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	<title>bianca Madeccia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Creature di cenere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2013 07:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[27 bambine inutili]]></category>
		<category><![CDATA[bianca Madeccia]]></category>
		<category><![CDATA[microtesti]]></category>
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					<description><![CDATA[di Bianca Madeccia Studiava silenziosamente le fondamenta del creato, intima, fonda come un sentimento del quale si ha pudore. Un edificio quando ben costruito può sostenere, in condizioni normali, pesi immani, tensioni fortissime. Ci sono tuttavia delle piccole falle, dei varchi qua e là, attraverso i quali lei poteva passare e infilarsi nelle oscillazioni interiori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Bianca Madeccia</strong></p>
<figure style="width: 198px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" alt="" src="http://www.artchive.com/artchive/r/richter/thumb/richter_rby.jpg" width="198" height="200" /><figcaption class="wp-caption-text">Gerhard Richter &#8211; Red-Blue-Yellow (1972)</figcaption></figure>
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Studiava silenziosamente le fondamenta del creato, intima, fonda come un sentimento del quale si ha pudore. Un edificio quando ben costruito può sostenere, in condizioni normali, pesi immani, tensioni fortissime. Ci sono tuttavia delle piccole falle, dei varchi qua e là, attraverso i quali lei poteva passare e infilarsi nelle oscillazioni interiori di tutto quanto vive. Nelle ruote del treno, nelle mani senza guanti, negli operai della fabbrica, negli ascensori costanti, nell’aspettativa ansiosa degli spazi semiaperti. Si trattava solo di essere accorte e di assumere l’aspetto del vulcano spento.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">La bimba di sale all’esterno era durissima compatta come un pavimento di marmo. Il suo interno non era liscio e uniforme ma abitato da migliaia di pentagoni, esagoni, ottagoni, da un susseguirsi di figure friabili collegata l&#8217;una all&#8217;altra. Disegni sempre diversi, esplosioni di geometrie composte. Dentro lei miliardi di cristalli riflettevano la luce rompendola in un&#8217;infinità di piccoli raggi accecanti. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Ha un buco nero in mezzo agli occhi che a guardarlo dà le vertigini, come se ci si potesse sprofondare. La bambina spezzata non piange mai. Le lacrime, i rimpianti, portano via troppo tempo. Senza tenerezza né piacere, estenuata marcia verso il sacrificio. Il suo sguardo non perdona e ricorda ad ogni istante che sebbene l’archetto sia appeso sul muro, accanto al violino, le corde sono tutte troncate e non lo si può più suonare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Incredula, al cospetto della terra, delicata e condannata si dirige dove gli altri bambini non vanno mai. Con le mani colme di febbre ogni giorno ascolta parole di tenerezza spaventosa esalare incessantemente dalle ossa nascoste sotto i gigli che ondeggiano nel mare. Trema, e a forza di tremare, il suo corpo prima o poi, con un tintinnìo d’argento si infrangerà in mille schegge di cristallo acuminato sulle piastrelle del pavimento, assieme alle perle vive del suo sangue. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">La bimba tutta occhi ha la pelle marcescente sbiancata dall’assenza di luce, segregata in una esistenza minerale vive ancora immersa nella terra, sotterranea, mai fiorita. Nella semplice, totale assenza di rumore, a occhi spalancati, nel buio, cerca di immaginare per un attimo la gloria pulviscolare della luce.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Lei, uccello della notte, cresce circondata da cose che non le riesce né di nominare né di percepire e non ha parole per trattare con il mistero che la separa dalla vita.