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	<title>daria balducelli &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Fare comunità con le arti e raccontarla: l&#8217;impegno come forma della gioia nelle periferie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2018 07:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Francesca Matteoni &#160; per Gianluca di Lupicciano  La comunità che viene: le ragioni fondanti Si è concluso da poco il festival La comunità che viene, nome ispirato all’omonimo libro di Giorgio Agamben che si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente, dove l’individuo fondante è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Francesca Matteoni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>per Gianluca di Lupicciano</em><em> </em></p>
<p><em>La comunità che viene: le ragioni fondanti</em></p>
<p>Si è concluso da poco il festival <strong><a href="http://www.reportpistoia.com/pistoia/item/64523-rinasce-ma-in-periferia-leggere-la-citta.html"><em>La comunità che viene</em></a></strong>, nome ispirato all’omonimo libro di Giorgio Agamben che si riferisce a una comunità libera, aperta. Una comunità in attesa di essere, eppure già viva e presente, dove l’individuo fondante è “qualunque”, con il suo sogno, la sua esperienza e il suo mistero. Ho deciso, come raramente faccio per questioni di pigrizia, ma soprattutto di tempo, di raccontare cosa è accaduto e soprattutto le ragioni personali, profonde e pregresse di quest’iniziativa, promossa dall’<strong>Associazione Palomar</strong> con un contributo importante di Unicoop Firenze, e realizzata principalmente nelle periferie collinari della città di Pistoia, qui nella Valle delle Buri, dove sono tornata a vivere cinque anni fa.</p>
<p>Le condizioni che hanno portato all’ideazione del festival sono riassumibili in questi punti: la presenza di patti di territorio o di collaborazione; un impegno sociale e artistico assiduo, rivolto agli abitanti dei borghi, più che agli addetti ai lavori; la ricerca costante di cooperazione con le realtà socio-culturali dei paesi; la scioccante svolta politica a destra nel governo cittadino; <strong><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/2018/01/la-scuola-lo-scoiattolo-resti-comunale.html">la lotta per la nostra piccola scuola, condotta e vinta tutti insieme</a></strong>.</p>
<p>Circa quattro anni fa è iniziato il mio lavoro volontario nel <strong><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/">Centro Sociale di Santomoro</a></strong>, di cui sono attualmente la presidente, luogo <strong><a href="http://reportpistoia.com/agora/item/53731-patto.html">che beneficia di un patto per la cultura con l’amministrazione comunale</a></strong>, esistente da quasi trent’anni, ma ufficializzato solo in tempi recenti, grazie al regolamento scritto dai precedenti sindaco e vicesindaco, Samuele Bertinelli e Daniela Belliti, insieme a Gregorio Arena, presidente di <strong><a href="http://www.labsus.org/">Labsus – Laboratorio per la sussidiarietà</a></strong>, che si occupa di patti di collaborazione per i beni comuni su tutto il territorio italiano. Mi soffermo su queste informazioni perché ritengo che stringere un patto per i beni comuni sia qualcosa che dovrebbe interessare tutti coloro che nutrono una qualche visione culturale dei luoghi e un po’ d’amore per i loro vicini.</p>
<p>I patti di collaborazione riguardano la manutenzione di strade, la pulizia di cippi e cimiteri, la riqualificazione di aree verdi, campi sportivi, locali dismessi, l’investimento e la progettazione culturale; molto spesso accade che a stringere questi patti siano persone dei quartieri ricche di volontà, ma magari con pochi strumenti culturali per essere davvero efficaci. Succede quindi che, una volta venute meno queste persone, tutto arranchi e si perda. Sono convinta che se artisti, scrittori, intellettuali si impegnassero nel particolare, accanto agli altri, mettendo da parte la ricerca di gloria mediatica per un po’ di invisibilità collettiva, ma fattiva, quel futuro migliore che ci sembra tanto lontano in quest’Italia allo sbando, diventerebbe un approdo chiaro e tangibile. Questo riguarda anche i politici animati da autentico spirito di servizio e non quella folla di politicanti da social network sempre pronti a esprimersi su immigrazione, diritti, scandali del lavoro, ma quasi del tutto incapaci di entrare nelle vite o nella geografia di un qualsiasi quartiere periferico delle città che magari si trovano ad amministrare – quello stesso quartiere in cui si fa esperienza diretta dell’integrazione e dell’esclusione, del disagio, dei sogni repressi, della cultura negletta, della condivisione. Della politica, in una parola sola, che nei patti di collaborazione unisce civismo attivo e progetto amministrativo democratico sul lungo termine.</p>
<p>Il lavoro culturale a Santomoro si sviluppa in laboratori artistici per bambini e adulti, feste, servizio di biblioteca legato soprattutto alla presenza dei bambini della nostra scuola primaria dell’infanzia Lo Scoiattolo, sperimentazione coi ragazzi nel doposcuola e nelle attività estive. Promuove una lenta tessitura collettiva, che ha come primo compito la valorizzazione degli abitanti e dei più piccoli, perché crescano coltivando speranze e fiducia al posto di ansie e frustrazioni. Dal paese ci siamo spostati alle altre frazioni delle nostre due valli, in nome di rapporti di amicizia e vicinanza, muovendosi lungo le due linee dei circoli Arci e dei patti di collaborazione.</p>
<p>Per qualche anno mi è parso di stare in un sogno, il cui risveglio sarebbe stato strepitoso. Un sogno, lo sottolineo, col cuore a sinistra, in quei valori di giustizia sociale e fratellanza, sostegno agli ultimi (che non sempre sono i più facilmente riconoscibili e talvolta vanno oltre l’umano, nel vivente) e lotta a tutte le povertà – economiche, culturali, spirituali, che condizionano l’essere umano fino a renderlo estraneo a se stesso e al godere del mondo. Poi nel giugno 2017 la destra ha vinto le elezioni comunali. Dopo lo shock ho iniziato a capire che più di prima c’era da proteggere ciò per cui stavamo lavorando e avevo ragione: nell’autunno è arrivata la notizia del progetto di statalizzazione della scuola comunale per l’infanzia, fino ad allora messa al sicuro dall’amministrazione insieme alle altre due piccole scuole dell’area montana. Una brutta notizia per chiunque sappia l’importanza di una scuola comunale in territori fragili, come la collina e la montagna – il passaggio allo stato ne avrebbe determinato la rapida chiusura, perché lo stato non può verosimilmente intervenire nel locale, come fa un comune, che ha il dovere di tutelare le sue aree marginali, affinché non diventino semplici dormitori. Per fortuna dove vivo la scuola è davvero di tutti – il paese e la valle hanno lottato, altri pistoiesi ci hanno sostenuto e la lotta, quando è vera e determinata, indipendentemente dallo snobismo di quotidiani e giornali impegnati, paga. La scuola è ancora comunale.  Di più: la lotta unisce. I rapporti con gli altri paesi si sono rafforzati, e con loro la necessità di alimentare una visione e un impegno comune.</p>
<p>Coltivavo da un po’ l’idea di una manifestazione sul senso della comunità e del lavoro artistico al suo interno, che radunasse alcune delle esperienze significative nel locale e nel panorama nazionale, ne avevo parlato brevemente con il nostro ex-sindaco, Samuele. A Pistoia sotto la sua amministrazione si stava già portando avanti da tre anni un festival ambizioso e tematico, <strong><em><a href="https://www.comune.pistoia.it/5959/Leggere-la-citta/">Leggere la città</a></em></strong>, che aveva il compito di promuovere il dibattito sulle questioni urbanistiche e culturali del comune &#8211;  festival prontamente venuto meno con il cambio della guardia. Ciò di cui abbiamo bisogno ora tuttavia è un lavoro capillare dal basso, che rifondi una comunità plurale, radicata nei quartieri, ma con le porte aperte, capace di accogliere le intelligenze visionarie e la costruzione di progetti per il benessere di tutti, a partire da coloro che sono piccoli o addirittura non ci sono ancora. Così per la mia valle e per l’associazione Palomar mi sono presa la responsabilità di coordinare l’esperienza de <em>La comunità che viene</em>, dedicando questa prima edizione al Racconto di esperienze artistiche, educative e culturali in loci e altrove.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-76379" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1.jpg" alt="" width="500" height="707" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1.jpg 2339w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-768x1086.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-724x1024.jpg 724w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-250x354.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-200x283.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/locandina-ccv-1-160x226.jpg 160w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p><em>Il festival</em></p>
<p>La manifestazione si è svolta in più giornate, fra la fine di settembre e la metà di ottobre, alternando a eventi con vari ospiti, le “comunità transitorie”, ovvero laboratori ed esperienze rivolti a bambini e adulti, ispirati al lavoro già in corso nella Valle.</p>
<p>Il Racconto ha così, fra momenti di narrazione e altri di sperimentazione e gioia condivisa, portato alla luce la possibilità di trasformare territori per lo più caratterizzati dai concetti un po’ triti di periferia, marginalità, oblio, in centri di vitalità immaginativa, perché a volte dai margini, dalle soglie il mondo si vede meglio, perché, aggiungo, sono questi luoghi dove si possono ancora trovare, seppure residuali e nascosti, quei vincoli affettivi, fra abitanti e famiglie, comunitari.</p>
<p>L’anticipazione di <strong>sabato 22 settembre</strong> si è svolta nella <strong>periferia urbana delle Fornaci</strong>, quartiere nord di Pistoia, noto per le sue molte anime, non sempre in accordo. Villette, residenti storici e antichi, case popolari nella sua area più controversa, che è anche la più viva, e dove per anni sono stati portati avanti progetti di integrazione, rivolti primariamente agli adolescenti e in dialogo aperto con l’attivismo socio-culturale in tutta Italia.</p>
<p>Nei locali dell’ente <strong>Camposampiero</strong> abbiamo ospitato nel primo pomeriggio un laboratorio artistico dedicato ai bambini e condotto da <strong>Serena Zampini</strong>, la cui ricerca da anni va verso la commistione di performance, danza e pittura. L’idea dell’accoglienza e della condivisione è venuta qui naturalmente, mettendo insieme ragazzi con caratteri diversi e facendoli interagire nei gesti, fantasticando di provenire da paesi lontani di cui andavano ricreati i movimenti base di una danza rituale, imbrattandosi le dita nel colore a occhi bendati e chiedendo aiuto alla mano dell’altro per essere guidati sul foglio, perché lo scopo non era certo produrre opere d’arte, ma tirare fuori senza inibizioni l’entusiasmo, la piccola follia, la voglia di esprimersi ed essere ascoltato che tutti abbiamo dentro.</p>
