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	<title>blog &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>“In realtà, la poesia”: premio per la critica 2015 (II edizione)</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/05/10/in-realta-la-poesia-premio-per-la-critica-2015-ii-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2015 08:30:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<category><![CDATA[premio di critica letteraria]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sito In realtà, la poesia ripropone per il secondo anno il premio per un testo inedito di critica letteraria. Gli obiettivi restano i medesimi: 1. rinvigorire la pratica critica incoraggiando un approccio ermeneutico che – allontanandosi dalla retorica squisitamente accademica così come da quella giornalistica – recuperi un rapporto più intimo e ravvicinato con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sito <em>In realtà, la poesia</em> ripropone per il secondo anno il <strong>premio</strong> per un testo inedito di <strong>critica letteraria</strong>.</p>
<p>Gli obiettivi restano i medesimi:<br />
1. rinvigorire la pratica critica incoraggiando un approccio ermeneutico che – allontanandosi dalla retorica squisitamente accademica così come da quella giornalistica – recuperi un rapporto più intimo e ravvicinato con i testi, tornando ad essere quello strumento in grado di individuare i nessi con la realtà nella quale tali testi vengono scritti o letti; ovvero, quei luoghi in cui nuovi modi di dire indicano nuovi modi dell’agire.<br />
2. promuovere ed incentivare il lavoro in ambito critico attraverso un riconoscimento serio ed esplicito che ne premi l’eccellenza: un contratto editoriale per la pubblicazione di un libro di critica che si avvale dei mezzi, della disponibilità e della professionalità delle Edizioni Prufrock SPA.</p>
<p>Il bando per esteso : <a href="http://www.inrealtalapoesia.com/premio-per-la-critica-irlp-2015-ii-edizione/">qui</a>.<span id="more-53874"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Perchè nessuno stronca i libri brutti?</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2014/12/21/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2014 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[critica giornalistica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanni Turi Negli ultimi tre mesi, ogni volta che ho letto una recensione letteraria online o sulla stampa mi sono appuntato se il giudizio espresso fosse positivo, negativo o neutrale; questi gli esiti: 64 pollice recto, 11 pollice verso, 39 non classificabili. Eppure, considerando i libri che leggiamo, le proporzioni sarebbero a dir poco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Turi</strong></p>
<p>Negli ultimi tre mesi, ogni volta che ho letto una recensione letteraria online o sulla stampa mi sono appuntato se il giudizio espresso fosse positivo, negativo o neutrale; questi gli esiti: 64 pollice recto, 11 pollice verso, 39 non classificabili. Eppure, considerando i libri che leggiamo, le proporzioni sarebbero a dir poco invertite, o sbaglio? Insomma, senza farla lunga, <strong>le recensioni sono sempre o fin troppo generose o piuttosto vaghe. Perché?</strong></p>
<p>Certo c’è la tendenza a ritenere, sulla scorta delle classifiche di vendita, che i lettori non sappiano comunque distinguere le pietre preziose dalla paccottiglia e dunque non ci si sforza più di tanto di entrare nel merito dei testi, ma è solo uno dei tanti problemi.</p>
<p>Com’è noto, per quanto riguarda la carta stampata, <strong>coloro che dovrebbero essere i critici autorevoli quasi sempre collaborano con qualche editore</strong>: se si esprimono favorevolmente su un testo la cortesia gli verrà restituita (con un bel pezzo su un’opera che hanno scritto o curato o che comunque afferisce alla loro stessa scuderia), se lo sminuiscono dovranno aspettarsi un colpo basso; oltretutto devono dar conto di quel che scrivono alla testata su cui lo fanno – e i giornali appartengono quasi tutti in maniera più o meno diretta ai grandi gruppi editoriali. Altro discorso andrebbe fatto per coloro che vengono reclutati dai quotidiani magari perché autori di successo, condizione che non implica avere le necessarie competenze per giudicare opere altrui e dunque si limitano a esporne la trama, corredandola con due o tre considerazioni aperte a ogni interpretazione.</p>
<p>Insomma, <strong>sulla presunta critica ufficiale non si può fare affidamento e sui blogger, allora? Ancor meno.</strong> <span id="more-1781"></span>Tralasciamo coloro i cui “articoli” sarebbero imbarazzanti anche su un giornalino scolastico e concentriamoci sui recensori più o meno in grado di stabilire il valore di un’opera (al di là di quelli che possono essere i propri gusti) e di argomentare a riguardo con proposizioni di senso compiuto. Ebbene, anche costoro difficilmente stroncano un libro pur se pessimo o mediocre, tendono ad accentuarne gli aspetti originali e interessanti piuttosto che le debolezze, al massimo si astengono dallo scriverne. Tutto ciò per diverse ragioni:</p>
<ol>
<li>In molti casi, anche loro hanno un qualche rapporto con un editore (o ambiscono ad averlo).</li>
<li>Se hanno richiesto alla casa editrice un’opera (o meglio ancora gli è stata spedita per iniziativa dell’ufficio stampa) e poi la denigrano, quando lo stesso marchio pubblicherà un volume di loro interesse gli toccherà comprarlo e, si sa, in tempo di crisi…</li>
<li>Qualsiasi blogger ha tra i suoi obbiettivi primari quello di raggiungere un numero di lettori sempre più ampio e la maggior parte delle visite ai siti internet arriva tramite i social network: a condividere una stroncatura sarà presumibilmente soltanto lui (anche i sodali e coloro che ne apprezzano il giudizio al più si limiteranno a un like); una recensione positiva verrà invece per lo meno linkata anche sui profili social della casa editrice, che contano migliaia di followers, e – se in vita e al passo coi tempi – anche dall’autore del volume in oggetto e di conseguenza dai suoi fans.</li>
<li>Tutti gli scrittori hanno le proprie conventicole, pronte a screditare-bannare-spammare chiunque osi mettere in discussione il valore assoluto della produzione del loro protetto e la realtà virtuale permette tempi e modi di reazione punitivi e immediati.</li>
</ol>
<p>Detto questo, (a) sono condizionamenti che ovviamente subisco anch’io; (b) non voglio suggerire che sia inutile consultare le recensioni, occorre però farlo in maniera accorta e leggendo anche tra le righe; (c) <strong>il rinnovamento della vita culturale può venire solo da lettori sempre più curiosi ed esigenti </strong>(ai docenti appassionati, precari o meno, il compito di formarli).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(questo pezzo è stato postato da Turi sul suo blog <a href="https://giovannituri.wordpress.com/2014/12/18/perche-nessuno-stronca-i-libri-brutti/" target="_blank">&#8220;Vita da editor&#8221;</a>, e con il suo consenso lo riprendiamo; certo di queste cose, e di tanti altri aspetti affini/correlati, se ne è parlato molto su NI, ma mi sembra pur sempre una sintesi lucida, equilibrata, onesta, e anche &#8220;scientifica&#8221;, della fisiologia della &#8220;critica&#8221; giornalistica e on line; GS)</em></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Come autore, non esisterei senza i blog &#8211; Una lettera di Vanni Santoni</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/03/23/come-autore-non-esisterei-senza-i-blog-una-lettera-di-vanni-santoni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 11:27:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(A causa di un problema di salute, Vanni Santoni non potrà essere presente alla festa. Però mi ha mandato questa lettera, che, a parole sue, è un &#8220;omaggio a tutto ciò che Nazione Indiana ha rappresentato e rappresenta per me, oltre che un tentativo, magari maldestro, di mettere una pezza alla mia assenza&#8221;. Ringraziandolo, la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(A causa di un problema di salute, Vanni Santoni non potrà essere presente alla <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/03/18/10-anni-fuori-dalla-pozzanghera-programma/" target="_blank">festa</a>. Però mi ha mandato questa lettera, che, a parole sue, è un &#8220;omaggio a tutto ciò che Nazione Indiana ha rappresentato e rappresenta per me, oltre che un tentativo, magari maldestro, di mettere una pezza alla mia assenza&#8221;. Ringraziandolo, la ripubblico qui. gz)</p>
