<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>calore &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/calore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 30 Aug 2008 12:19:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Lo stato delle cose in Occidente</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 08:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[beautiful]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[BLU]]></category>
		<category><![CDATA[calore]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[commenti]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[cose]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[geologia]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[madri]]></category>
		<category><![CDATA[massimo rizzante]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[performance]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[pornografia]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[sfondo]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[sud]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[vetro]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[violazione]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=7769</guid>

					<description><![CDATA[di Massimo Rizzante Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro acque calde e rigeneratrici. Nuotare lentamente in una grande piscina blu. Al mattino, soprattutto. Prima delle nove, quando l’allegro «Avanti, muovetevi!», lanciato da un robusto insegnante in costume da bagno, dà inizio alla lezione di water-gym programmata per una clientela alla ricerca dei suoi glutei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>Amo le stazioni termali. Immergermi nelle loro acque calde e rigeneratrici. Nuotare lentamente in una grande piscina blu.<br />
Al mattino, soprattutto. Prima delle nove, quando l’allegro «Avanti, muovetevi!», lanciato da un robusto insegnante in costume da bagno, dà inizio alla lezione di <em>water-gym</em> programmata per una clientela alla ricerca dei suoi glutei perduti. I glutei, tuttavia, non sono vecchi e cadenti ! E neppure solo femminili! Sono glutei giovani e nonostante ciò alla ricerca di se stessi.<br />
Come spiegare il mistero dei giovani glutei perduti?<br />
Nuotando in solitudine, la risposta mi pare semplice: il tempio della salute (<em>salus per aquam</em>, dicevano gli antichi Romani), che fino a dieci anni fa era frequentato da un pubblico di moribondi o da persone mature e annoiate, è diventata la cattedrale del <em>wellness</em>, la casa della bellezza fisica, <em>The Beauty Farm</em>.<br />
In una verde vallata circondata dalle montagne, alla frontiera tra Italia e Austria (non lontano dal castello del grande alpinista Reinhold Messner), dove, secondo la leggenda, Ötzi, l’uomo primitivo, ha trascorso il suo tempo a urlare il proprio nome per notti e notti– ottenendo come unica risposta una triste eco – si trova il Centro di benessere «Paradiso». <span id="more-7769"></span><br />
Si tratta di un’oasi per giovani coppie in viaggio di nozze, per giovani coppie con prole (la Beauty Farm «Paradiso» è dotata di un <em>baby-club</em> e di graziose animatrici bilingui) desiderose di dimenticare il loro status di genitori, per neomamme che aspirano, <em>post partum</em>, a snellire i loro lombi, per giovani manager in fuga dai loro computer, per studentesse alla ricerca di giovani manager in fuga dai loro computer desiderose di continuare a vestire Gucci, Louis Vitton, Dolce &amp; Gabbana, per single la cui incertezza sessuale è proporzionale a quella del loro avvenire: persone tra i diciotto e i trent’anni che possono diventare qualsiasi cosa: omosessuali, eterosessuali, bisessuali, transessuali, o tutte e quattro le cose insieme e che cercano un rifugio, una pausa, una «camera del silenzio», un trattamento per capelli, un lettino dove riposare o meditare in compagnia del loro Ipod.<br />
Di solito, nuoto prima dell’ora della cristalloterapia, prevista per le dieci.<br />
La cristalloterapia si basa su un unico principio: tutto ciò che esiste nell’universo è energia solidificata in strutture precise e apparentemente chiuse in se stesse. Apparentemente. L’energia, infatti, non si può imprigionare. Si agita continuamente, secondo una frequenza vibratoria particolare che dipende dai corpi in cui s’imbatte durante il suo percorso. Il cristallo, che possiede una vibrazione costante, una volta posato su un corpo umano (di preferenza su un dorso completamente rilassato), le cui vibrazioni sono purtroppo molto più instabili, perviene a stabilire uno stato d’armonia. Secondo i fondamenti della cristalloterapia, tutte le malattie dell’uomo derivano da un blocco energetico che invia vibrazioni negative sul piano fisico, emotivo e mentale. Perciò, se si vuole neutralizzare la nostra consustanziale mancanza d’armonia e reintegrare il flusso positivo dell’energia universale, bisogna assolutamente provare la cristalloterapia.<br />
