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	<title>camera verde &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Necrologi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/10/17/necrologi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2017 05:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[necrologi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Nadia Agustoni poi si deve vivere 1 uno entra col fucile nel reparto. il factotum del padrone viene dalla caccia. si dà arie con tutti quanti. a casa ha una pistola. sempre armato. domenica caccia al negro e lo dice forte. la razza è il sangue. bisogna pulirsela dentro. si fa bello con l’impiegata. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Nadia Agustoni</strong></p>
<p><strong>poi si deve vivere</strong></p>
<p>1</p>
<p>uno entra col fucile nel reparto. il factotum del padrone viene dalla caccia. si dà arie con tutti quanti. a casa ha una pistola. sempre armato. domenica caccia al negro e lo dice forte. la razza è il sangue. bisogna pulirsela dentro. si fa bello con l’impiegata. le spiega che spara alle lepri e ai fagiani. non li raccoglie nemmeno. gli basta sparare. ai suoi la selvaggina non piace. parla dei negri. ne arrivano come le frotte degli insetti. pesci mezzi morti i negri e gli operai morti di fame. non si spiega niente agli operai. nascono fottuti. la povertà gli sta dentro. ci guarda come il suo cane. gli occhi sono due cani anche loro.</p>
<p>2</p>
<p>va a dire tutto al padrone. lo chiama per nome. gli mette la mano sulla spalla. passano nel reparto. dicono dov’è l’africano, dov’è quello lì. deve lavorare di fuori. spianare la ghiaia. chiama una ragazza grassoccia. prendi in mano la carriola. va a tirare su la carta nel cortile, lo sporco. pulisci insieme al nero. se ti tocca lui bene, tu misuralo. ridono.</p>
<p>3</p>
<p>vomitare, stancare le braccia a non portargliele contro. parlano parole di grandine. dei malati di mente. le cose così dure le impariamo un giorno e un altro giorno. le impariamo come nuove. lo stesso male delle prime volte è un male sempre. ci scoppiano i polsi, le vene. aumentiamo il ritmo a non rispondere. bisogna fingere di stare tranquilli. la morte a rate senza scadenze quando poi si deve vivere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>queste cose appese a un armadietto</strong></p>
<p>1</p>
<p>la visita medica ti spogli. la fanno nello stanzino in cima al reparto. ti metti senza maglietta e sporco. il medico dice non è niente, non si preoccupa nemmeno se sudi. ascolta il torace. dice di soffiare in un tubo. dà colpi sulla schiena. la schiena è la vita degli operai quasi tutta. in certi posti uno per assumerlo lo spogliano nudo. guardano le palle, il sedere. deve aprire la bocca, sembra un mercato delle bestie, sembra il cavallo. al cavallo si vede nei denti se sta bene.</p>
<p>2</p>
<p>qualcuno deve anche pisciare. controllano il sangue per via di tossine. un giorno c’è l’esame dell’udito dentro un furgone A.s.l con tutto il macchinario per le orecchie. l’esame lo fa una dottoressa. la stessa da anni e sorridente. c’è una collezione di foglietti a casa. ci scrive non sono sordo. ci sono le lastre fatte all’ospedale. la schiena come avessi giocato a pallacanestro con un sacco di carbone addosso.</p>
<p>3</p>
<p>giovani non ci si pensa vada tutto in vacca. bisognerebbe scappare prima. sono i pochi soldi o gli affetti che frenano. si scappa con la testa, ma lanciando le macchine come se la vita la tenessero loro incrostata dentro. un pezzo per volta viene quest’altra vita. diventare ferro non si riesce. sai sempre qualcosa che non sapevi. giorno per giorno impari com’è vivere un solo giorno. non guardare troppo in là. sono i nostri resti umani. sono queste cose appese a un armadietto. un blu che cura gli occhi. li lascia non ancora ciechi.</p>
<p>4</p>
<p>gli spogliatoi alcuni hanno i ganci alla porta. il lavandino grigio di pietra. il sapone nel barattolo per grattare via il grasso delle macchine. sono con le maniche alzate. porto in bocca un sapore di scatolette. mangio in piedi pane e tonno. bevo acqua come si beve la sete. pausa non consentita, ma mi fa male un piede. passo sotto le telecamere e mi vedono. dirò dei cerotti. li tengo nella borsa con un ricambio e la maglia infeltrita. i cerotti per un dito che sanguina. non ti tolgono la scarpa. il ferro nella scarpa è il peso nei piedi.</p>
