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	<title>cinema lumière &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>IL CINEMA DI GUY DEBORD: L’INTEGRALE DEI FILM E UN CONVEGNO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 11:15:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[Da martedì 17 marzo al Cinema Lumière una retrospettiva e un convegno dedicati all&#8217;autore di La società dello spettacolo &#8220;Il mondo è già stato filmato, si tratta ora di trasformarlo&#8221;. È una sua celebre citazione a dare il titolo alla personale &#8211; suddivisa in proiezioni al Cinema Lumière della Cineteca di Bologna e in un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/guy_debord1.jpg"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-15722" title="guy_debord1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/03/guy_debord1.jpg" alt="guy_debord1" width="508" height="286" /></a></p>
<p align="center"><strong>Da martedì 17 marzo al Cinema Lumière una retrospettiva e un convegno dedicati all&#8217;autore di <em>La società dello spettacolo</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>&#8220;Il mondo è già stato filmato, si tratta ora di trasformarlo&#8221;. È una sua celebre citazione a dare il titolo alla personale &#8211; suddivisa in <strong>proiezioni al Cinema Lumière della Cineteca di Bologna </strong>e in un <strong>convegno all&#8217;Auditorium del  Dipartimento di Musica e Spettacolo dell&#8217;Università di Bologna </strong>&#8211; dedicata all&#8217;opera cinematografica di <strong>Guy Debord</strong>: al Cinema Lumière vedremo i sette film dell&#8217;intellettuale parigino (scrittore, filosofo, regista), fondatore nel 1957 dell&#8217;Internazionale Situazionista, autore nel 1967 del fondamentale <em>La società dello spettacolo</em>, interprete lucido e cupo (per parole e immagini) delle forme della società occidentale del secondo dopoguerra.<span id="more-15719"></span></p>
<p>E sarà proprio <strong><em>La società dello spettacolo</em></strong>, versione cinematografica di uno dei testi chiave del &#8217;68, a inaugurare il ciclo di proiezioni <strong>martedì 17 marzo alle ore 19.45</strong>. Al termine, incontro con <strong>Enrico Ghezzi</strong>.</p>
<p><strong>Mercoledì 18 marzo </strong>alle <strong>ore 14.30 </strong>l&#8217;Auditorium del Dipartimento di Musica e Spettacolo ospiterà il <strong>convegno <em>Consumato dal fuoco: il cinema di Guy Debord</em></strong>, a cura di Monica Dall&#8217;Asta. Tra i relatori: Enrico Ghezzi, Paolo Spaziani, Michele Canosa, Rinaldo Censi, Roberto Cerenza, Giulio Bursi, Marco Grosoli, Roberto Chiesi.</p>
<p>Sempre mercoledì 18 marzo, ma alle ore 20, riprenderanno poi le proiezioni al Cinema Lumière, con <em>Urla in favore di Sade</em>, mentre giovedì 19 marzo vedremo <em>In girum imus nocte et consumimmur igni</em> (ore 20), seguito venerdì 20 marzo, a conclusione della retrospettiva, da <em>Guy Debord, la sua arte e il suo tempo</em> (ore 20), realizzato da Brigitte Cornard.</p>
<p>Ad arricchire il programma della retrospettiva, molti cortometraggi sempre realizzati da Debord (e che vedremo, come i lungometraggi, nelle rare copie in pellicola).</p>
<p>La retrospettiva <em>Il mondo è già stato filmato, si tratta ora di trasformarlo: i film di Guy Debord</em> è promossa in collaborazione con Love Streams &#8211; Agnès B. Productions, Bonawentura, Teatro Miela Trieste, Batik Film Festival Perugia, Alliance Française / Dèlègation Culturelle di Bologna.<em></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em><strong>In allegato una presentazione a cura di Marco Grosoli.</strong></em></p>
<p><em>Il mondo è già stato filmato, si tratta ora di trasformarlo: i film di Guy Debord</em></p>
<p>Martedì 17 marzo, ore 19.45, Cinema Lumière</p>
<p><strong>LA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO</strong><em> </em>(Francia/1973) di Guy Debord</p>
<p>La versione cinematografica di uno dei testi-chiave del &#8217;68, che viene (in parte) pronunciato su un montaggio di immagini altrui, è un esempio folgorante di <em>détournement</em>. Rovesciare lo &#8216;spettacolo&#8217; capitalista che nega la vita significa rovesciarne le immagini, reimpiegarle e decontestualizzarle fino a riconoscere in esse la forma dell&#8217;alienazione allo stato puro.</p>
<p><strong>CONTESTAZIONE DI TUTTI I GIUDIZI, SIA ELOGIATIVI CHE OSTILI, SUL FILM &#8220;LA SOCIETÀ DELLO SPETTACOLO&#8221;</strong> (Francia/1975) di Guy Debord</p>
<p><em>Versione originali con sottotitoli italiani</em></p>