Quindi passare direttamente all’aromaterapia, poi al massaggio al miele, successivamente a quello al cioccolato, poi al trattamento alle alghe marine, quindi alle immersioni nel fieno – molto indicate per la cura di ogni indurimento sia epidermico che spirituale –, poi sottomettersi a una doccia nebulizzante, poi immergersi in una vasca di latte ricoperta di ciclamini, quindi, usciti dal latte, scivolare delicatamente in un’altra vasca riempita di scorze di mela «Vitalis».<br />
Infine bisogna assolutamente provare la terapia del «Cau».<br />
«Cau» significa «lavorare con il fuoco senza la fiamma». La terapia unisce il calore alle essenze arboree. Si fonda sull’uso dell’artemisia, una pianta dalle proprietà divine. Il «Cau» può prolungare la vita in quanto il suo principio è il calore. Tutto nell’universo nasce dal calore. Perciò, quando le foglie ardenti dell’artemisia, dopo un’accurata manipolazione destinata a dar loro una forma conica, si posano sul vostro corpo già candeggiato e reso pressoché trasparente dai numerosi trattamenti e immersioni precedenti, voi cominciate a urlare.<br />
La massaggiatrice bilingue dal seno invadente conosce alla perfezione il vostro urlo. Il vostro, infatti, non è un urlo di dolore. Il calore non provoca dolore, crea l’amore, la vita. Il vostro urlo non è che il primo vagito di un neonato. Un novello Ötzi è nato, restituito dai ghiacciai della preistoria alla civiltà del benessere.<br />
Nel pomeriggio, dopo un pranzo frugale a base di mele «Vitalis» e foglie di artemisia, vado nella hall del «Paradiso». L’atmosfera è effervescente, conviviale. La gente è a suo agio, disponibile. La mattinata deve aver purificato i corpi e le anime. I pori della pelle si devono essere talmente dilatati da aprirsi anch&#8217;essi al dialogo. Tutti sembrano in vena di confidenze.<br />
Ne approfitto per abbordare una donna sulla quarantina alle prese con uno specchio.<br />
«Che ne direbbe di una breve passeggiata nella valle?».<br />
«D’accordo – risponde. Sono sempre attratta dalla natura. Eppure, sa, a volte la natura non è all’altezza dei nostri desideri».<br />
Usciamo. La luce, per effetto dei raggi solari che si riflettono sulle rocce delle Dolomiti che ci circondano è di un rosa confetto. Osservo l’incarnato del suo volto: anch’esso è rosa confetto. Ho un dubbio: si tratta di un’illusione ottica? O siamo davvero ridiventati dei neonati dalla pelle immacolata? La donna continua la sua riflessione:<br />
«Giunta a quarant’anni, una donna è obbligata a estendere il suo potere d’azione fino alla propria intimità. Comprende quel che voglio dire? La natura, terminato il suo compito, ci abbandona a noi stesse. A questo punto una donna deve pensare a un ringiovanimento estetico delle sue zone intime. Le ragioni che la spingono a sottomettersi a una “modernizzazione” della sua vagina possono essere le più disparate: piccoli problemi d’incontinenza; liposuzione del grasso che con il tempo si è concentrato nella regione pubica; correzione dell’orifizio che una ventina d’anni di attività sessuale ha allargato o reso asimmetrico. Tuttavia, come afferma uno dei più grandi specialisti di questo genere di interventi chirurgici, il professor Carlo Alberto Balla d’Oro, la funzione più importante della vaginoplastica è quello di offrire nuovamente alla donna la gioia del suo primo orgasmo. O, come il professor Balla d’Oro dice più precisamente, usando una metafora musicale: farle riscoprire “la tonalità ardente della prima nota acuta del vero godimento”».<br />
L’ultima frase della donna dalla vagina rifatta mi fa tornare in mente l’urlo che al mattino avevo lanciato sotto lo sguardo bonario della massaggiatrice dal seno invadente. Secondo l’antica terapia orientale del «Cau», tutto è calore. Noi, dunque, dobbiamo bruciare. Corpo e anima. Per questa ragione la frontiera tra il corpo e l’anima, cioè la nostra pelle, deve dilatarsi grazie a trattamenti estetici e terapeutici fino a diventare una pellicola invisibile. O fino a essere recisa da un bisturi. Così il professor Balla d’Oro raggiunge l’antica saggezza, proprio mentre io e la mia confidente raggiungiamo le soglie del «Paradiso».<br />
Prima di entrare nel Centro, dopo averla ringraziata per le sue rivelazioni, la saluto il più intimamente possibile. Mi accomodo su una poltrona. Prendo un giornale. Un articolo desta il mio interesse. Si parla dell’«Indiana Jones del Sud Tirolo». Visto che sono da queste parti, voglio saperne di più. Si raccontano le avventure dell’ufficiale, alpinista e vulcanologo francese Déodat de Dolomieu, fondatore della geologia alpina, la cui vita, scrive la giornalista, è stata più romanzesca di quella del celebre personaggio del ciclo cinematografico. Dal 1789, anno in cui scopre la composizione della roccia dal color rosa (la «dolomie»), che fa di questa regione un paradiso, il suo prestigio s’impone per l’eternità: il nome delle Alpi dolomitiche viene infatti da Dolomieu. Sembra che al momento della scoperta, abbia lanciato un urlo ancestrale, simile a quello di Ötzi, l’uomo primitivo e leggendario che, secondo gli abitanti di questi luoghi, si può ancora