<p>7</p>
<p>uno dei vecchi racconta. beccò due finocchi una mattina quando entrava. uno messo di dietro glielo sbatteva dentro. l’altro con la faccia di luna… bisognava vederli. le mani nei capelli a dirlo anche ora. in direzione le impiegate ridevano, i culattoni certo i culattoni. li chiamano uguale un po’ tutti. la vita nelle parole è un male raggiunto.</p>
<p>10</p>
<p>si rompe una macchina. i meccanici arrivano come una troupe del telegiornale. andare via subito. ti danno un’altra macchina o vai a pulire in terra. non stare mai fermo. pagano ogni minuto. i nuovi li mettono a togliere ragnatele, a vuotare i bidoni. le donne a pulire la mensa. lavare le piastrelle nei corridoi. i molti tempi della fabbrica sono veloci. li creano con la voce grossa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Testi tratti da <a href="http://www.lacameraverde.org/"><em>I necrologi</em> (La Camera Verde, 2017)</a>.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Su Giuliano Mesa</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/10/23/su-giuliano-mesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 05:15:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Claudi]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Mesa]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Tutte le poesie]]></category>
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					<description><![CDATA[Poesie 1973-2008, La Camera Verde 2010, pp. 424, € 38,00. Daniele Claudi «[invece non c’è parola o suono / che si salvi dalla vanità, è tutto / un fumo di varianti, di ripetizioni. // invece le cose accadono e, / a pensarlo con una certa disperazione, / scovata in una pausa di peristalsi, / in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Poesie 1973-2008</em>, La Camera Verde 2010, pp. 424, € 38,00.</p>
<p><strong>Daniele Claudi</strong></p>
<p>«[invece non c’è parola o suono / che si salvi dalla vanità, è tutto / un fumo di varianti, di ripetizioni. // invece le cose accadono e, / a pensarlo con una certa disperazione, / scovata in una pausa di peristalsi, / in un attimo di sordità, / la vita da vivere, poi, si fa più breve]». Ecco, l’esperienza poetica di Giuliano Mesa (1957-2011), ora disponibile in questo volume dalla copertina così silenziosa (semplicemente bianca con le scritte, come è in uso dall’editore) ha – <em>au contraire</em> – tutto il sapore di una vittoria… Di una vittoria e di un paradosso, se davvero il poeta ha avuto ragione del corpo a corpo con la lingua per costringerla a <em>parlare</em> dal vuoto. <span id="more-40412"></span>Col tempo l’obiettivo di Giuliano Mesa è stato infatti una semantica del suono – al modo di Samuel Beckett – organizzata, ad esempio, con parole ‘vuote’ come i deittici e con figure cristalline di paronomasia, così da rovesciare lo stallo e rilanciare il collegamento tra discorso e mondo. Ma a spiegarlo è lo stesso Mesa: «Qualcosa è suono dopo suono / che si forma, / frangia di profitto, / schema di aorte ipertraenti, / lucido ludico, per donare / ancora un’ora / al magistero del proficuo // […]». Ed ecco poi un esempio più aderente al modello: «è come se andarsene non fosse che questo, / questo restare, e fare ancora un gesto / (è come se dirlo fosse soltanto vero, / e non più vero, ancora, del non dirlo) // […]». Nel testo che presenta l’opera, Alessandro Baldacci propone il quadro di una periodizzazione stretta. Fin dal suo esordio «che cade alla fine degli anni Settanta con <em>Schedario</em> (1978), dunque nel pieno della stagione segnata dalla nascita della nuova poesia italiana contemporanea, Mesa pone le basi per una scrittura che mostra quale proprio drammatico rovello l’alienazione del presente dall’esperienza della realtà». Il volume raccoglie i libri di uno scrittore di culto, ed esce dopo una lunga attesa in un momento storico fallimentare, di fronte al quale – con le denunce di Mesa – riecheggia di tutta la sua luce: <em>Schedario</em> (1973-1977), <em>Poesie per un romanzo d’avventura</em> (1978-1985), <em>I