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	<title>Canterbury tales &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Incontri di civiltà: Jundishāpūr</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2009 09:00:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Nelle mie disordinate peregrinazioni alla ricerca delle storie attraversate dall’idea di inerzia nel corso di secoli di riflessione scientifica, mi sono felicemente imbattuto in quel grande filosofo/medico/scienziato che portava il nome di Abū ‘Alī al-Husayn ibn ‘Abd Allāh ibn Sīnā, brevemente ibn Sīnā o, nell’Occidente cristiano, Avicenna, nato vicino a Bukhara, allora [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong><br />
<img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/persia31.jpg" alt="persia31" title="persia31" width="524" height="315" class="aligncenter size-full wp-image-17984" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/persia31.jpg 524w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/persia31-300x180.jpg 300w" sizes="(max-width: 524px) 100vw, 524px" /></p>
<p>Nelle mie disordinate peregrinazioni alla ricerca delle storie attraversate dall’idea di inerzia nel corso di secoli di riflessione scientifica, mi sono felicemente imbattuto in quel grande filosofo/medico/scienziato che portava il nome di <em>Abū ‘Alī al-Husayn ibn ‘Abd Allāh ibn Sīnā</em>, brevemente <em>ibn Sīnā</em> o, nell’Occidente cristiano, Avicenna, nato vicino a Bukhara, allora Persia, oggi Uzbekistan, nel 980 e morto a Hamadan (Persia) nel 1037. </p>
<p>Ma più ancora ho scoperto un <strong><em>milieu</em> culturale straordinario</strong>, fatto di collaborazione interreligiosa e interculturale, che ha molto da insegnare a tutti gli odierni proclamatori della superiorità occidentale. Di questo ambiente così ricco e produttivo vorrei raccontare qualcosa, senza, dionescampi, parlare più dell’inerzia.</p>
<p>Nel prologo generale ai deliziosi <em>Racconti di Canterbury</em> che Geoffrey Chaucer (c. 1343 – 1400), una volta smesso il mestiere di controllore delle dogane, scrive nel 1387, viene presentata la variopinta compagnia di pellegrini che durante il viaggio a Canterbury, raccontano i racconti: tra questi vi è un <em>Doctour of Phisyk</em>, un dottore in medicina cioè (anche nell’inglese contemporaneo <em>physician</em> è il medico, non il fisico, che è <em>physicist</em>), esperto di ogni arte di guarigione e attento anche alla propria salute, grazie ad una dieta “nutriente e digeribile”. Per comprovare la sua dottrina, Chaucer non esita ad elencare i maestri che “ben conosceva”, il cui repertorio suona così:</p>
<p><em>Wel knew he the olde Esculapius<br />
And Deiscorides, and eek Rufus,<br />
Olde Ypocras, Haly and Galien,<br />
Seràpiòn, Razis and Avicen,<br />
Averròis, Damascién and Constantýn,<br />
Bernàrd and Gatesden and Gilbertýn.</em></p>
<p>[G. Chaucer, <em>The Canterbury Tales</em>, the Prologue, vv. 429-434].<span id="more-17967"></span></p>
<p>Non è difficile riconoscere, nella scrittura in inglese medio (Middle English, circa 1100-1500) del XIV secolo, i nomi di illustri dottori dell’antichità. Oltre a cinque greci, Esculapio (Asclepio), Dioscoride, (<em>eek</em>, cioè <em>anche</em>) Rufo, il vecchio Ippocrate di Cos e Galeno, e a tre inglesi, Bernard Gordon, John of Gaddesden e Gilbertus Anglicus, troviamo i nomi – s’intende latinizzati – di  sette studiosi arabi, Ali, Serapione, Razi, Avicenna, Averroè, Damasceno e Costantino l’Africano.<br />
Nella cultura dell’Occidente del XIV secolo – Chaucer era uomo di mondo, diplomatico e parlamentare – era da tempo affermata l’idea dell’importanza della tradizione araba, in medicina così come nelle altre discipline.</p>
<p>Cominciamo dunque a metter bene a fuoco il fatto che, già a partire dall’alto Medioevo, quella parte di Asia centro-occidentale che comprende, molto approssimativamente gli odierni Uzbekistan, Iran, Irak, Siria e Armenia (almeno) divenne, pur attraverso instabilità politiche a tratti tumultuose, una regione ricca di fermenti e contaminazioni culturali e di scuole raffinate e ricca quindi di figure di pensatori e filosofi di tutto rilievo. </p>
<p>La città di Jundishāpūr (o Gundeshāpūr, o per i siriaci Beth-Lapat, o Belapat, vicina all’odierna Ahwāz nell’Iran sud-occidentale), fu un punto di riferimento piuttosto particolare. </p>
<p>La storia di questa città è in sé assai notevole: l’origine del suo nome non è chiara; in epoca precristiana vi era un insediamento detto <em>Genta Shapirta</em>, che sarebbe “il bel giardino”. Fu poi rifondata nel III secolo d.C. dal re Shāpūr I° (anni di regno: 241-272), secondo della dinastia <em>Sassanide</em>, talvolta infelicemente tradotte in italiano come “Sapore I°”, subito dopo che egli ebbe sconfitto l’imperatore romano Valeriano; sembra anzi che il nome Jundishāpūr potesse significare “esercito di Shāpūr” o “fortezza di Shāpūr” e che servisse in una prima fase come accampamento per i romani fatti prigionieri. La cosa interessante però è che da subito Shāpūr I° sembra abbia voluto farne un centro culturale che superasse la grande Antiochia, che pure egli aveva appena strappato alle mani di Roma. </p>
