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	<title>Biljana Plavšić &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Fard Times and War Crimes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 09:25:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Azra Nuhefendic Ci vedevamo una volta a mese, regolarmente, per anni. Da Vera, l&#8217;estetista ci andavo per curare i brufoli, lei invece per conservarsi bella. Alta, silouhette elegante, capelli biondi, occhi azzurri. Bella. La tradiva lo sguardo, tagliente e severo e che le aveva procurato il soprannome di Lady di ferro. Dall&#8217; estetista, come [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/speculo1.jpg" alt="speculo1" title="speculo1" width="600" height="532" class="alignnone size-full wp-image-14318" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/speculo1.jpg 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/speculo1-300x266.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><br />
di<br />
<strong> Azra Nuhefendic</strong></p>
<p>Ci vedevamo una volta a mese, regolarmente, per anni. Da Vera, l&#8217;estetista  ci andavo per curare i brufoli, lei invece per conservarsi bella. Alta, silouhette elegante, capelli biondi, occhi azzurri. Bella. La tradiva lo sguardo, tagliente e severo e che le aveva  procurato il soprannome di <em>Lady di ferro</em>.</p>
<p>Dall&#8217; estetista, come dal parrucchiere, si chiacchierava, si parlava, si pettegolava. Lei, invece, solo “buongiorno” e “arrivederci”. Se le capitava di dire qualcos&#8217;altro lo faceva con una voce nasale, come una che si sforzasse di parlare con comuni mortali. Aveva l&#8217;aria altera, di una che dà lezioni.</p>
<p>Infatti, Biljana Plavšić era professoressa. Insegnava biologia all&#8217;Università di Sarajevo. Specializzazione: genetica.<br />
<span id="more-14306"></span><br />
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<p>E’ l&#8217;unica donna tra  più di 100 persone accusate o condannate dal Tribunale dell&#8217; Aia, per  crimini di guerra e contro l’umanità nelle guerre in ex Iugoslavia. La carriera politica, Biljana Plavšić l&#8217;ha fatta  nel periodo più buio in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale. Da 1992 al 1996, fu  stretta collaboratrice di Radovan Karadžić. Quando Karadžić fu costretto a  ritirarsi, lei diventò presidente della Repubblica Serba. Ha partecipato, ai massimi livelli, alla campagna di smembramento della BiH e alla messa in atto della  pulizia etnica in vaste zone del suo territorio.</p>
<p>Fu una sorpresa per me vederla nel 1992 alla TV. La guerra in BiH (Bosnia ed Erzegovina) non era “ufficialmente” cominciata (l&#8217;inizio vero e proprio fu l’attacco a Sarajevo ) quando Biljana Plavsić si fece vedere sullo schermo. A Bijeljina, una città della Bosnia nord- orientale, abbracciava e baciava l’infame criminale di guerra Zeljko Ražnatović Arkan.<br />
“<em>Io bacio solo gli eroi</em>”, spiegava Biljana Plavšić mostrandoci, fin d&#8217;allora, la sua ai più ignota sensibilità. Poi, ha precisato: ”<em>Quando ho visto quello che Arkan ha fatto a Bijeljina, mi sono detta che lui è un vero serbo. Questo è il tipo di eroi di cui abbiamo bisogno</em>”.</p>
<p>Anche il resto del mondo poteva capire che razza di uomini apprezzasse la professoressa Biljana Plavšić. I principali media mondiali, compreso la copertina del settimanale americano Time, mostravano la foto shock scattata a Bijeljina: un paramilitare serbo, membro della brigata Tigri, unità paramilitare che comandava Arkan, prendeva a calci la testa di una donna musulmana uccisa e stesa per la terra.  </p>
<p>L’assalto a Bijelina fu la prova generale di quello che sarebbe successo  in BiH, nei primi sei mesi di guerra, quando i nazionalisti serbi occuparono il 75 percento del territorio: attacchi ai villaggi e alle città indifese, esecuzioni dei civili, saccheggio, stupri, campi di concentramento e  pulizia etnica. Quest’ultima fu favorito da Biljana Plavsić. “<em>Preferirei ripulire completamente la BiH occidentale dai musulmani…. E’ un fenomeno perfettamente naturale che loro (l’Occidente) hanno definito pulizia etnica e considerandolo come   crimine di guerra</em>” (Svijet, Novi Sad, 1993).<br />