loro scritti</em> (1985-1995), <em>Da recitare nei giorni di festa</em> (1996), <em>Quattro quaderni</em> (1995-1998), <em>chissà</em> (1999), <em>Tiresia</em> (2000-2001), <em>nun</em> (2002-2008). Questione fondamentale è però spiegare la distanza di Giuliano Mesa dai reparti d’avanguardia, tenuti inizialmente d’occhio. Viene in mente il nome di Pasolini. Impegnato in una celebre polemica con l’articolo <em>La fine dell’avanguardia</em> (1966), lo scrittore sostenne che sul piano dello stile la descrizione dei versi lunghi di un avanguardista corrispondeva «perfettamente a ogni possibile descrizione di testo classicistico». Ecco in sintesi l’analisi di Pasolini: «l’uguaglianza di valore» instaurata tra tutti i tipi di parole; «‘la democraticità verbale’» che toglie – per protesta –  le punte espressive alla lingua: tutto questo non produce che «‘sèguiti’ ritmici di parole livellate, allineate tutte su uno stesso piano, isocefale, isofone, frontali». Pasolini parlava di un «rifiuto ad esserci» che si manifestava con un effetto stilistico di appiattimento, rivelando alla fin fine il tabù e l’ossessione per la Realtà. Ma è, questo, un problema posto da un’angolazione un po’ diversa anche da Mesa. Lo si vede nella prosa dedicata a come ‘<em>Dire il vero</em>’, piccolo scritto apparso nel volume a più mani <em>Scrivere sul fronte occidentale </em><em>(</em>Feltrinelli, <em>2</em>002). Il rovello, ricorda Mesa, è ricucire lo strappo tra parola e mondo. «Un legame che rendeva coessenziali il modo di esprimere un certo contenuto e la verità di quel contenuto sembra essersi spezzato. Non la verità intesa come assoluto […], bensì come funzione necessitante, reciproca, tra modo e il senso del dire». Tornano in mente i versi di un prodigioso passaggio: «(di più falso non c’è nulla / che il voler dire il vero)». L’affondo senza filtro di Mesa parla allora di una «verità comportamentale – etica – nel pronunciare le parole: ‘dico questo perché davvero penso che possa essere così’, così stabilendo, con me stesso, con il mio pensiero, e con l’interlocutore, un rapporto fondato su un presupposto di verità. ‘Dire il vero’…». Giuliano Mesa è stato un maestro appartato. Il testo con cui si vuole chiudere per ricordarlo, è tratto – come gli altri che abbiamo ricordato – dallo splendido <em>Quattro quaderni</em>. «(scritto, nulla // che non sia polvere, che vola, se ne va – / che non sia luce, che brilla, e dopo è buio / – e dopo è luce e dopo è buio, e dopo e dopo) // (non scritto, nulla // che non sia polvere, che vola, se ne va – / che non sia luce, che brilla, e dopo è buio / – e dopo è luce e dopo è buio, e dopo e dopo)».</p>
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		<title>Biagio Cepollaro, &#8220;Nel fuoco della scrittura&#8221; in mostra a Milano</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/28/biagio-cepollaro-nel-fuoco-della-scrittura-in-mostra-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 09:12:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
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		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
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		<category><![CDATA[nel fuoco della scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[opera pittorica]]></category>
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					<description><![CDATA[Inaugurazione 1 Dicembre 2009 alle 18,30 ARCHI GALLERY OFFICINA DEGLI EVENTI via Friuli,15, 20135 Milano. Tel 02-70601901 Dopo Roma (La Camera verde, 2008), Napoli (Ilfilodi partenope, 2009), Piacenza (Laboratorio delle Arti, 2009) giunge a Milano la mostra di Biagio Cepollaro Nel fuoco della scrittura, il cui libro omonimo è stato pubblicato da La Camera verde. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/cep-immagine-239x300.jpg" alt="cep immagine" title="cep immagine" width="239" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-26781" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/cep-immagine-239x300.jpg 239w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/cep-immagine-816x1023.jpg 816w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/11/cep-immagine.JPG 1598w" sizes="(max-width: 239px) 100vw, 239px" /></p>