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">La bambina affamata ogni sera, dopo aver rinchiuso le luci nell’armadio, divora un pasto di ansia e solitudine mentre il cibo divora lei e ogni suo residuo pensiero di vivere. Due voracità che non commuovono perché in esse non c’è un solo segnale che lasci sperare in un riscatto. Questa storia è un vaso ermeticamente chiuso, un sistema concluso non conosce non saprà mai cosa possa voler dire divorare insaziabilmente la strada.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Di giorno mamma Calibano le lega mani e le mette un bavaglio la afferra per un braccio e le fa fare il giro del giardino. Mamma la ucciderebbe piuttosto che farla fuggire via. Tutte le sere prima di addormentarsi pensa a quello che un giorno avrebbe fatto. Aspettare che i chiavistelli venissero tolti, sì, e spingere la porta in fuori con tutta la forza possibile. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Oppure una galleria. Spesso guarda i muri per capire se ci siano pietre che si possano smuovere facilmente. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">I vicini la osservano con gli occhi pieni d’odio e lei per gioco riversa aromi di fiori velenosi nelle culle dei neonati e nei letti nuziali. Papà l’ha ceduta al diavolo con un patto firmato con gocce di sangue ora la foresta di notte chiama forte il suo nome. L’uomo che la sposerà morirà durante la prima notte di nozze, sarà il Diavolo stesso a torcergli il collo, che poi se ne andrà, così come era venuto, quando si spengono tutte le luci che illuminano la festa danzante e i tempi si saldano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">Le bambine dallo sguardo di pietra, quando si allontanano da casa, portano sempre con sé coltelli. Nella foresta, dove sei sola e costantemente in pericolo anche la vegetazione è malvagia e i rami ti si avviluppano attorno ma se lasci per un solo istante il sentiero, i lupi ti mangeranno. Temi e fuggi il lupo, perché dietro ogni lupo, c’è dell’altro e quel che del lupo appare, spesso non è tutto. Per questo i coltelli sono grandi quasi quanto loro, e le lame, affilate ogni giorno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Adobe Garamond Pro;"><span style="font-size: large;">La bambina elettrica sapeva parlare al fulmine che incendia, a quello che distrugge, a quello che non brucia. Figlia di una scintilla e di una goccia d’acqua, da sempre giocava con vortici, lampi, tuoni e centraline d’energia. Fu il giorno in cui stava inseguendo un cambiamento che per caso inventò il maremoto. Ma lasceremo questa storia in sospeso perché qui miliardi di prodigi ritornano e forse, dall’attesa, nasceranno altre favole.</span></span></p>
<p><strong>da <em>27 bambine inutili</em></strong></p>
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		<title>In Differenti Menti : Canio Loguercio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2011 07:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bianca Madeccia]]></category>
		<category><![CDATA[canio loguercio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Jonida Prifti]]></category>
		<category><![CDATA[Sonia Gentili]]></category>
		<category><![CDATA[Teatri di vetro]]></category>
		<category><![CDATA[Villetta alla Garbatella]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Formisano]]></category>