<figure id="attachment_45213" aria-describedby="caption-attachment-45213" style="width: 479px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C.jpg"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-45213" alt="Pop Shop III N°3, di Keith Haring, 1989" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C.jpg" width="479" height="401" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C.jpg 479w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Keith_Haring_Pop_Shop_III_3_C-300x251.jpg 300w" sizes="(max-width: 479px) 100vw, 479px" /></a><figcaption id="caption-attachment-45213" class="wp-caption-text">Pop Shop III N°3, di Keith Haring, 1989</figcaption></figure>
<p>di <strong>Vanni Santoni</strong></p>
<p>Per cominciare, lo scopo della presente: mi spiace non essere lì con voi. Ci tenevo perché era l’occasione per rivedere tanti amici, maestri e colleghi, e per incontrare di persona altri che conosco solo via Internet; e ci tenevo perché, zitto zitto, ho scoperto di pubblicare testi su <em>Nazione Indiana</em> da più di cinque anni, e dunque spero che mi sia concesso l’orgoglio di sentirmi (pur minuscola) parte della sua storia.</p>
<p>L’ultima volta che scrissi una letteruccia come questa fu per il premio Zocca (ero impegnato in una presentazione altrove), e Peppe Fiore, lui pure tra i finalisti (va da sé che non vinse nessuno dei due) mi scrisse che al momento della lettura pubblica “sembrava fossi, tipo, morto”. Neanche stavolta sono morto, ma almeno ci sono un poco più vicino di allora: non sono potuto salire a Milano per via di un problema alla schiena che mi ha costretto a letto e mi ha portato tra coloro dei quali si dice “ormai va avanti a cortisone”. Per quanto la cosa abbia probabilmente origine da un vecchio infortunio o dalle troppe notti all’addiaccio nell’ambito di feste molto diverse da quella di <em>Nazione Indiana</em>, secondo il mio medico deriva senz’altro “dalle troppe ore passate a scrivere in questi ultimi anni”: pare che stia migliorando, ma nel caso non guarissi potrò almeno dire che alla letteratura ho dato “anche la salute”. E dato che la mia storia letteraria è inscindibile dalla mia storia di blogger letterario, posso estendere il discorso, e dire che ai blog letterari potrei aver dato anche la salute. Vi sfido a immaginare un relatore migliore: gli assenti per martirio vincono sempre.</p>
<p>Parlando seriamente, resta vero che, come autore, non esisterei senza i blog. Da completo <em>outsider</em> del mondo letterario, esordii grazie a quel <em>Personaggi precari</em> che tenevo su Splinder: vinse un concorso “per il miglior testo tratto dal web” (si era nel periodo in cui l’editoria guardava ai blog con un entusiasmo forse esagerato, ma la scena era effettivamente molto vitale) e approdò in libreria con un piccolo editore. Da lì cominciò tutto. Se dovessi isolare i momenti chiave della mia carriera, oltre a quell’esordio e all’altrettanto cruciale prima uscita con un editore più grande, bene, a questi due io affiancherei la pubblicazione del mio primo testo letterario su <em>Nazione Indiana</em> e del mio primo pezzo critico su <em>Carmilla</em>. Ricordo bene il giorno in cui scrissi a Andrea Raos, il cui cognome esotico contribuiva a farmelo percepire come figura di importanza non minore di quella di un membro dell’Accademia di Svezia, proponendogli una selezione dei miei <em>Personaggi</em>, così come ricordo la gioia di vederla pubblicata, qualche settimana più tardi, sulle pagine del blog. E allo stesso modo ricordo bene quando, dopo una piccola polemica sul sito della SIC, Wu Ming 1 invitò me e Gregorio Magini ad argomentare le nostre critiche al suo memorandum sul New Italian Epic, scrivendo un post per Carmilla. Si era in entrambi i casi nel 2008, e la mia emozione per quelle pubblicazioni era frutto diretto di quello che vedevano i miei occhi: da esterno a ogni circolo (e dunque privo di qualsivoglia percezione delle strutture e camarille del cosiddetto “campo letterario”) e sfiduciato rispetto alle pagine culturali dei quotidiani (mi ero del resto formato nel circuito delle autoproduzioni militanti), per me <em>Nazione Indiana</em> e <em>Carmilla</em> erano semplicemente <em>i luoghi del dibattito letterario</em>, e tale opinione rimane immutata anche oggi che di letteratura e editoria so qualcosa in più di allora. Certo, alcune cose sono cambiate, ad esempio i luoghi di dibattito si sono moltiplicati, tant’è che il rito quotidiano della consultazione di <em>Nazione Indiana</em> e <a href="http://www.carmillaonline.com/" target="_blank">Carmilla</a> si è ampliato con <a href="http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?page=indexBLOG" target="_blank">Il primo amore</a>, <a href="http://www.minimaetmoralia.it/" target="_blank">minima&amp;moralia</a>, <a href="http://scrittoriprecari.wordpress.com/" target="_blank">Scrittori Precari</a>, <a href="http://gammm.org/" target="_blank">GAMMM</a>, <a href="http://www.leparoleelecose.it/" target="_blank">Le parole e le cose</a>, <a href="http://www.finzionimagazine.it/" target="_blank">Finzioni</a>, <a href="http://quattrocentoquattro.com/" target="_blank">404</a>, <a href="http://www.lankelot.eu/" target="_blank">Lankelot</a>, <a href="http://www.terranullius.it/" target="_blank">Terranullius</a>, <a href="http://criticaimpura.wordpress.com/" target="_blank">Critica Impura</a>, <a href="http://www.doppiozero.com/" target="_blank">Doppiozero</a>, <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/" target="_blank">Giap</a>, <a href="http://www.alfabeta2.it/alfapiu/" target="_blank">Alfapiù </a>, <a href="http://scrittorincausa.blogspot.it/" target="_blank">Scrittori in causa</a>, <a href="http://www.viadeiserpenti.it/" target="_blank">Via dei Serpenti</a> e <a href="http://www.archiviocaltari.it/" target="_blank">Archivio Caltari</a> – ma non per questo è passato in secondo piano: rimane il primo gesto che segue l’accensione del computer. La mia impressione è infatti che la scena sia quanto mai viva e vitale e del massimo interesse, e non è questione solo di esordi e letture quotidiane: quando, al lancio del progetto SIC, dovevamo “reclutare” scrittori, fu innanzi tutto nel mondo dei blog letterari che andammo a pescare; e anche quando, più recentemente, mi sono trovato, nel mio piccolo, “dall’altra parte della barricata”, a fare scouting per la collana di narrativa che sono stato chiamato a inventare per Tunué, è tra i blog letterari, collettivi e individuali, celebri e sconosciuti, che sono andato a perdere le notti.</p>
