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	<title>bruno vespa &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ma com&#8217;è bello andare in Vespa ( titolo che non c&#8217;entra un cazzo con l&#8217;articolo che parla di libri e mercato)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 06:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il libro di Bruno Vespa e la “mucca sacra” dal latte avvelenato di Pasquale Palmieri &#160; A volte pensiamo erroneamente ai libri come prodotti che stanno ai margini del grande mercato globale. Oggetti per pochi, insomma. Forse anche per questo gli attribuiamo un valore intrinsecamente positivo. Le prime attività commerciali a riaprire dopo la prima [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-87276" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/11/Capture-d’écran-2020-11-24-à-08.14.32-300x231.png" alt="" width="300" height="231" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/11/Capture-d’écran-2020-11-24-à-08.14.32-300x231.png 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/11/Capture-d’écran-2020-11-24-à-08.14.32-250x193.png 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/11/Capture-d’écran-2020-11-24-à-08.14.32-200x154.png 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/11/Capture-d’écran-2020-11-24-à-08.14.32-160x123.png 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/11/Capture-d’écran-2020-11-24-à-08.14.32.png 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il libro di Bruno Vespa e la “mucca sacra” dal latte avvelenato</strong></p>
<p>di <strong>Pasquale Palmieri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A volte pensiamo erroneamente ai libri come prodotti che stanno ai margini del grande mercato globale. Oggetti per pochi, insomma. Forse anche per questo gli attribuiamo un valore intrinsecamente positivo. Le prime attività commerciali a riaprire dopo la prima ondata di Covid furono le librerie, lo ricordiamo tutti. Con quel gesto, il governo riconosceva il loro ruolo per la collettività, quasi come se fossero pacate custodi della nostra coscienza civica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poi ci troviamo annualmente ad affrontare il supplizio della pubblicazione prenatalizia di prodotti firmati da Bruno Vespa. E siamo quasi costretti a ribadire, in maniera evidentemente velleitaria, che quei testi sono pura immondizia, costruiti su una micidiale miscela di presunzione, ipocrisia e ostentata ignoranza, finalizzati a confermare pregiudizi dilaganti più che a metterli in discussione. Rimane il fatto che hanno un mercato. Il rito si ripete per una ragione semplice: esiste un pubblico che desidera leggere, o talvolta semplicemente possedere, pagine che propongono quei contenuti. Facciamo anche di più: produciamo e condividiamo vignette satiriche su Vespa, puntiamo il dito contro i suoi lettori, ci avventuriamo in ardite dissertazioni sulle sue grossolane apologie del fascismo. Ci sorprendiamo perfino a pensare che sarebbe meglio chiuderle le librerie, se devono vendere la roba di Vespa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-87278" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-193x300.jpg 193w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-768x1196.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-657x1024.jpg 657w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-250x389.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-200x312.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL-160x249.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/81peY2WxzOL.jpg 995w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" />Negli ultimi decenni, gli studi sulla storia dell’editoria e della comunicazione hanno contribuito a complicare lo scenario, aiutandoci a comprendere come la fruizione degli scritti a stampa non debba essere necessariamente considerata come un fattore di emancipazione sociale, tanto nel passato quanto nel presente. Limitandoci all’analisi dello scenario europeo, siamo oggi in grado di osservare che la svolta tecnologica inaugurata da Gutenberg ebbe effetti discontinui e contradditori. La possibilità di riprodurre e diffondere in serie i testi contribuì, infatti, ad abbattere drasticamente i costi e coinvolgere una schiera di lettori molto più ampia. Ne conseguì un potenziamento del comune senso critico e una più intensa partecipazione ai dibattitti intorno a eventi sensazionali o a fenomeni di pubblico interesse, che in alcuni periodi si manifestò in maniera intermittente e in altri in