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					<description><![CDATA[ALLA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL “TEATRI DI VETRO” OLTRE 50 POETI PER UNA MARATONA DI 10 GIORNI DI LETTURE DI “SUPPLICHE D’AMORE” Teatri di vetro 5 – Roma 19/28 maggio 2011 – Teatro Palladium e spazi urbani della Garbatella Stasera 19 maggio, dalle 20.00 alle 23.30, nella Villetta alla Garbatella, via Passino 3 Roma (a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2-300x200.jpg" alt="" title="aaretro-tdv2" width="300" height="200" class="aligncenter size-medium wp-image-39070" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/aaretro-tdv2.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>ALLA QUINTA EDIZIONE DEL FESTIVAL “TEATRI DI VETRO” OLTRE 50 POETI PER UNA MARATONA DI 10 GIORNI DI LETTURE DI “SUPPLICHE D’AMORE”</p>
<p><strong>Teatri di vetro 5 – Roma 19/28 maggio 2011 – Teatro Palladium e spazi urbani della Garbatella</strong></p>
<p><em>Stasera 19 maggio, dalle 20.00 alle 23.30, nella Villetta alla Garbatella, via Passino 3 Roma (a due passsi dal Palladium) primo appuntamento con la maratona &#8220;Amaro fu l&#8217;amore, radiosa la sua idea&#8221; con: Vittorio Formisano, Sonia Gentili, Jonida Prifti, Francesco Forlani, Bianca Madeccia.</em></p>
<p><strong>AMARO AMMORE</strong> a cura di <a href="http://caniologuercio.wordpress.com">Canio Loguercio</a> è il primo raduno poetico itinerante in Italia per la condivisione di “suppliche d’amore”.  Un network, una performance, un happening, un concerto, un reading-live, un festival, un rito collettivo che coinvolge poeti, musicisti, artisti, associazioni di quartiere, ecc..<br />
<span id="more-39069"></span></p>
<p> Si comincia l’1 maggio con la raccolta delle “suppliche” in giro per Roma: 18 taniche realizzate dall’artista Vittorio Formisano, con la collaborazione di NUfactory, collocate in luoghi strategici della città, serviranno a raccogliere i testi.. Tutti possono partecipare.. anche inviando il proprio contributo poetico (testo o audio) direttamente all’indirizzo amaroammore@gmail.com. L’elenco dei luoghi dove trovare le 18 taniche è pubblicato sulla pagina AMARO AMMORE di caniologuercio.wordpress.com o nel sito www.teatridivetro.it.</p>
<p> 19-27 maggio – MARATONA di poesie d’amore “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”<br />
(La Villetta, Via Francesco Passino,26)</p>
<p> Dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, in una stanza della Villetta (storica sezione comunista romana alla Garbatella) trasformata in una sorta di “supplicario” dall’artista Formisano, circa 50 poeti si alterneranno nella lettura delle loro poesie d’amore: una vera e propria maratona.<br />
Qui inoltre sarà possibile lasciare altre “suppliche” o scriverle direttamente sui muri con un pennarello, piuttosto che con un chiodo..<br />
A segnalare il luogo, un lungo drappo al vento con la scritta “Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”.</p>
<p>I poeti che parteciperanno alla MARATONA DI SUPPLICHE D’AMORE alla Villetta dal 19 al 27 maggio, ogni sera dalle 21.00/21.30 alle 23.30, sono: Vittorio Formisano, Sonia Gentili, Jonida Prifti, Francesco Forlani, Bianca Madeccia, Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Francesco Onìrige, Marino Santalucia, Maria Grazia Calandrone, Leopoldo Attolico, Marcello Tagliente, Rita Florit, Giuseppe Boy, Rita Iacomino, Jacopo Bosio, Michele Fianco, Marco Righetti, Massimo Pacetti, Marzia Spinelli, Cinzia Marulli, Monica Martinelli,  Sonia Cincinelli, Antonietta Tiberia, Leda Palma, Maurizio Soldini, Donatella Mei, Lucianna Argentino, Faraòn Meteosès, Marco Palladini, Nerina Garofalo, Roberto Raieli &#038; Lucia Staccone, Leili Galehdaran, Elena Ribet, Alessia Fava, Sara Davidovics, Luciana Vasile, Pietro Secchi.</p>
<p> <strong>28 maggio – HAPPENING FINALE</strong><br />
Il 28 maggio, nel lotto antistante la Villetta, serata conclusiva del Festival con le canzoni appassionate di Canio Loguercio, una decina di altri poeti, vari musicisti, alcuni dei ragazzi di Hagape 2000 (Associazione che si occupa dei giovani disabili del quartiere) e ballo finale col Centro Anziani della Garbatella, curato dal Centro Studi Danza di Maria Luce Enna.<br />