<p>Sarà perché ho vissuto sulla mia pelle la “democratizzazione” dell’accesso all’editoria che la pubblicazione on line può conferire, sarà perché guardando spesso all’estero so quanto siano vere le parole di Sartori <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/03/20/nazione-indiana-i-blog-letterari-la-cultura-italiana/" target="_blank">nell’autointervista pubblicata proprio su Nazione Indiana il 20 marzo</a>, circa la particolare dimensione e rilevanza che ha il fenomeno in Italia, ma la situazione mi sembra ancora eccellente, specie in un momento storico in cui i blog come medium hanno perso peso, depauperati dall’avvento dei social network. La letteratura, però, ha bisogno di spazio e tempo, e non la si può fare a colpi di 140 caratteri o di “mi piace”: è dunque normale che, almeno nel nostro ambito, Facebook e Twitter non abbiano causato chissà che sfracelli, ma siano diventati solo ulteriori mezzi di diffusione dei testi.</p>
<p>Quali, invece, i punti in cui si può migliorare (a parte, forse, togliere dalla testata di <em>Nazione Indiana</em> quel piccolo cartone animato)? È annosa la questione dei commenti (commenti sì, commenti no, commenti moderati, solo utenti registrati, eccetera), ma non credo che il problema stia lì: se da un lato è vero che raramente nei commenti vengono portate argomentazioni all’altezza del post, e che a volte <em>Nazione Indiana</em> o<em> minima&amp;moralia</em> possono rassomigliare a covi di troll, sopporto e sopporterò sempre con piacere qualunque litigata in cambio di un commento che porti uno spunto di riflessione, un link a un qualche altro articolo d’interesse o anche solo un apprezzamento, che specie per chi è agli inizi è sempre motivo di conforto e spinta a continuare (e quello che ci interessa è che chi scrive continui, e chi continua migliori, o no?); credo magari che un punto di miglioramento potrebbe stare in un maggior dialogo tra piattaforme: mi pare ci sia ancora un po’ di pudore nel linkarsi a vicenda all’interno dei pezzi, nel riprendere il post di un altro blog per lanciare un dibattito, nel fare rete anche al di fuori della colonnina laterale col “blogroll” (che comunque è migliore di quelle di Repubblica e Corriere con le attricette in costume e gli animali strani), nel creare iniziative congiunte come quella che vede oggi di nuovo insieme <em>Nazione Indiana</em> e <em>Il primo amore</em>. Ma fate come vi pare: io vi debbo già tutto, o blog letterari. State bene, buona festa.</p>
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		<title>Le BLOG est mort, vive le BLOB?!</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2013/03/22/le-blog-est-mort-vive-le-blob/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 11:45:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Blob]]></category>
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		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
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					<description><![CDATA[La data simbolica di nascita dei<b> blog</b> [web+log *diario in pubblico] è il 18 luglio 1997...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="width:680px;"><center><iframe loading="lazy" width="640" height="385" src="https://www.youtube.com/embed/GG_hWfBXofo?autoplay=1&#038;loop=1&#038;rel=0&amp;showinfo=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center><br />
<center></p>
<div style="width:300px;">
    <!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');</script><![endif]-->
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-45192-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://www.suave-est-nus.org/blobprimo.mp3?_=1" /><a href="http://www.suave-est-nus.org/blobprimo.mp3">http://www.suave-est-nus.org/blobprimo.mp3</a></audio></div>
<p></center></p>
<p align="center"><small><strong>The Blob [1958] <em>&#8220;Non riusciremo a fermarla!&#8221;</em></strong></small></p>
<p align="center">di <strong>Orsola Puecher</strong></p>
<p>La data simbolica di nascita dei <strong>blog</strong> [web+log *<em>diario in pubblico</em>] è il 18 luglio 1997<span id="more-45192"></span>, con lo sviluppo da parte dello statunitense ⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dave_Winer" title="Dave Winer" target="_blank"><strong>Dave Winer</strong></a> di un software che permetteva la pubblicazione in rete di contenuti. Il primo <strong>blog</strong> in assoluto è il famoso ⇨ <a href="http://www.robotwisdom.com/" title="RobotWisdom" target="_blank"><strong>RobotWisdom</strong></a> di ⇨ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jorn_Barger" title="Jorn Barger" target="_blank"><strong>Jorn Barger</strong></a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/2Jonr_Barger.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/2Jonr_Barger.jpg" alt="2Jonr_Barger" style="border:4px solid #696969;" width="283" height="265" class="alignright size-full wp-image-45208" /></a> l&#8217;inventore della definizione <strong>web-log</strong>, un commerciante con molte passioni, fra cui caccia e pesca, che decide di aprire una sua pagina per condividere i risultati delle sue ricerche sul web, in pratica una serie di <em>link</em>, dato che ancora non esistevano i motori di ricerca. Ad abbreviare in <strong>blog</strong>, si narra, fu <strong>Peter Merholz</strong>  nel 1999 per il suo sito <em>Peterme.com</em>.<br />
Insomma <strong>blog</strong> era sinonimo di liste di <em>link</em>.<br />
Nel corso degli anni, dal 2001 circa in Italia, i <strong>blog</strong> con la nascita delle varie piattaforme gratuite Blogger, WordPress, Splinder ecc. cominciano a diffondersi e, subendo varie trasformazioni ed evoluzioni, diventano sinonimo di scrittura per tutti, condivisibile da tutti. In sintesi quello che negli anni di maggior fulgore era una specie di <em>diario di bordo</em> e si esprimeva in torrenziali 14000 parole e più, oggi è giunto a condensarsi nei 140 caratteri <em>emotivi</em> del <strong>micro-blogging</strong> e nei piccoli post di <strong>facebook</strong>, che, non a caso, si chiamano <strong><em>stato</em></strong> [d’animo] e chiedono <em>che cosa fai in questo momento?</em> I commenti sono brevi, costellati di <em>emoticon</em>, si preferiscono i profluvi di sbrigativi pollici alzati del <strong>MI PIACE</strong> e si torna così al punto di partenza, condividendo in prevalenza <em>link</em> come al tempo dei pionieri del <strong>web-logging</strong>. <strong>Facebook</strong> ha un&#8217;interfaccia semplice, post corti, senza fronzoli e molta pubblicità; opzione inderogabile di sospendere gli account che la <em>direzione</em> giudica inopportuni; non è permesso l’uso dei <em>tag html</em>, neppure quelli elementari corsivo e grassetto; non è permessa la correzione degli errori e l&#8217;editing una volta pubblicato il post; impossibili formattazioni <em>speciali</em> e l’inserimento di oggetti multimediali propri, persino le innocue <em>gif animate</em> vengono masticate e trasformate in contenuti statici a bassa risoluzione.<br />
Un perfetto inquadramento aziendale.<br />
Dai <em>nickname</em>, simpaticamente e orgogliosamente anonimi, sintesi senza volto di un proprio essere virtuale animico, che contiene un compendio istantaneo, una specie di dichiarazione programmatica di intenti, condensata in un nome di fantasia, si è arrivati al <em>libro delle facce</em>, e dei nomi, quelli veri, con l’esposizione delle proprie fotografie, di quelle dei propri figli, cani, gatti e canarini, delle proprie torte, per cui gli &#8220;amici&#8221; si sperticano in complimenti.<br />
