<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Cuzco &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/cuzco/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 May 2011 13:05:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Rivelazione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/31/rivelazione/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/31/rivelazione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2011 06:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Cuzco]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Catelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39180</guid>

					<description><![CDATA[di Giovanni Catelli Finì di maledire l’esistenza di Dio dopo il settimo giorno dalla nascita del vento, quella bestemmia del creato che traversò il paese sino a devastarlo, spalancò le finestre dell’immaginazione alle dame bigotte dell’ Unione benefica, strappò le campane superflue dalla cima del campanile, per concedere ai fedeli di riconoscere il cielo, distrusse [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Giovanni Catelli</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/piazza-della-cattedrale-di-Cuzco.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/piazza-della-cattedrale-di-Cuzco-300x200.jpg" alt="" title="piazza della cattedrale di Cuzco" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-39181" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/piazza-della-cattedrale-di-Cuzco-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/piazza-della-cattedrale-di-Cuzco.jpg 798w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Finì di maledire l’esistenza di Dio dopo il settimo giorno dalla nascita del vento, quella bestemmia del creato che traversò il paese sino a devastarlo, spalancò le finestre dell’immaginazione alle dame bigotte dell’ Unione benefica, strappò le campane superflue dalla cima del campanile, per concedere ai fedeli di riconoscere il cielo, distrusse le vetrate a colori, dono generoso della banca del Latifondo, le sfondò con rigore cartesiano, spargendone i frammenti per le navate come granita di frutta, s’infilò con urla di sirena vendicatrice nel cratere immenso della cupola sfondata dalle campane, disperse i chierici con il terrore semplice della sua mala intenzione, ma non se ne andò, prima di aver assistito alla rovina di tutte le case della Conquista,<span id="more-39180"></span> con la pazienza provvidenziale dei flagelli di Madre Natura, non se ne andò, prima della morte degli animali tra le macerie delle stalle, non se ne andò, prima del tuffo dei disperati serali dalle ringhiere del ponte, non se ne andò, prima che i nomi delle strade fossero scomparsi dagli incroci, non se ne andò per sette giorni, e del villaggio rimasero le muraglie ostinate, le grida nel buio dopo i crolli senza testimoni, le griglie di ferro alle finestre vuote, per il canto d’irrisione della morte, le schiene spezzate dei bambini sotto i pali divelti della pubblica luce, la follia, dei sopravvissuti solitari nelle strade notturne, senza riposo, per la ronda instancabile della vita perduta, delle ore vane senza più direzione.<br />
Finì di maledire l’esistenza di tutto quando si tolse le vesti sui gradini della chiesa, le strappò, con urla feroci senza più parole, a brandelli, come la vita che restava nel paese, quelle gabbane lugubri da funerale a pagamento, s’accanì, lacerando a morsi la vergogna, il tradimento, le promesse vane, l’illusione, dentro l’ora di sollievo per la partenza del vento, sotto il peso più completo e palese del silenzio, sulla soglia di polvere che annunciava il deserto per sempre, la distanza irrimediabile dalla Nazione moderna, dal progresso felice senza ritorno, dal futuro d’abbondanza, dal regno dei cieli nella patria di tutti ; era lì, la verità, finalmente, si poteva fiutare nell’aria sabbiosa dopo gli ultimi crolli, era lì, senza nessuno a vederla, senza parole o ragioni, era lì, senza merito nel suo potere di padrona, con il sordo sfacelo del dubbio nei frantumi dell’ora, nella rovina del domani, sincera, per l’intenzione amara dei sopravvissuti, di placare il dolore con le vendette dimenticate, conoscere qualcuno che fosse davvero colpevole, infine, incontrarlo, l’autore di tutto, e vedersela, lì, sulla piazza, con in mano il coltello, da uomini, senza inganni del vento, dei giorni, da uomini, con il breve bagliore di lame, il silenzio, la mossa felina, lo sguardo, la mano leggera, il fendente, la striscia di sangue, la polvere, il coro silenzioso delle pietre, la sera in arrivo, la morte, la china sabbiosa dei gesti da compiere.<br />
Finì di maledire il nome che portava quando vennero a chiedere un aiuto per i vivi, una parola fasulla per mascherare il dolore, un gesto vuoto a ricoprire la morte, li prese a fucilate, sulla pubblica piazza, li fece sparire, senza grida rimaste nelle gole diroccate, li respinse, alla pena più vera di essere vissuti, alla maceria costante di vedere, al morso cieco dei risvegli, li disperse, nelle strade affollate dal silenzio, dalla sete, nel paese abbandonato dalla Patria, dai soccorsi, ancora immobili nelle città, sospesi, nelle fotografie nelle promesse, nelle partenze nei saluti.<br />
Non rimase nulla nel tempo interrotto, nei giorni tardivi di carità Presidenziale, nell’epoca severa del coprifuoco e della Milizia, lo cercarono a lungo sugli altopiani senza memoria, nelle città piovose, lungo i fiumi della foresta, non lo trovarono mai, non lo trovarono più, neppure il nome la voce il fucile, neppure la veste il ricordo gli spari, nemmeno le grida gli sguardi la rabbia, nessuno sicuro della propria parola, nessuno capace di onorare la sorte, nessun testimone ad averlo mai visto, sentito, sulla porta della chiesa, gridare, sui gradini della chiesa, spogliarsi, sul sagrato della chiesa, sparare. </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/05/31/rivelazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-11 01:15:09 by W3 Total Cache
-->