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	<title>Chiara Di Domenico &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ci vuole molta lotta nella classe: una lettera aperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 07:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Chiara Di Domenico Cara Giulia, quando penso a te e a me mi viene in mente uno strano collage che forma due donne. Tu col tuo lavoro, e io col mio. Mi viene in mente, a pensare questo, che abbiamo una grande responsabilità verso chi oggi un lavoro non ce l’ha, o rischia di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-300x212.jpg" alt="enveloppe_carte_noel_dege copy" width="300" height="212" class="alignleft size-medium wp-image-44887" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-300x212.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-96x68.jpg 96w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-38x26.jpg 38w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-303x215.jpg 303w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-128x90.jpg 128w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy-100x70.jpg 100w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/enveloppe_carte_noel_dege-copy.jpg 614w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
di<br />
<strong>Chiara Di Domenico</strong> </p>
<p>Cara Giulia,<br />
quando penso a te e a me mi viene in mente uno strano collage che forma due donne.  Tu col tuo lavoro, e io col mio. Mi viene in mente, a pensare questo, che abbiamo una grande responsabilità verso chi oggi un lavoro non ce l’ha, o rischia di perderlo (a dire il vero anche io ho un contratto a progetto, come sai, ma sono serena e fiduciosa nel futuro). Abbiamo più o meno la stessa età. Siamo nate nello stesso periodo, ma siamo cresciute in maniera diversa.  Qualcosa però nonostante tutto ci ha accomunate. Gli anni Settanta in cui siamo nate, l’amore per i libri, i nostri padri. Tuo padre è stato minacciato dalle Brigate Rosse, mio padre nel 1978 rischiava la pelle mentre faceva il suo lavoro, chiamato a presidiare come poliziotto le strade di Roma, nei giorni del rapimento Moro. Chiamava ogni sera, per fare sapere che era vivo. </p>
<p>In questi giorni dove per fortuna l’unico piombo è quello della carta, quegli anni in cui siamo nate sono stati evocati più volte. Io, a parere di alcuni, sono stata una terrorista a fare il tuo nome: non ho lanciato una bomba, ho lanciato una frase. Che in un paese attinto da venti anni di televisione spazzatura e di risse in tv si è trasformata in una slavina. Non mi sento vittima per le offese dozzinali e volgari, per le sentenze alla sottoscritta costruite sui sentito dire: è stato detto che sono un’idiota, una cretina, una prezzolata dal PD, una forcaiola. Qualcuno ha anche scritto che, a guardarmi bene, Lombroso non aveva tutti i torti. In quel famigerato intervento a “Le parole dell’Italia giusta”, mai concordato con nessuno, ci tengo a ribadirlo per l’ennesima volta, ho citato una tua intervista di qualche anno fa, in cui tu dicevi di essere stata assunta a 23 anni. All’epoca non eri neanche laureata, e come tanti altri che non l’hanno detto ma l’hanno pensato, sono rimasta sconcertata.</p>
<p> Non voglio più entrare in merito a questo caso velenoso e stupido, buono a togliere l’attenzione dal quasi milione di precari presenti in Italia e a dare la scusa per parlare sui giornali dell’ultimo scandalo piuttosto che dei problemi che stanno affossando questo paese. Per questo motivo non ti chiedo scusa (così come non chiederò le scuse di chi mi ha strumentalizzata e ricoperta di insulti in questi giorni), ma ti dico grazie. Grazie per avermi aiutata a riportare in primo piano questo problema drammatico. </p>
<p>Proprio oggi è uscito un comunicato sulla trattativa in corso per 51 precari in Mondadori. Bene. Augurandomi che queste assunzioni prevedano un’ effettiva acquisizione dei diritti impliciti in un contratto a tempo indeterminato, mi viene in mente che nell’azienda dove lavori, in tutto il gruppo editoriale Mondadori intendo, la <a href="http://www.rerepre.org/">Rete Redattori Precari</a> di cui faccio parte ha rilevato un numero di precari ben maggiore. Uomini e donne che da anni lavorano in azienda ricoprendo diverse mansioni, donne e uomini meritevoli se un’azienda così importante si è avvalsa del loro lavoro per lungo tempo. Molti di loro avevano un contratto a progetto. Con la legge Fornero, come sai, questi contratti sono arrivati a un punto di svolta: o l’assunzione, o la consulenza tramite partita iva, o il licenziamento senza nessun paracadute sociale, che sai meglio di me che se un contratto a progetto non viene rinnovato non è previsto nessun TFR e nessun sussidio di disoccupazione.</p>