La vera funzione utile di <em>servizio</em> va dalla diffusione di iniziative, di avvenimenti anche culturali, a una specie di <em>Chi l’ha visto</em> e al <em>Carramba che sopresa</em> per il ritrovamento di dispersi di varia natura.<br />
Il <em>navigatore solitario</em> non vuole più fieramente essere solo e anonimo, ma cerca affetto e compiacenza.<br />
I blog letterari subiscono molto dallo spostamento in massa nei <em>social</em> del loro pubblico e sono ormai una specie di sacca di resistenza dei contenuti culturali strutturati rispetto all’istante emotivo, soprattutto quelli che si ostinano a tenere aperti i commenti ai post, ancora convinti, con lodevole e faticosa pervicacia, della funzione del dibattito costruttivo in rete, del valore  alternativo dei loro temi rispetto alle scelte dell’industria culturale ed editoriale, della possibilità di rendere disponibili inediti, che altrimenti non troverebbero altro modo di essere diffusi e che spesso diventano anche un pungolo per le scelte editoriali, svolgendo quella funzione di <em>scouting</em> virtuoso di talenti, la cui mancanza si rimprovera alla grande editoria.<br />
A mio parere oggi il <em>focus</em> del destino dei blog letterari potrebbe situarsi in una crescita della comunicazione nella forma elettiva del web, cioè il mezzo multimediale, con le possibilità enormi che offre, e mi interessa come questo cambierebbe o dovrebbe cambiare il modo di scrivere.< </div>
<p>&nbsp;</p>
<div style="width:680px;"><center><img loading="lazy" class="alignnone" src="
http://www.suave-est-nus.org/blobaa.gif" alt="aa" width="320" height="206" />&nbsp;<img loading="lazy" class="alignnone" src="
http://www.suave-est-nus.org/blobbb.gif" alt="bb" width="320" height="206" /><br />
<img loading="lazy" class="alignnone" src="
http://www.suave-est-nus.org/blobcc.gif" alt="cc" width="320" height="206" />&nbsp;<img loading="lazy" class="alignnone" src="
http://www.suave-est-nus.org/blobdd.gif" alt="dd" width="320" height="206"/></center><br />
<center></p>
<div style="width:300px;">
    <audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-45192-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="http://www.suave-est-nus.org/blob.mp3?_=2" /><a href="http://www.suave-est-nus.org/blob.mp3">http://www.suave-est-nus.org/blob.mp3</a></audio></div>
<p></center></p>
<p align="center"><small><strong><em>Beware The Blob</em> [1958]<br />
di Burt Bacharach and Mack David<br />
The Five Blobs</strong></small><br />
<br />
<small><em>Beware of the blob, it creeps<br />
And leaps and glides and slides<br />
Across the floor<br />
Right through the door<br />
And all around the wall<br />
A splotch, a blotch<br />
Be careful of the blob</em></small> </p>
<p>Fin dal primo post questo è ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/trittico/" title="trittico" target="_blank"><em>il mio tentativo</em></a>, la mia <em>animula</em> al blog, che in realtà per me è davvero più un <strong>blob</strong>, nel suo senso di massa mutevole, priva di forma e di consistenza precostituita, che ingloba la contemporanea convivenza di contenuti di diversa natura, audio, video, immagine e testo, che si completano e si richiamano, scivolando uno nell&#8217;altro in una diversa forma di scrittura, che può essere letta e usufruita solo sul mezzo per cui è stata concepita. Una sorta di ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/tag/verticalismitrasversalismi/" target="_blank"><em>verticalismi e traversalismi</em></a>, di <strong><em>remix</em></strong> di contenuti in quello che banalmente si direbbe <strong><em>ipertesto</em></strong> e che presuppone un&#8217;alfabetizzazione informatica minima per accedere alle varie tecniche.<br />
In questo <em>epigonato</em> dello stato dell&#8217;arte, siamo ormai tutti epigoni di qualcosa o di qualcuno in questo terzo  millennio, il digitalmente digiuno mondo delle lettere, ancora molto legato a ideali romantici e ideologici di creatività demiurgica solitaria, potrebbe trovare nuova linfa nel confronto con la dimensione multimediale: mettere in scena scrivendo dinamiche di sogno per meglio combattere il declino dell&#8217;interesse ai contenuti.<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p>Frammentazioni, montaggi, confusioni, spostamenti. Le scene dei nostri sogni non si accontentano di lasciarci soli, orfani, ma la loro stessa moltitudine sembra dar vita soltanto a una folla &#8211; un formicaio &#8211; d’immagini assolutamente orfane, solitarie le une rispetto alle altre. Eppure non è niente. Perché quelle immagini formano davvero una <em>comunità</em>, ma caotica, <em>privata</em>, una comunità il cui senso è quello di ogni caos e di tutto ciò di cui la vita ci priva.<br />
&nbsp;</p>
<p align="right"><small><strong>Georges Didi-Huberman</strong><br />
La conoscenza accidentale<br />
<em>apparizione e sparizione delle immagini</em><br />
Bollati Boringhieri [2011]<br />
Cap. 3 La solitudine a due<br />
Parte prima <em>Somigliare</em></small></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p></div>
</div>
]]></content:encoded>
					
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		<title>diaforia: rivista, sito, progetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 21:27:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[daniele poletti]]></category>
		<category><![CDATA[diaforia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia sperimentale]]></category>
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					<description><![CDATA[[dia•foria  è una rivista di arti e letteratura versiliese, nata alla fine del 2010 da un progetto di Daniele Poletti. Rivista è però un’etichetta di comodo, infatti ogni numero (finora ne sono usciti 9) è monografico e muta tipo-graficamente di volta in volta, per vestire meglio il contenuto che va ad affrontare. Mutevole e ampio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine.png"><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-45135" alt="Nuova immagine" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-300x93.png" width="300" height="93" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-300x93.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine-1024x320.png 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/03/Nuova-immagine.png 1100w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>[dia•foria  è una <i>rivista</i> di arti e letteratura versiliese, nata alla fine del 2010 da un progetto di <strong>Daniele Poletti</strong>. Rivista è però un’etichetta di comodo, infatti ogni numero (finora ne sono usciti 9) è monografico e muta tipo-graficamente di volta in volta, per vestire meglio il contenuto che va ad affrontare. Mutevole e ampio è anche lo spettro di interessi del progetto, tale da abbracciare la cultura nel senso più ampio possibile. <span id="more-45134"></span></p>
<p>Parallelamente alla pubblicazione cartacea è attivo il sito <a href="http://www.diaforia.org">www.diaforia.org</a>, che accompagna ed integra ogni uscita, ma in più presenta articoli che vivono esclusivamente in rete.</p>
<p>Dall’inizio del 2013 [dia•foria   è diventata un piccolo network che comprende il blog di aggiornamento alle attività e altre due sezioni: <b>Calaverna</b> per la filosofia e <b>f l o e m a</b> per le scritture di ricerca; (oltre ad un archivio: {dia•teca)</p>