udire durante certe notti d’inverno. Il viaggio sulle Dolomiti, nella vita di Dolomieu, non è tuttavia che una tappa. La sua sete inesauribile di ignoto lo conduce alle soglie della morte alla fine di quattro anni di prigionia nella fortezza di Messina, dove, di ritorno da una spedizione napoleonica in Egitto, era naufragato. Nella sua biografia intitolata <em>Le avventure del cavaliere geologo Déodat de Dolomieu</em>, l’autrice, Thèrèse de la Vallée d’Or, racconta come, una volta liberato dai Borboni, Dolomieu, novello cavaliere dell’Ordine di Malta, ricominci a solcare il Mediterraneo combattendo contro i Turchi. Rientrato in Sicilia, esplora l’isola in lungo e in largo, studia la sua stratificazione geologica, scala l’Etna. Nel corso della sua terza scalata al vulcano prende la decisione più difficile e più bizzarra della sua vita: si dà al libertinaggio. Dolomieu, come si può verificare grazie a un ritratto eseguito dalla pittrice tedesca Diotima Kaufmann che si trova a Villa Borghese, era un tipo affascinante. Vulcanologo di fama, si ricorda del suo vecchio compagno d’armi Choderlos de Laclos, l’autore de <em>Le relazioni pericolose</em>. Gli scrive una lunga lettera nella quale, fra gli innumerevoli aneddoti sulla sua vita di donnaiolo scientifico, si può leggere questo passaggio: «L’avventura erotica in sé non è interessante. Quel che rende interessante un’avventura erotica sono i dettagli. Se ho avuto l’imperdonabile mancanza di tatto di compromettere molte donne, ho anche avuto l’abilità di salvarne altrettante. Ciò lo devo soprattutto alla mia natura scrupolosa di vulcanologo, da sempre attenta a scoprire le minime fonti di calore, anche in terreni e corpi all’apparenza glaciali (cosa che ho dimostrato nell’inverno del 1789 in occasione del mio viaggio sulle Alpi delle Venezie).<br />
Sono rapito dal Valmont dei vulcani, quando un uomo sulla cinquantina, calvo e tarchiato, avviluppato in un accappatoio bianco e attraversato da un continuo fremito di vitalità, mi rivolge senza mezzi termini la grande domanda:<br />
«Hai mai avuto rapporti sessuali con un automa?».<br />
Sorpresa. Sconcerto. Calcolo. Sebbene, soprattutto in gioventù, abbia scopato molte volte con ragazze il cui corpo rigidamente immaturo sembrava quello di un cadavere e che al momento del godimento emettevano un flebile «Uhhhh&#8230;» (niente a che vedere con l’urlo primitivo di Ötzi né con quello di Dolomieu alla scoperta della sua roccia), non ho mai copulato con un automa.<br />
«No» – rispondo.<br />
«Mi chiamo Deodato Siciliano. Sono un ingegnere specializzato in cibernetica e robotica e presidente dell’<em>IEEE ROBOTICS AND AUTOMATION SOCIETY</em>. Le annuncio che le sue ore sono contate. Da qui a tre anni ciascun rappresentante della civiltà del benessere avrà il suo <em>Intelligent and Sex Toy</em>, un androide in grado di soddisfare ogni esigenza sessuale. Sono appena rientrato dall’<em>Euron Roboethics Atelier</em> di Ginevra dove per cinque giorni si è discusso di robotica sessuale, una delle ultime frontiere della tecnica. Qualsiasi altro oggetto sessuale – vibratore, bambola gonfiabile, pene in plastica o in vetro soffiato – sarà ben presto obsoleto. Lo sa, l’automazione della vita sessuale renderà la civiltà del benessere estremamente morale! Basta con i sexy-shop, basta con i video pornografici, basta con le chat-line. Non è straordinario?»<br />
«Basta anche con la masturbazione?» – domando con un velo di tristezza<br />
«Niente di niente. Immagini la gioia e l’eccitazione che ciascuno di noi potrà sperimentare quando possederà un robot praticamente identico a un essere umano (già oggi ne esistono, ma su scala mondiale ridotta), un robot in grado di abbracciarla, di dirle delle parole d’amore, delle oscenità, capace di darle un godimento completo. L’<em>Intelligent Sex Toy</em> è il perfezionamento assoluto dell’interattività. Ne abbiamo abbastanza dell’interumanità&#8230; No? Ad ogni movimento del suo possessore corrisponderà una reazione del robot. Ad ogni emozione umana un dispositivo tecnico in grado di assecondarla. Ciascuno sarà libero di scegliere le caratteristiche fisiche del suo androide. Un po’ come oggi siamo liberi di scegliere i vari prodotti sul Web».<br />
«Le donne, immagino, saranno molto contente di utilizzare questa macchina sessuale. Gli uomini, a sentire i commenti delle mie colleghe, eiaculano sempre più precocemente. Non riescono quasi mai a renderle felici» – gli dico con una certa prudenza.<br />
«È naturale. Le principali beneficiarie di questa nuova tecnologia saranno le donne. Una macchina può garantire una performance sessuale illimitata. Esiste già un <em>Tommy Lee</em>, un «Real Guy» (gli automi femminili sono chiamati «Real Dolls»). Si può comprarlo per diecimila dollari (www.orgasmtronics.com). È dotato di un cuore artificiale che accelera i battiti durante la copulazione, di un radiatore a nido di vespe che aumenta la temperatura corporea al fine di stimolarne l’eccitazione, di una voce sintetizzata che produce dei gemiti in modo proporzionale al ritmo dell’amplesso, di un sistema elettronico che secreta un liquido molto simile a quello seminale (si tratta, in realtà, di un acido sintetico creato in laboratorio del tutto inoffensivo che si può senza alcun rischio leccare o ingurgitare), e infine di un microchip nascosto dietro l’orecchio sinistro: basta che la donna pronunci una frase standard, come “Tommy, più forte”, perché l’automa risponda “D’accordo”. Quindi passa dalle parole ai fatti, cosa che un uomo in carne ed ossa non riesce il più delle volte a fare».<br />
