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	<title>David O. Russell &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Sax in the city</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 05:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[moysikh!]]></category>
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		<category><![CDATA[Franco Bergoglio]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho chiesto a Franco Bergoglio, polemista e attento studioso del jazz, di presentare il suo ultimo libro Sassofoni e pistole. Quello che leggerete è uno spin-off su uno dei mille mondi che non hanno trovato dimora nel lavoro. (effeffe) Il Crime jazz al cinema di Franco Bergoglio L’immaginario noir del jazz è sterminato: concentrandomi su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/sassofoniepistole_layout-1.jpg"><img loading="lazy" class="alignleft  wp-image-56312" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/sassofoniepistole_layout-1-686x1024.jpg" alt="sassofoniepistole_layout-1" width="256" height="382" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/sassofoniepistole_layout-1-686x1024.jpg 686w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/sassofoniepistole_layout-1-201x300.jpg 201w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2015/09/sassofoniepistole_layout-1.jpg 804w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Ho chiesto a Franco Bergoglio, polemista e attento studioso del jazz, di presentare il suo ultimo libro <a href="http://www.arcanaedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&amp;category_id=4&amp;flypage=flypage_arcana_2.tpl&amp;product_id=401&amp;vmcchk=1&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=53">Sassofoni e pistole. </a>Quello che leggerete è uno spin-off su uno dei mille mondi che non hanno trovato dimora nel lavoro</em>. (effeffe)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Crime</strong> <strong>jazz al cinema</strong><br />
di<br />
<strong>Franco Bergoglio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’immaginario noir del jazz è sterminato: concentrandomi su quello “letterario” dei romanzi e dei racconti brevi, ho lasciato volutamente fuori il fumetto e il cinema. Verso il cinema il mio pudore è doppio: se per analizzare i romanzi ho impiegato otto anni, il cinema mi avrebbe portato via almeno il doppio. E poi David Butler ha scritto un bel libro sul tema, Jazz Noir (Praeger, 2002); invece del rapporto tra romanzi noir e jazz non se ne era occupato ancora nessuno in termini tanto ampi. Un vero cold case da detective melomane! Senza concorrenza, e senza tema di farsi sbranare da cinefili super-competenti ma sanguinari. Ovviamente l’immaginario “giallo-nero” legato al jazz finisce per rendere labili i confini tra pagina scritta e celluloide. Ieri flirtavano con il cinema Hammett e Chandler, oggi lo fanno Ellroy o Patterson. Molti lettori precoci del libro mi chiedono continuamente di parlare di cinema, di indicare pellicole, di stilare classifiche…nonostante io continui a ribadire che NON sono in grado di affrontare anche quest’indagine. Allora da detective passo al ruolo di testimone e semino alcuni indizi. Dice James Ellroy: il romanzo noir è come il jazz: gli americani lo fanno meglio. Elenco quindi quattro scene memorabili tratte da altrettante pellicole. Tutti film rigorosamente americani –Ellroy oblige- e non tutti capolavori (quello di Altman, forse sì). Il jazz vi gioca un grande ruolo. Entra nella trama, detta le atmosfere e solo uno, Il lungo addio, è emanazione diretta di un romanzo-capolavoro. Non ho saputo resistere. <em>Après moi le déluge</em> diceva qualcuno più importante del sottoscritto; spero solo, lasciando campo libero a curiosi ed esperti, di non trovarmi sommerso da tuoni, fulmini e chicchi di grandine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Collateral (2004), diretto da Michael Mann.</strong><br />
<strong> La scena nel Jazz Club è un tributo a Miles</strong> Davis: l&#8217;improvvisazione del trombettista arriva da Spanish Key, tratta dall&#8217;album Bitches Brew e il divino principe della tromba viene evocato più volte nel teso dialogo che occupa la sequenza. Un Tom Cruise assai cool veste i panni di un killer/esperto di jazz quasi tarantiniano (Critici: non picchiatemi!).</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="nL3swfJupzw"><iframe loading="lazy" title="Collateral - Jazz Club Scene" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/nL3swfJupzw?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>American Hustle &#8211; L&#8217;apparenza inganna (2013), diretto da David O. Russell.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutta la colonna sonora di questo disco è una miniera di preziosi, ma a noi interessa la scena dell’incontro tra i due protagonisti interpretati da Amy Adams e Christian Bale, un gioiello che rasenta l’assoluto cinematografico: i movimenti di macchina seguono fedeli i pensieri dei due e le musiche (e pensieri, gesti e musiche si trovano sullo stesso piano!). Il party anni Settanta ha il suono dei Chicago con Does Anybody Really Know What Time It Is. Seguono due minuti indimenticabili con Jeep&#8217;s blues di Duke Ellington. La versione è quella del Live at Newport 1956, come mostra bene la copertina del disco inquadrata dalla camera. La canzone entra prepotente e scava “da dentro” la trama.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="vSRdnxTFIoU"><iframe loading="lazy" title="American Hustle - Jeep&#039;s blues - Duke Ellington - scene" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/vSRdnxTFIoU?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Johnny Staccato-The Naked Truth (1959), diretto da Joseph Pevney</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I telefilm hanno fornito tanto materiale al cliché jazz-noir. Qui gli esperti di televisione mi tireranno le pietre, ma tra tanto materiale scelgo il primo episodio della serie: didascalico nel presentare l’ambiente e I personaggi. Il detective suona il piano, il suo ufficio è un jazz club. La presenza di John Cassavetes nei panni del protagonista sigilla il quadro, mentre sul palco stanno come figuranti Pete Candoli, Barney Kessel, Shelly Manne, Red Mitchell, Red Norvo…</p>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=2Yl_CfXCpzA</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>The Long Goodbye/Il lungo addio (1973), diretto da Robert Altman</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La colonna sonora del film consiste in due sole canzoni, la prima Urrà per Hollywood e un&#8217;altra intitolata The Long Goodbye. Ogni volta che si sente, c&#8217;è una variazione nell’arrangiamento del tema composto da John Williams. La vita di questo Marlowe è intrisa di una solitudine che si rinnova, come un refrain. La canzone torna, sempre lei, ma sempre diversa. La vita è sempre maledettamente uguale, ma sempre diversa. Elliott Gould incarna questo Marlowe esistenzialista indossandone alla perfezione le note musicali.</p>
<div class="youtube-embed" data-video_id="_u0uo0TxS-I"><iframe loading="lazy" title="Marlowe tries to feed his cat" width="696" height="392" src="https://www.youtube.com/embed/_u0uo0TxS-I?feature=oembed&#038;enablejsapi=1" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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