<p>Lo spazio di <b>f l o e m a – esplorazioni della parola </b>è stato inaugurato il 19 febbraio 2013: <a href="http://www.diaforia.org/floema/">http://www.diaforia.org/floema/</a></p>
<p>L’obiettivo è quello di affrontare la sperimentazione linguistica in tutte le sue declinazioni, eccettuata quasi in toto l’esperienza della poesia visiva. Come spiegato più dettagliatamente nel primo post <i>dichiarativo</i>, <a href="http://www.diaforia.org/floema/2013/02/19/nasce-f-l-o-e-m-a-esplorazioni-della-parola/">“Nasce  f l o e m a  &#8211; esplorazioni della parola”</a>.</p>
<p>Già mezzo secolo ci separa dal periodo più fervido e vivido dell’ultimo avamposto della sperimentazione, eppure parliamo degli anni sessanta e settanta (ma anche degli ottanta) come se fossero dietro l’angolo. Quei segni di militanza poetica, rappresentano sì un’età dell’oro, distante, accaduta e congedata, ma così vicina e palpabile nel sentire di molti, da far pensare che non possa essere oggi solo una testimonianza storico-letteraria, piuttosto un percorso ancora aperto, tutto da esplorare, aggiornare, fare proprio attraverso la ricerca di nuove espressività.</p>
<p>Su  <b>f l o e m a</b>   verranno pubblicati testi editi e inediti di autori sia italiani che stranieri. La formula sarà quella dell’articolo con presentazione e silloge; tutti i materiali verranno poi archiviati nella <i>Biblioteca di  f l o e m a</i>. Per ogni autore seguirà un’intervista, al fine di rendere più vivo e dettagliato l’incontro con la poetica e l’opera. Vi saranno anche approfondimenti critici sul tema della scrittura di ricerca e sui singoli autori.</p>
<p>All’interno di  <b>f l o e m a</b>  troveremo anche <i>xilema</i>, che non costituirà una vera e propria sezione, ma una parola chiave (tag) abbinata ad articoli dedicati a quegli autori dei quali si sono perse le tracce (viventi e non, anche molto distanti nel tempo), che a torto sono stati dimenticati dai più, o a quella parte di produzione di un autore che è stata più vicina alla sperimentazione. Una sorta di spazio retrospettivo.</p>
<p>Le proposte di pubblicazione e collaborazione possono essere spedite a: info@diaforia.org</p>
<p>[dia•foria  è oggi formata da: Fernando Anateti, Pierfrancesco Biasetti, Walter Catalano, Stefano Pocci, Daniele Poletti</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Polemiche letterarie</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/07/02/polemiche-letterarie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jul 2012 22:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Loreto]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[blog letterarii]]></category>
		<category><![CDATA[carocci]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[daniele giglioli]]></category>
		<category><![CDATA[gilda policastro]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libreria popolare]]></category>
		<category><![CDATA[lit-blog]]></category>
		<category><![CDATA[novissimi]]></category>
		<category><![CDATA[paolo giovannetti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zublena]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Mercoledì 4 Luglio 2012, ore 21.00 Libreria Popolare, via Tadino 18, Milano Daniele Giglioli, Paolo Giovannetti, Antonio Loreto e Paolo Zublena presentano: Polemiche Letterarie. Dai Novissimi ai lit-blog (Carocci, 2012) di Gilda Policastro                   Sarà presente l’autrice Coordina Alessandro Broggi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">Mercoledì 4 Luglio 2012, ore 21.00</p>
<p align="center">Libreria Popolare, via Tadino 18, Milano</p>
<p align="center"><strong>Daniele Giglioli</strong>, <strong>Paolo Giovannetti</strong>, <strong>Antonio Loreto</strong> e <strong>Paolo Zublena</strong></p>
<p align="center">presentano:</p>
<p align="center">Polemiche Letterarie. Dai <em>Novissimi</em> ai lit-blog</p>
<p align="center">(Carocci, 2012)</p>
<p align="center">di <strong>Gilda Policastro<span id="more-42752"></span></strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center">                 <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/07/02/polemiche-letterarie/polemiche-letterarie/" rel="attachment wp-att-42753"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-42753 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/polemiche-letterarie-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/polemiche-letterarie-204x300.jpg 204w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/06/polemiche-letterarie.jpg 327w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" /></a></p>
<p align="center">Sarà presente l’<strong>autrice</strong></p>
<p align="center">Coordina <strong>Alessandro</strong> <strong>Broggi</strong></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Come sono finita dove sono finita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 13:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cicero]]></category>
		<category><![CDATA[francesco pecoraro]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Bortoli]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Zangrando]]></category>
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					<description><![CDATA[di Stefano Zangrando Bazzicando i siti letterari italiani negli ultimi anni era facile imbattersi in scrittori o scrittrici che andavano saggiando il cosiddetto blog come possibile nuova forma letteraria. Alcuni hanno poi dato consistenza materiale a una parte dei propri tentativi pubblicandola in volume, e rinunciando con ciò al nickname, non prima di averla adattata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Stefano Zangrando</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/bortolisilvia.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft size-thumbnail wp-image-41119" title="Layout 1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/bortolisilvia-100x100.jpg" alt="" width="100" height="100" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/bortolisilvia-100x100.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/bortolisilvia-60x60.jpg 60w" sizes="(max-width: 100px) 100vw, 100px" /></a>Bazzicando i siti letterari italiani negli ultimi anni era facile imbattersi in scrittori o scrittrici che andavano saggiando il cosiddetto blog come possibile nuova forma letteraria. Alcuni hanno poi dato consistenza materiale a una parte dei propri tentativi pubblicandola in volume, e rinunciando con ciò al <em>nickname</em>, non prima di averla adattata al <em>medium</em> differente. Si pensi ad esempio al Francesco Pecoraro di <em>Questa e altre preistorie</em>, apparso nel 2008 nella collana «fuoriformato» curata da Andrea Cortellessa per Le Lettere, o al Gherardo Bortolotti di <em>Tecniche di basso livello</em> (Lavieri 2009), quest’ultimo assai audace nel costringere entro limiti cartacei una ricerca sui linguaggi che nella struttura illimitata della pagina on line sortiva impressioni anche molto diverse.<span id="more-41118"></span> Pecoraro, dal canto suo, conservava un andamento più convenzionale, ma non meno libero e tanto più personale, «così denunciando l’insufficienza delle forme tradizionali di scrittura, o la precedente mancanza di forme adatte a una parte latente della necessità espressiva». Così scriveva, nella prefazione al libro, Silvia Bortoli, lei stessa partecipe, nello stesso periodo, di questa nebulosa sperimentale che attorniava la costellazione dei blog letterari.</p>