A questa serata (con Paolo Modugno al live mixing) parteciperanno i poeti Maria Grazia Calandrone, Franco Buffoni, Gabriele Frasca, Tommaso Ottonieri, Gilda Policastro, Bianca Madeccia, Antonietta Tiberia, Lidia Riviello, Roberto Alessandrini, Roberto Raieli, Pietro Secchi, Mario Lunetta, Marzia Spinelli e i musicisti Rocco De Rosa (piano), Alessandro D’Alessandro (organetto), Nora Tigges (voce), Alfonso D’Amora (chitarre) con Laura Saadiah (danza) e Saleh Tawil (voce), Antonio Franciosa (percussioni), Pasquale Innarella (fiati) e Simona Galeano clarinetto,  Alessia Alacevich sax contralto, Annalisa Marianecci sax tenore, Michela Lombardozzi sax baritono, del gruppo Stacchi a Spillo.</p>
<p>Le immagini che saranno proiettate sono del video artista Antonello Matarazzo.  </p>
<p>e ancora…</p>
<p>Mercoledì 18 maggio, dalle 21.30<br />
TEATRI DI VETRO 5 &#038; AMARO AMMORE<br />
POETRY SESSION SENTIMENTALE<br />
Opening Party<br />
al<br />
KE NAKO, Via dei Piceni, 24/26, San Lorenzo – Roma<br />
www.kenako-online.com</p>
<p>***</p>
<p>AMARO AMMORE al “Festival Teatri di vetro” è un progetto di Canio Loguercio, con il coinvolgimento di Vittorio Formisano (“Amaro fu l’amore radiosa la sua idea”), Antonello Matarazzo (immagini video), Paolo Modugno (audio live mixing) in collaborazione con NUfactory – Controchiave – Centro Anziani Pullino –Centro Studi Danza di Maria Luce Enna – Hagape2000 e con Lìnfera, Silenzi in forma di poesia, in pensiero, LaRecherche.it, Festival Rifrazioni e Bianca Madeccia &#038; Antonietta Tiberia</p>
<p>coproduzione: teatridivetro festival</p>
<p>****<br />
www.facebook.com/amaro.ammore<br />
www.teatridivetro.it<br />
http://caniologuercio.wordpress.com</p>
<p><strong>Hanno già aderito e /o partecipato alle altre tappe del progetto AMARO AMMORE:</strong></p>
<p>Sebastiano Aglieco, Paola Turroni, Rita Florit, Mariano Bottoli, Veronica Vismara, Lorenzo Pierobon, David Rossato, Alessandro D’Alessandro, Rocco De Rosa, Maria Pia De Vito, Davide Abbruzzese, Domenico Mannelli, Peppe Piga, Michele Rabbia, Bianca Madeccia, Gilda Policastro, Maria Grazia Calandrone con Arturo Casu, Jonida Prifti, Lidia Riviello, Tommaso Ottonieri, Francesca Moro, Marcello Tagliente, I ragazzi di BIriciclabile, Antonello Matarazzo , Susy Trisolini, Egiziana Corossi, Carla Ambrosoli, Tania Simonia – Associazione Kiriku’, Paolo Modugno , Stefano Rana, Alfonso D’Amora, Andrea Pochetti e Mauro Carulli – Muvideo, Sebastiano Gulisano, Staff Festival RIFRAZIONI, Alexandra Petrova, Dome Bulfaro, Franco Buffoni, Chiara Daino, Sara Davidovics, Michele Fianco, Francesco Forlani, Gabriele Frasca, Rosaria Lo Russo, Enzo Mansueto, Giovanna Marmo, Monica Matticoli, Luigi Nacci, Gianmaria Nerli, Marco Palladini, Federico Romagnoli, Luigia Sorrentino, Marco Simonelli, Valentina Tinacci, Sara Ventroni, Lello Voce, Mariangela Guatteri, Lucia Pinto, Antonella Bukovaz, Annamaria Ferramosca, Francesca Cricelli e Alex Dias, Marthia Carrozzo, Franco Arminio, Beppe Sebaste, Domenico Cipriano, Costanzo Ioni, Marina Minet, Ivano Mugnaini, Sergio Zuccaro, Erminia Passannanti, Mariangela Guatteri, Eugenio Lucrezi, Maria Pina Ciancio, Gianluca Chierici, Biagio Lieti, Marilena Renda, Monica Puleo, Doris Emilia Bragagnini, Rina Accardo, Maria Grazia Casagrande, Elvio Cipollone, Angelo Tozzi, Caterina Vicino, Roberto Ferrari, Giuseppe Napolitano, Luigi Socci, Giuseppe Boi, Michele Caccamo, Sebastiano Adernò, Silvia Tessitore, Antonio Bassano, Roberto Ferrari, Antonio Spagnuolo, Vincenzo Mascolo, Paolo Ferrante, Maura Gigliotti, Raffaella Rossi, Lucianna Argentino, Fabio Barcellandi, Dalal Ghanoum, Rita Pellegrini, Gaetano Calabrese, Elisabetta Malantrucco, Marino Santalucia, Rossana del Zio, Ivana Moser, Franco La Vigna, Alberto Dalla Libera, Marzia Ercolani, Adriana Vitali Veronesi, Leone D’Ambrosio, Alfredo Sorrini, Anna Maria Pugliese, Monica Seksich, Petra