<p>Al termine intervento di <strong>Enrico Ghezzi</strong></p>
<p>Mercoledì 18 marzo, ore 14.30, Auditorium del Dipartimento di Musica e Spettacolo</p>
<p><strong><em>Consumato dal fuoco: il cinema di Guy Debord</em></strong></p>
<p>Convegno a cura di <strong>Monica Dall&#8217;Asta</strong>. Partecipano: <strong>Enrico Ghezzi</strong>,<strong> Paolo Spaziani</strong>,<strong> Michele Canosa</strong>,<strong> Rinaldo Censi</strong>,<strong> Roberto Cerenza</strong>,<strong> Giulio Bursi</strong>,<strong> Marco Grosoli</strong>,<strong> Roberto Chiesi</strong></p>
<p>Mercoledì 18 marzo, ore 20, Cinema Lumière</p>
<p><strong>URLA IN FAVORE DI SADE </strong>(Francia/1952) di Guy Debord</p>
<p><strong>SUL PASSAGGIO DI ALCUNE PERSONE ATTRAVERSO UNA PIUTTOSTO BREVE UNITÀ DI TEMPO</strong> (Francia/1959) di Guy Debord</p>
<p><strong>CRITICA DELLA SEPARAZIONE</strong> (Francia/1961) di Guy Debord</p>
<p>Schermo bianco. Schermo nero. Bianco. Nero. Per più di un&#8217;ora. Ogni tanto, qualche voce. Il cinema secondo il ventunenne Debord: positivo e negativo, la dialettica che si condensa fino a diventare immagine. Come nei primi corti, grandi e malinconici esercizi sul negativo, sulla separazione (innanzitutto parola-immagine) incombente su ogni situazione vitale.</p>
<p><em>Versioni originali con sottotitoli italiani</em></p>
<p>Introduce <strong>Paolo Spaziani</strong></p>
<p>Giovedì 19 marzo, ore 20, Cinema Lumière</p>
<p><strong>IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI </strong>(Francia/1978) di Guy Debord</p>
<p>Non solo pamphlet politico (e sul cinema), non solo autobiografia, ma l&#8217;uno e l&#8217;altra prese nel vicolo cieco che vede l&#8217;origine coincidere con la fine e viceversa. Forse, proprio per questa dinamica palindroma (come il titolo) il devastante pessimismo di Debord sembra potersi rovesciare in apertura. Solo le immagini già usurate sono anche vergini.</p>
<p><em>Versione originale con sottotitoli italiani</em></p>
<p>Introduce <strong>Roberto Chiesi</strong></p>
<p>Venerdì 20 marzo, ore 20, Cinema Lumière</p>
<p><strong>GUY DEBORD, LA SUA ARTE E IL SUO TEMPO </strong>(Francia/1994) scritto da Guy Debord e realizzato da Colette Pionard</p>
<p>Programma realizzato per Canal+ da Brigitte Comand e firmato Debord, vede giustapporsi senza più commento vocale vari materiali (tra cui un talk show sullo stesso Debord, un&#8217;arringa autodifensiva di Tapie&#8230;). La pratica delle immagini-readymade portata al suo estremo, fino a confinare, pericolosamente e coraggiosamente, con la televisione tout court.</p>
<p><em>Versione originale sottotitoli italiani</em></p>
<p>Introduce <strong>Marco Grosoli</strong></p>
<p align="center"><strong>Ufficio Stampa</strong>:</p>
<p align="center"><em>Andrea Ravagnan</em></p>
<p align="center">tel: (+39) 0512194833</p>
<p align="center"><a href="mailto:cinetecaufficiostampa2@comune.bologna.it">cinetecaufficiostampa2@comune.bologna.it</a></p>
<p align="center"><a href="http://www.cinetecadibologna.it/">www.cinetecadibologna.it</a></p>
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		<title>Peter Tscherkassky: Breve trattato sulle immagini mobili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 May 2008 04:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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		<category><![CDATA[luisa ceretto]]></category>
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					<description><![CDATA[a cura di Rinaldo Censi con la collaborazione di Luisa Ceretto (Cineteca di Bologna) 5-6 maggio 2008 Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65b, Bologna La carriera dell’austriaco Peter Tscherkassky, cineasta, che molti si apprestano a definire sperimentale giusto per distinguerlo dalle produzioni correnti, per schematizzare e rinchiudere in un recinto le sue preziose intuizioni, somiglia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/tscherkassky_1.jpg" title="tscherkassky_1.jpg"><img src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/05/tscherkassky_1.thumbnail.jpg" alt="tscherkassky_1.jpg" align="left" /></a>a cura di <strong>Rinaldo Censi</strong><br />
con la collaborazione di <strong>Luisa Ceretto</strong> (Cineteca di Bologna)</p>
<p><strong>5-6 maggio 2008<br />
Cinema Lumière, via Azzo Gardino 65b, Bologna</strong></p>