<p>Adesso tocca a lei: premiata traduttrice dal tedesco e raffinata scrittrice aldiquà dello schermo – i suoi ultimi volumi narrativi, <em>L’insperienza</em> e <em>Percezioni variabili</em>, erano apparsi per Manni rispettivamente nel 2003 e nel 2005 – Silvia Bortoli era nota agli internauti con il nome di Alcor. Lo pseudonimo appare solo in due dei sessantasei cammei che costituiscono ora la sua trasmigrazione cartacea, <em>Come sono finita dove sono finita</em> (Cicero, pp. 144, € 14), ma è quanto basta, assieme agli hapax «categoria» e «post», a serbare una traccia minima e pur significativa della loro destinazione originaria, come dire: nulla da nascondere, ma qui siamo altrove e vigono altre regole.</p>
<p>Ciò che balza all’occhio, dei testi così riorganizzati e riveduti, è come giungono a comporre una forma rigorosa e compiuta, per quanto ibrida ed eterogenea. L’esito complessivo è l’autoritratto a mosaico di una personalità estrovertita e singolarmente esposta, ma mai davvero collimante con l’autrice in carne e ossa e che trae linfa, invece, dalla sua capacità di tradurre ogni materia in stile, persino gli aspetti più banali e caduchi dell’esistenza quotidiana, rendendo il tutto miracolosamente interessante e spesso divertente. Il registro prevalente, infatti, è quello comico, sia che si tratti di trarre forza narrativa dalle proprie debolezze e idiosincrasie, come nell’apprensione per un caro che non dà notizie di sé o nell’interminabile trattativa con la sarta per un abito che non vuole calzare, sia nel ritrarre personaggi macchiettistici ma non solo, come l’amico sano e savio ma intimamente ossessionato dalla morte, o Doggy, l’amica nevrotica, che «prende sempre un libro, per prudenza, se qualcuno comincia a raccontarle qualcosa, e fa gesti, per dire che tanto ha capito come va a finire». Lo stesso effetto, magari appena smorzato da un’attitudine più comprensiva e umoristica, può nascere da una fila alla cassa di un supermercato, dal racconto di un sogno inspiegabile o dal breve resoconto dell’incontro con uno zampognaro sulla soglia di casa. Più raccolti, ma altrettanto lucidi e pervasi della stessa <em>curiositas</em>, sono i brani in cui l’autrice riflette sul proprio cosmopolitismo fino a riconoscerne l’intima fragilità: «ho una coscienza biologica di specie che mi spinge a sentirmi cosmopolita e deterritorializzata quando tutto va bene e niente mi minaccia, ma che mi spinge ad alzare barriere non appena il pericolo si avvicina […] In fondo l’unica differenza tra me e un teppista armato di spranga è che in me tutto questo resta potenziale, un fremito della pelle, che devo fare molta attenzione a cogliere, coperto com’è dal lavoro della riflessione, della politica, della cultura, dell’apertura».</p>
<p>Non mancano bozzetti su animali (topi), insetti (un bombo), uccelli (balestrucci) o pesci (carpe), come anche su fiori (giacinti) e vegetali commestibili (verze o «verzi», a seconda dell’origine commerciale o contadina), e poi boutade sulla tecnologia e osservazioni casuali di persone, insomma un vero e proprio campionario di <em>nugae</em>, magari inframmezzate da brevi cronache di viaggio o considerazioni sull’amore e l’amicizia. Il fatto è che l’incredibile varietà di temi, figure e riflessioni trattate in appena centotrenta pagine, e con una predominanza apparente dell’occasionale e dell’aneddotico, è sorretta da una saggezza e da una cultura accuratamente dissimulate e ironizzate. Anche le sporadiche allusioni a una qualche poetica si possono scovare soltanto nelle notazioni critiche sparse qua e là nel testo, oppure infilate in un botta e risposta telefonico con Doggy a proposito dei diari della protagonista.</p>
<p>Il tessuto complessivo è altresì rafforzato dal leit motiv del confronto tra presente e passato, che emerge in primo luogo nei ricordi d’infanzia e giovinezza con cui l’autrice, antilirica e immaginosa, cerca di dare forma a «un personale museo dell’Italia che c’era e non c’è più», un’archeologia dell’altro ieri che non dimentica la fame e la penuria e che declina in forme private e contingenti la partecipazione alla storia collettiva, sdrammatizzandola. Di qui il movimento del tempo si manifesta nel rapporto con e sugli oggetti, la loro inesorabile durata e la loro utilità a termine, per poi trarre ispirazione ulteriore dal trasloco di Alcor/Bortoli nel «borgo non natio», ossia l’evento “traumatico” che costituisce forse l’unico, esile filo narrativo del volume. Così l’impressione finale è quella di un testo saturo di tempo, anzi persino consacrato alla temporalità – così come lo era anche, in altro modo, nel suo ambiente originario, quel web che induce a leggere una sola volta e dimenticare presto. Ma è proprio qui che si dà lo scarto: non tanto il formato e la materialità del libro, ma lo stile e lo spessore individuale dell’autore sono i veri agenti conservanti, gli enzimi della durata e del valore che permettono di riconoscere, in rete come in letteratura, chi ha davvero qualcosa da dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Questa recensione è apparsa con il titolo <em>Autoritratto di blogger in forma di mosaico</em> sul manifesto del 22 novembre 2011.)</p>
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		<title>Bell&#8217;inghippo quel comma 29!</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/09/30/bell-inghippo-quel-comma-29/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 13:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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		<category><![CDATA[ZeusNews]]></category>
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					<description><![CDATA[Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata NO ALLA LEGGE BAVAGLIO da  www.valigiablu.it Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog? Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object width="450" height="220" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ukX25nbUGRU&amp;ap=%2526fmt%3D18&amp;autoplay=0&amp;rel=0&amp;fs=0&amp;color1=0xffffff&amp;color2=0xffffff&amp;border=0&amp;loop=0" /><param name="allowfullscreen" value="false" /></object></p>
<p style="text-align: center;"><big><strong>Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata<br />
NO ALLA LEGGE BAVAGLIO</strong></big></p>
<p style="text-align: center;">da  <a title="Comma ammazza blog: un post a rete unificata" href="http://www.valigiablu.it/doc/540/comma-ammazza-blog-un-post-a-rete-unificata.htm" target="_blank"><strong>www.valigiablu.it</strong></a></p>
<p><strong>Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog? </strong><br />
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione. </p>
<p style="text-align: right;"><strong><span id="more-40237"></span></strong></p>
<p><strong>Cosa è la rettifica?</strong><br />
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi. </p>
<p><strong>Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione? </strong><br />
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.<br />
<strong><br />
Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto? </strong><br />
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata. </p>
<p><strong>Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false? </strong><br />
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri. </p>
<p><strong>Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica? </strong><br />