<p>Ieri i tweet di Monti cinguettavano ottimi propositi per i giovani, il lavoro e la meritocrazia. Ottimo, cara Giulia. Qualcosa mi dice che in tutto questo ci sia il nostro zampino. Tuo, tirata tuo malgrado in questo “catfighting” come l’ha definito qualcuno (e devo dire che in questi giorni di politici e cani non mi dispiace questa definizione) e mio, che comunque sto ancora sentendo dei bei sassi planare sul mio scudo.</p>
<p>Mi dispiace sinceramente per gli inconvenienti che ci sono arrivati addosso da questo strano caso, ma vedo che tu stai bene, che la tua reputazione ne è uscita rinforzata, e anche io ho ricevuto un tale calore e incoraggiamento da tanti, per quell’intero discorso, che ogni mattina invece di svegliarmi preoccupata sorrido, e sono quasi felice a vedere che questo paese non è morto e ottuso come ce lo dipingono.<br />
Pensavo che tanta disattenzione alla vita quotidiana della gente avesse ucciso definitivamente la partecipazione, e invece riscopro con gioia che la gente interviene, dice la sua, addirittura in molti mi hanno detto che torneranno a votare, nonostante tutto.</p>
<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-237x300.jpg" alt="tar8_kertesz_003f" width="237" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-44889" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-237x300.jpg 237w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-808x1024.jpg 808w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-75x96.jpg 75w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-30x38.jpg 30w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-169x215.jpg 169w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f-101x128.jpg 101w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/tar8_kertesz_003f.jpg 1106w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></p>
<p>Cara Giulia, dobbiamo fare un altro passo, un passo importante. So che per entrambe non è facile conciliare tanto lavoro con l’impegno, ma chi fa cultura in un modo o nell’altro prima o poi è chiamato, per forza, a fare qualcosa per quel paese che ci ha dato istruzione e possibilità.Facciamo in modo che queste possibilità siano per tutti. Che tutti abbiano la loro chance. Che sia davvero, e senza nessuna ombra, un paese democratico basato sul lavoro.</p>
<p>Dobbiamo ridare fiducia a questo milione di persone, che si stanno avvicinando pericolosamente alla soglia dei quarant’anni, quella soglia che un mercato del lavoro spietato ha segnato come il punto di non ritorno per guadagnare uno stipendio ed essere quindi dei liberi cittadini, capaci da soli di pagarsi un affitto e mantenere una famiglia.  E non possiamo deludere quegli altri che ogni giorno, appena usciti dalle università, ci chiedono come si fa a entrare in questo mondo incantato dell’editoria. Verso di loro abbiamo una responsabilità ancora più forte. Non dobbiamo illuderli, e allo stesso tempo non dobbiamo deluderli.</p>
<p>Sappiamo entrambe che la flessibilità, nell’anno di crisi 2013, è indispensabile. Lavoriamo ogni giorno a fianco di situazioni difficili. Conosciamo entrambe persone che in questi mesi hanno perso lo stipendio. Dobbiamo lavorare anche per loro. Esercitare la nostra posizione per riportare ogni giorno sui giornali e nel quotidiano queste storie. Senza vittimismi (ecco, se c’è una parola che mi ha colpita di quelle che hai usato parlando di me e che non mi appartiene è proprio questa), mediando con chi può migliorare le condizioni dei nostri colleghi, rendendo il linguaggio difficile del mondo del lavoro alla portata di tutti. Spronando i numerosi intellettuali che conosciamo a tenere alto un dibattito civile e costruttivo sul valore della cultura pubblica e dell’uguaglianza sociale, a ricordarla e praticarla ogni giorno.</p>
