<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>darwin &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://www.nazioneindiana.com/tag/darwin/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 18 Jan 2015 15:12:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.15</generator>
	<item>
		<title>Piccola storia di Dio</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/27/piccola-storia-di-dio/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/27/piccola-storia-di-dio/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2015 06:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[als ob]]></category>
		<category><![CDATA[Andrej Linde]]></category>
		<category><![CDATA[Aspirante filologo. Mitologia.]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo teoretico]]></category>
		<category><![CDATA[Big Bang]]></category>
		<category><![CDATA[Bonhoeffer]]></category>
		<category><![CDATA[buddhismo]]></category>
		<category><![CDATA[Copernico]]></category>
		<category><![CDATA[cratofania]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura orale-aurale]]></category>
		<category><![CDATA[daniele ventre]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[De Santillana]]></category>
		<category><![CDATA[disegno intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[divino]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[epistemologia]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Gilgamesh]]></category>
		<category><![CDATA[Guglielmo da Occam]]></category>
		<category><![CDATA[Havelock]]></category>
		<category><![CDATA[ierofania]]></category>
		<category><![CDATA[Ilya Prigogine]]></category>
		<category><![CDATA[Isaac Newton]]></category>
		<category><![CDATA[isolazionismo antropologico]]></category>
		<category><![CDATA[Keplero]]></category>
		<category><![CDATA[Lee Smolin]]></category>
		<category><![CDATA[Levinas]]></category>
		<category><![CDATA[Max Scheler]]></category>
		<category><![CDATA[Max Weber]]></category>
		<category><![CDATA[Mircea Eliade]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Davies]]></category>
		<category><![CDATA[Pio IX]]></category>
		<category><![CDATA[R. B. Onians]]></category>
		<category><![CDATA[relativismo]]></category>
		<category><![CDATA[religioni politeistiche]]></category>
		<category><![CDATA[sacro]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Sebag]]></category>
		<category><![CDATA[Siddharta]]></category>
		<category><![CDATA[Sri Krshna]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Hawking]]></category>
		<category><![CDATA[teismo]]></category>
		<category><![CDATA[voltaire]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=50443</guid>

					<description><![CDATA[di Daniele Ventre C&#8217;era una volta il cielo, con i suoi pianeti e il suo calendario prima lunare e poi solare. Insomma, la dea bianca sacerdotessa e poi l&#8217;eroe. O anche tutti e due, madre e pàredro, madre e pargolo, in varie forme. Servivano per varie cose: dal controllo delle nascite presso i cacciatori raccoglitori, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>C&#8217;era una volta il cielo, con i suoi pianeti e il suo calendario prima lunare e poi solare. Insomma, la dea bianca sacerdotessa e poi l&#8217;eroe. O anche tutti e due, madre e pàredro, madre e pargolo, in varie forme. Servivano per varie cose: dal controllo delle nascite presso i cacciatori raccoglitori, alla misura dei cicli stagionali nel neolitico tardo e nell&#8217;età dei metalli, giù giù fino al tardo rinascimento. Più del sole e della luna, vicini all&#8217;uomo e alla terra e perciò umanizzabili o semidivini o dèi variamente incarnati sacrificati morenti e risorgenti, contavano i pianeti. I loro cicli e le loro orbite regolari li fecero apparire come dèi. Poi c&#8217;era anche tutto un corteggio di costellazioni di riferimento, da puntare con orologi di pietra sempre più imponenti e complessi: menhir, cromlech, piramidi, templi, tombe, cattedrali. Il tutto si inseriva in un sistema di atti psicomagici vòlti a costruire una tecnica del tempo e del controllo del tempo, in collegamento con la produzione e l&#8217;orientamento sul territorio (vie di canti, per mare e per terra, racconti degli aborigeni e odissee), o semplicemente con i tempi di attuazione delle tecniche elementari. Una rete di senso fatta di poesia, architettura, tecnologia, memoria, mappe del cielo e della terra, imperi universali (imperi di mezzo come la Cina) strutturati a volte su quattro direttrici e su quattro regioni (come l&#8217;impero tahuantisuyu degli Inca: &#8220;il regno delle quattro regioni prese insieme&#8221;, il dominio cosmico). La ierofania uranica declinata nelle sue varie forme, tende infine alla <em>reductio ad unum</em>. Gli dei sono ridotti ad angeli, il Dio degli dei (Elohim, Aton, Vishvadeva) ne assorbe le prerogative, in tutto o in parte. Anche quando il dio è plurale (Brahma Shiva Vishnu; Zeus Poseidon Hades, Tien, Tengri etc. etc.), le cose non sono mai così disseminate come sembra. Ovunque si impone, con diversi dialetti culturali locali, una forma di panteismo/pancosmismo, in cui si oppongono semplicemente il cielo &#8220;chiaro&#8221; (El) e la terra. Poi vengono le evoluzioni storiche: maestri ora mitologici ora reali, ma trasfigurati nel mito, da Mosè l&#8217;ariete a Cristo il pesce. Il dio è sempre lo stesso, le funzioni del suo mito cambiano nel tempo, ma i sacerdoti (non il dio), sono gelosi e non ammettono le vecchie versioni. Si mettono in politica, pretendono che il passato muoia d&#8217;autorità e se no gli si dà una mano ammazzando i fedeli del vecchio sistema di segni. L&#8217;universo/dio continua imperterrito a procedere sulle sciagure umane, sciagure umane rigorosamente autoprodotte dagli interessati. &#8220;Nate da noi le sciagure proclamano, mentre da soli,/ contro il destino, per loro follie, si procurano affanni&#8221;. L&#8217;universo/dio, ma potremmo ben parlare di natura/dea. La trinità alla fin dei conti (o meglio, all&#8217;inizio dei computi) è un&#8217;invenzione lunare. Forse è il caso di riflettere meglio sugli archetipi. Dopo aver fatto sparire dalla faccia della terra quelli troppo ignoranti per fermarsi a pensare un attimo, prima di premere il grilletto o lanciare scomuniche.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2015/02/27/piccola-storia-di-dio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>KEATS  E  LEOPARDI &#8211; II parte</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/keats-e-leopardi-ii-parte/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/keats-e-leopardi-ii-parte/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 16:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[borges]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Buffoni]]></category>
		<category><![CDATA[Hegel]]></category>
		<category><![CDATA[Keats]]></category>
		<category><![CDATA[Leopardi]]></category>
		<category><![CDATA[Machiavelli]]></category>
		<category><![CDATA[Marsilio da Padova]]></category>
		<category><![CDATA[marx]]></category>
		<category><![CDATA[Severn]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37895</guid>

					<description><![CDATA[di FRANCO BUFFONI Leopardi, nel trattato sugli errori popolari degli antichi, facendo risalire all&#8217;ignoranza e alla credulità acritica l&#8217;origine delle credenze magico-oracolari pagane, in realtà liberò se stesso da tutte le nozioni che non reggevano alla luce della ragione. Liberò se stesso per assoluta onestà intellettuale. Ma non gli altri. Tanto è vero che definisce [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di FRANCO BUFFONI</p>
<p>Leopardi, nel trattato sugli errori popolari degli antichi, facendo risalire all&#8217;ignoranza e alla credulità acritica l&#8217;origine delle credenze magico-oracolari pagane, in realtà liberò se stesso da tutte le nozioni che non reggevano alla luce della ragione. Liberò se stesso per assoluta onestà intellettuale. Ma non gli altri. Tanto è vero che definisce la religione &#8220;una illusione necessaria&#8221;. Proprio come Keats che parla volterrianamente di &#8220;una pia frode&#8221;. Per riassumere la posizione di entrambi può valere la superba sintesi che nel Trecento diede Marsilio da Padova nel Primo Libro del Defensor Pacis: &#8220;Sebbene alcuni filosofi che stabilirono tali leggi o religioni non credessero a quella vita futura che chiamavano eterna e alla resurrezione umana, nondimeno finsero e persuasero gli altri che questa vita esistesse, e che in essa i piaceri e le pene fossero proporzionali alla qualità degli atti compiuti in questa vita mortale&#8221;.<br />
&#8220;&#8230; Non io / Con tal vergogna scenderò sotterra&#8221;. Qual è, quindi, la vergogna di cui, nella &#8220;Ginestra&#8221;, Leopardi giura che non si sarebbe mai macchiato? Certamente la vergogna di avere ceduto ad una credenza finalistica, ad una concezione teleologica dell&#8217;esistenza. Nella convinzione che la vera alterigia è quella di chi, non sapendo accettare umilmente il proprio stato di mero caso biologico, giunge a ritenersi un essere in qualche modo &#8220;eletto&#8221;, e &#8211; spregiando il &#8220;finito&#8221; &#8211; persegue la propria finalistica elezione sopra a tutte le altre specie. &#8220;Io tengo per fermo&#8221;, afferma il Folletto nel &#8220;Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo&#8221;, &#8220;che anche le lucertole e i moscherini si credano che tutto il mondo sia fatto a posta per uso della loro specie&#8221;.<br />
E che cosa significa quel &#8220;alone&#8221; che appare nel penultimo verso del keatsiano &#8220;Can Death be Sleep, when Life is but a Dream&#8221;, se non &#8220;senza il pensiero consolante della esistenza di Dio&#8221;?<span id="more-37895"></span></p>
<p>How strange it is that man on earth should roam,<br />
And lead a life of woe, but not forsake<br />
His rugged path; nor dare he view alone<br />
His future doom which is but to awake.</p>
<p>(Come è strano che l&#8217;uomo debba vagare per il mondo<br />
E condurre una vita di pene, ma non lasciare<br />
Il suo irto sentiero, né osare guardare da solo<br />
La sua futura condanna, cioè il risveglio).</p>
<p>Per Leopardi &#8220;la felicità consiste nella ignoranza del vero&#8221;, dove &#8220;vero&#8221; vuol dire consapevolezza della propria finitezza biologica senza alcuna illusione di stampo metafisico. Chiarissima, dunque, la sua collocazione nella storia e nella psiche umana di religione, ideologie e miti. Per tornare a Marsilio, l&#8217;invenzione delle religioni da parte di alcuni astuti filosofi aveva una fondamentale funzione: controllare quegli atti che in vario modo potessero sfuggire al controllo della legge civile. Quindi, per tenere sotto controllo le coscienze. Non a caso Marsilio da molti studiosi viene considerato tra i precursori di Machiavelli. A Leopardi e a Keats tale aspetto certamente non interessava. Tuttavia le conclusioni cui giungono sono le medesime, pur nel rammarico di non poter affermare il contrario. Meglio la disperazione piuttosto del venire meno della onestà e della lucidità intellettuale.<br />
Di fronte ad ogni prova, ad ogni evidenza testuale, appaiono pertanto grotteschi, patetici, per non dire pelosamente faziosi, e in alcuni casi insultanti il coraggio intellettuale dei due poeti, i tentativi di leggerne  cristianamente l&#8217;opera. Confondendo i numerosi riferimenti all&#8217;Antico o al Nuovo Testamento &#8211; null&#8217;altro che citazioni, sinonimo di appartenenza a una determinata civiltà culturale &#8211; con latenti dichiarazioni di fede. E la bibliografia &#8211; e quindi la mancanza di rispetto &#8211; a riguardo è piuttosto ampia.<br />
La loro verità &#8211; per stare alla accezione leopardiana del termine &#8211; è lì stagliata orribilmente contro i farisei.<br />
Stiamo parlando di poeti giovani, ancora capaci di sdegnarsi e di gridare &#8220;non è vero!&#8221;. Come si legge in &#8220;Sopra al monumento di Dante&#8221;: &#8220;&#8230; Anime care, / Bench&#8217;infinita sia vostra sciagura, / Datevi pace; e questo vi conforti / Che conforto nessuno / Avrete in questa o nell&#8217;età futura&#8221;. E Keats sino all&#8217;ultimo, nella stanza di Piazza di Spagna, all&#8217;amico Severn che tenta di convertirlo, replica: &#8220;You know, Severn, I cannot believe in your book &#8212; the Bible&#8221;.  Fossero vissuti in buona salute, più a lungo, molto più a lungo, probabilmente il loro sdegno si sarebbe affievolito, il grido di verità si sarebbe attenuato, magari nella consapevolezza della necessità di un compromesso, utile alle anime semplici, necessarissimo alla tranquillità. Ma morirono giovani con quella convinzione. Quindi non è lecito distorcerne il pensiero. Invece è forse il caso di riflettere consapevolmente sulla genialità di Leopardi, che in un&#8217;epoca in cui la storia del mondo veniva ritenuta antica di quattromila anni, riesce a cogliere &#8211; caso unico tra i letterati europei dell&#8217;Ottocento (si pensi a Marx, a Hegel!) &#8211; il senso dell&#8217;abisso del tempo (quello che noi oggi definiamo “tempo profondo”), delle decine di migliaia di anni di vita associata che stanno alle spalle della Sapiens-sapiens: quando accenna ai popoli dell&#8217;Asia &#8211; &#8220;gli Imperi Orientali&#8221; &#8211; allo spessore immenso della loro storia. E Keats, con una intuizione altrettanto geniale, capace di anticipare verità scientifiche poi darwiniane, a chi gli suggeriva &#8211; al v. 311 del Primo Libro di Endymion &#8211; di sostituire il verbo &#8220;to bob&#8221;, con &#8220;push&#8221; o &#8220;raise&#8221;, trattandosi di delfini, rispondeva che proprio perché si trattava di delfini il verbo doveva contenere il senso di una volontaria e consapevole ludicità.<br />
E entrambi, ne sono certo, sono gli ideali dedicatari di questo &#8220;raccontino&#8221; di Borges: &#8220;Due greci stanno conversando; forse Socrate e Parmenide. Conviene che non si sappiano mai i loro nomi; la storia sarà così più misteriosa e più tranquilla. Il tema del dialogo è astratto. Talvolta alludono a miti nei quali entrambi non credono. Non polemizzano; e non vogliono né persuadere né essere persuasi, non pensano né a vincere né a perdere. Liberi dal mito e dalla metafora, pensano o cercano di pensare. Non sapremo mai i loro nomi. Questa conversazione tra due sconosciuti in un luogo della Grecia è il fatto capitale della Storia. Essi hanno dimenticato la preghiera e la magia&#8221;.<br />