<p>È seguito l’incontro con il professor <strong>Enzo Scandurra</strong>, docente di urbanistica presso l’Università La Sapienza di Roma, e <strong>Marina Dammacco</strong>, una delle anime della compagnia teatrale <strong><a href="https://puntacorsara.wordpress.com/">Punta Corsara</a></strong> di Napoli, di cui segue la parte organizzativa e laboratoriale. Entrambi i relatori, moderati da Antonio Sofia per l’Associazione, sono stati invitati per mettere in contatto mondi che talvolta si guardano appena – quello della riflessione intellettuale di lungo corso sulle questioni e l’intervento artistico, diretto, a contatto con coloro che abitano i luoghi. Enzo Scandurra ha parlato di un passato non lontano (si pensi alla produzione cinematografica degli anni Cinquanta e Sessanta) in cui le diseguaglianze sociali e l’assetto urbanistico dei quartieri era interesse vivo degli intellettuali, del fallimento di progetti amministrativi sulle periferie, nello specifico il caso esemplare del villaggio della Martella, a Matera, pure molto belli sulla carta, perché non si possono “deportare le persone” per un’idea astratta, sebbene nobile, di comunità. Occorre appunto un lavoro fianco a fianco con gli abitanti, che li liberi dalla lente del sociologo, ne faccia materia viva e partecipata e non di studio. E qui si è inserita Marina Dammacco mettendo in atto una vera e propria performance per noi del pubblico per raccontare l’azione teatrale sul tema delle periferie <em>Il Convegno</em>, immaginario quanto verosimile convegno a cui tutti, dai sociologi di cui sopra, agli assessori, sono invitati a esprimersi sul tema, mentre il corpo di un’adolescente che nella periferie risiede, attende pazientemente sdraiata, quasi un cadavere, davanti a loro, muta e non vista fino alla fine.</p>
<p>Le due narrazioni possono sembrare addirittura in contrasto, come superficialmente si considerano troppo spesso arte e accademia, eppure quello stridore è la frizione, la scintilla per la collaborazione efficace fra un’azione dal basso, che coinvolga e chiami pazientemente le persone una ad una, e una visione architettonica e progettuale delle città.</p>
<figure id="attachment_76382" aria-describedby="caption-attachment-76382" style="width: 577px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-76382" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a.jpg 2000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-768x514.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-1024x686.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018a-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption id="caption-attachment-76382" class="wp-caption-text">Ilde</figcaption></figure>
<p>Il festival è proseguito poi con l’incontro di <strong>venerdì 5 ottobre</strong>, presso il <strong>Centro Sociale di Santomoro</strong>, un evento a cui tenevo particolarmente, essendo stato il primo ideato e voluto da tempo. Siamo infatti entrati nel vivo del tema, ospitando tre esempi di interazione fra arti e territori marginali, difficili, comunque non esattamente sotto i riflettori.</p>
<p>La poetessa <strong>Azzurra D’Agostino</strong> e la preziosissima <strong>Daria Balducelli</strong> hanno illustrato l’attività appenninica dell’<strong><a href="http://www.sassiscritti.org/">associazione SassiScritti di Porretta Terme</a></strong>, una geografia montana prossima a noi del versante pistoiese e a noi sorella. Con il festival <strong><em>L’importanza di essere piccoli</em></strong>, giunto all’ottava edizione, sono la poesia e la canzone d’autore, a essere portate nei borghi della montagna, mettendo poeti e pubblico in un rapporto diretto, frontale. Il successo di questo festival, che ogni agosto riunisce una comunità eterogenea, creando legami affettivi che durano nel tempo, si deve in buona parte proprio alla scelta dell’ambientazione, al coraggio di salire le strade dei paesi di montagna, di stare fra la pieve e il bosco, o, come fu per la prima edizione, nel giardino di una casa privata. Chi partecipa diviene parte in causa e questo fa la differenza. Tra le altre attività promosse dall’associazione &#8211; <strong><em>InRitiro</em></strong>, calendario di laboratori residenziali, artistici e formativi, e una costante interazione col territorio, fra cui vale la pena ricordare il laboratorio teatrale con e per donne migranti, sull’Antigone, e la mobilitazione a sostegno degli <strong><a href="http://www.sassiscritti.org/2016/02/16/conclusione-della-vicenda-philips-saeco/">operai della Philips Saeco</a></strong>, impegnati in un presidio durato 71 giorni, iniziato a fine novembre del 2015 dopo l’annuncio dell’imminente licenziamento di 243 persone. Un sostegno avvenuto con la vicinanza della parola, della musica, delle conoscenze condivise, che non avrà cambiato le sorti degli operai, ma ha restituito almeno la dignità dell’essere insieme nello smarrimento, operai, artisti, musicisti, umani solidali.</p>
<p><strong>Mario Cubeddu</strong>  per <a href="http://www.perdasonadora.it/">l’<strong>associazione Perda Sonadora</strong></a>, è venuto a narrarci la storia del <strong><em><a href="http://www.settembredeipoeti.it/">Cabudanne de sos Poetas</a></em></strong>, festival di poesia che si svolge a inizio di settembre dal 2004 nel paese di Seneghe, nell’entroterra della provincia d’Oristano, un festival felice e longevo, nato grazie alla presenza di una consistente tradizione poetica in lingua sarda e in seguito diventato momento di incontro per la poesia a livello nazionale. Mario e l’amica Mattea Usai, sono stati fra i primi promotori del festival, grazie a una serie di eventi realizzati nel ristorante gestito nei primi anni duemila da Mattea, vera e propria semina per la manifestazione. Perché spesso succede così: si sperimenta in piccolo e poi si prende forza, si vede che ci sono altri pronti a seguire, si tenta, si salta e se la semina è buona si spicca il volo. A Seneghe in quei giorni la poesia è dappertutto. Dal cuore della Piazza dei Balli, alle viuzze, ai ragazzi che presto ricominceranno la scuola, alla piccola biblioteca, un paese apre le porte, accoglie, e a chi partecipa sembra di essere tornato fra antichi amici. È stato Mario a ricordarci nel suo intervento la centralità dell’agire politico, riprendendone la dimensione esistenziale, ben prima che partitica,  che Hannah Arendt, nel suo <em>Vita activa</em>, gli conferiva. Eccole le parole famose della grande filosofa: “L’azione, la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo.”</p>
<p>Il progetto di <strong><a href="https://www.facebook.com/viaRomaReggioEmilia/">Via Roma a Reggio Emilia</a></strong> ci è stato raccontato da due dei suoi promotori: <strong>Pierluigi Sgarbi e Irene Russo</strong>. Via Roma è una strada popolare del centro storico della città, ma la sua “cattiva fama” la pone di diritto fra i luoghi fragili e periferici scelti per la nostra rassegna. È in realtà una via multietnica, osservatorio d’elezione su molte comunità che qui si incrociano: chi ci vive da sempre, chi ci si è insediato, chi la visita durante gli eventi, chi vorrebbe poter restare e naturalmente quelli che stanno crescendo. Può la creatività incentivare la coesione sociale? La risposta è ovviamente sì, ma a noi interessano le modalità e la reazione degli abitanti coinvolti.  L’azione creativa di Via Roma si sviluppa fra il  monumento simbolo di Porta Santa Croce, un orto urbano, alcune osterie, fra cui la <strong><a href="http://www.ghirbabiosteria.it/">biosteria Ghirba</a></strong>, nel festival sulla fotografia e naturalmente fra le persone – Irene e Pierluigi insistono sui momenti preparatori alle attività, come l’occasione per la conoscenza reciproca e quindi l’unione. Gli eventi non piovono dal cielo, ci sono persone che sistemano i locali, prendono contatti, distribuiscono materiali, cucinano, e questo è, per chi lo fa, la fatica, ma anche il sabato del villaggio. Ciò che resta oltre la soglia del visibile e a cui molti pronti a scendere in piazza con qualche vessillo, a speculare e spaccare in quindici un capello moribondo, non sono abituati. Eppure  quel qualcuno che rende possibili gli eventi è l’anima e la persona più importante, è l’accoglienza. L’uso concreto dell’immaginazione, hanno proseguito i nostri ospiti, crea memoria collettiva, contatto fra gli artisti e gli abitanti, che aprono case, negozi, spazi di quartiere come accade durante il <strong><a href="https://www.fotografiaeuropea.it/off2018/2018/04/14/via-roma-non-esiste/">festival di Fotografia Europea</a></strong>,  intitolato per l’ultima edizione: Via Roma non esiste. Come un’utopia, in nessun luogo e ovunque – ovunque si lavori perché <em>utopia </em>diventi <em>eutopia</em>: il buon luogo.  La serata è terminata con un rinfresco offerto dal Centro Sociale e appunto cucinato dalle persone che ne fanno parte, che sono anche coloro a cui di cuore dedico questo evento specifico, perché senza di loro non potrei fare nulla.</p>
<p>Siamo così arrivati ai quattro giorni intensi  e finali compresi fra giovedì 11 e domenica 14 ottobre.</p>
<p><strong>Giovedì</strong> siamo scesi in città, ospiti del <strong>Circolo Arci Bugiani</strong>, dove Palomar ha la sede. È un circolo inusualmente ricco di proposte, il cui calendario è sempre fitto di riunioni ed eventi, dove i valori della sinistra non sono soltanto parole, dove trovano posto i ragazzi delle vicine scuole elementari e medie e varie associazioni. Insieme all’ideatrice, l’artista <strong>Emanuela Baldi</strong> abbiamo presentato e raccontato <strong><a href="http://www.zappalab.com/io-sono-qui-2/">il progetto artistico-formativo IO SONO QUI</a></strong>, promosso dall’Associazione Zappa! di Prato cui io stessa ho preso parte insieme a un gruppo di responsabili formato da Emanuela, la performer Francesca Campigli e la psicoterapeuta Paola Papi. Con un team vario (due videomaker umbri, Lorenzo Bernardini e Michele Manuali; un grafico emiliano, Marino Neri, e un fotografo come noi toscano, Guido Mencari). IO SONO QUI rispondeva a un bando del MIUR indirizzato a <em>progetti volti alla promozione di attività volte al recupero delle regolari attività scolastiche ed extrascolastiche nelle zone colpite dal terremoto</em>, di cui <strong><a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/09/22/abitare-mondo-stupore/">ho ampiamente scritto</a></strong>, e si è svolto nella città di Camerino nell’estate 2017.  Al festival ci hanno raggiunto tre dei bambini coinvolti, insieme alle loro mamme: oltre la gioia e la commozione di rivedersi dopo un lavoro intenso e provante, abbiamo così avuto la conferma che certi semi danno frutto e ricordo, che è poi quanto sempre si persegue. Ma abbiamo anche avuto la conferma che queste azioni, dove partecipanti e ideatori si mettono profondamente in gioco, dovrebbero essere quelle a cui dare rilievo se vogliamo un presente diverso, di reciproco sostegno e immaginazione, che parta dai ragazzi. Questo significa che i media per primi potrebbero ogni tanto decidere di raccontare queste <em>storie minime</em>, di rispondere ai molti appelli, telefonate, email – di diffondere speranza oltre che sgomento o sdegno. Cosa fa o non fa notizia, infatti, dovrebbe deciderlo il coraggio non l’opportunità. E cosa è davvero opportuno nei tempi bui che stiamo vivendo?</p>
