ambientalista campano e quello passato “Poi, negli anni ’90 mi feci da parte, le delusioni erano state tante, la frustrazione cresceva e anche la sfiducia nei partiti e nelle organizzazioni per cui militavo. Ho iniziato a pensare a me, alla mia famiglia, ma nel 2007 non ho potuto restare indifferente di fronte al fatto che volevano riaprire la discarica di Terzigno, nel Parco Nazionale del Vesuvio, che noi siamo riusciti a far chiudere 15 anni fa. Ed eccomi qui ancora, a protestare, solo che stavolta lo Stato non è più dalla nostra parte. Oggi lottiamo contro i decreti dei commissari speciali e del governo, contro leggi che contravvengono alla costituzione e all’ordinamento europeo”.<br />
Nel febbraio del 1994, la gestione dei rifiuti in Campania viene commissariata, secondo alcuni si tratta di un metodo per razionalizzare e ammodernare una situazione giunta ormai al tracollo, secondo altri è anche un modo per eliminare la presenza della criminalità organizzata che ormai pervade la gestione delle discariche su tutto il territorio. Tuttavia, i poteri speciali del commissario di turno e un flusso elevato di soldi, fino ad oggi 2 miliardi di euro, in 14 anni non riescono a risolvere la crisi. Col tempo, il commissariamento crea un scollamento tra politica e società civile, gli obiettivi divergono e i poteri speciali, che dovrebbero servire ad imporre una strategia risolutiva, si pongono molto spesso al servizio di una rete affaristica e clientelare che oggi rappresenta il vero mostro che tormenta la Campania. Dopo tre commissioni di inchiesta parlamentare, un processo contro i massimi attori politici ed imprenditoriali della gestione, una cinquantina di arresti ed inchieste che si aggiungono a quelle già in corso, anziché di emergenza sarebbe più giusto parlare di “scandalo” rifiuti.<br />
Pietro F., che ha ricoperto un incarico di rilievo alla Provincia di Napoli fino al 1996, racconta. “Ho preso parte a quella che chiamerei ‘fase 1’ dell’attuale emergenza. Allora già subodoravo che il commissariamento non sarebbe servito a risolvere la situazione ma, anzi, a peggiorarla. Nel 1995, con la giunta regionale di Antonio Rastrelli di An, ho visto il prevalere del consociativismo, l’emergenza offriva ai partiti la possibilità di trasformare una situazione di disoccupazione strutturale in una larga rete di clientelismi. Io stesso presi parte all’emanazione del primo bando di formazione per operatori ecologici che poi portò all’assunzione di 2.500 persone. Regione, Provincia e Comune aggirarono il collocamento e scelsero i corsisti anche tra liste di disoccupati create all’ultimo minuto, con evidente infiltrazione della camorra che comprava gli elenchi dei nomi da gruppi già esistenti. Fu una spartizione tra destra e sinistra, divisa in quartieri e aree, secondo le esigenze di ciascun partito che ne guadagnò bacini di voti. Con questa prima manovra, siamo arrivati ad avere oggi in Campania 12.000 addetti alla raccolta dei rifiuti, cioè 1 ogni 400 abitanti mentre la media italiana è 1 ogni 9.000.”.<br />
Napoli e la sua provincia sono l’area più problematica a causa del grande flusso di rifiuti prodotto, il 75% di quelli regionali, e dell’altissima densità abitativa . Nel 2000 viene creata, per gestire l’igiene ambientale nel capoluogo, l’ASIA, azienda municipalizzata dove il Comune di Napoli ha la maggioranza azionaria e di cui nomina gli amministratori.<br />
“Dopo anni di cortei tra i disoccupati” spiega Franco Catapano, dipendente dell’ASIA “Nel 1998 presi parte ad un corso di formazione di 1.500 ore per la raccolta differenziata. Nel 2000 fummo assunti dall’ASIA, eravamo in 2300 ma di cui solo 150 in possesso della qualifica, gli altri provenivano da lavori socialmente utili, cassa integrazione e mobilità, era una politica di assorbimento della disoccupazione. In 8 anni, quelli come me che hanno la qualifica non sono mai stati utilizzati per la differenziata, io ad esempio spazzo le strade, quel poco di differenziata che oggi si fa a Napoli, il 10%, la fanno i dipendenti generici. Dell’attuale organico di 2.200 dipendenti ASIA, solo la metà sta in strada, gli altri ricoprono livelli superiori e mansioni d’ufficio: autista, capogruppo, ispettore etc. Quindi, quando si dice che l’ASIA ha un eccesso di dipendenti si dice una mezza verità: gli addetti alla pulizia, gli operatori ecologici, siamo in pochi. Molti dei promossi sono i delegati sindacali, il che spiega perché l’azienda possa fare quello che vuole con le promozioni e i turni di lavoro. L’azienda è interessata solo alla raccolta dei rifiuti tal quale, perché deve rispettare gli appalti esterni, cioè consegnare l’immondizia nei centri di raccolta, fino a ieri gestiti dalla FIBE. Questo conviene pure ai dipendenti, perché è lavoro fatto di notte, con gli straordinari e un turno di riposo in mezzo, ma in cambio devono garantire che quando c’è emergenza vanno e raccolgono, ogni tipologia di rifiuti, senza dare problemi. La Corte dei Conti ha messo sotto inchiesta l’azienda per i milioni di ore di straordinari pagati, dopo averla già condannata per non aver fatto la differenziata, perdendo soldi dalla mancata vendita dei materiali riciclabili. Gli appalti esterni sembrano essere la cosa più importante per l’azienda, tutto avviene all’esterno: riparazione automezzi, pezzi di ricambio, guardiania, pulizia degli uffici e via dicendo. Fino all’anno scorso noi venivamo prelevati ogni mattina dai nostri distretti e portati nelle strade da spazzare a bordo di autobus di lusso, quelli a due piani. La gente ci vedeva arrivare come dei turisti ma con la scopa e la divisa, non credeva ai propri occhi. Questo perché avevano appaltato il trasporto dei dipendenti ad un’azienda amica, credo che siano tutte aziende amiche quelle che ottengono gli appalti ASIA”. Attraverso aziende come l’ASIA, amministrate dal settore pubblico, sottoposte al diritto privato, ma le cui perdite sono pagate dai contribuenti, i partiti danno appalti agli imprenditori, i quali a loro volta assumono personale su indicazione politica. E’ una catena infinita, è il nuovo metodo, dopo tangentopoli, con cui in Italia i partiti si finanziano e creano reti clientelari e voti di scambio.<br />
Questa catena infinita pervade tutta la questione rifiuti campana, un blocco costituito da politici e imprenditori, locali e nazionali, pubblica amministrazione e camorra, che attraverso società miste e consorzi sono il corpo fisico dell’emergenza. In Campania, gli osservatori più avveduti, commentando la successione di ben 10 commissari ai rifiuti in 14 anni, dicono “Ogni volta, arrivano prima i soldi e poi il commissario”.</p>
<p>Il movimento di protesta</p>
<p>I gabbiani si levano urlando verso il cielo, lo oscurano in battiti frenetici, allontanandosi dalla massa di rifiuti che giacciono accatastati sulla piazzola. “Hanno visto un topo” dice Virgina. Non sarebbe una scena strana se non fosse che ci troviamo ad Acerra, provincia di Napoli al confine col casertano, a 20 km dal mare, dove la FIBE, società della multinazionale Impregilo, concessionaria dell’intero ciclo dei rifiuti campani dal 2000 al 2005, ha iniziato 4 anni fa la costruzione di un inceneritore. L’inceneritore non è ancora ultimato, ma in compenso La FIBE ha installato un sito di trasferenza temporanea di rifiuti, quelli da cui vediamo levarsi i gabbiani.Virginia Pretellese è un’architetto che fa parte del comitato ambientalista  “Donne del 29 agosto” contro la costruzione dell’inceneritore. “Il nome del comitato ricorda il giorno, nel 2004, in cui una marcia pacifica di circa 30.000 cittadini, che protestavano contro l’apertura del cantiere per l’inceneritore, furono caricate violentemente dalle forze dell’ordine. Ci furono numerosi feriti, tra cui donne e bambini, anche se, per uno strano accordo sottobanco, nessuno denunciò nessuno, in quanto polizia e carabinieri dissero di aver reagito contro un gruppetto che lanciava pietre. Ma l’effetto della repressione è stato quello di spaventare molti dei miei concittadini e ridurre la partecipazione della gente. Qui, dagli anni ’70, abbiamo lo stabilimento chimico della Montefibre che ha già procurato gravi danni all’ambiente, adesso si aggiungerà anche l’inceneritore. Dal 1999 denunciamo questa inutile mostruosità, all’inizio ci sentivamo soli, eravamo una comunità abbandonata a se stessa, oggi invece sentiamo intorno a noi una forte solidarietà. Quando ho visto che anche Napoli aveva i suoi comitati contro gli inceneritori, mi sono detta: allora, vedi?, eravamo nel giusto”. Dell’attuale lotta ambientalista campana, Acerra è il simbolo per la sua battaglia contro quello che viene considerato tecnologicamente un ferro vecchio, perno del piano industriale (7 impianti di stoccaggio e 2 inceneritori)  con cui la FIBE nel 1998 si aggiudica la gara