maniera più costante (sul tema si veda il libro di Peter Burke e Asa Briggs, <em>Storia sociale dei media. Da Gutenberg a Internet</em>, Il Mulino). Tuttavia, quella stessa capacità di penetrare in maniera ramificata il corpo sociale riuscì anche a stimolare nuove forme di adeguamento ai dettami delle autorità secolari o ecclesiastiche, dei potentati nobiliari, o degli interessi economici dei ceti dominanti. La stampa aveva quindi i suoi padroni e – seguendo le esigenze dei committenti o le logiche del profitto – riusciva anche a diventare una potente catalizzatrice di conformismo: in altre parole, suggeriva alle persone come comportarsi, cosa pensare, cosa comprare, di cosa fidarsi, di cosa aver paura (su questo versante, sono utili le considerazioni di Mario Infelise, <em>I padroni dei libri</em>, Laterza, e Sandro Landi, <em>Stampa, censura e opinione pubblica in età moderna</em>, Il Mulino).<img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-87280" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/9788858111055_0_0_530_75-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/9788858111055_0_0_530_75-196x300.jpg 196w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/9788858111055_0_0_530_75-250x383.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/9788858111055_0_0_530_75-200x306.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/9788858111055_0_0_530_75-160x245.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2020/12/9788858111055_0_0_530_75.jpg 346w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le indagini storiche ci permettono di osservare in una prospettiva diversa anche la situazione odierna. Commettiamo infatti un enorme errore nel pensare che i libri siano ai margini del mercato globale. I libri – in tutte le loro forme, dal digitale al cartaceo – sono al contrario una delle forze propulsive del nostro sistema economico. Potremmo dire di più: essi detengono le chiavi dell’ecosistema comunicativo che connette i consumatori ai prodotti. Ad esempio, offrono a un’azienda come Amazon l&#8217;opportunità di entrare in punta di piedi nel nostro mondo. Attraverso i libri che acquistiamo, consentiamo al colosso di Bezos di comprendere una parte importante di quello che desideriamo, quali luoghi vorremmo visitare, cosa vorremmo guardare in tv o sulle piattaforme digitali, che musica amiamo ascoltare, per chi votiamo, quanto possiamo spendere, quanto preferiamo risparmiare, quanto tempo libero abbiamo, cosa consideriamo necessario, e persino quello a cui siamo disposti a rinunciare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I libri coprono una fetta piccola dei profitti possibili, ma aprono indirettamente le porte a un universo infinito di consumi e suggerimenti pubblicitari. Con i nostri ordini o le sottolineature del nostro kindle, condividiamo parti di noi che sarebbero destinate a rimanere chiuse in un cassetto. Come ha scritto di recente Martin Angioni (<em>Amazon dietro le quinte</em>, Raffaello Cortina Editore), i libri sono la “mucca sacra” del gigante dell&#8217;e-commerce. E Bruno Vespa è lì, pronto a invadere ogni anno il nostro piccolo mondo prenatalizio, e a riproporci la triste evidenza del libro come incentivo all’appiattimento e al conformismo, avvalendosi anche dei processi idealizzazione degli oggetti a stampa che continuano a crescere indisturbati nella nostra cultura, inventando gerarchie inesistenti nella complessa realtà dei paesaggi mediatici. È lì forse anche per ricordarci una dinamica tanto banale quanto sfuggente: quella “mucca sacra” produce anche latte avvelenato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Face to Face</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 17:44:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Photoshoperò per una videoconferenza &#8220;attorno al corpo di Eluana Englaro&#8220;, di Barbara Gozzi che si terrà a Bruxelles il 30 gennaio 2010. Nel rispetto dell&#8217; altrui e della propria sofferenza. Le musiche, originali, sono del mio amico Franck Lassalle e della nostra Georgia la citazione Magritte.]]></description>
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<p>Photoshoperò per una  videoconferenza &#8220;<em>attorno al corpo di Eluana Englaro</em>&#8220;, di <a href="http://progettobutterfly.splinder.com/">Barbara Gozzi</a> che si terrà a Bruxelles il 30 gennaio 2010. Nel rispetto dell&#8217; altrui e della propria sofferenza. Le musiche, originali, sono del mio amico Franck Lassalle e della nostra <a href="http://georgiamada.splinder.com/">Georgia</a> la citazione Magritte.</p>
