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	<title>diaspora armena &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Il libro dei sussurri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 07:30:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Gianni Biondillo Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, Keller editore, 470 pagine, traduzione di Anita Natascia Bernacchia Impresa titanica quella di Varujan Vosganian: raccontare la diaspora armena &#8211; dopo i genocidi ottomani &#8211; vista da una piccola città della Romania, Focşani. Storia che noi, colpevolmente, non conosciamo affatto e che eppure si intreccia a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/varujan-vosganian.jpg" alt="" title="varujan-vosganian" width="325" height="201" class="alignnone size-full wp-image-41707" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/varujan-vosganian.jpg 325w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/varujan-vosganian-300x185.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/varujan-vosganian-80x50.jpg 80w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" />  di <strong>Gianni Biondillo</strong></p>
<p><strong>Varujan Vosganian</strong>, <em><strong>Il libro dei sussurri</strong>, Keller editore, 470 pagine, traduzione di Anita Natascia Bernacchia </em></p>
<p>Impresa titanica quella di Varujan Vosganian: raccontare la diaspora armena &#8211; dopo i genocidi ottomani &#8211; vista da una piccola città della Romania, Focşani. Storia che noi, colpevolmente, non conosciamo affatto e che eppure si intreccia a doppio filo con quella del Novecento europeo. </p>
<p>La peculiarità dell’opera di Vosganian sta nell&#8217;aver deciso di non ci restituirci il racconto di quegli avvenimenti attraverso una cronologia: non fa Storia, ma narrazione. Non racconta per grandi eventi, ma per piccoli episodi, per storie minime e allo stesso tempo straordinarie. I protagonisti de <em>Il libro dei sussurri</em> sono contadini, artigiani, soldati, patrioti, sacerdoti, vecchi, bambini. Non ostante sia profondamente autobiografico, non è la voce della memoria infantile di Varujan a parlare in questo libro. È la memoria dell’intero popolo di rifugiati che parla attraverso di lui. Varujan è l’aedo, il cantore di questa resistenza alle avversità della Storia politica europea che ha frantumato e disperso un popolo senza riuscire in ogni caso ad estirpargli l’identità.</p>
<p>Il popolo della diaspora &#8211; errante come quello ebraico &#8211; sussurra per evitare la repressione del regime di Ceauşescu. Sussurra per non perdere le tradizioni, per tenerle salde. Sussurra per riuscire a parlare liberamente, quando si nasconde nelle cripte dei cimiteri, sognando una nuova fuga. Tutti questi sussurri, sono storie di uomini e di donne, racconti di sofferenze, gioie, nascite, morti. Tutti questi sussurri sono la memoria orale di un’umanità dolente e vitale, sono una voce sola, potente, restituita a noi da uno scrittore straordinario. </p>
<p><em>Il libro dei sussurri</em> è un’epopea scritta con una lingua densa, intensa, nobile, pervasa di un realismo magico che me la fa affiancare ad altre, alte, esperienze narrative internazionali. Le storie di migliaia di vivi e di morti risuonano nelle pagine di questo libro unico, che non ho vergogna di dire sia, per me, uno dei grandi romanzi della letteratura europea contemporanea.</p>
<p>[<em>pubblicato su</em> Cooperazione, <em>n.51 del 19 dicembre 2011</em>]</p>
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