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	<title>dal romanzo &#8220;le tournant&#8221; &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Lo spettro dell’amore ossessivo torna a visitarci nell’ultimo romanzo di Emiliano Gucci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2017 06:04:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[dal romanzo "le tournant"]]></category>
		<category><![CDATA[Emiliano Gucci]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Di Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[di Federico Di Vita Avete presente Lady Midnight di Leonard Coen? La canzone parte con l’ossessiva richiesta di un innamorato (Whatever you give me, I seem to need so much more) cui risponde la sfida della donna (Just win me or lose me / It is this that the darkness is for), per concludersi col [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Federico Di Vita</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-70833 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/gucci-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/gucci-191x300.jpg 191w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/gucci-768x1204.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/gucci-653x1024.jpg 653w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/11/gucci.jpg 1875w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" />Avete presente <em>Lady Midnight</em> di Leonard Coen? La canzone parte con l’ossessiva richiesta di un innamorato (<em>Whatever you give me, I seem to need so much more) </em>cui risponde la sfida della donna (<em>Just win me or lose me /</em><em> It is this that the darkness is for</em>), per concludersi col perfetto ribaltamento delle parti quando, nell’ultima strofa, è la signora a implorare l’amante (<em>You&#8217;ve won me, you&#8217;ve won me, my lord)</em>, chiudendo un cerchio di desiderio febbrile, in quella che è una sintesi mirabile di uno dei grandi classici della letteratura: la furia d’amore, la fuga, l’inseguimento, il ritorno disperato – del resto a teorizzare che tanta parte delle nostre lettere sia giocata su questo schema è stato Denis de Rougemont ne <em>L’Amore e l’occidente</em> – e basti pensare alla figura di Elena di Troia per capire quanta ragione avesse… in ogni caso, pare che l’antico pozzo non abbia alcuna intenzione di prosciugarsi, e il gorgo dell’amore, usurato ma divorante, continua a far scaturire varianti. L’ultima in cui mi è capitato di imbattermi è la storia raccontata in <a href="http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/voi-due-senza-di-me/"><strong><em>Voi due senza di me</em> di Emiliano Gucci (Feltrinelli, 222 pp, 16 euro)</strong></a>, la cui vicenda è tutta tesa a colmare le distanze createsi in venti anni di lontananza &#8211; e di pensiero costante, rimorso, nostalgia &#8211; tra Marta e Michele, un tempo coppia invincibile il cui rapporto si è spezzato in seguito a un evento drammatico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si capisce subito, sin dal titolo, che a raccontare la storia è il figlio dei due, mai chiamato per nome, morto giovanissimo a causa di una disattenzione (o forse qualcosa di peggio) di Marta, mentre Michele si era allontanato dopo un momento di tensione. La morte del fanciullo, così come fecero le sue urla disperate di poppante, sembrano segnare più profondamente la donna, che regge meno lo stress emotivo esplorando spazi di disperazione sconosciuti, l’insonnia le incrina una diga profonda. Michele appare sin dall’inizio più ossessionato invece da lei, da Marta, e dalla purezza del loro irripetibile amore, che anche a distanza di tempo non ha mai smesso di apparire come una Stella polare a cui tendere, alla quale tornare con l’idea (impossibile?) di farla rivivere. La brama cieca di ritorno di Michele fa venire in mente quella della <em>Lupa</em> di Giovanni Verga, alimentata (come a tratti il protagonista del romanzo di Gucci) da una brama erotica cieca e totalizzante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In <em>Voi due senza di me</em> la brace del sentimento brucia sotto le ceneri dei due vecchi amanti, certi amori non si schiodano dalla mente di chi li ha vissuti, di più, dalla tattile memoria del corpo, dagli automatismi animaleschi. Ma è ripetibile l’amore dei vent’anni? Michele vuole credere di sì e per questo torna – a dieci anni di distanza – a cercare Marta, non aveva mai smesso di seguirla, di informarsi su di lei, con derive a tratti da stalker, da maniaco. Ma anche Marta non l’aveva mai dimenticato, e come accade in <em>Lady Midnight</em> anche questo romanzo è costruito attorno a un ribaltamento, articolato nelle due giornate – a distanza di dieci anni l’una dall’altra – nella prima delle quali a cercare l’altro è Michele, mentre nella seconda è Marta a tornare. La specularità anche qui è perfetta: nella prima occasione era Marta a essersi costruita una nuova