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	<title>casta &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Dover essere riconosciuti ancor prima di nascere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 09:30:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Roberta Salardi Nell&#8217;articolo La lobby vaticana di Franco Buffoni, apparso su Alfabeta2 (n° 3, novembre 2010), e ripreso qui su NI, si trova una considerazione che non si può che condividere: &#8220;Esistono società meritocratiche (in genere quelle anglosassoni), società socialdemocratiche (con lo stato in funzione di nume tutelare dalla culla alla tomba: in genere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Roberta Salardi</strong></p>
<p>Nell&#8217;articolo <em>La lobby vaticana</em> di Franco Buffoni, apparso su Alfabeta2 (n° 3, novembre 2010), e ripreso <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/11/17/la-lobby-vaticana/">qui</a> su NI, si trova una considerazione che non si può che condividere: &#8220;Esistono società meritocratiche (in genere quelle anglosassoni), società socialdemocratiche (con lo stato in funzione di nume tutelare dalla culla alla tomba: in genere quelle nord-europee) e società familistiche come quella italiana, per la quale il primato dei valori è nell&#8217;ambito famigliare.&#8221;</p>
<p>Legami di sangue o parentela più o meno stretta si confermano come forza di coesione primaria nella familiocrazia. Si deve presumere che ciò valga anche per quella nicchia che è la casta letteraria. Amicizie o conoscenze radicate nel passato, inerenti alla famiglia o alla scuola, potranno essere decisive. La loro discreta importanza avranno in seguito le amicizie giovanili più solide, quelle degli anni formativi legate alla politica e all&#8217;ideologia, la condivisione di scelte analoghe fino alla vera e propria militanza negli stessi gruppi, schieramenti o chiese. Questi sodalizi intellettuali,<span id="more-37905"></span> a dire il vero, potrebbero rappresentare un significativo allargamento dell&#8217;orizzonte, ma va subito precisato che negli attuali movimenti e aggregazioni studentesche, meno estesi e duraturi rispetto a quelli degli anni sessanta e settanta, non può che esservi una minore partecipazione degli attanti sociali e un ridotto rimescolamento delle classi. Con l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro (ma anche al di fuori di esso) determinanti si rivelano invece i rapporti di sudditanza, fascinazione o più semplice opportunismo, dettati dalla pulsione gregaria, così forte nella nostra specie. La semplice esecuzione dei compiti e la rinuncia a combattere sono i fenomeni più frequenti nella quotidianità lavorativa. Non si può negare che sia più diffuso il pensiero convergente rispetto a quello divergente, il conformismo rispetto all&#8217;anticonformismo. Con queste premesse, il coraggio di puntare sul nuovo, la generosità e l&#8217;ampiezza di vedute si troveranno raramente all&#8217;interno della casta editorial-letteraria, che pur sarebbe chiamata a guardare avanti, a progettare il futuro.</p>
<p>In base a questi elementi, non deve stupire se essa riproduce se stessa senza che vengano lasciate molte alternative.</p>
<p>La prassi per arrivare a una pubblicazione in genere è questa: venire presentati a una casa editrice da uno scrittore già noto. Ma lo scrittore affermato avrà tempo di leggere il manoscritto di Pinco Pallino con tutto quello che deve leggere, fare e scrivere per curare la sua opera?</p>
<p>Proviamo a pensare positivo: pensiamo a chi è baciato in fronte dalla fortuna. Nei rarissimi casi in cui, nonostante mille difficoltà, il dattiloscritto venga accettato in lettura, la lettura venga portata avanti con le migliori intenzioni, con la calma che non si trova quasi mai e con una favorevole disposizione d&#8217;animo, come se il personaggio autorevole avesse in mano l&#8217;ultima lettera di un caro amico, create le condizioni di una sincera partecipazione e del miracoloso riconoscimento, che porterà alla tanto desiderata presentazione e alle successive letture editoriali, bene, anche in questo caso raro e fortunato uno scrittore che segnali un altro scrittore non indicherà un suo simile piuttosto che uno diverso da sé?</p>
<p>&#8220;Ma che cosa pretendi? Questo è naturale, non se ne può fare una colpa!&#8221; Immagino le obiezioni. Niente di più vero; tuttavia perché non riconoscere che con questo metodo si persegue più la riproposizione dell&#8217;uguale che la ricerca del nuovo?</p>
