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	<title>Cesenatico &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Cesenatico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 07:00:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Cesenatico]]></category>
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					<description><![CDATA[di Giovanni Catelli I bambini guardano passare il treno, dal giardino della colonia, e salutano. Ancora credono all’estate, all’ora del gelato, alla passeggiata serale. Domani, ancora il bagno, la spiaggia, le corse a perdifiato, la pasta col ragù, l’aranciata, e le partite a calcetto, il profumo della polvere, che sale, dallo spiazzo bianco, innaffiato dal [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Catelli</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/Cesenatico-colonie.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/Cesenatico-colonie-300x225.jpg" alt="" title="Cesenatico - colonie" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-37552" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/Cesenatico-colonie-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/12/Cesenatico-colonie.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>I bambini guardano passare il treno, dal giardino della colonia, e salutano.<br />
Ancora credono all’estate, all’ora del gelato, alla passeggiata serale.<br />
Domani, ancora il bagno, la spiaggia, le corse a perdifiato, la pasta col ragù, l’aranciata, e le partite a calcetto, il profumo della polvere, che sale, dallo spiazzo bianco, innaffiato dal custode.<br />
Il vento del crepuscolo muove le foglie del viale, già porta via le più stanche, annuncia i metalli del treno, le sirene lontane : come dire, che i giorni corrono al mancare, che il nome di settembre s’annuncia, nei colori del cielo, nel vento più crudo al di là della pioggia, nell’ora serale più lesta, e segreta, mentre tutti corrono a mensa, e sognano fritture, patatine, fette di torta senza fine.<span id="more-37551"></span><br />
Le onde azzurre del mare alle pareti si venano di grigio, alla luce già elettrica, la cassetta dei sogni da esaudire è più leggera, le cuoche silenziose preparano i bagagli, si dirada il sorriso al fornitore, la visita del medico, la conta delle gite, si sparge per le sere un silenzio d&#8217;altre voci, d’altre stanze, d’altri cortili ormai deserti.<br />
Ritornano, presto, le ragazze del turno, restano più a lungo a fumare sui terrazzi, a guardare in silenzio il lungomare già spento, i motorini ormai rari all’impennata, le sagome lontane di chi non riconoscono; chiude presto il luna park, i camerieri taciturni rovesciano le sedie sopra i tavoli, fuggono i motori con ultimi ruggiti di rimpianto, qualcosa chiama per sempre lontano dall’estate, come da un sogno disperso, a cui non credere più; com’è profondo il silenzio nel turno di notte, quasi s’avverte la polvere cadere nelle sale, il fruscio della sabbia sui balconi, un distendersi di stanche tapparelle: il buio scivola, pesante, per le scale, luci vane mantengono la vita dentro il buio, come un’onda lontana si sente il vuoto arrivare, premere immenso ai portoni, scavare l’aria nei respiri, attendere, la fine del futuro nelle stanze, il calcolo del tempo nei rumori, l’avanzare delle voci verso il viaggio, lo scadere delle notti verso il nulla : conosco, da sempre, quel mattino bianco che aprirà i portoni sul silenzio, l’aria vuota, la fine degli orari e delle ore, il dissolversi dei volti nel distacco.</p>
<p>Ancora si muove, avanza, la lancetta sul quadrante dell’ingresso, si popola di tazze rovesciate la catena dei tavoli alla mensa, fuma silenzioso il direttore al suo balcone, un riso furtivo sospinge la vita nella tenebra: ora vado, vado, come sempre, per il giro metodico, incessante: ingressi, cucine, lavanderia, primo piano, secondo piano, terrazze.</p>
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