vita, nella seconda è Michele, che a quel punto ha addirittura un altro figlio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se parlo di alcuni dettagli della trama lo faccio perché il romanzo di Gucci non vive di questi elementi (gli incidenti della vita dei due protagonisti sono comuni, e tolto il tragico innesco, anzi compreso pure quello, perfino banali – come è giusto che sia: sono in scena sentimenti assoluti in una danza di archetipi millenaria), a tenerlo su sono la delicatezza dello scavo psicologico, la finezza linguistica (esempio: il titolo dei capitoli è costituito dall’attacco della prima frase, in un modo che rimanda alla <em>Vita Nuova</em> di Dante), e le impennate liriche – che si dispiegano in una prosa di cui l’autore non perde mai il controllo –, tra queste vale la pena ricordare almeno le pagine laceranti eppure lievi in cui Michele tenta di riconquistare Marta. Colpisce l’equilibrio che Gucci riesce a mantenere tra la violenza di alcune scene (una rissa tra cani, il ricordo degli ultimi istanti del figlio, il suicidio di un vecchio amico) e la costante felicità del linguaggio, che in un libro giocato tutto sulla dinamica sentimentale non scade mai nel melenso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gucci ambienta il romanzo a Firenze (tra le boutique del centro e i paesini dell’hinterland), uno sfondo che gioca un ruolo marginale, a volte si ha la sensazione che l’autore vorrebbe caricarlo di significati maggiori ma che poi si trattenga di fronte alla consapevolezza che uno scenario così già visto non possa in fondo ambire, in una storia come questa, che ad un ruolo da fondale di cartapesta. Per sottolineare l’eccezionalità degli incontri allora l’autore ricorre a un altro sistema, è l’aria stessa a colorarsi in modo eccezionale: nella prima occasione di un azzurro soprannaturale, “come ormai non si vede più”, e nella seconda del bianco di un’abbondante nevicata. Queste figure atmosferiche sono di tutto il romanzo forse l’elemento che mi ha convinto meno: la straordinarietà degli incontri e la potenza degli spettri chiamati in causa era tale da non necessitare di null’altro che della sua viscerale potenza (questa evocata magistralmente lungo tutta la tessitura) per continuare, ancora una volta, a far vibrare nel cuore del lettore corde antiche e tremendamente sensibili.</p>
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		<title>Ouverture</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/01/13/59181/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[dal romanzo "le tournant"]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Forlani]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Forlani Ci sono due modi per arrivare in Place des Vosges. Uno è percorrendo da Bastille il boulevard Beaumarchais prima di imboccare la rue du Pas-de-la-Mule; ben altra cosa però è raggiungere la meta sfilando lungo la rue des Rosiers, trecento metri di strada, rue des oubliés, des émigrés, des retrouvailles. In un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="_2cuy _4nuy _2vxa" style="text-align: justify;">
<div class="_h2x">
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/rat-race.jpg"><img loading="lazy" class="wp-image-59182" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/rat-race-300x225.jpg" alt="littlerature" width="425" height="319" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/rat-race-300x225.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/01/rat-race.jpg 948w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></a></p>
</div>
</figure>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">di</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;"><strong>Francesco Forlani</strong></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;"></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">Ci sono due modi per arrivare in Place des Vosges. Uno è percorrendo da Bastille il boulevard Beaumarchais prima di imboccare la <span class="_5yi_">rue</span> du <span class="_5yi_">Pas-de-la-Mule; </span>ben altra cosa però è raggiungere la meta sfilando lungo la <span class="_5yi_">rue des Rosiers, </span>trecento metri di strada<span class="_5yi_">,<em> rue des oubliés, des émigrés, des retrouvailles. </em></span>In un angolo di giardino che precede la piazza, Frank osserva le panchine di legno disposte ad arco e le persone che se ne stanno sedute durante la pausa pranzo. Franck ne distingue i profili e ne indovina le conversazioni nonostante si trovi a una certa distanza e alle spalle. Ad attirare la sua attenzione è la panca di sinistra, dove due donne sulla quarantina hanno disposto nel mezzo alcuni dolci, <em>Blancmange</em> e <em>Baklava</em>, acquistati in uno degli innumerevoli ristorantini, falafel che popolano la strada.