<p>Abbiamo concluso con un’apericena al circolo e il concerto di un gruppo di giovanissimi, gli <strong>Sgurz</strong>, formatosi proprio per questo festival, che hanno unito i loro strumenti, dalla batteria al sax, agli archi, per riproporci canzoni di resistenza, gioia e lotta dal nostro cantautorato storico e da altre culture.</p>
<p><strong>Venerdì 12 ottobre</strong> abbiamo ripetuto il racconto di IO SONO QUI al <strong>Circolo Arci di Santomoro</strong>, dove abbiamo anche concluso con un’apericena e un dj set con Santo Jimmy, un amico di lunga data, mentre nel primo pomeriggio, al Centro Sociale di Santomoro, ho voluto inserito nel programma il primo incontro per <strong><em>Il Viaggio dell’Eroe</em></strong>, un laboratorio di scrittura poetica gratuito che conduco dal febbraio 2017 nella Valle delle Buri, girando fra i paesi e con qualche puntata in città, che è giunto ora alla terza e finale avventura, <strong><em><a href="http://santomorocentrosociale.blogspot.com/p/il-viaggio-delleroe-autunno-2018.html">L’Isola Chenoncè</a></em></strong>. Il laboratorio è nato primariamente grazie alla collaborazione con il Centro Diurno Desii3 come progetto di  integrazione fra diverse marginalità: psichica, sociale, geografica. Una volta al mese, con una pausa estiva, ci ritroviamo in un Circolo Arci, una proloco, un centro di quartiere, una casa o un prato, a leggere e scrivere poesie su temi scelti dal mondo archetipico della fiaba. Al tavolo si stabilisce una nuova forma di uguaglianza: che si provenga da una situazione di disagio psichico, che si sia bambini o anziani, che si viva su per le colline  o nel centro urbano, qui tutti abbiamo qualcosa da riscoprire ed è sorprendente la capacità di ascolto che ne deriva, fra persone che forse, per le vie più comuni, non si troverebbero mai. Perché la verità basilare è che siamo tutti fragili. Abitiamo tutti una qualche periferia, geografica, della società, dello spirito. Saperlo ci rende prossimi e ci mette in pace. Questo io l’ho capito camminando con gli altri sul sentiero della poesia, tirando fuori la parte di noi da proteggere, ma anche la forza eversiva e gli strumenti per dirsi. Per questo appuntamento siamo “volati via”, proprio come i fratelli Darling dietro Peter Pan, riprendendo il discorso con l’infanzia e magari trovando che non è così dorata come ce la vogliono illustrare. In questo laboratorio siamo temporaneamente un popolo consapevole, dentro uno più grande e spesso inconsapevole, che ci accomuna per lingua, tradizione o destino.</p>
<figure id="attachment_76381" aria-describedby="caption-attachment-76381" style="width: 577px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="wp-image-76381" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1.jpg 2000w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-1024x685.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018t_1-160x107.jpg 160w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption id="caption-attachment-76381" class="wp-caption-text">Andrea e Rosalba, la polenta stesa</figcaption></figure>
<p>Siamo così arrivati a <strong>sabato 13 ottobre</strong>, nella “valle di là”, a <strong>Iano</strong>, con cui da più di un anno Santomoro tiene un rapporto di amicizia e sfida, grazie al duello poetico fra due paesani, <strong>Chiara Vitali</strong> e <strong>Michele Berti</strong>, nato su internet, sviluppatosi poi in due sfide epocali nei rispettivi circoli, fomentato da <strong>Antonella</strong>, la maestra della nostra scuola dell’infanzia, di origine ianese, e confluito in un piccolo libro che ripercorre anche la tradizione del cantar di poesia, dell’ottava rima da queste parti, stampato col contributo del Centro Sociale di Santomoro e del Comitato paesano di Iano. Ci tengo a dire tutto questo per far comprendere che il festival non è piovuto dall’alto, come alcune grandi e ben finanziate manifestazioni-astronave in cui artisti, scrittori, intellettuali letteralmente invadono i luoghi senza nessun tipo di sensibilizzazione precedente. Per noi è una tappa di un percorso comune, faticoso ed entusiasmante.</p>
<p>Ci hanno ospitato la <strong>Biblioteca di Iano</strong>, sita nell’ex scuola elementare del paese e gestita, grazie a un altro patto di collaborazione, dal <strong><a href="https://www.facebook.com/ComitatoPaesanoDiIano/">Comitato paesano</a></strong>, e la stupenda <strong>Casa del Popolo</strong>, unica già nella sua struttura circolare.</p>
<p>Nella biblioteca per le comunità transitorie <strong>Ginevra Ballati</strong> ha condotto il laboratorio <strong><em>Storie di animali</em></strong>, rivolto ai bambini, che hanno realizzato i loro libri sotto la guida dell’artista. I bambini, mi preme dirlo, erano quasi tutti di Iano, grazie al lavoro fatto dai volontari per il coinvolgimento. In questo caso la corsia preferenziale è d’obbligo – non si importa la partecipazione, la si crea lentamente dove si sta.</p>
<p>È seguito presso la Casa del Popolo un incontro a cui tenevamo moltissimo sulla scuola della Barbiana, con la storica e scrittrice <strong>Vanessa Roghi</strong> e <strong>Ezio Palombo</strong>, uomo che ha avuto una lunga e singolare esperienza di sacerdote e che è stato amico sincero di Don Lorenzo Milani. A moderare per Palomar i nostri <strong>Laura Bonanno</strong> e <strong>Marco Leporatti</strong>.  Mentre i nostri ospiti raccontavano a me sembrava che l’esperienza di Don Milani si riflettesse sui volti dei miei compagni in questa Valle, Valentina, Luciana, Lido, Laura, Daniela, Isa, Mirna, Enrico, per dirne solo alcuni, e  nel patto che ci tiene.  Ezio Palombo ricordava il valore del voler bene alla gente, che non è e non può essere tutta l’umanità – come in quel verso della Szymborska, “preferisco me che vuol bene alla gente a me che ama l’umanità”.  Che significa scegliere a chi dedicarsi, se ne abbiamo gli strumenti, e da quel momento non retrocedere di un passo. Vanessa ha raccontato le ragioni personali dietro al suo libro <strong><em><a href="http://www.lavoroculturale.org/lettera-sovversiva/">La lettera sovversiva. Da Don Milani a De Mauro, il potere delle parole (Laterza, 2017)</a></em></strong>, e ha insistito sull’impegno per la scuola, una scuola che non può e non deve essere solo il perseguimento di un voto su una tabella. Si dovrebbe imparare a scuola la via dell’emancipazione, perfino dell’obiezione di coscienza, quel radicale “se pur tutti, io no”.  Ricorda Ezio Palombo nelle prime pagine del libro della Roghi, a proposito della scuola popolare di San Donato: “Vedevo per la prima volta seduti, intorno ai tavoli della scuola, ragazzi cattolici e ragazzi comunisti, perché la verità, diceva Don Lorenzo, non era di destra e non era di sinistra, ed era compito della scuola insegnare a cercarla”.  Ezio ha quasi novant’anni, è lucido e tagliente, testimonia una lezione dei più vecchi, male assorbita dalle generazioni seguenti, ma che è attuale e opportuno riprendere, non tanto per rispolverare la nostalgia, quanto per agire. Così il lavoro di intellettuali come Vanessa Roghi è quanto mai utile ora,  perché aiuta a districare le trame in cui il paese sembra essersi attorcigliato e intorpidito e lo fa, in questo caso, partendo dal tema dei temi: l’educazione, che precede tutto e non è riducibile a un bagaglio di nozioni. Ecco perché l’abbiamo voluta quassù. Perché i paesi della Valle, sono luoghi piccoli, sostenuti dalla possibilità di incidere davvero non su X vite pescate affidandosi alla fortuna, ma sulla vita di ragazzi che conosciamo nel volto e nel carattere.  In questi luoghi tutti siamo responsabili dei processi educativi, tutti siamo chiamati per nome. Qualcuno più forte, forse, perché chi più sa, più deve sentirsi responsabile verso gli altri.</p>
<p>Abbiamo concluso in bellezza, cenando tutti insieme e ascoltando musica e alcuni di noi tirando tardi, bambine comprese, prima di salutarci.</p>
<p>La mattina seguente siamo saliti all’ultimo e più alto dei paesi, <strong><a href="https://www.facebook.com/baggioforever.bucci.1">Baggio</a></strong>, dove si trova la proloco e il Museo del Carbonaio, ultimo dei tre patti di collaborazione. Ci aspettavano i volontari e <strong>Cecilia Lattari</strong> e <strong>Lucia Mazzoncini</strong>, custodi dell’ultima avventura nelle comunità transitorie, <em><a href="https://www.facebook.com/events/482489765583826/">Camminare il silenzio</a></em>.  Siamo entrati nel bosco. In un cerchio silenzioso Cecilia e Lucia ci hanno simbolicamente unito con un filo che è stato poi reciso, a sancire il passaggio dalla dimensione quotidiana a una immersiva nella natura che pure qui è compagna riconoscibile. Qui certe volte scendono i lupi. Qui, nei nostri borghi, i cervi vengono nelle piazze alla fine dell’estate, quando comincia il periodo dell’amore. Qui cominciano quelle castagnete che hanno sfamato tanta gente durante le guerre. Qui la memoria ha un altro passo rispetto alla parola. Cercando di mantenere il silenzio una settantina di persone fra adulti e bambini hanno camminato per il sentiero di un’antica processione paesana, raccogliendo sassolini, rami, fiori, gusci da donare poi alla Bure, il nostro torrente. Un cammino breve, rituale, verso l’acqua, come verso la verità ultima del nostro essere temporaneo e costante insieme, del nostro renderci infine al mondo che è ben più vasto dell’umano e lo si avverte quando si entra in un luogo noto mettendo da parte le nostre abitudini e acuendo i sensi alla sua presenza, alla voce dell’acqua e del vento. Al ritorno siamo risaliti dall’acqua al bosco agli olivi già carichi e pronti per la raccolta, alla strada. Alla proloco intanto si stava preparando un pranzo toscano e antico, con la polenta stesa e tagliata col filo, la pappa al pomodoro, il fungagnino appena trovato, i necci di farina di castagne con la ricotta e i canti dell’Italia popolare sul giradischi. Abbiamo pranzato tutti insieme sotto un bel sole sulla grande terrazza che si affaccia sulle due valli. Ecco, in questi momenti qui, io non credo ma so, che è possibile lavorare per una felicità diversa, io non credo ma so che questo serve, un lavoro incessante, un affetto capace di crescere, una o più persone che spendono tanto del loro tempo per la comunità e hanno il diritto di non sentirsi abbandonate. A un certo punto Michele di Iano si è alzato ed è andato ad abbracciare <strong>Rosalba Bucci</strong>, la presidente della proloco di Baggio e questa è fra le pagine di letteratura non scritta che serberò con cura.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-76380" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-1024x685.jpg" alt="" width="577" height="386" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-1024x685.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-300x201.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-768x513.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-250x167.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-200x134.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba-160x107.jpg 160w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/10/151018ba.jpg 2000w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /></p>