per lo smaltimento dei rifiuti campani. Per tale piano, la FIBE trova come finanziatori le maggiori banche italiane, lo inizia senza mai entrare però a regime, commette degli illeciti, tra cui la famosa vicenda delle finte ecoballe sparse per mezza regione, infine viene inquisita dalla magistratura. Dopo aver messo in ginocchio la Campania, nel 2005 i vertici FIBE chiedono al governo Berlusconi di rescindergli il contratto, ma continuano fino ad oggi a gestire tutta l’impiantistica, in attesa di riottenere dallo stato, pur senza averne diritto, i capitali investiti. Intanto, il subentro, al posto della FIBE, di un’altra società nella gestione dell’inceneritore potrebbe essere conveniente solo grazie ai contributi statali CIP6, 55 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciati, ma l’Europa li sta abrogando. Così, per tutelare il capitale della società della Impregilo, due ordinanze di Prodi del 2008 mantengono per la sola Italia i CIP6 e ridefiniscono come termocombustibili le finte ecoballe, materia prima che si converte in denaro per chi le brucia. E’ un modo per far ripartire le gare d’appalto che fino ad allora sono andate deserte a causa del grande impegno finanziario iniziale richiesto ai concessionari e che deve indennizzare la FIBE. La vicenda campana diventa un emblema della finanza e della politica italiana, lo stato tutela i capitali delle imprese e delle banche anche quando a farne le spese sono  i diritti e la salute dei cittadini. “La cosa più ridicola” mi fa notare Virginia Pretellese “E’ che noi con le nostre proteste non siamo mai riuscite a bloccare l’inceneritore, abbiamo portato alla luce la questione, questo sì, ma la protezione delle forze dell’ordine intorno al cantiere è stata tale che non siamo mai nemmeno riusciti ad avvicinarci. Si sono bloccati da soli perché hanno sbagliato il progetto, la zona in cui hanno iniziato a costruire, chiamata Pantano per l’abbondanza di acque, gli ha ostacolato i lavori. Poi è intervenuta la magistratura che ha messo sotto inchiesta la FIBE ed oggi l’impianto giace lì, per nostra fortuna ancora incompleto”. Dopo Acerra, dal 2004 ad oggi si sono susseguite proteste in tutte le aree in cui i commissari ai rifiuti avevano stabilito di aprire delle discariche: Marigliano, Terzigno, Giugliano, Ferrandelle, Macchia Soprana, Savignano Irpino, Lo Uttaro, Piganataro Maggiore, Coda di Volpe, Macchia Soprana, Sant’Arcangelo Trimonte, Pianura&#8230;.. La fiducia nello stato è svanita e lo stato non dà nessun segno di discontinuità col recente passato.</p>
<p>Chiaiano, ultima tappa.<br />
“Napoli deve avere la sua discarica” dicono i sostenitori del piano industriale dei rifiuti “Nel resto della Campania non vogliono la sua immondizia”. Malgrado abbia una densità abitativa tra le più alte al mondo, Napoli deve trovare un buco dove piazzare le 5.200 tonnellate che produce ogni giorno insieme alla sua provincia. A febbraio 2008, il sindaco Iervolino suggerisce al governo Prodi e al commissario De Gennaro che questa discarica si apra a Chiaiano, periferia nord, all’interno di un’area protetta nel Parco Metropolitano delle Colline. Mauro Forte, architetto e attivista del presidio contro la discarica di Chiaiano, racconta “Nel 2002, con altri colleghi  abbiamo vinto un concorso indetto dal WWF per valorizzare la Selva di Chiaiano. Si tratta di 500 ettari di bosco con aree coltivate a bosco di castagno, ciliege e piene di vie d’acqua. Anni fa, in una tenuta situata nella selva, furono rinvenute delle scorie tossiche che poi la magistratura ha appurato provenissero dalla base NATO di Bagnoli. Una mattina, mentre facevamo i rilievi per il nostro progetto, trovammo centinaia di sacchi pieni di bustine vuote che erano servite da contenitori per fosfati, c’era ancora l’indirizzo: stabilimento Miralanza di Venezia. Quando ho saputo della scelta della discarica mi sono chiesto come riusciranno, visti i volumi di spazzatura di cui parlano, a far venire qui 300 camion al giorno, che tra andata e ritorno fanno 600 autoveicoli, in pratica uno ogni 2 minuti e mezzo nell’arco di 24 ore. Le strade attuali sono impensabili per questo scopo, ci sarebbe bisogno di infrastrutture viarie che certamente non si possono attuare nei tempi che il governo Berlusconi ha dichiarato come termine dell’emergenza rifiuti”. L’attuale presidente del consiglio punta molto sul caso Campania per dare un’immagine decisionista del suo governo, il 28 maggio vara un decreto in  base alle indicazioni del commissario subentrante Guido Bertolaso, il quale, quando ha ricoperto la medesima carica nel 2006-2007, ha trovato i seguenti ostacoli: proteste dei cittadini, inchieste della magistratura sugli abusi, rifiuti nocivi mischiati con quelli ordinari. A tale scopo, il decreto prevede gli arresti per chi ostacola l’uso di una discarica, affida tutte le inchieste sugli scandali rifiuti ad un’unica  superprocura che difficilmente potrà essere efficiente, autorizza lo sversamento di tipologie di rifiuti anche nocivi e, in più, pone l’esercito a guardia delle discariche. Anzichè fortificare lo stato di diritto e fare luce sulle cause della crisi dei rifiuti, il governo Berlusconi attacca le forze che hanno fatto venire a galla lo scempio, società civile e magistratura, legittimando invece le accozzaglie di rifiuti ordinari e tossici contro cui, da anni, si battono gli ambientalisti. Teresa Musto è un’attivista di Chiaiano, lei e suo marito Matteo mi spiegano alcuni retroscena della protesta “Vuoi un esempio delle speculazioni sull’emergenza rifiuti? La FIBE è proprietaria di una cava all’interno della selva che, come si legge sugli atti della commissione parlamentare, fu comprata nel 2001 da un intermediario per 200 milioni di lire e rivenduta a quella società per 2 miliardi e mezzo. Che fiducia possiamo avere noi in chi ci propone l’apertura della discarica? Già nel 2001 ci fu una forte protesta a Chiaiano contro il progetto di sversare nella cava della FIBE della frazione organica, allora nacque un comitato che poi è stato alla base dell’inizio delle proteste attuali”. Le proteste di Chiaiano raggiungono un livello drammatico quando, la sera del 23 maggio e la mattina del 24, le forze dell’ordine caricano improvvisamente il presidio, numerosi i feriti, due gravi, mentre un’accanita campagna stampa bolla i manifestanti come emissari della camorra che sarebbe contro la discarica. Nessuna prova di ciò viene fornita, ma intanto gli abitanti di Chiaiano sentono su di sé la repressione e la calunnia. Sabina Laddaga, trentacinque anni, è un architetto che segue le proteste dal 2004, compresa quella attuale “I politici, tutti, hanno detto solo bugie, Paolo Russo, parlamentare di Forza Italia, che è stato anche presidente della commissione sui rifiuti, una settimana prima delle scorse elezioni disse ad un convegno che la discarica di Chiaiano non si sarebbe mai fatta, una settimana dopo, ad un altro convegno, ha affermato il contrario. Quando ci fu il collegamento in diretta da Chiaiano con la trasmissione Anno Zero, una donna girava con un manifesto di alcuni mesi prima, firmato da Alleanza Nazionale e Forza Italia, in cui si diceva che la discarica qui era un progetto folle. Voleva mostrarlo all’onorevole Mantovano di An che stava negli studi della Rai, non ne ebbe il tempo perché i politici locali di centrodestra la trascinarono via, dissimulando che in quell’occasione non era giusto che comparissero dei simboli di partiti”. Dopo gli scontri, a giugno si arriva ad un accordo tra istituzioni e manifestanti: si lasceranno entrare i tecnici per effettuare le prove di idoneità della cava, ma insieme a degli esperti eletti dai comitati della protesta. Tra questi ci sono Franco Ortolani e Giovan Battista De Medici, geologi e docenti dell’Università di Napoli. “Pensa” mi dice Teresa Musto “Che gran parte dei tecnici del commissariato sono ex allievi di Ortolani e De Medici. E’ grazie a loro due che la discarica non è ancora stata aperta, ribattono colpo su colpo alle scempiaggini che vengono dette. Ma la verità è che queste analisi hanno solo un carattere politico, l’Istituto di Geologia ha già tutti i rilievi fatti per legge negli anni passati”. Mentre parlo con lei, arriva d’un tratto la notizia che in un incontro ufficiale, i tecnici si sono espressi per l’idoneità della cava,  vedo sui volti di Teresa e del marito l’angoscia, sanno che con il decreto Berlusconi ogni protesta significherà l’arresto e il carcere, si sentono messi di fronte ad un’ardua decisione. “Il decreto è incostituzionale, perché limita delle libertà fondamentali” continua Teresa “Ma la Corte Costituzionale può intervenire solo dopo che si siano verificati dei casi concreti, cioè dopo che qualcuno di noi venga arrestato”. Per fortuna, almeno per ora, la notizia dell’idoneità si rivela falsa.<br />