«E le puttane? – gli chiedo. Anche loro spariranno quando il mondo della civiltà del benessere sarà popolato da milioni di androidi sessuali? Non posso immaginare un mondo senza puttane. È una delle mie debolezze. Come poeta, mi piacerebbe che sopravvivessero a tutto ciò. Poeta e puttana, dopotutto, sono i due mestieri più antichi del mondo. Mi sentirei un orfano senza quelle sorelle e madri dell’ispirazione e del dolore umani&#8230;».<br />
«Mi dispiace molto. Anch’io, le confesso, quando avevo quattordici anni ho scritto alcune poesie erotiche. Tuttavia, recenti studi di psicologia applicata e di sociologia del corpo umano – continua Deodato che non ha perso un milligrammo della sua vitalità – indicano che le persone frequentano le prostitute soprattutto perché desiderano avere un’attività sessuale priva di ogni implicazione emotiva. Perciò, quale miglior soluzione di quella di copulare con delle macchine?  Siamo alle soglie di un affrancamento definitivo dalla nostra idea di trasgressione in quanto sospensione dei tabù. Dopo la coppia eterosessuale, dopo la coppia omosessuale, dopo la trasformazione dell’uomo in donna e della donna in uomo, dopo il sesso cibernetico, c’è il sesso con gli androidi, che non è, del resto, l’ultimissima frontiera del sesso. Si tratta, al contrario, dell’inizio di una nuova era, altamente sessualizzata e al contempo emancipata una volta per tutte da ogni specie di pornografia. Non ci sarà più nessuna violazione della morale, nessuna censura, nessun conflitto tra i generi della specie umana. Tutte le prostitute, tutti i gigolò, tutti i transessuali, tutte le pornostar saranno destinati a diventare una classe di invisibili, di intoccabili, di zombie. Un po’ quello che oggi succede ai veri artisti e ai veri poeti».<br />
Non so come spiegare quel che dopo le ultime parole di Deodato – che nel frattempo si è allontanato per ordinare due succhi di mela «Vitalis» – si svolge al di là della grande vetrata che mi sta di fronte.<br />
Ai margini della verde vallata tre personaggi se ne stanno seduti sull’erba: una donna e due uomini. La donna, nuda, mi guarda con voluttà. Forse è una puttana. Gli uomini sembrano conversare tra loro. Ignorano la donna. Forse sono omosessuali. O forse si tratta di un ménage a tre. Sullo sfondo vedo un’altra donna, vestita di un abito leggero che si sta immergendo in una vasca colma di latte e foglie di artemisia. Mi ignora come sembra ignorare quel che accade poco lontano da lei. L’atmosfera è radiosa. La luce che si riflette sui volti dei personaggi è rosa, come la dolomite. Tuttavia, i colori della scena non sono costanti. Nei corpi si possono notare alcune vibrazioni instabili. Si direbbe un dipinto pornografico di un’epoca passata. Forse il capolavoro pornografico di un artista che, dopo averlo esposto, ha perduto tutto il suo prestigio, tanto da diventare invisibile agli occhi dei suoi contemporanei.<br />
È noto: la pornografia di un’epoca è l’arte più autentica di un’altra. Ma mi chiedo: se, come afferma Deodato, l’automazione sessuale e il suo potere moralizzatore riusciranno nel giro di pochi anni a sradicare ogni forma di pornografia, l’arte avrà ancora qualche speranza di sopravvivere?<br />
Provo un soprassalto di nostalgia nei confronti del mio moribondo universo pornografico destinato ben presto a entrare nell’invisibile.<br />
Una nuvola bianca e instabile si avvicina. Intravedo un frammento del corpo tozzo, liscio e rosa di Deodato che ritorna dal bar. Sorseggiamo in silenzio i nostri succhi di mela «Vitalis».</p>
<p>Nota<br />
Il testo è un capitolo di un romanzo in fieri intitolato &#8220;Lo stato delle cose in Occidente&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/08/30/lo-stato-delle-cose-in-occidente/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>9</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Etere 5*: Kant di Königsberg</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/etere-5-kant-di-konigsberg/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/etere-5-kant-di-konigsberg/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 05:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[calore]]></category>
		<category><![CDATA[David Hilbert]]></category>
		<category><![CDATA[E.T.A. Hoffmann]]></category>
		<category><![CDATA[etere]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco elementare]]></category>
		<category><![CDATA[Immanuel Kant]]></category>
		<category><![CDATA[Kaliningrad]]></category>
		<category><![CDATA[Königsberg]]></category>