Sepowski, Paola Sagrado, Paola D’Agnese, Federico Fiocchi, Giuseppe Bonifati, Margherita Macrì, Angela Maria De Fina, Silvana Kuhtz, Fiammetta Baralla, Giorgio Maimone, Camilla Gilardoni,Tiziana Bagatella, Tamara Bartolini, Maria Basile, Michele Baronio, Peppe Bosone, Antonio Cesari, Marzia Ercolani, Francesca Farcomeni, Carmen Iovine, Mariella Lo Sardo, Silvana Matarazzo, Stefano Rana, Marco Solari, Enea Tomei, Alessandra Vanzi, Marialuisa Giordano (ufficio stampa AMARO AMMORE), Marialetizia Sabatino (Cous Cous Sharing ), Giusy Lombardi (collaborazione alla realizzazione dei materiali), Collettivo CERCLE</p>
<p>“Punti di raccolta delle suppliche d’amore” a Roma a partire dall’1 maggio</p>
<p>360°  sud                               Via A. Toscani 11/13<br />
India Libreria                      Lungotevere Vittorio Gassmann<br />
Ke Nako                                 Via dei Piceni 22/24<br />
Enoteca Vicino                   Via del Pigneto, 25<br />
Scuola Popolare Testaccio     Via Monte Testaccio, 91<br />
Libreria Bibli                       Via dei Fienaroli, 28<br />
ESC Atelier Autogestito  Via dei Volsci 159<br />
Lavori in corso                   Via di San Martino ai Monti 7 A<br />
Teatro Palladium               Piazza Bartolomeo Romano, 8<br />
Libreria Zafari                    Via dei Volsci, 62<br />
Libreria Punto Einaudi   Via Giulia 81A<br />
Libreria Lithos                   Via Vigevano 15<br />
Angelo Mai                          Via delle Terme di Caracalla 51A<br />
Palazzo del Municipio XI Via Benedetto Croce, 50<br />
Casetta Rossa                     Via Magnaghi, 14<br />
Osteria Rouge                    Piazza dei Siculi, 6<br />
Duncan 3.0                         Via Anassimandro, 15</p>
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		<title>due passi (fare)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/08/11/due-passi-fare-3/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 14:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[bianca Madeccia]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Teti]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forlani detto il furlen]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia contemporanea italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Bianca (Per le spose suicide di Kabul) Siamo gli oscuri fiori affilati cresciuti all&#8217;ombra delle chiesefabbriche di bambole, piedi nudi su strade scoscese. Ascolta le nostre preghiere nell&#8217;ora in cui il tuo nome è invocato, concedici oggi di morire a Kabul, città di poeti e di vergini suicide polvere tra le macerie del mondo, ceneri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bianca</strong></p>
<p><em>(Per le spose suicide di Kabul)</em><br />
Siamo gli oscuri fiori affilati cresciuti all&#8217;ombra delle chiesefabbriche di bambole, piedi nudi su strade scoscese.</p>
<p>Ascolta le nostre preghiere nell&#8217;ora in cui il tuo nome è invocato,<br />
concedici oggi di morire a Kabul, città di poeti e di vergini suicide<br />
polvere tra le macerie del mondo, ceneri in un letto di sale. </p>
<p>Dacci la chiarezza massima, concedici il fuoco,<br />
perché noi ardiamo dal desiderio di vedere,<br />
ardiamo dal desiderio di non sopravvivere<br />
ardiamo di buio nel buio verso il buio. </p>
<p>Dacci oggi il kerosene della nostra morte<br />
                          <em>amen</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/small75.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/small75-300x290.jpg" alt="small75" title="small75" width="300" height="290" class="aligncenter size-medium wp-image-20235" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/small75-300x290.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/small75.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><strong>Fabio</strong></p>