Gli esperti che si oppongono alla discarica sono lì perché fanno parte di un’altra realtà che, da anni, anima il movimento di protesta contro lo scandalo dei rifiuti. Le Assise di Palazzo Marigliano sono assemblee pubbliche, iniziate nel 2005, che si svolgono ogni domenica nell’omonimo palazzo nobiliare, principalmente sul tema dei rifiuti. Presidente onorario è quel Gerardo Marotta che dirige l’Istituto degli Studi Filosofici che si fa portatore della tradizione umanistica del Mezzogiorno d’Italia, quella dei Gaetano Filangieri e dei Benedetto Croce. Le Assise si sono radunate già all’inizio degli anni ’90 per contrastare la distruzione urbanistica della città tentata da Paolo Cirino Pomicino, e ci riuscirono. “Se vuoi sapere chi c’è dietro questo movimento” mi spiega Sergio De Stasio, un vecchio militante ambientalista ”Te lo dico io. Ci sono i giacobini, perché questa è l’Assise, gli ultimi giacobini d’Italia. Sono loro a scendere in campo quando la democrazia viene violata, e qui in Campania questo accade da 14 anni. Hanno competenze scientifiche, giuridiche e culturali, sono i figli di Domenico Cirillo e cento altri. Se li avessero ascoltati prima, non saremmo arrivati al punto in cui siamo”. Da anni, le Assisi pubblicano un bollettino che spiega le ragioni della protesta, in questo modo forniscono gli strumenti critici e di analisi della situazione attuale “Nel 1799, durante la rivoluzione napoletana” continua Sergio De Stasio “I giacobini si trovarono il popolo contro e nacque una cesura storica tra gli intellettuali liberali e la città che è stata causa di tanti mali. Oggi, questi giacobini sono al fianco di un  popolo che non vuole più essere oppresso. E’ l’occasione per cambiare qualcosa, dobbiamo sfruttarla”. Da alcuni anni, in Campania, con l’incontro tra diversi gruppi sociali e politici, tra professionisti, scienziati, vecchi e nuovi ambientalisti, si è iniziato ad elaborare un piano di gestione dei rifiuti basato sul riciclaggio, come impone la legislazione europea, abolendo discariche ed inceneritori e, soprattutto, interrompendo la gestione straordinaria dell’emergenza. Contro queste richieste si è scatenata una campagna di mistificazione, che in buona o cattiva fede, impedisce che le proteste appaiano come quelle di una società civile che si oppone ad uno stato reo di perseguire, nel migliore dei casi, obiettivi non condivisi dalla collettività. E’ l’emergere di un “ecologismo popolare” in un contesto fino ad ieri privo di cultura ambientalista, un fenomeno tipico ormai di molti paesi del sud del mondo che si ritrovano a difendere ambiente e risorse minacciate dagli interessi dei paesi più sviluppati. Oggi, la Campania è costretta a ricordarsi che la sua collocazione è al sud del nord, un nord che non è più solo una collocazione geografica ma un modello di sviluppo basato su industria e finanza, protette dalla politica. Lo scontro è aperto, ed è uno scontro per la democrazia e la giustizia ambientale.</p>
<p><em>(Pubblicato su &#8220;Diario&#8221;, 26.6.2008. Nell&#8217; immagine:&#8221;Trash-O-Saurus&#8221; )</em></p>
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		<title>I boschi ombrosi e l’arte dell&#8217;oblio</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 05:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; di Marco Palasciano [ Si pubblica uno studio-racconto che ritengo di grande rilievo. Lo scrittore Marco Palasciano fa chiarezza sulla realtà dei rifiuti campani, ovvero la complica terribilmente. D.P. ] Prologo. Presso «de l’ombre il vasto impero» (Orfeo, atto III) __Un’Europa si aggira tra i fantasmi. Rifugiatasi nella loro caverna, la ragazza affannata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/foto_ridotta.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6429 aligncenter" title="foto_ridotta" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/foto_ridotta.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 13pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;">di <strong>Marco Palasciano</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p><small>[ Si pubblica uno studio-racconto che ritengo di grande rilievo. Lo scrittore Marco Palasciano fa chiarezza sulla realtà dei rifiuti campani, ovvero la complica terribilmente. D.P. ]</small></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center">
<span style="font-size: 13pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;"></p>
<p style="text-align: center"><strong>Prologo.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Presso «de l’ombre il vasto impero» (</em>Orfeo<em>, atto III)</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span>Un’Europa si aggira tra i fantasmi. Rifugiatasi nella loro caverna, la ragazza affannata dalla corsa sulla riva – un fiore d’ibisco le cade dai capelli – prova a afferrare per un lembo una, un’altra, né mai riesce a far presa, di quelle figure vane, a gridare nei loro orecchi sordi che c’è un toro che la insegue. Ma lei per le ombre è un’ombra; camminano senza vederla, intente al loro niente; e già un mugghito ottenebra la soglia.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>(Quest’Europa non è Europa, è Campania; e quel toro non è Zeus innamorato, ma un mostro sbranatore, metà ragno, affine al kraken che aspettava Andromeda.)<br />
<span id="more-6427"></span></p>
<p style="text-align: center">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><strong>1.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Da Capua alla selva di Chiaiano</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>1.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>La Campania e il pensiero: Vico, Bruno, Parmenide. La storia, l’ars memoriæ, la ragione metro del giudizio. Ora, per la delizia del dicotomista naïf, predomina il perfetto contrario: sradicamento e tabula rasa, oblio sistematico, plebei a un tavolino di caffè che annuiscono a uno gnomone<a title="testo1" name="testo1" href="#nota1"><strong>[1]</strong></a> introiettato nei loro encefali.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Il sole risplende sulle miserie umane, sulla piazza ricca e illustre di scolpiti dèi, di stemmi preziosi. Sul tavolino, un manifesto che nessuno legge. Hanno tutti dimenticato gli occhiali.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>2.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>È il 1° giugno 2008, domenica, luna in Toro. Cinque cittadini di Capua (già è molto – si dirà – da una città nota al mondo per i suoi ozi), dopo avere trascorso la mattinata a raccogliere a piè del loro campanile firme pro la fine del regime commissariale e il ripristino della legalità in Campania<a title="testo2" name="testo2" href="#nota2"><strong>[2]</strong></a>, partecipano al corteo – composto da circa diecimila anime fatte fiume venute fin dalle Alpi e da oltremare, sette bambini in testa, antichi magistrati, egregie donne, No Dal Molin, No TAV, No Acatarsía, ragazzi rasta e snelli a torso nudo e vecchine con il parasole, qualcuno in sedia a rotelle, in pensieri alati, le consuete belle bandiere striscioni cartelli oneste arguzie sdegno ingentilito – che dalla stazione metro Chiaiano-Marianella si muove quieto e multicolore per il paio di chilometri di via Santa Maria a Cubito (ai lati, per un tratto – e il pur piú alto fra noi ne sale su un muretto a esperire meglio; là, un ficheto –, scorci di mondo bucolico ancóra, foglie scaglie speranza spiranti, qui cólto qui foresto, nell’aria dolce che si allegra del sole pomeridiano malgrado — … il sangue che ci hanno fatto buttare in queste settimane — si accora la vox populi al microfono) e si concluderà, il corteo<a title="testo3" name="testo3" href="#nota3"><strong>[3]</strong></a>, in Marano di Napoli, presso piazza Rosa del Ciel, mi correggo: piazza Rosa dei Venti, detta pure rotonda Titanic per la sua vaga aiuola naviforme (non per ricordo della Titanomàchia; ché a lottare in Campania con gli dèi, alla piana di Flegra, non furono i Titani ma i Giganti); poco oltre, ci preannuncia un amico casertano freelance camera a mano, è sistemato un palco cui fanno ala degli stand: tra cui quello d’un organizzatissimo mediacenter, dal quale via web (vedi <a href="http://www.chiaianodiscarica.it/"> <strong>www.chiaiaNOdiscarica.it</strong></a>) zampilla informazione viva, mentre altrove zampetta deformazione vile.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— Parlavano di vetrine spaccate, parlavano di chissà quali balordi dovevano arrivare in questa città e in questo quartiere — svergogna i mala media la vox populi. Cui consuona, fluendo per il cyberspazio, una cartolina virtuale:</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>Sono al presidio di Chiaiano da giorni, ed è vergognoso vedere sui TG nazionali e sui quotidiani notizie false e tendenziose. Raccontano di presunti scontri e di clima tesissimo</em><a title="testo4" name="testo4" href="#nota4"><strong>[4]</strong></a>: <em>in realtà qui ci sono clown, mamme e bambini che giocano, e liberi cittadini che si stanno riunendo in nome del diritto alla salute</em><a title="testo5" name="testo5" href="#nota5"><strong>[5]</strong></a> <em>e con animo pacifista, aperto al dialogo</em><a title="testo6" name="testo6" href="#nota6"><strong>[6]</strong></a>.</p>