		<category><![CDATA[Pregel]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6320</guid>

					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Il fiume il cui nome russo è Pregolja, e quello tedesco Pregel, scorre anche in Lituania, ma alla fine entra in quella strana enclave russa, stretta tra Lituania e Polonia, un tempo territorio prussiano denominato Prussia Orientale, che ha in Kaliningrad il suo centro, e porto, principale. Kaliningrad era in tempi prussiani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/ponti_konigsberg.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/ponti_konigsberg.jpg" alt="" title="i sette ponti di Königsberg" width="500" height="400" class="alignright size-full wp-image-6321" /></a></p>
<p>Il fiume il cui nome russo è Pregolja, e quello tedesco Pregel, scorre anche in Lituania, ma alla fine entra in quella strana enclave russa, stretta tra Lituania e Polonia, un tempo territorio prussiano denominato Prussia Orientale, che ha in Kaliningrad il suo centro, e porto, principale. Kaliningrad era in tempi prussiani Königsberg, città dalla storia illustre – ben prima della nascita, che certo molti richiameranno subito alla mente, di Immanuel Kant – per essere stata residenza del gran maestro dell&#8217;Ordine Teutonico e poi capitale del ducato di Prussia. Lasciatemi ricordare che diede i natali anche a David Hilbert, uno dei massimi matematici del ‘900, e a Ernst T. A. Hoffmann, illustre autore dei <em>Racconti</em> e dell’<em>Elisir del diavolo</em>.<br />
Un altro motivo per cui la città viene ricordata è la peculiare distribuzione dei suoi sette ponti, che vedete qui sopra schematicamente segnati. Siccome parlo del Settecento, la chiamerò Königsberg, e chiamerò Pregel il suo fiume.</p>
<p>Vuole una leggenda metropolitana che i cittadini benestanti di Königsberg, verso la metà del Settecento, la domenica passeggiassero per la loro città <span id="more-6320"></span>cercando invano di risolvere “il problema. dei ponti di Königsberg”, che consiste nel percorrere in un’unica passeggiata tutti e sette i ponti sul Pregel una sola volta, anche senza necessariamente ritrovarsi al punto di partenza. Questa impresa fu dimostrata impossibile nel 1736 – Kant dodicenne – dal grande Leonhard Euler, ma se volete leggere la storia della questione, che qui ci porterebbe molto fuori obiettivo, e alcuni suoi interessanti arricchimenti, guardate <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Problema_dei_ponti_di_K%C3%B6nigsberg">qua </a>.<br />
Il nostro obiettivo invece è quello di indagare la posizione assunta da Kant, quello straordinario cittadino di Königsberg sui cui passaggi per strada un’altra leggenda metropolitana vuole che la gente regolasse l’orologio, sulla questione dell’etere, giacché non c’era cosa in qualche modo rilevante nella scienza sulla quale egli non sentisse il bisogno di esprimersi.</p>
<p>Fu forse, il suo, l&#8217;ultimo grande tentativo di inquadrare l&#8217;etere in un sistema filosofico complessivo, che comprendesse la costituzione del mondo: egli si propose infatti di coronare il suo sistema filosofico con il passaggio –  <em>Übergang</em> – dalla metafisica alla fisica. </p>
<p>Kant, trentunenne, aveva già invocato l&#8217;esistenza dell&#8217;etere nelle giovanili <em>Meditationes de igne</em> del 1755: “La materia del calore non è se non lo stesso etere”. Egli dipende probabilmente dalle teorie di Hermann Boerhaave (1668-1738) di Leida, che aveva introdotto la terminologia `fuoco elementare&#8217; nella parte intitolata <em>De Igne</em> dei suoi <em>Elementa Chemiae</em> del 1732, uno dei trattati più noti e fondamentali per la fondazione della chimica nel Settecento.</p>
<p>È il “fuoco elementare” quello che dà ragione dei passaggi di calore da un corpo all&#8217;altro; ma in questa fase, il fuoco elementare sembra concepito da Kant come un vero e proprio elemento materiale, ancorché ‘sottile’.<br />
L&#8217;operazione che invece egli si propose di portare a termine alla fine della sua opera, negli ultimi anni di vita, dopo aver terminate le tre grandi <em>Critiche</em>, fu quella appunto di un <em>Übergang</em>, un passaggio, che consentisse di approdare dal grande mare della metafisica alle sponde terrene della fisica.<br />
<strong>L&#8217;etere costituisce il tramite determinante di questo passaggio</strong>.<br />
Anche se attraverso tutta l&#8217;opera di Kant l&#8217;etere ha goduto di uno statuto di materia un po&#8217; speciale, una <em>Mittelmaterie</em>, una  matrice di tutti i corpi e una ragione di tutte le connessioni, è solo nel contesto dell&#8217;<em>Übergang</em> che l&#8217;etere viene afferrato saldamente e fatto diventare lo strumento che consente il passaggio. Il cambiamento radicale che avviene dalla prima all&#8217;ultima fase dell&#8217;opera kantiana riguardo all&#8217;etere consiste nel passaggio da una natura dell&#8217;etere come materia ipotetica, ancorché sottilissima e sottratta a concrete possibilità sperimentali, necessaria alla spiegazione di fenomeni, a <em>condizione trascendentale</em>: ipotesi necessaria alla possibilità stessa dell&#8217;esperienza.<br />