M.me Plavšić è tra le poche persone a cui, il sogno, di importanza storica senza precedenti, si è avverato. La Bosnia occidentale è completamente ripulita dai musulmani bosniaci.</p>
<p>Il Tribunale dell’Aia ha incriminato Bljana Plavšić per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Lei si è costituita volontariamente, ha patteggiato la pena con il Tribunale e si è dichiarata colpevole per i crimini contro l’umanità evitando l’imputazione di genocidio. Il pubblico ministero  ha richiesto 25 anni di carcere, ma Biljana Plavšić fu condannata, nel 2003, a 11 anni di carcere.</p>
<p>“<em>Se mettessimo tutto il  dolore e la sofferenza di tutte le vittime, da una parte, dall&#8217;altra, quanti anni di carcere ci vorrebbero per fare giustizia?</em>&#8220;, si chiedeva il premio Nobel Elie Wiesel, uno dei testimoni al processo di Biljana Plavšic, e  lui stesso sopravvissuto ai campi di morte nazisti.</p>
<p>La condanna, Biljana Plavšić la sta scontando nel carcere Svedese di Hisenberg. “Ah, meno male”, ho pensato, appena l&#8217;ho saputo. Perché il carcere femminile Hisenberg ha la sauna, il centro massaggi e altre comodità. </p>
<p>Tra i vertici politici dei serbi bosniaci M.me Plavšić si distingueva per il suo ultra nazionalismo. “<em>Il mio radicalismo non lo ritengo affatto negativo</em>” diceva. L’assedio di Sarajevo per lei era ”<em>soltanto la difesa delle case dei serbi</em>”. I Musulmani bosniaci? “<em>Originalmente serbi, ma geneticamente deformati perché si sono convertititi all’ islam</em>”, affermava la professoressa, esperta in genetica.<br />
Non si fidava delle trattative politiche e preferiva “<em>una bella guerra per mettere fine a tutto</em>”. Poi, fedele al soprannome di <em>Lady di ferro,</em> dichiarava: “<em>Ci sono 12 milioni di serbi. Anche se ne uccidessero sei milioni, altri sei potrebbero vivere decentemente</em>”.<br />
Qualche volta, perfino agli occhi degli altri nazionalisti serbi, le posizioni di Plavšic erano esagerate. L’ex presidente della Serbia Slobodan Milosević le aveva  proibito di venire in Serbia dicendo: “ i<em>l suo posto e in manicomio</em>”. Sua moglie Mira la definiva “ <em>Mengele al  femminile</em>”.<br />
A Sarajevo Biljana Plavšić la chiamavano “signorina”, perché non era sposata. Per i nazionalisti serbi bosniaci, che portavano i suoi poster sui carri armati, era “l’imperatrice serba” o “la regina di ghiaccio”. “<em>Ne sono fiera</em> ”, aveva detto Biljana Plavšić ricambiando l’amore dei suoi ammiratori.  </p>
<p>“<em>Lei è la più pazza di tutti”</em>, sosteneva il giornalista e scrittore americano David Rieff. ”<em>Quando, durante l’assedio, gli animali nello zoo di Sarajevo morivano di fame, la signora Plavšić diceva che li stavano cibando con i neonati serbi</em>”.<br />
L’unica differenza tra lei e altri, secondo il portavoce delle forze internazionali in BiH (UNPROFOR), Alexander Ivanko, e che lei è una “<em>nazista onesta</em>”. </p>
<p>Talvolta Biljana Plavšić si mostrava generosa: “<em>Ai musulmani (bosniaci), si potrebbe dare il 30 percento del territorio della BiH, dove possono organizzare la propria vita senza darci fastidio… Non gli auguro niente di buono. Ma per mettere l&#8217; anima in pace, dobbiamo dargli qualcosa</em>” ragionava così Biljana Plavšić.</p>
<p>Cosa aiutava a professoressa Plavšić a mettersi l&#8217;anima in pace?</p>
<p>“<em>Nella fossa comune, a Suha, vicino a Bratunac, Bosnia orientale, i resti di 38 persone, tutti uccisi con una arma di fuoco. I corpi ben conservati. Cinque donne con i bambini nel braccio, di età tra sei mesi e alcuni anni; in ciascuna dei due sacchi, due bambini abbracciati, una donna giovane incinta al nono mese . “Era un maschio</em>”, ha constatato il patologo Zdenko Cirhlaz.<br />
Oppure,<br />