<p>Provengo per una parte della mia famiglia, quella paterna, dall’Appennino montano, dalla Sambuca Pistoiese. Ne ho scritto, ne parlo, scappo come posso al mio bosco del Prataccio per ritrovare quel mio antico amico. Ma Santomoro e la Valle delle Buri, che in qualche modo dipendono  dal ramo materno della mia storia, grazie alla mia bisnonna che era nata qui, mi hanno insegnato ad apprezzare la gente, il popolo di questa microscopica geografia. Non tutta la città, non tutta la nazione, non tutto il mondo: una Valle appenninica, una sola – per una vita è sufficiente.</p>
<p>Concludo questo mio lungo scritto rivolgendo un pensiero a chi a quella tavola a Baggio mancava. Se tutto questo è stato possibile è perché nel 2016 con un’altra persona, l’allora presidente del circolo Arci di Lupicciano, Gianluca Menichini, dal cui spirito spero di aver imparato qualcosa, immaginammo per primi di camminare fra i nostri paesi, con le storie e la poesia. Immaginammo un lavoro coeso per tutta la Valle, sperimentammo nell’estate il percorso io lui e Valentino di Santomoro e il 2 ottobre 2016 camminammo davvero, con tanti altri, fra Santomoro e Lupicciano, leggendo e ascoltando poesie, parlando delle erbe e delle piante, rievocando le infanzie degli abitanti, fino a un altro sole, al Portico di Goro, un altro luogo affacciato sulla vallata, dove pranzare tutti insieme.  Gianluca per questioni sue più che legittime e dopo molti anni al servizio del suo paese,  ora ha lasciato ad altri ed è da una telefonata di diversi mesi fa che non ci parliamo.  Ma io non dimentico. Gianluca, grazie. Questo è per te.</p>
<p><strong>********</strong></p>
<p><strong>La locandina è stata realizzata da Benedetta Matteoni a partire da una foto di Chiara Vitali di un gruppo di bambini della scuola Lo Scoiattolo in visita alla Bure. Questa è la foto che ha accompagnato tutta la nostra lotta per la &#8220;scuolina&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Le fotografie scelte per l&#8217;articolo sono state scattate da Eleonora Chiti nella giornata conclusiva a Baggio. Altre giornate del festival sono state documentate da Giovanni Fedi per il quotidiano online Reportcult e si trovano ai link seguenti.</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/fotografie/collection133209313-72157656497231769/set72157695800052090.html">22 settembre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157672042195817.html">5 ottobre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157700775013081.html">11 ottobre</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.reportcult.it/multimedia/collection133209313-72157656497231769/set72157699167636332.html">13 ottobre</a></strong></p>
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		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2017/07/25/limportanza-piccoli-vii-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 05:21:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
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		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Borri]]></category>
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		<category><![CDATA[Andrea Biagioli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Montagnani]]></category>
		<category><![CDATA[appennino]]></category>
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		<category><![CDATA[Lara Monterastelli]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Mazzoncini]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sante Di Clemente]]></category>
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					<description><![CDATA[…Con una coda ma senza la testa solo per finta, solo per festa solo per fiamma che brucia per fuoco fammi giocare per gioco B.Tognolini, Rime Raminghe, Salani   L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione poesia e musica nei borghi dell’Appennino VII edizione 1-6 agosto 2017 un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti con il contributo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>…Con una coda ma senza la testa<img loading="lazy" class="alignright wp-image-69153" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg" alt="" width="375" height="531" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario.jpg 848w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-768x1087.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/07/Locandina-con-calendario-724x1024.jpg 724w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></em><br />
<em>solo per finta, solo per festa</em><br />
<em>solo per fiamma che brucia per fuoco</em><br />
<em>fammi giocare per gioco</em></p>
<p>B.Tognolini, <em>Rime Raminghe,</em> Salani</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli &#8211; VII edizione</strong></p>
<p>poesia e musica nei borghi dell’Appennino</p>
<p><strong>VII edizione 1-6 agosto 2017</strong></p>
<p>un progetto dell’<strong>Associazione Arci SassiScritti</strong></p>
<p>con il contributo di</p>
<p><strong>Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna progetto Polimero</strong></p>
<p>e dei comuni di <strong>Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi, </strong></p>
<p><strong>Pistoia, Sambuca Pistoiese</strong></p>
<p><strong>BCC Alto Reno e COOP Reno</strong></p>
<p><strong>LA POESIA COME FUOCO, LA VITA COME GIOCO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong>PAOLO BENVEGNÙ, MURUBUTU, LUCIO CORSI, IVAN TALARICO, GABRIELLA LUCIA GRASSO, SAVERIO LANZA, BRUNO TOGNOLINI, GIULIANO SCABIA, CARLO BORDINI, ALESSANDRO RICCIONI, ANDREA DE ALBERTI, FRANCESCA GENTI, MANUELA DAGO</strong></p>
<p>Questo è il settimo anno in cui l’Appennino è reinventato e ricreato dall&#8217;incontro di poeti e musicisti con gli abitanti di paesi abbarbicati sui crinali tra Emilia e Toscana. Un piccolo festival con una dignità da gigante che si propaga tra bosco e radura, tra monti e borghi disabitati prendendosi tutto il tempo e il lusso dell&#8217;ascolto di un paesaggio parlante.</p>
<p>I versi di Bruno Tognolini e il dinosauro fuoritempo e fuoriluogo ritratto da Guido Mencari, raccontano l&#8217;anima de <em>l&#8217;importanza di essere piccoli </em>con una speciale dedica ai mondi intermedi e incandescenti dei bambini, così vicini e aderenti a quelli inattuali della poesia.</p>
<p>Un&#8217;edizione pensata per un pubblico multiforme che segue un ricordo d’infanzia, un giocattolo testimone della serietà del gioco che mette tutti al pari ed entra nel mondo con il passo leggero di chi si accinge a vivere un&#8217;avventura.</p>
<p>Sei giorni di festa in sei luoghi speciali, lontano dalle ragioni dei giorni feriali.</p>
<p>Un dinosauro giocattolo a capo di una sequela di esploratori che il <strong>primo agosto</strong> inizia la sua avventura dal versante toscano, dalla minuscola stazione di <strong>Castagno</strong> <strong>di</strong> <strong>Piteccio</strong> (PT) per ascoltare <strong>Paolo Benvegnù </strong>e il suo viaggio interstellare dentro i misteri di “H3+”, la molecola che sta alla base dell&#8217;Universo ispiratrice del suo ultimo album. Con lui <strong>Alessadro RIccioni</strong> poeta e bibliotecario dell&#8217;Appennino dei cui nativi ‘monti tondi’ la sua poesia porta traccia. La tribù del dinosauro il <strong>2 agosto </strong>si sposta in Emilia e si addentra in un bosco di castagni monumentali nei pressi di <strong>Granaglione</strong>, qui la parola si fa epica grazie alla ‘letteraturap’ di <strong>Murubutu</strong>, in cui sonorità hip hop classiche fanno da tappeto a testi dalla forte curvatura cantautorale; insieme al “cantante filosofo” il “poeta-oste” <strong>Andrea de Alberti</strong> che con le poesie tratte dal suo <em>Dall’interno della specie</em> (Einaudi 2017) intraprende un viaggio antropologico-sentimentale dentro l&#8217;umanità. Cambiando versante il dinosauro il<strong> 3 agosto </strong>arriva a <strong>Rasora,</strong> nel comune di <strong>Castiglione dei Pepoli (BO) </strong>accolto dall&#8217;antica Casa del Popolo e dai testi scanzonati del cantautore <strong>Ivan Talarico</strong>, già attore e autore di libri dal sapore ironico. Uno sguardo limpido e sbarazzino è anche quello di <strong>Carlo Bordini</strong>, poeta e narratore romano che, pur non rinnegando le difficoltà dell’esistenza, non cede mai il fianco al nichilismo. Giunti a metà percorso le orme preistoriche conducono a <strong>La</strong> <strong>Scola</strong> nel comune di <strong>Grizzana Morandi </strong>in uno dei borghi più belli del versante bolognese: qui risuonano tre voci femminili, quella dal timbro purissimo della siciliana <strong>Gabriella Lucia Grasso </strong>che presenta il suo ultimo album <em>Vussia Cuscenza,</em> uscito per Narciso Records, etichetta indipendente fondata da Carmen Consoli. Se la Grasso porta nel fresco delle montagne un po’ della luce catanese, dal nord arrivano le sorprendenti <strong>Manuela Dago</strong> e <strong>Francesca Genti </strong>poetesse unite da un’amicizia profonda e dal progetto editoriale <em>Sartoria Utopia</em>, una ‘capanna editrice’ che produce libri di poesia cuciti a mano. Come un cerchio magico la chiusura del festival è in Toscana: venerdì <strong>5 agosto</strong> a <strong>Monachino</strong>, nel comune di <strong>Sambuca Pistoiese (PT),</strong> in una graziosa valle in cui si intrecciano 4 province. Ad accogliere il dinosauro sono gli animali selvatici evocati dal giovane cantautore maremmano <strong>Lucio Corsi </strong>nel suo disco delicato e metamorfico <em>Bestiario musicale.</em> La poesia è invece affidata alla voce incantatrice di <strong>Bruno Tognolini,</strong> autore generalmente considerato per bambini anche se come dice lo stesso poeta, due volte Premio Andersen, quello che scrive è “per i bambini e i loro grandi”.</p>
<p>L&#8217;ultimo giorno di festival è a <strong>Spedaletto, </strong>paese che prende il nome dalla sua antica tradizione di ospitalità: se nel medioevo ai viandanti veniva offerto rifugio, ai seguaci dei piccoli<strong> domenca 6 agosto</strong> è donata una piazza trasformata da due artisti. A differenza degli altri giorni si inizia alle 19 con <strong>Saverio Lanza</strong>, musicista, compositore e produttore discografico che presenta il progetto originale <strong><em>Vocazioni, messa spontanea per coro misto</em></strong> con cinque solisti e il coro della <strong>Scuola di Musica Mabellini</strong> di Pistoia. Dopo la performance, che concilia il sacro al profano, gli spettatori e artisti sono invitati a fare una pausa per prepararsi all&#8217;ascolto di <strong>Giuliano Scabia, </strong>legato al festival da una tenera amicizia e da una profonda affinità elettiva. Per il festival il &#8216;più imprevedibile dei poeti&#8217;, così scrive Gianni D&#8217;Elia nella prefazione del libretto edito dalla casa editrice catanese “Le farfalle” che ne custodisce i versi, dà voce ai <em>Canti brevi per il cielo della notte. </em>Dentro un paese mutato dalla presenza di ospiti invisibili; poeti, bestie, persone e dèi sono cinguettati e vivificati da Scabia e amplificati da Saverio Lanza con i cantanti che poco prima hanno partecipato a <em>Vocazioni</em>.</p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati</u></strong></p>
<p><strong>Martedì 1 agosto ore 21</strong>-Castagno di Piteccio, PT</p>
<p>Paolo Benvegnù (live)<br />
Alessandro Riccioni (lettura/incontro)<br />
<strong>Mercoledì 2 agosto ore 21 </strong>-Parco didattico sperimentale del Castagno, Varano, Granaglione, Alto Reno Terme BO</p>