L&#8217;argomentazione di Kant è parmenidea, oltre che antiatomistica:<br />
<a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/parmenide.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/07/parmenide.jpg" alt="" title="parmenide" width="259" height="435" class="alignright size-full wp-image-6338" /></a><br />
“La differenza di materia, in quanto un corpo in uno stesso spazio ne contiene di più o di meno, non può essere spiegata atomisticamente (con Epicuro), mediante composizione del pieno con il vuoto interposto: perché lo spazio vuoto non è in nessun modo oggetto di una possibile esperienza (non essendo possibile alcuna percezione del non essere di un oggetto reale, ma solo non percezione dell&#8217;essere), Gli atomi poi, come corpuscoli densi, se dovessero essere matematicamente indivisibili conterrebbero un concetto contraddittorio, perché ciò che è spaziale è divisibile all&#8217;infinito.<br />
Pertanto lo spazio cosmico dev&#8217;essere pensato come riempito interamente di materia (senza spazi vuoti circostanti o interni: interspazi), perché nessuno dei due [atomi e vuoto] è oggetto di una possibile esperienza. La non esistenza non può venir percepita.”</p>
<p>Kant enuncia poco dopo la cosa sotto forma di teorema:</p>
<p>“Le materie originariamente motrici presuppongono un elemento che riempia, penetrandolo, l&#8217;intero spazio cosmico, come condizione della possibilità dell&#8217;esperienza delle forze motrici in questo spazio; questo elemento originario è contenuto identicamente – non come ipotetico, escogitato per la spiegazione dei fenomeni, bensì come dimostrabile categoricamente a priori per la ragione – nel passaggio dai principi metafisici della scienza della natura alla fisica.”<br />
Segue anche una dimostrazione, che ruota naturalmente intorno alle argomentazioni già chiare dalle citazioni qui riportate.<br />
L&#8217;unico modo a mio avviso per capire le argomentazioni di Kant non è quello di obiettare ad esse con la coscienza del contesto culturale, più o meno scientifico, contemporaneo, ma è quello di <em>lasciarcisi scivolare dentro</em>, di provare a farsi convincere da esse e semmai di stare attenti al punto esatto in cui non si è più disposti a seguire l&#8217;argomentazione esposta. Lascio ovviamente al lettore l&#8217;esercizio, che forse non ha un’unica ‘soluzione’, limitandomi a richiamare, a mo’ di esempio, l&#8217;attenzione su quel passo che distingue tra percezione del non essere di un oggetto reale e non percezione dell&#8217;essere.</p>
<p>Kant si rende ovviamente conto che si tratta di una dimostrazione dell&#8217;esistenza di qualche cosa, che ha dei caratteri di singolarità e stranezza, simile, anche s&#8217;egli non usa qui la parola, a una dimostrazione ontologica, quale quella dell&#8217;esistenza di Dio escogitata da Anselmo d&#8217;Aosta, ma mentre è contrario in quest&#8217;ultimo caso a una tale dimostrazione (<em>a posse ad esse non valet consequentia</em>) ribadisce altrove che in quest&#8217;unico caso dell&#8217;etere s&#8217;ha da fare un&#8217;eccezione.</p>
<p>[Tutte le citazioni sono tratte da Immanuel Kant, <em>Opus Postumum</em>, a c. di Vittorio Mathieu, Laterza, Bari 1984.]</p>
<p>Trovate le precedenti puntate <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/01/28/etere-1-l%e2%80%99antichita/">qui</a>, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/02/13/etere-2-i-secoli-bui-e-anche-no/">qui,</a> <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/05/12/etere-3-in-hollandia-christianus-hugenius-natus-est/">qui</a> e <a href="https://www.nazioneindiana.com/2008/06/26/etere-5-newton-e-seguaci/">qui,</a> con la singolare numerazione 1, 2, 3, 5.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/07/06/etere-5-kant-di-konigsberg/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Etere 5. Newton e seguaci</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/26/etere-5-newton-e-seguaci/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/26/etere-5-newton-e-seguaci/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 10:09:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Anita Guerrini]]></category>
		<category><![CDATA[calore]]></category>
		<category><![CDATA[etere]]></category>
		<category><![CDATA[fisiologia umana]]></category>
		<category><![CDATA[gravità]]></category>
		<category><![CDATA[Isaac Newton]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=6235</guid>

					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani “Non è forse questo mezzo [etereo] molto più rarefatto all&#8217;interno dei corpi densi del Sole, delle stelle, dei pianeti e delle comete, che non negli spazi celesti e vuoti tra questi corpi? E allontanandosi a grande distanza da questi, non diventa forse sempre più denso e più denso, causando così la gravità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/isaac_newton1.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/isaac_newton1-300x235.jpg" alt="Isaac Newton, di William Blake, 1795." title="isaac_newton1" width="300" height="235" class="alignleft size-medium wp-image-6236" /></a><br />