<p>Inaugurazione <strong>1 Dicembre</strong> 2009 alle <strong>18,30</strong><br />
ARCHI GALLERY OFFICINA DEGLI EVENTI<br />
via Friuli,15, 20135 Milano. Tel 02-70601901</p>
<p>Dopo Roma  (La Camera verde, 2008), Napoli (Ilfilodi partenope, 2009), Piacenza (Laboratorio delle Arti, 2009) giunge a Milano la mostra di Biagio Cepollaro <em>Nel fuoco della scrittura</em>, il cui libro omonimo è stato pubblicato da La Camera verde. Si tratta di una quindicina di tavole dipinte di medie e grandi dimensioni, e di una decina di pezzi tra carte e stampe digitali su tela con interventi successivi.</p>
<p><em>C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto.</em><br />
<a href="http://www.cepollaro.splinder.com">www.cepollaro.splinder.com</a><br />
<span id="more-26778"></span><br />
&#8220;E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.<br />
L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia. Tale sedimentazione è già immagine e visione: quando ciò che conta non è la sua funzione informativa né quella espressiva ma il fisico esserci, il segno di un’invocazione ripetuta, di un’apertura del cuore, di una speranza. </p>
<p>Quando questo fisico esserci è già struttura compositiva, è già senso al di là del significato.<br />
E’ la danza della parola che come per la danza dei dervisci gira in tondo: non è più importante il corpo che si muove, la figura della danza, ma ciò che di questo movimento resta, la scia di un abbandono estatico. E c’è in questo tipo di danza un‘intenzione cosmologica e cosmogonica, il danzatore, ad esempio, mima il moto dei pianeti muovendosi in senso antiorario sul proprio asse.</p>
<p>Anche l’atto dello scrivere può avere la stessa intenzione quando riporta sul piano l’organizzazione di un suono. Millenni testimoniano questa possibilità. Scrivere dimenticando per poter ancora scrivere, come si ara un terreno, nell’estenuazione dell’andare e del venire, del sorgere e del tramontare.&#8221; </p>
<p>Biagio Cepollaro, da <em>Nel fuoco della scrittura</em>.</p>
<p>Per la critica sul lavoro pittorico di Cepollaro rimando all’e-book <a href="http://Per la critica sul lavoro pittorico di Cepollaro rimando all’e-book www.cepollaro.it/Recensioni.pdf">www.cepollaro.it/Recensioni.pdf</a></p>
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			</item>
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		<title>100 Locandine d&#8217;artista alla Camera Verde</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/28/100-locandine-dartista-alla-camera-verde/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 17:34:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Andrea Semerano]]></category>
		<category><![CDATA[Locandine d'artista]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Centro Culturale LA CAMERA VERDE presenta JEU D’ŒUF: Pour violer les solutions régulières il faudrait bien naître a cura di Giovanni Andrea Semerano Sabato 31 ottobre 2009 &#8211; Roma dalle ore 18.00 alle ore 21.00 nell’ambito del decennale del Centro Culturale La Camera Verde vengono presentate le prime cento Locandine d’Artista Gli artisti: Massimo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Centro Culturale <strong>LA CAMERA VERDE</strong></p>
<p>presenta</p>
<p><strong><em>JEU D’ŒUF: Pour violer les solutions régulières il faudrait bien naître</em></strong></p>
<p>a cura di<br />
<strong>Giovanni Andrea Semerano</strong></p>
<p>Sabato <strong>31 ottobre</strong> 2009 &#8211; <strong>Roma </strong><br />
dalle ore 18.00 alle ore 21.00<br />
nell’ambito del decennale del Centro Culturale La Camera Verde<br />
vengono presentate le prime cento Locandine d’Artista</p>
<p>Gli artisti:<br />
<span id="more-25589"></span></p>