<p>Murubutu (live)<br />
Andrea De Alberti (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giovedì 3 agosto ore 21</strong> &#8211; Rasora, Castiglione dei Pepoli, BO</p>
<p>Ivan Talarico (live)<br />
Carlo Bordini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Venerdì 4 agosto ore 21 &#8211; </strong>La Scola, Grizzana Morandi, BO</p>
<p>Gabriella Lucia Grasso (live)<br />
Francesca Genti, Manuela Dago (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 5 agosto ore 21</strong>-Monachino, Sambuca Pistoiese, PT</p>
<p>Lucio Corsi (live)<br />
Bruno Tognolini (lettura/incontro)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Domenica 6 agosto ore 19-</strong> Spedaletto, PT</p>
<p><em>VOCAZIONI</em>, messa spontanea per coro misto di Saverio Lanza<br />
CANTI BREVI PER IL CIELO DELLA NOTTE di Giuliano Scabia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: </strong></p>
<p><strong>Daria Balducelli mob. </strong>349 3690407; <a href="mailto:d.balducelli@gmail.com">d.balducelli@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per le indicazioni stradali consultare la pagina FB SassiScritti_ L’importanza di essere piccoli</p>
<p>In caso di pioggia tutti gli eventi si terranno comunque in posti al chiuso nei luoghi indicati</p>
<p>Per tutte le info <a href="http://www.sassiscritti.org/">www.sassiscritti.org</a> ; <a href="mailto:info@sassiscritti.org">info@sassiscritti.org</a> ; 3493690407 – 3495311807</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’importanza di essere piccoli c’è grazie a</strong>: Daria Balducelli, Ambrogina Bertone, Andrea Biagioli, Alessandro Borri, Azzurra D’Agostino, Sante Di Clemente, Lucia Mazzoncini, Guido Mencari, Andrea Montagnani, Lara Monterastelli, Silvia Tesone</p>
<p><strong>Video</strong> Andrea Montagnani <a href="http://www.pupillaquara.com/">www.pupillaquara.com</a> <strong>Fotografie</strong> Guido Mencari www.gmencari.com</p>
<p><strong>Con la collaborazione di</strong>:</p>
<p>associazione La Sculca, Pro loco di Spedaletto, Pro loco di Castagno, Parco Didattico sperimentale del castagno, Casa del popolo circolo arci di Rasora, libreria l’Arcobaleno di Vergato, libreria Lo spazio di via dell’Ospizio di Pistoia, Hotel Helvetia Thermal Spa, Califfo ristopub di Porretta Terme, Birra del Reno di Castel di Casio, Le grandi ricette di Anna B. catering Castel di Casio, Hotel Roma di Porretta Terme, gelateria la Baracchina di Porretta Terme, Birrificio Beltaine.</p>
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		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli. Poesia e musica dei borghi dell&#8217;appennino</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2016/07/25/limportanza-piccoli-poesia-musica-dei-borghi-dellappennino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 05:21:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre. F. Hölderlin &#160; L&#8217;importanza di essere piccoli poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino VI edizione dal 2 al 6 agosto un progetto associazione arci  “SassiScritti” riabitare il luoghi marginali con la poesia e la musica LA POESIA  CERCA L’ALTRO con GNUT, NADIA AUGUSTONI,  GIUSI QUARENGHI, IACAMPO,  MOTTA,  [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre.</em><br />
F. Hölderlin</p>
<p><img loading="lazy" class="alignright wp-image-63764" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1.jpg" alt="cartolina importanza fb (1)" width="390" height="547" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1.jpg 913w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-214x300.jpg 214w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-768x1077.jpg 768w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2016/07/cartolina-importanza-fb-1-730x1024.jpg 730w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217;importanza di essere piccoli </strong><br />
poesia e musica nei borghi dell&#8217;appennino<br />
VI edizione dal 2 al 6 agosto<br />
un progetto associazione arci  “SassiScritti”</p>
<p><strong><u>riabitare il luoghi marginali con la poesia e la musica</u></strong></p>
<p><strong>LA POESIA  CERCA L’ALTRO</strong></p>
<p>con</p>
<p><strong><u>GNUT, NADIA AUGUSTONI,  GIUSI QUARENGHI, IACAMPO,  MOTTA,  MATTEO PELLITI</u></strong>, TÊTES DE BOIS,  GIOVANNI NADIANI, ALESSANDRA RACCA, ERICA MOU, TIMISOARA PINTO,  LUCIA MAZZONCINI</p>
<p style="text-align: justify;">“Tutti i giorni esco e cerco l’Altro sempre” è l&#8217;incipit scelto per la VI edizione del festival <em>l&#8217;Importanza di essere piccoli, </em>verso enigmatico e profetico del poeta <strong>Holderlin</strong> che connota la poetica e il senso di un progetto culturale nato nel 2011 da un&#8217;idea di Azzurra D&#8217;Agostino e Daria Balducelli dell&#8217;associazione <strong>SassiScritti</strong> e sostenuto da <strong>Regione Emilia-Romagna, </strong>nell’ambito del progetto <strong>Polimero</strong> di <strong>Arci</strong> Emilia-Romagna<strong>, </strong><strong>Distretti Culturali, </strong>Città metropolitana di Bologna e i Comuni di<strong> Alto Reno Terme, Castel di Casio, Grizzana Morandi, Pistoia </strong>e<strong> Sambuca Pistoiese, Arci Bologna </strong>e il contributo di<strong> Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Helvetia Thermal SPA Hotel</strong>. Non solo quindi un festival ma il coronamento estivo di una serie di attività che l&#8217;associazione, affiliata Arci, intesse durante l&#8217;anno: da <strong><em>InRitiro</em></strong>, un calendario di laboratori in residenza con scrittori, attori, illustratori e musicisti, collaborazioni con enti locali quali la <strong>Fondazione Santa Clelia Barbieri</strong> di Vidiciatico, l’Associazione <strong>Porretta Cinema </strong>e recenti sinergie con il festival pistoiese <strong><em>Leggere la città</em></strong> e il <strong><em>Progetto T</em></strong> della compagnia teatrale Gli Omini. Non da ultimo lo scambio di energie e di  pensiero avvenuto lo scorso inverno al presidio dei lavoratori <strong>Philips-Saeco</strong>, mobilitati contro un previsto licenziamento di quasi metà degli operai. SassiScritti ha affiancato a questa manifestazione un <strong>presidio culturale</strong> che ha portato davanti alla fabbrica decine di artisti in un programma dal titolo <strong><em>Poesie per farsi coraggio</em></strong>. Gli operai, a conclusione della lunga contrattazione, hanno devoluto a SassiScritti un contributo derivante dai fondi raccolti a sostegno delle famiglie dei lavoratori.</p>
<p>Il filo rosso che lega queste proposte è l&#8217;attenzione e cura dei luoghi “marginali” intesi non solo come periferie, ma come condizioni esistenziali fragili e minoritarie, quindi potenzialmente cariche di una bellezza eversiva e innovatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">Poesia e musica in luoghi ancora da scoprire, riluttanti alla fama ma generosi nell&#8217;accogliere, poesia come l&#8217;Altro che è in noi ma anche come l’altro che arriva da fuori e che l&#8217;arte continua a cercare con lo slancio del bambino che esplora il mondo. <strong><em>L&#8217;immagine scelta, quella di una cavalletta che si rispecchia in una figura aliena, ci rinnova l’antica promessa con il nostro essere più autentico, verso un&#8217;alterità fertile che fa accadere gli incontri e salda l&#8217;amicizia, qualcosa che oggi forse più che mai si rende urgente.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta SassiScritti sarà felice di accogliere dal<strong> 2 </strong>al<strong> 6 agosto </strong>gli ospiti nei luoghi del Festival, in una terra di mezzo fatta di castelli, pievi, boschi e borghi semi-abbandonati dell&#8217;Appennino. Mediatori tra il mondo e quei pianeti marziani evocati dalla poesia saranno come sempre i luoghi che permettono l&#8217;incontro tra artisti e pubblico, resi ancora più belli dalla cura e dalla dedizione degli abitanti, delle proloco, delle associazioni locali, che da settimane si preparano a questo appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I cantautori<strong> Gnut,  Iacampo, Motta, têtes de bois, Erica Mou  </strong>si incontreranno per la prima volta  con i poeti<strong> N</strong><strong>adia Augustoni, Giusi Quarenghi, Matteo Pelliti, G</strong><strong>iovanni Nadiani, Alessandra Racca. </strong>Poesia e Musica arriveranno e si intrecceranno a <strong>Tresana, Castelluccio di Porretta Terme (BO)</strong>, tra le sue case costruite con le pietre locali che sbucano dal bosco di castagni; tra le romantiche rovine del <strong>Castello di Sambuca Pistoiese</strong><strong> (PT)</strong> o nel festoso borgo di<strong> Castagno di Piteccio (Pistoia) </strong>che incontra la linea transappenninca della Porrettana; presso l&#8217;antico e bellissimo borgo<strong> La Scola a Grizzana Morandi (BO) </strong>e infine approdare sui prati del circolo culturale ippico <strong>Scaialbengo a Castel di Casio (BO).</strong></p>
<p><strong>Gli eventi sono a ingresso libero </strong><strong>in caso di pioggia si svolgeranno ugualmente nei luoghi indicati.</strong></p>
<p><strong><u>PROGRAMMA</u></strong></p>
<p><strong><u>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si terranno anche in caso di pioggia nei luoghi indicati </u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Martedì 2 agosto</strong> inizia il viaggio dentro la natura, la poesia e la musica in uno dei borghi più segreti e più suggestivi dell’Appennino: Tresana, non lontano da Castelluccio di Porretta Terme, piccolo agglomerato di case immerse in un castagneto secolare tra grandi fioriture di ortensie e case in sasso dai tetti in arenaria. L’appuntamento è per le <strong>18:30</strong> quando <strong>Lucia</strong> <strong>Mazzoncini</strong>, aiutata dalle riprese video di <strong>Eleonora</strong> <strong>Chiti</strong>, accompagnerà il pubblico nelle stanze di una antica casa contadina regalando con l&#8217; installazione audio-visiva <strong>CREATURE CUSTODI DI STORIE </strong>momenti di sosta e ascolto attraverso le voci di poeti e le storie di infanzia degli abitanti del borgo e dei viandanti che lo hanno attraversato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">A seguire si terrà la presentazione del libro <strong>UN PONTE GETTATO SUL MARE</strong>, realizzato dal festival di poesia sardo <strong>Cabudanne de sos poetas di Seneghe </strong>con cui l&#8217;importanza di essere piccoli  è gemellata <strong> </strong>si rinnova in questo modo la vicinanza a festival di là dal mare attraverso questo volume antologico che raccoglie le poesie create durante un laboratorio di scrittura poetica nei centri psichiatrici dell’oristanese a cura di <strong>Francesca Matteoni</strong> e <strong>Azzurra D’Agostino</strong>. Dopo una cena a buffet (su prenotazione) dalle 21:00 si entrerà nel vivo della relazione tra parola e musica con l’inedito incontro tra <strong>Nadia Alba Augustoni</strong> e <strong>GNUT</strong>. Poetessa dal percorso certamente non accademico<strong>, Nadia Augustoni</strong> vive una vita da operaia: da sempre per necessità a contatto con lavori manuali e fuori dal mondo intellettuale, si forma da autodidatta studiando  di notte i grandi poeti e saggisti della nostra tradizione. Ne esce una produzione cospicua e variegata, arricchita da una lingua consapevole ma diretta, che si occupa delle questioni dell’umano nelle sue varie declinazioni: da temi più impegnati civilmente a quelli più strettamente intimi, quali quelli trattati nel recente <em>Lettere della fine</em> uscito per Vidya nel 2015. A duettare con lei <strong>GNUT</strong>, al secolo Claudio Domestico, delicatissimo cantautore napoletano che con il suo primo album “Prenditi quello che meriti” è stato acclamato come una delle migliori realtà cantautorali della sua generazione. Presenta al festival brani anche da <em>Domestico</em>, il suo ultimo album, caratterizzato sino dal titolo da una poetica intima, potremmo dire quasi ‘casalinga’, che perfettamente si ricollega all&#8217;atmosfera  della serata.