L&#8217;infame volterriana &#8211; per loro &#8211; resta l&#8217; infame. I veri figli del secolo dell&#8217;illuminismo sono loro.<br />
Per esistere quietamente nella convinzione della finitezza della propria esistenza &#8211; del caso biologico che ineluttabilmente pone la necessità della nascita come della morte, senza per questo presupporre la necessità di un senso assoluto a tutto ciò &#8211; occorre accettare il transitorio e il relativo, occorre la capacità negativa. In tale tormentata accettazione, malgrado il ricorso a forme e modi poetici e letterari molto diversi tra loro, Keats e Leopardi si stagliano in modo abbastanza unico nel panorama europeo dei primi decenni dell&#8217;Ottocento. Dove, allora le traiettorie dei due poeti divergono? O meglio, dove e come sento Keats abbandonare Leopardi? E in modo speculare a come, in precedenza, con riferimento ai long poems, s&#8217;è visto Leopardi divergere da Keats.<br />
Qual è la via indicata dall&#8217;ultimo Keats? E&#8217; la via del superamento della concezione filosofica occidentale dell&#8217;uomo come il &#8220;parlante&#8221; e il &#8220;mortale&#8221;: alias, dell&#8217;animale che ha la facoltà del linguaggio e la consapevolezza della propria morte. E&#8217; la via del superamento della domanda sul perché la bellezza (la vita) venga offerta e perché poi svanisca. E&#8217; &#8211; in &#8220;To Autumn&#8221; &#8211; la via della accettazione della condanna al nulla, senza più quella ribellione che implicitamente ancora accende, nell'&#8221;Ode sopra un&#8217;urna greca&#8221;, le esclamazioni di desiderio verso lo &#8220;stato&#8221; di eterna giovinezza e attesa delle creature incise nel marmo, e nell'&#8221;Ode a un usignolo&#8221; rende prorompente la reiterata presenza dell&#8217;io narrante. In &#8220;To Autumn&#8221; tale Selbst  è già idealmente scomparso, portato lontano forse proprio da quei &#8220;gathering swallows&#8221; che chiudono il componimento, volgendo il loro garrire ai cieli nella bruma della sera. V&#8217;è dunque una consistenza di morte in &#8220;To Autumn&#8221;, superata però, circonfusa, nell&#8217;annullamento dell&#8217;io, dal principio di ciclicità: le rondini poi torneranno, la stagione rifiorirà. E il concetto è simile a quello espresso dal canto dell&#8217;usignolo nell&#8217;ode omonima: non l&#8217;uccello è eterno, ma il suo canto. Non quelle rondini o quell&#8217;autunno, dunque, ma altre rondini, altre primavere ed altri autunni eternamente ritorneranno.<br />
L&#8217;ultimo Keats &#8211; con &#8220;To Autumn&#8221; &#8211; mi appare infine vòlto a una istanza di ciclicità vitale che in Leopardi non riesco a percepire. L&#8217;ultimo Keats pare confidare in una eterna rigenerazione del cosmo. Come per il primitivo, il sole e la luna sprofondano, le piante muoiono, ma poi rinascono il giorno dopo o a primavera. La luna sprofondata o divorata a morsi da un drago rinasce dopo tre notti e ricresce a poco a poco.<br />
Non sento l&#8217;ultimo Keats lontano dal consolamentum buddhista: &#8220;Non siete persone, siete un fluttuare di eventi, ciascuno legato a una catena di cause e di effetti. Queste catene si intersecano, si aggrovigliano, creano la parvenza di una persona. Ma non vi fate ingannare, la persona è una illusione&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2011/02/13/keats-e-leopardi-ii-parte/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Show me the way to go home</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/22/show-me-the-way-to-go-home/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/22/show-me-the-way-to-go-home/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
		<category><![CDATA[achab]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[jaws]]></category>
		<category><![CDATA[marlowe]]></category>
		<category><![CDATA[non s'odono voci dal mare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=26572</guid>

					<description><![CDATA[Show me the way to go home I&#8217;m tired and I want to go to bed I had a little drink about an hour ago And it went right to my head Where ever I may roam On land or sea or foam You will always hear me singing this song Show me the way [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/97RSuv8hroc&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p><em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Show_Me_the_Way_to_Go_Home" target="_blank">Show me the way to go home</a><br />
I&#8217;m tired and I want to go to bed<br />
I had a little drink about an hour ago<br />
And it went right to my head<br />
Where ever I may roam<br />
On land or sea or foam<br />
You will always hear me singing this song<br />
Show me the way to go home</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/11/22/show-me-the-way-to-go-home/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La resistenza agli antibiotici ed il timore della parola &#8220;evoluzione&#8221;</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 05:10:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Abbate JL]]></category>
		<category><![CDATA[Antonovics J]]></category>
		<category><![CDATA[Baker CH]]></category>
		<category><![CDATA[charles darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Daley D]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Hood ME]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo della mea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=16358</guid>

					<description><![CDATA[Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al introduzione, adattamento e traduzione di Vincenzo Della Mea Tra le ragioni che i creazionisti portano contro la teoria dell&#8217;evoluzione c&#8217;è la considerazione che non ci sarebbero prove a suo favore, per cui non si tratterebbe di teoria scientifica ma di pura ipotesi, e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al</strong></p>
<p>introduzione, adattamento e traduzione di <a href="http://www.dellamea.it/">Vincenzo Della Mea</a></p>
<p><em>Tra le ragioni che i creazionisti portano contro la teoria dell&#8217;evoluzione c&#8217;è la considerazione che non ci sarebbero prove a suo favore, per cui non si tratterebbe di teoria scientifica ma di pura ipotesi, e quindi allo stesso livello del creazionismo.</em></p>
<p><em>Invece prove a favore ce ne sono sotto forma di processi biologici spiegati bene dalla teoria dell&#8217;evoluzione, e tra queste una importante, anche se non l&#8217;unica, è data dall&#8217;evoluzione dei batteri verso forme resistenti agli antibiotici.</em></p>
<p><em>Si tratta di divulgare anche questi fatti, in modo che la discussione non rimanga a livello di scontro politico o religioso, dove più o meno tutto diventa accettabile, ma si porti sul più specifico campo scientifico, con lo scopo di fare comprendere che l&#8217;evoluzione ha conseguenze pratiche importanti esattamente come la altrettanto inspiegabile forza di gravità.<span id="more-16358"></span></em></p>
<p><em>L&#8217;articolo scientifico che segue in traduzione ridotta riporta alcune valutazioni riguardo l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; negli articoli scientifici che riguardano la resistenza agli antibiotici: Antonovics e colleghi hanno scoperto che, nell&#8217;ambito biomedico più generale, tale parola viene utilizzata  molto più raramente di quanto succeda sulle riviste di biologia evoluzionistica, anche quando vengono descritti correttamente proprio dei processi evolutivi. Pur non trattandosi propriamente di un&#8217;autocensura, pare vengano preferite espressioni diverse (per esempio, &#8220;emergere&#8221;), sia per abitudine, sia per una malintepretata lentezza del processo sottinteso dalla parola evoluzione (che in determinate nicchie può anche essere molto veloce).</em></p>
<p><em>Il medium attraverso cui la popolazione viene a conoscenza dei nuovi risultati scientifici non è direttamente la letteratura scientifica primaria (l&#8217;articolo scientifico), ma la sua divulgazione tramite quotidiani, riviste, televisione, che selezionano alcuni dei risultati portandoli ad una platea più ampia.</em></p>
<p><em>I ricercatori hanno quindi verificato le conseguenze di tale scelta terminologica su articoli divulgativi comparsi su media popolari, che paiono ricalcare le scelte terminologiche degli articoli scientifici che commentano, sottostimando quindi l&#8217;impatto del processo evolutivo.</em></p>
<p><em>I ricercatori hanno infine valutato se si può scorgere una qualche tendenza nel tempo, dimostrando che in realtà sempre più spesso, in articoli scientifici generici e nei progetti finanziati dalle agenzie nazionali statunitensi, viene utilizzato il termine &#8220;evoluzione&#8221;. Una delle ragioni per questo aumento pare sia il fatto che in passato, onde evitare controversie, le agenzie di finanziamento scoraggiavano l&#8217;uso di terminologia evolutiva nei titoli e nei sommari dei progetti.</em></p>
<p><em>L&#8217;articolo è stato pubblicato su PLOS Biology, rivista scientifica con impact factor pari a 13,5. Invito chi conosce l&#8217;inglese a leggere direttamente l&#8217;originale (disponibile gratuitamente in quanto la rivista segue il paradigma open access), poiché quella che segue è solo una traduzione di servizio, ridotta nelle parti più tecniche relative alla metodologia dell&#8217;indagine. VDM<br />
</em></p>
<h4>Antonovics J, Abbate JL, Baker CH, Daley D, Hood ME, et al. (2007) <em>Evolution by Any Other Name: Antibiotic Resistance and Avoidance of the E-Word.</em> PLoS Biology 5(2): e30 doi:10.1371/journal.pbio.0050030</h4>
<p><a href="http://biology.plosjournals.org/perlserv/?request=get-document&amp;doi=10.1371/journal.pbio.0050030">http://biology.plosjournals.org/perlserv/?request=get-document&amp;doi=10.1371/journal.pbio.0050030</a></p>
<p>L&#8217;incremento della resistenza dei patogeni umani agli antibiotici è attualmente uno degli esempi meglio documentati di evoluzione in azione, e, poiché ha dirette conseguenze di vita e di morte, fornisce la più forte ragione per l&#8217;insegnamento della biologia evoluzionistica come scienza rigorosa nei corsi di biologia delle scuole superiori, università, e facoltà mediche.</p>
<p>Nonostante l&#8217;importanza della resistenza agli antibiotici, si dimostrerà come la specifica parola &#8220;evoluzione&#8221; sia usata di rado negli articoli che descrivono questo tipo di ricerca. Della resistenza agli antibiotici si dice che &#8220;emerge&#8221;, &#8220;compare&#8221;, o &#8220;diffonde&#8221;, piuttosto che &#8220;evolve&#8221;. Inoltre, si mostrerà come lo scarso utilizzo della parola &#8220;evoluzione&#8221; da parte della comunità scientifica può avere un impatto diretto sulla percezione pubblica dell&#8217;importanza della biologia evoluzionistica nelle nostre vite quotidiane.</p>
<p>Per stabilire se la parola &#8220;evoluzione&#8221; è usata con frequenza differente da biologi evoluzionisti e ricercatori in campo medico più generale, è stata effettuata una ricerca tra le pubblicazioni scientifiche dal 2000 in poi per reperire articoli e rassegne relativi alla antibiotico-resistenza. (&#8230;). Sono stati poi confrontati 15 articoli pubblicati su riviste evoluzionistiche con 15 articoli pubblicati su riviste mediche.</p>
<p>Ogni lettore ha letto interamente gli articoli. In ogni articolo sono state esplicitamente annotate e contate le parole o frasi usate per descrivere il processo evolutivo, per ottenere la proporzione di volte che la parola &#8220;evoluzione&#8221; (o i suoi lessemi come &#8220;evolutivo&#8221; o &#8220;evolvere&#8221;) è stata usata quando veniva fatto riferimento al processo evolutivo.  (&#8230;)</p>
<p>I risultati della rassegna hanno mostrato una grande disparità nell&#8217;uso di parole tra la letteratura scientifica negli ambiti della biologia specificamente evoluzionistica e della ricerca biomedica più generale (fig. 1).</p>
<figure id="attachment_16359" aria-describedby="caption-attachment-16359" style="width: 450px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-16359" title="101371_journalpbio0050030g001-m" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g001-m.gif" alt="fig. 1" width="450" height="311" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g001-m.gif 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g001-m-300x207.gif 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption id="caption-attachment-16359" class="wp-caption-text">fig. 1</figcaption></figure>
<p>Nei rapporti di ricerca su riviste evoluzionistiche o genetiche, la parola &#8220;evoluzione&#8221; è stata usata per descrivere processi evolutivi nel 65,8% delle volte (&#8230;) (su un totale di 632 frasi riferite all&#8217;evoluzione). Invece nella letteratura biomedica la parola &#8220;evoluzione&#8221; è stata usata solo il 2,7% delle volte (su un totale di 292 frasi riferite all&#8217;evoluzione), con una differenza altamente significativa dal punto di vista statistico. Oltretutto, mentre tutti gli articoli su riviste evoluzionistiche/genetiche usavano comunque la parola  &#8220;evoluzione&#8221;, 10 dei 15 articoli biomedici la evitavano totalmente.  Per descrivere la resistenza agli antibiotici erano invece usate nel 60% delle volte espressioni come &#8220;emergere&#8221; &#8220;diffondersi&#8221;, o &#8220;aumentare&#8221;. Al contrario, queste espressioni sono state usate solo nel 7,5% delle volte nella letteratura scientifica evoluzionistica.</p>
<p>Altre espressioni non tecniche usate per descrivere il processo evolutivo includono &#8220;sviluppare&#8221;, &#8220;acquisire&#8221;, &#8220;apparire&#8221;, &#8220;trend&#8221;, &#8220;diventare comune&#8221;, &#8220;migliorare&#8221;, e &#8220;nascere&#8221;. Includendo nell&#8217;analisi altre espressioni tecniche  relative all&#8217;evoluzione (es. &#8220;selezione&#8221;, &#8220;fitness differenziale&#8221;, &#8220;cambiamento genetico&#8221;, &#8220;adattamento&#8221;) l&#8217;esito sostanzialmente non cambia: nelle riviste evoluzionistiche,  le espressioni legate all&#8217;evoluzione sono state usate nel 79,5% delle volte in cui c&#8217;era l&#8217;opportunità di usarle, mentre nelle riviste biomediche sono state usate solo nel 17,8% delle volte.</p>
<p>Nonostante la disparità nell&#8217;uso delle parole, gli articoli biomedici comunque contenevano descrizioni professionali e competenti dei processi evolutivi.</p>