“<em>Non è forse questo mezzo [etereo] molto più rarefatto all&#8217;interno dei corpi densi del Sole, delle stelle, dei pianeti e delle comete, che non negli spazi celesti e vuoti tra questi corpi? E allontanandosi a grande distanza da questi, non diventa forse sempre più denso e più denso, causando così la gravità di quei grandi corpi l&#8217;uno verso l&#8217;altro</em>”</p>
<p>Questa sorprendente citazione newtoniana merita qualche spiegazione, che potrebbe cominciare così.</p>
<p>Perché la fama e i meriti di Newton sono arrivati a noi con tale forza che il suo nome suona come quello del fondatore della fisica dell’età moderna, cioè di quella che ancora porta il nome di fisica classica?  Perché un personaggio con ben radicate credenze alchemiche e magiche, arrogante e fondamentalmente misantropo come Newton si impose nella storiografia scientifica come un fondatore di un nuovo paradigma?<span id="more-6235"></span><br />
Il motivo fondamentale è questo, che rese definitivamente e inesorabilmente la fisica una scienza quantitativa. Inventò addirittura la matematica adatta al raggiungimento dei suoi scopi, inventò quello che oggi studiano tutti gli studenti di biennio universitario, il calcolo differenziale, il cosiddetto calcolo sublime (non parliamo qui della polemica con Leibniz sull’invenzione del calcolo, tra i due non correva comunque buon sangue).<br />
Spero non pensiate che voglia farvi digerire qui anche una minuscola particola di tale delizia che sommamente entusiasmava Bonaventura Cavalieri: così infatti iniziava, questo discepolo di Galileo la sua opera <em>Geometria indivisibilibus continuorum nova quadam ratione promota</em>: «Penso che senza dubbio nessuno abbia mai assaporato la dolcezza delle dimostrazioni matematiche, sia pure sfiorandola solo con le labbra, senza poi cercare con tutte le forze di inebriarsene fino alla sazietà». Frase, credetemi, meno superficiale di quanto possa sembrare.</p>
<p>No, è solo per dire che Newton è stato, con le sue mille facce, anche l’iniziatore di una fisica quantitativa; e per dire anche che la sua opera più importante, la più ricordata, la più letta, furono i cosiddetti <em>Principia</em> (<em>Philosophiae naturalis principia mathematica</em>), pubblicati nel 1687, Newton quarantacinquenne, e che è la più letta e ricordata perché è tutta quantitativamente organizzata, tutto viene dimostrato, ricavato, dedotto con formule e razionali procedimenti.<br />
Quello che il Nostro non si sentì di affermare con la sicurezza che solo la sua nuova matematica gli dava, lo relegò in altre opere, come dire, meno autorevoli. Nell’<em>Opticks</em> – scritta direttamente in inglese, a differenza dei <em>Principia</em>, che egli scrisse in latino e che furon successivamente tradotti in inglese da un suo scherano – Newton si divertì assai di più, si lasciò andare, si permise ipotesi non dimostrate.  La cosa forse più interessante dell’<em>Opticks</em> è che si conclude con una serie di domande, in numero crescente con il susseguirsi delle varie edizioni: denominate da Newton <em>Queries</em> sono domande quasi sempre retoriche che Newton rivolge al lettore – e a se stesso – per convincere e per convincersi della plausibilità di ipotesi di vario tipo, non ancora suffragate da alcun esperimento; in queste domande Newton può permettersi quello che nei Principia mai avrebbe osato: abbandonarsi a congetture non provate, ad azzardi senza dimostrazione. E alcune di queste riguardano appunto il mezzo sottile e imponderabile che riempie tutto lo spazio e la cui presenza è richiesta dal fatto che attraverso lo spazio qualcosa pur si trasporta.<br />
Newton motiva l’esistenza di un tale mezzo mediante un&#8217;esperienza molto semplice: dentro due recipienti ermetici di vetro vengono sospesi due termometri, che non toccano le pareti dei recipienti; in uno dei due, V, viene tolta l&#8217;aria, e nell’altro, P; no; i due recipienti vengono ora trasportati in un luogo più caldo: il termometro in V si porta alla nuova temperatura (superiore) con quasi altrettanta rapidità di quello in P; se poi i recipienti vengono ritrasportati al freddo, il termometro di V si abbassa di nuovo con quasi altrettanta rapidità di quello in P. Ed ecco la formulazione vera e propria della Query 19 di Newton:</p>
<p>«Non è forse il calore della stanza calda trasportato attraverso il vuoto dalle vibrazioni di un mezzo molto più sottile dell&#8217;aria, che è rimasto nel recipiente dopo che l&#8217;aria ne è stata estratta? E non si tratta forse dello stesso mezzo, mediante il quale la luce è riflessa e rifratta, e mediante le cui vibrazioni la luce comunica calore ai corpi&#8230;?[&#8230;] E non è forse questo mezzo straordinariamente più rarefatto e sottile dell&#8217;aria, e straordinariamente più elastico e attivo? E non pervade forse completamente tutti i corpi? E non si espande forse (in virtù della sua forza elastica) attraverso tutti i cieli? ».</p>