<p>Così ho pensato che sarebbe bello davvero, se ci fossi anche tu sabato prossimo ad un incontro pensato proprio per i lavoratori precari. Si chiama “<a href="http://www.tutelareilavori.it/website/alta-partecipazione">Alta Partecipazione</a>”, l’ha organizzato un gruppo di associazioni che da più di un anno si batte per una flessibilità giusta, per dare stabilità a tutti ma senza perdere i nostri diritti. Perché il lavoro è cambiato, e bisogna dare a tutti quanti i mezzi per conoscerlo e interpretarlo meglio. Perché non esistano più partite iva con un solo committente uccise dalle tasse, perché non si chieda più alle persone di lavorare dodici ore al giorno senza neanche lo straordinario, perché la maternità sia una gioia e non un problema.</p>
<p>Dobbiamo spazzare via questa rabbia, questo sconforto.<br />
Alta partecipazione è una bella occasione. Potremo finalmente conoscerci, riappacificare gli animi, partecipare attivamente a un dibattito portato avanti da un anno in maniera produttiva. Al momento l’unica forza politica che ha aderito è appunto il PD, ma sarebbe bello e auspicabile, visto che il lavoro è un diritto di tutti, a destra e a sinistra, che anche le altre forze politiche partecipassero.</p>
<p>Bene, è tutto. Non ti rubo altro tempo in questo lunedì pomeriggio.<br />
Spero di vederti a Roma. Lo so che stai a Milano e che il tempo libero è poco, ma sarebbe davvero un segno di qualcosa di nuovo, di diverso rispetto agli spettri degli anni in cui siamo nate e che a qualcuno è tanto piaciuto rievocare, a sproposito.<br />
Conto su di te. E perdonami se questa è una lettera aperta, ma non c’è niente da nascondere tra noi. Non più.</p>
<p>Ti aspetto sabato prossimo, al Centro Congressi Frentani, a Roma.</p>
<p>Un saluto, e intanto buon lavoro, a te e a tutti.    </p>
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		<title>Ci vuole molta classe nella lotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 12:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Di Domenico]]></category>
		<category><![CDATA[il Manifesto]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-200x300.jpg" alt="ursula" width="200" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-44870" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-200x300.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-684x1024.jpg 684w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-64x96.jpg 64w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-25x38.jpg 25w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-143x215.jpg 143w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula-85x128.jpg 85w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/ursula.jpg 1069w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>di<br />
<strong>Chiara Di Domenico</strong></p>
<p> Mi presento. Mi chiamo Chiara Di Domenico, sono la prima laureata della mia famiglia: una laurea in Lettere, vecchio ordinamento, che pensavo di utilizzare per insegnare, ma poi qualcuno ha deciso che ci voleva una specializzazione, e mi sembrava stupido ripetere gli stessi esami solo perché era stato deciso così.Sono diventata libraia alla libreria Martelli di Firenze (catena Edison, la stessa che ha appena messo in cassa integrazione tutti i suoi dipendenti), dove un incauto business plan ci ha sballottato fuori dalla libreria in 11 e sparpagliati nelle altre librerie, fino a lasciarci per strada.</p>
<p> Così ho continuato a lavorare, testardamente, nell&#8217;editoria. Ho fatto un master universitario, e senza passare per lo stage ho iniziato a lavorare con le edizioni Fernandel. Chi mi conosce sa la storia dei miei ultimi anni. Non vale la pena ricordarla nel dettaglio qui, perché non è che una delle tante. Proprio per quella storia, che è una storia vincente, visto che oggi posso permettermi di investire 600 dei miei 1.200 euro di stipendio in un monolocale a Roma, il Pd mi ha scelto giovedì per parlare di lavoro. Esordendo l&#8217;ho detto: «Sono la precaria ignota», rappresento una categoria che stringe i denti e sacrifica tempo e fatica nella speranza di un po&#8217; di normale stabilità. Non sono tesserata Pd, non sono mai stata tesserata. Insieme ad altri precari da due anni organizziamo un festival, «Mal di Libri», che dà voce ai tanti (bravi) scrittori e lavoratori ignoti che hanno difficoltà a trovare spazi. </p>
