Tag: daniele ventre

Townscape (2)

I

1.1

Partendo da una grigia sera di Stoccolma
in cui ci si incontrò fra noi -per lo più immigrati nati a Roma
e a Milano -rimpatriata del dispatrio dei pensanti senza patria
-mi ricordo che non c’era poi granché da ricordare:
mi sembra si parlasse tutto il tempo a cena,
e poi in albergo del non essere in un certo modo
piuttosto che in un altro o in altri ancora che non so
nemmeno immaginare nel dominio dell’alterità.… Leggi il resto »

Jihad 2.0: un’offensiva del Têt?

di Daniele Ventre

Sul macello terroristico di Parigi e sulle connesse minacce jihadiste molte parole per forza di cose si spenderanno. A tutti i livelli di esposizione mediatica, personaggi pubblici, opinionisti e bloggers e comune sentire si muoveranno, come già per Charlie Hebdo, sui ben noti binari di circostanza: il grido di dolore, il giorno dopo e la quotidianità devastata, i proclami da sciacallo dei politicanti razzisti, i contro-proclami equanimi degli intellettuali tolleranti, lo sguardo ambiguo e sospettoso sul migrante (specie se magrebino o mediorientale), il sacrosanto umorismo tragico dei vignettisti e quant’altro una società sotto attacco inevitabilmente esprime nell’adattarsi al tempo del massacro.… Leggi il resto »

Parkinson

di

Sonia Lambertini

Parkinson

Parkinson. Non è una città né una strada. È un luogo in cui si accende la scossa. Attraversa veloce il corpo, scuote anche il cuore. Trema anche quando non è una lepre. Non è un bosco per animali selvatici.… Leggi il resto »

Paegnion – Ecloga

di Daniele Ventre

Ardebat pastor Chorileus Amaryllida pulchram;
saepe inter uirides umbrosa cacumina fagos
pectide temptabat chordas cantusque mouebat
uersibus indoctis, qualis per amara uirecta
auditur desiderio cantare palumbus,
at circum rident nemora inter densa cicadae;
talia tunc Chorileus; referebant omnia siluae:
“Candida, nunc per te resonant, Amarylli, canora
pectide iam frondes, iam amens lymphatus amantis
dicere fert animus uesano pectore flammas
tu mihi quas fundis rapiens in fomite cordis.… Leggi il resto »

12 poesie edite

di Antonio Bux

(dal ciclo di poesie “Un Adamo di meno”)

IV

Bisognerebbe ricrescere nell’amore
ogni volta che qualcosa lì si spegne
e cercare di strappare poi le ali
alle farfalle prima che si involino
via dallo stomaco; e non invece
lasciarle intatte e ferme su ogni
volto di donna o di uomo
che nasconde in un suo bacio
il verme fingendo nella mela
quel bisogno reciproco di stare
come torsoli nudi e senza semi
nella bocca e nel volto di quell’altro
ignorando il retrogusto della buccia
che protegge nel suo frutto la paura.… Leggi il resto »

La poesia di Viola Amarelli e l’escatologia del quotidiano – Il caso de L’ambasciatrice

di Daniele Ventre

Nella strana, umbratile e popolosa plaga della scrittura di versi è raro scovare delle opere che mostrino al contempo un’espressa autonomia di discorso poetico e una consapevole e selettiva padronanza critica dei mezzi d’espressione. In una di queste opere, rarae aves della nostrana respublica letteraria – oggi forse non meno eterodiretta e scassata dell’altra nostra repubblica – abbiamo avuto la fortuna d’imbatterci.… Leggi il resto »

Swank oder Spass – Inediti

di Daniele Ventre

Incipit

Ma il compostaggio e il suo composto
era dopotutto il principio
della carreggiata alla fine
del mio principio e al principio
della mia fine e della fine
di tutto la coincidenza
degli opposti rimane
dietro la linea gialla
e perde il treno
-e ne era contento

* * *

ἐκλαλέοντ’ἀλαλοῦντες ἀπεκλαλέουσ’ἀποροῦντες

* * *

Metà-poesia à deux

La poesia del linguaggio enfatizza
il ruolo del lettore nel tirare
fuori dalla parola il significato
si sviluppa per certi versi in risposta
a ciò che un poeta considera l’uso
acritico dell’espressività lirica
del sentimento fra i precendenti
movimenti poetici negli anni Cinquanta
e Sessanta certi poeti seguirono
uno nell’uso della lingua degli idiom
piuttosto che l’uso del tono elevato
o del linguaggio scopertamente
poetico preferito dalla nuova critica
o quel che era certuni enfatizzarono
il discorso della montagna nera
(beati i poveri di vocabolario
perché vedranno il dio al neon
di Simon & Garfunkel sulle pareti
delle metropolitane e nei suoni
del silenzio e il pubblico colto
còlto dalla banalità della citazione
sarà còlto da un raptus di risa
o di nausea per l’autore incolto)
e le sineddochi e le metonimie
e i giochi di lingua e qui
si scivola nel pornografico

La prosa del non verbale minimizza
la marginalità dell’ascoltatore nel non capire
il significato dei gesti per sordomuti
e involve per certe righe come domanda
su ciò che un prosivendolo considera l’abuso
acrilico dell’inespressività antipoetica
del risentimento fra le antecedenti
stasi prosastiche degli anni Dieci
e Venti del nuovo secolo certi prosivendoli
seguirono l’abuso della neolingua
degli idiot-savants piuttosto che un minimo
sindacale che sapesse di qualcosa
o del non verbale copertamente
verbalizzato evitato dalla vecchia
acriticità o quello che altri minimizzarono
il silenzio della montagna incantata
[…and John Domini shot Frank Sinatra
and Túrelio shot Mother Teresa
and Mark Seliger shot Christopher Walken
and Loomis Dean shot John Wayne
and Jim Hendin shot Marvin Gaye
and Ron Edmonds shot Ronald Reagan
and Carl Van Vechten shot Orson Welles
and Marion S.… Leggi il resto »