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	<title>corte europea strasburgo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>EUROPA, EUROPA&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 17:26:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[corte europea strasburgo]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
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					<description><![CDATA[di Uaar Il 3 novembre scorso la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha detto «no» ai crocifissi in classe, pronunciandosi sul ricorso di S.L., una cittadina italiana, socia UAAR. L&#8217;Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha infatti promosso, sostenuto e curato tecnicamente l&#8217;iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Uaar</strong></p>
<p>Il 3 novembre scorso la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo ha detto «no» ai crocifissi in classe, pronunciandosi sul ricorso di S.L., una cittadina italiana, socia UAAR. L&#8217;Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti ha infatti promosso, sostenuto e curato tecnicamente l&#8217;iter giuridico, che era già passato da Tar del Veneto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato. Quest&#8217;ultimo aveva stabilito la legittimità della presenza del crocifisso in classe, adottando per di più la formula del «crocifisso quale simbolo della laicità dello Stato»: una linea chiaramente sconfessata da Strasburgo.</p>
<p>È stato un grande giorno per la laicità italiana: l&#8217;UAAR è dovuta ricorrere all&#8217;Europa per avere ragione, ma finalmente la laicità dello Stato italiano, affermata da tutti a parole, ha trovato conferma in un provvedimento epocale. E&#8217; assurdo che bambini anche di pochi anni siano costretti a subire l&#8217;inevitabile condizionamento indotto dalla presenza del simbolo di una sola confessione religiosa.</p>
<p><span id="more-28275"></span><br />
Le reazioni dei politici italiani sono state quasi tutte deludenti: hanno parlato di tradizione, di identità nazionale, di radici dell&#8217;italianità. L&#8217;UAAR li ha invitati a leggere bene la sentenza della Corte europea, visto che i giudici di Strasburgo hanno già risposto a queste obiezioni, scrivendo che «il simbolo del crocifisso ha una pluralità di significati tra i quali il senso religioso è predominante» e, dunque, che «la presenza dei crocifissi nelle aule va oltre l&#8217;uso di simboli in specifici contesti storici».</p>
<p>Se il ricorso immediatamente preannunciato dal governo italiano si baserà su argomenti così poco giuridici, dunque, le possibilità che sia respinto sono molto alte.</p>
<p>Quanto all&#8217;oggetto innocuo che non offende nessuno, come dichiarato da Pierluigi Bersani segretario del PD, l&#8217;UAAR ricorda come nessuno, nemmeno i giudici europei, si sia sentito offeso. Più semplicemente si è detto che in<br />
un luogo di tutti non deve essere mostrato un simbolo di parte. La scuola è laica, cioè di tutti: credenti e non credenti. Del resto, nemmeno una statuetta di Buddha o il simbolo UAAR offendono qualcuno: perché non mettere anche quelli, allora? L&#8217;UAAR ricorda che in Italia i crocifissi in classe sono comparsi col fascismo come &#8220;arredo scolastico&#8221;, che in Francia non ci sono da più di un secolo e che nell&#8217;Europa protestante non esistono proprio. In Spagna il partito di Zapatero ha proposto di toglierli. È dunque giunto il momento di chiedersi: a quale modello di laicità si ispira la classe politica italiana?<br />
Un modello medievale, si potrebbe pensare, guardando a quanto successo nei giorni immediatamente seguenti la sentenza. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa &#8211; intervenendo il 4 novembre a &#8220;La vita in diretta&#8221; (RaiUno) subito dopo il dibattito che aveva visto la partecipazione di Rocco Buttiglione, il segretario UAAR Raffaele Carcano, il prof. Franco Coppoli, Piergiorgio Odifreddi e don Mario Pieracci &#8211; riferendosi a coloro che avevano appena espresso contrarietà alla presenza del simbolo cattolico sui muri delle scuole ha dichiarato più volte: &#8220;possono morire, ma il crocifisso resterà nelle aule&#8221;.</p>
<p>Quattro giorni dopo Isabella Cazzoli, tesoriera UAAR, è stata pesantemente insultata da Vittorio Sgarbi nel corso di &#8220;Domenica Cinque&#8221; (Canale 5). La gogna mediatica &#8211; a cui si sono aggiunti Santanchè, Meluzzi, sindaci leghisti, e più o meno tutta la compagnia di giro tribale delle tv nazionali &#8211; è da subito caduta senza ritegno su chi ha solo provato a difendere un principio costituzionale.</p>
<p>Gli stessi che si sono impegnati per  un diritto costituzionale hanno dunque visto limitata la propria libertà, subendo episodi persecutori e intimidatori: tre croci, accompagnate dalla scritta «Cristo», sono state dipinte sulla recinzione della casa di famiglia della promotrice dell&#8217;azione legale (e un sindaco leghista ha affermato di voler inibire loro l&#8217;accesso sul &#8216;suo&#8217; territorio comunale); l&#8217;UAAR ha ricevuto messaggi minatori e insulti via mail; il gruppo Facebook &#8220;Se stacchi il crocifisso ti stacco le mani&#8221; ha raggiunto i quindicimila adepti; crocifissi sono stati appesi sulla porta della sede UAAR di Treviso, insieme alla scritta &#8220;la vostra ragione non cancellerà la nostra tradizione&#8221;.</p>
<p>Numerosi comuni hanno approvato mozioni per stabilire l&#8217;obbligo di esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche (provvedimenti contro cui l&#8217;UAAR sta preparando alcuni ricorsi-pilota). Il tutto nel silenzio assordante delle gerarchie ecclesiastiche: nel nome di un presunto &#8220;simbolo universale d&#8217;amore&#8221; si sono così consumati numerosi episodi persecutori e intimidatori.</p>
<p>Si è ora in attesa del verdetto della Grande Camera sul ricorso promosso dal governo italiano. Un pronunciamento atteso non soltanto nel nostro paese: i vescovi di quegli stati che, come l&#8217;Italia, ancora prevedono il crocifisso nelle aule scolastiche (Spagna, Grecia, Polonia&#8230;) temono infatti che anche le loro legislazioni saranno costrette ad adeguarsi alla decisione della Corte. Il cui impatto potrebbe, dunque, essere realmente rilevante.</p>
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