<p>Bando alle ciance, noi vogliamo continuare a pensare positivo. Per agevolare la circolazione dei manoscritti, per favorire la fortuna, si offrono d&#8217;intervenire agenzie letterarie e scuole di scrittura: a tentare di far da cerniera fra editori irraggiungibili e scriventi frustrati, quasi a costruire un ponte su un abisso…</p>
<p>Vogliamo aprire un dibattito sulle scuole di scrittura? E&#8217; fondamentale cogliere subito la differenza fra scuola pubblica e scuola privata: i corsi di scrittura sono invenzioni di privati. Dopo questa banale constatazione, è doveroso auspicare che le future generazioni di scrittori usciranno dalla scuola pubblica, dall&#8217;università o da corsi di specializzazione postuniversitari piuttosto che da corsi accelerati sulle ultime tendenze della produzione angloamericana. E&#8217; come minimo necessario creare le premesse affinché uno scrittore del prossimo futuro non sia semplicemente un epigono di Foster Wallace (cito un nome a caso), bensì un figlio della Letteratura: che nel suo bagaglio culturale ci sia posto per Dante come per Sartre, per Proust come per Faulkner, per Sofocle come per Rabelais e non soltanto per l&#8217;ultimo autore di grido.</p>
<p>Non che la preparazione di un esordiente importi gran che agli editori. Anche di fronte a quelli meno commerciali, se manca la famosa raccomandazione, un eventuale primo colloquio non ruota proprio intorno al romanzo. Il testo passa immediatamente in secondo piano: anche soltanto per intavolare il discorso occorre citare nomi e conoscenze personali, arrampicarsi sugli specchi per inventarsi un qualche pedigree o una propria rete di amicizie che contano, amicizie che ovviamente devono essere comprese nell&#8217;ambiente. Ed è questa <em>la dote</em> reale che si porterebbe nell&#8217;accordo o contratto che dovesse seguire. La sensazione netta e inequivocabile è che il proprio dattiloscritto sia un oggetto del tutto trascurabile, magari ricostruibile successivamente, in gran parte modificabile, a cui ci si applicherà insieme in un lavoro d&#8217;équipe, in un lavoro di fabbrica: un&#8217;appendice artificiale smontabile e sostituibile. Assistiamo a questo paradosso: mentre pubblicare un&#8217;opera, renderla pubblica, secondo la definizione e la logica, spetterebbe all&#8217;editore, s&#8217;invertono le parti e si pretende che sia l&#8217;autore ad avere un suo ufficio-stampa privato ed efficiente; l&#8217;editore da parte sua è disposto a metterci la scrittura parziale o la riscrittura del testo secondo i criteri che lui ha in mente.</p>
<p>La prima cosa chiara è che non conta quello che si fa; conta quello che si è, o meglio, che si è già prima di diventare scrittori. Prima che il libro esista. Non vorrei che, andando di questo passo, tutto si riducesse a un&#8217;unica e semplice domanda: &#8220;Che lavoro fa tuo padre?&#8221;.</p>
<p>A motivo delle esigenze di vendita per ciascun libro deve mettersi in moto il prevedibile meccanismo di uscita-lancio-recensioni-pubblicità, necessario affinché il libro non venga del tutto ignorato come infatti accade a quei volumi non sorretti da alcuna rete  (che cadono appunto nel vuoto senza rete in quanto pubblicati senza referenze e sostenitori). L&#8217;articolo di Giacomo Sartori <em>Come scegliere un buon romanzo (italiano)</em>, apparso <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/12/22/faq-come-scegliere-un-romanzo-italiano/">qui</a> su NI, conferma l&#8217;immagine della famigliola (ristretta) dei letterati. Spiritosamente viene descritto il momento delle recensioni come festicciola di famiglia dove simpatiche zie e nipoti si scambiano regalini gli uni con le altre.</p>
<p>Qualcuno obietterà che conflitti e contrapposizioni non mancano nemmeno nelle migliori famiglie… Infatti non si può non dare il giusto peso anche a questioni caratteriali. Lo spiccato narcisismo, tratto rilevante delle personalità degli artisti, ha un suo peso e può costituire un freno alla pulsione gregaria. Lo stesso narcisismo può esser causa di facili irritazioni, permalosità e bruschi cambiamenti all&#8217;interno dei gruppi e delle consorterie. Una cosa che per esempio può succedere, e da cui si diffidano gli ingenui, è che nel conversare brevemente con un autore, magari alla presentazione di un suo libro, si esprima chiaramente una preferenza per uno piuttosto che per un altro più recente dei suoi testi. Non sia mai! Una frase che altri intenderebbero come segno d&#8217;interesse duraturo, di stima e partecipazione, dallo scrittore accecato da se stesso può essere interpretata come una critica indiretta alla sua attuale produzione, un giudizio di declino, che non è detto che sia. Il rischio è di farsene un nemico per sempre.</p>