<p> Oggi lavoro per una casa editrice che rispetta il mio contratto a progetto.Ieri ho parlato per 8 minuti del nostro lavoro. Di chi si è stancato di firmare un contratto a progetto senza obbligo di ore e si ritrova paradossalmente a fare straordinari che non gli verranno mai pagati. Di chi è costretto ad aprirsi la partita iva pur avendo un solo datore di lavoro. Di chi viene mandato a casa, sostituito da un apprendista, perché così è lo stato a pagare le tasse, e non il suo datore di lavoro. Per anni accetti. Ti metti in gioco. Poi ti accorgi che passano gli anni e niente cambia. </p>
<p> Per anni mandi lettere, come un San Girolamo dal deserto, ai giornalisti, ai direttori di testate, agli uomini e donne di spettacolo e di cultura. Alcune sono diventate note sul mio profilo facebook. Una volta ho invitato il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano a venire nel mio quartiere a conoscere i precari di cui parlava spesso. Ha voluto il mio numero, mi ha detto «La contatteranno». Silenzio.Ho scritto una lettera a Federico Fubini, giornalista del Corriere della Sera, che portando ad esempio Angelo Sraffa dice che siamo incapaci di farci sentire. L&#8217;ho invitato a una cena collettiva, lui mi ha proposto un incontro nella sua città. Allora ho deciso di farci sentire.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-192x300.jpg" alt="invasioni" width="192" height="300" class="alignright size-medium wp-image-44871" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-61x96.jpg 61w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-24x38.jpg 24w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-137x215.jpg 137w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni-82x128.jpg 82w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/02/invasioni.jpg 300w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a> C&#8217;è un elefante, nel salotto letterario dove lavori ogni giorno. È davanti agli occhi di tutti, ma tutti fanno finta di niente. E quell&#8217;elefante è un ricco collage di ruoli e nomi noti. È forte a destra come a sinistra, e quella parte sinistra fa ancora più male. Io ieri ne ho fatto uno di questi nomi, non per attaccare, ma perché in questo paese, in un sistema di informazione ormai improntato solo sullo scandalismo, devi fare scandalo per fare sentire la voce tua e della classe che rappresenti. Ho fatto un nome che conosco, quello di Giulia Ichino, perché mi ha colpito leggere che è stata assunta da Mondadori negli stessi anni in cui in Italia si attuava la Legge Biagi. Mi ha colpito che fosse stata assunta a 23 anni quando molti di noi a quell&#8217;età hanno giusto la possibilità di uno stage non retribuito. In questo paese è ancora legittimo stupirsi e avere libertà di parola. Ho detto che c&#8217;era un elefante nel salotto letterario. E l&#8217;elefante finalmente si è accorto del topolino. Si è alzato, ha gridato «allo squadrismo». </p>
<p> Ha detto che ero strumentalizzata dal Pd, come se non sapessi leggere e pensare da sola. Non importa. Non sono una squadrista. La libertà di parola vale per me e per tutti. Ma è importante riportare l&#8217;attenzione sui precari, chè è il motivo di tutto questo rumore. Giovedì l&#8217;ho detto a Bersani e a tutto il gotha del Pd presente: chi ha potere ha responsabilità. Ha responsabilità Bersani, nel proporsi come prossimo Presidente del Consiglio, nel riformulare una legge sul lavoro che permetta un futuro, una casa, un&#8217;istruzione e una pensione agli italiani di oggi e di domani. Ma ha una responsabilità anche chi ricopre ruoli stabili nelle aziende, nel tutelare chi è più debole. In Mondadori non sono tutti assunti.</p>
<p> Molti lavorano a contratto a progetto, peggio a partita Iva. Chi è testimone di questa disuguaglianza deve intervenire. Ora che tutti guardano l&#8217;elefante bisogna intervenire, e occuparsi di chi è costretto a non partorire, a vedersi decurtare lo stipendio pur di avere un lavoro, a chi si ritrova a pagare migliaia di euro di tasse perché il suo datore di lavoro lo vuole ma non vuole prendersi i rischi di un&#8217;assunzione. Chi prende i tram, chi ascolta i discorsi per strada, lo sa quanto questo è diventato frequente. Troppo frequente. Io sono solo un topo, che ha osato guardare negli occhi un elefante. Mi hanno accusato di un «attacco ingiusto». Non ho mai alzato la voce. Non ha mai minacciato. Mi sono solo chiesta come si possa andare avanti a fare finta di niente. A guardare indifferenti chi non ce la fa più.</p>