<p>A volte si sono insinuate nel testo espressioni come &#8220;sviluppare&#8221; o &#8220;acquisire&#8221;, ma le frasi possibilmente ingannevoli sono rare. Per esempio, è stata trovata una volta l&#8217;espressione &#8220;I batteri hanno imparato a resistere agli antibiotici&#8221; e in altra occasione &#8220;l&#8217;attività degli agenti antibiotici è diminuita&#8221; (che, se letta letteralmente, implicherebbe gli antibiotici stessi fossero cambiati piuttosto che i patogeni fossero evoluti). Ma queste erano eccezioni.</p>
<p>Leggendo gli articoli, non è stata trovata evidenza di sforzi deliberati da parte dei ricercatori biomedici di negare che i processi evolutivi siano coinvolti nell&#8217;incremento di antibiotico-resistenza. L&#8217;uso frequente del termine &#8220;emergenza&#8221; al posto di &#8220;evoluzione&#8221; sembra più il risultato di una fraseologia semplificata che è emersa e si è diffusa con l&#8217;abitudine e l&#8217;uso ripetuto.</p>
<p>Può anche essere che molti biologi evoluzionisti non specialisti considerino &#8220;evoluzione&#8221; una parola poco specifica che significhi &#8220;cambiamento graduale&#8221;, e che &#8220;emergenza&#8221; incorpori più specificamente gli aspetti che compongono il processo evolutivo, cioè mutazione, ricombinazione, e/o trasferimento orizzontale di resistenza. (&#8230;)</p>
<p>C&#8217;è anche la possibilità che il non utilizzo della parola &#8220;evoluzione&#8221; possa riflettere il senso errato che l&#8217;evoluzione implichi processi passati, lenti ed impercettibili. Ciò è più preoccupante, perché si fallisce nel riconoscere l&#8217;importanza dell&#8217;evoluzione come forza potente con effetto nelle popolazioni correnti di ogni organismo, e non solo nei microorganismi.</p>
<p>Una questione critica è se l&#8217;evitare la parola &#8220;evoluzione&#8221; ha impatto sulla percezione pubblica della scienza. Per investigare ciò, si è esaminato se l&#8217;uso del termine &#8220;evoluzione&#8221; nella letteratura scientifica abbia effetto sull&#8217;uso del termine nella stampa popolare, cioè se c&#8217;è evidenza di &#8220;eredità culturale&#8221; nell&#8217;uso della terminologia. Sono stati quindi cercati articoli sulla resistenza agli antibiotici comparsi su media nazionali come il New York Times, The Washington Post, Fox News e BBC. I risultati mostrano che la proporzione di volte che la parola &#8220;evoluzione&#8221; è stata usata negli articoli divulgativi era fortemente correlata con quanto spesso era usata nell&#8217;articolo scientifico originale cui l&#8217;articolo popolare si riferiva (fig.2).</p>
<figure id="attachment_16360" aria-describedby="caption-attachment-16360" style="width: 450px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-16360" title="101371_journalpbio0050030g002-m" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g002-m.gif" alt="fig. 2" width="450" height="430" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g002-m.gif 600w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g002-m-300x286.gif 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /><figcaption id="caption-attachment-16360" class="wp-caption-text">fig. 2</figcaption></figure>
<p>Questo mostra chiaramente come il pubblico è più esposto all&#8217;idea di evoluzione e delle sue conseguenze pratiche se la parola stessa è usata anche nella letteratura tecnica.</p>
<p>Per verificare se ci fossero cambiamenti d&#8217;uso nel tempo, è stata compiuta un&#8217;analisi per valutare l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; dal 1991 al 2005 in 14 riviste scientifiche ma anche nei progetti di ricerca finanziati da NSF (National Science Foundation) e NIH (National Institute of Health).</p>
<p>I risultati hanno dimostrato che l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; sta aumentando in ogni campo della biologia, con il maggiore incremento relativo nelle aree di scienze generali e medicina (fig.3). Questo riflette la crescente importanza dei concetti evoluzionistici nel campo biomedico, e evidenzia ancora di più la strana rarità con cui la parola &#8220;evoluzione&#8221; compare nella letteratura biomedica sull&#8217;antibiotico-resistenza.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-16361" title="101371_journalpbio0050030g003-m" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g003-m.gif" alt="101371_journalpbio0050030g003-m" width="458" height="600" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g003-m.gif 458w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/101371_journalpbio0050030g003-m-229x300.gif 229w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" /></p>
<p>E&#8217; stato ripetutamente suggerito (e reiterato da uno dei revisori dell&#8217;articolo)  che sia NIH che NSF in passato hanno attivamente scoraggiato l&#8217;uso della parola &#8220;evoluzione&#8221; nei titoli e nei sommari delle proposte per evitare controversie. Effettivamente, un ricercatore ha raccontato che nel titolo di una proposta gli autori sono stati spinti a cambiare l&#8217;espressione &#8220;evoluzione del sesso&#8221; nella più arcanamente eloquente &#8220;vantaggio della ricombinazione genomica bi-parentale&#8221;.</p>
<p>Attualmente, i ricercatori medici stanno sempre più realizzando che i processi evolutivi sono coinvolti in minacce immediate associate non solo con l&#8217;antibiotico-resistenza ma anche con le patologie emergenti. L&#8217;evoluzione della resistenza agli antibiotici ha avuto come risultato un incremento di due-tre volte nella mortalità di pazienti ospedalizzati, ha aumentato la durata del ricovero, e ha drammaticamente aumentato i costi dei trattamenti.</p>
<p>C&#8217;è poco dubbio che la teoria della gravità (una forza che non può essere né vista né toccata, e per la quale i fisici non hanno una spiegazione consensuale) non sarebbe stata accettata così rapidamente dal pubblico se non fosse stato per il fatto che ignorarla può avere risultati letali. Questa breve rassegna mostra che, usando esplicitamente la terminologia evoluzionistica, i ricercatori biomedici possono contribuire a comunicare al pubblico che l&#8217;evoluzione non è un tema che possa essere innocuamente relegato ai confini da tavolino del dibattito politico o religioso. Come la gravità, l&#8217;evoluzione è un processo quotidiano che direttamente influenza la nostra salute ed il nostro benessere, e promuovere invece che oscurare questo fatto deve essere un&#8217;attività essenziale per tutti i ricercatori.</p>
<p align="right"><em>Traduzione di Vincenzo Della Mea</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/04/03/la-resistenza-agli-antibiotici-ed-il-timore-della-parola-evoluzione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>24</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra culturale su Darwin</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 06:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[vasicomunicanti]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[charles darwin]]></category>
		<category><![CDATA[creazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[disegno intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[laicità]]></category>
		<category><![CDATA[neocreazionismo]]></category>
		<category><![CDATA[niles eldredge]]></category>
		<category><![CDATA[richard dawkins]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=14098</guid>

					<description><![CDATA[di Lorenzo Galbiati In tutto il mondo occidentale il 2009 è l&#8217;anno del bicentenario della nascita di Charles R. Darwin &#8211; l&#8217;esimio scienziato nacque esattamente 200 anni fa, il 12 febbraio 1809 &#8211; e dei 150 anni della prima edizione dell&#8217;Origine delle specie, il suo libro più noto e rivoluzionario. Questo mese vi sono i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="http://pistorius.splinder.com">Lorenzo Galbiati</a></p>
<p>In tutto il mondo occidentale il 2009 è l&#8217;anno del bicentenario della nascita di Charles R. Darwin &#8211; l&#8217;esimio scienziato nacque esattamente 200 anni fa, il 12 febbraio 1809 &#8211; e dei 150 anni della prima edizione dell&#8217;<em>Origine delle specie</em>, il suo libro più noto e rivoluzionario. Questo mese vi sono i Darwin Day, sempre più numerosi e istituzionalizzati anche in Italia, tanto che l&#8217;ANMS (Associazione Nazionale dei Musei Scientifici), la SIBE (Società Italiana di Biologia Evoluzionistica) e Pikaia (il Portale italiano dell&#8217;evoluzionismo) hanno realizzato già da tempo il sito italiano  del Darwin Day, ma le manifestazioni volte a commemorare Darwin e propagandare il pensiero biologico evoluzionista sono innumerevoli e si dipaneranno almeno fino al mese di ottobre, come si può osservare dal calendario  degli appuntamenti darwiniani.</p>
<p><span id="more-14098"></span></p>
<p>Contemporaneamente a queste iniziative per la diffusione dell&#8217;evoluzionismo vi sarà anche una serie di eventi il cui precipuo scopo è quello di screditare la cultura evoluzionista e, in generale, il naturalismo scientifico &#8211; vale a dire le scienze naturali in blocco &#8211;  e filosofico. Il calendario ufficiale di questi eventi non è ancora noto ma sono a conoscenza, da fonti attendibili, di notizie ufficiose secondo cui sarebbe previsto in autunno un congresso italiano antievoluzionista con la partecipazione di scienziati europei e americani antidarwiniani e/o sostenitori della teoria neocreazionista del Disegno Intelligente. La principale promotrice del congresso sarebbe l&#8217;AISO (Associazione Italiana Studi sulle Origini), una associazione neocreazionista il cui scopo, come si legge sul suo sito , è: &#8220;far presente che le teorie evoluzioniste non possono essere considerate un fatto scientifico indiscusso e senza alternativa. Nella scuola e società italiana, per esempio, non dovrebbe essere ignorata la critica all&#8217;evoluzionismo e neppure il senso della proposta creazionista. Noi siamo convinti che il racconto biblico sulla creazione e le leggi della natura non siano in contrasto ma, al contrario, risultino convergenti. In sostanza si vuole dare, anche in Italia, una informazione più equilibrata, affinché i giovani e le persone più attente possano fare la loro scelta fra la visione del mondo evoluzionista e quella basata sulla Bibbia. Per la parola di Dio, la materia e la vita non sono frutto del caso, ma del disegno e dell&#8217;opera di un Programmatore Eccelso.&#8221;</p>
<p>Lo scontro tra evoluzionismo e antievoluzionismo è diventato negli ultimi anni una vera e propria <em>guerra culturale</em> in cui l&#8217;unico dato certo è che a uscirne sconfitta è la scienza.</p>
<p>Se le ragioni degli antievoluzionisti sono irrazionali, prive di ogni tipo di scientificità e funzionali a un disegno di restaurazione della società che vuole minare alla radice l&#8217;epistemologia scientifica e   la laicità dello stato liberale, le risposte di alcuni evoluzionisti rischiano di diventare, per effetto di uno speculare fanatismo, funzionali a un disegno di strumentalizzazione della scienza in senso ateista e antireligioso. Quando infatti il più famoso scienziato evoluzionista europeo, Richard Dawkins, già autore del libro <em>The God delusion</em>, un bestseller mondiale in cui si vuole dimostrare l&#8217;inesistenza di Dio servendosi anche di ragionamenti attribuiti dall&#8217;autore al pensiero evoluzionista, si fa portavoce della propaganda ateista inglese, sponsor della pubblicità sugli autobus che recita <em>There&#8217;s probably no god &#8211; now stop worrying</em> <em>and enjoy your life </em>(Dawkins avrebbe omesso il <em>probably</em>,<em> </em>ma altri ha deciso diversamente), conferenziere che dichiara in ogni modo come la teoria dell&#8217;evoluzione porti a considerare l&#8217;ipotesi Dio un&#8217;illusione, ne consegue una confusione  profonda tra l&#8217;affermazione culturale dell&#8217;evoluzionismo e l&#8217;affermazione dell&#8217;ateismo, rischiando così di fare una guerra alle religioni che ha l&#8217;esatto sapore di una <em>guerra religiosa</em>, in cui la scienza viene brandita come strumento ideologico di potere e sopraffazione delle coscienze. Non possono infatti passare inosservate e senza conseguenze sull&#8217;opinione pubblica molte dichiarazioni televisive  di Dawkins rilasciate a grandi network, come ad esempio: &#8220;considero le affermazioni religiose in merito all&#8217;Universo come affermazioni scientifiche alternative, quindi l&#8217;affermazione che l&#8217;Universo contiene un Dio, un&#8217;intelligenza creativa è un&#8217;affermazione scientifica&#8221;, che sortisce paradossalmente lo stesso effetto (seppure con opposte intenzioni) delle dichiarazioni dei creazionisti più fanatici, che vorrebbero dare valenza scientifica al contenuto del Genesi biblico. E passano ancor meno inosservate le affermazioni di Dawkins sull&#8217;impossibilità di essere nello stesso tempo scienziati e credenti genuini in una delle religioni monoteiste: per l&#8217;evoluzionista inglese questo fatto è sconcertante e incomprensibile, tanto che non è possibile spiegare come alcuni scienziati possano conciliare scienza e fede se non &#8220;solo attraverso una compartimentazione della loro mente&#8221;.</p>
<p>Le conseguenze dello scontro tra questi opposti integralismi, quello religioso o politico di marca antievoluzionista, il più pericoloso, e quello dei &#8220;nuovi atei&#8221; &#8211; così l&#8217;opinione pubblica ha etichettato gli atei come Dawkins &#8211; che, volutamente o meno, adottano una difesa della scienza che sconfina nella sua strumentalizzazione antireligiosa, sono in ultima analisi a vantaggio del fronte antievoluzionista, il quale riceve sempre più sostegno mediatico e politico poiché gli è facile presentarsi quale vittima di una guerra culturale di stampo ateista che coinvolge tutta la società e che gli impedisce di avere voce  nelle istituzioni scolastiche e accademiche.</p>
<p>Tutto questo non sfugge a uno dei più importanti scienziati evoluzionisti del mondo, Niles Eldredge, il quale commenta  l&#8217;operato di Dawkins dicendo che quando uno &#8220;come lui dichiara apertamente, rumorosamente e bellicosamente di essere un ateista, ne ha pieno diritto secondo i principi della libertà di parola&#8221;, ma in questo modo promuove attivamente una guerra culturale &#8220;traendone vantaggio&#8221; solo a livello personale perché il suo effetto sulla situazione dell&#8217;insegnamento scientifico negli Stati Uniti sarà che &#8220;i creazionisti, che vogliono che la loro materia sia inserita nel curriculum scolastico o che desiderano che l´evoluzione ne sia completamente rimossa, diranno che è in atto una guerra culturale e chiederanno di avere lo «stesso spazio»&#8221;</p>
