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	<title>Causa di forza maggiore &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Vivere ad libitum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 12:10:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
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		<category><![CDATA[Amélie Nothomb]]></category>
		<category><![CDATA[Causa di forza maggiore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio C’è un istante tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocratico. Causa di Forza Maggiore di Amélie Nothomb (Voland, 2009) è una storia di personalità liquide. E non solo per i fiumi di champagne. Un sabato mattina Baptiste Bordave apre la porta a un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/41r6ssujgml_ss400_2.jpeg" alt="41r6ssujgml_ss400_2" title="41r6ssujgml_ss400_2" width="400" height="400" class="alignnone size-full wp-image-14655" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/41r6ssujgml_ss400_2.jpeg 400w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/41r6ssujgml_ss400_2-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/41r6ssujgml_ss400_2-300x300.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>C’è un istante tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocratico</em>. <em>Causa di Forza Maggiore</em> di Amélie Nothomb (Voland, 2009) è una storia di personalità liquide. E non solo per i fiumi di champagne. </p>
<p><span id="more-14639"></span></p>
<p>Un sabato mattina Baptiste Bordave apre la porta a un uomo che entra, afferra la cornetta del telefono, compone un numero e muore. Baptiste Bordave, invece di allertare una declinazione qualsiasi di forza pubblica, decide che ha una vita abbastanza insignificante, che può abbandonarla e prendersi quella dell’uomo morto davanti al telefono. Così si chiude la porta alle spalle e diventa Olaf Sildur. Ammesso che non lo sia sempre stato. Che Olaf Sildur in svedese non significhi se stesso. Chi lo sa. <em>Come se il mio cervello non distinguesse il possibile dal desiderabile. E quando dico possibile, sono indulgente</em>.</p>
<p>Qual sabato mattina Baptiste Bordave, asceso al soglio d’un altro, dunque al secolo Olaf Sildur si presenta in una villa a Versailles e incontra una donna, una moglie che si è ritrovato nel pacchetto viaggio nell’altro da sé che non ha un nome proprio, peggio non vuole ricordarselo, e che quindi può averne uno qualsiasi. Sigrid. Per esempio Sigrid. <em>– Non amo la mia famiglia, e non posso amare quel nome. E poi, sa, mi piace l’idea di avere il nome che ciascuno mi vuole attribuire. – È l’equivalente del lavoro interinale. – Proprio così</em>.</p>
<p>L’uomo che ha scelto un altro sé e la donna che lascia che altri le diano un nome vivono in una villa a Versailles che non ha una cantina ma una piscina dove languono a temperatura perfetta tutte le bottiglie di champagne possibili. Una per ogni giorno dell’anno, per ogni anni di tutta una vita.</p>
<p>Amélie Nothomb ci invita nella solita e multiforme casa degli specchi per mostrarci la solita e intrigante patologia di una normalità condivisa, addirittura statistica. Come bere un bicchiere di champagne, chiacchierare di fato e morte in una cena con gli amici. Trovarsi in una villa più che borghese con una donna che non fa domande esistenziali del tipo da dove vieni e dove stai andando e che ci fai qui ma semplicemente esce a comprare le paste all’uvetta per la colazione perché è quello che desideriamo. Una donna svedese bellissima e senza nome. <em>(…) la mia ospite indossava un abito corto che mostrava gambe degne di una scandinava. Si può contrarre la sindrome di Stoccolma per molto meno</em>.</p>
<p>Con una scrittura ironica che riecheggia le ossessioni di sempre di cibo e rapporti d’amore interrotti o impossibili, la geografia del mondo che deve avere un corrispondente nella geografia del corpo, e pur senza gli splendori acidi di <em>Igiene dell’assassino</em>, la leggerezza acrilica di <em>Stupore e tremori</em>, il misticismo umano troppo umano, anadiomene, di <em>Metafisica dei tubi</em>, <em>Causa di forza maggiore</em> [<em>Le fait du prince</em>] restituisce alla narrativa minima di Nothomb un retrogusto amaro e virale che a me era mancato sia in <em>Né di Adamo né di Eva</em> che in <em>Diario di rondine</em>. Mi ha divertito, mi ha menato per l’aia, mi ha deluso, ha ripreso la mia attenzione, fino in Svezia. <em>A pensarci questa caratteristica della specie umana – rallegrarsi di essere invidiati – basta a screditarla profondamente</em>.</p>
<p><strong>Amélie Nothomb, Causa di forza maggiore, Voland (Amazzoni, 2009), pp. 114, € 14,00.</strong></p>
<p><strong>A latere y florilegio</strong></p>
<p>Yourcenar, parlando di Woolf, osservava che non bisognerebbe mai parlare dei contemporanei. Perché si è troppo vicino, perché si rischia di dirne troppo male o troppo bene. Ma per Nothomb, che è uno scrittore eccessivo, l’unico vero rischio è non dirne abbastanza. <em>È come il pesce giapponese, il </em>fugu<em>, che sta al sashmi come la roulette russa ai giochi di società</em>.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-14642" title="ladyvengence" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/ladyvengence-150x150.jpg" alt="ladyvengence" width="150" height="150" /></p>
<p>La copertina dell’edizione italiana, bella e suadente, grandguignol al punto giusto, forse assomiglia un poco troppo al manifesti cinematografico di Sympathy for Lady Vengeance [Park Chan-Wook, 2005].</p>
<p><em>Le menzogne hanno curiosi poteri: chi le inventa gli obbedisce</em>.</p>
<p><em>Da piccoli, non si riesce a mantenere un segreto. È una tappa della crescita, come il fatto di imparare a badare alla propria pulizia personale. A pensarci bene, forse c’è un legame tra le due cose. Da questi due punti di vista sono stato un bambino tardivo</em>.</p>
<p><em>I continenti possiedono una linea di demarcazione delle acque, luogo misterioso a partire dal quale i fiumi decidono di scorrere verso est o verso ovest, verso nord o verso sud. Il corpo umano possiede una linea di demarcazione dello champagne, geografia ancora più misteriosa, a partire dalla quale il vino dorato smette di scorrere verso l’intelligenza per refluire in direzione del grande caos</em>.</p>
]]></content:encoded>
					
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