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	<title>chiara cretella &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>&#8220;Annunciazione in metropolitana&#8221; di Chiara Cretella a Parma.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 17:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[chiara cretella]]></category>
		<category><![CDATA[christian donelli]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[Mercoledì 16 luglio, ore 21 presso Piazzale Picelli a Parma, ART-OFF-CAFE&#8217; Presentazione del libro Annunciazione in metropolitana (Roma:Fazi, 2007. Prefazione di Valerio Evangelisti) di Chiara Cretella Introduce Christian Donelli &#8220;Chiara Cretella descrive un&#8217;età intermedia tutta al femminile, anche quando il maschile vi si mescola. Nessuno, in anni recenti, aveva tentato impresa analoga &#8211; descrivere Termidoro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/803/9788881128037g.jpg" alt="null" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Mercoledì 16 luglio, ore 21<br />
presso Piazzale Picelli a Parma, ART-OFF-CAFE&#8217;</strong></p>
<p style="text-align: center;">Presentazione del libro</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Annunciazione in metropolitana (Roma:Fazi, 2007. Prefazione di Valerio Evangelisti) </strong></p>
<p style="text-align: center;">di <strong>Chiara Cretella</strong></p>
<p style="text-align: center;">Introduce</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Christian Donelli</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-6379"></span></p>
<p><em></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>&#8220;Chiara Cretella descrive un&#8217;età intermedia tutta al femminile, anche quando il maschile vi si mescola. Nessuno, in anni recenti, aveva tentato impresa analoga &#8211; descrivere Termidoro &#8211; con pari efficacia filosofica e di scrittura&#8221;.</em> <strong>Valerio Evangelisti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Chiara Cretella</strong> è nata nel 1976 a Pescara. Dottore di Ricerca in Italianistica, collabora alla cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea del Dams di Bologna come Cultore della materia. Si occupa a livello specialistico e giornalistico di critica d&#8217;arte, controculture, poesia e narrativa. È caporedattrice della rivista di poesia e studi di genere «Le voci della luna». Tra le sue pubblicazioni il romanzo <em>Gli insetti sono al di là della mia compassione </em>(Pendragon 2003); la curatela del volume di Camillo Boito, <em>Senso. Storielle vane </em>(Allori 2005, <em>poi </em>Pendragon, 2007); il romanzo <em>Annunciazione in metropolitana </em>(Fazi 2007). È autrice di molti saggi in volume e atti di convegno (sulle neoavanguardie, sulle iconografie femminili, sull&#8217;arte contemporanea, sulle scritture carcerarie, sulle espressioni culturali dei movimenti politici degli anni Settanta, sulla letteratura dell&#8217;Ottocento ecc.), a cui alterna una vasta attività giornalistica. Da sempre è impegnata nell&#8217;ambito della cultura, come scrittrice, critica d&#8217;arte e letteraria, attrice, performer, presentatrice e organizzatrice culturale.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Annunciazione in metropolitana</strong></p>
<p style="text-align: center;">Leanna ha ventiquattro anni e cerca la sua annunciazione per le strade di Milano. Si è appena laureata in scienze politiche con una tesi sul femminismo e fa la modella all&#8217;Accademia, per mantenersi. Un giorno, mentre assiste al funerale di suo padre, un politico della Prima Repubblica corrotto e inquisito per tangenti, incontra Alfredo, che la porta nella sua casa-prigione. Alfredo trascorre le giornate nei cimiteri, parla con i becchini, vaga tra tombe e lapidi, alla ricerca di un segreto che lo approssimi al mistero della vita. È un body artist, spinge il dolore e la solitudine all&#8217;estremo artistico. Vuole un compagno di giochi, qualcuno che lo aiuti a creare la sua opera d&#8217;arte, la grandiosa performance finale.</p>
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		<title>Nascita abortiva. Metamorfosi corporee tra simbolismo e fiabesco nell&#8217;opera di Karin Andersen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 06:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[chiara cretella]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[installazioni]]></category>
		<category><![CDATA[karin andersen]]></category>
		<category><![CDATA[pop]]></category>
		<category><![CDATA[teriomorfismo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Cretella Nata in Germania nel 1966, Karin Andersen ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, che da qualche tempo sta producendo un’ottima scuola di illustratori. Nelle sue opere il tema principale rimane quello del zoomorfismo, cioè delle ibridazioni uomo-animale, che emergono per nulla inquietanti da texture bidimensionali come sfondi desktop. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/livingroom_l.jpg" title="livingroom_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/livingroom_l.thumbnail.jpg" alt="livingroom_l.jpg" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Cretella</strong></p>
<p>Nata in Germania nel 1966, <strong><a href="http://www.myspace.com/karinandersenloevenbo">Karin Andersen </a></strong>ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, che da qualche tempo sta producendo un’ottima scuola di illustratori. Nelle sue opere il tema principale rimane quello del zoomorfismo, cioè delle ibridazioni uomo-animale, che emergono per nulla inquietanti da <em>texture</em> bidimensionali come sfondi <em>desktop</em>. Il tratto passa dall’estrema definizione del computer – nelle serie dedicate alle sirene tecnologiche racchiuse in spazi angusti e surreali –, alle installazioni di personaggi, a volte appena tratteggiati, in contesti urbani alienanti. Da tali ambientazioni si evince una predilezione per i non-luoghi, anche quando essi fanno riferimento al mondo dell’immaginario. <span id="more-5593"></span></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/pasazieris_l.jpg" title="pasazieris_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/pasazieris_l.thumbnail.jpg" alt="pasazieris_l.jpg" /></a></p>