<p>Figure di soltanto epitèli, corticali<br />
queste ai margini dell’occhio<br />
mobili, agli angoli d’asfalto<br />
dove squallide le ecchimosi:<br />
allumini uomini, storte stagnole,<br />
buste lacere di scarti inabili a<br />
rifarsi suolo, almeno questo, falde<br />
di fossili, di scuri scisti quando qui rinuoteranno<br />
orche e cetacei, le mante immense,<br />
fra i pilastri delle tangenziali<br />
le meduse come folli<br />
fosfori d’abisso</p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Della serie : femmine toste (II)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/11/06/della-serie-femmine-toste-al-final/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 13:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[bianca Madeccia]]></category>
		<category><![CDATA[donne e fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[donne partigiane]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[di Bianca Madeccia «La donna deve obbedire, nel nostro Stato essa non deve contare». «La Patria si serve anche spazzando la propria casa». «La donna ideale deve diventare tre, cinque, dieci volte mamma». Premi di natalità, tasse sui celibi, medaglie e menzioni per le madri prolifiche. Fu una campagna martellante quella che Mussolini impose alle [&#8230;]]]></description>
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<p>di<br />
<strong>Bianca Madeccia</strong></p>
<p>«<em>La donna deve obbedire, nel nostro Stato essa non deve contare</em>». «La Patria si serve anche spazzando la propria casa». «La donna ideale deve diventare tre, cinque, dieci volte mamma». Premi di natalità, tasse sui celibi, medaglie e menzioni per le madri prolifiche. Fu una campagna martellante quella che Mussolini impose alle donne. L’Italia per diventare una grande potenza aveva bisogno di molti figli: bisognava perciò obbligare le madri a restare a casa per procreare. E intanto la pubblica amministrazione provvedeva a emarginarle, le università alzavano le tasse per le studentesse, i salari delle operaie venivano ridotti del 65 per cento.<br />
“<em>Quattordici, sedici, diciotto</em>”. Novantatré donne sfilano in rassegna mentre l&#8217;altoparlante scandisce non il loro nome ma il numero dei figli.<br />
<span id="more-10561"></span><br />
 E’ il 13 dicembre 1933, una delle tante giornate nazionali della madre e del fanciullo.  Le madri più prolifiche (almeno quattordici figli) vengono ricevute da Benito Mussolini e dal Papa, e ricevono un premio in denaro. In quella occasione il primato va a una donna napoletana: diciotto bimbi.<br />
«<em>La donna deve obbedire nel nostro Stato essa non deve contare</em>», scriveva nel &#8217;31 Mussolini. L&#8217;Italia per diventare una grande potenza ha bisogno di bambini.<br />
Al termine della prima guerra mondiale la situazione era drammatica: inflazione paurosa, crisi economica gravissima, disoccupazione crescente. La guerra, però, aveva involontariamente reso le donne importanti. Lo Stato, che aveva bisogno del loro lavoro nelle città e nelle campagne vuote di uomini le aveva chiamate a rimpiazzare i soldati partiti al fronte: ora esse sono delle pericolose concorrenti da far tornare al più presto tra le mura domestiche.<br />
Nell&#8217;autunno del &#8217;20 la decisione del governo Giolitti: le donne assunte durante la guerra dovranno essere licenziate per far posto ai reduci di guerra. </p>
<p>Intanto la popolarità di Mussolini è in continuo aumento. Le cronache del tempo raccontano con entusiasmo di un suo duello con il deputato fascista Ciccotti che dopo quattordici assalti viene preso da una crisi cardiaca mentre il futuro duce “<em>rimane fresco come una rosa</em>”.<br />