<p>Vedete che è la domanda retorica l’artificio che consente a Newton di rendere plausibile le sue conclusioni.  L’etere dunque serve a trasportare il calore e questo è trasportato, mediante vibrazioni, dalla luce; ma non basta.<br />
Una volta introdotta la necessità di un tale Æthereal Medium, Newton ne trova un uso davvero più straordinario di quello di supporto alle vibrazioni connesse con la luce. Così suona l&#8217;inizio della <em>Query</em> 21: «Non è forse questo mezzo [etereo] molto più rarefatto all&#8217;interno dei corpi densi del Sole, delle stelle, dei pianeti e delle comete, che non negli spazi celesti e vuoti tra questi corpi? E allontanandosi a grande distanza da questi, non diventa forse sempre più denso e più denso, causando così la gravità di quei grandi corpi l&#8217;uno verso l&#8217;altro, e delle loro parti verso i corpi stessi, ogni corpo tendendo ad andare dalle parti più dense di tale mezzo a quelle più rarefatte?». </p>
<p>Perché, vedete, Newton si arrovellava con il problema di <strong>spiegare il perché della gravità</strong>, e mentre nei <em>Principia</em> dichiara la sua ignoranza e riconosce i limiti della sua ricerca,  qui si abbandona all&#8217;avventura di una spiegazione, che assume, nel seguito della <em>Query</em> citata, anche qualche aspetto quantitativo.  Una spiegazione della gravità, capite, spiegazione non vuol dire trovare la famosa formula che «la forza con la quale due corpi si attirano è proporzionale alle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza…” vuol dire <em>spiegare perché mai succede una tale stranezza</em>. Spiegazione che dovette attendere il 1916 (Einstein, relatività generale) per fare qualche passo avanti.</p>
<p>Per essere precisi bisognerà ricordare che la frase conclusiva dello <em>Scholium Generale</em>, posto alla fine dei <em>Principia</em>, già ripropone l&#8217;esistenza di un «certain most subtle spirit ’, che «pervade e resta nascosto in tutti i corpi materiali; per la forza e per l&#8217;azione del quale le particelle dei corpi si attraggono l&#8217;una l&#8217;altra a piccole distanze» e alla cui azione sono dovute le attrazioni e le repulsioni dei corpi elettrici, le proprietà della luce «ed ogni sensazione viene eccitata, e le membra dei corpi degli animali si muovono al comando della volontà, cioè mediante le vibrazioni di questo ‘spirit’, mutuamente propagate attraverso i filamenti solidi dei nervi, dalle regioni periferiche dei sensi al cervello, e dal cervello ai muscoli.” Ma lo <em>Scholium Generale</em> fu aggiunto nella seconda edizione, del 1713, dei <em>Principia</em>, dopo la pubblicazione dell&#8217;edizione del 1706 dell&#8217;<em>Opticks</em>.<br />
<a href='https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/isaac-newton1.jpg'><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/isaac-newton1.jpg" alt="" title="isaac-newton1" width="418" height="250" class="alignright size-full wp-image-6238" /></a></p>
<p>Inutile dire che di questa possibile spiegazione eterea della gravitazione nulla oggi rimane.</p>
<p>Un altro filone già presente nella riflessione di Bruno sull&#8217;etere, è quello della funzione, del resto accennata, se ben leggete, nella seconda parte del citato <em>Scholium</em> newtoniano, di una tale sostanza nel corpo umano. Anche su questo punto la personalità di Newton è stata così forte da influenzare il pensiero scientifico in molte discipline tra loro assai diverse. Come racconta Anita Guerrini in un saggio del 1993, Richard Mead, medico di successo della Londra del XVIII secolo e newtoniano convinto, oltre che antiquario e collezionista di libri, e il suo protetto Henry Pemberton applicarono consistentemente la nozione di etere alla fisiologia muscolare: nell&#8217;introduzione scritta da Pemberton ad un libro di fisiologia di William Cowper, <em>Myotomia reformata</em>, pubblicato a Londra nel 1724 (tre anni prima della morte di Newton), si legge: «il fluido contenuto nei nervi non è probabilmente altro che quel sottile, raro ed elastico <em>spirit</em> che sir Isaac Newton conclude sia diffuso ovunque nell&#8217;universo». La Guerrini fornisce, nel suo lungo ed informato lavoro, una serie di altri esempi, dai quali si comincia a capire come questo fluido sottile ed impalpabile, che Newton aveva in qualche modo ri-autorizzato nella scienza, incarna l&#8217;idea di una sostanza a metà tra il materiale e l&#8217;immateriale, la cui funzione nel corpo umano è quella di mediare tra l&#8217;anima (o la mente, a seconda degli autori) e il corpo.<br />
Appare qui un aspetto, che sarà sempre più costitutivo della nozione di etere, quello di <em>ente mediatore</em>; aspetto che troverà una nuova e notevole veste nell&#8217;opera di Kant.</p>
<p>[la prima immagine è &#8220;Isaac Newton&#8221;, di William Blake, 1795]</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/06/26/etere-5-newton-e-seguaci/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>11</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-06-24 20:59:04 by W3 Total Cache
-->