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso. </p>
<p><strong>Sono soggetti a rettifica anche i commenti?</strong><br />
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.</p>
<p align="right">[ di <a href="http://www.valigiablu.it/doc/538/comma-ammazzablog-post-dedicato-a-gasparri-c.htm" target="_blank"><strong>Bruno Saetta</strong></a> <em>continua</em> <a href="http://www.valigiablu.it/doc/540/comma-ammazza-blog-un-post-a-rete-unificata.htm" target="_blank"><strong>qui</strong> ]</a><br />
<strong>@valigia blu</strong> &#8211; riproduzione consigliata</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><big><strong>L&#8217;opinione di <a href="http://www.minotti.net" target="_blank">Daniele Minotti</a></strong></big></p>
<p>26 Set 11 <a href="http://www.minotti.net/2011/09/26/zeusnews-tra-bavagli-censure-e-complottismi/" target="_blank"><strong>ZeusNews &gt; Tra bavagli, censure e complottismi</strong></a></p>
<p>Mentre già c’è chi si organizza per il consueto prosecchino in piazza, ecco la mia opinione sulla legge “ammazzablog”. <em>Dissenting opinion</em>, come spesso succede.</p>
<p>da <a href="http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&amp;cod=15716#axzz1Z5lM6Yq4" target="_blank"><strong>ZeusNews del 26 settembre 2011</strong></a></p>
<p><strong>Censura, bavaglio, ammazzablogger</strong>. Sono locuzioni tanto ricorrenti – quasi da complottismo – che oramai hanno perso ogni carica vitale e suggestiva.</p>
<p>Dove stanno, questa volta, le trame contro la blogosfera? Qui: <em>“Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, <strong>entro quarantotto ore dalla richiesta</strong>, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”</em></p>
<p style="text-align: right;">[ <em>continua</em> <a href="http://www.minotti.net/2011/09/26/zeusnews-tra-bavagli-censure-e-complottismi/" target="_blank"><strong>qui</strong></a> ]</p>
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		<title>Alcor gentil rempaira sempre</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/06/24/alcor-gentil-rempaira-sempre-silvia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 07:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alcor]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Bortoli]]></category>
		<category><![CDATA[Temperanza]]></category>
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					<description><![CDATA[«Cari, Alcor si è ricongiunta con me e insieme abbiamo costruito un libro con una parte dei vecchi pezzi del suo blog. Francesco e Gherardo sono stati così gentili da volerne postare qualcuno qui. Non sarà facile trovare questo libro, bisognerà volerlo molto e se qualcuno ci tenesse spero di facilitargli le cose indicandogli il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/bortolisilvia.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/bortolisilvia-200x300.jpg" alt="" title="Layout 1" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-39357" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/bortolisilvia-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/bortolisilvia.jpg 435w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><br />
<em>«Cari, Alcor si è ricongiunta con me e insieme abbiamo costruito un libro con una parte dei vecchi pezzi del suo blog. Francesco e Gherardo sono stati così gentili da volerne postare qualcuno qui.</p>
<p>Non sarà facile trovare questo libro, bisognerà volerlo molto e se qualcuno ci tenesse spero di facilitargli le cose indicandogli il sito del suo editore. ( <a href="http://ciceroeditore.com/BortoliS.html">Cicero editore Venezia</a> ) »<br />
Baci<br />
Silvia</em></p>
<p>da<br />
<em>Come sono finita dove sono finita</em><br />
di<br />
<strong>Silvia Bortoli</strong></p>
<p><strong>traslocare</strong><br />
Bisognerebbe traslocare, ogni tanto.<br />
Ho letto che il trasloco e il divorzio sono gli eventi più traumatici nella vita di una persona, lutti a parte.<br />
Ma per gli ammucchiatori il trasloco è l’unico modo per liberarsi del passato, dei sensi di colpa, delle cose inutili che hanno accumulato negli anni, di quei fondi di cassetto di cui un poco si vergognano e che vorrebbero essere ripuliti, riordinati, sgomberati, e nessuno li ascolta.<br />
Io dovrò traslocare, tra poco.<br />
<span id="more-39356"></span><br />
Ogni tanto apro gli armadi e guardo i vestiti appesi cercando di decidere che cosa butterò. Ne ho alcuni che hanno trent’anni. Strani. Mi chiedo perché li ho comprati, come mai mi sono piaciuti, sempre che mi siano piaciuti, com’è possibile che mi piacessero quei colori, quei tessuti, quei tagli.</p>
<p>Le scarpe le butto con maggior facilità, viaggio prevalentemente con un vecchio paio di Nike color muffa che mi ha regalato il mio ex marito un giorno che l’ho incontrato mentre stava preparandosi ad andare in Cina, qualche anno fa.<br />
Abbiamo passato un paio d’ore a provare scarpe adatte a camminarci dentro dodici ore al giorno e per la mia pazienza sono stata premiata con il paio gemello delle sue. Il viaggio in Cina però non l’ho fatto.<br />
Ma i vestiti non li butto. Perché fatico tanto a liberarmene? mi chiedo. Sono una collezionista?</p>
<p>Quand’ero bambina i vestiti si passavano tra fratelli e cugini, dev’essere un ricordo di quell’educazione contraria a ogni spreco. I cappotti si rivoltavano e uscivano quei tessuti strani, anche belli, imprevisti. Il pranzo rifiutato te lo rimettevano davanti la sera e il vestito di tua cugina cresciuta toccava a te, anche se il verde ti faceva sembrare malata.<br />
Dev’essere questo.</p>
<p>Ho conosciuto un’americana, anni fa, che aveva traslocato venti volte e le sue case nascevano pronte al trasloco, semplificate, quasi scivolose, fatte per infilarsi automaticamente negli scatoloni, nei camion, nei containers.<br />
Le mie case no, ho traslocato solo sei volte, non sono ancora pronta, non mi sono ancora specializzata.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/cappello.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/cappello.jpg" alt="" title="cappello" width="300" height="300" class="alignright size-full wp-image-39359" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/cappello.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/06/cappello-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Ho grumi di cose che aspettano di essere “selezionate ed eliminate”, giornali, libri di scuola, guide Michelin degli anni ’90, due contenitori con tutte le ricette uscite sui magazine del Corriere e della Repubblica, ritagliate e ordinatamente inserite. Ne avrò trecento e non ne ho mai provata una. Un cappello con la veletta e un buco all’altezza del naso. Due foulard giganti che non si possono usare nemmeno come parei perché sono quadrati, e tutti e due hanno una scoloritura grande quanto un’unghia nello stesso punto. Cinture di impermeabili che non possiedo. Otto scatole di dischetti vecchi che il mio nuovo sistema non sa leggere, l’hard disk rotto del computer con dentro quattro anni di posta. Le matrici degli assegni di una banca in cui avevo un conto trentatrè anni fa.</p>
<p>Due scaffali pieni di contenitori e cartelline con “cose d’altri” cioè prevalentemente poesie e testi di amici in fase di avanzamento. Tre radiografie formato lenzuolo della mia spina dorsale più altre più piccole di altri pezzi di scheletro, una anche della testa. Numeri spaiati di riviste varie, Aut Aut, Quaderni rossi, Quaderni Piacentini, Per la critica, Verri di Anceschi e nuovo Verri, tre numeri di Angelus Novus. Fotocopie di materiali per la mia tesi. Una tesina di storia della Chiesa in età conciliare, scritta a macchina. Ogni tanto mi siedo davanti a mio marito e cerco di convincerlo a vendere tutti i mobili. Lui mi guarda e dice, <em>perché no? mi sembra una buona idea</em>.<br />