<p>Le cifre che testimoniano la lacerazione della società occidentale di fronte a questa guerra culturale sono evidenziate da molti sondaggi. Tra i più recenti, ce ne sono alcuni che descrivono in modo impietoso ed alquanto preoccupante la situazione, ormai degenerata, della cultura scientifica nel Regno Unito, la patria di Dawkins. In un articolo del Guardian , per esempio, si cita un sondaggio Ipsos/Mori che rivela che per il 29% degli insegnanti di scienze &#8220;il creazionismo dovrebbe essere insegnato nelle ore di scienze insieme all&#8217;evoluzione e al big bang&#8221;. Quindi, quasi un terzo dei docenti inglesi di scienze naturali sarebbe disposto a insegnare a scuola il Disegno Intelligente come alternativa alla teoria dell&#8217;evoluzione! Questo non significa, ovviamente, che tutti quei docenti sostengano il Disegno Intelligente, tuttavia possiamo dire che, come minimo, sarebbero pronti a dargli legittimità scientifica. Se estendiamo il campione dai docenti di scienze inglesi a tutti i cittadini inglesi, la situazione diventa ancora più allarmante: in un altro, recentissimo articolo del Guardian , si commentano i risultati di un sondaggio secondo cui il 50% degli inglesi sarebbe in qualche modo convinto che Dio abbia gestito l&#8217;evoluzione e solo il 25% sembra credere nel fatto che la teoria dell&#8217;evoluzione sia corretta  e convincente. Il restante 25% degli inglesi è invece confuso e propenso ad accettare la teoria di Darwin come &#8220;probabilmente vera&#8221;.</p>
<p><em>God Save the Queen!</em></p>
<p>Se passiamo a testare la situazione mondiale su temi quali la scienza, la fede e l&#8217;evoluzione, ci viene in soccorso un articolo on line di Der Spiegel  (tradotto in inglese: &#8220;Has Darwin Failed?&#8221;) che riporta i risultati di un sondaggio &#8211; con tanto di istogrammi &#8211; frutto di un&#8217;indagine della Commissione Europea del 2005. Ebbene, dall&#8217;indagine risulta che circa metà dei cittadini italiani ha una fede in Dio priva di alcun dubbio; in Germania, Francia e Gran Bretagna la percentuale di tali credenti è di circa il 25% mentre negli USA è del 70% e in Messico dell&#8217;80%. Gli atei convinti vanno dall&#8217;1% del Messico al 19% della Francia mentre in Europa e America vi è una rilevante percentuale di persone, tra l&#8217;8% e il 33%, che pur non credendo in un dio personale, crede in &#8220;una sorta di forza o potere superiore&#8221;. Se andiamo a vedere come questo si riflette negli Stati Uniti in rapporto all&#8217;accettazione della teoria dell&#8217;evoluzione, notiamo che solo il 14% (ma in passato, nel 1982, la percentuale era del 9%) della popolazione crede che l&#8217;uomo si sia evoluto senza un intervento divino mentre il 36% crede che l&#8217;evoluzione sia guidata da Dio (risposta riconducibile alla credenza nella teoria del Disegno Intelligente, ma molto dipende da cosa significhi credere che Dio &#8220;guidi&#8221; l&#8217;evoluzione) e il 44% crede che Dio abbia creato direttamente l&#8217;uomo non più di 10.000 anni fa. Dico, il 44% della popolazione americana crede che Dio abbia creato direttamente l&#8217;uomo qualche migliaio di anni fa, cioè sostiene la cosiddetta &#8220;scienza della creazione&#8221;, il creazionismo più integralista, di stampo medioevale!</p>
<p>Che dire?</p>
<p><em>God save mr. </em><em>Darwin!</em></p>
<p>Anzi, per il bene di Darwin, e della scienza, meglio escludere Dio e l&#8217;idea di un Disegno di origine soprannaturale da ogni discorso scientifico sull&#8217;evoluzione: e dico <em>escludere</em>, ossia evitare di parlare di tali concetti per sostenerli o confutarli, dato che <em>non </em>sono concetti scientifici. Della teoria del Disegno Intelligente, invece, che se ne parli per smascherare la mistificazione di chi vorrebbe spacciarla per teoria scientifica.</p>
<p><em>Fonti:</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/02/12/la-guerra-culturale-su-darwin/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>149</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo stato delle cose in Occidente II</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/lo-stato-delle-cose-in-occidente-ii/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/lo-stato-delle-cose-in-occidente-ii/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[max rizzante]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 12:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[altri]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[cabala]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[sacro]]></category>
		<category><![CDATA[sciamanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Sonno]]></category>
		<category><![CDATA[visioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13259</guid>

					<description><![CDATA[di Massimo Rizzante «All’inizio il dono dell’arte si manifesta attraverso la malattia. A volte mi sento una creatura in cui coesistono innumerevoli spiriti: l’artista 1, l’artista 2, l’artista 3&#8230;» Di ritorno dal Sud Tirolo, trovo queste parole registrate da una voce umana nella mia segreteria telefonica. La riconosco: è quella di Nedko Serbajenov, un «essere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Massimo Rizzante</strong></p>
<p>«All’inizio il dono dell’arte si manifesta attraverso la malattia. A volte mi sento una creatura in cui coesistono innumerevoli spiriti: l’artista 1, l’artista 2, l’artista 3&#8230;»<br />
Di ritorno dal Sud Tirolo, trovo queste parole registrate da una voce umana nella mia segreteria telefonica.<br />
La riconosco: è quella di Nedko Serbajenov, un «essere scelto», un «eletto», un «veggente», un «pittore» sintonizzato con ’universo. Ogni sua opera possiede un suo stile. Non ho dubbi: Serbajenov rappresenta a mio avviso l’ultima frontiera dell’arte visiva: nessuno, neppure Serbajenov, è in grado di stabilire quando il suo essere sarà sequestrato da uno dei suoi innumerevoli spiriti. Chi sarà l’autore del suo prossimo quadro? L’artista numero 1? L’artista numero 2? O l’artista numero 3, 4, 5&#8230;?<span id="more-13259"></span> Senza contare le combinazioni possibili tra i singoli elementi di ogni artista con quelli di tutti gli altri.<br />
Quando si contempla una delle sue tele, si approda in un isolotto lontano da ogni arte concettuale dei nostri giorni: da tutta questa diarrea artistica che ha trasformato il talento (<em>talant</em>, in russo) in un marchio scioccante e ripetitivo il cui solo senso coincide con il suo valore commerciale: tutti questi piccoli Damien Hirst, tutti questi geni del box-office del terrorismo visivo.<br />
Serbajenov non si ripete mai. Non può farlo. E come potrebbe? La collezione di spiriti che si dibattano nella sua anima è infinita e sconosciuta.<br />
Ho detto «anima», ma la parola è inadeguata. Il dono dell’arte, secondo Serbajenov, non ha nulla a che vedere con le nostre profondità. Egli, in realtà, subisce uno slittamento di ciò che nel nostro linguaggio puerile chiamiamo «stato di coscienza». È precisamente in quel momento che uno dei suoi «antenati» lo trasporta sotto la sua ala e lo separa dal mondo di quaggiù. La pittura, la poesia, non sono altro che una manifestazione sciamanica. Lo scopo dell’arte non è quello di scioccare o di ferire, ma di placare quella massa confusa di tristezza e di dolore che ogni persona sente mordere nelle fibre del suo corpo. Il corpo visibile e il «corpo invisibile», come dice Serbajenov. È quest’ultimo che ci lega ai nostri «antenati»: la vita di un uomo incomincia prima della sua nascita e non termina con la sua morte. Ciò significa che ogni uomo è sempre circondato da una grande aureola di corpi invisibili che fluttuano come foglie autunnali nel vortice del tempo.<br />
Lo scopo sciamanico di ogni artista del XXI secolo è perciò quello di prender su di sé la sorda sofferenza di ogni uomo, diventare il catalizzatore del Male accumulato nel corso dello sviluppo diabolico della storia del XX secolo ed educarsi a entrare in contatto con i corpi invisibili dei suoi antenati. Pena: la morte.<br />
Serbajenov è nato nella Siberia estremo-orientale alla fine degli anni trenta del secolo scorso, precisamente a Jakutsk, capitale della Jakuzia. Suo padre era un fisico delle particelle elementari. Sua madre, Alejandra Pozharnik, era un’ebrea russa. La sua famiglia, allo scoppio della rivoluzione d’Ottobre, era emigrata in Argentina, a Buenos Aires, dove Alejandra è nata nel 1919. Dopo aver studiato alcuni anni con il pittore e poeta Juan Soro de Planas, nel 1937, spirito libero e nomade, decide di conoscere il paese dei suoi antenati visibili e invisibili.<br />
Nel 1938, in uno dei periodi più cupi delle purghe staliniane, sbarca a Vladivostok. Qui, durante una serata letteraria a casa del poeta Piotr Tvardoskij, incontra Boris Serbajenov, amico d’infanzia di Tvardoskij e suo fratello astrale (erano nati nello stesso giorno e alla stessa ora), che lavorava in una centrale nucleare. I due, dopo neppure un mese, a causa di una soffiata di un collega di Boris sulle «ambigue» origini di Alejandra, sono costretti a fuggire da Vladivistok. Alla fine di un viaggio inenarrabile, raggiungono nel marzo del 1938 Jakutsk, dove viveva uno zio di Boris, un discendente di una lunga genealogia di sciamani della regione. L’anno seguente, in una cantina, verrà alla luce Nedko.<br />
Ho conosciuto Serbajenov dieci anni fa. Viveva già da tempo a New York. Era diventato ricco. Fra i suoi adepti c’erano molti oligarchi della nuova Russia di Putin, i quali per avere i suoi favori gli inviavano una volta al mese un jet privato. Nedko, con il suo immancabile blazer blu, saliva la scaletta lentamente. Non era mai in ritardo. Non aveva perso tuttavia la sua scorta di umanità: un giorno alla settimana era consacrato a ricevere nel suo ufficio-atelier di Manhattan ogni genere di paria e di apolidi che vivevano come vermi nella polpa putrida della Grande Mela. E non dimenticava neppure le babuske di Brooklin, che non avevano mai appreso la lingua dei «nemici del popolo».<br />
È stato a Parigi. Saint-Germain-des-Près. Ero al bistrot “Bonaparte” con Pascale Delpech, la moglie francese di Danilo Kis, l’ultimo scrittore jugoslavo, morto nel 1989, un mese prima del crollo del muro di Berlino.<br />
Pascale, a quell’epoca, aveva già tradotto tutta l’opera del marito. Faceva la spola tra la Francia e Pristina, la capitale del Kosovo, dove lavorava come interprete presso il distaccamento delle <em>Kosovo Security Forces</em>. Le aveva dato appuntamento per discutere la traduzione italiana di una raccolta di saggi di Danilo, <em>Homo poeticus</em>. Durante la conversazione, un uomo dai capelli bianchi e arruffati, che contrastano con il suo impeccabile abito blu, si avvicina al nostro tavolo e si accomoda. Si presenta come «un artista di origine russa». Io e Pascale ci guardiamo un istante negli occhi. La conversazione riprende. Afferrato il nostro argomento, «l’artista di origine russa» tenta di estrarre dalla tasca della sua giacca un enorme taccuino, così smisurato che per estrarlo è costretto ad affondare la mano nelle più profonde profondità. Finalmente, dopo aver strappato la tasca, ce lo mostra trionfante: «Consigli utili per ogni evenienza!».   </p>
<p>«Non visitare le fabbriche, i kolchoz, i cantieri: il progresso è ciò che non si vede a occhio nudo»<br />
«Non occuparti di economia, di sociologia, di psicanalisi»<br />
«Sii consapevole che l’immaginazione è sorella della menzogna, e perciò pericolosa»<br />
«Non credere ai profeti, poiché tu sei un profeta»<br />
«Sappi che quello che non hai detto nei giornali non è perduto per sempre: è torba»<br />
«Non esaltare il relativismo di tutti i valori: la gerarchia dei valori esiste»<br />
«Non creare nessun programma politico, non creare nessun programma: tu crei dal magma e dal caos del mondo»<br />
«Non lasciarti persuadere di non essere nulla e nessuno: tu hai visto che i principi hanno paura dei poeti»<br />
«Quando senti parlare di “realismo socialista”, rinuncia a ogni discussione»<br />
«Chi afferma che la Kolyma è altra cosa rispetto a Auschwitz, mandalo al diavolo».</p>
<p>Io e Pascale ci guardiamo un’altra volta negli occhi. Restiamo di stucco: quello che Serbajenov nel suo francese un po’ metallico ha appena finito di snocciolare è una scelta dei <em>Consigli a un giovane scrittore</em> scritti in serbo-croato da Danilo Kis nel 1984, tradotti da Pascale nel 1992 e pubblicati nella versione francese di <em>Homo poeticus</em> nel 1993 da Fayard.<br />
Un anno dopo ero a Boston, a casa di Keith Botsford, colui che mi aveva iniziato all’opera di Saul Bellow e che una dopo l’altra, come fossero state ostie consacrate, aveva posato sulla punta della mia lingua queste parole immortali: «<em>Nature cannot suffer the human form. The visible world sustains us until life leaves, and then it must destroy us</em>» (La Natura non può tollerare la forma umana. Il mondo visibile ci sorregge finché la vita ci lascia, poi ci deve distruggere).<br />
Una sera di novembre, verso la fine del mio soggiorno, Keith era al pianoforte, un magnifico Bösendorfer a coda modello Chippendale. La testa leggermente reclinata, stava eseguendo la <em>Sarabanda</em> della <em>Suite inglese</em> n. 5 di J. S. Bach. Mentre lo ascoltavo, sfogliavo distrattamente l’inizio del suo romanzo <em>Collaboration</em>:</p>
<p><em>Nature has not primed man or beast for losing. It watches the predator, not the prey. Examples of losing abound: being callously rejected by the man one loves, being beaten senseless by thugs, having one’s soul-destroyng secrets laid out in the public prints, learning that one’s children connive at your early death&#8230;</em></p>
<p>(La Natura non ha programmato l’uomo o l’animale alla perdita. Si preoccupa del predatore, non della preda. Esempi di perdita abbondano: c’è chi è respinto senza pietà da qualcuno che ama, chi è ucciso senza alcuna ragione da un invasato, chi vede i propri segreti più intimi e inconfessabili esposti sulle pagine della stampa, chi impara che i figli possono convivere con la sua morte precoce&#8230;).</p>