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra caratteristica de<em> l’importanza di essere piccoli </em>è il piacere di scoprire e far scoprire nuovi borghi, così da quest’anno inizia la collaborazione con il borgo toscano di <strong>Sambuca Pistoiese</strong>, dove <strong>mercoledì</strong> <strong>3 agosto </strong>pubblico e spettatori si ritroveranno ai piedi del ‘Castello di Selvaggia’. I ruderi sono su uno sperone di roccia che controlla le valli del Limentra, dove sorge una fortezza che un tempo fu l&#8217; inespugnabile culla della storia e della tradizione poetica dell&#8217;Appennino. Qui, nel 1200, si combatterono le città di Pistoia e di Bologna e qui un secolo dopo si rifugiò, dove visse i suoi anni più felici, Selvaggia Vergiolesi, nobildonna di famiglia ghibellina cantata dal poeta Cino da Pistoia. E come le parole del poeta ci giungono attraverso i secoli, così la poetessa che ospitiamo ha parole ‘per tutti’: non è possibile infatti limitare l’opera di <strong>Giusi Quarenghi</strong> alla sola ‘poesia per ragazzi’. I suoi albi illustrati, le sue filastrocche, i suoi racconti, le sue poesie (come quelle raccolte in <em>E sulle case il cielo</em> ed. Topipittori, inserito nella IBBY International honour list) sono un mondo ricco dove è bello passeggiare insieme. Con lei, il cantautore <strong>IACAMPO</strong>, una voce delicata che accarezza temi e atmosfere di un immaginario composto di dediche e riflessioni, canzoni che a partire da racconti di esperienze personali diventano bacino di domande, attese, grandi dubbi e piccole certezze universali. Un cantautore dallo stile immediatamente decifrabile, che gira l’Italia commuovendo i pubblici più diversi attraverso una musica in qualche modo ‘poetica’ che, come una fioritura, il titolo del suo ultimo album <em>Flores </em>la richiama – si fa esplosione silenziosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Si resta in Toscana anche <strong>giovedì 4 agosto </strong>con l&#8217; appuntamento nella stazione più piccola d’Europa, ovvero <strong>Castagno di Piteccio</strong> (Pistoia). Un solo binario, tra due gallerie, una casupola sotto l’ombra di una radura di castagni: ecco dove si potrà ascoltare la poesia di <strong>Matteo Pelliti</strong> e la musica di <strong>MOTTA</strong>. Laureato in filosofia e autore di varie raccolte in versi, Pelliti dal 2005 collabora stabilmente con il cantautore Simone Cristicchi, assieme al quale ha firmato spettacoli, musical, racconti. Una poesia che riesce a coniugare la leggerezza dell’ironia con i grandi temi della contemporaneità, una scrittura ricca e frizzante che coinvolge i pubblici più diversi. Gli stessi che stanno seguendo il fortunatissimo tour di <strong>MOTTA</strong>, ex Criminal Jokers, in cui presenta il suo album d’esordio come solista <em>La fine dei vent’anni.</em> Un disco prodotto da un “artista amico” del festival, Riccardo Sinigallia, indimenticato protagonista di una delle scorse edizioni. La scoperta dell’età adulta raccontata in dieci brani che verranno presentati al festival in una versione più intima rispetto alla formazione classica che comprende alcuni tra i più interessanti musicisti della scena indie-rock italiana. Sarà poi possibile condividere tutti insieme, a fine serata, alcune ottime specialità preparate in casa offerte dalla Pro Loco di Castagno, realizzate con tutta la sapienza e l’amore dei custodi delle tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si torna in Emilia <strong>venerdì 5 agosto,</strong> quando sarà l&#8217;incantevole e curatissimo borgo <strong>La Scola</strong>, nel comune di Grizzana Morandi (BO), ad accogliere gli ospiti già dalle 18:30. Anche in questa occasione, come per la serata di apertura del festival a Tresana, gli spettatori sono i benvenuti prima di cena  per seguire una <strong>visita guidata</strong> del borgo condotta da Pietro, attivissimo e informatissimo abitante del borgo e animatore dell’Associazione <strong>La Sculca</strong> artefice di tante attività come  mostre, feste, visite e concerti. Verrà poi presentato alle 19, sotto un pergolato di vite, il libro di <strong>Timisoara Pinto</strong> <em>Lavorare con lentezza </em>(Squilibri editore). Giornalista e conduttrice radiofonica esperta di musica, Timisoara accompagnerà gli ascoltatori in un viaggio incredibile che narra l&#8217;incontro con <strong>Enzo Del Re</strong>, l’interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa. Su prenotazione sarò poi possibile mangiare le piadine e le tigelle montanare preparate dalla Sculca, per condividere un po’ di tempo all’ombra del cipresso millenario del borgo prima dell’incontro tra poeta e musicisti. <strong>Giovanni Nadiani</strong>, poeta romagnolo, ha del resto molta dimestichezza con la musica: per anni ha infatti presentato le sue letture con i ‘Faxtet’, gruppo jazz divertente e poliedrico. Autore eclettico, Nadiani ha all’attivo oltre a svariate raccolte di poesie, testi teatrali e cabarettistici. Il suo ultimo libro <em>aNmarcurd </em>(‘Non mi ricordo’), mantiene il dialetto romagnolo tipico della sua scrittura, ma si vela di un’ombra approfondendo il lato più riflessivo e volgendo lo sguardo alla memoria e alla morte.  Freschi di premio sono i musicisti che si avvicenderanno sul palco con il poeta, ovvero i <strong>TÊTES DE BOIS </strong>– targa Tenco come migliori interpreti nel 2015. I Têtes  de Bois hanno avuto questo riconoscimento per l’album realizzato  su Léo  Ferré,  dodici anni dopo  il fortunatissimo <em>Ferré l&#8217;amore e la rivolta.</em> Due anni trascorsi a pensare e a lavorare per le vie dei poeti, sui passi di Léo Ferré, uno dei grandi geni del  Novecento  che  i  Têtes  de  Bois  non  riescono  a  smettere  di  amare,  hanno  generato  un nuovo disco e una nuova avventura ‘Extra’ che molto ha a che fare con la poesia. Baudelaire, Verlaine, Rimbaud  musicati da  Ferré,  Ferré musicato  da  Ferré  e  Ferré  musicato e  ri-arrangiato dai Têtes de Bois.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 6 agosto, </strong>l&#8217;ultima serata del festival, sarà un ritorno in un luogo caro ai piccoli: il <strong>Centro Culturale Ippico di Scaialbengo</strong> nel Comune di Castel di Casio (BO). Qui, tra cavalli cresciuti e educati secondo uno stile rispettoso della loro natura e della necessità di libertà in spazi aperti, si incontreranno due donne brillanti e potenti. La poesia sarà affidata alla voce di <strong>Alessandra Racca</strong>, anche detta ‘la signora dei calzini’ – come recita il titolo del suo primo libro e quello del popolare blog da lei curato. Appassionata di poesia “ad alta voce”, fermamente decisa a dimostrare che la poesia non è una noia, è autrice di reading nei quali mescola poesia e teatralità a una dose massiccia di ironia e musica. La musica, in questa serata, sarà invece quella di <strong>Erica Mou</strong>, già acclamata con la sua <em>Nella vasca da bagno del tempo</em> presentata a San Remo qualche anno fa. A causa di un incidente fortuito subito lo scorso aprile, Erica ha avuto una lunga pausa che si è interrotta in luglio per riprendere l’incontro con il suo pubblico, un incontro rimodulato su nuove esigenze e nuova poetica. L’impossibilità di imbracciare la chitarra ha potenziato il suo rapporto con la voce e ha alimentato l’energia creativa e altre qualità musicali di Erica. Emerge la voglia di lavorare sulla voce, e di mettersi in accordo con altri strumenti, come le corde del violoncello. Come è nella  filosofia del festival, anche in questo caso è il limite  ad amplificare le potenzialità, è il confine che si fa soglia affacciata su una più ampia visione – <em>di necessità virtù</em> è proprio il titolo del tour estivo della cantautrice pugliese.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest&#8217;anno il festival presenterà una serie di <strong>creazioni originali</strong> e uniche da parte di vari artisti e artigiani che hanno realizzato opere specifiche per l’evento. <strong>Borse</strong> in lino e cotone cucite a mano, abbinate a <strong>portachiavi</strong>, <strong>astucci</strong> e <strong>papillon</strong> di stoffa imbottita che riprendono i colori dell&#8217;immagine di questa VI edizione sono la proposta di <strong>Carohandmade</strong>, una creativa della provincia di Livorno che ha preparato una serie ridottissima di questi oggetti unici il cui acquisto darà una parte dei proventi a sostegno del festival. Saranno presenti poi i <strong>taccuini</strong> cuciti a mano delle sarte di <strong>MaVà</strong> di Padova, che pensa, disegna, stampa e rilega  quaderni realizzati interamente con stoffe di recupero, che per il festival riportano i versi scelti come epigrafe-amuleto del festival e il logo dell’associazione SassiScritti. Altri <strong>quaderni</strong>, di altro materiale – ovvero carta e cartone assemblati in creativi collage  riportanti immagini, poesie, ritagli di giornale – saranno rilegati interamente a mano e presentati dalle ‘sarte utopiche’ e poetesse Manuela Dago e Francesca Genti di <strong>Sartoria Utopia</strong> di Milano. Per gli impervi campi è bene avere sempre l’occasione di trovare stuoini dove sedersi con più agio e ve li proponiamo nella veste cucita e realizzata da <strong>Integra</strong>, cooperativa sociale di Quarrata (PT), che ha realizzato per noi alcuni capi cuciti a mano, stuoini da pic nic che potrete usare per tutte le vostre gite in campagna. <strong>Candele</strong> colorate e originalissime realizzate a mano dalla poetessa Francesca Matteoni, oltre a <strong>acquerelli</strong> (cartoline e quadretti raffiguranti gli animali della foresta) dell’artista e sostenitrice del festival Margherita Cambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritroveremo poi i ‘<strong>miniquadri’</strong> di <strong>Cifone</strong>, al secolo Simone De Berardinis, di cui il fumettista <strong>Maicol Rocchetti</strong> (il noto autore degli ‘Scarabocchi animati’ di maicol&amp;mirko) ha detto “Cifone è uno dei più grandi artisti che mi è capitato di conoscere. La potenza dei suoi disegni, dei suoi modellini di cartone e delle sue foto ricordo è devastante. Cifone riesce a stupirmi da ormai trent&#8217;anni. Le sue cose sono sempre vere, giuste, entusiasmanti, commoventi. Soprattutto non sono mai una truffa”.  Ci saranno poi  alcuni esemplari di <strong>poster d&#8217;arte</strong> numerati, pezzi unici realizzati appositamente secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d&#8217;arte bolognese <strong>Anonima Impressori</strong>. Tutti questi specialissimi piccoli grandi oggetti verranno proposti al pubblico in una raccolta fondi a sostegno delle attività del festival.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad arricchire la rassegna sarà presente il bookshop de “<strong>LO SPAZIO di via dell&#8217;ospizio” </strong>di Pistoia e <strong>“L’ARCOBALENO”</strong> di Porretta Terme, oltre allo stand della straordinaria <strong>BIRRA DEL RENO</strong>, un prodotto artigianale, sano, gustoso, realizzato con i cereali delle aziende agricole della montagna e spinata fresca sul momento.</p>