<p>Bello è per me, che nacqui nel maggio francese; e che spero di non morire prima del ritorno di Àstrea – spiga e tutto – dagli stellanti giri.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma un po’ di violenza, a essere precisi, c’è stata, una settimana fa<a title="testo7" name="testo7" href="#nota7"><strong>[7]</strong></a>: i rappresentanti di non so quale legge hanno spezzato il braccio a una bambina<a title="testo8" name="testo8" href="#nota8"><strong>[8]</strong></a>, hanno spinto altri giú da uno strapiombo d’una decina di metri<a title="testo9" name="testo9" href="#nota9"><strong>[9]</strong></a>, smanganellato un giornalista<a title="testo10" name="testo10" href="#nota10"><strong>[10]</strong></a> ecc. Però li comprendo: nel cuore dell’uomo sta sempre appiattata la belva, avida di estrudere la sua rabbia, che è amore sublimato.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Infine meglio questi che chi freddo ti lima via la vita tra lunghi aspri tormenti, a cocktail di scorie aeree e terrestri, tu in beckettiana attesa di bonifica, la pancia a gonfiarsi di cancri o di feti deformi. In proposito, certo piú tardi parlerà sul palco anche il dottor Marfella, tossicologo oncologo al Pascale, che incontriamo nel corteo; e che avemmo relatore a Capua, l’anno passato, a un nostro convegno, <em>Ecomafie e inceneritori: tumori senza rumore</em>.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Fu là che facemmo l’unico mezzo proselito in due anni; che è qui col mio zainetto sulle spalle, ora, perché è giovane e forte e io un mezzo morto. Sopra ambo noi poi svetta quel sodale al cui cospetto moralmente io non sono che un’ombra, e del quale cristallizzerò fra queste pagine qualche sospiro saturnino ad alternarlo con i miei. Completano la delegazione capuana due soci ARCI, alla cui strumentazione si deve l’immagine che andrà a illustrare l’editio princeps di questo racconto, foto scattata or ora a uno striscione: «Selva di Chiaiano: da itinerario di Maggio dei monumenti a discarica di monnezza» (piú corretto <em>munnezza</em>).</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>3.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Nella quale selva, «ultimo polmone verde di Napoli» (corpus italicarum chronicarum, 2008, passim), si doveva portare a compimento il Parco delle Colline. Poi, a menomare quello e altri spazi materiali e morali dell’umano, ecco che decerne il suo decreto<a title="testo11" name="testo11" href="#nota11"><strong>[11]</strong></a> un visir bellicoso, degno successore di quel Prodi che prolungò l’infamia CIP6<a title="testo12" name="testo12" href="#nota12"><strong>[12]</strong></a> apposta per rimettere in gioco i teratovalorizzatori (sic) campani – sennò non convenivano a nessuno<a title="testo13" name="testo13" href="#nota13"><strong>[13]</strong></a> – e per colmo dichiarò abili al rogo, per quando ad Acerra si inaugurerà l’inferno, le false ecoballe<a title="testo14" name="testo14" href="#nota14"><strong>[14]</strong></a>.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ed ecco rispuntare Bertolaso, come in un incubo latebroso. Ecco i novissimi rimedi, nati stravecchi già lo scorso secolo, dei due Ber; e i due lino, Basso e Iervo, a far prego si accomodi; il cardinale Sepe (ah questi cardinali) pronto a benedire la vendita di kelle terre, per trenta sicli, da parte Sancti Benedicti o di non sao quale arcikonfraternita massonica o kon altri fini que le possette<a title="testo15" name="testo15" href="#nota15"><strong>[15]</strong></a>; la parchità a cadere nell’oblio; Arcadia addio; le Malebolge in terra. E i chiaianesi i maranesi ecc.? le mani nei capelli.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Le mani alle molotov no: quella è una leggenda metropolittoria. Ma, mentre uomini donne vecchi bambini protestano a braccia alzate, tu asino presuntuoso orecchi il TG e borbotti: «O barbaròi, o bòrboros, o birbe, è colpa vostra, ecco, se l’immondizia è ancora per le strade», oblioso che per fare la discarica ci vorranno assai peripli lunari, e pubblici denari, mentre che la munnezza (ma piú Gerione) tutto il mondo appuzza. Lo sai?<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>E intanto, un volantino<a title="testo16" name="testo16" href="#nota16"><strong>[16]</strong></a> informa, già</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>devastano con espropri interi campi coltivati a ciliegie, da spianare per il passaggio di centinaia di camion al giorno</em><a title="testo17" name="testo17" href="#nota17"><strong>[17]</strong></a> <em>[…]. E lo sai che le cave distano da 200 metri a 2 km da casa tua? con quattro mega ospedali</em><a title="testo18" name="testo18" href="#nota18"><strong>[18]</strong></a> <em>intorno, ai quali fanno riferimento tutte le regioni del sud. Tutto questo con la scusa dell’emergenza.</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>4.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Chiaiano – non lo si dimentichi – è un’inezia, come l’intera questione discariche e come l’intera emergenza rifiuti, se si confronti col problema vero: la Campania cui urge la bonifica; l’infelice che giace su un fianco imbozzolata (ma non è una crisalide) in un intrico di fili sul fondo di un fosso tramortita dal veleno dell’aracnotauro che la tiene in vita per poterne sbocconcellare un brano oggi un brano domani e stuprarla a suo piacere in conno e in culo né alcuno dai casali e le caserme mostra di udirla gemere poiché forse hanno gli orecchi chiusi dal ragnatelo come lei ne ha chiusa la bocca, lei gli organi esterni pieni di piaghe e le viscere di eiaculato tossico e continuano ad arrivare ancora tutta la notte illune o a luna ridens non uno ma innumeri Api traboccanti seme nero e non stiamo parlando di buoi egizi né di albi versòri, continuano – come dice il poeta –</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>tutti i notturni abusi che il cafone<br />
non lamenta e il satellite non segue</em></p>
<p>e a un tratto delle ombre si avvicinano e conficcano intorno quattro ceri fetido fumiganti – allegoria degli inceneritori…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Basta, Muse: NI ci avrà ben chiesto uno scritto su Chiaiano; torniamo in tema, in lettera, in corteo.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>1.</strong>5.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>In corteo, tra di noi (non io e le Muse: io e l’alto sodale etico ecc.), per un tratto si parla di essere e tempo; o, per la precisione, di aiòn, kairòs e chrònos. E passa, il tempo; ecco piú obliqui i raggi, e il sole che meno ferisce il tuo capo, comunque domani dolente.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Il carro del sole, per inciso, in questi giorni viaggia in congiunzione con quello di Venere; che, a credere agli antichi, lo caricherebbe d’amore. Con lei ascende, con lei si asconde, entrambi incorniciati nei miei etterni Gemelli. E venerdí, aggiungendosi Mercurio…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— E questi stronzi in quindici anni non sono riusciti a organizzare il minimo della raccolta differenziata: la differenziazione almeno tra secco e umido — ci ricorda un signore hippy col megafono (e non è di stelle e pianeti che parla). — In quindici anni sono riusciti soltanto a rubare milioni di euro<a title="testo19" name="testo19" href="#nota19"><strong>[19]</strong></a>. E dopo quindici anni vengono qui, ci mandano l’esercito…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>(Quattordici anni e centodieci giorni, a essere precisi.)<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Saturno è allo zenith quando giungiamo all’albero semispezzato, e costretto a piegarsi dall’aria alla terra, sacrificato a servire da intralcio al traffico in qualche kairòs terribile, presso cui il corteo ha fine. Ecco gli stand e il palco; e nel mentre che questo si prepara ad animarsi di musica e di logos, un sottoinsieme dei capuani, i maschi, decide di inoltrarsi.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Per la cupa<a title="testo20" name="testo20" href="#nota20"><strong>[20]</strong></a> del Cane. E andare a visionare – sulla soglia è seduta su una pietra una donna, ignoro se mortale o immortale – il luogo della contesa tra popolo e governanti: la selva.