Nel novembre del &#8217;21 il Movimento dei Fasci, finanziato sempre più massicciamente dalla borghesia, si trasforma in movimento politico. Il congresso di fondazione del Partito Nazionale Fascista (Pnf) avviene a Roma nell&#8217;Augusteo. Mussolini propone di ridurre le funzioni del Parlamento e dello Stato, si pronuncia per il liberismo e la privatizzazione delle aziende pubbliche: telefoni, poste e telegrafi, ferrovie.<br />
Il Pnf fu un partito diverso da tutti, con una sua organizzazione paramilitare, gli squadristi, e con una base di massa (duecentodiciottomila iscritti, duemila più dei socialisti) all&#8217;atto stesso della sua nascita. Il venticinque per cento composto da giovani sotto i vent’anni.<br />
Durante il ventennio fascista le donne furono emarginate dalla pubblica amministrazione, le università alzarono le tasse per le studentesse, i salari delle operaie furono ridotti del sessantacinque per cento. L&#8217;altra faccia della luna furono i premi di natalità, la tassa sui celibi, le medaglie e le menzioni per le madri prolifiche.</p>
<p>In parallelo alla costituzione del Pnf si organizza anche il Movimento femminile fascista. Il nuovo statuto stabilisce esplicitamente che le donne parteciperanno ai raduni, faranno propaganda e opere caritative, ma in nessun caso dovranno occuparsi di politica.<br />
Nel gennaio del &#8217;23 il governo ribadisce il licenziamento delle donne assunte dalle amministrazioni pubbliche durante la guerra. Sono esentate solo le vedove di guerra non risposate e sorelle dei caduti, a patto pero che, “a giudizio insindacabile di una commissione”, abbiano tenuto “una condotta irreprensibile durante tutta la carriera”.<br />
Viene istituito il liceo femminile che “ha per fine di impartire un complemento di cultura generale alle giovinette”.<br />
Sul «Popolo d’Italia», Giuseppe Pochettino ne parla come «una scuola di sano femminismo, che veramente prepara la donna quale la natura e la ragione la vogliono, la donna cioè che, entrando un domani nella società, vi prenderà il suo posto d&#8217;onore senza urti, senza rancori perché prenderà il posto di regina della casa, quello che veramente le compete».<br />
Le ragazze diplomate al liceo femminile non solo non saranno abilitate ad alcun lavoro, ma nemmeno potranno dirigere la propria scuola. La stessa legge vieta alle donne di essere presidi. Il 6 giugno del &#8217;25 si stabilisce che le donne non possono partecipare a concorsi per incarichi direttivi in nessuna scuola.</p>
<p>Si perfezionano le leggi anti-donne già fatte e se ne fanno di nuove. L&#8217;aborto è proibito con pene severe e il 6 novembre del &#8217;26 viene vietata la divulgazione dei mezzi antifecondativi. Pochi giorni dopo le donne vengono escluse dall&#8217;insegnamento di Italiano, Lettere classiche, Storia e Filosofia nei licei classico e scientifico e nelle classi superiori degli istituti tecnici.<br />
Il 7 aprile dello stesso anno una settanduenne irlandese, Violet Gibson, spara a Mussolini sulla piazza del Campidoglio ma riesce solo a ferirlo al naso.<br />
Un anno dopo sono dimezzati per decreto i salari femminili. Per protesta, operaie e mondine si astengono dal lavoro. Tra la riduzione generale e quella specifica applicata alle donne, la retribuzione media giornaliera subisce una decurtazione del sessantacinque per cento.<br />
Studiare per le donne costa di più: aumentano le tasse scolastiche per le studentesse delle scuole medie e dell&#8217;università. Le donne vengono anche escluse dalla scuola normale superiore di Pisa. Il direttore all&#8217;apertura dell&#8217;anno accademico ‘32-‘33 affermerà che: «<em>nell’ Italia fascista … che vuole più saldi caratteri, volontà più virili e spiriti più pensosi dell&#8217;interesse pubblico che privato … occorrono educatori in cui la forza prevalga sulla dolcezza, e risoluti a presentare così la scienza come la vita governata da una legge che non si piega ai mezzi termini cari alla pietà dei cuori teneri».</em></p>