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		<title>A proposito di una triste puntata di &#8220;Porta a porta&#8221; dedicata al velo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[christian raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 08:01:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesco Longo (Questo articolo è stato pubblicato sul Riformista il 25 ottobre 2006, ieri hanno replicato sullo stesso giornale Massimiliano Parente, Filippo La Porta e Dino Cofrancesco, oggi direttamente Bruno Vespa) Durante la puntata di lunedì scorso di Porta a Porta si è assistito ad un triste spettacolo. La trasmissione è dedicata alle polemiche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong> Francesco Longo </strong></p>
<p><em>(Questo articolo è stato pubblicato sul Riformista il 25 ottobre 2006, ieri hanno replicato sullo stesso giornale Massimiliano Parente, Filippo La Porta e Dino Cofrancesco, oggi direttamente Bruno Vespa) </em></p>
<p>Durante la puntata di lunedì scorso di Porta a Porta si è assistito ad un triste spettacolo. La trasmissione è dedicata alle polemiche sul velo delle donne islamiche. Tra gli ospiti in studio (oltre la Santanché, la Pollastrini e Fouad Allam) c&#8217;è una ragazza con il velo. Ad un certo punto il tema del dibattito diventa la lapidazione, e Vespa chiede alla ragazza se per lei la lapidazione è «giusta o ingiusta». Sarah dice che è lì per parlare del velo e che preferisce non rispondere. Ma Vespa incalza: «Signorina, per lei è giusto o ingiusto che una donna che tradisce il marito sia uccisa con le pietre?». Sarah: «Preferisco non rispondere». E Vespa, con la faccia stupita, come se stesse chiedendo quanto fa due più due: «Le sto domandando se è giusto o ingiusto lapidare una donna». Sarah si rifiuta di rispondere. Vespa e tutti gli altri ospiti, e molti telespettatori, sono sbalorditi dalla elementarità della domanda e non riescono a credere che una risposta così facile come: «La lapidazione è sbagliata!», non esca da quella bocca. <span id="more-2612"></span><br />
Come si incontrano due civiltà se si procede così? Che significato può avere interrogare altre religioni o altre culture partendo da domande inadatte come «è giusto o ingiusto?» La nostra religione, e quindi parte della nostra cultura, si fonda su elementi del tutto irrazionali, illogici, ingiusti. Perché dunque pretendere dagli altri ragionamenti, coerenza, sillogismi? Anche il nostro libro sacro non è stato scritto da Aristotele né da Gottlob Frege, inutile negarlo.<br />
Vorrei chiedere a Vespa: «Se una monaca di clausura entra in un monastero e non può più uscire, è giusto o ingiusto?». Vorrei chiedere a Vespa: «Gesù è venuto a dare il sangue per l&#8217;umanità, compreso Adolf Hitler. Per lei è giusto o ingiusto che Gesù sia morto in croce per Adolf Hitler?». Che senso ha porre questa domanda?<br />
La religione cristiana si basa su eventi di dubbia razionalità (chi concepisce un figlio senza aver «conosciuto uomo», chi muore e poi ritorna in vita; chi compie esorcismi; chi si fa martire; chi fa voti di povertà e altro). Neanche la nostra religione, che pure ci porta a formulare domande simili, funziona secondo la dicotomia giusto/ingiusto: perché costringere gli altri a questo schema?<br />
Il secondo veleno che circola durante la puntata di Porta a Porta è che le ragazze che portano il velo in realtà non lo fanno mai per libera scelta, anche qualora lo dicessero, ma sempre perché costrette. Come si può dimostrare questa “verità”? Tutti gli ospiti la dimostrano, semplicemente, affermandola.<br />
Ma cosa diremmo se vedessimo donne islamiche sottoporsi alla chirurgia estetica? Non diremmo che qualcuno le costringe? Che diremmo se vedessimo donne rinunciare ad essere madri per i motivi più strani? Non diremmo che dietro c&#8217;è qualcuno che le sta plagiando? E il voto di castità dei seminaristi è una scelta libera? E i monasteri di clausura? È uguaglianza o disuguaglianza (questa è l&#8217;altra coppia di termini con cui la ragazza durante la puntata viene messa alle corde) che un prete possa confessare o dire messa e nessuna donna possa farlo?<br />
Accettare, comprendere, dialogare con un&#8217;altra civiltà non può essere accettare solo ciò che dell&#8217;altra civiltà, alla fin fine, ci convince.E poi: è giusto o ingiusto mettere una ragazzina in minoranza in un salotto tv? Accerchiarla con domande impossibili come fanno i bulletti con le compagne di classe?</p>
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