</p>
<p style="text-align: center">
<p align="center">
<p align="center"><strong>2.</strong></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>2.</strong>1.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Il calle che la taglia, sinuoso tra le coste di verzura che infrescano d’un colpo e ti incamíci, è segmentato da frequenti ostacoli: montagnette di terra e detriti alzate dai ribelli a impacciare l’avanzata della milizia e dei futuri carichi d’immondizia, se mai saranno. A un punto, qualche giovane e meno giovane, presso un gazebo messo lí, e brandine, sediòle, una chitarra; nessun pirata, a ora, della Malesia, né mortai o casse di granate. A qualcuno di noi viene, frattanto, da cantare l’<em>Orfeo</em> di Monteverdi, giusto perché in un bosco ombroso ci si trova:</p>
<p style="padding-left: 20px"><em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/vi-ricorda-boschi-ombrosi.mp3" target="_blank"><strong>Vi ricorda, o boschi ombrosi?</strong></a><br />
vi ricorda, o boschi ombrosi,<br />
de’ miei lunghi aspri tormenti,<br />
quando i sassi a’ miei lamenti<br />
rispondean, fatti pietosi?…</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span>E viene naturale, a percorrere a piedi il lungo serpe, domandarsi che senso voglia avere fare qua e non altrove una discarica<a title="testo21" name="testo21" href="#nota21"><strong>[21]</strong></a> – c’è, ci dicono, anche un agriturismo, oltre le ciliegie dell’Arecca<a title="testo22" name="testo22" href="#nota22"><strong>[22]</strong></a> e i castagni cedui e il tenero suncus etruscus – visto tra l’altro che, per giungere alla meta, i trecento camion al giorno di rifiuti (anche pericolosi, da decreto<a title="testo23" name="testo23" href="#nota23"><strong>[23]</strong></a>) pasarán prima in mezzo all’abitato, sotto i balconi e tra i bambin che giocano, e poi per questa via nel verde; che pare troppo facile a sbarrarsi, e a difendersi da tra le fronde stile Robin Hood. Forse, la cava Poligono è un falso obiettivo – come qualcuno di noi ha sentito dire alle assise di Palazzo Marigliano –, su cui si vorrebbe accentrare l’attenzione per decentrarla da altri: come, nel casertano, la cava Mastroianni. Cosí accadde per Pianura, dove si vinse mentre Marigliano e Ferrandelle venivano perdute.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ultimo, fresco di giornata, è il dubbio sul significato che dovrà darsi all’ostinazione – mulina o diabolica? – di chi voglia impiantare, qui, una megalodiscarica ex novo, ancora, dopo un coup de théâtre come questo: Walter Ganapini<a title="testo24" name="testo24" href="#nota24"><strong>[24]</strong></a> che ieri, sabato 31 maggio, rinviene altrove – cioè in Santa Maria La Fossa, nel sito di Parco Saurino – una discarica stupenda, in regola, perfetta, pronta da chissà quanto, e inutilizzata chissà perché. Né questo è il solo absurdum riscontrato, in quei loci un tempo amœni, dal buon assessore; del quale gioverà visionare su YouTube l’intervista completa, registrata da Matteo Incerti giusto oggi a Chiaiano.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>2.</strong>2.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>E giusto oggi, intorno a mezzogiorno, sotto gli occhi del sole che tutto mira, nello stesso momento in cui davanti a un bar di Capua (su un tavolino un manifesto che nessuno legge) altri si sprecava in onesti discorsi sulla meccanica della cosiddetta emergenza rifiuti a petto di paesani antidialettici, davanti a un bar di Casal di Principe<a title="testo25" name="testo25" href="#nota25"><strong>[25]</strong></a> il supertestimone Michele Orsi lo hanno sparato al cuore e alla testa due sicari<a title="testo26" name="testo26" href="#nota26"><strong>[26]</strong></a> che nessuno ha visto niente.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>«E veramente fui figliuol dell’orsa»? Azienda leader nel settore delle cose immonde, la società ECO 4 da lui diretta – in cui tra l’altro si erano piazzati due nipoti del cardinale Sepe (ah questi cardinali) – giovò al moltiplicarsi per mille anfratti e balze dei tesori dei boss ecomafiosi, trovandosi immischiata fin forse in una perversa connection fra i vertici del commissariato<a title="testo27" name="testo27" href="#nota27"><strong>[27]</strong></a> e i vertici della camorra<a title="testo28" name="testo28" href="#nota28"><strong>[28]</strong></a>. Cosí da fiore a fiore reca il polline una farfalla prònube. Nauseato, cinque mesi di carcere, il sequestro dei beni, malgrado le minacce ecco Orsi pronto per additare tutti i politici coinvolti; tremano gli empi; morto, ecco festare caroselli d’auto, senza pietà correndo e sonando gli ottoni per il suo atroce paese, piene di giovani perduti.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Giovedí prossimo avrebbe dovuto deporre innanzi a un giudice; verrà invece deposto nel sepolcro, quello stesso mattino; e per giudici avrà Eaco e Minosse. Funerale semideserto; ma i suoi concittadini non se ne resteranno chiusi in casa. Altro tempio<a title="testo29" name="testo29" href="#nota29"><strong>[29]</strong></a> a quell’ora affolleranno: per le nozze<a title="testo30" name="testo30" href="#nota30"><strong>[30]</strong></a> non di Orfeo né di Cadmo ma di Carmine, figlio del feroce Sandokan<a title="testo31" name="testo31" href="#nota31"><strong>[31]</strong></a>, principe di Casale.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>E l’indomani stesso, venerdí, alle sette e mezza della sera, Walter Ganapini (messo da qualche giorno sotto scorta<a title="testo32" name="testo32" href="#nota32"><strong>[32]</strong></a>) sopravvivrà – per grazia di stellium mercuriale – a un “incidente” misterioso<a title="testo33" name="testo33" href="#nota33"><strong>[33]</strong></a>. Sventrata solamente la sua Croma, incornata da un toro a quattro ruote apparso e disparso. Rabbia dei rei, pizzini accartocciati, per questa volta niente caroselli.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cosí ha intanto descritto, oggi, la discarica fossatara ieri scoperta: — Nuova. Teli, argilla, tutti i sistemi di tenuta, la vasca del percolato – da novecento metri cubi – mai usata. E a quel punto diciamo che ho provato anche un po’ di paura, nel senso che la domanda immediata è: com’è possibile che nessuno si sia posto il tema di usare questa discarica?, che da sola è in grado di contenere tutti i rifiuti della Campania per sei mesi: e dunque, usandola, non ci sarebbe mai stata l’emergenza.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>2.</strong>3.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>«Ma allora è vero che l’emergenza rifiuti è costruita ad arte?», potrebbe pensare qualcuno; «che il ricatto della fretta, le città che scoppiano di immondizia, la differenziata che non decolla da anni e anni, le bugie degli esperti di ’sta minchia, la politica valzer di puttane, tutto è stato ed è parte di un “banale” (Arendt) piano affaristico-camorristico per lucrare dapprima sulle discariche, e infine sbolognando alla Campania quei loro costosi, dannosi, inutilissimi inceneritori in cui sognano di bruciare l’Italia intera?».<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Gli inceneritori sono un racconto a sé, se non un romanzo. Per ora dico solo che chiunque ne parli bene lo fa per una di queste, in sintesi, tre I: o per ignoranza, o per interesse, o per imbecillità.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Riguardo gli impianti di compostaggio, questi sí una cosa buona, Ganapini nell’intervista ha accennato tra l’altro a quello di San Tammaro; che non è attivo solo perché mancano le soffianti. Due settimane prima, da quelle parti aveva già indagato – modestamente – il nostro Osservatorio capuano per l’ambiente urbano e rurale (ex Comitato capuano allarme rifiuti); cavandone i dati seguenti. Un mese fa i lavori si sono bloccati, benché l’impianto fosse quasi pronto, poiché qualcuno ha decretato di adibirne i locali allo stoccaggio “provvisorio” di ventimila balle di rifiuti.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>«Ciò vuol dire che», come scritto nel nostro manifesto del 17 maggio,</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>per tamponare l’equivalente di appena 3 giorni di consumi campani, si sono interrotti i lavori di un impianto da 6 milioni di euro e capace di trattare 30.000 tonnellate all’anno (circa il 25% della produzione di rifiuto organico della provincia).</em></p>
<p>Nel contempo a cinquanta metri da lí, presso una discarica morta di nome Maruzzella, si stanno allestendo un altro stoccatoio di balle, e una vasca da FOS, cui lavorano – convocate mediante trattativa privata – ditte di San Cipriano d’Aversa, di Casal di Principe…</p>
<p style="padding-left: 20px"><em>Tutto ciò si offre allo sguardo dell’osservatore come libro aperto sulla meccanica della cosiddetta emergenza rifiuti: si ostacolano, di fatto, le realizzazioni che gioverebbero strutturalmente a una futura gestione ordinaria (l’impianto di compostaggio), mentre si adottano soluzioni (piazzole per lo stoccaggio e la trasferenza) che concedono, di volta in volta, al commissario – oramai sottosegretario – di guadare le situazioni critiche, e alle ditte locali (si tenga presente di qual loco qui si parla) di prosperare di settimana in settimana con camion, asfalto e cemento.</em></p>
<p align="center">
<p align="center">
<p align="center"><strong>3.</strong></p>