<p>Il vecchio telefono di casa Botsford squilla. Keith risponde. Alla fine della breve conversazione in russo, sfiorando il corpo del suo pianoforte, m’informa: «Era Serbajenov. Vuole vederti domani per colazione all’“Anthony Pier 29”».<br />
«Allora, Nedko, raccontami com’è nata quella che una volta hai chiamato la tua “vocazione sciamanica”&#8230;».<br />
«Non ci si meraviglierà mai abbastanza dell’onnipresenza della natura nella Siberia in cui sono nato: cielo, uccelli, alberi, animali di tutte le specie, la notte, e la neve&#8230; Era inverno. Avevo dodici anni e passeggiavo con mio zio Ivan in un bosco di cedri. D’un tratto mi sono ritrovato con il volto affondato nella neve: il suo biancore accecante tempestato da lampi di sole&#8230; «È bene che testa e cuore s’allontanino/ Dalla notte che tace/Ho visto il mattino di neve/Dalle luci gialle, come un tempo/Un cesto di frutti amari/ O erano bocche di leone?», canta il nostro poeta&#8230;<br />
Un medico aveva diagnosticato una crisi epilettica. Mio zio mi ha accompagnato da un vecchio sciamano della sua tribù. Lo sciamano, vestito di piume d’uccello, ha acceso un fuoco, alimentandolo con la corteccia della betulla che s’innalzava al centro della sua tenda: simbolo dell’albero cosmico che congiunge i tre mondi. Poi mi ha piantato in gola un tubo di vetro e ha aspirato dal mio corpo un liquido nero: lo spirito maligno che mi possedeva».<br />
«E il rimedio è stato efficace?», gli domando.<br />
«Posso solo dirti che in quel momento ho compreso di essere stato scelto. Le crisi si sono manifestate ancora diverse volte, ma con il trascorrere degli anni ho imparato a governarle. Diciamo che ho imparato a smembrare e a ricomporre il mio corpo. Prima di restituirmi la mia forma originaria, il “Creatore ozioso”, che attraverso il vecchio sciamano, amico di mio zio Ivan, aveva cacciato lo spirito maligno, ha deposto in me un dono: un diamante».<br />
«Il diamante dell’arte?», gli domando, mentre fuori comincia a nevicare sull’Atlantico.<br />
«Il diamante della malattia, mio caro, di cui l’arte non è che una manifestazione, Il mio compito è quello di guarire gli altri. E per guarirli è necessario possedere il diamante della malattia, cioè il dono di catalizzare i mali degli altri, di veder i loro mali riflessi nel prisma sacro del mio diamante, di imprigionarli nella sua luce, di trasformarli grazie alla sua luce&#8230; L’arte, in questo Occidente spogliato di mistero, ha bisogno di risvegliarsi ai sogni. E il solo modo di risvegliarsi ai sogni è quello di rivelare il sonno nel quale siamo immersi. I nostri sensi dormono, mio caro, raggomitolati come cani bastardi impauriti e senza padrone agli angoli di tutte le strade di questa città in decomposizione e senza vie d’uscita che chiamiamo “intelligenza”. Ma l’intelligenza è solo un ingrediente, non la zuppa. Conosco diverse specie di uccelli in Siberia che possiedono un’intelligenza superiore a quella di molti miei amici russi che continuano fraternamente ad ammazzarsi per un seggio alla Duma».<br />
«Lo sai, di recente ho letto <em>L’origine dell’uomo e la selezione sessuale</em> (<em>The Descent of man and Selection in Relation of Sex</em>, 1871) di Charles Darwin. Anche lui, questo infaticabile uomo di scienza, ha dovuto ammettere che uno dei nostri antichi progenitori aveva imparato a utilizzare la voce e a emettere il suo primo canto imitando un fringuello. Sembra che questa attitudine imitativa abbia influenzato il suo cervello a tal punto da produrre la prima formazione del linguaggio articolato. I fringuelli possiedono la nostra stessa struttura ritmica, capisci? Senza ritmo, nessun linguaggio. Senza poesia, nessuna prosa. Darwin, naturalmente, nel suo libro non si domanda per quale motivo l’uomo civilizzato non riesca più a comprendere il linguaggio del fringuello, cioè, in fondo, di uno dei suoi modelli ancor oggi più imitati (come ti spieghi, se no, il nostro attuale tasso di inquinamento comunicativo!). Ma credo che tu lo conosca: l’uomo non è più in contatto fisico con l’universo. Pensa che tutto ciò che è fuori di lui, alberi, animali, pietre, fringuelli, sia una proiezione di se stesso, del suo <em>intellectus</em>&#8230;».<br />
«Quello che dici mi fa venire in mente Nadezda Stepanova, un’affascinante sciamana siberiana, nata sulle rive del lago Bajkal, il nostro “mare”. L’ho conosciuta grazie a mia madre. In seguito alle campagne antireligiose di Stalin, i suoi genitori, per timore di una sua deportazione in qualche campo della Kolyma, le hanno proibito di manifestare il suo dono. L’ho incontrata all’inizio degli anni ottanta in un asilo per alienati. Il dono della malattia, che l’essere scelto dagli spiriti protettori degli antenati deve necessariamente attraversare, si era trasformato a causa della proibizione in una malattia vera e propria, un cancro. Le avevano asportato un seno. La vedevo aggirarsi nei corridoi poco illuminati dell’edificio, semivestita, il cranio rasato: mostrava con noncuranza una grande cicatrice rossa sulla parte superiore del torace.<br />
“Mi riconosci? – le ho domandato al momento della nostra breve conversazione. Sono il figlio di Alejandra, la <em>porteña</em>. È grazie alle tue visioni che ha incominciato a dipingere&#8230;”. La pelle del suo corpo nudo emanava una luce gialla, come quella delle bocche di leone della mia infanzia semisepolta dalla neve.<br />
“Certo, Nedko. Il fatto di essere pazza non mi impedisce di ricordare. Ne vuoi una dimostrazione? “Lei è nuda nel paradiso/che è diventata la sua memoria/Lei ignora da dove vengono le visioni/Lei non ha paura di saper nominare/quello che non esiste/Di spiegare con parole di questo mondo/che da me partì una nave portandomi via”. È una delle poesie che tua madre mi ha recitato in spagnolo qualche giorno prima di suicidarsi, la notte del 26 settembre 1972. Il 26, per la Cabala, è uno dei numeri nei quali si nasconde Javeh, mentre il numero 9 è sinonimo di spiritualità o di sessualità sublimata. Il numero 19 – che si ottiene sommando i numeri che formano la data della sua morte –, secondo l’antico sapere sciamanico, è il numero che rappresenta la Vita. Gli scienziati del XX secolo, che arrivano sempre con secoli di ritardo, hanno scoperto che dal momento dell’inseminazione il periodo di gravidanza ha la durata di circa 280 giorni, o più precisamente di 266 giorni o 38 settimane: 266 e 38 sono multipli di 19. Senza contare che il testosterone, secretato dal tessuto interstiziale dei testicoli, è uno steroide a 19 atomi di carbonio. Non abbiamo bisogno dell’intelligenza, Nedko».<br />
«È ancora viva?», gli ho chiesto. Fuori la nevicata imperversava. In mare una nave da carico sembrava aver messo radici sotto la coltre bianca.<br />
«Non saprei. Ho sentito dire che agli inizi del periodo della Perestrojka Nadia guidava il movimento sciamanico a Mosca. Sotto l’ala dei suoi dei protettori e di qualche padrino politico ne resuscitava i rituali che in Russia per settant’anni non erano più stati celebrati. Era diventata anche Professore emeritus di sciamanesimo all’Accademia della Cultura di Ulan. In una delle sue conferenze – che ho potuto leggere grazie a una delle mie allieve, la figlia di una discendente di Madame Helena Petrova Blavatskij, la fondatrice della Società teosofica – , tenuta all’Istituto delle Religioni Liberate della capitale, affermava che nella nostra epoca gli sciamani non possono più operare in segreto. È venuto il tempo, diceva, che essi condividano il loro dono. Anch’io, per questa ragione, mi dedico a insegnare ai miei adepti come instaurare un legame con i loro spiriti protettori, integrando questa conoscenza con alcune pratiche di levitazione allo scopo di apportare la chiarezza e la forza alla vita di ogni uomo. È vero che nella maggior parte dei casi fallisco: solo pochissime persone si ammalano di quella malattia sciamanica che è il dono supremo (non dimenticare che per rivelarsi questo dono deve riposare come un diamante grezzo nel grembo genealogico). Tuttavia, grazie al mio lungo tubo di vetro, riesco talvolta a svuotarli di tutta la loro individualità maligna, a estirpare dalle loro profondità inesistenti quella superstizione chiamata “io” e così facendo li guarisco, cioè li preparo al risveglio dei sensi e dei sogni: come tanti sterminati prati siberiani in attesa della primavera. C’è chi al momento del risveglio diventa fisico delle particelle elementari, chi naturopata, chi campione di scacchi, chi  intraprende il cammino dell’arte, soprattutto della pittura: dipingono gli spiriti che sono dappertutto fuori di noi e che gli uomini, di solito, raggomitolati come cani bastardi e addormentati a tutti gli angoli della loro cosiddetta vita cosciente, non vedono mai. Alcuni di loro hanno appena costituito un movimento artistico. La loro prima uscita alla Bennet Strett Gallery di Atlanta ha riscosso un certo successo. Il critico Joseph W. Raphelsson, di origine islandese, che ha fatto conoscere agli americani il più grande artista islandese del XX secolo, Jóhannes S. Kiarval, senza dubbio un artista sciamano – basta osservare il suo <em>Syn vid Selfljót</em> (<em>Visione sul fiume</em>, 1950) per convincersene –, nella sua presentazione al catalogo (Mouth and Foot Painting Artists, Atlanta, 2007) ha definito la nuova corrente “<em>Shamanic Informal Art</em>”».<br />
Da quell’incontro a Boston non ho più rivisto Nedko Serbajenov. Ricevo di tanto in tanto delle cartoline postali con i suoi disegni, “Il dio protettore”, “L’albero dalle piume d’uccello”&#8230;, delle chiamate telefoniche nella notte – Nedko se ne infischia del fuso orario – , delle e-mail dove mi tiene al corrente dei suoi spostamenti nel mondo di quaggiù – di quelli negli altri mondi può parlarne e scriverne soltanto in lingua buryat – o dei nuovi libri sullo sciamanesimo –  Daniel C.  Noel,<em>The Soul of Shamanism: Western Fanatasies, Imaginal Reaities</em>; Thomas Dale Kowalskij, <em>Shamanism: as a Spiritual Practice for Daily Life</em>, ecc. Condividiamo un amore smisurato – smisurato come il suo carnet parigino pieno di consigli – per Mircea Eliade. Lo slancio verso la «realtà transumana» che, secondo Eliade, impregna il gesto più banale di ogni civiltà, così come agisce da medicamento segreto in ogni opera d’arte, è ciò che ci unisce, me e il mio amico Nedko. E anche un’altra convinzione: «Ogni verità non scompare, ma si degrada trasformandosi in superstizione». Solo che, sempre secondo il maestro Eliade, di solito quello che gli uomini chiamano «superstizione» non è che una verità più profonda e dimenticata che non appartiene a nessun individuo.<br />
«Allora, Nedko, io e te non siamo che un insieme di ricordi immemoriali e niente ci appartiene, neppure quel tuo diamante, la cui luce riflessa, dopo aver attraversato tundre glaciali e cumuli di morti, ti è giunta dalla notte dei tempi».<br />
«Forse sì – immagino che mi risponda. Ognuno di noi è un tubo di vetro attraverso cui tutti i suoi morti respirano, restano a galla, blaterano, esprimendo così tutto quello che hanno taciuto per pudore, ignoranza o soltanto per mancanza di vanità».  </p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/14/lo-stato-delle-cose-in-occidente-ii/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>6</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Morfologia della fiaba degli dèi</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/02/morfologia-della-fiaba-degli-dei/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/02/morfologia-della-fiaba-degli-dei/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 09:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[als ob]]></category>
		<category><![CDATA[Andrej Linde]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo teoretico]]></category>
		<category><![CDATA[Big Bang]]></category>
		<category><![CDATA[Bonhoeffer]]></category>
		<category><![CDATA[buddhismo]]></category>
		<category><![CDATA[Copernico]]></category>
		<category><![CDATA[coppie di fatto]]></category>
		<category><![CDATA[cratofania]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura orale-aurale]]></category>
		<category><![CDATA[daniele ventre]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[De Santillana]]></category>
		<category><![CDATA[disegno intelligente]]></category>
		<category><![CDATA[divino]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
		<category><![CDATA[epistemologia]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Galileo]]></category>
		<category><![CDATA[Gilgamesh]]></category>
		<category><![CDATA[Guglielmo da Occam]]></category>
		<category><![CDATA[Havelock]]></category>
		<category><![CDATA[ierofania]]></category>
		<category><![CDATA[Ilya Prigogine]]></category>
		<category><![CDATA[Isaac Newton]]></category>
		<category><![CDATA[isolazionismo antropologico]]></category>
		<category><![CDATA[Keplero]]></category>
		<category><![CDATA[Lee Smolin]]></category>
		<category><![CDATA[Levinas]]></category>
		<category><![CDATA[Max Scheler]]></category>
		<category><![CDATA[Max Weber]]></category>
		<category><![CDATA[Mircea Eliade]]></category>
		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Davies]]></category>
		<category><![CDATA[Pio IX]]></category>
		<category><![CDATA[R. B. Onians]]></category>
		<category><![CDATA[relativismo]]></category>
		<category><![CDATA[religioni politeistiche]]></category>
		<category><![CDATA[sacro]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Sebag]]></category>
		<category><![CDATA[Siddharta]]></category>
		<category><![CDATA[Sri Krshna]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Hawking]]></category>
		<category><![CDATA[teismo]]></category>
		<category><![CDATA[voltaire]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=13034</guid>

					<description><![CDATA[[Il filologo classico traccia una breve storia del sacro fra ambiguità di termini e di ideali. D. P.] di Daniele Ventre C&#8217;è stato un tempo, remoto, quasi coevo delle stagioni circolari del mito, in cui dietro la fiaba degli dèi, protagonisti delle enigmatiche e spesso disinterpretate leggende al centro delle diverse tradizioni fondative, si celavano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Il filologo classico traccia una breve storia del sacro fra ambiguità di termini e di ideali. D. P.]</em></p>
<p>di <strong>Daniele Ventre</strong></p>