<p>Massimo Antonelli, Alfredo Anzellini, Franco Belsole, Patrizia Bianchi, Teresa Bianchi, Gherardo Bortolotti, Alessandro Broggi, Maristella Campolunghi, Ilaria Canobbio, Emanuela Carone, Paola Ceci, Biagio Cepollaro, Cristina Cerminara, Paloma Chaparro, Charles Chaplin, René Clair, Barbara Coacci, Gianni Cortellessa, Giovanni Cozzani, Mario Cusimano, Pietro D’Agostino, Robert-Henry Daniels, Elisa Davoglio, Alessandro De Francesco, Riccardo De Gennaro, Tiziana de Novellis, Gerardo Di Fabrizio, Dario Di Lernia, Peter Dimpflmeier, Marcel Duchamp, Stefania Errore, Francesco Forlani, Luigi Francini, Massimo Fusaro, Florinda Fusco, Marco Giovenale, Élise Gruau, Matias Guerra, Andrea Inglese, Éric Keller, Rudolf Koppit, Giuliana Laportella, Claudio Laureti, Giacomo Leopardi, Franco Mancini, Pierre Martin, Giulio Marzaioli, Grazia Menna, Giuliano Mesa, Michele Miglionico, Mauro Molinari, Renata Morresi, Gabriele Morrione, Gianni Nigro, Andrea Pacioni, Marco Perri, Cesare Quinto, Davide Racca, Andrea Raos, Man Ray, Joe Ross, Roberto Rossellini, Marcello Sambati, Romano Sambati, Jennifer Scappettone, Antonio Semerano, Manuela Sica, Marco Benvenuto Sinfisi, Isabelle Spiessert, Ilirjana Stringa, Zeno Tentella, Luigi Toni, Mauro Trolese, Paul Vangelisti, Sara Ventroni, Francesca Vitale, Michele Zaffarano </p>
<p>Centro Culturale<br />
LA CAMERA VERDE<br />
via Giovanni Miani 20, 20/a, 20/b<br />
	00154 Roma<br />
cell.: 340 5263877<br />
e-mail: lacameraverde@tiscali.it<br />
<a href="http://www.lacameraverde.com">www.lacameraverde.com</a></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>Zaffarano autore &#038; traduttore alla Camera Verde</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/10/23/zaffarano-autore-traduttore-alla-camera-verde/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 14:25:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[Flaubert]]></category>
		<category><![CDATA[michele zaffarano]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Verlaine]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 24 Ottobre 2009 ore 19:30 &#8211; Roma il Centro Culturale La Camera Verde presenta Curiosity Comes Quick and Questions Arise on Tuesday Morning di Michele Zaffarano per la collana «Calliope» * * * Erodiade di Gustave Flaubert Tre racconti. La saggezza umana di Voltaire tradotti da Michele Zaffarano per la collana «Auberge Ravoux» Centro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCF2394-300x225.jpg" alt="DSCF2394" title="DSCF2394" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-25078" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCF2394-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCF2394-1024x768.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/10/DSCF2394.JPG 1600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong>Sabato 24 Ottobre 2009 </strong><br />
ore 19:30 &#8211; Roma</p>
<p>il Centro Culturale <em>La Camera Verde</em> presenta<br />
<em></p>
<p>Curiosity Comes Quick and Questions Arise on Tuesday Morning</em><br />
di <strong>Michele Zaffarano</strong><br />
per la collana «Calliope»</p>
<p>*   *   *</p>
<p><em>Erodiade</em> di Gustave Flaubert</p>
<p><em>Tre racconti. La saggezza umana </em> di Voltaire</p>
<p>tradotti da <strong>Michele Zaffarano</strong><br />
per la collana «Auberge Ravoux»</p>
<p>Centro Culturale La Camera Verde, via Giovanni Miani 20, Roma. Direttore Giovanni Andrea Semerano. Cell. 340.52.63.877. e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it. Web: <a href="http://www.lacameraverde.com">www.lacameraverde.com</a>. e-mail (Michele Zaffarano): zaffam@libero.it. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Locandine d&#8217;Artista + Stéphane Bouquet + Florinda Fusco alla Camera Verde</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/06/25/locandine-dartista-stephan-bouquet-florinda-fusco-alla-camera-verde/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 04:53:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[Florinda Fusco]]></category>
		<category><![CDATA[manifesti d'artista]]></category>
		<category><![CDATA[poesia francese contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Stéphane Bouquet]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma &#8211; Venerdì 26 giugno, dalle ore 20:30 presso il centro culturale La camera verde (via G. Miani 20) Locandine d’artista immagini e/o testi di Andrea Inglese, Francesco Forlani, Florinda Fusco, Michele Zaffarano, Renata Morresi, Marco Giovenale, Jennifer Scappettone, Zeno Tentella, Alfredo Anzellini, Antonio Semerano, Giuliano Mesa, Manuela Sica, Giacomo Leopardi, Pierre Martin, Giuliana Laportella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roma</strong> &#8211; <strong>Venerdì 26 giugno</strong>, dalle ore <strong>20:30</strong></p>