<p style="text-align: right"><em>Dalla selva di Chiaiano a Capua</em></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>1.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma, intanto, a chi si dà dei camorristi<a title="testo34" name="testo34" href="#nota34"><strong>[34]</strong></a>? ai cives in protesta civilissima di Chiaiano e dintorni.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— E questa cosa è davvero seccante da sentirsi, visto che ormai come accusa viene da ogni parte politica — ci dirà piú tardi un’amica mugnanese. — A destra [un visir bellicoso] dice spudoratamente che la discarica si farà perché il terreno lo consente, il che non ha senso perché i dati si avranno solo nei prossimi giorni<a title="testo35" name="testo35" href="#nota35"><strong>[35]</strong></a>; a sinistra ti ritrovi giornali come «la Repubblica» che dicono enormi… e ti risparmio il francesismo<a title="testo36" name="testo36" href="#nota36"><strong>[36]</strong></a>, tipo che non si vuole la discarica lí perché ci vanno le coppiette<a title="testo37" name="testo37" href="#nota37"><strong>[37]</strong></a>; e poco importa se sta venendo fuori — (grazie all’arte, tanto invisa al governo, dell’intercettazione) — che la Di Gennaro e Bertolaso erano conniventi alla gestione illegale dei rifiuti<a title="testo38" name="testo38" href="#nota38"><strong>[38]</strong></a>: l’importante è dare a noi cittadini del camorrista o del black block<a title="testo39" name="testo39" href="#nota39"><strong>[39]</strong></a>.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>(Ma il Comune di Marano chiederà ufficialmente<a title="testo40" name="testo40" href="#nota40"><strong>[40]</strong></a> che si estenda l’area protetta, proprio a impedire strumentalizzazioni da parte dei boss del cemento<a title="testo41" name="testo41" href="#nota41"><strong>[41]</strong></a>; e ogni lauzengier dovrà solo contorcersi autoglossoproctico.)</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>2.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Magari avessimo noialtri, a Capua, qualche migliaio di concittadini che si dànno una smossa, per l’agro che períclita tra la Cariddi della camorra e la Scilla della scienza avolterata, invece di trovarci sempre a sisifare in quattro gatti se non, quando il Volturno è in secca, due; che poi siamo letterati, umanisti, non certo tossicologi o geochimici; e proviamo vergogna, quando abbiamo dei dati da trattare, a dover fare le veci degli esperti. Io non l’ENEA, io non Paul Connet sono. Ci fosse almeno un tecnico, di qui, che si metta a disposizione dell’osservatorio; no: temono chissà quali ombre. Cosí diventano ombre essi stessi.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Paralisi, gnomone, simonia. Una piazza che è l’opposto dell’agorà. Questa mattina, prima del pellegrinaggio nel napoletano (e: lungo la Giugliano-Marcianise, che commozione, o Goethe, le pergole di asprinio), con profonda desolazione abbiamo preso atto di quanti – a parte confondere percolato e pergolati – si spaurino a mettere un nonnulla di firma su una petizione; e se non vi è paura, di chissà che bussare nottetempo casa per casa, volentieri (o meglio macchinieri) vi è chiusura; semiautistica inettitudine all’ascolto, che si accompagna a quella di argomentare, per il che – trionfo della mala istruzione – muori al dialogo e vivi nella chiacchiera; la chiacchiera come modalità inautentica dell’esserci, per dirla heideggerianamente.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— Chest’è ’a scola, ’o vi’. Un fallimento, totale proprio.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>3.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma a proposito di Heidegger e di sentieri interrotti, eccoci giunti al punto della selva in cui siamo costretti a interrompere, dopo un chilohypnerotòmetro, il vïaggio. Non vedremo l’antica cava tufacea – già poligono di iuessèi marines<a title="testo42" name="testo42" href="#nota42"><strong>[42]</strong></a> – condannata a trasformarsi, altro che dilettoso monte, in immondezzaio: vengono contro a noi, giuro, tre fiere.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cani; uno scisso Cerbero. Ci minacciano, cupi, quali tori gelosi e d’ira ardenti, massime il capo, bianco<a title="testo43" name="testo43" href="#nota43"><strong>[43]</strong></a>. Facciamo dietrofront, dantescamente, non essendo forniti di cetre incantatrici né offe soporate; e ci trottano dietro, per orridi attimi, che uno pensa alla fine di Atteone; ma è meglio, Orfeo insegna, non voltarsi a guardare.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Poi – stanchi di trattare di munnezza – si gioca a chi intenda prima quali versi, di quelli improvvisati per la via dal poeta che è fra noi, siano endecasillabi perfetti, e quali invece ipèrmetri o ipòmetri. O si addita una felce, un equiseto, un cespo di matricaria; e si fa lezioncina di botanica. (Che saranno quegli erbi giganteschi, con foglie lunghe un metro, ricordanti la flora radioattiva di certi <em>Sogni</em>?)<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Infine una pianta di cicuta – se non è di angelica silvestris – ci riporta a Socrate, e all’aneddoto del flauto (una siringa, immagino; non amava gli aulòi, pure se i suoi discorsi – per musicalità e suadenza – nel <em>Simposio</em> sono detti «arie da aulòs»): su cui si concentrava nello studio di una melodia, in cella, nell’attesa che gli approntassero il farmaco.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— Stai per morire: a che ti serve impararla?<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>— A conoscerla prima di morire.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cosí, se dobbiamo finire avvelenati dai rifiuti, almeno impariamo a distinguere gli endecasillabi.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>4.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Dopo tanto galateo in bosco, e mezz’ora di còmiti in comizio, maiores cadunt umbræ e salutate le terre ribelli ci avviamo a rincasare nel meno selvaggio dei natii borghi possibili. Ci chiuderemo nei nostri studiòli e daccapo ci passerà di mente che la varíetas dominante, qui, ha altra episteme (si fa per dire) e codice che i nostri; torneremo ad amare l’uomo in sé; e quando avremo battuto un nuovo manifesto, da farne quelle povere fotocopie e da spiegare a voce, “aulica” o meno, torneremo a riaccorgerci di quanto possano pesare – su una città abituata ai negozi con re ed imperatori, altro che ozi – centoquarantasette anni e otto mesi di decadenza.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Torneranno a noi malinconia e misantropia; forsanche immagineremo piú degne di affezione le pietre di Capua che gli abitanti, essendo esse abili a piú organici argomentari: ecco contrappuntarsi a uno scenario barocco una facciata medievale e, qui intarsiato, un frammento di antico anfiteatro, che ci esemplano la brillanza vitale del riciclo. Come oggi uno scrivente che fra le proprie pagine incastoni qualche parola antica, un sintagma dantesco, zanzottesco…<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Ma poi daccapo uno s’ ’u scorda ca ’a ggente è…; e se non rimuovessimo ogni volta questa e piú atre consapevolezze, staremmo forse tanto sconsolati che i nostri sospiri farebbero controsospirare, a borborigmi geòdici, fin i sassi della selva di Chiaiano.</p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span><strong>3.</strong>5.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Altro l’orbe orbo obliò: le discariche pronte, i vagli mobili, la Costituzione, quante volte l’Italia è stata biasimata dall’Europa e perché, che cosa fa davvero la Germania con i nostri rifiuti anziché arderli<a title="testo44" name="testo44" href="#nota44"><strong>[44]</strong></a>, quanto poco ci vorrebbe ad attrezzarsi come Vedelago<a title="testo45" name="testo45" href="#nota45"><strong>[45]</strong></a>, per quali impianti invece fanno il tifo – a esempio – Vaticano e Benetton<a title="testo46" name="testo46" href="#nota46"><strong>[46]</strong></a>, come per opus Dei opus Diaboli transire sínitur, chi è quel Guido nipote del cardinal Ruini (ah questi cardinali), quanti suoi vice sono stati arrestati ecc.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Tutto, piú o meno a fondo, scordato e seppellito. Come ceneri tossiche in un campo, o una pecora morta; o come saranno seppelliti dalla Storia (se non è mia patetica illusione) tutti i grandi politici e industriali e i príncipi e generali grandi protagonisti di questi grandi tempi di munnezza. Parimenti in nessuna enciclopedia è citato il sommo traditore dei napoletani; alle sofferenze dei quali stette a guardare, scrive Lomonaco, «col riso dell’impudenza», «del tutto otturate le orecchie»; e né la cetra di Orfeo, né il flauto di Socrate avrebbe mosso a pietà quell’infimo, o il tale cardinale calabrese (ah questi cardinali), o gli altri affossatori della nostra repubblica.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Cosí spietata venga, se non la dea Nemesi, la damnatio umana.</p>
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<p align="center"><strong>Epilogo.</strong></p>
<p><span style="color: #FFF;">__</span>Il gran sole carico d’amore è tramontato nell’immensa lacrima che avvolge il piú del mondo e ha nome oceano, lasciandoci prima alla notte e poi alla sorda luna che impudente sorride disfiorando coi medusèi tentacoli il Tifata. Il suo funereo carro seguono farfatopi neroalati, spargendo per lo spazio la tenue sabbia degli incubi, invisibile come un flusso di nanoparticelle.<br />
<span style="color: #FFF;">__</span>Salendo abbraccerà in un sola fredda occhiata il lago d’Averno e la Reggia di Caserta, i Lagni contaminati e il carrozzone della Sibilla, i templi di Pæstum e le ville dei camorristi, il grattacielo osceno in via Medina e l’anfiteatro di Capua antica canoro di ruggiti fantasma, una strada di campagna dove un treruote porta a spasso sotto un telo alcuni bidoni di scorie abusive del nordest e la stazione di Napoli centrale con alcuni gentili noglobal del nordest seduti tra i loro zainetti in attesa del treno delle 4.07, la bianca palla aliena della centrale nucleare in letargo sul Garigliano e le ombre di Plinio e suo nipote che siedono presso la riva del mare e guardano con atarassia al Vesuvio che si prepara a curare le piaghe della Campania con il suo fuoco quello sí veramente purificatore, la tomba di Leopardi su cui riposa le ali chiuse come un libro chiuso una farfalla nei cui ommatídi si specchiano le prime nubi che tinteggia l’alba – ecco, è già lunedí e io non so come può concludersi questa storia – e il cantiere acerrano dove incompiuta torre nacque già rugginosa e sogna un suo finale babelico.</p>
<p></span>
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<p><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Garamond&quot;;"><br />