<p>Una costante dimensione surreale è infatti la presenza scenica dominante, che si anima di una sua vita linda e concreta nel distendersi ai nostri sguardi. I colori seguono le declinazioni del pop e dell’illustrazione per l’infanzia, pastelli ricchi di delicate sfumature cromatiche, che non esprimono mai un urlo diretto, ma sempre una strisciante demistificazione di ciò che crediamo familiare e si rivela sconosciuto.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/hellinsky_l.jpg" title="hellinsky_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/hellinsky_l.thumbnail.jpg" alt="hellinsky_l.jpg" /></a></p>
<p>Così, anche queste <em>donne-mouse </em>che si agitano come <em>screen saver </em>in un fantastico mondo utopico teratotecnologico, sono epifanie mostruose e seducenti di una ibridazione già presente nel corpo postumano. Un’aura di <em>fashion</em> aleggia in queste rappresentazioni discrete – tanto da renderle appetibili per l’estetica pubblicitaria –, che sbocciano adolescenti tra fiori stilizzati e uteri rosa confetto. Ma esse esprimono anche una levigata dissimulazione della vita, quando sembrano dormire sognando esangui pecore elettriche, o si addormentano in pose alla <em>Morte di Marat </em>di Jacques-Louis David.</p>
<p> <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/marat_l.jpg" title="marat_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/marat_l.thumbnail.jpg" alt="marat_l.jpg" /></a></p>
<p>Dialogo col classicismo, nonostante una forte tensione postmoderna virata sul futuribile, capace di coniugare lirismo romantico e fascino di una sensualità inorganica e artificiale. Il <em>sex-appeal </em>ben individuato da Perniola ci coglie impreparati quando le muse si affacciano tra cornici di cuscini plasticati in un disordine apparentemente casuale. Sono Alici immaginifiche, rieducate dall’estetica tecnologica, animate dal pc in un silenzio appartato e accattivante.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/desktopo_l.jpg" title="desktopo_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/desktopo_l.thumbnail.jpg" alt="desktopo_l.jpg" /></a></p>
<p>Ma proprio per la loro intrinseca natura mutogena, incarnano rimossi e paure ataviche, vicinanze che credevamo estinte, bestialità irrefrenabili che spuntano dal corpo ricordandoci, come un monito, la nostra filogenesi (si pensi al film del 1975 di Walerian Borowczyk, <em>La bestia,</em> capolavoro in cui si mette in luce l’innominabile indistinzione uomo-animale nel tema diabolico della coda, tema che ci affascina già dalle creature classiche (satiri, sirene…), passando dalle iconografie gotiche (lupo mannaro, vampiro), fino ai supereroi alla Batman, o alle infinite declinazioni della Marvel). Nell’opera di Karin è forte il richiamo a Matthew Barney, il più controverso artista contemporaneo, il cui lavoro spesso sconfina con la <em>body-art</em>, non a caso invitato a rappresentare una grande collettiva tenuta nel 2004 al Mart di Rovereto (<em>Il bello e le bestie</em>). D’altronde, nell’opera di Karin i protagonisti sono conigli, topi, criceti: insomma “cavie”, animali da laboratorio, che strappano un ruolo centrale nella ricerca spasmodica dell’uomo verso il superamento dei propri confini.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/4407passengers_l.jpg" title="4407passengers_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/4407passengers_l.thumbnail.jpg" alt="4407passengers_l.jpg" /></a></p>
<p>Ma questi ibridi sono già una realtà, poiché trapianti di parti animali oggi avvengono (in particolare il maiale risulta incredibilmente quello più vicino a noi).<br />
Nelle opere di Karin, con sguardi di interrogativa dolcezza, bellezze da <em>cartoon</em> fluttuano in una apparente assenza di gravità, nel limbo di una “foresta di simboli” che descrivono, come già indicava Baudelaire, “l’epopea della vita moderna”. Oltre l’umano, si apre la <em>second life </em>virtuale: “amori liquidi”, reminescenze di una protezione prenatale.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/histoire_l.jpg" title="histoire_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/histoire_l.thumbnail.jpg" alt="histoire_l.jpg" /></a></p>
<p>Esseri che ci guardano con occhi amniotici, elfi che si muovono tra inquietanti megalopoli, feti che si accoccolano tra le pareti di un monolocale/astronave, o spersi nel folto di un bosco. La neotenia dell’uomo è definita come “nascita abortiva”, poiché egli non sviluppa alcune caratteristiche – come la postura eretta e il linguaggio – al di fuori della formazione nel ventre sociale. L’uomo come animale portatore di una intrinseca malformazione, che però gli consente la trasformazione dell’ambiente ai suoi fini vitali.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/welikeithere_l.jpg" title="welikeithere_l.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/03/welikeithere_l.thumbnail.jpg" alt="welikeithere_l.jpg" /></a></p>
<p>Ma quando la <em>techne</em> prende il sopravvento, il simbolico – anche attraverso l’uso della tecnologia ai fini di un abile <em>detournement</em> – torna a ricordarci “l’alienazione” attestando “l’alterazione” del naturale.<br />
La fine e l’inizio come punti di contatto di una possibile evoluzione della specie, che corre verso i binari di una androginia primordiale e di una innocenza dell’infanzia, quasi a voler assecondare “l’umana nostalgia dell’interezza”. E ancora, quasi a definire che l’appartenenza, l’interiorità, l’ubiqua identità rimodellata del corpo, è comunque più euristica della precisione spaziale esterna, così piena di divisioni, confini e razzismo, in cui sembra annegare la nostra società.</p>
<p><em>Articolo apparso sulla rivista </em><a href="http://www.levocidellaluna.it/">LE VOCI DELLA LUNA</a><em>, N. 39, novembre 2007</em></p>
<p><a href="http://www.karinandersen.com">Qui</a> <em>il sito di Karin Andersen: </em></p>
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