<p>C&#8217;è stato un tempo, remoto, quasi coevo delle <strong>stagioni circolari del mito</strong>, in cui dietro la fiaba degli dèi, protagonisti delle enigmatiche e spesso disinterpretate leggende al centro delle diverse tradizioni fondative, si celavano in realtà forze naturali e sociali che esulavano dal controllo &#8220;tecnico&#8221; dell&#8217;uomo, dal campo del fungibile, e si imponevano agli occhi dell&#8217;uomo stesso come manifestazioni della potenza della natura e della storia (<strong>cratofanie</strong>, per usare un termine caro a <strong>Mircea Eliade</strong>), e perciò venivano percepite, sul piano culturale, come espressioni fenomeniche di una realtà retrostante e numinosa, sacra (<strong>ierofanie</strong>). Entità dal recondito potere, dotate di intenzionalità, dunque vive, dunque dèi, erano i pianeti, che segnavano il passo alle stagioni, agli anni, ai secoli, alle ere (<strong>De Santillana</strong>); il divino agiva in ogni angolo dell&#8217;universo, a sancire e legittimare rapporti sociali e politici, rapporti di forza strutturanti la concreta realtà socioeconomica (<strong>Sebag</strong>, sulla scorta dell&#8217;antropologia marxiana); il linguaggio del mito, proprio di una <strong>cultura orale-aurale</strong>, formalizzava leggi cosmiche (come la precessione degli equinozi, ipostatizzata nella fiaba della ciclica, cataclismica distruzione del mondo per diluvio o conflagrazione) e interazioni politiche di vario genere (i rapporti fra gli ordinamenti delle città-stato e degli imperi, e la loro fondazione eroica), nell&#8217;unica maniera che in una cultura orale-aurale è possibile recepire: quella del racconto.<span id="more-13034"></span></p>
<p>Il linguaggio del mito, della parola primordiale che è narrazione orale (<strong><em>mythos</em></strong>, appunto), ma nello stesso tempo forza magica (<strong><em>Vāk</em></strong>), e potere creatore archetipico (<strong><em>Lógos</em></strong>), è la fiaba facile da memorizzare nella cui trama l&#8217;uomo arcaico, non inteso come primitivo, ma come vicino ai fondamenti della socialità e della culturalità umane, inscrive l&#8217;universo, in cui tutto è pieno di dèi, e in cui dio può perfino, all&#8217;occasione, circoscriversi nell&#8217;idolo senza esserne circoscritto, come ammonivano i mistici hinduisti, o può tranquillamente, a suo libito, assumere forma d&#8217;uomo o d&#8217;asse lignea, scriveva <strong>Guglielmo da Occam</strong>, e in cui il sacro, la cratofania-ierofania, si configura in ultima analisi come una categoria cognitivo-pratica onnipervasiva e onnipresente, come conclude, ancora con Mircea Eliade, l&#8217;antropologia culturale moderna, con il suo frasario specialistico astrattificante. <strong>Il mito era, in definitiva, il linguaggio con cui una cognizione scientifica o una norma giuridica potevano essere tramandati</strong>, e si imponevano come autorevoli, cioè legittimi e nel contempo capaci di <em>augere</em>, favorire la crescita, delle realizzazioni umane. Esso veicolava una cognizione &#8220;tecnico-scientifica&#8221; concreta, dalla formula-placebo alla <em>Phol ende Uuodan</em> per ammansire le fitte di una frattura, al serpe di <strong>Gilgamesh</strong>, simbolo della ciclicità del cosmo che, agli occhi di una civiltà agricola tesa alla sua materiale sopravvivenza, invecchia e si rinnova perpetuamente, preparando i semi della vita già nel momento in cui sembra spegnerli.</p>
<p>Esso imponeva altresì, in un mondo nato senza parola scritta, un atteggiamento di rispetto verso il <strong>numinoso drammatizzato</strong>, in una modalità talmente sistematica che per l&#8217;uomo antico non esiste pratica quotidiana, o tecnologia, che non sia accompagnata dal mito, perché né tecnica, né norma potevano essere trasmesse e ricordate altrimenti che in forma di racconto, poiché, per chi non ha scrittura e matematica avanzata, è più facile rammentare-tramandare una fiaba contesta di moduli formulari, piuttosto che un teorema tramato di idee-forme intellegibili astratte (<strong>Havelock</strong>). Ne discende in generale che il mito, come linguaggio, <em>anche se lo consideriamo al di là della condizione di &#8220;primitività&#8221; orale-aurale che lo inventa</em>, va di per sé concepito come una forma comunicativa efficace nel trasmettere una <em>Weltanschauung</em> olistica: il referente &#8220;duro&#8221; poeticizzato (norma giuridica, cognizione scientifica), si trasforma in messaggio dotato di forza pragmatica, che &#8220;colpisce basso&#8221; l&#8217;animo dell&#8217;uditore, lasciandovi un&#8217;impronta perpetua.</p>
<p><strong>Come protagonista del mito, il dio, o l&#8217;eroe</strong> (che poi, come personalità ierofanica, dio umanizzato o uomo divinizzato, fa lo stesso), <strong>è categoria cognitivo-pragmatica olistica per eccellenza</strong>: la sua presenza al centro del racconto di fondazione del cosmo naturale e umano è la forma con cui l&#8217;uomo percepisce-comunica l&#8217;estraneità del nucleo profondo del reale rispetto a quel campo del fungibile, tecnologico o normativo che sia, che egli direttamente controlla, e non importa quanto vasti siano i termini del campo del fungibile in una data epoca storica. Ciò che importa è che l&#8217;uomo, nel momento in cui parla di dio, definisce un rapporto rispetto a quel nucleo profondo del reale che in buona sostanza egli non controlla. Dio &#8220;regge tutte le cose non come anima del mondo, ma come signore dell&#8217;universo. E a causa del suo dominio suole essere chiamato Signore-Dio, <strong><em>pantokratōr</em></strong>. Dio infatti è una parola relativa e si riferisce ai servi: e la divinità è la signoria di Dio, non sul proprio corpo, come vien ritenuto da coloro per i quali Dio è l&#8217;anima del mondo, ma sui servi&#8230;&#8221;. Non è un passo, questo, del retrivo <em>Syllabus errorum</em> di <strong>Pio IX</strong>, né un <em>magnificat</em> pastorale wojtiłano di maniera, né tampoco uno dei troppi pistolotti ratzingeriani che i media ammanniscono alle nostre lasse orecchie in questi tempi di feste e di mercanti nel tempio: sono invece parole dello <em>Scholium generale</em>, che nel 1713 fu aggiunto da sir <strong>Isaac Newton</strong> alla seconda edizione dei suoi <em>Philosophiae naturalis principia mathematica</em>.</p>
<p>Se abbiamo presente che lo <em>Scholium generale</em> è la sede in cui Newton pronuncia il suo celeberrimo <strong><em>hypotheses non fingo</em></strong>, &#8220;ipotesi non ne invento&#8221;, alfa e òmega di ogni forma di ricerca di una conoscenza controllabile, trasparente ed obbiettiva, <strong>non possiamo liquidare questa dichiarazione come la semplice testimonianza di un&#8217;inerzia culturale</strong> di uno degli eroi dell&#8217;alba della scienza occidentale moderna, di uno scenziato in cui fideismo e sperimentazione si mescolano, e che nella seconda parte della sua vita si dette a chiosare l&#8217;<em>Apocalisse</em> di <strong>Giovanni</strong>. Nelle parole di Newton si riflette piuttosto l&#8217;idea (già tardo-platonica), che il nucleo dell&#8217;essere, coerenza ordinata, sottratta al controllo dell&#8217;uomo, si manifesta, in rapporto all&#8217;uomo, col volto del divino. Storicamente, nell&#8217;ambito delle culture antiche e medievali, quello della religiosità abramica, nel suo &#8220;dialetto&#8221; giudaico-cristiano, che condiziona culturalmente <strong>Copernico</strong>, <strong>Keplero</strong>, <strong>Galileo</strong> e Newton, è un caso particolare, estremo, di <em>reductio ad unum</em>. Nelle cosiddette religioni politeistiche, ogni forza naturale, entità astrale, o forza storico-sociale (e spesso le tre cose coincidono), è identificata come cratofania e ierofania, percepita come potere intenzionale e intelligente, e dunque come dio. <strong>Alla base del monoteismo giudaico-cristiano c&#8217;è essenzialmente una virata prospettica</strong>, in base alla quale tutte le cratofanie-ierofanie (segni miracoli presenze) del cosmo sono percepite e comunicate come riflessi riconducibili ad un unico, coerente, ordine fondativo, cratofania originaria, ierofania del fondamento, che nella sua profondità abissale trascende infinitamente l&#8217;universo fungibile che l&#8217;uomo può fruire sul piano del sensorio, controllare a livello tecnico.</p>
<p>Non è dunque un caso se due pensatori come <strong>Max Scheler </strong>e<strong> Max Weber</strong> instaurano l&#8217;<strong>equivalenza fra concezione giudaico-cristiana e fondazione della scienza occidentale</strong>. In questo senso, il concetto di dio come rapporto, e in seconda battuta il mito fondativo del monoteismo (si intenda qui mito nell&#8217;accezione forte del termine), sono orizzonti e categorie olistiche intrascendibili. Ciò è vero sia sul piano antropologico, in quanto <strong>l&#8217;uomo è permantentemente in rapporto con l&#8217;intrinseca alterità del reale</strong>, sempre in agguato al di là della pur munita e tecnologica cittadella del fungibile, sia sul piano epistemologico, in quanto l&#8217;aspettativa che alla molteplicità delle manifestazioni della natura soggiaccia un ordine unitario e coerente costituisce la metafisica (nel senso popperiano del termine) alla base di ogni forma di cosmologia scientifica.</p>
<p><strong>Non si vuole però affermare che Dio è una semplice finzione teorico-pratica, un <em>als ob</em>, un &#8220;come se&#8221; kantiano</strong>: Dio è in primo luogo l&#8217;espressione antropologica di un rapporto che si viene progressivamente chiarendo nella storia, fra ogni essere cosciente e gli aspetti escatologici del reale, dell&#8217;esistente (la rischiosità strutturale dell&#8217;esperienza di esistere, di conoscere, di agire); in particolare, Dio, si presenta, nel suo senso originario, come il volto che l&#8217;ordine coerente del cosmo assume spontaneamente agli occhi dell&#8217;uomo e insieme come il modo in cui l&#8217;uomo si rapporta a quest&#8217;ordine coerente del cosmo, nella sua trascendenza, nel suo essere estraneo alla dimensione del fungibile. Ciò implica anche una conseguenza poco lusinghiera, per una certa forma che la cultura laica assume, quando, nell&#8217;opposizione polemica ai cleri storicamente determinati, indossa la maschera dell&#8217;oltranzismo.</p>
<p>Per rimanere alla &#8220;provincia&#8221; cristiana del linguaggio mitico-religioso abramico, sottolineare ed evidenziare i rapporti di derivazione fra la narrazione evangelica della verginità di Maria o della resurrezione di Cristo con analoghi miti di altre religioni mediterranee, semitiche o pre-semitiche, o rilevare la coincidenza fra il Natale e la festa del solstizio d&#8217;inverno, o i rapporti fra la Pasqua e il momento del risorgere della vita della terra alla fine del tempo invernale, ha una fortissima importanza sul piano antropologico. È del tutto illuminante, ed è un momento di maturazione culturale imprescindibile, constatare che <strong>il cristianesimo cattolico-romano, affermatosi in opposizione al pensiero delle varie correnti della gnosi tardo-antica, è in realtà esso stesso una particolare forma di gnosi, amalgama peculiare di religiosità semitica rinnovata e substrato precristiano</strong>. Allo stesso modo è essenziale sottolineare che la Bibbia, fra Antico e Nuovo Testamento, riflette una processualità storica del precisarsi del concetto di dio, dal plurale politeistico arcaico <em>Elohim</em> all&#8217;<em>Ego sum</em> singolare monoteistico della religiosità mosaica del Dio geloso, e allo stessa maniera dal Gesù dei protovangeli, che si schermisce e non vuole essere chiamato &#8220;buono&#8221;, attributo degno solo di Dio, e così afferma la propria natura di profeta squisitamente umano (e da principio squisitamente israelita), alla sistemazione del metafisico Vangelo di Giovanni, che fa di Gesù il Logos incarnato, non meno di quanto il buddhismo ipostatizzi la figura di <strong>Siddharta</strong> in una dimensione trascendente, al di là delle sue determinazioni storiche.</p>
<p>Questo percorso di disamina antropologica ci permette, sul piano filosofico, di leggere i testi sacri come totalità in fase di accrezione e sviluppo, sia nelle forme sia nei contenuti, in un cammino che in prima battuta, dal politeismo originario, giunge all&#8217;idea di un ordine cosmico unitario, adombrato dal monoteismo; in un secondo momento, dal monoteismo, dalla scoperta della ierofania del fondamento, giunge ad assumere la prospettiva della <strong>coessenzialità dell&#8217;uomo con il divino</strong>: una cratofania dell&#8217;essere cosciente, una ierofania della coscienza, che pur soverchiata dalla potenza dell&#8217;universo, è in grado di porsi in rapporto con essa e in definitiva di comprenderla, ed è, in ultima analisi, la <strong>fonte del sacro</strong>, l&#8217;essere che heideggerianamente si interroga sul senso dell&#8217;essere.</p>
<p>La consacrazione dell&#8217;essere cosciente avviene, nel Mediterraneo antico d&#8217;età imperiale, con la particolare figura mitico-storica di Gesù, re sacro universalizzato latore di un messaggio etico al di là degli interessi politici di parte e delle differenze culturali, per seguire la prospettiva accennata da <strong>R. B. Onians</strong> nel suo <em>Le origini del pensiero europeo</em>. Ma analoghe situazioni si rinvengono tranquillamente in altre realtà religiose e spirituali: abbiamo già parlato dell&#8217;ipostatizazzione del Buddha, che nella sua dimensione storica è addirittura un filosofo promulgatore di una dottrina che il pensiero braminico definisce <em>nastika</em>, cioè non ortodossa, ostile alla religiosità superstiziosa tradizionale. Potremmo allo stesso modo ricordare, nella religione hinduista, la figura di <strong>Sri Krshna</strong>, la conclusione sarebbe invariata: nella prospettiva basilare di questa, certo prolissa, abbozzata <strong>morfologia della fiaba degli dèi</strong>, al centro delle più avanzate forme della religiosità umana, al di là delle differenze locali, si pone un mito di fondazione di cui sono protagonisti la ierofania del fondamento e la ierofania della coscienza.</p>
<p align="center">***</p>