<a title="nota1" name="nota1"></a><strong>1.</strong> <em>gnomone</em>: «gobbo» televisivo. <a title="torna su" href="#testo1"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota2" name="nota2"></a><strong>2. </strong>Petizione lanciata dal Coordinamento regionale rifiuti il 21 maggio.<a title="torna su" href="#testo2"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota3" name="nota3"></a><strong>3.</strong> Che un Giulio Di Donato oltraggerà parlando di «cascàmi del sessantotto, scampoli di indiani metropolitani, rivoluzionari obesi, lussuriosi della protesta» riunitisi a Chiaiano «per una masturbazione collettiva nelle cave di tufo con tanto di orgasmo virtuale sognando la rivoluzione» (<em>Giustizialisti in agguato</em>, «Roma», 7 giugno).<a title="torna su" href="#testo3"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota4" name="nota4"></a><strong>4. </strong>Vedi per es. Attilio Bolzoni, <em>Le barricate in attesa dell’ora X tra ultras, guappi e centri sociali</em>, «la Repubblica», 27 maggio: «I “fetienti” […] sono pronti con le loro molotov […], forse anche con le loro armi». «Dietro piazza Titanic», scriveva due giorni prima, «qualcuno ha nascosto un piccolo arsenale» (<em>Il chilometro maledetto</em>); «forse qualcuno […] anche “fatto” di coca. I caporioni l’avevano distribuita gratis la polvere bianca» (<em>Irriducibili alla rotonda, la notte della resa e i tecnici entrano dal cancello secondario</em>, 28 maggio).<a title="torna su" href="#testo4"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota5" name="nota5"></a><strong>5.</strong> Sui rischi per la salute delle popolazioni residenti in prossimità di discariche (a norma) vedi per es. Mark S. Goldberg, Nohal Al-Homsi, Lise Goulet, Helene Riberdy, <em>Incidence of cancer among persons living near a municipal solid waste landfill site in Montreal, Quebec</em>, «Archives of Environmental Health», vol. 50, n. 6, novembre-dicembre 1995.<a title="torna su" href="#testo5"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota6" name="nota6"></a><strong>6.</strong> La loro è, scriverà Erri De Luca, «una rivolta compatta ma di forza quieta e ragionevole: ha accettato di trattare, di aspettare le conclusioni delle perizie scientifiche, di smobilitare la barricata nel frattempo» (<em>La repubblica di Chiaiano</em>, «il manifesto», 5 giugno).<a title="torna su" href="#testo6"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota7" name="nota7"></a><strong>7.</strong> Il 23 maggio. Due giorni dopo, sulla «Repubblica» si giustifica il tutto, in prima pagina, col lancio di fantomatici accrocchi esplosivi «contro la polizia che ha risposto caricando», e all’interno si cita Roberto Maroni: «qualcuno ha organizzato un attacco violento contro la polizia» (Liana Milella, <em>«Non ci sarà dialogo con chi usa le molotov»</em>). Controtestimonia Elisa Di Guida in una lettera aperta, scritta la sera stessa del 23: «Ma io ero lí. E la storia è un’altra. Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme […]. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza […]. Lo stato di polizia e l’atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia».<a title="torna su" href="#testo7"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota8" name="nota8"></a><strong>8. </strong>Emanuela Campochiaro.<a title="torna su" href="#testo8"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota9" name="nota9"></a><strong>9.</strong> Vedi per es. Dario Del Porto, <em>Chiaiano, il ferito caduto dal muro: «Ero appeso, manganellate sulle mani»</em>, «la Repubblica», 26 maggio.<a title="torna su" href="#testo9"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota10" name="nota10"></a><strong>10.</strong> Romolo Sticchi.<a title="torna su" href="#testo10"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota11" name="nota11"></a><strong>11.</strong> Decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 (il 9 luglio sarà convertito in legge). Nell’art. 9 è autorizzata la realizzazione di discariche in dieci località, tra cui Chiaiano; nell’art. 2 il sottosegretario di Stato con delega all’emergenza rifiuti in Campania è autorizzato a realizzare le discariche «anche in deroga a specifiche disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria».<a title="torna su" href="#testo11"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota12" name="nota12"></a><strong>12.</strong> Con l’art. 1 dell’ordinanza n. 3656 del 6 febbraio 2008.<a title="torna su" href="#testo12"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota13" name="nota13"></a><strong>13.</strong> «La decisione di Prodi di dare i contributi CIP6 ai tre inceneritori della Campania» (ancora non si era aggiunto alla lista quello di Napoli) «apre la porta per il ritorno in gara di A2A e di Veolia […] che ha avuto la scorsa settimana 6 dirigenti […] arrestati» (Alex Zanotelli, <em>Il ritorno dei CIP6: politica da inquinamento</em>, comunicato, 4 febbraio). Per inciso, Veolia è tra gli sponsor della fondazione di Umberto Veronesi, il quale parlò piuttosto bene degli inceneritori a <em>Che tempo che fa</em>, su RAI 3, il 20 gennaio; seguirono, tre giorni dopo, gli arresti di cui sopra (da non confondere con quelli di cui sotto). Al completamento dell’impianto di Acerra opera, attualmente, ancora la FIBE, massima responsabile dell’attuale disastro rifiuti; il cui amministratore delegato è un tale Massimo Malvagna. Martedí scorso, 27 maggio, l’AGI riportava: «Malvagna, intervistato dal GR1, assicura che il nuovo termovalorizzatore può bruciare tutto, anche rifiuti nocivi, e non è pericoloso». Lo stesso giorno il Malvagna, la Di Gennaro et alii venivano arrestati sotto accusa di falso ideologico, traffico illecito di rifiuti, truffa aggravata ai danni dello Stato ecc.<a title="torna su" href="#testo13"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota14" name="nota14"></a><strong>14.</strong> Con l’art. 4 dell’ordinanza n. 3657 del 20 febbraio 2008. Un mese e mezzo prima, Walter Ganapini ricordava: «non possono essere bruciate poiché non si sa cosa ci sia dentro. È notorio che sostanze tossiche provenienti da lavorazioni industriali sono state assemblate con rifiuti ordinari. Due anni fa, alcune ecoballe portate a Terni per essere smaltite si rivelarono radioattive e contaminarono l’inceneritore. […] La Germania si è detta pronta a stoccarle in grande profondità nel suo sottosuolo senza rischi ambientali. Una proposta che ha suscitato ironie ma che andrebbe presa in considerazione» (Simone Verde, <em>Fermiamo la lobby degli inceneritori</em>, «il manifesto», 6 gennaio).<a title="torna su" href="#testo14"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota15" name="nota15"></a><strong>15. </strong>L’Augustissima arciconfraternita della santissima Trinità dei pellegrini e convalescenti.<a title="torna su" href="#testo15"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota16" name="nota16"></a><strong>16.</strong> Del Forum del terzo settore e dell’ASCOM di Marano di Napoli.<a title="torna su" href="#testo16"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota17" name="nota17"></a><strong>17. </strong>I quali, destinati a incolonnarsi «dall’alba fino a mezzogiorno» per la già sovratrafficata via Santa Maria a Cubito ecc. e da qui «insinuarsi nel viottolo» che conduce alle cave, «rappresentano un incubo per chiunque abbia fatto anche una sola volta nella vita quella strada alle otto di mattina» (Antonio Menna, <em>Ragionamenti sul no a Chiaiano</em>, blog personale, 12 giugno).<a title="torna su" href="#testo17"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota18" name="nota18"></a><strong>18.</strong> Cardarelli, Cotugno, Monaldi, Pascale.<a title="torna su" href="#testo18"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota19" name="nota19"></a><strong>19. </strong>O meglio a dilapidarne per «una spesa totale accertata di oltre 2 miliardi di euro» (Paolo Chiariello, <em>Monnezzopoli. La grande truffa</em>, Tullio Pironti, Napoli 2008, p. 52).<a title="torna su" href="#testo19"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota20" name="nota20"></a><strong>20.</strong> <em>cupa</em>: strada di campagna, incassata rispetto al piano, e sovrastata da una volta d’alberi.<a title="torna su" href="#testo20"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota21" name="nota21"></a><strong>21.</strong> Su questo tema vedi per es. Francesca Pilla, <em>«I siti alternativi ci sono, a bloccarli è De Mita»</em>, «il manifesto», 15 gennaio 2008. O anche la relazione tenuta da Giovan Battista de’ Medici a una conferenza stampa delle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il 12 maggio 2007: «Io feci un discorso molto chiaro alla dottoressa Di Gennaro […]: “Dottoressa, io le ho consegnato la relazione dei siti che secondo me sono i migliori […]; però voi volete continuare per forza su Serre […]. Allora io non capisco questa situazione; […] se ci sono siti alternativi idonei a ospitare discariche, […] perché si insiste sulle aree protette?”». Circa un anno dopo, cinque giorni fa, Marta Di Gennaro – ex vice di Bertolaso – è stata arrestata. Una sua frase resterà famosa: «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare a fare quello» (citata da lei stessa in una telefonata a Guido Bertolaso, 28 giugno 2007).<a title="torna su" href="#testo21"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota22" name="nota22"></a><strong>22.</strong> Varietà che cresce sull’omonima collina fin dal 1629, si narra, quando donna Catarina Mandrie y Manriquez de Mendoza marchesa di Cirella – allontanata da Madrid, dacché Elisabetta di Francia la seppe amante di Filippo IV, e fatta principessa di Marano – qui trapiantò una dozzina di ciliegi portati con sé a ricordo della Spagna.<a title="torna su" href="#testo22"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota23" name="nota23"></a><strong>23.</strong> Il secondo comma dell’art. 9 del citato decreto legge del 23 maggio autorizza lo smaltimento in discarica delle tipologie di rifiuti pericolosi contraddistinte dai codici CER 19.01.11 (ceneri pesanti), 19.01.13 (ceneri leggere), 19.02.05 (fanghi industriali) ecc. Si noti, inoltre, che il governo precedente ha esteso il segreto di Stato anche allo smaltimento delle scorie prodotte dagli inceneritori e da altri – quale in teoria quale in pratica – «impianti civili per produzione di energia» (punto 17 dell’allegato al decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’8 aprile 2008).