<p>Come nota a pie&#8217; di pagina, va aggiunto che lo scrittore d&#8217;immaginazione, a dispetto delle cospicue e dispersive esigenze di public relations, è nella sostanza una figura solitaria, circondata dai suoi fantasmi, i suoi personaggi.</p>
<p><em>[Roberta Salardi ha scritto i bei racconti della raccolta &#8220;Regressioni&#8221; (Effigie, 2010); tengo a specificarlo perchè secondo me le parole degli autori che scrivono cose interessanti hanno sempre un valore aggiuntivo, che me le fa ascoltare con molta attenzione; gs]</em></p>
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		<title>Indignazione e gentilezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2007 11:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[casta]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Arminio Grillo e Veltroni, per me pari sono. L&#8217;Italietta della finzione mediatica non fa altro che parlare di politica. Non importa se per difenderla o per contestarla. Il problema è che si parla di una cosa che non esiste o che comunque ha un ruolo assai superficiale nella vita nazionale. Quello che siamo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franco Arminio</strong></p>
<p><a title="poltrona.jpg" href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/poltrona.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/09/poltrona.thumbnail.jpg" alt="poltrona.jpg" /></a></p>
<p>Grillo e Veltroni, per me pari sono. L&#8217;Italietta della finzione mediatica non fa altro che parlare di politica. Non importa se per difenderla o per contestarla. Il problema è che si parla di una cosa che non esiste o che comunque ha un ruolo assai superficiale nella vita nazionale. Quello che siamo, quello che stiamo diventando, non si decide certo in parlamento. I politici e gli antipolitici in fondo se la passano ugualmente bene. Berlusconi è molto ricco, ma sono ricchi anche Grillo e Travaglio. Queste persone non passeranno mai per vicoli di uno dei nostri paesi più sperduti. Loro vivono per i grandi giornali, per la televisione, per le piazze affollate. C&#8217;è una dimensione ormai puramente spettacolare in tutte le discussioni che hanno a che fare con la politica. Una volta c&#8217;erano Totò e Aldo Fabrizi. Adesso abbiamo Grillo e Mastella.<br />
La cosiddetta &#8220;casta&#8221; ormai più che una vergogna nazionale è materia di spettacolo.<br />
<span id="more-4473"></span></p>
<p>Di fronte a questa tragica mutazione della vita sociale in una perenne fiction di massa, gli alti stipendi dei nostri parlamentari sono veramente un problema minimo. Il fatto di contestare a questa gente di prendere troppi soldi non fa che confermare questa assurda dittatura del denaro che immiserisce ogni giorno di più lo spirito della nazione. La colpa più grave dei politicanti è che sono quasi tutti ignoranti e fanno un tipo di vita che li rende ancora più ignoranti.<br />
A me interessano le storie che raccontano i vecchi dei nostri paesi. L&#8217;altro giorno a Calitri un&#8217;anziana col Parkinson mi diceva di avere paura della solitudine più della malattia. Quando ha visto che stavo per lasciarla si è messa a piangere e mi ha preso la mano, come se fossi un figlio che se ne va lontano. C&#8217;è un dolore vero, c&#8217;è un dolore nella vita di tanta gente che non arriverà mai nelle trasmissioni di Michele Santoro. In quel circo bestie e domatori si scambiano i ruoli col comune obiettivo di fare spettacolo. La vita è un&#8217;altra, ma ormai la vita non interessa a chi per mestiere dovrebbe raccontarla. I politici vivono solo per conservarsi il posto, ma fanno la stessa cosa i direttori di Banca, gli scrittori, i bidelli. Viviamo in un mondo in cui ognuno ha dichiarato guerra a tutti gli altri. È in atto la terza guerra mondiale. È in atto tra gli individui e non tra le nazioni. Tra un individuo e l&#8217;altro ci sono solchi profondissimi. Da qui bisogna partire. I soldi che sprechiamo per mantenere partiti inutili sono bene poca cosa rispetto a quello che regaliamo alle compagnie telefoniche per telefonate che non ci danno calore ma ce lo tolgono.<br />
C&#8217;è anche la casta dei dispettosi e degli indifferenti, degli accidiosi e dei maldicenti. Mettiamo anche queste sul banco degli imputati e vedremo che sul banco degli imputati ci siamo anche noi. È il momento di unire severità e cordialità e questo Grillo non lo capisce e non lo capisce neppure Travaglio. Non servono le adunate di massa. Serve costruire incontri tra poche persone che si parlino, si guardino negli occhi. Persone che discutono dei loro territori. La politica non è un concerto a reti unificate, non è la giostra delle dichiarazioni.</p>
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