<p>Nel &#8217;29 le donne ottengono il diritto di voto in Ecuador e in Mongolia. In Italia sarà concesso solo nel &#8217;46. Mussolini nel &#8217;31 dichiarava che: «La donna deve obbedire. La mia opinione della sua parte nello Stato è opposta a ogni femminismo; naturalmente non deve essere schiava, ma se le concedessi il diritto elettorale mi si deriderebbe. Nel nostro Stato essa non deve contare».<br />
In Germania il governo nazista licenzia tutte le donne sposate dipendenti pubbliche, vieta l&#8217;assunzione di quelle con meno di trentacinque anni e dà assoluta priorità agli uomini nei concorsi. Su imitazione di quello italiano il nuovo codice penale tedesco prevede sanzioni molto pesanti contro l&#8217;aborto.<br />
Vengono emanati nuovi provvedimenti per l&#8217;incremento demografico della nazione: agevolazioni per i coniugati, penalizzazioni ulteriori per i celibi, premi in denaro, sgravi fiscali, assegni familiari e pacchi dono a partire dal quarto figlio in poi. Le madri prolifiche vengono additate a esempio per le altre donne, le fotografie di famiglie numerose sono pubblicate su tutti i giornali. Continua a essere alta la mortalità infantile: i bambini muoiono di tifo, tubercolosi, polmonite, enterite.<br />
Nel &#8217;39 viene varata una legge che ammette negli uffici pubblici e privati l&#8217;impiego di un massimo del dieci per cento di donne e ne stabilisce l&#8217;esclusione totale da quei pubblici impieghi per i quali siano ritenute inadatte.</p>
<p>Viene erogato un assegno per il matrimonio e per la nascita di ciascun figlio (tranne che per i cittadini di razza non ariana). L&#8217;assegno di nuzialità delle donne è inferiore a quello degli uomini. Niente assegno per le donne che si sposano dopo i ventisei anni. L&#8217;assegno di natalità, invece, spetta al capofamiglia, non alla donna, e aumenta con il numero di figli.<br />
L&#8217;opera di persuasione affinché le donne aspirino al massimo a essere “reginelle nel piccolo regno della casa” comincia sui banchi di scuola. La bambina a scuola apprende che la “la patria si serve anche spazzando la casa”.<br />
Nel ‘40 gli uomini sono richiamati alle armi. Il loro posto di lavoro sarà occupato dalle donne, le stesse che fino a ieri, a forza di decreti legge, si cercava di tenere relegate tra le pareti domestiche. Cinque giorni prima dell&#8217;entrata in guerra il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge per consentire la sostituzione del personale maschile con quello femminile nella Pubblica Amministrazione. Per molte quello è il primo stipendio.</p>
<p>IL 13 marzo del ‘42: ultimo round. Il Duce inventa la medaglia d&#8217;oro ‘alla prolifica’.<br />
Il 13 aprile &#8217;44 viene istituito il servizio ausiliario femminile della Repubblica di Salò. Quando oramai tutto sta crollando i gerarchi riscoprono la figura della donna-patriota accanto a quella della donna-madre. Le ausiliarie devono essere italiane, ariane di età tra i 18 e i 35 anni. Vestono un&#8217;uniforme d&#8217;ordinanza grigio-verde come i soldati, non possono truccarsi né fumare e non portano armi. I loro compiti principali sono quelli di: “pulitrici, cuciniere, magazziniere, dattilografe, telefoniste, marconiste.<br />
Cantano: «della marina siamo ausiliarie …, / la nostra arma non è il cannone ma è piuttosto lo spazzolone». Non ci sono dati certi sul numero delle ausiliarie giustiziate dopo la liberazione, ma sembra che siano state un centinaio, a cui vanno aggiunte parecchie fasciste repubblichine.<br />
Le partigiane combattenti riconosciute ufficialmente furono 35.000. Le donne arrestate, torturate e condannate durante la guerra furono 4635; le deportate in Germania 2750; le fucilate o cadute in guerra 623. A diciassette sono state assegnate medaglie d&#8217;oro al valor militare. Dalle file della Resistenza verrà la nuova classe politica femminile.</p>
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