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">Certamente è colpito dall’eleganza delle due signore, ma è la loro disinvoltura ad attirarlo, per i gesti con cui accompagnano le parole, per la semplicità dell’atto di mangiare una cosa su una panca in un giardino, semplicità rivestita di abiti di marca e calzante scarpe di lusso. Le osserva per un tempo infinito prima di avere come un presentimento di non essere solo. Con la coda dell’occhio ha infatti percepito, al termine di una diagonale che attraversa lo spiazzo, una presenza, concentrata come lui sulle donne, ma per altri motivi, in una prospettiva totalmente diversa dalla sua. Non sa dire se<span class="_5yi_"> l’altro</span> se ne sia accorto, per quanto, per un breve istante, abbia avuto l’impressione che i loro sguardi si siano incrociati tipo a metà strada, in campo neutro; l’assoluta perseveranza del suo <span class="_5yi_">alter ego</span> aveva però dissolto ogni dubbio a riguardo e ne aveva dedotto che della sua presenza non se n’era affatto reso conto.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">Una cosa però ora sa di certo; l’attenzione che aveva fino ad allora totalmente rivolto alle due amiche &#8211; la confidenzialità che la vicinanza dei corpi trasmetteva faceva pensare a un’amicizia di lunga data- era stata distolta e dedicata ad altro come se la triangolazione in atto tra lui, l’altro e le due donne, al pari di una catena di Sant’Antonio non si potesse rompere e trasformarsi in un accerchiamento. Così Frank osserva i pensieri e i movimenti dell’altro con meticolosa concentrazione, quasi convinto del fatto che qualcun altro stia osservando lui, e quello, a sua volta, sotto gli occhi di un altro ancora come del resto stava già accadendo alle due donne che non lesinavano affatto, tra una battuta e l’altra, una risata, occhiate ai passanti, specie se prestanti o da insicure donne accompagnati.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;"></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;"></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">Ci sono due modi di vedere le cose, le persone. Si possono contemplare, ammirare, riconoscendone un valore superiore, quasi una possibilità di riscatto interiore in quella esperienza di bellezza o di sublime manifestazione di una presenza tanto inattesa quanto catartica, nei fatti; perché uno si sente migliore quando la bellezza diventa un viatico imprescindibile come le parole di un amico prima d’intraprendere un viaggio; lo sguardo allora si lascia fagocitare e allo stesso tempo nutrire e l’estasi indurre a un’immobilità per certi versi feroce dei muscoli se non si avvertisse dentro un movimento frenetico &#8211; il battito accelerato del cuore, il freddo alle ginocchia, le vertigini. Diverso è lo sguardo del predatore perché anticipa un movimento, una sequenza ripetuta mentalmente, un piano d’azione che non lascia adito al fallimento, non ammette sconfitta. In realtà esiste un altro modo di guardare ma si tratta piuttosto di un non vedere, come in effetti accade alle due donne sedute sulla panchina molto prese nella conversazione.</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">Al punto di non accorgersi affatto del topo che dopo averne registrato le pause, i movimenti, la durata delle distrazioni dai dolci- generalmente dopo averne preso uno dal vassoio e per buona educazione attendere la fine della frase prima di portarlo alla bocca- con una mossa del cavallo e un salto da dietro alla panca ne afferra quello più sul bordo, e per quanto grande, ben più grande del muso ce l&#8217;ha tra i denti mentre sgattaiola via infilandosi sotto alcune lamiere di un cantiere in corso. Certamente Frank è colpito dalla rapidità del roditore ma è soprattutto l’agilità quasi felina del topo ad attirarlo, la precisione dell’azione tutta svolta nel silenzio e con una tale sapienza che le due signore non si sono rese conto di nulla. Frank abbandona la sua posizione dirigendosi verso di loro. Non ha voglia di dirglielo, avvisarle, non vuole interrompere il sodalizio che la giornata di sole, la freschezza del giardino ornato con piante di fico, una pausa pranzo dal lavoro, insieme a una certa spensieratezza ha reso possibile. Ma quando se le ritrova quasi di fronte e ne nota lo stupore di non ritrovarsi uno dei dolci &#8211; il numero pari delle porzioni, calorie da spendere in parti uguali, dopo il furto, era ormai decaduto &#8211; gli viene un sorriso, lo stesso che la lettura di un’inserzione su <em><span class="_5yi_">Libé</span> </em>poco prima gli ha provocato:</div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;"><em>Cercasi scrittore. Vitto, alloggio, rimborso spese, gettone. Durata un anno. Disponibilità a trasferirsi.</em></div>
<div class="_2cuy _3dgx _2vxa" style="text-align: justify;">Seguivano indirizzo mail a cui inviare la candidatura e referenze richieste. Frank non ha dubbi adesso. Quell’incarico sarà <em><span class="_5yi_">sa part de gateau.</span></em></div>
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