<p>Esiste tuttavia un altro aspetto del problema, non meno articolato. Finora abbiamo cercato di delineare l&#8217;idea del <strong>Dio come rapporto</strong>, in relazione al racconto originario della ierofania del fondamento e della ierofania della coscienza. Da un punto di vista strettamente ontologico, <strong>il conflitto fra la modernità e la sua scienza da un lato, e la concezione di Dio propria dei cleri storicamente determinati dall&#8217;altro, insorge non tanto dall&#8217;intrinseca insufficienza cognitiva e pragmatica del mito stesso; nemmeno la volontà di potenza dei vertici delle gerarchie ecclesiastiche basta a spiegarla <em>in toto</em></strong>. La colpa storica delle gerarchie religiose, nella contemporaneità, è frutto dell&#8217;intersezione fra la volontà di potenza che le anima e le asservisce, e l&#8217;inadeguatezza rispetto al cambiamento culturale. È dunque una colpa tanto più grave, nella misura in cui si ingenera dal misconoscimento dello spirito del messaggio dei fondatori, e dall&#8217;<strong>idolatria della lettera</strong>.</p>
<p>Il tema dell&#8217;ateismo, o delle &#8220;<strong>false luci del mondo</strong>&#8220;, secondo una formula ipocrita cara, fra noi, ai vertici della chiesa cattolica, non è semplicemente una questione di negazione del fondamento, o di ricorso a forme di pensiero debole, in opposizione a un pensiero che si presume forte e capace di indicare all&#8217;uomo la via; non è nemmeno un problema di acquisizione di una visione matura e libera, in opposizione all&#8217;oscurantismo, secondo il grido di una laicità che in Italia appare irreversibilmente assediata e in crisi, anche per la definitiva defezione politica di coloro che dovrebbero farsene assertori e difensori, ed esprimono spesso solo una residuale forma di generico, e gerioneo, salutismo sociale, sposato all&#8217;obliqua prassi egemonica delle reti di comando dell&#8217;alta burocrazia e della tecnostruttura bancaria.</p>
<p>L&#8217;inerzia della chiesa nei confronti di Galileo (tardivamente riabilitato in una ridicola e falsa ostentazione di modernità) e di <strong>Darwin</strong> (a cui si sostituisce la <strong>putida teoria del disegno intelligente</strong>), ci pongono di fronte alla sfrontata negazione del mito originario, sostituito con un <strong>surrogato monco e penoso di dio</strong>. L&#8217;ateismo di coloro che non ritengono esista un dio fondamento dell&#8217;universo, è al massimo un <strong>ateismo teoretico</strong>, o se si vuole epistemologico e ontologico. Ma fin troppo banale è la stigmatizzazione dell&#8217;ateismo pratico di coloro che, pur dichiarando a gola spiegata la propria <em>intemerata fides</em> nel Dio cristiano, ne contraddicono <em>matter-of-factly</em> gli insegnamenti etici: che dire dei sacerdoti pedofili, che la gerarchia promuove-rimuove a più alte cariche, preoccupata solo del proprio buon nome, o dell&#8217;affarismo del clero in fatto di immobili non tassati, finite locazioni e otto per mille trafugato di soppiatto col silenzio-assenso, in uno Stato che già è in travaglio per il degrado della sua classe politica e imprenditoriale? Di recriminazioni analoghe sono pieni i media e la rete.</p>
<p>Quello che resta, nella gerarchia cattolica che nega diritti a <strong>coppie di fatto</strong>, <strong>divorziati</strong> e <strong>omosessuali</strong>, nei vertici aggressivi e ademocratici di certo protestantesimo fondamentalista, nell&#8217;estremismo di certi coloni ebraici, nell&#8217;estremismo degli hinduisti che bruciano sul rogo del marito morto una vedova di sedici anni, nell&#8217;integralismo wahhabita, nel radicalismo becero dei profeti del conflitto fra le civiltà, è in definitiva soltanto un&#8217;idolatria del segno. <strong>Una volta che ha perso contatto col mito originario che consacra l&#8217;universo e la coscienza dell&#8217;uomo in una grande narrazione cosmico-storica che li vede coessenziali, ogni singola casta sacerdotale storicamente determinata non vede altro che la propria, particolaristica, lettera morta</strong>, <strong>impressa sul suo proprio, particolaristico, libro sacro, ingiallito dalla forza corrosiva della storia</strong>. Sul piano filosofico accusano la modernità di relativismo; ma che dire del loro <strong>isolazionismo antropologico</strong>? Sul piano della morale sessuale, accusano di materialismo edonista il mondo secolarizzato: ma si ricordi che il precetto della castità, nel mondo antico, nasce da una visione arcaica, estremamente materiale e organicistica, del rapporto anima-corpo, per cui &#8220;non disperdere il seme&#8221;, dalla Bibbia al sesso tantrico, significa risparmiare la propria <em>psyché</em> per consacrarla al divino; ma anche la maniera  più ludica e irresponsabile di vivere la sessualità appare essere meno materiale ed esteriorizzata di norme che nascono da errori prospettici di una psicofisiologia arcaica, incrociati con le determinazioni socioeconomiche delle società preindustriali in cui le antiche religioni nacquero.</p>
<p>Problematiche come l&#8217;<strong>eutanasia</strong> o l&#8217;<strong>aborto</strong> sono affrontate con prese di posizione equivoche e ambivalenti: si dichiara di voler difendere la vita, ma si definisce vita la semplice, elementare attività biochimica di qualche gruppo tessutale, in un organismo che per il resto ha cessato di essere supporto di quella vita relazionale che è l&#8217;essenza della persona o che non può ancora avere nemmeno un embrione di vita relazionale. Sul piano <em>stricto sensu </em>filosofico, il &#8220;Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, e non dei filosofi e dei sapienti&#8221;, di cui si fa apologia e che funge da supporto alla primazia delle cosiddette religioni positive, appare gravato, nelle sue caratteristiche essenziali, di una <strong>selva di contraddizioni <em>in adiecto</em></strong>. La definizione coerente di un fondamento infinito in potenza e in atto è in sé e per sé <strong>incompatibile con il concetto di persona</strong>, inteso nel senso ordinario del termine.</p>
<p>Se la personalità può essere coessenziale con il divino sul piano del rapporto storico fra l&#8217;essere cosciente e l&#8217;ordine coerente dell&#8217;universo, centrando il problema sul fondamento per come esso è, per quel poco che possiamo affermarne, le cose prendono un&#8217;altra veste. In presenza di un fondamento infinito in potenza e in atto, <strong>espressioni del linguaggio religioso come &#8220;progetto, piano di dio&#8221; (che hanno un senso nel linguaggio figurale del mito), o teorie pseudoscientifiche come l&#8217;<em>intelligent design</em>, suonano obbrobriose</strong>. Veramente c&#8217;è da ridar voce al disprezzo ironico di <strong>Voltaire</strong>: è come attribuire al divino una dimensione di volubilità e impotenza assolutamente inammissibili,<strong> fare di Dio, per citare Bonhoeffer, un volgare tappabuchi</strong>: un tappabuchi del campo del fungibile, a cui l&#8217;infinita maestosità dell&#8217;universo è implicitamente ridotta.</p>
<p>Il fondamento, se coerentemente concepito come infinito in potenza e atto, si esprime, sul piano ontologico, con un atto di creazione infinita. La difficoltà di certi ambienti religiosi ad accettare il <strong><em>Big Bang</em></strong>, e ad ammettere la possibilità che il nostro universo sia solo una regione locale dell&#8217;infinito <strong>multi-verso delle cosmologie contemporanee</strong>, cade automaticamente, di fronte all&#8217;idea che l&#8217;ordinamento fondamentale delle leggi fisiche esprima strutturalmente una creazione sempre in atto dall&#8217;eternità e per l&#8217;eternità, come accade ad esempio negli scenari descritti dall&#8217;inflazione infinita di <strong>Andrej Linde</strong>, nella teoria degli universi neonati formulata da <strong>Stephen Hawking</strong>, dal concetto di paesaggio cosmico che anima le teorie di <strong>Lee Smolin</strong>. La stessa radicalità del concetto di creazione, come posizione di qualcosa di totalmente altro e autonomo rispetto al fondamento, implica poi strutturalmente l&#8217;idea di evoluzione: una creazione totalmente autonoma sarà infatti destinata a compiere il suo cammino con le proprie gambe, dalle strutture più semplici all&#8217;emersione auto-organizzata della complessità, dal caos all&#8217;ordine, secondo le dinamiche illustrate da scienziati come <strong>Paul Davies</strong> e <strong>Ilya Prigogine</strong>.</p>
<p>Per tornare al racconto fondativo originario, e alla drammatizzazione di quel numinoso che è a fondamento dell&#8217;ordine coerente dell&#8217;universo, l&#8217;idea di concepire l&#8217;atto creativo di Dio come dono radicale, incondizionato, infinito di essere, implica strutturalmente l&#8217;alterità totale della creazione, la sua positività pur nel condizionamento e nella finitudine; implica, inoltre, la necessità di un cammino evolutivo irto di errori e di drammi, di vicoli ciechi, di deviazioni e di scoperte casuali, di svantaggi e opportunità nascenti da dinamiche accidentali, feroce di ingiustizie e di sofferenze, ma proprio perciò tanto più vero e bello e ontologicamente &#8220;forte&#8221; e coeso.</p>
<p><strong>Il problema, in definitiva, non è dunque l&#8217;opposizione banale fra teismo e ateismo</strong>, che in realtà sussiste solo su un piano superficiale ed esteriore, fatto di equivoci e travisamenti. Il problema reale è, per dirla con <strong>Levinas</strong>, nella <strong>lotta fra totalità e infinito</strong>, cioè nell&#8217;opposizione fra l&#8217;idea di una realtà che si appiattisca nella dimensione totalmente fungibile della tecnica e della ragione amministrata dalle <strong>burocrazie del trascendente e dell&#8217;umano</strong>, <em>routine</em> della pura e semplice fatticità anonima, e la reale accettazione che l&#8217;esistente appare gravido di rischi e opportunità imprevedibili, al di là della tracotanza degli apparati burocratici, della aridità della scienza normale cristallizzata nell&#8217;accademismo retrivo, al di là dell&#8217;amministrazione dell&#8217;archivio dello spirito che con ingiustificabile arbitri i cleri storicamente determinati si arrogano il diritto di esercitare.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2009/01/02/morfologia-della-fiaba-degli-dei/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>114</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Buon compleanno, mr. Darwin</title>
		<link>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/12/buon-compleanno-mr-darwin/</link>
					<comments>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/12/buon-compleanno-mr-darwin/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2008 18:17:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[charles darwin]]></category>
		<category><![CDATA[darwin]]></category>
		<category><![CDATA[darwin day]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzionismo]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[marco ferraguti]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[telmo pievani]]></category>
		<category><![CDATA[uaar]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2008/02/12/buon-compleanno-mr-darwin/</guid>

					<description><![CDATA[di Lorenzo Galbiati Charles Robert Darwin compie oggi centonovantanove anni e questa settimana è festeggiato in molte città d’Italia nelle manifestazioni chiamate “Darwin Day”. Non che il Darwin Day sia nato quest’anno. È già un’abitudine, anzi, una fiera abitudine. A Milano, per esempio, la manifestazione è alla sua quinta edizione e nella locandina di presentazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Lorenzo Galbiati</strong></p>
<p>Charles Robert Darwin compie oggi centonovantanove anni e questa settimana è festeggiato in molte città d’Italia nelle manifestazioni chiamate “Darwin Day”.<br />
Non che il Darwin Day sia nato quest’anno. È già un’abitudine, anzi, una fiera abitudine. A Milano, per esempio, la manifestazione è alla sua quinta edizione e nella <a href="http://www.pikaia.eu/EasyNET/Archivi/Pikaia/Pdf/0003/3503.PDF" title="programma del Darwin Day 2008 in Italia">locandina di presentazione</a> si può leggere che il “Darwin Day di Milano è diventato a pieno titolo un atteso appuntamento annuale della vita culturale della città e, grazie al coinvolgimento di un numero crescente di altre sedi in Lombardia, si consolida come la più importante iniziativa regionale dedicata all’evoluzione. Come ogni anno i protagonisti del dibattito evoluzionistico internazionale si confronteranno fra loro e con il pubblico. In vista delle celebrazioni del bicentenario darwiniano del 2009 la manifestazione come d’abitudine abbraccerà linguaggi diversi e sarà composta non soltanto dalle sessioni di convegno, ma anche da serate a tema, spettacoli, laboratori per bambini e per ragazzi. Lo stile divulgativo, misto agli approfondimenti, sarà calibrato per un pubblico curioso, non necessariamente di addetti ai lavori, con particolare attenzione agli studenti delle scuole superiori e agli universitari, nell’intento di coltivare l’interesse per la cultura scientifica in un paese dove ancora essa non sembra adeguatamente valorizzata.”<br />
Eccoci al punto: è diffusa la cultura scientifica in Italia?<span id="more-5351"></span><br />
Prima di lanciarci in valutazioni pessimistiche, prima di tirare fuori il prevedibile riferimento alla Chiesa cattolica e al suo oscurantismo religioso che precluderebbe la strada, in Italia più che altrove, alla ricerca scientifica, ricordo subito che il Darwin Day arriva in Italia grazie a… ai soci dell’<a href="http://www.uaar.it/uaar/darwin_day/2008/" title="il sito web del Darwin Day">UAAR, l’Unione degli Atei Agnostici Razionalisti</a>.<br />
Si legge infatti nel loro sito web:<br />
“Da tempo, il mondo anglosassone commemora la nascita di Charles Darwin (12 febbraio) con conferenze, incontri, dibattiti ed eventi varî che celebrano i valori della ricerca scientifica e del pensiero razionale. Nel 2003 il Darwin Day è finalmente arrivato anche nel nostro Paese grazie all’UAAR. Dal 2004 l’UAAR, in collaborazione con le Librerie Feltrinelli, organizza in tutta Italia diversi incontri con scienziati, docenti e giornalisti scientifici. L’UAAR dedica i suoi Dawin Day 2008 ai docenti del dipartimento di fisica dell’Università “La Sapienza” di Roma.”<br />