“<em>…un giorno, nel’aprile 1992, le guardie hanno interrogato una madre di fronte agli altri detenuti nel campo di concentramento Manjaća, vicino a Banja Luka. Poi i guardiani hanno stuprato la figlia di sette anni, davanti alle altre detenute. La bambina morì subito dopo</em>” (testimonianza depositata preso il Dipartimento dello Stato Americano).<br />
Oppure,<br />
“<em>…in quel mucchio, in quella catasta di cadaveri che non sembravano persone….solo una pila di carne a pezzi … emerse un essere umano….per la precisione era un bambino di cinque o sei anni. Un essere umano viene fuori e cominciò a muoversi verso il sentiero dove gli uomini con i fucili automatici stavano facendo il loro lavoro. E questo bambino camminava verso di loro…e diceva &#8221; babbo dove sei</em>” (testimonianza di un serbo, autista di camion che portava gli approvvigionamenti per l’esercito serbo-bosniaco,  all’epoca del genocidio di Srebrenica,da, Carla Del Ponte, “<strong>La Caccia</strong>&#8220;)</p>
<p>Recentemente, e per la terza volta da quando è in prigione, Bljana Plavšić ha chiesto la grazia.<br />
Il Primo Ministro della Repubblica Serba, Milorad Dodik l’ha visitata nel carcere, in agosto scorso, l’ha trovata “<em>in ottima salute fisica e mentale</em>”. Dodik  ha promesso che “<em>farà di tutto per aiutarla</em>”.<br />
In Repubblica Serba hanno creato un comitato che ”nel nome della giustizia universale, nel nome di morale cristiano e umanità” supplica il Tribunale di ridurre la penna e liberare dal carcere Biljana Plavšić.</p>
<p>Durante il processo, davanti alla Corte, Biljana Plavšić si è dichiarata colpevole per  crimini contro l’umanità, e ha affermato ”<em>che accetta la propria colpevolezza per migliaia di vittime civili, musulmani e croati, vittime di un’azione organizzata e sistematica per ripulire territori che i Serbi ritenevano di propria appartenenza</em>”.<br />
Leggendo la sua dichiarazione scritta, signora Plavšić non ha manifestato nessun <em>dispiacere</em>, nè dichiarato in nessun caso scusa alle vittime.<br />
“<em>Non c’era niente di umano nelle sue parole</em>” ha detto, Emir Suljagić, sopravvissuto al genocidio di Srebrenica. </p>
<p>Infatti, Biljana Plavšić stessa,  ha in seguito  confermato che la sua dichiarazione davanti al Tribunale non era frutto di pentimento, ma puro calcolo. </p>
<p>Richiamata davanti al Tribunale di Aia per testimoniare nei processi agli altri imputati “<em>nega ogni conoscenza dei crimini, r si presenta come una vittima delle circostanze…. E’ comincia a dichiarare la sua innocenza</em>”, scrive nel suo libro l&#8217; ex capo Procuratore generale del Aia, Carla Del Ponte. A quel punto Del Ponte chiede l&#8217;annullamento della sentenza  per  processare di nuovo la signora Plavsić. Per le regole del Tribunale la procedura era impossibile.<br />
Intervistata dalla Tv Alternativa di Banja Luka, (2005),  Biljana Plavšić sottolinea “<em>di aver mentito davanti all’Tribunale perché non poteva accettare la sua innocenza</em>”. </p>
<p>In un&#8217;unica intervista rilasciata a un giornale svedese “Vi”, (2009), ritiene “<em>che non ha fatto niente di sbagliato</em>” e “<em>che si era volontariamente sacrificata</em>”.</p>
<p>Oggi Biljana Plavšić di anni ne ha 78. Dalla prigione femminile Hisenberg si lamenta per la vita in carcere che “condivide con criminali comuni, prostitute, assassine, ladre,  drogate”.<br />
Si crede migliore dei criminali comuni Biljana Plavšić, colpevole per migliaia di morti, e responsabile di tanta incommensurabile sofferenza di innocenti, della distruzione di un paese.<br />
“È questo un esempio di malafede, un ingannare se stesso, congiunto a un&#8217;enorme stupidità? O è semplicemente l&#8217;eterna storia del criminale che non si pente, del criminale che non può vedere la realtà perché il suo crimine è divenuto una parte di essa?&#8221;,  si chiedeva Hannah Arendt, al momento del processo, a Gerusalemme, di Adolf Eichmann?</p>
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