<a title="torna su" href="#testo23"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota24" name="nota24"></a><strong>24.</strong> Assessore tecnico all’ambiente della regione Campania.<a title="torna su" href="#testo24"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota25" name="nota25"></a><strong>25.</strong> Roxy Bar, corso Dante. La vittima era scesa di casa ad acquistare delle bibite per i figli.<a title="torna su" href="#testo25"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota26" name="nota26"></a><strong>26.</strong> Armati di una calibro 9×21 e di una calibro 9 short, dalle quali sono partiti diciotto proiettili.<a title="torna su" href="#testo26"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota27" name="nota27"></a><strong>27.</strong> Primo incriminato Claudio De Biasio, all’epoca vice di Bertolaso. Lui, i fratelli Orsi et alii sono stati arrestati il 3 aprile 2007 sotto accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, concorso esterno in associazione mafiosa di stampo camorristico, favoreggiamento ecc. «A questo punto arrivati, chiunque avrebbe pensato che Claudio De Biasio […] sarebbe stato messo da parte. E invece […] ricompare a Roma, negli uffici della Protezione civile, quindi sempre alle dipendenze di Guido Bertolaso» (Paolo Chiariello, op. cit., pp. 171-172).<a title="torna su" href="#testo27"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota28" name="nota28"></a><strong>28.</strong> In ispecifico, della confederazione dei Casalesi e del clan mondragonese dei La Torre.<a title="torna su" href="#testo28"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota29" name="nota29"></a><strong>29.</strong> La chiesa dello Spirito Santo, a circa un chilometro da quella del funerale, Maria Santissima Preziosa.<a title="torna su" href="#testo29"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota30" name="nota30"></a><strong>30. </strong>Il banchetto si terrà all’Hotel Raito di Vietri sul Mare. Lo guasterà una retata della squadra mobile di Caserta.<a title="torna su" href="#testo30"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota31" name="nota31"></a><strong>31.</strong> Francesco Schiavone, in carcere dall’11 luglio 1998. Il 19 giugno 2008 verrà confermata la sua condanna all’ergastolo.<a title="torna su" href="#testo31"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota32" name="nota32"></a><strong>32.</strong> Nessuna scorta, invece, a Michele Orsi, malgrado la richiesta del suo avvocato.<a title="torna su" href="#testo32"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota33" name="nota33"></a><strong>33. </strong>Sull’autostrada A1, direzione Reggio Emilia, nei pressi del casello di Modena nord.<a title="torna su" href="#testo33"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota34" name="nota34"></a><strong>34.</strong> Non sarebbe però «la camorra con la C maiuscola» quella che – secondo certa stampa – «Ingaggia bande di ultras, facili alla cocaina», e sta «dietro quelle barricate»; bensí «delinquenza di quartiere che ha piccoli interessi edilizi intorno alle cave e li vedrebbe impoveriti dallo smaltimento dei rifiuti» (Giuseppe D’Avanzo, <em>La città che gioca con i suoi vizi</em>, «la Repubblica», 27 maggio).<a title="torna su" href="#testo34"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota35" name="nota35"></a><strong>35. </strong>«Intanto, di certo c’è solo che, a norma di legge, per essere idoneo a ospitare una discarica, il sito deve essere stabile, il suolo impermeabile, lontano da falde acquifere e coltivazioni di pregio, ospedali e centri abitati, facilmente raggiungibile dai mezzi. “A Chiaiano non c’è nemmeno una di queste condizioni” commenta Ortolani. […] “Le cave adiacenti sono già crollate [e] tutta la zona è molto instabile anche perché, con le piogge, l’acqua dilava attraverso le cave e finisce nella falda sottostante. […]”. [Quelli del] commissariato sono convinti di poter effettuare l’impermeabilizzazione “ma sono sfortunati – commenta il geologo – perché a giugno è caduta molta pioggia e si è visto che il terreno l’ha assorbita tutta, non c’è nessuna fascia di terreno argilloso o altro che la blocchi in tutta la zona. In queste condizioni, bastano 15-30 giorni al percolato per arrivare in falda”» (Adriana Pollice, <em>«Ma il tavolo tecnico in realtà non c’è mai stato»</em>, «il manifesto», 24 giugno). E quandanche riuscisse l’impermeabilizzazione, sarebbe disastro: «Chi vive a Marano lo sa: quando piove, dalla collina dei Camaldoli arriva un torrente di detriti nel centro storico […] perché sulla collina hanno costruito abusivamente, i terreni che assorbivano l’acqua piovana non ci sono piú. La pioggia impatta l’asfalto e scivola a valle. Puntualmente si allaga il quartiere del Truglio […]. Sull’altro versante dei Camaldoli, quello delle cave, la terra e il tufo, invece, assorbono ancora e il torrente di detriti non arriva sulle case. Se le cave vengono occluse e la zona impermeabilizzata, oltre che urbanizzata per il passaggio dei camion, anche quel ventricolo della collina pomperà acqua e detriti durante le piogge. Saremo invasi da due lati. Ci vuole poco a fare la fine di Sarno» (Antonio Menna, art. cit.).<a title="torna su" href="#testo35"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota36" name="nota36"></a><strong>36. </strong>Cfr. Franco Ortolani, <em>Chiaiano: perché il quotidiano «la Repubblica» diffonde notizie false?</em>, comunicato, 9 giugno.<a title="torna su" href="#testo36"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota37" name="nota37"></a><strong>37.</strong> Vedi Giorgio Bocca, <em>A Napoli rivolte popolari contro il popolo</em>, «il Venerdí di Repubblica», 6 giugno. Ivi il Bocca tra l’altro sbotta, confusionario: «Ma cosa vogliono questi sofisti della Magna Grecia, che non solo hanno permesso alla camorra di diventare governo, ma sostengono anche che sia conveniente e giusto assecondarla in questa manifestazione d’inciviltà che è la sepoltura di Napoli sotto una coltre di immondizie?». Commenterà la blogger Ciboulette (riferendosi non a noi «sofisti», ovviamente, ma a lui): «Se questi sono gli intellettuali che abbiamo, non voglio pensare a cosa sono gli ignoranti».<a title="torna su" href="#testo37"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota38" name="nota38"></a><strong>38. </strong>«Non capisco come è possibile che la Di Gennaro risulti colpevole e lui ne esca pulito» (Nando Vignola, <em>Promesse, monnezza e “intoccabili”</em>, «La voce democratica», 5-19 giugno). Illuminante in proposito mi sembra Claudio Lanti, <em>Guido Bertolaso, l’uomo dalla mano d’oro</em>, «La Velina Azzurra» (supplemento di «Italian Outlook»), 13 gennaio 2005.<a title="torna su" href="#testo38"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota39" name="nota39"></a><strong>39.</strong> O dire, ampliando il tiro, che «l’Italia che va in piazza a Chiaiano incarna la parte piú meschina del Paese» (Michele Brambilla, <em>L’Italia dei peggiori</em>, «il Giornale», 26 maggio).<a title="torna su" href="#testo39"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota40" name="nota40"></a><strong>40.</strong> Il 19 giugno, in una riunione convocata dall’Assessorato all’urbanistica della provincia di Napoli.<a title="torna su" href="#testo40"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota41" name="nota41"></a><strong>41.</strong> Vedi due articoli di Conchita Sannino che appariranno il 4 giugno rispettivamente su «la Repubblica» e «la Repubblica Napoli»: «Un affare da 100 milioni di euro aleggia sui suoli edificabili che circondano la cava della discordia di Chiaiano. Proprio lí dovrebbero nascere 570 appartamenti, una maxi lottizzazione […] i cui profitti verrebbero drasticamente minacciati dall’avvento della discarica» (<em>Centinaia di case vicino alla discarica: la superprocura indaga su Chiaiano</em>); da ciò «il sospetto che qualcuno abbia provato o stia provando a strumentalizzare la protesta» (<em>Chiaiano, tutti i sospetti del sindaco sulla maxi lottizzazione edilizia</em>). Si tratterebbe, secondo «la Repubblica Napoli», di una certa Marlin costruzioni.<a title="torna su" href="#testo41"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota42" name="nota42"></a><strong>42. </strong>Per il che, ricorderà il geochimico Domenico Cicchella, «C’è già una grossa contaminazione di piombo e antimonio […]. Quindi […], volendo allestire una discarica nella cava, sarebbe necessaria prima la bonifica, che peraltro è estremamente costosa» (Comune di Marano di Napoli, <em>Cava di Chiaiano, i tecnici di parte: indagini allo stato sono approssimative</em>, comunicato, 19 giugno).<a title="torna su" href="#testo42"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota43" name="nota43"></a><strong>43. </strong>Cane citato anche in Marcello Anselmo, <em>La sagra della monnezza</em>, «Napoli Monitor», maggio-giugno, pp. 1 e 5.<a title="torna su" href="#testo43"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota44" name="nota44"></a><strong>44.</strong> Vedi dichiarazione del Ministero dell’ambiente della Sassonia riportata dall’ANSA il 21 maggio.<a title="torna su" href="#testo44"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota45" name="nota45"></a><strong>45.</strong> Dove ormai si attua il riciclo pressoché al 100%.<a title="torna su" href="#testo45"><strong>[»]</strong></a><br />
<a title="nota46" name="nota46"></a><strong>46.</strong> La Benetton controlla un terzo della IGLI, azionista di maggioranza della IMPREGILO (fino al 2005 una cosa di Cesare Romiti), che a sua volta controlla la FIBE, «una società “protetta” dal governo e vicina al Vaticano» (Giantomaso De Matteis, <em>In un contratto l’oro della FIBE, la società “figlia” di IMPREGILO</em>, «la Repubblica Napoli», 26 febbraio 2005). Che in questo «grande affare trasversale» sia implicato il Vaticano lo ha esplicato, per es., Tommaso Sodano (attualmente sotto scorta) nella sua relazione al convegno <em>Gestione rifiuti in Campania: cronaca di un disastro</em>, Palazzo Marigliano, Napoli, 22 ottobre 2006.<a title="torna su" href="#testo46"><strong>[»]</strong></a></span></p>
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