Abbiamo quindi due manifestazioni darwiniane parallele: da una parte musei scientifici, istituti superiori e universitari insieme ad altri enti statali e ad associazioni private organizzano dal 2004 i Darwin Day “istituzionalizzati”, quelli che vengono oggi identificati come Darwin Day dalla maggior parte della popolazione; dall’altra, l’UAAR, che meritoriamente ha anticipato le istituzioni nell’indire questa manifestazione, continua a organizzare insieme alla Feltrinelli i suoi Darwin Day “militanti”. Nessuna competizione, sia chiaro, nessun antagonismo tra i due Darwin Day: i protagonisti degli uni sono spesso protagonisti anche degli altri. Piuttosto, vi è il rischio, da parte di alcuni, di credere che i Darwin Day siano strumenti di propaganda ateistica o addirittura antireligiosa, visto come sono nati. Non mi inoltro subito in questa spinosa questione, preferisco prima constatare come, con il passare degli anni, i Darwin Day delle due parti si siano moltiplicati e irrobustiti, e ora si stanno espandendo a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale.<br />
Darwin fa successo, insomma.<br />
È interessante allora chiedersi quali ne siano le ragioni, e perché un’associazione di atei e agnostici si impegna in queste manifestazioni. Forse il successo del Darwin Day è la reazione di una parte sana e vitale della società a un clima culturale pervaso sempre più da recrudescenze pregiudiziali –  siano esse di natura politica, filosofica o religiosa – verso l’odierno impianto epistemologico delle scienze naturali.<br />
Per sondare la validità di questa ipotesi, andiamo alla radice. Perché si celebra il Darwin Day?<br />
<a href="http://www.sisuni.unimi.it/JumpNews.asp?idLang=IT&amp;idChannel=25&amp;idUser=0&amp;idNews=9919" title="Marco Ferraguti e Telmo Pievani sul Darwin Day">Secondo i docenti universitari milanesi</a> Marco Ferraguti (professore di evoluzione biologica) e Telmo Pievani (filosofo della scienza), “Charles Darwin occupa un posto del tutto particolare nella scienza. Copernico, Newton, Einstein o Freud hanno rivoluzionato il nostro modo di vedere alcuni aspetti fondamentali della realtà, ma noi non celebriamo il loro compleanno ogni anno. Da anni in tutto il mondo, e anche a Milano, si festeggia invece il Darwin Day (<a href="http://www.darwinday.org/" title="sito ufficiale del darwin Day nel mondo">http://www.darwinday.org/</a>). Ci sembra dunque interessante indagare sulle ragioni di tale interesse. Ci sono due motivi per i quali esiste il Darwin Day: uno, per così dire, in positivo, l’altro in negativo.<br />
Darwin diede inizio a un modo di pensare e a un programma di ricerca che coinvolge tutti i biologi e i naturalisti attivi nel mondo, e non solo loro. Per la prima volta veniva proposto un meccanismo, la selezione naturale, in grado di spiegare in termini scientifici la diversità e la complessità degli adattamenti presenti in natura. Molti naturalisti prima di lui avevano ipotizzato l’evoluzione delle specie, la loro discendenza comune e la loro moltiplicazione, ma solo Darwin, insieme ad Alfred Russel Wallace, aveva saputo individuare le cause del cambiamento. Tuttavia, la figura di Darwin è ancora oggi bersagliata da critiche di ogni genere.<br />
Ciò che Darwin ha insegnato, a biologi e naturalisti in primo luogo, ma anche a tutta l’umanità, è che: “Negli organismi viventi, ciascun processo o fenomeno è il risultato di due diversi fattori causali, definiti, in genere, come cause prossime (funzionali) e cause remote (evolutive). Le attività e i processi controllati da un programma sono cause prossime. Ciò significa,  in particolare, che i processi relativi alla fisiologia, allo sviluppo e al comportamento sono controllati da programmi genetici e somatici. Essi rispondono alle domande del tipo: «Come?». Le cause remote o evolutive, invece, sono implicate nell’origine dei nuovi programmi genetici o nella modificazione dei programmi esistenti: in altri termini, esse sono le cause che conducono ai mutamenti che si verificano durante il processo  evoluzionistico. Esse sono gli eventi o i processi del passato che hanno mutato il genotipo e, pertanto, non si possono indagare con i metodi della chimica o della fisica, ma occorre ricostruirle attraverso deduzioni storiche, attraverso cioè la verifica delle ricostruzioni storiche. Esse rispondono alle domande del tipo:  «Perché?»” (Ernst Mayr, “Il modello biologico”, 1998).<br />
Dopo il lavoro di Darwin nessun biologo può ignorare che ogni fenomeno biologico è determinato da questa duplice serie di cause, prossime e remote. […]<br />
Dunque, se biologi e naturalisti si riconoscono un po’ tutti come “figli di Darwin”, in ragione di motivazioni scientifiche precise e non certo per un attaccamento ideologico o aprioristico, non è facile capire perché persone come l’insigne storico della matematica Giorgio Israel possano scrivere su “Il Foglio” del 6 settembre 2005 che: “la teoria darwiniana in senso stretto è morta e seppellita da ormai cent’anni, fin da quando le sue numerose e gravi falle condussero quasi tutta la comunità scientifica a rigettarla. L’orientamento largamente prevalente fu che, sebbene l’ipotesi evolutiva rimanesse in campo, nessuno poteva seriamente dichiararsi «darwiniano»”.<br />
Perché, giusto per fare un parallelo, pur essendo molte delle idee e delle spiegazioni  matematiche di Copernico completamente superate, a nessuno viene in mente di dichiarare Copernico morto e sepolto, e nessuno si scandalizza se qualcuno definisce “copernicana” la visione attuale del sistema solare? Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Copernico ha prodotto la sua rivoluzione, molta da quando Darwin ha prodotto la sua. Crediamo che non esista nessun biologo che abbia dell’evoluzione, oggi, un’idea esattamente identica a quella di Darwin, tanto quanto nessun astronomo la pensa proprio come Copernico.  Allora, perché tanto accanimento contro Darwin?<br />
È difficile dare una risposta univoca a questa domanda, anche perché su di essa si intrecciano motivazioni filosofiche, religiose e politiche che hanno ben poco a che vedere con la scienza. Cercando di discriminare fra le varie posizioni di attacco alla figura di Darwin, ci pare di poterne identificare due piuttosto differenti.<br />
La prima muove da un fronte ampio e variegato che sembra prendersela in parte con Darwin e in parte, addirittura, con il concetto stesso di evoluzione. Questo fronte ha le sue radici ideologiche nelle posizioni di filosofi come Julius Evola:  “nelle testimonianze più remote dei miti e degli scritti dell’antichità non si trova proprio nessun ricordo che conforti l’ «evoluzionismo» e si trova &#8211; invece e appunto &#8211; l’opposto, la costante idea di un passato migliore, più luminoso e super-umano («divino»)” (“Rivolta contro il mondo moderno”, 1951, p. 241). Tale posizione sembra echeggiare quella di Benedetto Croce &#8211; che definì l’evoluzione una “immagine di fantastiche origini animalesche e meccaniche dell’umanità e con esse un senso di sconforto e di depressione, quasi di vergogna, a trovarci noi discendenti da quegli antenati e sostanzialmente a loro simili, nonostante le illusioni e le ipocrisie della civiltà, brutali come loro” (“La Critica” 37, p. 146, 1939) &#8211; e si è sviluppata e diffusa più recentemente coinvolgendo persone provenienti da frange estreme della destra, o personaggi anche di rilievo della Chiesa Cattolica, quale il cardinale di Vienna Christoph Schonborn, (<a href="http://www.millerandlevine.com/km/evol/catholic/schonborn-NYTimes.html" title="Schonborn a proposito di darwin">http://www.millerandlevine.com/km/evol/catholic/schonborn-NYTimes.html</a>) nonché giornalisti più o meno colti che sembrano frequentare e assecondare entrambi i versanti che abbiamo menzionato.<br />
L’altra posizione antidarwiniana è occupata invece da scienziati non biologi &#8211; di solito fisici, chimici, o matematici &#8211; e merita forse qualche commento ulteriore. Senza entrare nei dettagli, ci sembra di poter dire che ciò che accomuna questa seconda posizione sia un sostanziale disinteresse nei confronti delle ricerche degli evoluzionisti “militanti”. Esiste oggi un torrente di ricerca evoluzionistica, e molta di essa si basa sulla selezione, naturale o riprodotta in laboratorio. Nonostante ciò continuiamo a sentire frequentemente dai personaggi di questo gruppo critiche del tipo: “la teoria dell’evoluzione non è scientifica perché non è descrivibile attraverso equazioni matematiche rigorose” oppure “l’evoluzione non può essere guidata dal caso”.<br />
Crediamo che nessun evoluzionista degno di questo nome abbia mai fatto un’affermazione come quest’ultima. Sappiamo inoltre che esistono ampi settori della ricerca evoluzionistica contemporanea dotati di apparati matematici raffinati e affidabili. Allora ci chiediamo: perché questi stimati scienziati, che dovrebbero conoscere il modo di procedere della critica scientifica, non la praticano anche a proposito dell’evoluzione  del darwinismo? […]<br />
Ciò che in realtà riscontriamo studiando il programma di ricerca evoluzionistico attuale, applicato in tutti i laboratori del mondo e alimentato dalla letteratura evoluzionistica ospitata sulle più importanti riviste scientifiche, è che il “nucleo” darwiniano originario è stato in parte rivisto e in parte aggiornato e integrato, ma mantiene più salda che mai la sua capacità esplicativa e predittiva.<br />
Certo, abbiamo rinunciato ad alcune assunzioni troppo restrittive che rischiavano di escludere dalla spiegazione una quantità di “anomalie”, optando per una pluralità di fattori e di processi con domini di pertinenza limitati, ma nel far questo il nocciolo della logica darwiniana (variazione, ereditarietà, selezione) è stato corroborato e costantemente rinforzato da prove eterogenee e convergenti. Se ne evince, passando in rassegna le scoperte più recenti nelle discipline evoluzionistiche, che la spiegazione neodarwiniana, come ha riconosciuto la rivista “Science” nominando provocatoriamente Darwin fra i grandi scienziati dell’anno 2005, ha oggi guadagnato in “realismo”: sa cioè descrivere meglio di prima la realtà dei fenomeni empirici che studia. […]<br />
Di fronte agli esiti promettenti di questa “evoluzione” della teoria darwiniana, stridono sempre più vigorosamente le strategie di discredito che gli antievoluzionisti praticano usualmente.<br />
Esse appartengono a tre categorie ormai ben riconoscibili, ma facilmente confutabili da chiunque conosca minimamente la scienza.<br />
La prima è quella di negare l’evidenza e di portare il dibattito su un terreno che prescinda completamente dalla realtà dei fatti scientifici noti e acquisiti, nonché dalla letteratura consolidata nelle discipline di cui si sta discutendo. Si tratta a tutti gli effetti di una forma di “revisionismo”, non meno sgradevole e condannabile del peggior revisionismo storico. Fanno parte di questa categoria tutti i tentativi neocreazionisti di dimostrare l’esistenza di “prove empiriche” e scientificamente rilevanti dell’intervento di un “progettista intelligente” nell’evoluzione biologica.  Versione aggiornata della teologia naturale ottocentesca, la dottrina dell’Intelligent Design è stata giustamente esclusa dall’insegnamento scolastico negli Stati Uniti, in una sentenza storica emessa in Pennsylvania il 20 dicembre 2005, in quanto si configura come un tentativo di insegnare argomenti religiosi a scuola nelle ore di scienze e quindi come una violazione del dettato costituzionale (americano, non italiano) che nel Primo Emendamento esclude categoricamente questa possibilità.<br />
La seconda strategia è quella di strumentalizzare le controversie che normalmente, e proficuamente, si sviluppano all’interno della comunità scientifica attorno a temi evoluzionistici. Tali dibattiti rappresentano il sale della conoscenza scientifica in tutte le discipline ed è un grave errore confonderli con un segno di debolezza dei quadri esplicativi che ne fanno da cornice.<br />
Nessuno di noi dubita della validità della meccanica quantistica, di cui sfruttiamo quotidianamente le applicazioni tecnologiche senza alcuna remora, benché essa sia attraversata da controversie e discussioni anche accesissime fra diverse correnti di interpretazione di alcuni suoi principi. Ancora una volta si tratta di una strategia mistificante e ideologica, che nulla ha a che vedere con la realtà della crescita della conoscenza scientifica in atto.<br />
La terza strategia è quella di presentare tendenziosamente la teoria dell’evoluzione attraverso una sua caricatura inesistente, per esempio prendendo una porzione della sua architettura teorica (le mutazioni casuali) e trasformandola nel messaggio centrale: “siamo figli del caso”. Peccato che questa non sia affatto una conclusione legittima a partire dalla conoscenza dei meccanismi evolutivi fondamentali.<br />
L’insieme di queste tre strategie occupa purtroppo uno spazio eccessivo e immotivato sui media, anche italiani, da alcuni anni a questa parte. Non solo, a dimostrazione del fatto che non si tratta di polemiche sporadiche e accidentali ma di una politica culturale orchestrata e intenzionale, il movimento antievoluzionista italiano ha saputo conquistarsi recentemente anche una sponda politica e ha vinto la sua battaglia con la scelta di rimuovere dai programmi di scienze della scuola media riformata i punti riguardanti l’evoluzione, alcuni dei quali (soprattutto quello che recitava “origini ed evoluzione biologica e culturale della specie umana” &#8211; il misfatto, avvenuto sotto il dicastero di Letizia Moratti, che godeva della collaborazione del Professore Giuseppe Bertagna, permane a tutt’oggi) non sono mai più stati reintrodotti nonostante la reazione indignata dell’intera comunità scientifica italiana. […]”<br />
Eccoli, i motivi per cui esiste il Darwin Day. Com’era prevedibile, quelli in negativo hanno occupato molto più spazio, nell’articolo di Ferraguti e Pievani, di quelli in positivo. La biologia, la scienza della vita, sta subendo oggi un massiccio sabotaggio che mira ad avvelenarne o a strapparne le radici, che risiedono nell’evoluzione. Possiamo infatti fornire migliaia, centinaia di migliaia, infinite informazioni su cosa sia la vita, su come siano organizzati gli esseri viventi ma, come ammonisce la famosa frase del genetista russo Theodosius Dobzhansky (riportata nel cartellone del <a href="http://www.museiscientificiroma.eu/darwin2008/">Darwin Day di Roma</a>), “Nothing in biology makes sense except in the light of Evolution”.</p>
<p><em>Lorenzo Galbiati (<a href="http://www.pistorius.splinder.com/" title="il blog di Lorenzo Galbiati">blog</a>)</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.nazioneindiana.com/2008/02/12/buon-compleanno-mr-darwin/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>100</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: nazioneindiana.com @ 2026-05-10 12:12:13 by W3 Total Cache
-->