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	<title>deontologia &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Aldo Grasso e l&#8217;insostenibile innocenza dei media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 13:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<br /><b>Aldo Grasso</b> sul <b>Corriere della Sera</b> si è scomodato a criticare il nostro appello <b>Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche</b> nell’articolo <b>Appello per una tv migliore Gramsci citato a sproposito</b>.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_72614" aria-describedby="caption-attachment-72614" style="width: 720px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/cinematografia.jpg"><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/cinematografia.jpg" alt="" width="720" height="359" class="size-full wp-image-72614" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/cinematografia.jpg 720w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2018/02/cinematografia-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><figcaption id="caption-attachment-72614" class="wp-caption-text">&#8220;<i>negli anni Venti del secolo scorso</i>&#8220;</figcaption></figure><br />
&nbsp;<br />
<strong>Aldo Grasso</strong> sul <strong>Corriere della Sera</strong> si è scomodato a criticare il nostro appello  ⇨ <a href="https://www.nazioneindiana.com/2018/02/05/ai-direttori-delle-reti-televisive-delle-testate-giornalistiche/" rel="noopener" target="_blank"><strong>Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche</strong></a> nell&#8217;articolo  ⇨ <a href="http://www.corriere.it/cultura/18_febbraio_07/appello-una-tv-migliore-gramsci-citato-sproposito-7e15fbe8-0c41-11e8-ac00-e73bcae47d08.shtml" rel="noopener" target="_blank"><strong>Appello per una tv migliore Gramsci citato a sproposito</strong> <strong><em>Un gruppo di intellettuali del blog «Nazione Indiana» ha scritto una lettera aperta «ai direttori e direttrici delle reti tv e delle testate» per lamentarsi dell’odio nei talk show</em></strong></a> </p>
<p>I titoli, si sa, sono generici, e spesso di un articolo distillano impressionisticamente l&#8217;inconciliabile, così la positività di &#8220;<strong>Appello per una tv migliore</strong>&#8221; viene subito vanificata da quel &#8220;<strong>Gramsci citato a sproposito</strong>&#8220;. Anche gli occhielli ai titoli devono sintetizzare, ma ridurre a un mero <em>“lamentarsi dell&#8217;odio nei talk show</em>” l’appello del “<em>gruppo di intellettuali del blog «Nazione Indiana»</em>” è pura malafede, dal momento che in esso ci si rivolge all’attenzione delle “<em>reti televisive e delle testate giornalistiche</em>” e quindi in senso più ampio a tutta l’informazione.</p>
<p>Che gli intellettuali non guardino la tv perché “<em>volgare</em>” è una banale supposizione di <strong>Grasso</strong> e forse ciò che infastidisce di più è che la guardino in modo critico, proprio per denunciare quella volgarità, solo con laica legittima critica però, nessun “<em>rosario dell’indignazione</em>”, e neppure, come malignamente si suppone nell&#8217;articolo, intenti opportunistici &#8220;<em>nella speranza che si </em><em>presenti un loro libro</em>&#8220;, pratica cortigiana che è del tutto ignota dalle nostre parti, dove, come principio etico fondante, non pubblichiamo nemmeno le recensioni dei libri dei componenti della redazione.</p>
<p>L’odiosa parola “<em>sodali</em>”, poi, riferita ai firmatari dell’appello, con tutto il suo contorno di presunte conventicole, logge di favori, corporazioni di categoria e oscure manovre, è davvero inopportuna e offensiva: ci sono personalità intellettuali diversissime fra le firme e soprattutto ci sono quelle dei comuni lettori del blog che passano e aderiscono.</p>
<p>A un certo punto <strong>Grasso</strong> si chiede “<em>Chi è così insensibile, apatico e cieco da non firmare un simile appello al buon senso, alla convivenza, all’uso democratico dei mezzi di comunicazione?</em>”, ma è solo una domanda retorica, posta ironicamente per banalizzarlo e svilirne l’efficacia, e atteggiandosi “<em>a sproposito</em>” a un Franti deamicisiano si risponde molto opportunamente “<em></em><em>E l’infame sorrise</em>.”. </p>
<p>E forse non accadrà sempre direttamente che &#8220;<em>le parole dei talk possano tradursi in atti di violenza omicida</em>&#8220;, certo, ma è innegabile che esse contribuiscano a creare un ambiente sociale confuso e razzista, che è il terreno fertile per la nascita e la giustificazione di quella violenza, che non si estrinseca solo nel gesto estremo e nello slatentizzarsi degli istinti peggiori, ma nel formarsi di una capillare mentalità discriminatoria che permea ogni angolo del paese, che, disinformato sulle cifre concrete del fenomeno, sia portato a vedere invasioni di migranti dove non ci sono. Che per il terribile omicidio di una ragazza possa credere all&#8217;invenzione mediatica di riti tribali vodoo, con una totale mancanza di rispetto in primo luogo nei suoi confronti, attraverso la diffusione morbosa e insistita di falsi particolari macabri, solo per scatenare maggiormente odio e legittimazione della vendetta, non solo verso gli accusati, ma soprattutto verso chi quei fatti non li ha commessi, ma ha la sfortuna di appartenere alla loro stessa &#8220;tribù&#8221;, alla loro stessa “razza”, parola odiosa ma purtroppo sempre in auge.</p>
<p>La propaganda era l&#8217;anima dei regimi totalitari e quello che dice <strong>Grasso</strong> non era vero nemmeno “<em>negli anni Venti del secolo scorso”</em>: </p>
<blockquote><p>“<em>Sostenere l’esistenza di una connessione diretta tra l’esposizione ai messaggi dei media e il comportamento dell’individuo è teoricamente ingenuo (una teoria in voga negli anni Venti del secolo scorso, smentita poi da tutti gli studi sugli effetti dei media).</em>”</p></blockquote>
<p>Non era vero nemmeno quando c’erano solo la radio EIAR che trasmetteva “Giovinezza”, i filmati Luce, i pochi censurati giornali di regime e molto analfabetismo che non poteva nemmeno leggerli, e non c’erano le televisioni, e men che meno il web, i social, l’eccesso di comunicazione attuale, ma esisteva solo una “sana” propaganda fascista che si faceva largo a colpi di manganello e aggressioni di parlamentari e operai in sciopero, e il peso della stampa era di certo minore dei discorsi dal balcone del Duce e dell&#8217;indottrinamento fin dall&#8217;età scolare.</p>
<p>Anche se, paradossalmente, secondo <strong>Grasso</strong> un’informazione manipolata e infedele alla verità non ha nessuna influenza sulle opinioni e sui comportamenti individuali, e pensare il contrario sarebbe da parte nostra &#8220;<em>teoricamente ingenuo</em>&#8221; e “<em>superficiale</em>”, noi, tacciati di moralismo, come sempre accade quando si critica la mancanza di etica e di deontologia, crediamo fermamente che impegnarsi in prima persona e invitare i media a un giornalismo più trasparente, più documentato, più fedele alle fonti, meno violento nelle parole e nella strumentalizzazione delle notizie, non possa che far del bene all’opinione pubblica.</p>
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