<p><strong><u>INFO</u></strong></p>
<p><a href="http://www.sassiscritti.wordpress.com/">www.sassiscritti.wordpress.com</a></p>
<p><a href="mailto:sassiscritti@gmail.com">sassiscritti@gmail.com</a></p>
<p>fb: L&#8217;importanzaDiEsserePiccoli</p>
<p>mob:  349 5311807 | 333 5837354</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>ufficio stampa SassiScritti: Azzurra</strong><strong> D&#8217;Agostino/Daria Balducelli mob. </strong>349 5311807; azzurradagostino@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;importanza di essere piccoli 2014 &#8211; IV edizione</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2014/08/02/limportanza-di-essere-piccoli-2014-iv-edizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2014 08:10:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ io amo più forse, le colline e le fresche brezze e le verdescuro pinete, che i giganti passi dell&#8217;uomo  a. rosselli L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – IV edizione poesia e musica nei borghi dell’Appennino tosco-emiliano dal 5 al 9 agosto 2014 POETI E MUSICISTI  SI INCONTRANO NELLE VALLI E NEI BORGHI DELL&#8217;APPENNINO TOSCO EMILIANO con FABIO [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sassiscritti.wordpress.com/"><img loading="lazy" class="alignleft wp-image-48587 size-medium" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/08/locandina-web-212x300.jpg" alt="locandina l'importanza di essere piccoli" width="212" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/08/locandina-web-212x300.jpg 212w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/08/locandina-web.jpg 680w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em> io amo più forse,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>le colline e le fresche brezze e le verdescuro</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>pinete, che i giganti passi dell&#8217;uomo</em><em> </em></p>
<p style="text-align: right;">a. rosselli</p>
<p><strong>L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – IV edizione</strong><br />
poesia e musica nei borghi dell’Appennino tosco-emiliano</p>
<p><strong>dal 5 al 9 agosto 2014</strong></p>
<p>POETI E MUSICISTI  SI INCONTRANO NELLE VALLI E NEI BORGHI DELL&#8217;APPENNINO TOSCO EMILIANO<br />
con<br />
FABIO PUSTERLA, MARIO BENEDETTI, RICCARDO SINIGALLIA, PEPPE VOLTARELLI, DAVIDE TOFFOLO e molti altri</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-48586"></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong>5 agosto – “Scaialbengo” centro culturale ippico, Castel di Casio ore 21</strong><br />
<strong>DINA BASSO, YARI BERNASCONI, ALBERTO CELLOTTO </strong>(letture)<br />
<strong>ROBERTO ANGELINI</strong> (live acustico)</p>
<p><strong>6 agosto – Molino del Pallone, Granaglione ore 21</strong><br />
<strong>LUIGI SOCCI</strong> (lettura/incontro)<br />
<strong>DAVIDE TOFFOLO </strong>(concerto/spettacolo Graphic Novel is Dead)</p>
<p><strong>7 agosto – Pieve della Rocca di Rofeno, Vergato ore 21</strong></p>
<p><strong>MARIO BENEDETTI </strong>(lettura/incontro)<br />
<strong>RICCARDO SINIGALLIA</strong> (concerto)</p>
<p><strong>8 agosto – Capugnano, Porretta Terme ore 21</strong><br />
<strong>FABIO PUSTERLA</strong> (lettura/incontro)<br />
<strong>PEPPE VOLTARELLI </strong>(live acustico)</p>
<p><strong>9 agosto – Castagno, Pistoia ore 21</strong><br />
<strong>CHANDRA LIVIA CANDIANI</strong> (lettura incontro)<br />
<strong>MARA REDEGHIERI</strong> (concerto progetto Dio Valzer)</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – IV edizione</strong><br />
poesia e musica nei borghi dell’Appennino tosco-emiliano<br />
è un progetto di Associazione Culturale SassiScritti in coordinamento con Arci Bologna</p>
<p>con il sostegno di</p>
<p>Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Castel di Casio, Comune di Granaglione, Comune di Pistoia, Comune di Porretta Terme, Comune di Vergato, Pro Helvetia Fondazione svizzera per la cultura.</p>
<p>con il contributo di</p>
<p>Fondazione del Monte, Gelati Sammontana, Hotel <em>Helvetia</em> Thermal SPA, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Banca di Imola filiale di Porretta Terme</p>
<p>con la collaborazione di</p>
<p>Associazione “Amici dell’ antica pieve”, Associazione parrocchiale “Beata Vergine della neve”  Pro loco di Capugnano, Circolo ricreativo Arci di Piteccio , Pro loco di Castagno,  “Scaialbengo centro culturale ippico” di Castel di Casio,  Pro loco Molino del Pallone, Libreria l’Arcobaleno di Porretta Terme,  Centro turistico La Prossima di Castel di Casio,  Arci Pistoia e circolo Arci Sperone, Libreria Lo Spazio di via dell&#8217;Ospizio di Pistoia, Anonima impressori di Bologna, The Califfo Pub di Porretta Terme, La Baracchina f.lli Tovoli lago di Suviana, Gelateria La Baracchina di Porretta Terme</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Per il quarto anno, dal<strong> 5 </strong>al<strong> 9 agosto, </strong>torna “<strong>l&#8217;importanza di essere piccoli” </strong>un festival in cui musicisti e poeti si incontrano riabitando  i borghi, i cortili, i sentieri e le radure dei boschi.</p>
<p>“L&#8217;importanza di essere piccoli” è organizzato dall&#8217;associazione culturale SassiScritti Circolo Arci di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino e Daria Balducelli e il contributo di  Regione Emilia Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Castel di Casio, Comune di Granaglione, Comune di Pistoia, Comune di Porretta Terme, Comune di Vergato, Arci Bologna, Fondazione del Monte,  ePro Helvetia Fondazione svizzera per la cultura.</p>
<p>La bellezza ruvida dei paesaggi che fanno da sfondo agli incontri e ai concerti è la materia viva del festival che da alcuni anni rende possibile, insieme agli artisti e agli abitanti dei paesi, la parabola della poesia, il suo fremito. I versi oracolari tratti dal poemetto di Amelia Rosselli ‘Libellula, panegirico della libertà’, hanno suggerito l’immagine di quest’anno, emblema di grazia e levità, un lapsus poetico che nel suo librarsi bilancia le ali e si dona allo sguardo.</p>
<p><strong>Fabio Pusterla, Peppe Voltarelli, Mario Benedetti, Riccardo Sinigallia, Davide Toffolo, Roberto Angelini, Mara Redeghieri, Luigi Socci, Chandra Livia Candiani, Dina Basso, Yari Bernasconi, Alberto Cellotto, </strong> sono  gli  ospiti che con la loro poesia e musica si libreranno sulle  frazioni e i borghi dell&#8217; Appennino, trasfigurando gli orizzonti e cangiando loro stessi alla presenza dei paesaggi. Gli ampi campi della sede del circolo culturale ippico <strong>Scaialbengo a Castel di Casio</strong>, che come praterie ospitano allo stato naturale i cavalli che possono vivere liberamente in branco, così come il parco pluviale del fiume Reno che solca la valle del <strong>Molino del Pallone,</strong> sono esempi di luoghi speciali da scoprire e riabitare con l’arte. E ancora: la suggestiva e antichissima <strong>Pieve</strong> della <strong>Rocca di Roffeno (Vergato), </strong> risalente al X secolo, la dolcezza dei declivi di <strong>Capugnano (Porretta Terme) </strong>e il borgo<strong> Castagno di Piteccio (Pistoia)</strong> che incontra la linea transappenninca della Porrettana, gioiello dell&#8217;ingegneria ferroviaria del XIX secolo: sono questi i paesaggi così lontani dai “giganti passi dell&#8217;uomo” che saranno solcati dagli artisti e dagli ospiti, come libellule che abitano i campi. La partecipazione degli abitanti dei borghi è poi la linfa de “L&#8217;importanza di essere piccoli”: sono loro che ospitano gli artisti, li incontrano e passano il tempo con loro, tra una lettura e un soundcheck.</p>
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<p><strong>PROGRAMMA DETTAGLIATO</strong><br />
<strong>Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si svolgono a partire dalle ore 21:00</strong></p>
<p>Il Festival apre <strong>Martedì 5 agosto </strong>presso gli spazi del circolo culturale ippico <strong>Scaialbengo di Castel di Casio</strong>, una giovane associazione che ospita allo stato naturale i cavalli che possono vivere liberamente in branco negli ampi campi che si distendono intorno alla sede.Qui i versi potenti in dialetto catanese di <strong>Dina Basso</strong>, la dolorosa grazia del ticinese <strong>Yari Bernasconi, </strong>l&#8217;asciuttezza e gravità del parlato trevigiano di <strong>Alberto Cellotto </strong>si alterneranno in una serie di letture che precederanno l&#8217;universo strumentale e intimistico di <strong>Roberto Angelini. </strong>Musicista, autore, compositore e produttore artistico, Angelini è attualmente impegnato nel <strong><em>Solo Live Tour</em></strong> per il suo progetto musicale <strong>“PHINEAS GAGE”</strong> e nel programma “<strong>GAZEBO</strong>” andato in onda su Raitre. Inoltre, collabora ai progetti di alcuni artisti italiani sia come autore e compositore che come chitarrista, apprezzato per la sua tecnica con la slide guitar. Tra le tante collaborazioni: dal disco e tour dell’ultimo album di Niccolò Fabi, al progetto ‘Il Paese è Reale’ degli Afterhours, al Collettivo Angelo Mai, alla realizzazione del disco d’esordio dell’Orchestraccia “Sona Orchestraccia Sona” all’EP di Antonella Lo Coco “LoverCover”, alla tourné di Emma Marrone.</p>
<p>Dal luminoso orizzonte che si apre da Castel di Casio al greto del fiume Reno che solca una delle valli più impervie dell&#8217;Appennino: è qui, nella fresca pineta del<strong> Molino del Pallone </strong>(Granaglione)  che <strong>mercoledì 6 agosto</strong> si terrà la seconda serata de “l&#8217;importanza di essere piccoli”, grazie anche al sostegno e cura della pro loco omonima. Ad aprire, i fulminanti versi di <strong>Luigi Socci</strong>,poeta e performer che presenterà la sua opera omnia <strong><em>Il rovescio del dolore </em></strong>(ed. Pequod), schegge di poesia recitate a memoria che parlano del mondo svelandone le sue perversioni e allucinazioni, una “bic lamarasoio” sul morbido tessuto delle ovvietà quotidiane. E se la poesia di Luigi Socci accompagna l&#8217;ascoltatore dentro un “teatrino dell&#8217;assurdo” dissacrante e allo stesso tempo tragico, ecco che ad attendere il pubblico ci sarà un&#8217;altra figura mascherata.  <strong>Davide Toffolo,</strong> uno dei fumettisti più amati del paese e cantante dei <strong>TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI</strong>, si esibirà in un set acustico delle migliori canzoni del gruppo indipendente, uno spettacolo dove verrà in luce la sua natura di entertainer comico. Con<strong> GRAPHIC NOVEL IS DEAD </strong>Davide Toffolo si trasforma in un personaggio disegnato per raccontare la propria vita attraverso una commedia a fumetti, una storia dove la realtà fotografica vede l&#8217; “Eltofo” (il cantante vestito da yeti del gruppo TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI) esibirsi in un urlo rock per ribadire la libertà di cui ancora gode il linguaggio dei fumetti. Libertà visionaria che Toffolo ha raggiunto proprio nella forma delle graphic novel in cui negli ultimi quindici anni ha fondato la propria ricerca componendo romanzi indimenticabili come “Pasolini”, “Carnera” e “Il Re Bianco”</p>
