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	<title>conquista &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il linguaggio è la prosecuzione della Conquista con altri mezzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 06:00:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Malcolm Lowry I sedili erano disposti longitudinalmente sui due lati della corriera e Hugh guardò l’uomo dall’abito blu che, seduto di fronte a lui, aveva parlato fino a quel momento tra sé con voce rauca e ora, ubriaco, drogato, o tutt’e due le cose, sembrava sprofondato nel torpore. Non c’era bigliettaio sulla corriera: forse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Malcolm Lowry</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/09/20/il-linguaggio-e-la-prosecuzione-della-conquista-con-altri-mezzi/elmac-hernan-cortes-3/" rel="attachment wp-att-43580"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-43580" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/elmac-hernan-cortes2.jpg" alt="" width="1008" height="670" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/elmac-hernan-cortes2.jpg 1008w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/elmac-hernan-cortes2-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/09/elmac-hernan-cortes2-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 1008px) 100vw, 1008px" /></a></p>
<p>I sedili erano disposti longitudinalmente sui due lati della corriera e Hugh guardò l’uomo dall’abito blu che, seduto di fronte a lui, aveva parlato fino a quel momento tra sé con voce rauca e ora, ubriaco, drogato, o tutt’e due le cose, sembrava sprofondato nel torpore. Non c’era bigliettaio sulla corriera: forse sarebbe salito uno più avanti oppure il biglietto lo si pagava all’autista al momento dello scendere: nessuno venne a disturbarlo. Certo, le sue fattezze, il naso alto, prominente, il mento fermo erano di netta origine spagnola. Le mani – in una egli stringeva ancora il melone sbocconcellato – erano enormi, capaci, rapaci. Mani da conquistador, pensò a un tratto Hugh. Ma l’aspetto complessivo dell’uomo faceva pensare non al conquistador, fu l’idea forse troppo netta di Hugh, ma alla confusione che alla fine tende a sopraffare i conquistadores. Il suo abito blu era di taglio decisamente costoso, la giubba aperta, pareva, ben modellata al busto. Hugh aveva notato i pantaloni dagli ampi risvolti che cadevano ben a piombo su un paio di scarpe di lusso. Ma quelle scarpe – che erano state lucidate la mattina, sebbene fossero ora coperte di segatura d’osteria – erano piene di buchi. L’uomo non portava la cravatta. La sua bella camicia rosa, aperta sul collo, metteva in mostra un crocifisso d’oro; era stracciata e in più punti pendeva fuor dei calzoni. Inoltre, chissà perché, l’uomo aveva due cappelli, una lobbia di ferro a buon mercato calzata bene a modo sulla cupola del suo sombrero.<br />
“Come sarebbe a dire spagnolo?” domandò Hugh.<br />
&#8220;Sono arrivati qui dopo la guerra marocchina,” disse il Console. “Un pelado,” aggiunse con un sorriso.<br />
Il sorriso si riferiva a una discussione su questa parola con  Hugh, secondo cui il termine definiva il povero analfabeta che va in giro senza scarpe. Secondo il Console, questo era soltanto uno dei molti significati; pelados erano, sì, gli strapelati, i morti di fame, ma anche quelli che non avevano bisogno di essere ricchi per spogliare i veri poveri. Per esempio, quegli oscuri politicanti meticci disposti a far qualunque cosa, dal lustrascarpe a recitar la parte di chi non è un “piccione viaggiatore”, pur di restare in carica, un anno, un anno solo, ma in quell’anno, sperano di mettere da parte abbastanza per non dover più lavorare in vita loro. E alla fine Hugh s’era convinto trattarsi d’un termine quanto mai ambiguo. Lo spagnolo poteva intenderlo come riferentesi all’indio, l’indio che egli disprezzava, sfruttava, ubriacava. Ma l’indio poteva servirsene per alludere allo spagnolo. E tanto l’uno quanto l’altro potevano intendere con pelado chiunque facesse esibizione di se stesso. Era forse una di quelle parole che la Conquista aveva distillato sottilmente, potendo intendere, come intendeva, da una parte il ladro, dall’altro lo sfruttatore. Sono sempre intercambiabili i termini offensivi con i quali l’aggressore scredita coloro che sta per ridurre in schiavitù!</p>
<p>[da <em>Sotto il vulcano</em>, di Malcolm Lowry, Feltrinelli, pp. 257-258. Il graffito di Hernán Cortés è di <a title="el mac" href="http://mac-arte.blogspot.it/2009/07/spain-part-1-zaragoza.html" target="_blank">El Mac</a>]</p>
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