<p> A vedere le differenze e dire che siamo uguali. Io sono uguale a V. a cui è stato proposto di licenziarsi dal suo tempo indeterminato per farsi riassumere quando avrà finito il periodo di maternità. Sono uguale a chi non dorme più. E tutta l&#8217;istruzione, tutta la cultura illuminista, e i diritti acquisiti negli ultimi cinquant&#8217;anni, mi dicono che anche il figlio di un tramviere ha diritto di fare, bene, e sereno, il lavoro per cui ha studiato. E se molte persone hanno la fortuna di crescere con una bella biblioteca in casa, anche altri hanno diritto di usufruire delle biblioteche e delle scuole pubbliche. Quelle che stanno cercando di toglierci, quelle per cui fino ad ora si è fatto troppo poco. È lotta di classe questa?</p>
<p> A me interessa solo che i diritti valgano per tutti. E che si regolamenti, finalmente, il mercato del lavoro, sui diritti, e non, come qualcuno ha detto, sulla fortuna. Facciamo delle nuove quote. Dopo le quote rosa, facciamo le «quote qualunque»: per ogni cognome eccellente assunto, due ignoti meritevoli assunti. Non è una provocazione, non è aggressione, forse sì, è lotta di classe.</p>
<p>Pubblicato sul <a href="http://www.ilmanifesto.it/">Manifesto</a> di oggi</p>
<p>Sulla querelle si veda il bell&#8217;articolo di <a href="http://www.gennarocarotenuto.it/22418-il-linciaggio-di-chiara-e-gli-squadristi-per-giulia-ichino/">Gennaro Carotenuto</a></p>
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		<title>A Mal di libri</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2012/10/20/a-mal-di-libri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 01:20:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Di Domenico]]></category>
		<category><![CDATA[Mal di libri]]></category>
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					<description><![CDATA[MAL DI LIBRI on the road: La prima festa in strada dedicata alla lucida follia di inventare, scrivere, leggere e pubblicare storie. Sabato 20 e domenica 21 ottobre 2012 Roma, Isola pedonale del Pigneto e dintorni. Dall’aperitivo a mezzanotte. Mal di Libri: non un festival, ma una vera e propria festa nata dall’idea dell’Associazione Fortebraccio, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/locandina-ultima-166x300.jpg" alt="" title="locandina" width="166" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-43889" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/locandina-ultima-166x300.jpg 166w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/10/locandina-ultima-566x1024.jpg 566w" sizes="(max-width: 166px) 100vw, 166px" /></p>
<p><a href="http://maldilibri.wordpress.com/stampa/">MAL DI LIBRI</a> on the road: La prima festa in strada dedicata alla lucida follia di<br />
inventare, scrivere, leggere e pubblicare storie.</p>
<p><strong>Sabato 20 e domenica 21 ottobre 2012</strong><br />
Roma, Isola pedonale del Pigneto e dintorni. Dall’aperitivo a mezzanotte. Mal di Libri: non un festival, ma una vera e propria festa nata dall’idea dell’Associazione Fortebraccio, formata da giovani lavoratori dell’editoria romana e non, una festa in strada completamente dedicata alla mania di inventare, raccontare, scrivere e leggere storie. Mal di Libri nasce dall’idea che la crisi non è che un punto di partenza per re-inventare l’aggregazione, proprio riunendo la gente intorno alle storie, da sempre collante e incentivo alla conoscenza e allo scambio, facendo perno sul lavoro prezioso di editori indipendenti e di riviste, blog e associazioni. In accordo con il progetto “Riprendiamoci la notte” dell’Assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Mal di Libri quest’anno invade l’isola pedonale del Pigneto, quartiere romano dell’effervescenza artistica, delle idee, ma anche dell’immigrazione e del fermento sociale. </p>
<p>Mal di Libri ha deciso di creare un vero e proprio percorso per locali (mappato su flyer e in rete), così da fare di un aperitivo o di un sabato sera un’occasione sì per evadere, ma portandosi a casa qualcosa di diverso oltre agli eventuali postumi di una bevuta: un libro, una storia, una nuova amicizia, un ricordo, attraverso laboratori, reading, piccoli concerti, incontri con autori e psicologi.<br />
