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	<title>culture-clash &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>DIFFERENZE ALLO SPECCHIO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 01:47:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di FRANCO BUFFONI Nel Maghreb “zamel” è il termine più volgare per definire l’omosessuale, naturalmente passivo (non esistendo il concetto di omosessuale attivo, ritenuto un maschio e basta). In arabo classico, invece, zamel (con accento sulla prima sillaba) significa “colui che sente freddo”. Il termine ricorre in alcuni versetti del Corano, in particolare quelli in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI<br />
Nel Maghreb “zamel” è il termine più volgare per definire l’omosessuale, naturalmente passivo (non esistendo il concetto di omosessuale attivo, ritenuto un maschio e basta). In arabo classico, invece, zamel (con accento sulla prima sillaba) significa “colui che sente freddo”. Il termine ricorre in alcuni versetti del Corano, in particolare quelli in cui Dio si rivolge a Maometto ordinandogli di destarsi e di procedere alla predicazione del suo messaggio. Nei primi giorni giorni della rivelazione &#8211; trasmessa dall’arcangelo Gabriele al Profeta &#8211; infatti, questi &#8211; sorpreso e impaurito &#8211; tornava a casa e ordinava alla moglie di avvolgerlo nelle coperte, perché si sentiva “freddo” a causa della copiosa sudorazione causatagli dal terrore. Pertanto, nel Maghreb, maestri coranici e insegnanti evitano accuratamente di leggere i versetti contenenti tale termine per non suscitare ilarità e sconcerto tra i giovani allievi.<br />
La mia non-fiction novel intitolata Zamel, apparsa presso Marcos y Marcos nel 2009, rispecchia il proposito non di inventare storie verosimili, ma di raccontare la realtà come se fosse una storia verosimile. Si incontrano sulla terrazza del Zephyr a La Marsa sulla costa tunisina, Aldo cinquantenne romano &#8211; ritiratosi a vita privata “in quest’angolo di paradiso” &#8211; e Edo, trentenne milanese, in vacanza per una settimana. Edo, impegnato nel movimento lgbt per i diritti civili, sta scrivendo un libro sulla cultura omosessuale, e &#8211; conversazione dopo conversazione &#8211; ne racconta all’amico il contenuto. Aldo pensa, sente, preferisce in modo tradizionale: si deve agire; non se ne deve parlare, se non svagatamente per ingelosire le “amiche”.<span id="more-38518"></span><br />
Aldo reagisce in modo scettico ma incuriosito ai racconti di Edo, col tono di chi le cose non le ha studiate, ma le ha vissute e le vive: i ragazzi qui preferiscono me, anche se sono più vecchio; con me si sentono sicuri sul ruolo da svolgere. Tu li destabilizzi.<br />
Aldo è troppo orgoglioso per dare ragione a Edo. Tuttavia, alla fine della settimana di permanenza del giovane scrittore, sembra consapevole di essere ancora nella fase due (1 Repressione sempre e comunque &#8211; 2 malattia da curare &#8211; 3 diritti da acquisire).<br />
Dopo la partenza di Edo, Aldo conosce il ventiduenne tunisino Nabil e intreccia con lui una vera e propria relazione. Racconta tutto a Edo in una serie di mail. Lentamente Aldo capisce che Nabil lo ama davvero, non lo disprezza. E’ molto dotato il ragazzo, ma quasi se ne vergogna. Si lascia accarezzare a fondo lì&#8230;<br />
Fino a quando Aldo pretende che Nabil ammetta di essere omosessuale, provocandone la reazione irrimediabilmente violenta. L’errore fatale di Aldo è lessicale. Conoscendo qualche parola di arabo, ricorre al termine “zamel”.<br />
In pratica la tragedia avviene perché entrambi i protagonisti non riescono ad affrancarsi dai loro fantasmi “culturali”. Aldo non riesce più a sentirsi attratto da Nabil, quando si accorge che Nabil lo sta amando perché è uomo. Nabil &#8211; che accetterebbe senza problemi di definirsi in francese homosexuel -, non può tollerare per sé l’epiteto “zamel”, per di più se proferito da uno “straniero”, uno che lo deve pigliare in culo, pagare e tacere.<br />
Entrambi giunti alle soglie dell’acquisizione di una nuova dignità, si ritraggono impauriti, ripiombando nei più triti cliché in cui si sono formati e dannandosi a vicenda: Aldo, continuando a sentirsi “donna” e come tale incapace di amare un uomo che non desideri le donne; Nabil, con la sua ira “giusta” in difesa del suo onore.<br />
Nella prima parte del libro, Edo scende in Tunisia, nella casa di Aldo, per assistere al processo a Nabil. Ricostruisce. Quasi si sente colpevole. L’assassinio è stato brutale. Aldo è morto dissanguato nella vasca da bagno, più volte colpito con un frammento del vetro della porta del bagno andata in frantumi. Il referto della visita medica a cui Nabil viene sottoposto (“orifizio anale imbutiforme, tipico dell’omosessuale passivo”) riporta Edo al secolo scorso, all’epoca delle visite pre-confino agli “arrusi”. Ma proprio quel referto impedisce alla difesa d’ufficio di Nabil di chiedere la consueta attenuante: giovane etero in funzione di marchetta attiva, improvvisamente insidiato da inaccettabile richiesta del “cliente”. Nabil è costretto a confessare che l’offesa è stata “verbale”. Ad uccidere è stata la parola, sostenuta dai pregiudizi culturali di entrambi. Il tribunale non può cogliere tali sottigliezze. Condanna Nabil a vent’anni: assassinio per rapina (ha rubato il cellulare).<br />
La seconda parte del libro riporta le conversazioni e lo scambio di mail avvenuti quattro mesi prima tra Edo e Aldo: ne fuoriesce una breve storia dell’omosessualità, culminante nello scontro tra le idee tradizionaliste di Aldo (due gay tra loro sono come due lesbiche) e quelle moderne basate sui diritti &#8211; dignità parità laicità &#8211; di Edo.</p>
<p>(Come anticipato nel post “Omosessualità e letteratura” del 20 marzo scorso, nei giorni 17 e 18 si è tenne a Firenze il convegno “L’arte del desiderio. Omosessualità, letteratura, differenza”, organizzato dall’Istituto di Scienze Umane e dalla Provincia di Firenze, e presieduto da Nadia Fusini, Valeria Gennero e Gian Pietro Leonardi. In quella occasione presentai una relazione dal titolo “I diritti civili come scelta di vita e di scrittura” articolata in cinque parti: 1 L’aggettivazione tematica, 2 Genealogie, 3 Scelte di libertà, 4 Differenze allo specchio, 5 Eredità culturali.<br />
Presento oggi la quarta parte. Le prime tre sono apparse nelle scorse tre domeniche. A seguire, domenica prossima, l&#8217;ultima parte.)</p>
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