<p>presso il centro culturale <em>La camera verde</em><br />
(via G. Miani 20)<br />
<strong><br />
Locandine d’artista</strong></p>
<p>immagini e/o testi di</p>
<p>Andrea Inglese, Francesco Forlani, Florinda Fusco, Michele Zaffarano, Renata Morresi, Marco Giovenale, Jennifer Scappettone,<br />
Zeno Tentella, Alfredo Anzellini, Antonio Semerano, Giuliano Mesa, Manuela Sica, Giacomo Leopardi, Pierre Martin, Giuliana Laportella</p>
<p>inoltre:</p>
<p>presentazione del libro</p>
<p><em>Dizionario di quest&#8217;uomo &#8211; Dictionnaire de cet homme</em></p>
<p>di <strong>Stéphane Bouquet</strong></p>
<p>(La camera verde, collana Calliope)<br />
introduzione e traduzione italiana di Andrea Inglese</p>
<p>+</p>
<p>segnalazione dell&#8217;uscita (e breve lettura) del nuovo libro di<br />
<strong>Florinda Fusco</strong>, <em>Tre opere</em></p>
<p>(Oèdipus, collana “i megamicri”)</p>
<p>* * *</p>
<p>La camera verde è in Via Giovanni Miani 20 – 00154 Roma (quartiere Ostiense)<br />
tel. 3405263877, e-mail: lacameraverde@tiscali.it<br />
pagina (under construction):  http://www.lacameraverde.com/</p>
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		<item>
		<title>Virginie Poitrasson &#8220;Siamo dispositivi&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/20/virginie-poitrasson-siamo-dispositivi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[Virginie Poitrasson]]></category>
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					<description><![CDATA[A Roma, sabato 21 marzo 2009, alle ore 19:30 presso il Centro culturale La Camera Verde (via G. Miani 20) presentazione del libro SIAMO DISPOSITIVI di Virginie Poitrasson edizione bilingue (francese, italiana) a cura di Andrea Inglese Sarà presente l&#8217;autrice, che leggerà alcuni brani Interverrà Andrea Inglese * Virginie Poitrasson (nata nel 1975, vive a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">A Roma, sabato <span><strong>21 marzo</strong></span> 2009, alle <span><strong>ore 19:30</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">presso il Centro culturale<br />
<span>La Camera Verde</span><br />
(via G. Miani 20)
</p>
<p style="text-align: center;">presentazione del libro <span></p>
<p style="text-align: center;"><span><span><strong>SIAMO DISPOSITIVI </strong></span></span></p>
<p style="text-align: center;">di <span><strong>Virginie Poitrasson</strong></span></p>
<p style="text-align: center;">edizione bilingue (francese, italiana)<br />
a cura di <strong>Andrea Inglese</strong>
</p>
<p style="text-align: center;">Sarà presente l&#8217;autrice, che leggerà alcuni brani</p>
<p style="text-align: center;"><span>Interverrà Andrea Inglese</span></p>
<p style="text-align: center;"><span><br />
</span>
</p>
<p style="text-align: center;">*</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-16002"></span></p>
<p><strong>Virginie Poitrasson</strong> (nata nel 1975, vive a Parigi), scrittrice, performer, artista e traduttrice esplora le frontiere tra i generi e i modi d&#8217;espressione linguistici e plastici (suoni, video, serigrafia&#8230; ). Ha pubblicato <em>Demi-valeurs</em> (éditions de l’Attente, 2007), <em>Série ombragée</em> (Propos2 éditions, 2006) e <em>Épisodes de la lueur</em> (L&#8217;Atelier du Hanneton, 2004). Suoi testi sono stati pubblicati in fran cese e in inglese in riviste letterarie in Francia e all&#8217;estero: Action poétique, Poésie-espace public (Le Bleu du ciel), 22Mdp, Triages, Aufgabe, Upstairs at Duroc, Décharge, La Polygraphe, Ouste, Boxon, Compresse, Le Foudulire.<br />
	In qualità di poeta-performer è stata invitata a diversi festival in Francia e negli Stati Uniti. Nel 2007, ha presentato a New York, Caen e Lyon, <em>Salle d&#8217;eau</em>, una performance (danza-video-lettura) con Olivier Gabrys (ballerino e coreografo) e Alice Robert (video-attrice).<br />
	Ha tradotto poeti statunitensi quali Charles Bernstein, Lyn Hejinian, Shanxing Wang e Michael Palmer. La sua traduzione di Slowly di Lyn Hejiinian è apparsa per le edizioni Format Américain nel 2007.<br />