<p>La carriera dell’austriaco <a href="http://www.tscherkassky.at/">Peter Tscherkassky</a>, cineasta, che molti si apprestano a definire sperimentale giusto per distinguerlo dalle produzioni correnti, per schematizzare e rinchiudere in un recinto le sue preziose intuizioni, somiglia a qualcosa di mobile, in perenne evoluzione. Lo splendore del suo sguardo acuto e critico portato sulla materia cinematografica si unisce ad una virtuosa quanto felice padronanza della tecnica cinematografica. Il film – ogni film – è ciò che passa tra gli ingranaggi di un proiettore. Conoscere il funzionamento di  questi ingranaggi, di queste bielle, di queste valvole è il primo compito di un film-maker. <span id="more-5842"></span>E i suoi film? Come segnala pure Alexander Horwath, cinefilo nonché direttore del Filmmuseum di Vienna, potremmo suddividere la sua filmografia in almeno tre periodi: il primo ci mostra il cineasta studiare e sperimentare i meccanismi della macchina da presa, con un piglio documentaristico che non disdegna una dimensione autobiografica. Il secondo lo coglie immerso in un’analisi serrata del regime dello sguardo, colto nella sua dimensione psicanalitica. Si tratta di un’accurata anamnesi del dispositivo cinematografico, cui una messa in crisi della retorica hollywoodiana non è estranea. La terza fase è quella che vede Tscherkassky alle prese con materiale ritrovato e rielaborato: metri di pellicola già filmata, <em>found footage</em>. Questa fase definisce la sua gloriosa “Trilogia in Cinemascope”. Qui a Bologna Tscherkassky ha scelto di presentare due programmi che riassumono perfettamente la sua filmografia. Magnifici excursus voyeuristici che virano in furiosa astrattezza (<em>Urlaubsfilm</em> – 1983); <em>Liebesfilm</em> (1982) ironica divagazione su un bacio (cliché hollywoodiano) perennemente differito e complicato dalla velocità variabile di scorrimento della pellicola. Oppure <em>Shot-Countershot</em> (1987), brevissima riflessione che entra nel cuore del campo-controcampo, figura portata al suo massimo splendore da Hollywood. Fino ad arrivare a <em>Outer Space</em> (1999), basato su  footage di un horror degli anni ’80 (<em>The Entity</em>, di Sidney J. Furie). Qui, il lavoro di rifilmaggio di Tscherkassky, il suo lavoro sui dettagli del fotogramma in Cinemascope, l’esposizione delle perforazioni, le sovrimpressioni, l’effetto flicker, trasformano la sequenza recitata da una giovanissima Barbara Hershey in un delirio lucido dove ogni cosa esplode in un delirio pellicolare. <em>Outer Space</em> è forse il film più premiato ai festival. Un capolavoro. Ci piace ricordare <em>Happy End</em> (1996), magnifica dissezione di rituali festivi: quelli di una coppia a tavola, senza dimenticare il suo ultimo film, realizzato ancora in Cinemascope (<em>Instructions for a Light and Sound Machine</em> – 2005). Qui lo spaghetti western è esposto nella sua dimensione più epica, trasformandosi in una tragedia greca: un mosaico di dettagli isolati, oppure compressi nello spazio vertiginoso della sovrimpressione. Lo sguardo, i corpi e il loro scorrimento, la luce, la materia: i film di Peter Tscherkassky sono una costante riflessione sulle possibilità del cinema. Un breve trattato sulle immagini mobili.</p>
<p align="right"><em>Rinaldo Censi</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>5 maggio, ore 20</strong></p>
<p><strong>Urlaubsfilm</strong><br />
1983, 16mm (S 8 blow up), 9’</p>
<p><strong>Liebesfilm</strong><br />
1982, 16mm (S 8 blow up), 8’</p>
<p><strong>Tabula rasa</strong><br />
1987/89, 16mm (S 8 blow up), 17’</p>
<p><strong>Parallel Space: Inter-View</strong><br />
1992, 16mm, 18’</p>
<p><strong>nachtstuck</strong><br />
2006, 1’</p>
<p><strong>Dream Work</strong><br />
2001, 35mm CinemaScope, 11’</p>
<p><strong><em>al termine incontro con Peter Tscherkassky</em></strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>6 maggio, ore 20</strong></p>
<p><strong>Freeze Frame</strong><br />
1983, 16mm (S 8 blow up), 10’</p>
<p><strong>Happy-End</strong><br />
1996, 35mm (S 8 blow up), 11’</p>
<p><strong>Shot-Countershot</strong><br />
1987, 16mm (S 8 blow up), 1’</p>
<p><strong>Manufraktur</strong><br />
1985, 35mm, 3’</p>
<p><strong>Get Ready</strong><br />
(Viennale ‘99-Trailer), 1999, 35mm CinemaScope, 1’</p>
<p><strong>L’Arrivée</strong><br />
1997/98, 35mm CinemaScope, 2’</p>
<p><strong>Outer Space</strong><br />
1999, 35mm CinemaScope, 10’</p>
<p><strong>Instructions for a Light and Sound Machine</strong><br />
2005, 35mm CinemaScope, 17’</p>
<p>*</p>
<p>Cinema Lumière<br />
via Azzo Gardino 65b, Bologna</p>
<p>biglietteria: prezzi del Cinema Lumière; riduzione speciale studenti DAMS: € 1,50</p>
<p>info: t. +39 051 2195311</p>
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