Insieme ai locali e agli editori uniti per due giorni in un’inedita partnership, sarà protagonista della festa dedicata alle storie la Biblioteca Goffredo Mameli situata nel cuore dell’Isola Pedonale, che aprirà questa seconda edizione di Mal di Libri sabato 20 ottobre alle 17 con Ascanio Celestini che, proprio nella biblioteca intitolata a chi ha dato voce e musica al Risorgimento, presenterà Pro Patria (Einaudi), il nuovo romanzo che racconta l’Italia di oggi attraverso le lettere dei protagonisti della Repubblica Romana rilette e riportate alla vita da un detenuto. Per proseguire con le storie dal Senegal del griot e suonatore di kora Madya Diop accompagnato da Silvia Balossi. E conoscere da vicino autori come Christian Raimo (che si esibirà in una jam session a voce e musica), Giorgio Vasta, Luca Telese, Vincenzo Sparagna, Carlo Sperduti, Stefano Sgambati, e molti altri. Sarà tra l’altro l’occasione per celebrare insieme i settant’anni di due musicisti americani che hanno scelto Roma come casa, con il concerto di Mike Cooper e Jack Wright, e proseguire in bellezza con il Balkan Beat di Mondo Cane, nella festa di sabato sera dedicata a tutti gli amanti dei libri.</p>
<p>Ma Mal di Libri non è solo ascolto, ma anche “istigazione a creare”: sabato 20 ottobre due occasioni uniche per proporre i propri scritti nel cassetto a editor professionisti, in maniera totalmente gratuita: “La posta dell’editor”, per sottoporre racconti brevi o incipit di romanzi ai due scrittori Francesco Pacifico e Michele Vaccari, con la consulenza (sempre gratuita) dell’Agenzia Vicolo Cannery e de L’Erudita, neonata casa editrice gestita da tre under trenta, e il Premio Carlo Sperduti, il primo premio dedicato a uno scrittore vivente e ignoto, il cui tema è l’ossessione per qualcosa o qualcuno. In entrambi i casi, i migliori racconti saranno letti in pubblico alla presenza di editori e addetti ai lavori e vinceranno un premio in libri.</p>
<p>Hanno già aderito all’iniziativa: Donzelli, Indiana, La Nuova Frontiera, Totem Libri, Del Vecchio editore, Bel Ami, Aliberti, Voland, Tunuè, L’orma editore, Giulio Perrone editore, Red Star, NDA Press, Agenzia Vicolo Cannery, Agenzia Totem Libri, Il Nuovo Male e molti altri.<br />
Mal di Libri nasce da un’idea del Circolo Fortebraccio, un’associazione che nel 2010 decide di dare vita a forme insolite e il più possibile originali per promuovere la lettura come un vero e proprio mezzo di aggregazione. Nel 2011 nasce così l’idea di una festa di idee e di contenuti più che di nomi, che coinvolga una rete di addetti ai lavori accomunati dall’inesauribile passione per il narrare, convinti che un libro possa accompagnare egregiamente e in maniera divertente un buon bicchiere di vino o un mojito. Alla sua seconda edizione, Mal di Libri si propone di nuovo come un diversivo alla rassegnazione da crisi che ci porta a perdere la fantasia e a bruciare il nostro tempo in evasioni spesso pericolosamente senza idee. Mentre la fantasia, da sempre, è la linfa delle idee. E con le idee non c’è crisi che tenga.<br />
Qui i programmi di <a href="http://maldilibri.wordpress.com/il-programma-di-sabato/">sabato</a> e <a href="http://maldilibri.wordpress.com/il-programma-di-domenica/">domenica</a> Per ulteriori informazioni: maldilibri@gmail.com</p>
<p>Mal di Libri:<br />
Da un’idea del Circolo Fortebraccio e di Chiara Di Domenico. Con il sostegno di Assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Regione Lazio e Dipartimento della Gioventù presso il Consiglio dei Ministri.<br />
Con il patrocinio gratuito di Biblioteche di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e al Centro Storico di Roma Capitale, Municipio VI e Università di Roma Tor Vergata &#8211; Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell&#8217;Informazione, della Comunicazione e dell&#8217;Editoria.<br />
Con la Media Partnership del quotidiano Pubblico e UndeRadio, la web radio di Save the Children interamente gestita dai ragazzi delle scuole medie di Roma.<br />
In collaborazione con Les Flaneurs, Colla (una rivista in crisi), Sette per Uno, Tropico del Libro, Legambiente e Book Cycle</p>
<p><strong>Ufficio stampa Mal di Libri: Chiara Di Domenico, maldilibri@gmail.com e 3389350282.</strong></p>
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