Il fatto che dica di sì, essendo lui un uomo tutt’altro che pratico, uno che se deve star via dieci giorni si porta dietro venti camicie, mi lascia perplessa.</p>
<p><strong>illuminazione</strong></p>
<p>Sul display del mio cellulare, sotto la scritta Vodafone, è comparsa la parola “Illuminazione”. Sarà un segno, mi dico, forse devo cercarla, del resto le cose si sono un po’ appannate, ultimamente.</p>
<p><strong>notturno</strong></p>
<p>Anni fa, ho avuto una breve passione cinematografica per Rüdiger Vogler.<br />
Rompevo parecchio, evidentemente, perché un giorno, alla Mostra del cinema, l’uomo con cui ero, vedendolo passare, gli è corso dietro e lo ha fermato. Scusi, gli ha detto, c’è una persona che vorrebbe conoscerla, e così io e Rüdiger Vogler ci siamo stretti la mano. E poi io ho picchiato l’uomo con cui ero.</p>
<p>Queste cinque futili righe, qui sopra, frutto dell’insonnia, non le voglio cancellare, nonostante la loro assurdità.<br />
A chi interessa infatti che io abbia stretto la mano a Rüdiger Vogler? A me certamente no, e tanto meno a voi.<br />
Tra l’altro non ci siamo detti niente di memorabile, com’è ovvio, prima di riprendere ognuno la propria strada.<br />
E neppure me lo ricordavo, ma la mente faceva il suo lavoro da galeotta, chiusa nella mia scatola cranica, e non riusciva a trovare la porta per entrare nel sonno, perciò frullava frullava frullava inutilmente finché non mi sono alzata, ho preso un sonnifero e mentre aspettavo che facesse effetto sono venuta qui a fumarmi una sigaretta e ho acceso il computer.</p>
<p>Ho un’amica che medita e ha cercato di insegnarmi.<br />
Lei chiama quel lavorìo della mente che distrae dal perfetto distacco, la scimmia.<br />
A me sembra invece che abbiamo nella testa un biliardo dove i pensieri – quelle bocce fatte di un agglomerato di immagini, percezioni e frammenti – schizzano urtandosi da una sponda all’altra della nostra percezione di noi che forse è dentro di noi o forse è noi.</p>
<p>Una delle ragioni per cui non sono stata una brava allieva è l’acuta diffidenza del mio ego che mi sussurra, ma se mi metti al bando, che cosa resterà? Insomma, ho paura del vuoto pneumatico della mente, non mi sembra salvifico.<br />
Se mai arrivassi al nulla perfetto, mi chiedo, sarei contenta felice placata? La mia attività cerebrale muterebbe?<br />
E con quali risultati? Quella stretta di gioia che mi viene a volte quando vedo una persona che amo, si stempererebbe in un amore generale, sì, ma più tiepido e flebile?<br />
Ho davvero voglia di lasciare le mie nevrotiche spoglie occidentali sulla sedia, come un vestito smesso?<br />
Me ne starei qui a chiacchierare?</p>
<p>Però la notte quel vuoto lo cerco, come tutti, e invece a volte le palle sbattono frenetiche contro la sponda e quanto più futili, tanto più numerose e implacabili, perciò, non so per quale traiettoria e uscito da dove, nel rettangolo del mio biliardo è schizzato Bruno Ganz e rimbalzando ha spinto verso di me il ricordo di Rüdiger Vogler, e io lascerò qui il brandello delle mie inutili fatiche notturne, per ricordarmi che quando non si riesce a dormire è meglio leggere che scrivere.</p>
<p>[Di Bruno Ganz mi era tornato in mente questo:<br />
Una notte d’inverno ero alla fermata del vaporetto ed è arrivato per l’appunto lui, avvolto in un cappottone. Ce ne stavamo lì nella nebbia ad aspettare, solo noi due, Bruno Ganz e io, e ci eravamo riconosciuti. O meglio, io avevo riconosciuto lui, e lui aveva riconosciuto la spettatrice di buona memoria. A un certo punto non mi è sembrato bello far finta di niente, come se avessi incontrato mia zia e fingessi di non vederla, perciò, se non altro per la Marchesa di O., gli ho sorriso e ho detto, grazie. Lui mi ha fatto un sorriso radioso e ha detto, prego. E poi è arrivato il vaporetto.]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Morte del blog?</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/03/28/morte-del-blog/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 11:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[massimo mantellini]]></category>
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					<description><![CDATA[di Jan Reister Massimo Mantellini scrive dello spostamento su Facebook e Twitter di molte attività di socializzazione che qualche tempo fa avvenivano sui blog personali: Dalla blogosfera alla statusfera. Interessanti anche i commenti. Le sue considerazioni sul valore dei commenti attraverso il tempo sono molto interessanti, mentre non condivido il suo pessimismo sul calo dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Jan Reister</p>
<p>Massimo Mantellini scrive dello spostamento su Facebook e Twitter di molte attività di socializzazione che qualche tempo fa avvenivano sui blog personali: <a href="http://www.mantellini.it/?p=12314">Dalla blogosfera alla statusfera</a>. Interessanti anche i commenti.</p>
<p>Le sue considerazioni sul valore dei commenti attraverso il tempo sono molto interessanti, mentre non condivido il suo pessimismo sul calo dei lettori negli ultimi 3 anni: come <a href="http://www.mantellini.it/?p=12314#comment-72685">fa notare</a> <a href="http://www.goanalytics.info/">Marco Cilia</a>, i dati sul numero di visite ricevute sono probabilmente in leggera crescita.<br />
<span id="more-38602"></span><br />
Qui sotto riporto il grafico delle visite su Nazione Indiana negli ultimi 3 anni, su base mensile (fai clic sull&#8217;immagine per ingrandirla).</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/mensile.png"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-38606 alignnone" title="mensile" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/mensile-300x68.png" alt="" width="300" height="68" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/mensile-300x68.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/mensile.png 970w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>e per un confronto coi dati giornalieri di Mantellini, su base giornaliera:</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/giornaliero.png"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-38605 alignnone" title="giornaliero" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/giornaliero-300x69.png" alt="" width="300" height="69" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/giornaliero-300x69.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/03/giornaliero.png 959w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>(fai clic sull&#8217;immagine per ingrandirla)</p>
<p>Come si può notare sono dati in leggera costante crescita e dipendono secondo me da una cosa semplice: un blog è un fantastico sistema editoriale per pubblicare agilmente ed a basso costo. Un progetto culturale pubblicato in semplice sequenza temporale, senza i vincoli di un processo editoriale tradizionale e senza la preoccupazioni di dover soddisfare complesse architetture delle informazioni, permette di concentrarsi sul progetto e produrre cultura (o qualsiasi cosa sia quel che c&#8217;è qui) con continuità nel tempo. Questo vale per manteblog, Nazione Indiana, Carmilla e tanti altri.</p>
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