</span></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Soluzione della materia di Marco Giovenale</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/03/06/15202/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 06:28:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sabato 7 marzo 2009 Camera verde, via g. Miani 20, 00154 Roma, www.lacameraverde.com Ore 20.00 &#8211; Per la collana &#8220;Calliope&#8221;, presentazione del libro: Soluzione della materia di Marco Giovenale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sabato 7 marzo 2009</strong> </p>
<p>Camera verde, via g. Miani 20, 00154 Roma, www.lacameraverde.com</p>
<p><strong>Ore 20.00</strong> &#8211; Per la collana &#8220;Calliope&#8221;, presentazione del libro:<br />
<em>Soluzione della materia</em> di <strong>Marco Giovenale</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Nel fuoco della scrittura</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/09/15/nel-fuoco-della-scrittura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 09:50:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Biagio Cepollaro]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[nel fuoco della scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia visiva]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma &#8211; Sabato 20 settembre ore 18.00 Inaugurazione della mostra di pittura e presentazione del libro Nel fuoco della scrittura di Biagio Cepollaro La mostra si può visitare fino al 17 ottobre dalle ore 17.00 alle ore 23.00, esclusi i lunedì. Di mattina su appuntamento. Centro Culturale »LA CAMERA VERDE« Via Giovanni Miani, 20, 20/a, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/biagiocepollaro-ken-2008.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/09/biagiocepollaro-ken-2008-214x300.jpg" alt="" title="biagiocepollaro-ken-2008" width="214" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-8480" /></a><br />
<strong>Roma </strong>&#8211; Sabato <strong>20 settembre</strong> ore 18.00<br />
Inaugurazione della mostra di pittura e presentazione del libro<br />
<em>Nel fuoco della scrittura</em><br />
di <strong>Biagio Cepollaro</strong></p>
<p>La mostra si può visitare fino al 17 ottobre<br />
dalle ore 17.00 alle ore 23.00, esclusi i lunedì. Di mattina su appuntamento.</p>
<p>Centro Culturale<br />
»LA CAMERA VERDE«<br />
Via Giovanni Miani, 20, 20/a, 20/b &#8211; 00154 Roma<br />
Cell. 340 5263877<br />
e-mail: lacameraverde@tiscalinet.it<br />
<a href="http://www.lacameraverde.com">www.lacameraverde.com</a></p>
<p>*</p>
<p>Da: <em>Nel fuoco della scrittura</em></p>
<p>C’è la scrittura, ci sono le ‘cose scritte’ e c’è l’atto dello scrivere, il movimento del braccio e della mano nella percezione del contatto con il supporto. E c’è un atto dello scrivere che è un vero e proprio atto sacrificale in cui la parola appena scritta è sin dall’inizio solo una traccia e uno strato della nuova (che magari è la stessa) parola scritta e così, tendenzialmente, all’infinito.<br />
L’atto dello scrivere a questo punto è un fare strato su strato che non è cancellazione ma sedimentazione della traccia. Tale sedimentazione è già immagine e visione: quando ciò che conta non è la sua funzione informativa né quella espressiva ma il fisico esserci, il segno di un’invocazione ripetuta, di un’apertura del cuore, di una speranza.<br />
<span id="more-8477"></span><br />
Quando questo fisico esserci è già struttura compositiva, è già senso al di là del significato.<br />
E’ la danza della parola che come per la danza dei dervisci gira in tondo: non è più importante il corpo che si muove, la figura della danza, ma ciò che di questo movimento resta, la scia di un abbandono estatico. E c’è in questo tipo di danza un‘intenzione cosmologica e cosmogonica, il danzatore, ad esempio, mima il moto dei pianeti muovendosi in senso antiorario sul proprio asse.</p>
<p>Anche l’atto dello scrivere può avere la stessa intenzione quando riporta sul piano l’organizzazione di un suono. Millenni testimoniano questa possibilità. Scrivere dimenticando per poter ancora scrivere, come si ara un terreno, nell’estenuazione dell’andare e del venire, del sorgere e del tramontare. </p>
