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	<title>bottoni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>AMOS OZ [1939-2018] &#8220;Un disastro nucleare.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Dec 2018 12:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amos Oz]]></category>
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		<category><![CDATA[Orsola Puecher]]></category>
		<category><![CDATA[Una storia di amore e di tenebra]]></category>
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					<description><![CDATA["Fra la stuoia, le gambe dei mobili e lo spazio sotto il letto, scoprivo a volte non soltanto isole senza nome, ma anche nuove stelle, ignoti sistemi solari, galassie intere. Se mi avessero rinchiuso in prigione, certo mi sarebbero mancate la libertà e svariate altre cose, ma non avrei patito la noia, sempre che mi avessero lasciato tenere, nella mia cella, una confezione di domino o un mazzo di carte, due scatole di fiammiferi, una dozzina di monete o un pugno di bottoni: avrei trascorso la mia giornata seduto a sistemarli."]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" src="https://static.timesofisrael.com/www/uploads/2016/09/IMG_0331.jpg" width="1024" height="768" class="size-full" /><figcaption class="wp-caption-text">Amos Oz e il suo gatto</figcaption></figure>
<p align="right"><small>img da <a href="https://www.timesofisrael.com/remembering-the-wise-gracious-amos-oz-and-his-cat-snoring-softly-on-my-lap/">qui</a></small></p>
<p>da <em>Una storia di amore e di tenebra</em><br />
Traduzione di Elena Loewenthal<br />
Feltrinelli 2002<br />
&nbsp;</p>
<blockquote><p>Fra la stuoia, le gambe dei mobili e lo spazio sotto il letto, scoprivo a volte non soltanto isole senza nome, ma anche nuove stelle, ignoti sistemi solari, galassie intere. Se mi avessero rinchiuso in prigione, certo mi sarebbero mancate la libertà e svariate altre cose, ma non avrei patito la noia, sempre che mi avessero lasciato tenere, nella mia cella, una confezione di domino o un mazzo di carte, due scatole di fiammiferi, una dozzina di monete o un pugno di bottoni: avrei trascorso la mia giornata seduto a sistemarli. Li avrei combinati e poi divisi, montando e allontanando e avvicinando, elaborando piccole composizioni. Forse era tutto riconducibile alla mia condizione di figlio unico: non avevo fratelli o sorelle, e assai pochi amici, che dopo un po’ se ne andavano, perché volevano action e non reggevano tanto il ritmo epico dei miei giochi.<br />
Capitava non di rado che cominciassi un gioco per terra il lunedì, e il martedì passassi tutte le ore del mattino, a scuola, a pensare al seguito di quel gioco; poi, durante il pomeriggio, facevo una mossa o due, lasciando il seguito per il mercoledì e il giovedì. I miei amici si stufavano, mi abbandonavano alle mie fantasie e se ne andavano a giocare a nascondino fuori, mentre io portavo avanti la mia storia pavimentale ancora per molti giorni, spostando truppe, cingendo d’assedio fortezze e capitali, conquistando e distruggendo, disponendo brigate per i monti, violando fortilizi e linee di fortificazione, liberando e conquistando di nuovo, allargando e stringendo confini segnati con i fiammiferi. Se per sbaglio uno dei miei genitori pestava il mio universo, dichiaravo uno sciopero della fame o una rivolta dello spazzolino da denti. Finché alla fine arrivava il giorno del giudizio, mamma non poteva più sopportare i fiocchi di polvere e spazzava via tutto &#8211; flotta, fanterie, città, monti e insenature, continenti interi. Un disastro nucleare.</p></blockquote>
<p>&nbsp;<br />
[ <em>La scrittura limpida e insieme oscura di Amos Oz &#8211; netta &#8211; &#8220;semplice&#8221; in superficie &#8211; piena di ironia &#8211; immaginifica &#8211; ma con un senso profondo di mancanza di speranza per l&#8217;umano &#8211; piena di amore ma con la tenebra sempre in agguato &#8211; che fa quasi sentire in salvo il suo lettore &#8211; una volta chiuso il libro &#8211; per contrasto &#8211;  per misteriosa funzione apotropaica &#8211; la scrittura che nasce nella solitudine sul pavimento di figlio unico &#8211; geografia di piastrelle &#8211; di tessere del domino &#8211; monete &#8211; fiammiferi e bottoni &#8211; nella consapevolezza che tutto può essere spazzato via in un soffio &#8211; in un fiocco di polvere</em> ]</p>
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