<p>La città crebbe rapidamente d’importanza, soprattutto come centro di una grande scuola medica di ispirazione ippocratea, fu resa capitale dell’impero da Shāpūr II° (anni di regno: 309-379, fu nominato re mentre ancora era nel ventre di sua madre: <em>rex in utero</em>), ed aumentò ancora quando un secolo dopo l’imperatore romano d’oriente Zenone l’Isaurico, nel 489, chiuse la scuola di Edessa, e ancor più quando, con un decreto che l&#8217;imperatore Giustiniano – con rara cecità culturale – emanò nei suoi primissimi anni di regno, nel quadro della sua rifondazione dell’intero corpus giuridico del 529, furono chiuse tutte le scuole filosofiche greche. Nell’accademia di Jundishāpūr si studiavano medicina, matematica, astronomia e teologia.</p>
<p>L’altro apporto fondamentale che arrivò in questo centro della grande Persia fu quello della medicina indiana, soprattutto sotto il regno di uno degli ultimi re della dinastia Sassanide, Cosroe I° Anūshirwān (= dall’anima immortale, regnò dal 531 al 579) <figure id="attachment_17969" aria-describedby="caption-attachment-17969" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/chosroeshuntingscene-300x294.jpg" alt="Cosroe I a caccia" title="chosroeshuntingscene" width="300" height="294" class="size-medium wp-image-17969" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/chosroeshuntingscene-300x294.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/chosroeshuntingscene-1024x1003.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/05/chosroeshuntingscene.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-17969" class="wp-caption-text">Cosroe I a caccia</figcaption></figure></p>
<p>che ritenne di inviare a questo scopo il proprio vizir Burzūyah in India; questi riportò a Jundishāpūr sia le conoscenze acquisite che vari medici indiani in carne e ossa; il vizir scrisse anche un manuale, <em>Sapienza degli indiani</em>, che fu successivamente, nel 1070, tradotto in greco.. Ascoltate quanto di istruttivo per la professione medica scrive poi Burzūyah in una sua breve autobiografia a proposito della propria scelta per le scienze mediche:</p>
<p><em>Osservai che c’erano quattro cose cui gli uomini aspirano. A quale di queste dovevo mirare? Al denaro, alla prosperità, alla fama o a una ricompensa celeste? Ciò che decise la mia scelta fu l’osservazione che tutte le persone intelligenti apprezzano la medicina e che nessuna religione la condanna. Ero abituato inoltre a leggere nei libri di medicina che il medico migliore è quello che si dedica completamente alla sua professione e ricerca un compenso solo nell’aldilà. Mi risolsi così a seguire quest’indirizzo e a non pensare ad alcun guadagno terreno per non essere come un mercante che vende per una bagatella priva di valore un rubino in cambio del quale si sarebbe potuto procurare tutte le ricchezze del mondo.</em></p>
<p>Così, alla fine dell’impero Sassanide (651) Jundishāpūr era diventata un centro nel quale si erano fuse senza rilevanti contrasti le tradizioni, mediche e astronomiche, greca, persiana e indiana. </p>
<p>E più ancora, alla caduta dei Sassanidi, alla metà del VII secolo, in seguito alla conquista araba, la città venne accuratamente preservata, e anzi potenziata dalle scuole di pensiero arabe. Specie sotto lo splendido mecenatismo dei califfi della dinastia <em>Abbaside</em> (750 – 1258, anno del sacco di Baghdad da parte dell’esercito mongolo di Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan [o Činggis Qaγan]) al-Manşūr (il califfo che costruì Baghdad nel 762), Hārūn ar-Rashīd (tutti ricorderanno le <em>Mille e Una Notte</em>) e al-Ma’mūn. Uno dei fattori che accentuò tale fenomeno fu l’incontro degli arabi con i cristiani nestoriani di Siria, che avevano mantenuto una tradizione intellettuale propria di notevole spessore, traducendo le opere greche in siriaco e contribuendo poi, all’arrivo dei musulmani, alla traduzione in arabo di un gran numero di queste opere. Furono così tradotti, studiati e commentati i più rilevanti testi greco-ellenistici, da Galeno a Euclide, da Aristotele ad Alessandro di Afrodisia e a Simplicio.</p>
<p>Il declino di Jundishāpūr iniziò soltanto quando appunto il califfo abbaside al-Manşūr costruì Baghdad, per farne la nuova capitale dell’impero; al posto di Damasco che lo era stata sotto la dinastia degli Omayyadi (tra la metà del VII e la metà dell’VIII secolo) Un po’ alla volta gli studiosi di Jundishāpūr si trasferirono a Baghdad, che divenne così il centro culturale più importante di tutta l&#8217;area.</p>
<p>La storia della città naturalmente è più ricca e complessa di quanto io abbia potuto raccontare in queste poche righe. Tra l’altro nell’Iran moderno è stata rifondata una <a href="http://academy-of-gundishapur.wikix.ipupdater.com/">Accademia di Jundishāpūr</a>, che ha un ricco <a href="http://www.ajums.ac.ir/HomePage.aspx?TabID=0&#038;Site=DouranPortal&#038;Lang=fa-IR">sito</a>, naturalmente in farsi (persiano moderno che utilizza l’alfabeto arabo con qualche adattamento). </p>
<p>Dunque, con qualche interruzione, la più antica università del mondo.</p>
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