<p>Quando la scrittura non è più uno strumento di comunicazione, un codice, un veicolo, quando non è neanche un segno indecifrabile decaduto ad oggetto, diventa materiale di costruzione che ai miei occhi rimanda direttamente alla relazione con il mondo. Il pensiero sulla scrittura ha sempre connesso  i diversi sistemi di codificazione alle cose da dire, raccontare, calcolare. Ma quando uno strumento viene restituito alla sua origine, quando non si proietta più nel passato remoto una mentalità economica che è invece moderna, accade di fare una strana esperienza della scrittura.<br />
Non è vero che questa esperienza ha a che fare solo con l’autoreferenzialità del segno o alla sua concretezza. L’esperienza che ho fatto è di comunicare, attraverso questo fuoco della scrittura, con la nudità fondamentale dello stare al mondo, nudità tanto culturale quanto creaturale. </p>
<p>Da questo punto di vista la storia e la storicità dei segni appaiono come modalità di ricostruzione di un’esperienza collettiva possibile, solo possibile.<br />
Ciò che la storia non ci racconta è il segreto individuale di ogni singola creatura alle prese con i suoi mostri e con le sue speranze.<br />
Una sorta di anteriorità, di lato nascosto, di lato concavo dell’atto dello scrivere che ho la sensazione di ripercorrere facendo questi segni, questi lavori.<br />
E’ una scrittura che spesso ha avuto per me il sapore dell’ex-voto. Anche in questo caso ciò che conta non è la pittografia del gesto di ringraziamento o di implorazione ma l’esperienza del gesto del ringraziare e dell’implorare attraverso una sorta di scrittura oggettuale…</p>
<p>Le nuove tecnologie ci restituiscono, attraverso la digitalizzazione, la riduzione in numero di immagine, colore, suono, parola…Ci propongono una separazione tra materiale e materia: il materiale con la sua prolissità tattile e la materia come configurazione quasi-ideale di un concetto.<br />
Quando il processo della creazione comincia con la scansione digitale di una superficie precedentemente lavorata e disposta ad entrare nel futuro lavoro estetico, quando il processo della creazione termina con l’intervento ‘a mano’ (con tecnologie precedenti) di questa stessa superficie (ma all’origine vi può anche essere un oggetto tridimensionale), in mezzo e alla fine del processo si sono realizzate due elaborazioni compositive decisive: quella al computer e quella sulla stampata finale.<br />
Alla fine conta il supporto, la reazione del supporto ai due tipi di intervento. Il supporto è la sintesi finale: è la materia che si è configurata a partire dal materiale ma che ha provato, per quanto ha potuto, ad evitarne le prolissità. Il numero caratterizzante il digitale qui non è più semplificazione e appiattimento, né resa alla virtualità, ma semplicemente acquisizione in dialogo di tecnologie più recenti. L’essenziale comunque non è nel materiale, forse non lo è mai stato: l’essenziale è forse qui nell’idea di materia che si riesce ad esprimere.</p>
<p><strong>Biagio Cepollaro</strong></p>
<p>[immagine: Biagio Cepollaro, <em>Ken</em>, 2008]</p>
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		<title>Sul &#8220;Tiresia&#8221; di Giuliano Mesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 23:33:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[camera verde]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Mesa]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Tiresia]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma, mercoledi 25 giugno 2008, ore 20:30 Centro culturale LA CAMERA VERDE via G. Miani 20 Presentazione di Tiresia di Giuliano Mesa Interverranno Francesco Forlani &#038; Andrea Inglese * * * Sarà presente l&#8217;autore. * La camera verde — via G. Miani 20 — 00154 Roma — tel. 3405263877]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roma, mercoledi 25 giugno 2008, ore 20:30</strong></p>
<p>Centro culturale LA CAMERA VERDE<br />
via G. Miani 20</p>
<p>Presentazione di <em>Tiresia</em> di <strong>Giuliano Mesa</strong></p>
<p>Interverranno <strong>Francesco Forlani</strong> &#038; <strong>Andrea Inglese </strong></p>
<p>* * *</p>
<p>Sarà presente l&#8217;autore.<br />
*</p>
<p>La camera verde — via G. Miani 20 — 00154 Roma — tel. 3405263877</p>
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