<p>Cambia lo scenario e cambia l&#8217;atmosfera del terzo appuntamento di<strong> giovedì 7 agosto</strong>.  Abbandonata, infatti,  la strada statale Porrettana che collega Bologna a Pistoia, a Vergato ci si immette in una secondaria che dopo diversi chilometri diventa una piccola via che si inerpica sul pendio dei monti, tra radi casolari e borgate. Ad accogliere gli artisti e il pubblico l&#8217; Associazione “Amici dell’ antica pieve”ininun luogo silenzioso e incantato che circonda l&#8217;antica <strong>Pieve</strong> romanica di <strong>Rocca di Rofeno</strong>, nel comprensorio del comune di Vergato. L&#8217;Abbazia, sorta nel X secolo per dare ristoro ai viandanti, ospiterà la lettura di <strong>Mario Benedetti,</strong> uno dei maggiori poeti italiani: i suoi versi lunghi, legati tra loro da un sentimento del tempo inattuale, non distratto dalla chiacchera, sono impronte nella realtà, falcate destinali. La sua poesia è un invito a non distrarsi, un monito rivolto a se stesso e al lettore e che parlando della morte e del suo legame con la vita ricorda con le sue terse parole l’”umiltà delle cose minute”. Di vita parlerà attraverso le sue canzoni anche <strong>Riccardo Sinigallia </strong>attivo sulla scena italiana da anni soprattutto in veste di autore e produttore (ha collaborato, tra gli altri, con Niccolò Fabi, Max Gazzè, Frankie Hi-NRG Mc, Tiromancino e Luca Carboni). L&#8217;album <strong><em>Per</em> <em>Tutti</em> </strong>presentatoall&#8217;ultimo<strong> festival di San Remo</strong>, rappresenta una sorta di capitolo di chiusura di una trilogia discografica che corrisponde idealmente al percorso artistico di Riccardo Sinigallia, soprattutto in riferimento al suo modo di scrivere musica e di rapportarsi all’ascoltatore. Come recita lo stesso titolo, <strong><em>Per</em> <em>Tutti</em> </strong>vuol essere un album di “apertura” verso gli altri ma, collegandolo alla realtà contemporanea, anche di speranza nel futuro che ci aspetta. Universali, ma al contempo anche molto personali, i temi su cui si snodano i testi dell’album: Riccardo Sinigallia scrive d’amore e d’amicizia partendo da se stesso, per poi allargare lo sguardo fino al mondo intorno a noi. Anche qui il rimando è alla realtà che ci circonda, tutti i brani sono legati tra loro da un filo rosso: il concetto di tempo, inteso come “convenzione” su cui impostiamo tutta la nostra vita, e che torna in ogni traccia dell’album.</p>
<p>Il penultimo appuntamento del festival, <strong>venerdì 8 agosto, </strong>si svolge nel borgo di <strong>Capugnano</strong> (Porretta Terme) in cui torniamo anche per questa edizione grazie alla bella accoglienza dell&#8217;associazione “Beata Vergine della Neve”  e della Pro loco che, ogni anno, ricevono gli ospiti cucinando per loro e mettendo a disposizione l&#8217;ampio campo che si apre davanti all’antica chiesa di San Michele Arcangelo. La serata si apre con la lettura del poeta e critico svizzero di lingua italiana <strong>Fabio Pusterla, </strong>autore che affonda la sua poetica nel grande modello di Sereni, influenzato anche da uno dei più importanti poeti di lingua francese &#8211; Philippe Jacottet &#8211; di cui è traduttore. Pusterla ha fin dai primi libri un tono originale che evoca il passato dando voce al dialogo profondo tra i vivi e gli assenti, tra le generazioni passate e quelle a venire, in una continua ricerca di una comunità, di un “noi” che ci riguarda. Un poeta fra i più importanti e amati degli ultimi decenni, in ascolto dei battiti del quotidiano in cui si aprono mondi di senso, radure in cui si irradiano miracoli di fratellanza che continua a fremere malgrado i cocci e le rovine di cui la terrà è affollata.  Il paesaggio e gli animali che lo popolano sono alcuni dei temi che ritornano nelle sue raccolte, versi camaleontici che si mimetizzano con la natura che li smuove, un io che non si rassegna di stare al mondo con il passo greve e pesante del conquistatore.</p>
<p>Oltre a Pusterla incontreremo poi un artista poliedrico e versatile, in grado di spaziare tra la musica, il teatro, il cinema e la scrittura: <strong>Peppe Voltarelli</strong>, vincitore nel 2010 del <strong>premio Tenco</strong>, chiuderà infatti la serata con un live acustico in cui interpreterà i suoi successi tra cui brani dall&#8217;ultimo album <strong>Lamentarsi come ipotesi</strong>,in cui spicca come sempre la vicinanza alla <em>world and country music</em> per sonorità e per forza evocativa.</p>
<p>Terzo lavoro solista del cantastorie calabrese, fondatore nel 1990 del <strong>Parto delle Nuvole Pesanti</strong>, “Lamentarsi come ipotesi” si compone di dodici canzoni, di cui nove in italiano, due in dialetto e un brano strumentale. Registrato a Firenze e prodotto artisticamente da Finaz della Bandabardò, l&#8217;album è una riflessione sull&#8217;arte, sulla necessità della mescolanza come valore e sulla santificazione delle proprie radici culturali, è un pensiero sulla solitudine che genera la rincorsa al successo e diversi tipi di povertà.</p>
<p>Affacciandosi verso sud dal crinale delle montagne dell&#8217;Appennino si incontrano tanti paesini che sostano lungo i binari della <em>Porrettana</em>, gioiello dell&#8217;ingegneria ferroviaria del XIX secolo. Uno di questi è <strong>Castagno, </strong>già nel versante toscano, dove <strong>Sabato 9 agosto</strong> si chiuderà la IV edizione del festival.  <strong>Chandra Livia Candiani </strong>e il concerto <strong>“Dio valzer”</strong> di <strong>Mara Redeghieri </strong>verranno ospitati, grazie all’aiuto della pro loco di Castagno e del Circolo Arci di Piteccio, nel graziosissimo borgo della provincia di Pistoia, in un appuntamento che sancisce l&#8217;entrata della città toscana nella rete dei comuni che fanno parte de “l&#8217;importanza di essere piccoli”. Le poesie di <strong>Chandra Livia Candiani </strong>danno voce a tanti regni perché, come lei stessa dichiara in una sua intervista, “non è mai esistito solo il regno umano, è fondamentale nella mia vita e quindi anche nella mia poesia, entrare in contatto con altri regni, come quello animale, vegetale, minerale, e quello dei morti”. Parole e voci che alleggeriscono l&#8217;io in un tu che spesso si rivolge a persone presenti o assenti, a comunità in ascolto, al visibile e all&#8217;invisibile. Su questi temi Chandra Livia Candiani sospende il giudizio, frutto di una personale assimilazione della filosofia occidentale e orientale. Poesie sull&#8217;infanzia da coltivare e recuperare, sul silenzio e sul lutto, facendo sempre arretrare l’io per lasciare emergere la natura e il mondo in un&#8217;apertura e condivisione totale.</p>
<p>La notte si tinge poi dei colori roventi e appassionati dei canti anarchici di <strong><em>Dio Valzer</em></strong> con <strong>Mara Redeghieri,</strong> indimenticabile voce degli <strong>Ustmamó, </strong>un progetto di recupero e rivisitazione dei canti anarchici dell&#8217;Ottocento nato nell&#8217;Appennino reggiano che rende omaggio a «canzoni popolari anarcosindacali» stese tra la fine dell&#8217;Ottocento e la seconda metà del Novecento da autori più o meno sconosciuti. La formazione è composta da Mara Redeghieri alla voce, <strong>Lorenzo Valdesalici </strong>alla chitarra, e <strong>Nicola Bonacini</strong> al contrabbasso e dà vita a canti coinvolgenti e attuali contraddistinti dalla semplicità degli strumenti acustici.</p>
<p>La fame la miseria, le lotte, le speranze e le utopie dei grandi sognatori della storia sono i temi cantati dal trio, che propone una selezione di brani che ripercorrono i capisaldi della gloriosa tradizione canora di lotta e di rivolta. Mara Redeghieri, cantante e/o insegnante, è stata la voce del gruppo <strong>Ustmam</strong><strong>ó</strong>dal 1990 al 2001, prodotto dai due leader fondatori dei CCCP <strong>Giovanni Ferretti e Massimo Zamboni.</strong> Il gruppo ha ottenuto diversi consensi arrivando a fare da spalla nel 1995 a <strong>David Bowie </strong>nel suo tour italiano a Roma e Milano. Mara ha inoltre collaborato alla stesura dell’album <em>Dispetto </em>di <strong>Gianna Nannini, </strong>tra cui spicca il brano <strong>‘Meravigliosa Creatura’</strong>, scritto a due mani con la famosa cantante, e ha anche scritto e cantato il brano di chiusura del film <em>Denti </em>di Gabriele Salvatores in collaborazione col musicista compositore <strong>Theo Teardo</strong>.</p>
<p>Ad arricchire la rassegna saranno presenti i due bookshop della libreria “L&#8217; Arcobaleno” di Porretta e de “LO SPAZIO di via dell&#8217;ospizio” di Pistoia. Quest’anno poi il festival presenterà una serie di <strong>creazioni originali</strong> e uniche da parte di vari artisti e artigiani che hanno realizzato opere specifiche per l’evento. I ‘<strong>miniquadri’</strong> di <strong>Cifone</strong>, al secolo Simone De Berardinis, di cui il fumettista <strong>Maicol Rocchetti</strong> (il noto autore degli ‘Scarabocchi animati’ di maicol&amp;mirko) ha detto “Cifone è uno dei più grandi artisti che mi è capitato di conoscere. La potenza dei suoi disegni, dei suoi modellini di cartone e delle sue foto ricordo è devastante. Cifone riesce a stupirmi da ormai trent&#8217;anni. Le sue cose sono sempre vere, giuste, entusiasmanti, commoventi. Soprattutto non sono mai una truffa”. La sua è un&#8217;arte fatta di colori, geometrie e riproduzioni minuziosissime di posti visti e subito interiorizzati. I disegni prendono forma dentro piccole cornici che si adagiano, lasciando spazio, sul palmo di una mano: per il festival Cifone ha realizzato 50 miniquadri ritraenti insetti, ispirati dall’immagine di questa IV edizione &#8211; appunto una libellula. Saranno presenti poi i <strong>taccuini</strong> cuciti a mano della ditta artigiana <strong>13sedicesimi</strong> di Torino, che pensa, disegna, stampa e rilega meravigliosi quaderni che per il festival riportano in copertina alcuni versi di Amelia Rosselli, tratti sempre dal poemetto ‘La libellula, panegirico della libertà’. Gli stessi versi, ovvero: “Io non so cosa voglio, tu non sai/ chi sei, e siamo quasi pari” sono impressi su una serie di magliette realizzate dalla ditta <strong>Macron</strong> di Crespellano (BO) su generoso dono dell’Hotel Helvetia Thermal Spa di Porretta Terme.  Verranno inoltre presentati inoltre alcuni esemplari di <strong>poster d&#8217;arte</strong> numerati, pezzi unici realizzati  appositamente secondo le antiche modalità di lavoro tipografico dalla tipografia d&#8217;arte bolognese <strong>Anonima Impressori</strong>. Tutti questi specialissimi piccoli grandi oggetti verranno proposti al pubblico in una raccolta fondi a sostegno delle attività del festival.</p>
<p><strong>Per maggiori informazioni</strong>: <a href="http://sassiscritti.wordpress.com/">Sassiscritti</a></p>
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